mercoledì
22 Aprile 2026

Il Guercino del Museo di Ravenna in viaggio verso Piacenza

L’opera d’arte che fa parte della collezione antica del Mar in prestito in Emilia dopo l’intervento conservativo

In occasione del progetto di riordino della loggia Guidarello, con la temporanea chiusura al pubblico della Collezione Antica (grazie al contributo regionale), il Comune di Ravenna e il Museo d’Arte della Città hanno accolto con favore la richiesta di prestito di uno dei suoi capolavori, il San Romualdo di Guercino (Cento 1591 – Bologna 1666).

Dal 4 marzo la grande pala sarà infatti esposta a Piacenza presso la Cappella Ducale di Palazzo Farnese nella mostra dal titolo “Guercino tra sacro e profano”, insieme a una ragionata selezione di opere di notevolissima qualità.

«Per valutare il prestito di un’opera altrimenti inamovibile per la superba qualità pittorica – dichiara l’assessora Elsa Signorino – grande importanza ha avuto la garanzia della remise en forme del capolavoro», che verrà condotta negli spazi del Mar con l’allestimento di un laboratorio di restauro nell’ottica di una piena interdipendenza di valorizzazione e conservazione che interessa sia il dipinto che la cornice.

Al termine dell’intervento conservativo, sostenuto dagli enti promotori piacentini e affidato alle mani esperte di Sandro Salemme di Imola, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, e la direzione della conservatrice del Mar, la grande pala – capolavoro tra capolavori – sarà trasferita a Piacenza, in Palazzo Farnese, dove resterà visibile fino al 4 giugno.

«Con questo prestito il percorso di valorizzazione del patrimonio civico conservato presso il Mar si arricchisce di nuove, importanti, occasioni di alto profilo istituzionale e di qualificato impegno scientifico», afferma la direttrice del Mar, Maria Grazia Marini. Dopo l’appuntamento alle Scuderie del Quirinale con la mostra “Il museo universale. Dal sogno di Napoleone a Canova”, nel bicentenario del rientro delle opere d’arte dal Louvre, è la volta del San Romualdo di Guercino, il dipinto un tempo all’altare maggiore della chiesa omonima del monastero camaldolese di Classe, e ora fra le opere a più alta intensità simbolica che si conservino al Mar, nella Collezione Antica.

L’iniziativa, promossa da Comune di Piacenza, Musei civici di Palazzo Farnese, Diocesi di Piacenza-Bobbio e Fondazione di Piacenza e Vigevano, intende celebrare l’anniversario dei lavori compiuti da Guercino nella cattedrale di Piacenza tra il 1626 e il 1627, nella ricorrenza del quarto centenario. La mostra, per la cura di Daniele Benati e Antonella Gigli, rientra in un più ampio progetto che prevede anche un convegno su Sir Denis Mahon che al pittore centese ha dedicato gli studi.

Si spacciava per minore abbandonato Rimpatriato dalla polizia con il padre

I due denunciati per truffa allo Stato: il giovane era ospite in una comunità a spese del pubblico.

A pochi giorni dagli sviluppi delle indagini della polizia di Faenza che hanno portato a 28 denunce per truffa allo Stato per il fenomeno dei minori stranieri in apparente stato di abbandono per usufruire dei servizi assistenziali garantiti dalla legge, il 27 febbraio è stato rimpatriato in Albania un minore accolto da qualche mese in una comunità con oneri a carico dell’Unione della Romagna Faentina. A seguito delle indagini, il padre del minore, consapevole della gravità delle contestazioni mosse a lui e a suo figlio, ha dichiarato la propria disponibilità a riprendere con sé il minore e fare rientro nel Paese di origine. Padre e figlio sono stati accompagnati dagli agenti di polizia e imbarcati su un traghetto in partenza da Bari. Altri minori attualmente in comunità saranno affidati a parenti nel corso dei prossimi giorni. Lo si apprende da un comunicato congiunto diffuso da Comune di Faenza e commissariato.

«L’operazione – si legge nella nota – è la prima del genere nel territorio faentino e fa seguito alla più generale e costante attività investigativa svolta in particolare negli utimi due anni dal commissariato di Faenza in sinergia con i Servizi Sociali dell’Unione della Romagna Faentina, che ha già portato alla denuncia all’Autorità Giudiziaria di 22 minori e 6 maggiorenni albanesi per truffa aggravata in danno dello Stato. Ulteriori indagini hanno inoltre messo in rilievo profili di carattere penale inerente l’ingresso illegale nel territorio nazionale da parte del minore, ipotesi prevista e punita dal Testo Unico delle leggi che regolano l’ingresso degli stranieri nel territorio dello Stato».

Quello dell’ingresso in Italia di minori albanesi si configura in molti casi come un vero e proprio stratagemma di natura illecita con l’unico scopo di aggirare le normative e inserirsi nel sistema di tutela riservato ai “minori non accompagnati”, uno status che di fatto permette il mantenimento nel nostro paese e un elevato standard educativo fino al compimento della maggiore età, oltre che facilitazioni per ottenere il permesso di soggiorno e per l’ingresso nel mondo del lavoro. Il tutto a carico dell’Amministrazione locale. Gli accertamenti hanno dimostrato come in realtà non si tratti di minori in stato di abbandono ma di ragazzi accompagnati in Italia da parenti, da amici connazionali o dagli stessi genitori, i quali, una volta oltrepassata la frontiera italiana, solitamente quella marittima di Bari e Brindisi, fanno poi ritorno immediato in Albania.

Il fenomeno, iniziato alla fine del 2011, si è intensificato nel tempo, fino a toccare nel 2014 e 2015 le punte più elevate, con un flusso rispettivamente pari a 37 e 50 minori accolti in comunità. Nel 2016 il Comune di Faenza ha notificato ai genitori in Albania una diffida legale con la quale si è intimato il pagamento delle spese sostenute per l’accoglienza in comunità. Un’azione risarcitaria che ha avuto un effetto deterrente portando ad una significativa riduzione dei casi, pari a 9 nel 2016.

Piazza Kennedy al rush finale E i bagni spariranno nella notte…

Il cantiere verrà completato definitivamente entro metà marzo

Saranno rimosse nella notte tra il 2 e il 3 marzo le tanto discusse toilette di piazza Kennedy, in centro a Ravenna.

Dal 6 marzo l’area (dove resteranno al momento i vani tecnici) verrà ripavimentata, poi l’ultimo passaggio sarà il completaemento dell’installazione dei lampioni. Al netto di altri piccoli dettagli, la riqualificazione dell’ex parcheggio sarà così terminata a breve, comunque non oltre il 19 marzo, data di scadenza del contratto dei lavori, 21 mesi dopo quindi l’avvio del cantiere, 9 in ritardo rispetto alle previsioni iniziali.

Lo scorso gennaio il sindaco De Pascale aveva promesso la riapertura definitiva entro il mese di febbraio.

Piazza Kennedy al rush finale E i bagni spariranno nella notte…

Il cantiere verrà completato definitivamente entro metà marzo

Saranno rimosse nella notte tra il 2 e il 3 marzo le tanto discusse toilette di piazza Kennedy, in centro a Ravenna.

Dal 6 marzo l’area (dove resteranno al momento i vani tecnici) verrà ripavimentata, poi l’ultimo passaggio sarà il completaemento dell’installazione dei lampioni. Al netto di altri piccoli dettagli, la riqualificazione dell’ex parcheggio sarà così terminata a breve, comunque non oltre il 19 marzo, data di scadenza del contratto dei lavori, 21 mesi dopo quindi l’avvio del cantiere, 9 in ritardo rispetto alle previsioni iniziali.

Lo scorso gennaio il sindaco De Pascale aveva promesso la riapertura definitiva entro il mese di febbraio.

Il Pdf di Adinolfi contro la mostra di libri: «Pro gender, danno per mente dei bimbi»

Il Popolo della Famiglia: «A Padova e a Venezia è stata rifiutata»

Come da copione, anche a Ravenna arriva la protesta di gruppi cattolici contro la mostra di albi illustrati per bambini “Ci sono anch’io” in programma dal 6 marzo alla biblioteca Oriani di Ravenna(vedi articoli correlati). In questo caso è il Popolo della Famiglia – il partito noto a livello nazionale in particolare per il suo fondatore Mario Adinolfi – a ricordare prima che la mostra è stata rifiutata da Comuni come quelli di Venezia e di Padova.

«Stigmatizziamo questa ennesima iniziativa – si legge in una nota firmata dal referente ravennate Stefano Gardini – che, usando il paravento della lotta alle discriminazioni, è solo un grande spazio ideologico di promozione dell’ideologia Gender. È sempre più chiaro l’intento, con iniziative a raffica che coinvolgono direttamente i bambini con la partecipazione delle scuole, di forzare ancora una volta la mano. Alcuni di questi libri, che snaturano il sesso biologico, sono dannosi per la mente in formazione dei nostri bambini, perché confondono la loro identità sessuale instillando dubbi laddove non ce ne sono; questo è il vero obiettivo, presentare l’essere gay come il meglio che possa capitare nella vita. Invitiamo genitori ed insegnanti a non partecipare a questa mostra ideologica e dannosa e di aiutarci in questo modo a mandare un forte segnale agli organizzatori: alle famiglie italiane queste iniziative non interessano».

«Il Popolo della Famiglia – termina la nota – rimane in prima linea nella battaglia col suo motto: No Gender nelle scuole. Diciamo no al tentativo di destabilizzare i bambini con falsi messaggi, cercando di minare le loro menti in formazione con un bombardamento senza precedenti. Educhiamo noi i nostri figli, non lasciamoli educare da altri. Vigiliamo su tutte le iniziative ed informiamoci. Attenzione mamme e papà, questa è una vera e propria aggressione ai nostri bambini».

Il Pdf di Adinolfi contro la mostra di libri: «Pro gender, danno per mente dei bimbi»

Il Popolo della Famiglia: «A Padova e a Venezia è stata rifiutata»

Come da copione, anche a Ravenna arriva la protesta di gruppi cattolici contro la mostra di albi illustrati per bambini “Ci sono anch’io” in programma dal 6 marzo alla biblioteca Oriani di Ravenna(vedi articoli correlati). In questo caso è il Popolo della Famiglia – il partito noto a livello nazionale in particolare per il suo fondatore Mario Adinolfi – a ricordare prima che la mostra è stata rifiutata da Comuni come quelli di Venezia e di Padova.

«Stigmatizziamo questa ennesima iniziativa – si legge in una nota firmata dal referente ravennate Stefano Gardini – che, usando il paravento della lotta alle discriminazioni, è solo un grande spazio ideologico di promozione dell’ideologia Gender. È sempre più chiaro l’intento, con iniziative a raffica che coinvolgono direttamente i bambini con la partecipazione delle scuole, di forzare ancora una volta la mano. Alcuni di questi libri, che snaturano il sesso biologico, sono dannosi per la mente in formazione dei nostri bambini, perché confondono la loro identità sessuale instillando dubbi laddove non ce ne sono; questo è il vero obiettivo, presentare l’essere gay come il meglio che possa capitare nella vita. Invitiamo genitori ed insegnanti a non partecipare a questa mostra ideologica e dannosa e di aiutarci in questo modo a mandare un forte segnale agli organizzatori: alle famiglie italiane queste iniziative non interessano».

«Il Popolo della Famiglia – termina la nota – rimane in prima linea nella battaglia col suo motto: No Gender nelle scuole. Diciamo no al tentativo di destabilizzare i bambini con falsi messaggi, cercando di minare le loro menti in formazione con un bombardamento senza precedenti. Educhiamo noi i nostri figli, non lasciamoli educare da altri. Vigiliamo su tutte le iniziative ed informiamoci. Attenzione mamme e papà, questa è una vera e propria aggressione ai nostri bambini».

Nuovo direttore della Classense, «nomina politica, esclusi nomi di grande livello»

Le critiche di Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna che insieme a Cambierà annuncia anche ricorsi in arrivo per le selezioni

Le otto nuove nomine di dirigente effettuate dal sindaco De Pascale (vedi articoli correlati) sono «quanto di peggio si possa produrre, per arbitrarietà e condizionamento politico, manipolando l’ordinamento dei Comuni italiani». Lo dichiara Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna in consiglio comunale, che conferma anche quanto dichiarato nei giorni scorsi dai colleghi di opposizione, del gruppo Cambierà (il loro comunicato integrale tra gli allegati in fondo all’articolo), sui ricorsi al Tar che sarebbero in arrivo a firma degli esclusi.

Ancisi si concentra poi sul nuovo direttore della Classense, per cui sono pervenute a Palazzo Merlato 45 candidature confluite poi in un qualificato gruppo dei 18 candidati ammessi dalla commissione al colloquio “selettivo” (vedi articoli correlati).

Il punto fondamentale – secondo Ancisi – «è come sia stata formata la terna che la commissione ha sottoposto alla scelta finale del sindaco. È pur vero che De Pascale ha messo al primo posto il candidato più dotato dei tre, Maurizio Tarantino, ex dirigente del settore bibliotecario di Perugia; ma i due candidati idonei di riserva, Davide Gnola e Claudio Leombroni, attualmente a capo dello stesso settore nei rispettivi più domestici Comuni di Cesenatico e di Lugo, dove non esiste neppure l’incarico da dirigente, non ponevano una credibile alternativa. Su tutti tre gravano poi due debolezze: essere pervenuti alle suddette posizioni non per concorso, ma per nomina politica (in amministrazioni dirette dal Pd); essere dunque dei lavoratori precari, legati alle decisioni politiche di ogni sindaco, ad ogni suo rinnovo. Lo dimostra il fatto che Tarantino non solo ha perso la poltrona, ma è stato lasciato a casa dal Comune di Perugia, quando, nel 2014, il centro-destra ha sorprendentemente mandato a casa il sindaco Pd: di qui la sgradevole sensazione, rafforzata dal modus operandi, che per l’occasione sia stato attivato il più grande poltronificio politico d’Italia, anche se nel caso abbastanza a proposito».

Infine Ancisi polemizza per i candidati esclusi dalla terna finale, tra cui figurano «nomi di grande livello in Italia, a capo di importanti settori bibliotecari a Cesena (nella Malatestiana, prima biblioteca civica d’Europa), a Ferrara (l’Ariostea), a Cremona (la Statale), nell’Università di Padova, nell’Università di Torino, nell’Università di Parma, per non dire dell’Università Alma Mater di Bologna-Ravenna: da questa hanno avuto l’idea di poter “concorrere” per il nostro Comune una funzionaria con esperienza di direzione nella Biblioteca Centralizzata di Bologna e nei servizi bibliotecari dei campus di Cesena e Forlì, un’altra nelle biblioteche del polo scientifico di Ravenna e nel coordinamento del settore Biblioteca centrale del campus di Ravenna. Ha “concorso” pure uno dei massimi archivisti in campo internazionale, già direttore della Soprintendenza archivistica dell’Emilia-Romagna, dell’Archivio di Stato di Torino e dell’Istituto centrale degli Archivi, oltretutto recentemente incaricato come docente nel corso di Scienza del libro e del documento del campus di Ravenna. Svariati di questi nomi hanno il merito di aver effettuato concorsi pubblici veri per arrivare ai rispettivi vertici professionali e/o altri di occupare ruoli di dirigente, quasi tutti di non essere stati nominati da autorità politiche, così da distinguersi in tutto o in parte dalla terna vincente. Cosa abbiano di meno si leggerà nei verbali della commissione, che a mio parere dovrebbero essere pubblicati, almeno perché, nell’immaginaria selezione a cui si sono in buonafede sottoposti, sia resa loro giustizia. Da colloqui in media di 16 minuti, con minimi di 5 e 10, non possono essere stati sufficientemente valutati, in assenza di psicanalisti, il “piano motivazionale”, “l’interesse al ruolo”, “l’insoddisfazione nell’attuale contesto”, la “consapevolezza del ruolo”, la “significativa progettualità”. Respingo la tesi che alcuni siano troppo “anziani” o scarsamente motivati a restare a lungo a Ravenna. Si sarebbe dovuto effettuare un concorso pubblico vero per un posto di ruolo, se si fosse voluto ragionare oltre la prospettiva di un incarico triennale/quinquennale legato alla scadenza di De Pascale. È sempre meno detto che il prossimo sindaco sia del Pd. Perugia insegna, non da sola».

«Per una mobilità più sostenibile»

L’assessore comunale alla Mobilità delinea l’impostazione dell’amministrazione per gli spostamenti dei cittadini

Migliorare la qualità del trasporto pubblico, abbattere le barriere architettoniche, facilitare l’uso della bicicletta: sono le principali indicazioni giunte all’indirizzo della giunta comunale dal processo di partecipazione cittadina messo in campo nel corso del 2016 per arrivare all’approvazione del Pums, acronimo che indica il piano urbano della mobilità sostenibile e cioè il documento che dovrà licenziare la giunta De Pascale e sarà un’integrazione preziosa del piano generale del traffico urbano (Pgtu) approvato poco meno di un anno fa. Di investimenti, di progetti e dello stato attuale della mobilità ravennate parliamo con l’assessore comunale Roberto Fagnani con delega alla Mobilità.

Cominciamo proprio dal Pums…
«A settembre abbiamo ricevuto un corposo riepilogo di tutte le istanze emerse dalla partecipazione. È stato un bel percorso che ha coinvolto molti cittadini. La Regione ha fissato la fine del 2017 come scadenza per arrivare all’approvazione del Pums comunale. Ci sarà da lavorare per tenere conto di tutte le proposte ma sono ben chiare le direttrici principali: più trasporto pubblico, meno barriere architettoniche, più piste ciclabili».

A proposito di trasporto pubblico. Da marzo sarà operativa l’agenzia unica romagnola per la mobilità. Cosa potrà migliorare?
«Innanzitutto recepiamo una linea regionale. Il nuovo soggetto nasce per razionalizzare e cercare di andare incontro alle esigenze dei cittadini: in tema di mobilità bisogna ragionare in ottica di area vasta».

Allargando i confini non rischiano di andare perse le esigenze più locali?
«Il ruolo delle ammininistrazioni non verrà meno, sarà sempre presente, soprattutto in fase embrionale ognuno porterà le proprie segnalazioni. Ma un’agenzia unica permette un peso notevole sul tavolo della concertazione. E nei prossimi dodici mesi arriverà la nuova gara d’appalto del trasporto pubblico: sarà un lotto unico per tutta la Romagna».

Un trasporto pubblico efficiente è un tema sempre più centrale nell’agenda della cittadinanza.
«La nascita dell’agenzia unica va proprio in questa direzione. Il compito delle amministrazioni dovrà essere anche quello di proporre una visione culturalmente diversa: il mezzo pubblico deve essere visto come un’alternativa percorribile non solo da chi è senza auto ma anche da chi ha l’auto. Coinvolgere gli studenti e il forese è la strada giusta. Anche attraverso percorsi di ascolto come questionari per capire le esigenze».

È notizia recente della nuova fermata dell’alta velocità a Cesena. In Romagna ormai è rimasta esclusa solo Ravenna…
«Posso dire che io e il sindaco stiamo lavorando intensamente con la Regione per migliorare la situazione dei collegamenti ferroviari con Bologna. Al momento non posso dire di più ma deve essere chiaro che è un tema al centro della nostra attenzione».

La mobilità ciclabile su cosa può contare?
«Di recente è stata realizzata la ciclabile a Marina di Ravenna, quella di Classe e quella di San Bartolo per un totale di oltre un milione di euro. Il futuro prevede l’investimento di 800mila euro per collegare Ponte Nuovo a Madonna dell’Albero e 1,2 milioni per via delle Americhe a Punta Marina. E poi è stata fatta tutta una dettagliata mappatura dei percorsi di tipo naturalistico a servizio del cicloturismo».

«Per una mobilità più sostenibile»

L’assessore comunale alla Mobilità delinea l’impostazione dell’amministrazione per gli spostamenti dei cittadini

Migliorare la qualità del trasporto pubblico, abbattere le barriere architettoniche, facilitare l’uso della bicicletta: sono le principali indicazioni giunte all’indirizzo della giunta comunale dal processo di partecipazione cittadina messo in campo nel corso del 2016 per arrivare all’approvazione del Pums, acronimo che indica il piano urbano della mobilità sostenibile e cioè il documento che dovrà licenziare la giunta De Pascale e sarà un’integrazione preziosa del piano generale del traffico urbano (Pgtu) approvato poco meno di un anno fa. Di investimenti, di progetti e dello stato attuale della mobilità ravennate parliamo con l’assessore comunale Roberto Fagnani con delega alla Mobilità.

Cominciamo proprio dal Pums…
«A settembre abbiamo ricevuto un corposo riepilogo di tutte le istanze emerse dalla partecipazione. È stato un bel percorso che ha coinvolto molti cittadini. La Regione ha fissato la fine del 2017 come scadenza per arrivare all’approvazione del Pums comunale. Ci sarà da lavorare per tenere conto di tutte le proposte ma sono ben chiare le direttrici principali: più trasporto pubblico, meno barriere architettoniche, più piste ciclabili».

A proposito di trasporto pubblico. Da marzo sarà operativa l’agenzia unica romagnola per la mobilità. Cosa potrà migliorare?
«Innanzitutto recepiamo una linea regionale. Il nuovo soggetto nasce per razionalizzare e cercare di andare incontro alle esigenze dei cittadini: in tema di mobilità bisogna ragionare in ottica di area vasta».

Allargando i confini non rischiano di andare perse le esigenze più locali?
«Il ruolo delle ammininistrazioni non verrà meno, sarà sempre presente, soprattutto in fase embrionale ognuno porterà le proprie segnalazioni. Ma un’agenzia unica permette un peso notevole sul tavolo della concertazione. E nei prossimi dodici mesi arriverà la nuova gara d’appalto del trasporto pubblico: sarà un lotto unico per tutta la Romagna».

Un trasporto pubblico efficiente è un tema sempre più centrale nell’agenda della cittadinanza.
«La nascita dell’agenzia unica va proprio in questa direzione. Il compito delle amministrazioni dovrà essere anche quello di proporre una visione culturalmente diversa: il mezzo pubblico deve essere visto come un’alternativa percorribile non solo da chi è senza auto ma anche da chi ha l’auto. Coinvolgere gli studenti e il forese è la strada giusta. Anche attraverso percorsi di ascolto come questionari per capire le esigenze».

È notizia recente della nuova fermata dell’alta velocità a Cesena. In Romagna ormai è rimasta esclusa solo Ravenna…
«Posso dire che io e il sindaco stiamo lavorando intensamente con la Regione per migliorare la situazione dei collegamenti ferroviari con Bologna. Al momento non posso dire di più ma deve essere chiaro che è un tema al centro della nostra attenzione».

La mobilità ciclabile su cosa può contare?
«Di recente è stata realizzata la ciclabile a Marina di Ravenna, quella di Classe e quella di San Bartolo per un totale di oltre un milione di euro. Il futuro prevede l’investimento di 800mila euro per collegare Ponte Nuovo a Madonna dell’Albero e 1,2 milioni per via delle Americhe a Punta Marina. E poi è stata fatta tutta una dettagliata mappatura dei percorsi di tipo naturalistico a servizio del cicloturismo».

E il Comune di Bagnacavallo mette all’asta l’ex casa dei guardiani del fiume…

Un lotto da quasi 2.500 metri quadrati. Si parte da 105mila euro

Il Comune di Bagnacavallo ha indetto un’asta per la vendita dell’ex Casa di guardia del Ponte Albergone, in via Torri 1 a Traversara. Si tratta di un fabbricato a uso residenziale di due piani per circa 270 metri quadrati di superficie. Assieme a questo, è compreso nel lotto d’asta un fabbricato a un piano di 25 metri quadrati. L’area del lotto di pertinenza è di quasi 2.500 metri quadrati.
L’importo a base d’asta è di 105.300 euro e sono ammesse soltanto offerte in aumento. La scadenza per la presentazione delle offerte è fissata al 28 marzo e il giorno successivo si terrà l’apertura delle buste.

Il complesso, in ambito rurale, si trova a sud della frazione di Traversara, nelle vicinanze della strada statale San Vitale e dell’argine sinistro del fiume Lamone. In stato di totale abbandono da molti anni, in origine la casa era utilizzata come sede della guardiania dell’autorità preposta al controllo del fiume e dei suoi argini.

Gli interessati possono visionare l’immobile su appuntamento, rivolgendosi all’Ufficio Tecnico del Comune di Bagnacavallo, servizio Patrimonio, in piazza della Libertà 5 (tel. 0545 280878).
L’avviso d’asta, la perizia di stima e la domanda di partecipazione possono essere scaricati dall’home page del sito www.comune.bagnacavallo.ra.it

Per informazioni di carattere amministrativo e per presentare le offerte: Servizio Appalti e Contratti dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna (tel. 0545 38527 – 38533 – 38365, fax 0545 38574, e-mail appalti@unione.labassaromagna.it).

E il Comune di Bagnacavallo mette all’asta l’ex casa dei guardiani del fiume…

Un lotto da quasi 2.500 metri quadrati. Si parte da 105mila euro

Il Comune di Bagnacavallo ha indetto un’asta per la vendita dell’ex Casa di guardia del Ponte Albergone, in via Torri 1 a Traversara. Si tratta di un fabbricato a uso residenziale di due piani per circa 270 metri quadrati di superficie. Assieme a questo, è compreso nel lotto d’asta un fabbricato a un piano di 25 metri quadrati. L’area del lotto di pertinenza è di quasi 2.500 metri quadrati.
L’importo a base d’asta è di 105.300 euro e sono ammesse soltanto offerte in aumento. La scadenza per la presentazione delle offerte è fissata al 28 marzo e il giorno successivo si terrà l’apertura delle buste.

Il complesso, in ambito rurale, si trova a sud della frazione di Traversara, nelle vicinanze della strada statale San Vitale e dell’argine sinistro del fiume Lamone. In stato di totale abbandono da molti anni, in origine la casa era utilizzata come sede della guardiania dell’autorità preposta al controllo del fiume e dei suoi argini.

Gli interessati possono visionare l’immobile su appuntamento, rivolgendosi all’Ufficio Tecnico del Comune di Bagnacavallo, servizio Patrimonio, in piazza della Libertà 5 (tel. 0545 280878).
L’avviso d’asta, la perizia di stima e la domanda di partecipazione possono essere scaricati dall’home page del sito www.comune.bagnacavallo.ra.it

Per informazioni di carattere amministrativo e per presentare le offerte: Servizio Appalti e Contratti dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna (tel. 0545 38527 – 38533 – 38365, fax 0545 38574, e-mail appalti@unione.labassaromagna.it).

Un’artista giapponese e uno argentino disegnano sui muri la Segavecchia

A Cotignola continuano i progetti dedicati alla street art

Dal 28 febbraio al 5 marzo due street artist di fama internazionale saranno a Cotignola per scrivere (o meglio “pittare”) un nuovo capitolo del progetto “Dal museo al paesaggio”.

Si tratta di Mina Hamada e Zosen Bandido, che avranno il compito di realizzare un murale dedicato alla Segavecchia, la più antica sagra cotignolese, che risale ai tempi degli Sforza e nel 2017 compirà ben 566 anni.

Mina Hamada è una pittrice giapponese e i suoi lavori sono caratterizzati dall’utilizzo di forme astratte e organiche, con colori caldi e accesi, su uno sfondo monocromatico.
Zosen Bandido, di origini argentine, predilige l’utilizzo di colori al neon e forme geometriche, arrivando a creare una propria mitologia nei suoi graffiti, animati da personaggi fantastici.

Mina e Zosen già da tempo lavorano insieme e oggi vivono a Barcellona. Dopo la performance cotignolese, gli artisti andranno in Costa Rica per una conferenza sulla street art e successivamente saranno in Messico per la realizzazione di alcuni murales.

Durante il lavoro di creazione dei murales, saranno coinvolti anche gli studenti dell’istituto comprensivo “Don Stefano Casadio”: saranno infatti loro a raccontare la storia della Segavecchia ai due artisti e lo faranno in lingua spagnola; approfitteranno poi dell’occasione per intervistare Mina e Zosen e chiedergli del loro lavoro.
Gli studenti sono già al lavoro sulla street art, studiandone tecniche e artisti, e sono stati condotti in visita ai diversi murales realizzati a Cotignola, sotto la guida di Massimiliano Fabbri, direttore del museo civico “Luigi Varoli” e della scuola Arti e mestieri.

Diversi sono i muri già dipinti a Cotignola: la Signora K e James Kalinda hanno realizzato sulle facciate di due palazzi omogenei (nella foto) il ritratto di Muzio Attendolo Sforza e della compagna Lucia degli Attendoli, capostipiti del ceppo della nobile famiglia.
Una vecchia cabina Enel è stata trasformata dal Collettivo Fx in un Distributore non automatico di Coraggio, in omaggio al valore di alcuni concittadini durante la guerra.
Su un manufatto di cemento del Canale emiliano-romagnolo, l’artista madrileno Gonzalo Borondo ha realizzato due volti mimetizzati nei colori della campagna circostante.
È stato dipinto un ulteriore murale che raffigura una scena della Segavecchia in tempi di guerra a cura di Micol Lavinia Lundari, nonché due murales dedicati a figure del folklore locale.
L’artista Reve Più ha dipinto una parete di una casa rurale con un murale ispirato alla fauna e flora del fiume Senio.

Il progetto che coinvolge Mina Hamada e Zosen Bandido è organizzato dal Comune di Cotignola in collaborazione con il museo civico “Luigi Varoli”, l’istituto comprensivo “Don Stefano Casadio” di Cotignola e l’associazione Indastria di Ravenna.

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