lunedì
23 Marzo 2026

La Consar torna a casa con un solo punto dalla trasferta di Macerata – Tabellino – Classifica

Contro una Banca Macerata Fisiomed che conferma la sua alta caratura, la Consar Ravenna disputa una partita di spessore e torna a casa con un punto, salendo a quota 3 dopo due giornate nel campionato di A2 di volley.

Questa volta il tie-break non sorride a Goi e compagni che, dopo avere perso il primo set, hanno ribaltato l’andamento della gara pagando un po’ di inesperienza e di lucidità nel finale del quarto set e la falsa partenza nel tie-break (5-1 e 8-2). Zlatanov e Dimitrov garantiscono 42 punti in due (24 e 18), Zlatanov brilla a muro, con 7 blocks vincenti sui 14 totali della squadra, e Russo si conferma una sentenza dalla linea dei nove metri (5 ace) dove la Consar chiude 10-5. In casa marchigiana, il mattatore è Kiryagin con 27 punti: è lui a chiudere i tre set vittoriosi della sua squadra.

Domenica prossima, 2 novembre (ore 18), al Pala De André arriva Taranto, appaiato in classifica alla Consar.

Il commento di coach Valentini: «Ci sono mancati un po’ di cinismo, soprattutto nel quinto set, e un po’ di esperienza nei frangenti clou, però siamo stati bravi, nonostante un inizio di primo set in salita, a rientrare, a sistemare alcune situazioni e ad andare in vantaggio. La squadra mi è poi piaciuta molto in ricezione. Non scordiamoci che siamo una squadra molto giovane, forse la più giovane del campionato, e talentuosa con ampi margini di crescita e stiamo lavorando molto in progressione per far emergere i suoi grandi valori».

Macerata-Ravenna 3-2 (25-23, 15-25, 24-26, 25-21, 15-8)
BANCA MACERATA FISIOMED: Pedron 1, Novello 8, Ambrose 5, Fall 16, Zhelev 8, Karyagin 27, Gabbanelli (lib.), Fabi, Garello 1, Diaferia 6, Dolcini (lib.), Talevi, Becchio. All.: Giannini.
CONSAR RAVENNA: Russo 9, Dimitrov 18, Bartolucci 13, Canella 9, Valchinov 12, Zlatanov 24, Goi (lib.), Ciccolella, Giacomini, Bertoncello. Ne: Gottardo, Iurlaro, Gabellini, Asoli (lib.). All.: Valentini.
ARBITRI: Marotta di Prato e Faia di Cagliari.
NOTE: Durata set: 28’, 24’, 32’, 30’, 15’, tot. 129’. Macerata (5 bv, 13 bs, 7 muri, 5 errori, 42% attacco, 42% ricezione), Ravenna (10 bv, 13 bs, 14 muri, 19 errori, 43% attacco, 50% ricezione).

CLASSIFICA: Pineto e Aversa 6; Brescia 5; Macerata 4; Prato, Fano, Ravenna, Lagonegro, Siena e Taranto 3; Massa, Catania e Porto Viro 1; Brianza 0.

Le pagelle del Ravenna che ha battuto la Pianese: decisivi Rossetti-Okaka, male Luciani

Le pagelle del Ravenna che ha battuto la Pianese (qui cronaca, tabellino e classifica)

ANACOURA 6: qualche brivido con i piedi, ma per lui è una giornata tranquilla.

SCARINGI 6,5: mezzo voto in più per l’intraprendenza che lo porta spesso ad accompagnare le azioni offensive, anche se sul più bello spesso gli manca il “piede”. Dopo diverse partite senza essere coinvolto, si fa trovare pronto. E non era così scontato.

ESPOSITO 6,5: nel suo caso, invece, mezzo punto in meno per la sanguinosa palla persa nel secondo tempo rischiando la giocata. Ma rischiare la giocata, in uscita, è anche la sua forza e sopratutto nel primo tempo spicca per personalità, eleganza e coraggio. Da una sua iniziativa arriva la migliore occasione della partita (Okaka a parte), con Ilari che si fa parare il tiro dal portiere. Tra i migliori.

SOLINI 6: non così dominante come nelle ultime partite, dà comunque sicurezza, senza correre quasi mai rischi.

DONATI 6: rischia tantissimo per una leggerezza dopo pochi minuti, con il rigore per la Pianese che poteva anche starci. Poi pian piano si riprende e macina chilometri lungo la fascia, senza però mai sembrare al top della forma (dal 25′ st DA POZZO 6,5: dà il cambio di marcia sulla fascia destra, più volte insidioso, mette sulla testa di Okaka un pallone che l’esperto centravanti utilizza per prendere la mira. Poi entra anche nell’azione del gol…).

TENKORANG 5,5: prosegue il periodo non proprio brillante, forse a causa anche di quella vistosa fasciatura al ginocchio che non fa stare del tutto tranquilli i tifosi.

ROSSETTI 7: parte al piccolo trotto, solita palla in banca, cresce nella ripresa, fino al cross a giro che sfiora il palo e a quello da serie A che mette sulla testa di Okaka per il gol decisivo.

ILARI 6,5: sbaglia qualcosa di troppo tecnicamente, ma si fa trovare al posto giusto tre volte in area avversaria nel primo tempo e chiude pure un paio di volte bene in fase difensiva. Considerando che era alla prima da titolare, sicuramente dimostra di poter entrare nelle rotazioni del centrocampo (dal 25′ st FALBO 6: ancora poco deciso in fase di spinta, nel momento in cui ce ne sarebbe più bisogno. Tiene bene la posizione).

RRAPAJ 6,5: sempre incisivo quando ha la palla nei piedi, solita generosità, ma anche solita ammonizione che gli costa l’uscita anticipata (dal 37′ st Menegazzo sv).

SPINI 5,5: tra i più brillanti della prima mezz’ora, poi pian piano esce dalla partita, fino al cambio (dal 25′ st ZAGRE 6: cerca di contribuire con la sua fisicità, ma senza riuscirci granché).

LUCIANI 4,5: inconsistente davanti, ma troppo impreciso anche spalle alla porta, sembra il più in difficoltà a prendere confidenza con il terreno sintetico. Peggiora con il passare dei minuti e non si capisce come mai resti in campo così tanto (dal 37′ st OKAKA 7: in pochi minuti colpisce due volte di testa in piena area di rigore. E non è certo un caso. Il primo se lo mangia, considerando di chi stiamo parlando, sul secondo decide la partita).

 

Un gol nel recupero di Okaka riporta il Ravenna a 1 punto dall’Arezzo capolista

PIANESE-RAVENNA 0-1
PIANESE (3-5-2): Filippis; Masetti, Gorelli, Ercolani; Sussi (19′ st Fabrizi), Simeoni, Bertini (26′ st Proietto), Tirelli, Chesti (46′ st Martey); Coccia, Bellini (46′ st Sodero). All.: Birindelli.
RAVENNA (3-5-2): Anacoura; Scaringi, Esposito, Solini; Donati (25′ st Da Pozzo), Tenkorang, Rossetti, Ilari (25′ st Falbo), Rrapaj (37′ st Menegazzo); Spini (25′ st Zagre), Luciani (37′ st Okaka). All.: Marchionni.
ARBITRO: Burlando da Genova.
RETE: 52′ st Okaka.
Ammoniti: Gorelli, Rrapaj.
Angoli: 3-2.

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Okaka al minuto 97 fa quello per cui il Ravenna ha deciso questa estate di scommettere su di lui, reduce da una lunga inattività: un gol decisivo che vale 3 punti. Al termine di una partita che i giallorossi hanno dominato per lunghi tratti nel primo tempo (pur senza avere grosse occasioni da gol) e che sembravano invece aver buttato via nella ripresa, facendosi bloccare da una Pianese che lo 0-0 forse lo aveva anche meritato.

Probabilmente tardivi i cambi di mister Marchionni, che in questa occasione non ha avuto il coraggio di passare a tre punte (o almeno due e mezzo…) come provato invece (con ottimi risultati) in altre occasioni, con i giallorossi che hanno così rischiato di uscire dal sintetico di Piancastagnaio con un pareggio e l’impressione di non averci provato fino in fondo. Nel finale, invece, ci pensa Okaka, sbagliando prima un gol di testa che per uno come lui era fin quasi semplice (su cross di Da Pozzo) e poi buttando dentro un gran cross di Rossetti, sempre di testa.

Il Ravenna torna così a 1 solo punto dall’Arezzo capolista (fermato sul pari dalla Ternana), a pari merito con l’Ascoli che ha a sua volta vinto il derby con la Sambenedettese).

La cronaca, come detto, vede il Ravenna impostare bene nel primo tempo, tenendo per lunghi tratti il pallino del gioco. L’occasione più importante arriva sui piedi di Ilari, alla prima da titolare, al termine di una bella incursione di Esposito, tra i migliori in campo. L’altro tiro nello specchio è quello di Rossetti, telefonato. Ma sono diverse le azioni ben orchestrate dai giallorossi che si sono spente negli ultimi 15-20 metri di campo.

Nella ripresa invece non succede quasi nulla, fino ai minuti di recupero, con grande protagonista il neo entrato Okaka.

Classifica: Arezzo 28; Ascoli e Ravenna 27; Ternana 18; Forì e Guidonia 17; Campobasso e Gubbio 16; Pineto e Carpi 15; Sambenedettese e Juventus Next Gen 14; Vis Pesaro e Pianese 13; Pontedera 11; Livorno 10; Torres e Bra 7; Perugia 3; Rimini -1.

Mirabilandia grazie alla nuova area bimbi chiude una stagione con ricavi in crescita di quasi il 10 percento

Con l’ormai tradizionale appendice a tema Halloween (che proseguirà fino al 2 novembre, con aperture prolungate fino a mezzanotte il 31 ottobre e il 1° novembre) arriva a conclusione la lunga stagione di Mirabilandia, caratterizzata quest’anno dal rinnovamento dell’area bambini del parco, un investimento importante (da 20 milioni di euro) che non si vedeva da anni. Si tratta della nuova Nickelodeon Land, un’area di 25mila metri quadri inaugurata la scorsa primavera, interamente dedicata ai personaggi di animazione del canale televisivo, da Spongebob e Patrick a Dora l’esploratrice, passando dai classici come le Tartarughe Ninja e i più recenti Paw Patrol.

«La nuova area è stata molto apprezzata dal pubblico – ci dice il direttore Marketing, Francesco Bertozzi – sulla base dei nostri sondaggi. Era un investimento necessario per lanciare un messaggio verso il target delle famiglie, molto importante in Riviera. Grazie a questo nuovo investimento, la stagione è partita molto forte, anche meglio delle nostre previsioni, per poi andare in sofferenza in estate, prima a causa anche dell’ondata di calore che ha coinvolto tutta Europa, poi per il maltempo che invece ha rovinato diversi weekend di luglio e agosto. Per quanto riguarda i ricavi, abbiamo comunque chiuso la stagione estiva con un aumento quasi in doppia cifra rispetto al 2024. Importante è stato l’apporto dei turisti stranieri, in particolare dall’Est Europa, passati dal 7 al 10 percento dei nostri clienti. Le famiglie italiane, invece, dal nostro osservatorio continuano a perdere potere d’acquisto».

Tra le criticità, acuita questa estate, quella della viabilità. «I lavori sulla statale Adriatica hanno pesato – ammette Bertozzi – ma è da decenni che abbiamo un problema di infrastrutture, a partire dalle difficoltà della linea ferroviaria Bologna-Ravenna. In quanto importante polo turistico, ci piacerebbe avere collegamenti altrettanto importanti».

Intanto, come detto, entra nel vivo la mini-stagione di Halloween, con il picco di visitatori atteso nell’ultimo weekend dal 31 ottobre al 2 novembre. «Abbiamo investito molto negli spettacoli, sempre molto apprezzati, e confermiamo i tunnel per i più grandi, già rinnovati l’anno scorso. Quest’anno abbiamo ampliato ulteriormente Suburbia, l’horror zone più grande d’Italia. Complessivamente sono 230 i figuranti che si alternano nel parco, di cui quasi la metà sono nostri collaboratori storici e i restanti nuovi “acquisti” ingaggiati grazie ai nostri casting».

Infine, da segnalare che Mirabilandia ha ospitato nelle scorse settimane l’edizione 2025 dei Parksmania Awards, che ha visto il parco ravennate portare a casa anche due premi, quello per la Miglior Nuova Attrazione Family (a Nickelodeon Land) e al Miglior Show Indoor (Pinocchio – Il Musical).

Cingolati in piazza per ricordare la Liberazione di Cervia

La mattina del 22 ottobre 1944 alle ore 6, in una giornata piovosa, le avanguardie canadesi entrano a Cervia assieme ai partigiani. Viene dato l’annuncio alla popolazione, suonando a stormo la campana del comune, ed è un riversarsi di gente in piazza Garibaldi per accogliere i liberatori”.

Dai documenti ufficiali della Liberazione di Cervia, fino alla festa che si rinnova di anno in anno. In piazza Garibaldi oggi – domenica 26 ottobre – si è svolta la rievocazione storica a cura della Gotica Romagna, con veicoli e mezzi risalenti alla seconda guerra mondiale ed equipaggi d’epoca. Protagonisti rari veicoli dell’epoca tra cui cingolati, corazzati, ambulanze, jeep, moto e una suggestiva ricostruzione degli accadimenti storici grazie ai quaranta figuranti con vestiti d’epoca.

Ad accogliere la sfilata il corpo bandistico “Città di Cervia” che poi ha accompagnato il tradizionale corteo per la deposizione delle corone alle lapidi del centro storico.

Le iniziative proseguono mercoledì 29 ottobre alle ore 16 alla biblioteca comunale con un incontro con lo storico Massimo Buda dal titolo “Cervia 1944-1946: Dalla Liberazione alle prime elezioni”.

Lo straordinario Pavimento di Montalbini: sotto Porta Adriana rivive la storia del mosaico

Tutta la città ne parla. E a giudicare dai commenti – a voce e sui social – ne parla in termini entusiastici, senza distinzione fra addetti ai lavori, intellettuali, amministratori e persone comuni. Stiamo parlando del tappeto musivo installato da Nicola Montalbini sotto Porta Adriana alla fine di via Cavour, che fa da membrana fra questa e via Maggiore. Un ingresso alla città antico e moderno, oggi utilizzato generalmente per il passaggio di pedoni e ciclisti, che grazie a questa opera ha acquistato maggiore dignità sottraendo la porta storica a quella sorta di invisibilità che rischiano molti monumenti, soprattutto nel ruolo utilitaristico di semplici passaggi.

Porta Adriana ha una lunga storia alle spalle: costruita nel 1583 con materiali derivanti dallo smontaggio della famosa Porta Aurea che si trovava vicino alle attuali carceri, costituiva uno dei maggiori accessi alla città, in posizione non distante dal decumano antico. Il pavimento attuale non è ovviamente originale: sopra questo, Nicola Montalbini, artista e mosaicista ravennate, ha realizzato un tappeto musivo straordinario, semplicemente appoggiato sul manto stradale nel contesto della Biennale di Mosaico. Dalla stesura del progetto alla realizzazione sono occorsi ben due anni di lavoro e una lunga trafila di richieste formali, permessi e concessioni, assieme a una collaborazione molto ampia. Hanno partecipato infatti l’associazione Marte con la curatela di Daniele Torcellini ed Eleonora Savorelli, il Gruppo Mosaicisti di Marco Santi, allievi e allieve dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna – 13 i tirocinanti attivi – e gli sponsor Mapei e Profilpas. La sorpresa parte proprio dalla coralità dell’azione, che ha permesso di ricostituire nei tempi e nei modi l’attività di un antico cantiere per una grande opera musiva, come accadeva in passato. Se pensiamo infatti ai numerosi interventi musivi a Ravenna vengono in mente solo inserimenti ridotti di mosaici parietali o di monumenti in alcuni spazi pubblici; raramente si tratta di mosaici pavimentali come il Labirinto di fronte alle carceri, progettato da Elena Pagani in collaborazione con l’associazione Disordine. Qui il passo è aumentato: il tappeto ha un’area di più di 50 metri quadrati e si trova in una posizione strategica, trasformandosi in un sigillo simbolico di una città votata al mosaico che dialoga con la cittadinanza e chi visita la città.

Montalbini ha dispiegato nel processo creativo tutta la sua ricchezza immaginifica e di conoscenza della storia del mosaico, creando rimandi alla città antica e contemporanea, ai mosaici del Mediterraneo, alla sua storia personale e alle sue passioni artistiche. Molte persone e soprattutto i bambini rimangono attratti dalla sirena Elettra, derivata dai mosaici pavimentali del tritone della cattedrale di Pesaro e dalle decorazioni di San Vitale: una figura ibrida sia nel soggetto che nelle derivazioni che allude a Ravenna, una città che ha perso la sua anima acquatica originaria per conquistare la terraferma. La sirena è anche la firma dell’autore, che ricorda il presagio augurale del nome Elettra, deciso dalla famiglia se fosse nato femmina.

Nel mosaico prende posto il verme Palagio dalla testa coronata, ricordo lontano dell’unico suo simile esistente nei mosaici antichi della cattedrale di Otranto. La decorazione è un altro lavoro sapiente di derivazioni da decori geometrici greco-romani e per la figura della fenice una citazione diretta dall’aula cromaziana della basilica di Aquileia. Ma come è tipico dello stile dell’autore, la derivazione colta si mescola alla storia personale e alla ricchezza immaginifica dell’infanzia e per lui bambino il verme esisteva nei sottosuolo dei mosaici monumentali che visitava col nonno. I rimandi si moltiplicano – Aquileia, Pesaro, le basiliche ravennati – i luoghi in cui Montalbini si è recato decine e decine di volte per lavoro e passione. Da questo enorme bagaglio conoscitivo è nata anche la figura dell’unicorno, una figura raramente impiegata nei mosaici, la cui pelle viene tratta dai resti dei decori musivi pavimentali di Sant’Apollinare in Classe. Di figurazioni di unicorni ne sopravvivono solo tre – a Cremona, a Otranto e a Venezia – oltre a quello raffigurato nei mosaici medievali della nostra San Giovanni Evangelista. Comprendiamo quindi che nel lavoro è la dimensione musiva pavimentale nella sua intera storia che viene presa in considerazione, dalle fatture greco-romane a quelle tardomedievali, in modo da comprendere l’unità della rete artistica che si allargava a tutta l’area mediterranea. Una rete collaborativa e pratica che andava ben oltre l’Europa, come dichiarano le quattro figure angolari – orso, tigre, struzzo e leone – che si ispirano a scene di caccia rappresentate nei mosaici antichi provenienti dalla Libia, dalla Tunisia, dall’Algeria e da Antiochia. A questi va aggiunto un cantharos (vaso) derivato da mosaici reperiti nel luogo più lontano da Roma, ai confini del vallo di Adriano. Tale era l’area di estensione della medesima cultura e arte, declinata nei vernacoli locali e sorta dalla stessa sorgente che qui ricorda non tanto la potenza imperiale ma le radici di un dialogo comunitario che attraversa i secoli. E se Montalbini espunge dalle cacce l’efferatezza delle morti e delle ferite degli animali così particolareggiate nei tempi antichi, pensando a un mondo che non può più permettersi un antropocentrismo inutile e dannoso, si ribadisce il concetto mettendo al centro uno spazio vuoto e dinamico. Perché ai margini, in realtà, accade la vita vera. Proprio ai margini si collocano avvenimenti di vite private – il nonno Mario che mise in una cassetta il proprio nome durante i restauri del campanile bombardato di San Giovanni Evangelista, il teschio regalato all’autore bambino da nonna Gianna, la gatta Trilli onnipresente per anni nello studio dell’artista e ancora la lunghissima coda del gatto Teo – ma anche la vita di Ravenna. La città antica si rintraccia dalla citazione dell’antica porta Aurea, mentre la moderna è esemplificata dal volto di Tyche coronata, una scultura mutila ritrovata a Classe negli anni ‘70, presagio per Montalbini di una nuova emersione dal fango.

Eseguita in uno stile regressivo che cita Philip Guston, sembra ricordarci che le più alte conoscenze professionali possono convivere con creatività e linguaggi volutamente poveri e ironici. Non mancano omaggi a due persone di Ravenna coinvolte nella storia musiva ravennate, scomparse mentre questo enorme lavoro stava procedendo. Il ricordo va a Nedo Del Bene e al suo mosaico che ornava l’ormai scomparso cinema Capitol, un luogo magico per Montalbini bambino. A questo imprinting artistico va aggiunta la mai dimenticata studiosa Maria Grazia Maioli, colonna portante della storia archeologica di Ravenna. Fu proprio a una sua conferenza che l’artista ancora bambino decise di ispirare tutta la sua vita futura. E, lo affermiamo, con successo.

Descritta sommariamente la bellezza e ricchezza di rimandi di questo intervento rimane da chiedersi perché non lasciarlo in via definitiva nella collocazione per cui è nato. I bambini si fermano incantati, le biciclette spesso si bloccano per passare ai lati e non rovinarlo, alcune signore già ogni mattina lo spazzano e si fermano facendosi da guide improvvisate per la descrizione dei soggetti ai visitatori. In breve, fa già parte della vita della nostra città.

Nicola Montalbini. Il pavimento – fino al 18 gennaio 2026 – sempre visibile

Un modo nuovo di vivere il teatro: lo spettacolo che ci fa riflettere sul (nostro) lavoro

Divertente, stimolante, inedito. Quello offerto in questi giorni al Socjale di Piangipane da Ravenna Teatro sotto la regia di Alessandro Renda (qui la nostra intervista) è un modo di vivere e “usare” il teatro con pochi paragoni perché si tratta sì di uno spettacolo a tutti gli effetti, ma anche di un’indagine su un tema che attraversa le vite di tutti o quasi: il lavoro.

Non siamo niente, saremo tutto si dipana tra una serie di domande, riflessioni, giochi che sfidano le persone in scena – che non sono attori – a raccontare il loro rapporto con il lavoro con battute brevi, episodi, emozioni che arricchiscono un impianto in cui vengono toccati tanti temi inerenti appunto il lavoro. L’ambiente, i colleghi, i tempi, la soddisfazione personale, il salario, fino ai sogni. A guidarli lo stesso Renda accompagnato da un sempre bravissimo Matteo Gatta, l’unico che l’attore lo fa di mestiere tra le persone in scena che si sono alternate in queste serate.

All’ombra di Franz Kafka, che di mestiere faceva l’impiegato in un’agenzia di assicurazioni, Renda esplora una realtà sempre più complessa da definire, sempre più frammentata, sempre più personale, e cerca di restituire una senso di collettività, di vicinanza, cercando ciò che unisce più di ciò che separa. Un invito per chi è in sala a riflettere ovviamente sul proprio lavoro e sul ruolo che il lavoro ha nelle nostre vite, quanto ci definisce, quanto corrisponde alle nostre aspettative (su questo, bellissime anche le testimonianze video, anch’esse reali, che aprono e chiudono lo spettacolo). Un lavoro che fotografa una realtà che potrebbe già non essere più la stessa tra pochi anni, peraltro, come ci ricorda la “sociologa in sala” in un breve intervento con numeri che parlano di 7milioni di persone “inattive” già oggi nel Belpaese e un impatto dell’AI ancora tutto da capire.

Ma al di là dell’importanza del tema, lo spettacolo è interessante anche per come fa vivere il teatro, come coinvolge i non-attori, una pratica che si sta consolidando a Ravenna grazie alle tante chiamate pubbliche di questi anni per Dante prima e Cervantes poi, alla non-scuola e altri progetti con i ragazzi, al Grande Teatro di Lido Adriano, un filone a cui il lavoro di Renda aggiunge un tassello importante perché qui i partecipanti non-attori non sono personaggi, ma sono loro stessi, portano in scena la propria esperienza e il proprio vissuto all’interno di una cornice comune. E in un mondo fatto ormai di schermi e algoritmi, esperienze fisiche e intellettuali come queste assumono la forma di una vera e propria resistenza all’isolamento e alla solitudine dei singoli.

Oggi pomeriggio, 26 ottobre, l’ultima replica alle 16 seguita da Lara Mariani e Simona Malta che presentano SENZAFILTRO (Edizioni FiordiRisorse), giornale che si occupa di cultura del lavoro.

L’Olimpia Teodora fa 3 su 3 e resta da sola in testa alla classifica del campionato

L’Olimpia Teodora vince la terza partita in altrettante gare (la seconda in trasferta) e continua la mini fuga in testa alla classifica del girone B del campionato nazionale di B1 di volley femminile.

Le ravennati ieri pomeriggio (24 ottobre) hanno espugnato la palestra di San Giorgio Piacentino, faticando nella prima parte della gara: dopo aver vinto un equilibrato primo set, le ragazze di coach Rizzi perdono il secondo per poi cambiare marcia e imporsi per 3-1.

«Torniamo con altri 3 punti e la consapevolezza di ciò che siamo», commenta la società sui social, puntando ora chiaramente ai primi tre posti che quest’anno valgono la promozione nel nuovo campionato di A3.

Ora, come detto, l’Olimpia Teodora è in testa al girone con 9 punti, seguita a quota 7 da Campagnola Emilia e Ripalta Cremasca. Quest’ultima è attesa sabato prossimo, 1° novembre (ore 17), al Pala Costa di Ravenna per un big match di alta classifica.

Ecco il tabellino dell’ultima vittoria delle ravennati.

SAN GIORGIO-OLIMPIA TEODORA 1-3 (Parziali: 22-25, 25-17, 18-25, 13-25).
SAN GIORGIO:
Sesenna 13, They 17, Cornelli 5, Bresciani 2, Cossali 1, Martinelli 10, Galelli (L); Tonini, Pratisoli. All.: Capra.
OLIMPIA TEODORA: Poggi 3, Marchesano 11, Monaco 13, Boninsegna 19, Fabbri 7, Casini 11, Franzoso (L); Balducci, Manghi, Bendoni. Non entrate: Ratti, Piani, Cangini. All.: Rizzi.

Inaugurato il bike park all’ex ippodromo di Ravenna – FOTO

In tanti – cittadini, curiosi, famiglie, società sportive delle discipline più disparate e anche i partecipanti della ciclostorica – hanno partecipato nel pomeriggio di sabato 25 ottobre all’inaugurazione del bike park al nuovo Polisportivo Darsena, all’ex ippodromo di Ravenna.

Il nuovo impianto risulta costituito da un ciclodromo per eventi agonistici e per allenamenti, di lunghezza pari a 1.250 e 1.230 metri per le due configurazioni possibili (il solo anello esterno ha invece uno sviluppo di 885 metri), una pista ad anello per il pattinaggio da 200 metri e altri 300 metri di pista utilizzabile sia dal pattinaggio che dal ciclismo.

Nella zona a sud dell’ingresso di via Timavo, su una superficie di circa mille metri quadri, è stato realizzato invece un percorso di pump track (circuito di dossi, curve sopraelevate e discese appositamente progettato per essere percorso senza pedalare).

L’investimento è stato di 2,1 milioni di euro, con fondi Pnrr, stimolato dal mondo del ciclismo ravennate e in particolare dal comitato Amici del ciclismo.

Il polisportivo Darsena sarà aperto tutti i giorni a partire dalle 7.30; nei mesi di gennaio e febbraio fino alle 17.30; in marzo fino alle 18.30; in aprile fino alle 20; in maggio, giugno e luglio fino alle 21; in agosto fino alle 20; in settembre fino alle 19.30; in ottobre fino alle 18.30; in novembre e dicembre fino alle 17.

Nelle giornate di sabato, domenica e festivi l’impianto sarà aperto liberamente al pubblico per tutto il tempo di apertura, ad eccezione dei campi da calcio e con esclusione di qualsiasi tipo di mezzo motorizzato o elettrificato e con il divieto di introdurre animali negli spazi sportivi interni all’anello Bike. Dal lunedì al venerdì, a causa dello svolgimento degli allenamenti sportivi, il libero accesso del pubblico agli spazi interni all’anello Bike sarà possibile dalle 7.30 alle 14; dopo le 14 solo quando non saranno in programma allenamenti. Sarà comunque sempre garantito l’accesso del pubblico a tutta l’area esterna all’anello.

Il bike park è dato in concessione alle società sportive che ne hanno fatto o faranno richiesta a una tariffa predeterminata; per il pubblico e i cittadini, invece, l’accesso sarà sempre gratuito.

Il Parco Azzurro rinasce dal fango, tra giochi per bambini e spazi per lo sport

È stata restituita alla cittadinanza l’area verde situata tra via Fratelli Rosselli e via Testi, una delle zone di Faenza più gravemente colpite dall’alluvione del maggio del 2023, con il campetto da basket e le attrezzature ludiche compromesse da acqua e fango. Ora il Parco Azzurro di via Paolo Galli è diventato uno spazio moderno e inclusivo, destinato al gioco e all’attività sportiva.

La serie degli interventi è stata coordinata dall’Area Lavori Pubblici dell’Unione della Romagna Faentina e rientra in un progetto di rivitalizzazione promosso dal Comune nell’ambito del Fondo Unico Giustizia del Ministero dell’Interno, dedicato alla sicurezza urbana, con l’obiettivo primario di contrastare il degrado e l’incremento della sicurezza.

L’investimento complessivo per le due fasi di intervento ammonta a 48.900,59 euro per la rigenerazione urbana e circa 39.000 euro per la manutenzione straordinaria post-alluvione, per un totale di circa 87.900 euro, tra finanziamenti statali, donazioni private (di realtà come Assoverde e Coop Alleanza 3.0) e fondi per la ricostruzione. Per quanto riguarda la rigenerazione urbana, l’investimento ha consentito l’installazione di nuove attrezzature ludiche per diverse fasce d’età, come giochi a molla, pannelli interattivi, una casetta in legno e un castello con torri, ponti e scivoli, oltre ad attrezzi ginnici per l’attività sportiva all’aperto I lavori, eseguiti dalla ditta Holzhof, sono stati completati con la posa di nuovi arredi urbani, tra cui panchine e cestini.

La fase di manutenzione straordinaria ha permesso il completo ripristino delle superfici sportive danneggiate, con la realizzazione di nuovi manti sintetici impermeabili, segnature regolamentari, e la sostituzione delle attrezzature con pali e canestri in acciaio zincato dotati di protezioni antitrauma; il campo è stato migliorato a livello qualitativo per offrire un servizio ottimale, e le collinette ripristinate fungono anche da piccole tribune naturali per il pubblico. Le opere, affidate alla ditta Olimpia Costruzioni, hanno permesso di rendere l’area pienamente agibile e sicura, con l’ulteriore ripristino e ampliamento degli stradelli ciclopedonali per migliorarne la fruibilità.

Il sindaco di Faenza, Massimo Isola, durante la cerimonia di inaugurazione ha sottolineato la rilevanza strategica dell’intervento, inquadrandolo nel più ampio percorso di ricostruzione post-alluvione e rigenerazione urbana del territorio comunale. Il primo cittadino ha anche annunciato la prossima restituzione alla città delle strutture sociali “La Rondine” e “Il Faro”, nei locali all’interno dell’area verde.

Il Ravenna sul campo (in sintetico) della Pianese per tornare a -1 dal primo posto

Reduce dalla sconfitta nel big match contro l’Arezzo, il Ravenna secondo in classifica (a pari punti con l’Ascoli) torna in campo domani, domenica 26 ottobre (calcio d’inizio alle 17.30), sul campo (in sintetico) della Pianese. Si tratta della squadra che rappresenta il Comune più piccolo tra tutti quelli del campionato di serie C, Piancastagnaio, in provincia di Siena, con meno di 4.000 abitanti. Dal punto di vista sportivo, la Pianese si trova in 12esima posizione nel girone B, con 11 punti in meno del Ravenna e 5 in più del Pontedera quintultimo. Desta curiosità la presenza tra i toscani del difensore Luca Ercolani, ravennate, ex anche del Manchester United (qui la nostra intervista di qualche anno fa).

Per quanto riguarda i giallorossi (che saranno seguiti in Toscana da oltre cento tifosi), l’unico assente sarà ancora una volta Di Marco, in procinto però di rientrare dopo l’infortunio alla caviglia. Mister Marchionni alla vigilia della partita chiede alla squadra di ripartire mentalmente, senza sottovalutare gli avversi. Un’incognita potrebbe essere rappresentata dal campo in erba artificiale, tanto che in settimana per abituarsi i giallorossi si sono allenati anche sul sintetico di Faenza.

Intanto, l’Arezzo nell’anticipo di giornata ha pareggiato (1-1) in casa della Ternana: con una vittoria il Ravenna può tornare quindi a -1 dal primo posto.

Il questore chiude per cinque giorni il Matilda. Che però era già chiuso per la pausa invernale…

La nota discoteca Matilda di Marina di Ravenna è stata chiusa per cinque giorni dal questore per questioni di ordine pubblico. Il locale, però, prettamente estivo, è già chiuso da oltre un mese per la pausa invernale.

Il provvedimento – con i sigilli posti all’ingresso da polizia e carabinieri – arriva per alcuni episodi di rilevanza penale verificatisi questa estate – scrivono dalla questura. In particolare, a pesare sarebbe stata una denuncia per un furto con strappo (una catenina) all’interno della discoteca, ai danni di una ragazza.

«Valutata la grave situazione venutasi a creare – si legge ancora nella nota della polizia – è stata decretata la sospensione del pubblico esercizio ai sensi dell’art. 100 Tulps». Il locale contesta comunque la decisione, assicurando di non avere responsabilità, garantendo un regolare servizio di vigilanza e sicurezza.

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