domenica
14 Giugno 2026

Coronavirus, altri 2 decessi in provincia di Ravenna. E i contagiati ora sono 100

Ma il commissario Venturi cerca di essere ottimista: «Dalle chiamate al 118 vediamo segni di flessione costanti»

Coronavirus 1In Emilia-Romagna alle 12 di oggi, sabato 15 marzo, sono complessivamente 3.093 i casi di positività al Coronavirus, 449 in più rispetto all’aggiornamento di ieri. Passano da 10.043 a 12.054 i campioni refertati.

Complessivamente, sono 1.200 le persone in isolamento a casa (+145) perché con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere, o prive di sintomi; quelle ricoverate in terapia intensiva sono invece 169 (17 in più rispetto a ieri). E salgono a 68 (+14) le guarigioni, 65 delle quali riguardano persone “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione e 3 dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultata negativa in due test consecutivi.

Purtroppo, però, crescono anche i decessi, passati da 241 a 284: 43, quindi, quelli nuovi, che riguardano 29 uomini e 14 donne. Per 6 delle persone decedute erano note patologie pregresse, in qualche caso plurime, per le altre sono in corso approfondimenti epidemiologici. I nuovi decessi registrati riguardano 24 residenti in provincia di Piacenza, 9 in quella di Parma, 4 in quella di Modena, 2 in quella di Bologna, 1 in quella di Reggio Emilia, 1 in quella di Ravenna, 1 in quella di Forlì-Cesena (che è però un 74enne faentino), e 1 del lodigiano.

«Sono numeri che sostanzialmente replicano la situazione di ieri – spiega il commissario ad acta per l’emergenza coronavirus, Sergio Venturi -. Seguiamo la situazione costantemente e siamo pronti ad attivare ulteriori risorse, posti letto in terapia intensiva e non. Questi sono giorni decisivi: da qui a tutta la prossima settimana dobbiamo aspettare l’effetto delle misure attivate tre giorni fa dal Governo e che hanno bisogno almeno di 10 giorni ancora per dispiegare i propri effetti».

«Purtroppo, abbiamo ancora un numero elevato di decessi a Piacenza: a loro e ai famigliari va il nostro pensiero – prosegue Venturi –. Più in generale, i dati rispecchiano l’evoluzione del contagio, ma dalle chiamate al 118 vediamo segni di flessione costanti negli ultimi due giorni. Devo però rinnovare l’appello ai cittadini a restare in casa, perché c’è ancora troppa gente nelle strade. Anche se il tempo primaverile sembra da scampagnata, questa è una situazione seria e difficile, che richiede il massimo rispetto delle regole da parte di tutti. Ricordo il divieto tassativo di assembramento che vale nelle strade, nei giardini, nei parchi e nelle case. Dobbiamo rispettarlo e stare distanti perché non abbiamo altro mezzo per ridurre la diffusione del virus. Stiamo a casa, per la nostra salute e per quella dei nostri affetti più cari».

In dettaglio, questi sul territorio i casi di positività, che invece si riferiscono non alla provincia di residenza ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: Piacenza 1.012 (159 in più rispetto a ieri), Parma 662 (92 in più), Rimini  425 (28 in più), Modena 367 (60 in più), Reggio Emilia 185 (32 in più), Bologna 230, di cui 72 del circondario imolese (complessivamente 35 in più, di cui 9 a Imola e 26 a Bologna), Ravenna 100 (22 in più), Forlì-Cesena  78 (di cui 44 a Forlì, 6 in più rispetto a ieri, e 34 a Cesena, 10 in più rispetto a ieri),  Ferrara 34 (5 in più rispetto a ieri).

Maria Cecilia Hospital: «Isolati i pazienti positivi e igienizzato il resto»

Le rassicurazioni del direttore della struttura di Cotignola dopo i casi di coronavirus: «Ispezione dell’Ausl procedura standard»

Maria Cecilia Hospital Cotognola
La clinica privata Maria Cecilia Hospital a Cotignola

Dopo i casi di positività registrati nei giorni scorsi tra pazienti e medici del Maria Cecilia Hospital, la direzione dell’ospedale di alta specialità di Cotignola in una nota inviata alla stampa sottolinea come l’attività sia tornata alla regolarità.

«Prosegue regolarmente la normale assistenza ai pazienti ricoverati, così come l’attività indifferibile, nel rispetto delle norme di sicurezza previste dalla normativa nazionale e regionale, compresa la creazione di un rigido Triage intraospedaliero all’ingresso che prevede misurazione della temperatura con termometro ad infrarossi, anamnesi epidemiologica e clinica e igienizzazione delle mani per utenti e personale sanitario».

La direzione, con riferimento al sopralluogo effettuato nel pomeriggio di venerdì 13 marzo presso la struttura dalla Ausl Romagna, vuole sottolineare inoltre «che si è trattato di una procedura standard per questa emergenza nazionale al fine di garantire ai pazienti e a tutto il personale il massimo rispetto delle condizioni di sicurezza e di contenimento della diffusione del virus Covid-19».

Come dichiarato anche dal commissario all’emergenza Covid-19, Sergio Venturi, nel suo punto quotidiano di venerdì 13 marzo, «la task force è stata inviata anche con compiti ispettivi ed è del tutto evidente che stiamo monitorando la situazione con molta attenzione, soprattutto perché Villa Maria Cecilia, al di là di altre considerazioni, è un l’hub della Romagna per la cardiochirurgia. La Cardiochirurgia è isolata dai reparti dove ci sono stati i contagi, quindi è in una condizione di totale sicurezza. Non avremo un dubbio, nel caso fosse necessario, di attuare nuove e più stringenti misure, ma al momento le misure prese sono sufficienti».

«Per garantire la massima sicurezza dei pazienti ricoverati – dichiara il direttore generale Lorenzo Venturini –, sono state riorganizzate le aree di degenza, isolando ma senza chiudere reparti, in modo da concentrare in un’ala specifica i pazienti che hanno contratto il Coronavirus, mentre tutti gli altri si trovano in un edificio separato. In questo modo sono stati differenziati i percorsi di pazienti ed operatori, aumentando la sicurezza complessivamente. Tutte le aree e gli spazi comuni dell’Ospedale sono stati oggetto di totale sanificazione ed igienizzazione, processo che ha assunto da subito una frequenza ravvicinata nell’arco della stessa giornata».

Il sindaco ai ravennati: «State a casa e segnalateci i comportamenti scorretti»

De Pascale invita i cittadini a mandare foto per «aiutare le forze dell’ordine»

Palizzata CoronaviursIl sindaco di Ravenna Michele de Pascale dalla sua pagina Facebook rinnova l’invito ai ravennati a restare a casa.

«Facciamolo insieme – scrive –, restiamo in contatto attraverso il telefono e internet e dimostriamo ancora una volta che la nostra comunità è responsabile, coesa e rispettosa delle regole».

E De Pascale fa di più: chiede una mano ai cittadini: «Se venite a conoscenza di comportamenti scorretti, scriveteci dove e magari mandateci una foto.  Aiutiamo insieme le forze dell’ordine e di polizia».

Prostituta denunciata per non aver rispettato il decreto anti coronavirus

Sorpresa in strada due volte nel giro di poche ore. «Ma io stavo lavorando…»

A distanza di poche ore, i carabinieri l’hanno identificata per due volte mentre si prostituiva sulla stessa piazzola della Statale 16 Adriatica nei pressi di Cervia. E per due volte di fila l’hanno denunciata per inosservanza del provvedimento dell’autorità legato al contenimento della diffusione del Covid-19.

Protagonista della singolare vicenda – come riportato del Resto del Carlino – è una giovane lucciola di origine romena identificata dai miliari del Radiomobile della locale Compagnia sia giovedì notte che nel primo pomeriggio di venerdì.

La giovane, per tentare invano di evitare la denuncia, ha in buona sostanza sostenuto che si trovava lì per lavorare per l’autosostentamento: come dire che il suo caso era come quello dei lavoratori autorizzati a recarsi al lavoro. (Ansa.it)

Una petizione chiede la quarantena per i sanitari venuti in contatto coi contagiati

Lanciata dai sindacati, ha l’obiettivo di cancellare la norma inserite nel decreto legge

Coronavirus OspedaleUna petizione per chiedere di cancellare la norma inserita nel decreto legge di qualche giorno fa a firma del ministro della Salute Speranza, dove si prevede la “quarantena” per il personale sanitario venuto in contatto con casi confermati di malattia infettiva diffusiva al nuovo coronavirus solo in caso di sintomatologia respiratoria o test positivo.

«In pratica – commentano in una nota Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl dell’Emilia-Romagna, promotori dell’iniziativa – chi lavora dentro le strutture sanitarie ed è entrato a contatto con pazienti Covid 19 positivi senza i giusti dispositivi di protezione individuale se non accusa malessere continua a lavorare senza che sia accertato se ha contratto o no il virus. Un meccanismo dal nostro punto di vista pericoloso quello previsto dall’articolo 7 perché sostanzialmente toglie la tutela della salute individuale delle operatrici e degli operatori della sanità. Ma al tempo stesso potrebbe mettere a rischio quella collettiva, perché si potrebbe creare la condizione per cui chi lavora può diventare un portatore inconsapevole di coronavirus. Così si rischia di trasformare le strutture sanitarie in punti di propagazione».

La petizione lanciata sulla piattaforma change.org ha raggiunto in brevissimo tempo la raccolta di migliaia di firme.

Per firmare la petizione basta cliccare su questo link e procedere alla sottoscrizione.

L’appello della Cassa ai cittadini: «Le banche riaprono, ma prima telefonate»

Presidente e direttore del gruppo invitano anche a utilizzare computer e smartphone

14 09 2017 Ravenna Dante 2021 Sala Dantesca Biblioteca Classense , Antonio Patuelli E Maurizio Molinari
Antonio Patuelli, presidente della Cassa di Risparmio di Ravenna e dell’Abi

Un appello alla cittadinanza è stato rivolto dal presidente e dal direttore generale del gruppo bancario Cassa di Ravenna, Antonio Patuelli e Nicola Sbrizzi: domani, lunedì, le banche riapriranno, come disposto dal Governo, con le previste prudenze sanitarie.

Il Gruppo Cassa di Ravenna, che comprende anche la Banca di Imola, invita i cittadini a contribuire al massimo alla lotta al coronavirus evitando ogni rischio di contagio.

Il presidente Patuelli e il direttore Sbrizzi sottolineano che sono numerosissime le operazioni bancarie possibili da casa tramite computer e telefono portatile; molto diffusi sono anche i “Bancomat” all’esterno delle filiali che forniscono denaro e permettono ricariche telefoniche, bollo auto Aci, pagamenti Mav e di bollettini vari.

Operano anche “bancomat evoluti” con i quali possono essere inoltre effettuate operazioni di versamento: sono installati per la Cassa in Piazza 20 Settembre (Piazza dell’Aquila) a Ravenna, presso l’Agenzia di Alfonsine nella locale Piazza centrale, a Faenza presso la centralissima Filiale in Piazza della legna e per la Banca di Imola, presso la Sede Centrale, in vIa Appia.

Patuelli e Sbrizzi rivolgono un appello soprattutto a chi desiderasse andare comunque in banca, in particolare agli anziani che avessero meno confidenza con le tecnologie: “invece e prima di andare nella filiale bancaria, telefonate da casa alla filiale per consigliarvi su come risolvere il problema che avete, senza uscire di casa; ci sono tante possibilità che vanno ricercate e che sono realizzabili facilmente per telefono con le filiali bancarie senza uscire di casa. Vi invitiamo cordialmente a telefonare in banca prima di uscire di casa”.

Botteghe chiuse, le vetrine del centro di Ravenna ai tempi del coronavirus – Le foto

“Tutto andrà bene”, “Chiuso per senso civico”, “Io sto a casa”. Questi e altri i messaggi lasciati dai commercianti sugli ingressi serrati della propria attività.

In una gallery di una trentina di fotografie scattate da Francesco Bernabini (durante un’uscita per fare la spesa), offriamo uno spaccato di come oggi si presenta il centro di Ravenna, ai tempi del coronavirus.

Sperando di vedere il prima possibile rialzarsi quelle saracinesche…

Coronavirus, altra ordinanza della Regione. Stop take-away. Ok idraulici e meccanici

Il nuovo provvedimento chiude anche gli stabilimenti balneari e sospende le attività programmabili nella sanità privata

TakeawayLa conferma che solo l’attività di consegna a domicilio di cibo e pasti preparati sia consentita, col fermo di quella da asporto, compresi i take-away. I supermercati presenti nei centri commerciali che, nei festivi e prefestivi, devono permettere l’accesso solo alle aree di vendita di prodotti alimentari, farmacie e parafarmacie. Capitolo mercati: tutti sospesi a eccezione di quelli destinati alla vendita di prodotti alimentari. Poi le strutture ricettive e gli alberghi che possono tenere aperta l’attività di ristorazione interna solo per gli ospiti che vi soggiornano. Ancora: negli esercizi polifunzionali possono proseguire solo le attività consentite (ad esempio giornali e tabacchi) ma non quelle di bar e ristorazione; così come sono consentite quelle di servizi alla casa (idraulici, elettricisti, etc.) e ai veicoli (gommisti, elettrauto, meccanici, carro attrezzi). E per la sanità privata, così come già avviene in quella pubblica, sono sospese tutte le attività programmabili e le non urgenze.

Sono alcune delle misure contenute nella nuova ordinanza firmata nel pomeriggio di oggi (14 marzo) dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini, per rafforzare la lotta alla diffusione del coronavirus. Agendo in coerenza con l’ultimo Decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri, dell’11 marzo scorso, l’atto definisce ancor più nel dettaglio i provvedimenti introdotti.

Ecco le misure previste nell’ordinanza.

Supermercati, nel week end consentiti solo spazi per alimentari, farmacie e parafarmacie
Le medie e grandi strutture di vendita e gli esercizi presenti all’interno dei centri commerciali sono chiusi nelle giornate festive e prefestive, ad esclusione di farmacie, parafarmacie e punti vendita di generi alimentari. L’ordinanza precisa in tali strutture deve essere consentito l’accesso solo agli spazi dedicati alla vendita dei prodotti riferiti alle attività autorizzate. Pertanto, i supermercati presenti nei centri commerciali possono aprire nelle giornate festive e prefestive limitatamente alle aree di vendita di prodotti farmaceutici, parafarmaceutici e di generi alimentari. Deve essere in ogni caso garantita la distanza interpersonale di 1 metro, anche attraverso la modulazione dell’orario di apertura. Resta vietata ogni forma di assembramento.

-Take-away: consumo e asporto no, sì solo alle consegne a domicilio
Sospese tutte le attività che prevedono la somministrazione e il consumo sul posto di alimenti e quelle che prevedono l’asporto, compresi i take-away, cioè gli esercizi che preparano pasti da portare via, come ad esempio rosticcerie, friggitorie, gelaterie, pasticcerie, pizzerie al taglio. Per tutte queste attività resta consentito solo il servizio di consegna presso il domicilio o la residenza del cliente, con la prescrizione, per chi organizza l’attività di consegna a domicilio – che sia lo stesso esercente o una piattaforma –, del rispetto delle disposizioni igienico sanitarie.

-Fermi tutti i mercati eccetto la vendita di prodotti alimentari
Capitolo mercati: sono sospesi i mercati ordinari e straordinari, i mercati a merceologia esclusiva e i mercatini e le fiere, ad eccezione dei mercati a merceologia esclusiva per la vendita di prodotti alimentari e più in generale, ai posteggi destinati e utilizzati per la vendita di prodotti alimentari. Deve essere in ogni caso garantita la distanza interpersonale di 1 metro.

-Alberghi, ristorazione consentita solo per i clienti che soggiornano
Restano consentite le attività di ristorazione all’interno di strutture ricettive come alberghi, residenze alberghiere, agriturismi e solo per i clienti che vi soggiornano. -Esercizi commerciali polifunzionali: stop bar e ristorazione

-Esercizi commerciali polifunzionali: stop bar e ristorazione
Nel caso di esercizi nei quali vi sia contemporaneamente somministrazione di alimenti e bevande e attività commerciali consentite come rivendita di tabacchi, di giornali o riviste, di beni alimentari, l’attività di somministrazione di alimenti e bevande è sospesa. Questo anche negli esercizi polifunzionali.

-Sanità privata, sospese attività programmabili e le non urgenze
Anche nel sistema sanitario privato, così come avviene in quello pubblico, è sospesa qualunque erogazione di prestazioni programmabili e non urgenti.

-Chiusi gli stabilimenti balneari
Sono invece chiusi al pubblico gli stabilimenti balneari e le relative aree di pertinenza. L’accesso è consentito solo al personale impegnato in comprovate attività di cantiere e lavorative in corso, anche relative alle aree in concessione o di pertinenza, per esempio in vista della stagione estiva.

-Idraulici e meccanici auto: attività consentita
Possono proseguire anche le attività necessarie di servizi alla casa (a titolo esemplificativo: idraulici, elettricisti, etc.) e ai veicoli (gommisti, elettrauto, meccanici, carroattrezzi).

-Regione, nelle società partecipate decisioni in videoconferenza
Per quanto riguarda la Regione, gli enti pubblici strumentali da essa vigilati, gli enti privati in controllo pubblico istituiti o partecipati dalla Regione stessa, possono, anche in deroga alle disposizioni che regolano il loro funzionamento, riunire i propri organi collegiali, anche in sede deliberante, con modalità telematiche che assicurino la massima riservatezza possibile delle comunicazioni e consentano a tutti i partecipanti la possibilità immediata di visionare gli atti della riunione, intervenire nella discussione, scambiare documenti, esprimere il voto, approvare il verbale.

-Pubbliche amministrazioni, bar/ristorazione interna per dipendenti presenti
E per quanto riguarda le pubbliche amministrazioni, possono disporre l’apertura degli esercizi di bar o ristorazione presenti all’interno per consentire ai dipendenti e agli operatori che svolgono attività indifferibili di poter usufruire del servizio durante i turni di lavoro.

Il Magio Bike Tour è tornato a casa: «Ci siamo commossi sotto il cartello Ravenna»

Dopo sette anni in giro per il mondo in bicicletta si è conclusa la straordinaria avventura dei fratelli Gondolini e Marco Meini. «Avremo tempo per incontrare tutti, uno alla volta. Grazie intanto a tutti quelli che ci hanno accompagnato e supportato lungo il viaggio»

MaGio Bike Tour 1Proprio oggi 14 marzo, in queste ore, era prevista in piazza del Popolo a Ravenna, in collaborazione con l’assessorato al turismo del Comune, una festa di benvenuto con tanti amici e appassionati della bici, per il ritorno a casa del “Magio Bike Tour” – i ciclisti ravennati Giovanni e Francesco Gondolini e Marco Meini –, sette anni dopo un viaggio su due ruote intorno al mondo, nel cuore della loro città dove erano partiti nel febbraio 2013.

Invece, Giovanni e Francesco sono arrivati in anticipo nel pomeriggio di martedì 10 marzo – incalzati dall’emergenza epidemia lungo le strade del nord ovest del Paese – in un’atmosfera surreale, nella piazza deserta, proprio nel primo giorno di “coprifuoco” imposto dal primo decreto del Governo anti-coronavirus. Concludendo così “in sordina” la loro impresa.

Ad attenderli,  mentre loro arrivavano sorridenti lungo via IV Novembre in sella alle loro biciclette, commossi e felici, solo i parenti e il direttore del nostro giornale che li ha accompagnati virtualmente nel lunghisssimo viaggio,  pubblicando nel corso degli anni le loro testimonianze, il diario di una straordinaria avventura in cinque continenti.

Marco Meini ha abbandonato il percorso nel 2016 per amore, mettendo su famiglia in Canada, mentre Giovanni Gondolini ha proseguito fino al’arrivo – raggiunto poi dal fratello Francesco – fatta eccezione per la toccata e fuga obbligata di fine 2017, quando si è dovuto sottoporre a un intervento chirurgico per la frattura del tendine d’achille riportata in Cile.

Il 10 marzo, un po’ a sorpresa, sollecitato dalle autorità, il ritorno a Ravenna, nel pieno dell’emergenza coronavirus, con oltre 90mila chilometri pedalati da Giovanni in sette anni, attraversando 70 paesi. In piazza del Popolo, a salutarli, anche lo stesso Meini, rientrato appositamente dal Canada.

«Siamo partiti in due e siamo tornati in sei», scherzano in piazza, ricordando come Meini, nel frattempo, sposato con Sheena sia diventato padre di due gemelle.
«È stato un ritorno strano – raccontano –, sotto il cartello di Ravenna ci sono venute un po’ di lacrime. Sarebbe stato divertente fare festa con tanti amici, ma essendo stato un viaggio personale è stato bello anche chiuderlo da soli. Ora ci prendiamo il tempo per incontrare tutti, uno alla volta, per comunicare veramente le nostre emozioni. Vogliamo ringraziare però già ora i tanti amici che hanno pedalato con noi in questi anni e chi ci ha supportato, finanziato, “pazientato”».

E che effetto fa tornare con il proprio paese travolto dal ciclone coronavirus? «In giro per il mondo ne abbiamo viste davvero tante (tra cui i focolai di ebola in Africa, ndr) e ci siamo abituati a prendere le cose con la filosofia che ti insegna il viaggio. Con questo mezzo qui, la bicicletta, non puoi decidere niente. Devi saper accettare i tempi e quello che viene. Ma non ci siamo mai sentiti soli, sentivamo la grande energia di chi ci seguiva anche da lontano. Ora faremo una festa quando questa emergenza sarà finita, un flash mob o una manifestazione per promuovere l’utilizzo della bici».

Dopo avere seguito le loro vicissitudini per sette anni, quando sarà possibile, li aspettiamo presto in redazione, per una chiacchierata su questa impresa  e sul significato del viaggio.

Coronavirus, 78 contagiati: a Ravenna monitorati i frequentatori di una palestra

Altre 11 persone ricoverate in ospedale, ma nessuno in terapia intensiva

Ambulanza CoronavirusSono 78 i contagiati dall’inizio dell’emergenza coronavirus in provincia di Ravenna. Rispetto ai 23 nuovi casi di positività accertati nella giornata di oggi (14 marzo) dalla Provincia fanno sapere che 11 riguardano donne e 12 uomini.

Undici persone sono ricoverate in ospedale a Ravenna, nessuno in terapia intensiva, mentre le altre dodici sono in isolamento domiciliare poiché privi di sintomi o con sintomi molto lievi.

Due di questi 23 nuovi casi fanno riferimento a persone che lavorano o hanno residenza fuori provincia, tre sono riconducibili ad un “cluster” presente in un’altra provincia e gli altri sono invece collegati a casi già noti sul territorio.

In particolare 9 casi sono a Ravenna, di cui alcuni riconducibili a una palestra, i cui frequentatori sono stati individuati e contattati dal Dipartimento di igiene pubblica dell’Ausl Romagna e sono monitorati.

A Cervia sono 8 i casi, tutti riconducibili a nuclei famigliari collegati con positività già note, a loro volta individuati e monitorati.

Coronavirus, 23 casi positivi in più in un giorno in provincia di Ravenna

Complessivamento sono 78 le persone che hanno contratto la malattia

UnnamedIn Emilia-Romagna sono complessivamente 2.644 i casi di positività al Coronavirus a oggi (14 marzo), 381 in più rispetto all’aggiornamento di ieri. Passano da 8.787 a 10.043 i campioni refertati. Si tratta di dati disponibili e accertati alle ore 12, sulla base delle richieste istituzionali.

Complessivamente, sono 1.055 le persone in isolamento a casa perché con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere, o prive di sintomi; quelle ricoverate in terapia intensiva sono invece 152 (24 in più rispetto a ieri). E salgono a 54 (ieri erano 51) le guarigioni, 51 delle quali riguardano persone “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione e 3 dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultata negativa in due test consecutivi.

Purtroppo, però, crescono anche i decessi, passati da 201 a 241: 40, quindi, quelli nuovi, che riguardano 22 uomini e 18 donne. Per 10 delle persone decedute erano note patologie pregresse, in qualche caso plurime, per le altre sono in corso approfondimenti epidemiologici. I nuovi decessi registrati riguardano 24 residenti in provincia di Piacenza, 8 in quella di Parma, 1 in quella di Reggio Emilia, 4 in quella di Bologna, 2 in quella di Ferrara e 1 del lodigiano.

In dettaglio, questi sul territorio i casi di positività, che invece si riferiscono non alla provincia di residenza ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: Piacenza 853 (143 in più rispetto a ieri), Parma 570 (52 in più), Rimini  398 (35 in più), Modena 306 (55 in più), Reggio Emilia 153 (15 in più), Bologna 195, di cui 63 del circondario imolese (complessivamente 40 in più, di cui 16 a Imola e 24 a Bologna), Ravenna 78 (23 in più), Forlì-Cesena  62 (di cui 38 a Forlì, 8 in più rispetto a ieri, e 24 a Cesena, 5 in più rispetto a ieri),  Ferrara 29 (5 in più rispetto a ieri).

Coronavirus, il vescovo prega in videomessaggio e affida la città alla Vergine Greca

Monsignor Ghizzoni pensa a malati, operatori sanitari e anziani

Mons Lorenzo Ghizzoni Web
Mons Lorenzo Ghizzoni

Un videomessaggio sul sito e sulla pagina Facebook del settimanale diocesano Risveglio Duemila: affida alle nuove tecnologie la sua preghiera per la città monsignor Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia.

Venerdì, infatti, il presule ha registrato nel Santuario di Santa Maria in Porto la preghiera di affidamento della città e della Diocesi alla Vergine Greca, in questo tempo di fragilità dovuto all’epidemia da coronavirus. E nell’impossibilità di condividerlo con i fedeli (a causa delle restrizioni anti-contagio), per la prima volta, monsignor Ghizzoni ha scelto di diffonderlo attraverso un videomessaggio.

«Vogliamo proporre questo momento di preghiera –  spiega monsignor Ghizzoni nel videomessaggio – invocando Maria e i santi perché ci proteggano e intercedano per noi e diano la forza a tutti noi, alle nostre comunità e alle nostre famiglie e  ci aiutino a superare questo momento di crisi, ci rendano più forti nella carità e disponibili gli uni per gli altri e ci aiutino ad osservare le regole che ci sono state chieste; per coloro che stanno lavorando a favore dei malati, gli operatori sanitari e i nostri anziani . E speriamo di poter ritornare presto a celebrare insieme l’Eucaristia nelle grandi feste della nostra vita cristiana».

Tra le invocazioni fatte durante la preghiera, l’arcivescovo Lorenzo ha chiesto al Signore di proteggere la «nostra chiesa di Ravenna-Cervia ed essere presente in ogni casa e in ogni famiglia, di sorreggere e confortare gli anziani con la Grazia dello Spirito, di illuminare i legislatori, ridare la patria agli esuli e confortare gli infermi». È seguita poi una preghiera alla Vergine Greca che lo stesso Arcivescovo aveva composto in un’altra occasione.

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