«La forza del femminismo contemporaneo risiede nella sua costante capacità di rinnovarsi e di presidiare il dibattito pubblico, ponendosi come uno dei movimenti più vivi e trasformativi del nostro tempo. Proprio questa sua centralità e il diffuso riconoscimento del linguaggio della liberazione di genere lo mettono oggi al centro di una nuova sfida: rispondere con fermezza ai tentativi esterni di svuotamento o riscrittura ideologica. È da questa urgenza di difesa e rilancio che prende le mosse Giù le mani dal femminismo (Rizzoli, 2026), un saggio-manifesto scritto a sei mani da tre delle voci più autorevoli del panorama intellettuale italiano e internazionale: la filosofa post-umanista Rosi Braidotti, la teorica della politica Giorgia Serughetti e la giornalista e saggista Jennifer Guerra.
Il volume, che verrà presentato a Ravenna venerdì 12 giugno alle 18 nella cornice del Fem Garden (in via Rocca ai Fossi, o in caso di maltempo nell’Aula Magna del Liceo Artistico Nervi Severini), rappresenta un unicum nel panorama editoriale recente. Le tre autrici appartengono infatti a tre stagioni diverse del pensiero di genere, eppure convergono su un’urgenza identica: difendere la genealogia radicale del femminismo dalle derive neoliberiste e dalle manipolazioni
delle destre reazionarie. Per comprendere la profondità del saggio, è necessario guardare alle traiettorie teoriche delle sue artefici. Rosi Braidotti, allieva di Gilles Deleuze e pioniera degli studi di genere in Europa, apporta la densità filosofica della seconda ondata e del materialismo post-umanista. Accanto a lei, Giorgia Serughetti, docente e ricercatrice di filosofia politica, offre gli strumenti per decodificare il presente istituzionale. Jennifer Guerra, infine, rappresenta la lente della nuova generazione di saggiste. Il nucleo saggistico dell’opera risiede nella denuncia dettagliata di quella che le autrici definiscono la “cattura” del lessico femminista. Parole storiche come empowerment, liberazione e autodeterminazione sono state svuotate della loro carica sovversiva e riutilizzate per fini opposti a quelli originari».









