martedì
30 Giugno 2026

Una Stella di David in mosaico ai giardini pubblici di Ravenna

Per non dimenticare le vittime dell’Olocausto

Mosaico Stella David DisordineUna Stella di David in mosaico sul tronco tagliato di un albero. L’opera d’arte in omaggio alle vittime dell’Olocausto è stata inaugurata in occasione del Giorno della Memoria ai giardini pubblici di Ravenna, in particolare nel Giardino dei Giusti tra le Nazioni, come ribattezzato nel 2017 su proposta del circolo Endas “Garibaldi tra Terra e Mare”. L’area si trova nei pressi del Planetario.

Composto da smalti vetrosi della Fornace Orsoni di Venezia e marmo nero del Belgio, il mosaico è stato realizzato – su un progetto dallo Studio Dondina & Associati di Milano – dalle mani di tre giovani mosaiciste dell’associazione ravennate Dis-Ordine: Marika Dall’Omo, Dana Donnoli e Sofia Laghi.

Ravenna Un Mosaico A Ricordo Della ShoàL’opera è stata intitolata “Ricordare il Futuro”, prendendo spunto dall’ammonimento lanciato dallo scrittore David Grossman: «[…] è necessario ricordare il futuro oltre che il passato […]». Un’osservazione condivisa anche dallo scrittore israeliano Abraham Yehoshua, che a sua volta ha scritto «… troppa memoria può essere, talvolta, una trappola …». Frasi che ci avvertono quanto sia necessario mantenere alta l’attenzione sul futuro perché simili aberrazioni non accadano ancora.
Il tronco sui cui è innestato il mosaico è a ricordo «delle vite spezzate dei deportati, dei salvati e dei resistenti» non solo della Shoà, ma di tutte le etnie e di tutto le religioni.

Le informazioni sull’opera e le immagini sono di Stefano Cavina

La senatrice a vita Liliana Segre cittadina onoraria di Lugo. «Sono onorata»

Il riconoscimento conferito all’unanimità. Il sindaco: «Un esempio per tutti noi»

Consiglio Comunale LugoLiliana Segre è cittadina onoraria di Lugo. Il riconoscimento alla senatrice a vita, deportata nel 1944 nel campo di concentramento di Auschwitz, è stato ufficialmente conferito all’unanimità nel corso della seduta del Consiglio Comunale di giovedì 28 gennaio.

Nel corso della seduta, svolta in modalità videoconferenza, il Consiglio Comunale ha celebrato il Giorno della Memoria in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. Al Consiglio Comunale ha portato la sua testimonianza anche Emanuele Fiano, che ha ricordato la storia della sua famiglia e il padre Nedo, sopravvissuto all’Olocausto. L’onorevole Fiano ha inoltre ricordato lo storico legame di Lugo con la comunità ebraica.

«Siamo onorati di legare il nome della nostra città a quello della senatrice Segre – ha dichiarato il sindaco di Lugo Davide Ranalli -, una donna che è stata perseguitata dalle violenze del nazifascismo, una donna che rappresenta per tutti noi un esempio. Per questo abbiamo scelto, insieme a tutti i gruppi consiliari, di conferirle la cittadinanza onoraria. Ci tengo a ringraziare anche Emanuele Fiano per aver accettato il nostro invito a intervenire in Consiglio Comunale e per aver portato la sua testimonianza toccante, quella della sua famiglia, di suo padre Nedo, scomparso poche settimane fa. Lo ringrazio anche per essersi sempre battuto in questi anni contro i tentativi di riproporre simboli e messaggi riconducibili a fascismo e nazismo, che purtroppo a volte ancora vediamo esposti con fierezza. Abbiamo il dovere di ricordare le atrocità dell’Olocausto, abbiamo il dovere, come gli esempi dell’onorevole Fiano e della senatrice Segre ci dimostrano, di vigilare affinché tutto ciò non accada di nuovo».

In occasione del conferimento della cittadinanza onoraria Liliana Segre ha inviato una lettera in cui ha ringraziato il Consiglio Comunale “per l’onore riservatomi con la concessione della cittadinanza onoraria di Lugo”.

Liliana Segre“Il riconoscimento – scrive Segre nella lettera – è tanto più gradito perché avviene in concomitanza con la ricorrenza del Giorno della Memoria 2021, appuntamento che ricorda a noi tutti l’importanza della memoria e del senso della storia nella formazione di uno spirito pubblico quanto più possibile consapevole e civile. Purtroppo ragioni di età, di salute e di sicurezza, oltre i noti attuali divieti, mi impediscono di essere presente fra voi, ma ci tengo a condividere con voi i sentimenti democratici e antifascisti che storicamente caratterizzano il ravennate e l’Emilia-Romagna. Certa che la coltivazione della cittadinanza comune e della memoria renderà più saldi questi sentimenti e questi valori, auguro alla vostra, anzi nostra, comunità un futuro di prosperità e di progresso morale e civile. In un periodo drammatico come l’attuale ne abbiamo tutti bisogno”.

Covid, 80 nuovi casi in un giorno e altri 7 morti in provincia di Ravenna

 

Sono 80 (di cui 34 asintomatici) i nuovi casi di positività al coronavirus registrati in 24 ore, a fronte di 1.286 tamponi, sul territorio provinciale di Ravenna. Sono 5 i nuovi ricoverati.

La Regione ha comunicato altri 7 decessi tra i ravennati: 3 pazienti di sesso maschile di 80, 90 e 95 anni e 4 di sesso femminile di 80, 82, 92 e 95 anni.

Sono state inoltre comunicate circa 124 guarigioni in provincia di Ravenna.

IL BOLLETTINO REGIONALE DEL  29 GENNAIO

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 216.065 casi di positività, 1.320 in più rispetto a ieri (561 asintomatici), su un totale di 23.361 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è del 5,7%.

I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 47.345 (-192 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 44.964 (-122), il 95% del totale dei casi attivi.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 1.447 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 159.293.

Purtroppo, si registrano 65 nuovi decessi: 20 a Bologna (11 uomini di 70, 73, 79, 81, 82, 84, 87, 88, 90, 91 e 95 anni e 9 donne di cui due di 69 anni, due di 85 e le restanti di 72, 79, 82, 83 e 87 anni), 12 in provincia di Forlì-Cesena (8 uomini di 51, 54, 63, 84, 86, 89, 95 e 98 anni e 4 donne di 84, 86, 87 e 91 anni), 9 a Reggio Emilia (6 donne di cui due di 87 anni e le restanti di 76, 81, 86 e 92 anni e tre uomini di 82, 88 e 90 anni), 7 a Ravenna (4 donne di 80, 82, 92 e 95 anni e 3 donne di 80, 90 e 95 anni), 6 a Ferrara (5 donne di cui due di 89 anni e le altre di 86, 90 e 92 anni e 1 uomo di 91 anni), 5 a Modena (3 uomini di cui due di 86 anni e uno di 81 anni e 2 donne di 90 e 92 anni), 4 a Piacenza (2 donne di 77 e 94 anni e 2 uomini di 88 e 91 anni), 2 a Parma (2 uomini di 67 e 72 anni). Non si registrano decessi in provincia di Rimini.

In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 9.427.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 209 (stabili rispetto a ieri), 2.172 quelli negli altri reparti Covid (-70).

Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 16 a Piacenza (-1 rispetto a ieri), 14 a Parma (-1), 19 a Reggio Emilia (invariato rispetto a ieri), 43 a Modena (invariato), 41 a Bologna (+2 rispetto a ieri), 14 a Imola (invariato), 26 a Ferrara (+1), 9 a Ravenna (-1), 2 a Forlì (+1), 2 a Cesena (-1) e 23 a Rimini (invariato).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 18.260 a Piacenza (+49 rispetto a ieri, di cui 33 sintomatici), 15.188 a Parma (+101, di cui 63 sintomatici), 28.747 a Reggio Emilia (+164, di cui 72 sintomatici), 38.111 a Modena (+233, di cui 163 sintomatici), 42.704 a Bologna (+272, di cui 162 sintomatici), 6.837 casi a Imola (+49, di cui 29 sintomatici), 12.496 a Ferrara (+102, di cui 22 sintomatici), 16.427 a Ravenna (+80, di cui 46 sintomatici), 8.109 a Forlì (+58, di cui 36 sintomatici), 9.203 a Cesena (+82, di cui 60 sintomatici) e 19.983 a Rimini (+130, di cui 73 sintomatici).

Non solo gratis, dal 1° febbraio in farmacia tampone a 15 euro per tutti gli altri

La decisione della Regione, che nel frattempo permette di ripetere il testo ogni 15 giorni a studenti e personale scolastico

Tampone FarmaciaIn Emilia-Romagna a partire da lunedì 1° febbraio chiunque – purché iscritto al sistema di assistenza sanitaria regionale – potrà effettuare il test antigenico rapido nasale (tampone rapido) e il test sierologico nelle farmacie convenzionate al prezzo calmierato, per entrambi, di 15 euro.

Non sarà necessaria la ricetta medica: basterà prenotarsi in farmacia e presentarsi all’appuntamento, a condizione naturalmente non si abbia febbre o altra sintomotologia respiratoria, e non si siano verificati contatti recenti con persone affette da Covid-19.

È una delle tante novità previste da un atto approvato dalla Giunta regionale che, oltre a offrire quest’opportunità ai cittadini, allarga ulteriormente la platea dei destinatari della campagna di screening volontaria e gratuita – voluta per contrastare la diffusione del Covid-19, soprattutto in ambiente scolastico e familiare – con il tampone rapido in farmacia. Alle categorie che già ne hanno diritto si aggiungono educatori che lavorano a contatto con giovani e giovanissimi, istruttori e allenatori di società sportive giovanili, volontari del Terzo settore che assistono anziani soli o persone con disabilità, caregiver familiari che si prendono cura di anziani soli o disabili.

Non solo: si stabilisce inoltre che determinate fasce della popolazione già coinvolte nello screening – e precisamente scolari e studenti (0-18 anni e maggiorenni se frequentano la scuola secondaria superiore), universitari, studenti dei percorsi di IeFP, personale scolastico degli istituti di ogni ordine e grado e dei servizi educativi 0-3 anni e personale degli enti di formazione professionale che erogano i percorsi di IeFP – potranno ripetere il tampone rapido in farmacia, sempre a carico del Servizio sanitario regionale, ogni 15 giorni. Per le altre categorie la frequenza per effettuare il test resta mensile.

Opere e studi danteschi alla Classense in una nuova sezione dedicata al Sommo Poeta

Ultimo tassello del riallestimento della sezione a scaffale aperto del primo piano della biblioteca

21 01 29 Camerini1L’inaugurazione della nuova sezione Dante è l’ultimo significativo tassello del progetto La Classense si amplia, conclusosi nel 2020 con il completo riallestimento e rinnovamento della sezione di saggistica e letteratura a scaffale aperto del primo piano.

In occasione del settecentenario della morte di Dante, l’Istituzione Classense si è posta l’obiettivo di diffondere le opere e gli studi danteschi; è nata così l’idea di mettere finalmente a disposizione del pubblico – in un apposito spazio a libero accesso – il materiale più recente e adatto allo scaffale aperto, tratto dalla vasta raccolta di opere e studi danteschi che la Classense ha coltivato negli anni. Tale materiale, finora dislocato in diversi punti della biblioteca, trova ora spazio in due camerini completamente riallestiti per l’occasione, e si pone in continuità con la raccolta storica e con l’importante Raccolta Dantesca Olschki, acquisita nel 1905.

Una peculiarità di questo progetto – coerentemente alle scelte biblioteconomiche realizzate per la rinnovata sezione di Letteratura del primo piano, di cui i camerini danteschi sono parte integrante e specializzata – è stato rendere il più possibile evidente agli studiosi, ma anche ai semplici curiosi, la varietà della raccolta finalmente accessibile, da un punto di vista sia del tipo materiale (monografie, seriali, multimediale) sia delle tematiche affrontate.

Oltre naturalmente a tutte le opere e ai relativi studi, gli utenti possono trovare riuniti a scaffale i volumi ispirati alla figura di Dante nelle varie espressioni artistiche, comprese le arti performative e i graphic novel, le biografie dal Trattatello di Boccaccio in poi, gli studi sulla figura del Poeta, sui luoghi danteschi o sull’influenza che Dante ha esercitato nei secoli successivi.

Una parte dei camerini è dedicata al materiale disponibile solo per la consultazione, in primis i repertori e le raccolte seriali correnti o pubblicate dopo il 1950 (unica eccezione, il Bollettino del sesto centenario del 1921), gli studi su Dante in relazione al territorio di Ravenna e le Lectura dantis, ovvero quelle pubblicazioni che hanno raccolto i diversi cicli di letture dantesche nel mondo e che danno specifico risalto all’universalità degli studi danteschi.

La nuova sezione dantesca è stata integrata grazie agli omaggi delle case editrici Fabrizio Serra e Salerno per quanto riguarda le collezioni seriali, sia retrospettive sia correnti, mentre per gli studi monografici si ringrazia la Casa editrice Leo S. Olschki.

Flash mob e striscione: Confcommercio e Confesercenti chiedono di riaprire tutto

Le associazioni di categoria hanno lanciato anche una petizione on line

Foto2Flash mob di Confcommercio e Confesercenti della provincia di Ravenna questa mattina per inaugurare lo striscione di 5,5 x 1,5 metri con la scritta “Ora Basta, lasciate lavorare le nostre imprese!”, un segnale per dare voce a tutta l’amarezza degli imprenditori del territorio.

Lo striscione è stato posizionato sopra il portone di ingresso della sede di Confcommercio, in via di Roma a Ravenna.

Ovviamente per il rispetto delle misure di sicurezza solo 10 imprenditori hanno potuto prendere parte al flash mob, tra questi Mauro Mambelli e Monica Ciarapica rispettivamente presidenti provinciali di Confcommercio e Confesercenti.

La prossima settimana Confesercenti inaugurerà lo striscione anche presso la propria sede in Piazza Bernini.

Lo slogan è lo stesso della petizione (che ha già raccolto quasi mille firme) promossa dalla scorsa settimanacon la quale le due associazioni di categoria chiedono, «nel rispetto delle misure di sicurezza in vigore, che tutti i settori del commercio, dei pubblici esercizi e dei servizi alla persona possano rimanere aperti.»

Per firmare la petizione è possibile cliccare il seguente link https://www.formoduli.com/invia/view.php?id=13478

Il sindaco all’ex caserma: «Entro l’estate qui nascerà un grande parco pubblico»

Terminati i lavori di demolizione, a breve partiranno quelli per i percorsi e l’illuminazione pubblica

Entro l’estate Ravenna avrà un nuovo grande parco pubblico, all’interno dell’ex caserma di via Nino Bixio, chiusa da ormai un decennio, in pieno centro.

Lo ha annunciato il sindaco Michele de Pascale nel corso di un sopralluogo con la stampa.

La fase della demolizione è praticamente terminata, ora si procederà con la “desigillazione” dell’area e «presto partiranno i lavori per il parco, i percorsi e l’illuminazione pubblica», ha dichiarado De Pascale.

Si tratta di un progetto di rigenerazione urbana che prevede anche una parte da destinare a orto botanico per un investimento complessivo di circa 3 milioni di euro, divisi equamente tra Comune e Regione, nell’ambito di un bando appunto regionale.

In 20 secondi la banda fa esplodere il bancomat con la tecnica della “marmotta”

Le immagini divulgate dai carabinieri: arrestate 8 persone per 7 assalti

Facendo un foro con un trapano o con altri arnesi da scasso si introduce un piccolo congegno caricato di esplosivo, oppure un tubo per saturare lo sportello di gas, e poi si fa esplodere. È la cosiddetta tecnica della “marmotta esplosiva” usata per sventrare i bancomat e recuperare il denaro. Il nucleo investigativo dei carabinieri di Ravenna ha divulgato un video relativo proprio a uno di questi assalti compiuto da una banda di otto persone. In questo caso si vedono due uomini in azione in venti secondi di tempo.

A Ravenna un comitato che chiede di riaprire tutto e di poter togliere la mascherina

Parte dall’ex candidata a sindaco Samantha Comizzoli una raccolta firma nazionale

12(17)È nato a Ravenna il comitato “smascheriamoli” che si fa promotore di una petizione nazionale «per ribadire i concetti di libertà di scelta e di etica», si legge in una nota inviata alla stampa.

La promotrice è Samantha Comizzoli, già nota in città per le sue battaglie in particolare contro la Cmc e per essersi candidata a sindaco nel 2011.

L’obiettivo è raccogliere firme da portare poi in Senato, si legge nel comunicato inviato alla stampa, e anche «mettere in contatto tutti coloro che hanno lo stesso pensiero e a non essere più soli».

La petizione è contro le misure anti Covid in vigore, chiede la riapertura delle scuole di ogni ordine e grado, delle attività commerciali, di musei, teatri, cinema e palestre, ma anche il libero spostamento, la libertà d’informazione e perfino la «libertà di decidere se indossare la mascherina, se fare il tampone», oltre naturalmente «se fare il vaccino». E rivendica il «diritto ad assistere i propri cari malati nelle strutture sanitarie».

Banda del bancomat: 8 arresti per 7 assalti, rubati 90mila euro in nove mesi

Agivano in Romagna, la svolta alle indagini dopo il colpo di luglio a Mezzano. Usavano la tecnica della “marmotta esplosiva”

Foto 1Con l’assalto a sette sportelli bancomat in Romagna hanno rubato circa 90mila euro in nove mesi. È l’accusa della procura di Ravenna contro otto persone di cui una donna, fra 30 e 50 anni di età di origini pugliesi e campane: il 27 gennaio scorso sono state arrestate dai carabinieri del nucleo investigativo per effetto di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

In particolare l’accusa li ritiene responsabili di questi colpi nel corso del 2020: 18 gennaio a Mensa Matellica (11mila euro), 20 giugno a San Zaccaria (tentato) e a Cesena (45mila), 4 luglio a San Pietro in Vincoli (18mila), 22 luglio a Coriano (8.500), 12 settembre a Mezzano (uno tentato e ottomila in un altro). La tecnica degli assalti era sempre la stessa, nota come “marmotta esplosiva”: con il gas si satura lo sportello e poi si dà l’innesco (guarda il video).

Foto 3L’indagine, già in corso, ha subìto un’accelerazione a luglio dopo che i malviventi hanno fatto esplodere uno sportello bancomat a San Pietro in Vincoli. Il sopralluogo consentì di individuare il veicolo con il quale i malviventi erano arrivati sul posto. A settembre ci fa l’arresto in flagranza di sei dei membri della banda subito dopo aver eseguito il tentato furto alla banca di Credito Cooperativo ravennate e forlivese di Mezzano, nonché fatto esplodere lo sportello Atm Unicredit della medesima località. Nella circostanza, sono stati sequestrati attrezzi da scasso, centraline per il furto di veicoli, abbigliamento, recuperata e restituita la somma di circa ottomila euro.

Vaccini anti Covid per gli over 80 anche a Faenza, Lugo e Castel Bolognese

L’Ausl sta individuando i siti da aggiungere al pala De Andrè per la seconda fase della campagna dopo personale sanitario e ospiti delle Cra

CAMPAGNA VACCINALE PALA DE ANDRE' RAVENNAL’Ausl prepara le sedi in provincia di Ravenna per la vaccinazione della popolazione over 80, seconda fase della campagna dopo quella dedicata al personale sanitario e agli ospiti delle Cra. Al momento, secondo quanto si apprende dai quotidiani locali, sono stati individuati quattro siti: la fiera di Faenza, il centro sociale Il Tondo di Lugo, il pala De Andrè e la casa della salute di Castel Bolognese.

L’utilizzo di vaccini Pfizer e Moderna, da conservare a temperature sotto zero di 80 e 25 gradi, non consente di somministrare le dosi negli ambulatori dei medici di base e richiede una organizzazione non troppo parcellizzata perché le fiale vanno diluite. Ancora da definire le tempistiche e le modalità di prenotazione.

Quando in piazza San Francesco «si facevano tutti»: la Ravenna dei tempi di “SanPa”

I ricordi del giornalista Nevio Galeati e dell’attore Gigio Dadina, da Berlinguer in piazza fino al collettivo studentesco

Droga1Fare il giornalista a Ravenna, tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta, voleva dire anche rischiare di trovarsi davanti a un morto di overdose. «Furono almeno 4-5 in pochi mesi, nel 1979», ricorda Nevio Galeati, che nel 1977 inizia a fare il corrispondente a Ravenna dell’Unità, dove resterà per quasi un decennio, prima di diventare una storica firma del Carlino Ravenna.

«La prima cosa che notavi sui giornali dell’epoca era la cronaca, l’elenco dei morti e dei sequestri – continua Galeati –. Cavalcando l’onda di denuncia popolare, della Ravenna “borghese”. Generando naturalmente anche dei conflitti: ricordo bene le scritte sui muri contro il cronista del Carlino dell’epoca, Carlo Raggi. All’Unità a quei tempi abbiamo cercato di fare anche un’analisi del perché stesse capitando quella roba lì. Scrissi per esempio un pezzo sulla “droga fuori dai luoghi comuni” (nella foto, ndr): la gente era abituata a vedere il male in piazza San Francesco, dove si bucavano, ma ci si sarebbe dovuto chiedere anche da dove arrivasse, quella droga. Chi la portava e perché. Sicuramente le dosi erano tagliate male, piene di robaccia, pericolose. Ma non sembrava esserci grande interesse verso gli spacciatori, facevano più discutere i ragazzi che si bucavano sotto i portici».

Ravenna divenne quasi un caso nazionale. E il tema entrò naturalmente anche nel dibattito politico, con una certa area della sinistra che vide nell’arrivo della droga pesante il tentativo di allontanare i giovani dalle lotte popolari. «Venne anche Berlinguer – prosegue Galeati – a parlare in piazza contro la droga. Arrivavano a Ravenna gli inviati dei giornali nazionali, amplificando il problema. E scrivendo anche fesserie. Come quella delle migliaia di cucchiaini “forati” dei bar, quando invece era stata solo l’ingegnosa idea di un barista vicino a piazza San Francesco, che con un trapano aveva bucato qualche decina di cucchiaini per evitare che glieli rubassero».

Nevio Galeati 156375.660x368«A Ravenna – continua nella sua analisi Galeati – ha pesato forse questa sproporzione tra il benessere raggiunto e quello solo sospirato dai giovani. In più c’era un canale preferenziale, il porto, allora non recintato: arrivava di tutto, si dice anche armi. E infine c’erano camion che venivano dalla Puglia, dove la droga era nascosta nei cerchioni delle gomme, come mi hanno confermato anni dopo durante un corso di scrittura per detenuti…».

Il dibattito in città a quei tempi si concentrò in particolare sulla presenza vistosa dei drogati in pieno centro, piazza San Francesco appunto. «Il problema per molti era diventato quasi solo quello di spostarli da un’altra parte, non che ci fossero. Il servizio pubblico comunque stava sperimentando molti metodi di disintossicazione, provarono il metadone, i ragazzi che vollero uscirne ci riuscirono. Quelli che dormivano nella fontana dei giardini pubblici, tanto per dire, no». Per quelli, forse, l’unica soluzione era San Patrignano, tornata oggi prepotentemente nel dibattito pubblico dopo la docu-serie su Netflix. «Ricordo che Muccioli venne a un incontro a Ravenna in quegli anni e disse, informalmente, che bisognava trattare i drogati come i cani… Era il periodo in cui anche l’allora vescovo Tonini cercò di creare una comunità a Ravenna, da affidare al Ceis (che tuttora si occupa di politiche riabilitative, ndr)».

Quali episodi restano, di quegli anni? «Ci sono tanti ricordi terribili, il ragazzo che abbiamo trovato morto in una vasca da bagno, l’altra che morì carbonizzat a causa dello spinello dopo una sbronza; poi “Topone”, come era chiamato, morto in carcere, dove la droga arrivava comunque. E le rapine con le siringhe infette, quando scoppiò l’allarme Aids; gli omicidi per lo spaccio sui lidi, ragazze – conclude Galeati – che da un giorno all’altro vedevi prostituirsi per una dose…».

DadinaA ricordare quei tempi di fine anni settanta, a Ravenna, è anche Gigio Dadina, volto storico del mondo della culturale locale, fondatore e autore del Teatro delle Albe: «Da una parte c’era la piazza dei fighetti di Ravenna, piazza del Popolo, dall’altra la “piazzetta”, piazza San Francesco, dove c’eravamo noi del collettivo studentesco e, quasi in contrapposizione, i drogati».

«Quando arrivavano le 6 o le 7 di sera, in “piazzetta” si facevano tutti – ricorda Dadina –. Ho questa immagine di una violenza tremenda, di “loro” che si pulivano il sangue nelle colonne, ho continuato a sognarla per anni. Ricordo ragazze che fino a un anno prima erano tue amiche che avevano iniziato a battere, per trovare i soldi per l’eroina. Io poi sono cresciuto al villaggio Anic e lì praticamente è scomparsa una generazione a causa della droga. È avvenuto tutto in maniera abbastanza improvvisa, come un incendio che è divampato. Un malessere che emergeva con violenza, forse la contrapposizione alla generazione dei padri che si è incanalata in maniera autodistruttiva».

Dadina, invece, ha provato prima a fare «il rivoluzionario di professione. Ma è stata una pia illusione. Avevo finito di andare a scuola – ricorda –, lavoravo in fabbrica e mi ero unito al collettivo studentesco, avevamo occupato la Casa dello Studente, eravamo in cento-duecento persone, non legate alla giovanile comunista, neppure alla sinistra extraparlamentare: non eravamo inquadrati. Condividevamo la stessa piazza con coetanei che avevano fatto una scelta autodistruttiva, ma a cui eravamo vicini, forse nella disperazione in un certo senso. Con loro era impossibile parlare, non c’era comunicazione. Era più forte di loro. Ricordo questi due ragazzi della Ravenna bene che si sposarono e avrebbero dovuto partire in viaggio di nozze in furgone, verso l’India. Ma sbatterono vicino alla piazzetta e non ripartirono più, continuarono a farsi, andando in giro a chiedere soldi…».

Poi è arrivata la morte di Aldo Moro, «che ha chiuso la mia breve esperienza politica – termina Dadina –. E mi sono avvicinato al teatro, andando a vedere gli spettacoli di Ermanna e Marco (Montanari e Martinelli delle Albe, ndr) con cui è nata subito una sintonia».

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