Psicologia Urbana e Creativa APS attiva un percorso dedicato agli uomini che desiderano gestire le emozioni e la rabbia per diminuire la conflittualità, per migliorare le relazioni familiari e interpersonali con una maggiore consapevolezza dei sentimenti e l’utilizzo della comunicazione empatica. Il primo appuntamento di “I sentimenti degli uomini” sarà martedì 10 marzo alle ore 20.45 e sarà condotto dagli psicologi e psicoterapeuti Giancarla Tisselli, Giulia Zannoni, Michele Piga, Federico Stifani e Daniele Righini.
Il corso è organizzato in sei incontri in presenza a cadenza settimanale: ogni martedì a partire dal 10 marzo fino al 14 aprile dalle 20.45 alle 23 a Volontàromagna, in Via Agro Pontino 13/A a Ravenna. È rivolto agli uomini che desiderano imparare a gestire la rabbia e comprendere le proprie emozioni, esprimere i sentimenti e sviluppare la capacità di empatizzare con lo stato d’animo dell’altro. Indagare le proprie emozioni e saper spiegare con le parole il proprio sentito, attraverso tecniche non conflittuali come la comunicazione empatica e l’assertività, permette di esprimere i bisogni in modi più efficaci e rispettosi. Il corso propone, nell’ottica del contrasto al maltrattamento tra i generi, una riflessione condivisa sulle alternative ai conflitti e all’aggressività che spesso si manifesta nelle situazioni domestiche, così come in altre realtà sociali (lavoro, scuola, sport, ecc.).
Dopo il caso Missiroli, è il Commissario Straordinario Michele Formiglio ad aver approvato il bilancio di previsione 2026-2028 del Comune di Cervia, confermando un piano di investimenti strategici per circa 42 milioni di euro nell’anno corrente.
Tra le opere più significative ci sono la realizzazione della Città dello Sport, con oltre 15 milioni di euro in gran parte finanziati da contributi esterni, e gli interventi per la viabilità cittadina, che prevedono manutenzione di strade, marciapiedi e piste ciclabili per 8 milioni di euro. Sono inoltre previsti 2,8 milioni per la messa in sicurezza della banchina del porto canale e delle paratoie grazie a fondi statali, mentre il ripristino dell’ex colonia Varese a Milano Marittima avverrà con un contributo già assegnato dalla Regione Emilia-Romagna. La riqualificazione del centro di Milano Marittima e del centro storico di Cervia, lungo Viale Roma, comporterà complessivamente 2,7 milioni di euro, a cui si aggiungono 1,5 milioni destinati al verde pubblico e all’ambiente.
Lo schema del bilancio, approvato dalla Giunta Comunale uscente, è stato rivisto, su proposta del Servizio Finanziario, sotto due aspetti. In primis l’avanzo di amministrazione 2025 supera ora i 4,9 milioni di euro, evitando mutui e la vendita di azioni Hera. Il secondo aspetto è relativo a una questione tecnica sopravvenuta, che ha reso necessario stralciare temporaneamente alcuni investimenti per 350mila euro.
Le entrate principali restano invariate, con aliquote Imu e addizionale Irpef sul primo scaglione fino a 28.000 euro (la più bassa della provincia), così come le tariffe di tassa di soggiorno e parcheggi che assicurano risorse a beneficio del bilancio per complessivi 7,7 milioni di euro. L’addizionale Irpef sul secondo e terzo scaglione aumenta dello 0,1% in attesa dei contributi ministeriali, con l’impegno del Commissario di annullare l’incremento appena le risorse saranno disponibili. «Purtroppo, il decreto di assegnazione delle suddette risorse non è ancora stato emanato pertanto l’aumento ha dovuto essere deliberato come originariamente previsto – fanno sapere dal Comune – . Resta comunque l’impegno del Commissario Straordinario, non appena risulta adottato il decreto, di approvare con variazione di bilancio l’annullamento dell’aumento delle suddette aliquote».
C’è la neve, un Natale che tanto Natale non è, il freddo che entra nelle ossa e le dinamiche strette di un paesino di provincia. Ci sono due fratelli che vivono tra difficoltà economiche e fragilità familiari, c’è un cane smarrito e una “lauta ricompensa” per chi lo trova. Ultimo schiaffo è il nuovo film di Matteo Oleotto, regista goriziano classe 1977. A distanza di 13 anni dal film d’esordio Zoron – il mio nipote scemo (vincitore di diversi premi,tra cui il Globo d’oro alla miglior opera prima e candidato ai David di Donatello) Oleotto torna a raccontare la provincia friulana tra dark comedy e tinte pastello. Oleotto sarà presente al cinema Mariani di Ravenna per presentare la proiezione in programma domani (5 marzo, ore 21), per la rassegna “Finalmente è giovedì”.
Sempre più spesso il cinema sceglie di allontanarsi dalle grandi città per raccontare i piccoli centri. La provincia rappresenta un nuovo spazio narrativo? «Non credo sia una tendenza nuova: certo, è difficile produrre un film all’anno e a volte la provincia “scompare” per qualche tempo, ma poi ritorna sempre sullo schermo. Già dalle produzioni di Carlo Mazzacurati si è sentito il bisogno di raccontare storie che uscissero dai luoghi caposaldo del cinema tradizionale, come Roma o Napoli. La provincia ha tantissimo da raccontare. È un mondo vivo, tutt’altro che marginale. In provincia si fa moltissimo: si vive persino un’ora in più al giorno, se pensiamo al tempo che altrove si perde nel traffico o alla ricerca di un parcheggio. E quel tempo in più lo si riempie inventando attività originali, colorate e divertenti».
Matteo Oleotto
In Italia oggi c’è più spazio per il cinema che racconta il territorio?
«Per fortuna sì, anche grazie all’importante lavoro delle Film Commission che ha permesso al cinema di spostarsi in lungo e in largo per il Paese. Le persone hanno lo sguardo saturo di Castel dell’Ovo o Piazza di Spagna e vengono al cinema anche per scoprire posti nuovi. Non si tratta solo di dare originalità alle storie, ma di un’importante forma di promozione territoriale, non solo dal punto di vista turistico, ma anche grazie alle tante persone che affollano per mesi un set e fanno girare direttamente l’economia locale».
Il film viene descritto come “una partitura (quasi) natalizia”. Qual è il ruolo del Natale all’interno di questa storia di provincia? «Il Natale ha un ruolo centrale all’interno della storia. Da giovane ho lavorato per anni nell’ospedale psichiatrico di Gorizia e spesso ero di turno durante le festività. Lì ho capito che in alcuni contesti il Natale è tutta un’altra storia. Finivo le mie giornate con un aperitivo tra amici, risate e scambi di regali per poi andare in ospedale e accorgermi che per quei ragazzi era tutto diverso: quando ti senti triste e solo, a Natale lo diventi ancora di più. Il debutto del film è stato proprio l’8 gennaio, quando le feste sfumano e rimane l’albero da smontare. Mi è sembrato un miracolo: intanto perché è difficile trovare slot non occupati dalle grandi major nel periodo festivo, ma soprattutto il senso di tristezza e vuoto che segue le feste mi è sembrato particolarmente indicato».
Ad accomunare il suo primo film Zoran – il mio nipote scemo e Ultimo Schiaffo c’è la figura dell’antieroe come protagonista. Perché questa predilezione? «Perché gli eroi mi annoiano terribilmente, li trovo banali e spesso senza anima. Chi cade e cerca in tutti i modi di rialzarsi invece è più vivo, più sexy, più “tutto”. Credo che quello degli sconfitti sia un mondo più vicino al mio e che sia addirittura più degno di essere raccontato di quello dei vincenti. Il mio passato da sportivo poi mi ha insegnato che è proprio la sconfitta il modo migliore per crescere».
Questo film arriva dopo oltre 10 anni dalla pellicola di esordio. Può spiegaci il motivo di questa lunga attesa? «Zoran è andato molto bene, anche troppo. Ha partecipato a tanti festival e vinto diversi premi: essendo il mio primo film mi sono buttato ovunque, passando nel giro di pochi giorni da Tallinn a Bari, fino a Stoccarda, e così per mesi. Ne sono uscito un po’ confuso. Ogni volta che provavo a pensare a un nuovo film la mia testa tornava sempre in questa dinamica “zoraniana” da cui però volevo allontanarmi. Un amico mi disse che per fare un bel film basta un po’ di fortuna, è con il secondo che si vede il talento. Girare Ultimo Schiaffo è stato come una lunga seduta dalla psicologa, il film sta già ricevendo un buon apprezzamento: è come se avessi ricominciato a capire quanto valgo, quindi credo ci sarà meno attesa per il prossimo».
In questa “pausa” c’è stata anche tanta televisione, quali sono le differenze principali tra il girare per il cinema e per la tv? «Il cinema per come lo intendo io è libertà. Mi sono reso conto che stavo passando troppo tempo a inquadrare belle attrici, begli attori, belle case, bei costumi. Era tutto troppo bello, e tutto finto. Ho sentito il bisogno di tornare a raccontare qualcosa di vero, e di mettermi faccia a faccia con me stesso come autore. Quando lavori per la televisione poi fai parte di un ingranaggio molto più grande e complesso di te, ogni scelta va dichiarata a chi è sopra di te. Riguardando il mio film invece vedo che tutto ciò che c’è sullo schermo è opera mia. È una bella sfida, ma se funziona dà molta soddisfazione».
Prima dell’approdo in regia, c’è un diploma da attore all’Accademia d’arte drammatica Nico Pepe di Udine e una serie di lavori molto lontani dal mondo dello spettacolo. Questo percorso aggiunge qualcosa ai suoi film? «Totalmente, anche se all’inizio non lo capivo. Ho frequentato la scuola d’attore un po’ per caso: non volevo fare il militare e l’accademia di Udine mi dava modo di fare l’obiettore al mattino e di seguire i corsi nel pomeriggio. Non ho mai voluto fare davvero l’attore, ci ho provato nel film Lezioni di cioccolato, ma ho capito di non essere tagliato per questo. Però rispetto molto gli attori e mi fido di loro, credo siano “portatori sani di storie”. La formazione attoriale ricevuta in accademia mi permette di interfacciarmi meglio con loro, capire i loro bisogni, le loro preoccupazioni. È come se avessi studiato per tre anni “l’attorese”: questo si è rivelato un grande plus anche in televisione».
Per questo ultimo film invece com’è avvenuto il casting degli attori? «È stata una chiamata aperta al nord Italia, non volevo restare confinato al Friuli per paura di non trovare i volti giusti per incarnare la mia storia. Adalgisa Manfrida, l’attrice protagonista, in realtà non è nemmeno del nord e abbiamo dovuto fare un po’ di lavoro sugli accenti. Appena l’ho vista però non ho avuto dubbi: tra gli oltre seicento ragazzi incontrati durante i casting, ho riconosciuto subito lei e Massimiliano (Motta ndr) come Petra e Jure».
Quale consiglio darebbe a un giovane che vorrebbe muovere i primi passi nel mondo della regia? «Che si può fare. I mezzi sono tanti e oggi si può fare cinema senza andare per forza a Roma o a Milano. Per citare una frase di Paolo Nori “dipende solo da quanto sono forti le tue scuse per non farlo”. Tutti i giovani che ho conosciuto che volevano davvero lavorare nel cinema ci sono riusciti. Con sacrifici, certo, ma fa parte del mestiere. L’aspetto più difficile può essere quello di mantenere sempre accesa la fiamma, anche quando le persone attorno a te cercano di spegnerla. A 18 anni, mentre gli amici andavano a ballare, io restavo sveglio tutta la notte a immaginare e scrivere le mie storie, a ravvivare la fiamma».
Come annunciato qualche settimana fa dal sindaco Barattoni in conferenza stampa, tra lunedì 9 e martedì 10 marzo cominceranno due interventi di manutenzione straordinaria su alcune arterie della zona Bassette, finalizzati al ripristino delle condizioni di sicurezza e funzionalità della carreggiata profondamente deteriorata. La durata prevista dei lavori è di circa due settimane e costeranno 400mila euro.
Il primo intervento riguarderà i tratti maggiormente deteriorati di via Canale Magni, dalla rotonda degli Scaricatori fino alla rotonda degli Spedizionieri, su via Romea Nord. In questo caso sarà disposta la chiusura al traffico delle corsie in direzione dalla rotonda degli Scaricatori verso la rotonda degli Spedizionieri. La deviazione prevista comporterà, dalla rotonda degli Scaricatori, il transito su via Bondi e via Bacci, con successivo rientro su via Romea Nord.
Il secondo intervento interesserà via Bassette, nel tratto compreso tra la rotonda degli Scaricatori e l’incrocio con via Giovanni Bacci. Durante l’esecuzione dei lavori la strada sarà chiusa al traffico nel tratto interessato; la viabilità alternativa sarà garantita utilizzando il ramo di innesto di via Bondi.
La FIGC ha accolto la richiesta da parte del Comune di Cervia di ospitare le finali giovanili dei campionati Settore Giovanile Scolastico, durante le ultime tre settimane di giugno. Le finali scudetto dei campionati nazionali di squadre professionistiche avranno come centro di gravità lo stadio Todoli di Cervia, mentre è ancora da definire il quadro completo degli impianti in cui si giocheranno il titolo le migliori squadre maschili e femminili d’Italia, dall’under 18 all’under 15.
I calciatori più forti d’Italia tornano così in provincia, dopo che nel 2018 e 2019 fu lo stadio Bruno Benelli di Ravenna ad ospitare le finali. Nel 2026 saranno nove gli scudetti in palio. Quattro sono riservati alle squadre di A e B: quindi under 18, under 17, under 16 e Under 15. Ci sono poi gli scudetti femminili per Under 17 e Under 15 che si disputeranno nell’ultima settimana di giugno e chiuderanno una rassegna che vedrà assegnare anche i titoli nazionali di Serie C per le categorie under 17, under 16 e under 15.
Di seguito il comunicato ufficiale della FIGC:
“Il calcio giovanile si dà appuntamento a Cervia. Il Comitato di Presidenza del Settore Giovanile e Scolastico, riunitosi il 25 febbraio, ha infatti accolto la candidatura del comune romagnolo per ospitare le Finali Giovanili dei Campionati SGS di calcio, sia maschili che femminili, in programma a giugno. L’SGS ha già avviato la selezione degli impianti, sparsi sul territorio, che ospiteranno le gare, con l’obiettivo di offrire strutture all’altezza dell’evento e garantire un’esperienza di qualità ad atleti, staff e tifosi. Una scelta che conferma l’impegno della Federazione nella promozione del calcio giovanile e nell’organizzazione di eventi che valorizzano non solo i talenti del futuro, ma anche le realtà sportive locali, creando un’importante vetrina a livello nazionale“.
Negli ultimi 14 mesi (cioè gennaio e febbraio del 2026 e tutto il 2025) i carabinieri forestali di Ravenna hanno eseguito 880 controlli e individuato 38 irregolarità amministrative per un importo totale di sanzioni di oltre 15mila euro. In particolare, in ambito venatorio, maltrattamento e uccisione di animali, i controlli svolti hanno portato anche alla denuncia di nove persone.
I numeri che mostrano la centralità della protezione della fauna selvatica e della flora autoctona sono stati resi noto ieri, 3 marzo, in occasione della Giornata mondiale della fauna selvatica (World Wildlife Day), istituita dalle Nazioni Unite. La ricorrenza coincide con l’anniversario della firma, nel 1973, della Convenzione di Washington – Cites (Convention on International Trade in Endangered Species), un accordo internazionale volto a regolamentare il commercio di specie animali e vegetali minacciate di estinzione.
Il gruppo carabinieri forestale di Ravenna e i nuclei dipendenti, attraverso gli incontri svolti con gli studenti dell’istituto comprensivo “Matteucci” di Faenza, delle scuole primarie “Martiri Fantini” di Cervia e “Lama” di Russi, supportati dal Fai (Fondo per l’Ambiente Italiano) e dalle guardie ecologiche volontarie, hanno evidenziato l’importanza della conservazione della flora e della fauna selvatica rinnovando l’impegno costante per la tutela della biodiversità e la salvaguardia degli habitat naturali.
Il comandante regionale dei carabinieri forestali in Emilia-Romagna, il colonnello Aldo Terzi, ha voluto celebrare il mezzo secolo di impegno nella tutela delle specie animali e vegetali a rischio di estinzione con la presentazione del calendario Cites 2026. L’opera accompagna il pubblico in un viaggio attraverso 12 storie emblematiche, ognuna dedicata a una specie protetta (specie di flora o fauna), tra cui spiccano due vicende legate alla regione Emilia-Romagna. La prima è quella del sequestro di alcuni delfini del Delfinario di Rimini, un caso diventato un punto di riferimento per la giurisprudenza nazionale sul benessere animale. La seconda è la complessa indagine internazionale denominata “Atacama”, che ha portato al sequestro, anche nel territorio riminese, di centinaia di cactus rarissimi, sottratti illegalmente ai deserti del Cile.
È Ravenna la Capitale italiana del mare 2026: a proclamare la città romagnola è stato il ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, Nello Musumeci nella Sala monumentale della presidenza del Consiglio dei ministri. Al Comune vincitore sarà assegnato un contributo di 1 milione di euro per finanziare le attività di promozione della cultura marittima. Tra le città candidate c’erano Ancona, Gaeta, Riccione, Brindisi, Taranto, Santa Cesarea Terme e Policoro.
«Questa iniziativa è nata per rendere competitivo il valore di una comunità nel suo rapporto con il mare – ha ricordato Musumeci – il Governo ha posto al centro del suo programma la valorizzazione del mare, questo significa avviare una interlocuzione seria, concreta, diretta con le comunità che vivono il mare».
Il titolo “Capitale italiana del mare” è istituito per promuovere progetti, iniziative e attività dedicate alla valorizzazione e alla piena fruizione della cultura marittima italiana. L’iniziativa favorisce il confronto e la competizione positiva tra le diverse realtà territoriali costiere, coinvolgendo tutti i Comuni italiani affacciati sul mare. Sono considerate tutte le componenti dell’economia marittima, con particolare attenzione alla diffusione della conoscenza del mare, alla tutela della biodiversità e all’uso sostenibile delle risorse marine.
«Finalmente non ci sono più dubbi che Ravenna sia una città di Mare e non solo d’acqua – è il commento del primo cittadino di Ravenna, Alessandro Barattoni –. Questa vittoria è frutto di un percorso fortemente condiviso con i tanti attori del territorio, che ringrazio, così come ringrazio l’Ufficio Politiche Europee del Comune che ha redatto il dossier in poco più di un mese. Questo risultato è la dimostrazione di come solo lavorando insieme si riescano ad ottenere risultati significativi. Vi aspetto domani per la presentazione del dossier insieme ai protagonisti di questa candidatura che, come ho avuto modo di dire, hanno dato vita a quello che abbiamo chiamato Tavolo del Mare, e che saranno il cuore di questa nuova e grandissima opportunità per la nostra città».
Al Tavolo hanno partecipato Autorità di Sistema portuale del Mare Adriatico centro settentrionale; Regione Emilia-Romagna; Camera di commercio Ferrara Ravenna; Provincia di Ravenna; Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità – Delta del Po (Emilia-Romagna); Alma Mater Studiorum – Università di Bologna; Istituto Tecnico Industriale Statale “Nullo Baldini”; Cestha Centro Sperimentale per la Tutela degli Habitat APS; Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini; Fondazione Parco Archeologico di Classe-RavennAntica; Circolo Velico Ravennate ASD; The Historical Diving Society Italia; The International Propeller Club Port of Ravenna; Ravenna Civitas Cruise Port S.R.L; Osservatorio Nazionale Tutela del Mare mediante la presentazione di lettere di sostegno alla proposta del progetto.
A seguito dell’ordine di carcerazione emesso dal tribunale di Bologna, i carabinieri della stazione di Castiglione di Ravenna hanno arrestato un 58enne italiano per il reato di violenza sessuale aggravata.
Nell’ottobre del 2023, infatti, l’uomo abusò di una ragazza all’epoca 17enne, venendo condannato ai domiciliari. Il nuovo provvedimento prevede una pena di reclusione per 5 anni e 4 mesi all’interno della casa circondariale di Rimini, dove è già stato trasferito.
Non si sono fatte attendere le prime ripercussioni della guerra in Iran e nel Medio Oriente. Lo scrive in una nota inviata alla stampa Legacoop Romagna.
A qualche decina di ore dall’avvio dei bombardamenti americani, l’economia mondiale ha iniziato a subire i primi contraccolpi, che inizierebbero a essere visibili anche su quella romagnola tra imprese agricole, industriali e di logistica. L’interdizione assoluta del mare del Golfo Persico e il blocco totale dello Stretto di Hormuz, per esempio, hanno già determinato il fermo dei container dell’ortofrutta romagnola (kiwi e mele nello specifico), destinati all’Arabia e ai paesi limitrofi. Il rischio, per ora, è il deperimento della merce, ma è già forte anche la preoccupazione per le spedizioni prossime future.
Blocco, anche se per ora solo parziale, degli ordini e dei contratti commerciali nel settore vitivinicolo. Immediatamente ferme le trattative e le richieste di offerte relativamente alle produzioni metalmeccaniche e industriali, in particolare da Emirati, Arabia Saudita e Qatar. In attesa degli sviluppi del conflitto, dicono i committenti arabi, ma senza alcuna garanzia per le cooperative romagnole di questi settori.
È diffusa, infine, tra le cooperative romagnole associate a Legacoop, la preoccupazione per l’aumento dei costi energetici: un fenomeno, in buona parte speculativo, di solito, ma che già tre-quattro anni fa, prima a causa del Covid e poi della crisi di Suez, mise in ginocchio i conti di tante imprese anche solide e virtuose.
I primi segnali arrivano dalle cooperative di autotrasportatori e non lasciano ben sperare: schizzato a +40% il prezzo del gas, cui si lega immediatamente il costo dell’energia, e a + 10% quello del petrolio, cui va aggiunto lo spauracchio, che già si è diffuso, di un problematico approvvigionamento.
Legacoop Romagna ha creato una apposita task force che, attraverso il suo Centro Studi, continuerà a monitorare la situazione, «nella speranza che le ripercussioni sulle imprese del nostro territorio, già visibili, non aumentino, almeno nell’immediato».
Accuse pesantissime nei confronti del Mezzano e dei suoi tifosi da parte del Faventia, società calcistica che milita nel girone M del campionato di calcio di Seconda Categoria, penultima serie nazionale. Il riferimento è allo scontro al vertice andato in scena lo scorso weekend a Mezzano (per la cronaca, vinto 2-0 dai padroni di casa, ora a -3 dai faentini primi in classifica), che avrebbe avuto come cornice episodi decisamente spiacevoli.
L’accusa del Faventia (messa nero su bianco su un articolo pubblicato sul proprio sito e rilanciato sui social) è rivolta ai tifosi del Mezzano, in particolare a un gruppo di una quarantina di persone che si fa chiamare “Curva Duri”. «Dalla fase di riscaldamento fino a fine partita i “Duri” non hanno trovato di meglio da fare che dedicarsi unicamente a insulti (anche di matrice razzista, con riferimenti alle scimmie) e minacce con picchi di volgarità davvero inarrivabili», denuncia il Faventia, arrivando a dare la colpa anche al «degrado sociale che, inaspettatamente, si vive a Mezzano, evidentemente incapace di offrire alcuna alternativa a questi ragazzi».
Secondo la ricostruzione dei faentini, i Duri avrebbero anche aggredito 7-8 ragazzini (figli di giocatori e compagni delle squadre giovanili) che erano in tribuna con tanto di tamburo e bandiera del Faventia. «Scene da far west – scrive la società -: una decina di questi impavidi bulli da branco ha affrontato i 15-16enni, chi sguainando cinture e fibbie, chi slacciando la felpa per essere più libero di colpire, chi cercando il contatto con alcuni adulti accorsi a difesa dei ragazzini. Ovviamente c’erano anche bimbi più piccoli a pochi passi, spaventati e in lacrime». Tutto questo, secondo il Faventia, «succede sotto gli occhi accondiscendenti della Società Mezzano che, nonostante i numerosi precedenti non ha coinvolto, come da noi richiesto per iscritto, né preventivamente né successivamente le forze dell’ordine, lasciando i propri alticci seguaci liberi di pascolare nel selvaggio contesto sopra descritto».
Non tarda ad arrivare la risposta del Mezzano, sempre sui social, dove viene annunciata anche l’intenzione di adire le vie legali. «Innanzitutto ci dissociamo completamente da eventuali condotte non consone ai valori dello sport da parte della cosiddetta “Curva duri”, come abbiamo sempre fatto, sottolineando che non esiste alcun rapporto tra questi e la società – si legge -. Tuttavia, nelle parole scritte nell’articolo vi è una chiara affermazione della nostra complicità, se non addirittura della nostra collusione. Questo non è tollerabile, così come altre falsità riportate, tra cui la presunta assenza delle forze dell’ordine, circostanza smentita da tutti i presenti. Avremmo compreso uno sfogo rivolto al gruppo degli ultrà, ma tirare in ballo e denigrare la società, che è sempre stata parte lesa rispetto a certi comportamenti della tifoseria, non ci pare corretto. Accusarci di essere accondiscendenti su presunti episodi, non rilevati al momento neppure dalle forze dell’ordine, ci sembra scorretto, soprattutto se ciò avviene in un secondo momento e attraverso un canale social, senza alcun contraddittorio».
«Se vi foste limitati a colpevolizzare la tifoseria di presunti atti non consoni al corretto vivere sportivo – termina il post del Mezzano -, non saremmo mai intervenuti, ma insultare un intero paese, sottolineandone il presunto degrado sociale e denigrando la società attribuendole comportamenti di connivenza con azioni che nulla hanno a che fare con il calcio, unito alla vostra latitanza nel confronto, non ci lascia altra scelta se non quella di tutelarci nelle sedi opportune».
Durante un controllo al parco Mani Fiorite di via Eraclea, a Ravenna, gli agenti della polizia locale hanno arrestato per spaccio un 19enne tunisino con precedenti, trovato con addosso (oltre a uno spinello) due grammi di cocaina e 41 grammi di cannabis, quantitativi non ritenuti compatibili con l’uso per fini personali.
Nel corso dell’intervento sono state identificate altri due giovani, maschio e femmina, di 19 e 27 anni, che si trovavano in sua compagnia. Il 19enne, in particolare, è risultato essere destinatario di un Divieto di accesso alle aree urbane (cosiddetto Dacur) emesso dalla Questura di Ravenna, che gli vieta di accedere e stazionare nelle zone adiacenti la stazione ferroviaria e alcuni plessi scolastici, oltre al divieto di dimora nel Comune di Ravenna.
Al termine dell’udienza, tenutasi oggi pomeriggio (martedì 3 marzo), con rito direttissimo, il giudice ha convalidato l’arresto, disponendo nei confronti del 19enne tunisino la misura dell’obbligo di firma presso un corpo di polizia.
L’attività svolta rientra nel progetto “Scuole Sicure”, finanziato dal Ministero dell’Interno, per il contrasto al consumo ed allo spaccio delle sostanze stupefacenti in ambito scolastico
e nei luoghi pubblici maggiormente frequentati.
Torna a far parlare il ponte di Ragone, al confine tra i comuni di Russi e Ravenna, riaperto ufficialmente al traffico lo scorso 7 dicembre, dopo oltre sei mesi di ritardo nei lavori. La capogruppo della Pigna in consiglio comunale, Veronica Verlicchi, ha denunciato nei giorni scorsi una fase di stallo dei lavori conclusivi: «Tra Ragone e San Pancrazio è tutto fermo e abbandonato da dicembre – afferma Verlicchi –. Il cantiere è bloccato, mentre le strade che portano verso Pilastro e Filetto risultano ancora chiuse, con disagi quotidiani per chi vive e lavora in queste frazioni». Il ponte infatti risulta ancora interdetto a pedoni e ciclisti, e percorribile solo a velocità ridotta per auto e camion: «Il cantiere è fermo da mesi – continua Verlicchi -. Sono chiuse tutte le vie laterali, quelle lato Ragone e quelle lato Russi. Quelle lato Ragone sono le più disagevoli, specialmente per le aziende limitrofe. Inoltre nei mesi scorsi è rimasto bloccato un autobus di scolari che aveva sbagliato strada per segnaletica carente».
Nelle scorse settimane a intervenire sul tema era stato anche Alberto Ancarani di Forza Italia, che aveva presentato un question time, a cui ora risponde l’assessore ai Lavori pubblici Massimo Cameliani, riportando le parole del dirigente della Viabilità della Provincia di Ravenna. Risulterebbero ancora da ultimare alcuni lavori «come la posa in opera dei nuovi giunti sul ponte, la formazione della pavimentazione in corrispondenza della porzione di impalcato da adibirsi a percosso protetto, l’installazione del parapetto a servizio del predetto percorso protetto, la rimozione dell’opera provvisionale, posta a valle del ponte e realizzata per la gestione delle interferenze con le reti dei pubblici servizi, e le lavorazioni di ripristino delle aree di cantiere». I lavori sono in carico all’Impresa appaltatrice Gr.An Appalti Itali srl di Caserta e, secondo quanto dichiarato da Cameliani, saranno necessari ancora due mesi (circa) per la conclusione dei progetti: «Non appena le temperature diurne e notturne saranno idonee alla posa in opera del sistema dei giunti si ultimeranno i lavori – spiega l’assessore -. In considerazione dell’andamento stagionale e della possibilità di avere temperature mediamente superiori a 5 gradi lungo l’intero arco della giornata, la direzione dei lavori ha autorizzato la ripresa a partire dal 23 febbraio». Le malte cementizie ad altissima resistenza la cui posa è necessaria per realizzare i giunti in neoprene (già presenti in cantiere) hanno infatti bisogno di temperature mediamente superiori ai 5° e di giornate di sole. Per la posa dei giunti (posti in corrispondenza delle spalle vicinissime alla strada comunale) sarà poi necessario istituire un senso unico alternato. Solo dopo la posa dei giunti – che richiederanno circa 15 giorni di lavorazioni – sarà possibile rimuovere le delimitazioni di cantiere verso la Via Sabbionara ora comunque accessibile dalla Sp 34.