domenica
26 Aprile 2026

Il nuovo inizio di Moder

Il primo album del rapper ravennate arriva
dopo un percorso quindicennale

cccccÈ uscito da qualche giorno 8 Dicembre, quello che – dopo vari ep – è a tutti gli effetti il primo disco solista di Moder, punto di arrivo di un percorso oramai quindicennale nel mondo dell’hip hop, ma non solo. Lanfranco Vicari – questo il suo vero nome –, classe 1983, è infatti una personalità di rilievo nella scena culturale ravennate, una posizione che si è guadagnato lavorando duramente, mettendoci la faccia, dialogando con le istituzioni e facendo valere le proprie istanze con una tenacia davvero ammirevole. Già fondatore de Il Lato Oscuro della Costa – oggi associazione culturale – primo gruppo rap ravennate ad imporsi a livello nazionale, Moder è nel team che si occupa della gestione del Cisim, spazio di Lido Adriano co-gestito assieme a Teatro delle Albe e Cooperativa Libra che organizza iniziative di vario genere. La sua attività principale rimane comunque la musica, sia come istruttore nel laboratorio di rap da lui organizzato, sia come rapper solista, oggi nel roster dell’etichetta indipendente Glory Hole Records.

8 Dicembre è un disco che condensa tutte queste esperienze e prende il titolo da quella che – per un tragico scherzo del destino – è la data più importante della sua vita: l’8 dicembre è infatti sia il giorno del suo compleanno che quello della morte di suo padre, avvenuta quando lui aveva appena undici anni. «Il novanta per cento di quello che ho fatto nella vita – sono le sue parole – l’ho fatto a partire dalla morte di mio padre, tutto quello che è venuto dopo è figlio di quell’esperienza. Senza quello ci sarebbe stato Lanfranco ma forse Moder non sarebbe esistito». L’album affronta varie tematiche, su cui però aleggia sempre il tema del ricordo, non necessariamente legato a quel tragico avvenimento, piuttosto come modalità di scrittura della propria vita, che è lotta per imporsi e poi subito guardare indietro per osservare il cambiamento.

Nel corso degli anni Moder ha modulato una tecnica di rap impeccabile, caratterizzata da uno stile di scrittura basato inizialmente su incastri metrici serrati  e che nel tempo è diventato più asciutto, comunicativo. Ascoltando i brani del disco appare forte la voglia di marcare a fuoco i ricordi, per renderli come indelebili, cercando di incastonarli nella realtà della propria città, che non è solo quella cittadina ma è anche e soprattuto le zone limitrofe fatte di sabbia, valli, campagne e ciminiere.

Sfogliando il booklet del cd o guardando il videoclip di “Mauro e Tiziana” – uno dei brani più dolorosamente biografici del disco – appare chiara la volontà di contestualizzare le proprie storie anche da un punto di vista anche fortemente visivo.

Uno degli aspetti più interessanti del disco è comunque quello legato alla parte musicale. L’album infatti esce a nome di “Moder feat. Duna”, e non a caso. Duna – al secolo Andrea Scardovi – è uno dei pionieri dell’hip hop a Ravenna, membro della crew campione del mondo di breakdance Break The Funk, nonché proprietario dello studio di registrazione che porta il suo nome. Moder e Duna, partendo dal beat hip hop classico, hanno lavorato a stretto contatto “aprendo” le strumentali dall’interno, cercando le più varie soluzioni in fase di arrangiamento – cosa tutt’altro che scontata nel rap – e avvalendosi di musicisti fidati per arricchire il tutto. Il risultato è un lavoro di notevole fattura, che conferma la qualità del progetto di Moder e la validità della propria proposta artistica.

Sant’Alberto vs Lido Adriano I seggi record per il Sì e per il No

Nel forese nord i favorevoli sono il 66 percento
Sul lido sud invece il 68 percento è contrario alla riforma

Spulciando tra i risultati dei vari seggi alla ricerca di record, emerge con grande nitore quello di Lido Adriano dove nella sezione 149 si è superato il 68 percento dei no, nella 11 il 66 e nelle restanti il voto è oscillato tra il 59,9 e il 61,6. Sopra il 60 percento si è arrivati anche in un seggio della zona Darsena e, sorprendentemente, nell’unico seggio di Camerlona, nel forese ravennate.

I sì invece hanno avuto l’apice in un seggio di Sant’Alberto dove si è superato il 66 percento, e il 60 percento si è superato anche in una sezione del centro storico (al Mordani, dove in un’altra sezione si è comunque arrivati al 59,5 percento). Per il resto i risultati migliori sono il 59,6 al seggio dell’ospedale, un 59,1 a Savarna e alcuni seggi, in particolare a San Pietro in Vincoli, dove si è comunque superato il 58 percento.

È arrivato l’albero di Natale in piazza a Ravenna: verrà acceso sabato 10

Quest’anno verrà addobbato dalle gioiellerie Pandora

È arrivato l’albero di Natale a Ravenna. Un abete alto 16 metri allestito al centro di piazza del Popolo e donato dalla città di Andalo (come accadeva fino a tre anni fa). Ora verrà addobbato a cura del gruppo delle gioiellerie Pandora (unico privato a rispondere alla chiamata del Comune), che ha decorato anche quello di Milano.

L’accensione, però, è in programma solo il 10 dicembre, due giorni dopo il tradizionale giorno di festa dell’8 dicembre, quando veniva inaugurato invece negli anni scorsi. Il motivo lo fornisce l’assessore al Turismo del Comune, Giacomo Costantini, che ha postato anche la foto qui a fianco su Facebook: i rappresentanti del Comune di Andalo, che ha donato l’albero, non sarebbero potuti essere presenti l’8 e hanno dato la loro disponibilità per sabato 10.

Un investimento complessivo da circa 10mila euro (tra albero e addobbi) che il Comune quest’anno non dovrà quindi sostenere.

È arrivato l’albero di Natale in piazza a Ravenna: verrà acceso sabato 10

Quest’anno verrà addobbato dalle gioiellerie Pandora

È arrivato l’albero di Natale a Ravenna. Un abete alto 16 metri allestito al centro di piazza del Popolo e donato dalla città di Andalo (come accadeva fino a tre anni fa). Ora verrà addobbato a cura del gruppo delle gioiellerie Pandora (unico privato a rispondere alla chiamata del Comune), che ha decorato anche quello di Milano.

L’accensione, però, è in programma solo il 10 dicembre, due giorni dopo il tradizionale giorno di festa dell’8 dicembre, quando veniva inaugurato invece negli anni scorsi. Il motivo lo fornisce l’assessore al Turismo del Comune, Giacomo Costantini, che ha postato anche la foto qui a fianco su Facebook: i rappresentanti del Comune di Andalo, che ha donato l’albero, non sarebbero potuti essere presenti l’8 e hanno dato la loro disponibilità per sabato 10.

Un investimento complessivo da circa 10mila euro (tra albero e addobbi) che il Comune quest’anno non dovrà quindi sostenere.

Ecco i parcometri con i pass fai da te per entrare nelle Ztl di Ravenna. A 8 euro

Il sistema a regime, dopo la fase di sperimentazione

Entra a regime oggi, 5 dicembre, dopo una fase sperimentale, la modalità semplificata per ottenere il pass, valido 24 ore, che consente l’accesso dei veicoli ai varchi Sirio e quindi alle zone a traffico limitato del centro di Ravenna (vedi articoli correlati).

Grazie ai parcometri esistenti nelle aree di sosta, inserendo il numero di targa e pagando il corrispettivo di 8 euro, si potrà ottenere la stampa del contrassegno da esibire sul cruscotto dell’auto.

«Le tecnologie di cui siamo in possesso – afferma l’assessore Fagnani – ci consentono di dare una svolta innovativa ai servizi al cittadino e il contrassegno per accedere alla ztl diventa ‘fai da te’, 24 ore su 24. Con il duplice risultato di semplificare la vita agli automobilisti, che potranno disporre subito di un pass al bisogno evitando le sanzioni di Sirio, e di impiegare in modo più consono le unità della Polizia municipale adibite in precedenza a questi compiti».

Il contrassegno consentirà il transito per 24 ore e la sosta per un massimo di 90 minuti nelle strade appartenenti alle zone a traffico limitato ma non nelle aree pedonali, quali ad esempio piazza del Popolo, via Boccaccio, via Galla Placidia.

I parcometri abilitati al rilascio dei pass sono solo quelli collocati nelle aree di sosta di: piazzale Torre Umbratica, via Agusta (al civico 2), piazza Mameli, piazza della Resistenza, via Maggiore (al civico 62), via R. Ricci angolo con via Castel San Pietro, viale Santi Baldini incrocio via Gradisca, via D’Alaggio 3, sede della Polizia municipale.

In provincia di Ravenna vince il sì Il no prevale a Russi e Cervia

I voti favorevoli alla riforma sopra al 52,8 percento, nel comune capoluogo si fermano al 50,9. Boom affluenza: oltre il 76

In controtendenza con il dato nazionale che ha visto una netta vittoria del no al referendum costituzionale, in provincia di Ravenna, dove si è avuta l’affluenza record del 76,3 percento, vince il sì con oltre il 52,8 percento. Nel comune capoluogo lo scarto tra sì e no si riduce con i favorevoli al 50,9 percento e con svariate sezioni in cui prevale il no. Nel comune di Cervia prevale, seppur di poco, il no con il 50,2 mentre più netto è il distacco a Russi dove il no si afferma al 52 percento.

Tra i risultati migliori per il sì si segnala Casola Valsenio con il 60 percento, Lugo al 56,6 percento, ma anche Massa Lombarda con il 56,7 percento, Fusignano con il 55,1 percento, Faenza con il 54,7 e Bagnacavallo con il 54,2 percento.

Tra i primi commenti in rete dei politici locali quello di Manuela Rontini, consigliera regionale Pd, da sempre convinta supporter del Premier e in prima linea nella campagna elettorale, che così commenta il discorso di Renzi e l’annuncio delle sue dimissioni: «Anche davanti alla sconfitta si conferma un vero leader: grazie @matteorenzi. W l’Italia! Il meglio, però, deve ancora venire. Ne sono certa».

Referendum costituzionale, in provincia ha votato il 76 percento degli elettori

Nel capoluogo quasi 15 punti in più rispetto alle Amministrative  

Affluenza di votanti davvero molto alta in provincia di Ravenna per il referendum costituzionale del 4 dicembre, con oltre il 76 percento degli aventi diritto che si è recato alle urne, una percentuale maggiore di quella italiana, di poco sotto al 69 percento.

Un risultato – che diventa ufficiale mentre gli exit poll parlano in Italia di una larga vittoria del No – migliore anche rispetto ai referendum popolari del 2011, quelli sull’acqua “bene comune”, quando in provincia l’affluenza fu del 65,6 percento mentre non è naturalmente paragonabile il risultato della scorsa primavera per le trivelle, quando non si raggiunse come noto il quorum (in provincia l’affluenza fu appena del 28,6 percento).

Nel comune di Ravenna, infine, alle ultime amministrative l’affluenza fu del 61,3 percento contro il 75,70 del 4 dicembre.

Referendum, affluenza al 65,5 percento Dato provinciale a Ravenna alle 19 

In Italia è il 57. Urne aperte fino alle 23 come l’ufficio elettorale per chi ha perso o completato la tessera

L’affluenza provinciale a Ravenna in occasione del referendum costituzionale è il 65,5 percento alle 19. Le urne resteranno aperte fino alle 23: per votare occorre la tessera elettorale e un documento valido (anche gli uffici elettorali restano aperti fino alle 23 per chi dovesse rinnovare la tessera). Il Comune di Alfonsine è quello con l’affluenza più alta (69,12) mentre all’opposto dei diciotto c’è Brisighella (62,15). In Italia l’affluenza alle 19 è del 57 percento.

«Piazza Kennedy è costata mezzo milione in più, erano soldi per le buche in strada»

Ancisi (Lpr) rivela il contenuto di alcune varianti: «565mila euro del Comune, erano fondi per le manutenzioni»

«Rispetto a come i lavori erano stati appaltati, la somma totale del loro costo è passata da un milione e 150mila euro a un milione e 715mila: la differenza di 565mila euro è stata pagata dal Comune attingendo al fondo del piano investimenti destinato a interventi urgenti per la manutenzione strade». La rivelazione sui costi della pedonalizzazione di piazza Kennedy a Ravenna arriva da Alvaro Ancisi, decano dell’opposizione in consiglio comunale, che si basa sul contento di alcune varianti approvate dalla giunta Matteucci e la più recente della giunta De Pascale.

Come ricorda lo stesso Ancisi, la nuova piazza è stata finanziata principalmente dalla Fondazione Del Monte che ha speso 1,2 milioni: «L’ente bancario, avendo comprato dal Comune e restaurato magnificamente Palazzo Rasponi al suon di 10 milioni, ci teneva a farlo figurare in armonia con una bella piazza fronte stante, anziché con uno sgraziato parcheggio di auto». Poi però il Comune ha dovuto partecipare per delle modifiche introdotte: «Nel nome dell’inevitabile tutela archeologica, che vedremo essere stata fasulla, la giunta Matteucci aveva approvato il 17 novembre 2015, una variante in corso d’opera del costo di 215mila euro. In data 24 novembre scorso la giunta De Pascale ha deliberato un’altra aggiunta di 350mila euro».

Ancisi riporta il contenuto di alcuni passaggi dell’ultima variante firmata dalla giunta in carica: «Il Comune procederà all’eventuale ricollocazione e/o modifiche per il blocco servizi e il vano tecnico attualmente collocati sul fronte di via Massimo D’Azeglio cioè il blocco comprendente, oltre alla fermata bus e al vano tecnico, i famigerati gabinetti. Il manufatto edicola di 23,78 mq, già pagato 71.500 euro, resta in magazzino finché non sarà collocato da un’altra parte, non sanno dove, non facilmente, non senza ulteriori costi. Infine il Comune dispone di attivare in corso d’opera tutte le attività necessarie alla pavimentazione della porzione di piazza destinata alla collocazione dell’edicola: significa che il buco per l’edicola l’avevano già fatto e adesso devono coprirlo».

Il danno e le beffe, dice Ancisi: «Ognuno può vedere quante manutenzioni urgenti sono necessarie alle nostre strade per la sicurezza dei loro malcapitati utenti, ma anche per l’immagine e l’attrattività di Ravenna. Casomai fosse stato necessario cambiare in corsa il piano investimenti per fronteggiare emergenze maggiori, sarebbe stata vasta la scelta, a cominciare dalla messa in sicurezza antisismica delle scuole messe peggio di fronte ad eventuali terremoti, che si doveva fare nel 2015 ed è stata rinviata a chissà quando».

«Piazza Kennedy è costata mezzo milione in più, erano soldi per le buche in strada»

Ancisi (Lpr) rivela il contenuto di alcune varianti: «565mila euro del Comune, erano fondi per le manutenzioni»

«Rispetto a come i lavori erano stati appaltati, la somma totale del loro costo è passata da un milione e 150mila euro a un milione e 715mila: la differenza di 565mila euro è stata pagata dal Comune attingendo al fondo del piano investimenti destinato a interventi urgenti per la manutenzione strade». La rivelazione sui costi della pedonalizzazione di piazza Kennedy a Ravenna arriva da Alvaro Ancisi, decano dell’opposizione in consiglio comunale, che si basa sul contento di alcune varianti approvate dalla giunta Matteucci e la più recente della giunta De Pascale.

Come ricorda lo stesso Ancisi, la nuova piazza è stata finanziata principalmente dalla Fondazione Del Monte che ha speso 1,2 milioni: «L’ente bancario, avendo comprato dal Comune e restaurato magnificamente Palazzo Rasponi al suon di 10 milioni, ci teneva a farlo figurare in armonia con una bella piazza fronte stante, anziché con uno sgraziato parcheggio di auto». Poi però il Comune ha dovuto partecipare per delle modifiche introdotte: «Nel nome dell’inevitabile tutela archeologica, che vedremo essere stata fasulla, la giunta Matteucci aveva approvato il 17 novembre 2015, una variante in corso d’opera del costo di 215mila euro. In data 24 novembre scorso la giunta De Pascale ha deliberato un’altra aggiunta di 350mila euro».

Ancisi riporta il contenuto di alcuni passaggi dell’ultima variante firmata dalla giunta in carica: «Il Comune procederà all’eventuale ricollocazione e/o modifiche per il blocco servizi e il vano tecnico attualmente collocati sul fronte di via Massimo D’Azeglio cioè il blocco comprendente, oltre alla fermata bus e al vano tecnico, i famigerati gabinetti. Il manufatto edicola di 23,78 mq, già pagato 71.500 euro, resta in magazzino finché non sarà collocato da un’altra parte, non sanno dove, non facilmente, non senza ulteriori costi. Infine il Comune dispone di attivare in corso d’opera tutte le attività necessarie alla pavimentazione della porzione di piazza destinata alla collocazione dell’edicola: significa che il buco per l’edicola l’avevano già fatto e adesso devono coprirlo».

Il danno e le beffe, dice Ancisi: «Ognuno può vedere quante manutenzioni urgenti sono necessarie alle nostre strade per la sicurezza dei loro malcapitati utenti, ma anche per l’immagine e l’attrattività di Ravenna. Casomai fosse stato necessario cambiare in corsa il piano investimenti per fronteggiare emergenze maggiori, sarebbe stata vasta la scelta, a cominciare dalla messa in sicurezza antisismica delle scuole messe peggio di fronte ad eventuali terremoti, che si doveva fare nel 2015 ed è stata rinviata a chissà quando».

Referendum: alle 12 ha votato un ravennate su quattro 

Affluenza provinciale al 24,8 (ma non serve il quorum)

A mezzogiorno l’affluenza al volto in provincia di Ravenna per il referendum costituzionale è del 24,75 percento (ma va ricordato che non è necessario il quorum per la validità della consultazione). Si va dal 29,78 di Bagnara al 22,64 di Lugo. Seggi aperti fino alle 23.

Referendum, è il giorno del voto 119mila alle urne nel comune di Ravenna

Seggi aperti fino alle 23. Stesso orario anche per l’ufficio elettorale

I cittadini italiani sono chiamati alle urne oggi 4 dicembre per approvare o bocciare la riforma costituzionale voluta dal governo e già approvata in Parlamento grazie al voto di Pd e alleati. Nel comune di Ravenna sono 119mila gli aventi diritto al voto (57mila uomini, 62mila donne)

Si vota dalle 7 alle 23, per farlo è necessario presentarsi al proprio seggio muniti di un documento di identità valido e della tessera elettorale su cui è riportato l’indirizzo del seggio. All‘elettore sarà consegnata una sola scheda. Ciascun elettore ha diritto di esprimere il voto tracciando, con la matita, un segno sul riquadro corrispondente alla risposta Sì o No. Per votare l’elettore deve usare esclusivamente la matita copiativa che gli viene consegnata al seggio. L’elettore, prima di uscire dalla cabina, deve ripiegare la scheda, secondo le linee lasciate dalla precedente piegatura.

Per la validità del referendum costituzionale confermativo, a differenza del referendum abrogativo, non è previsto dalla legge un quorum di validità; non si richiede, cioè, che alla votazione partecipi la maggioranza degli aventi diritto al voto e l’esito referendario è comunque valido indipendentemente dalla percentuale di partecipazione degli elettori.

Se sulla tessera elettorale risultano esauriti tutti i 18 spazi per l’attestazione del voto, se la tessera è deteriorata, è stata smarrita o rubata, bisogna richiedere un duplicato. Per i residenti nel comune di Ravenna il rilascio del duplicato avviene immediatamente all’ufficio elettorale di viale Berlinguer 54 o qualche giorno dopo se la richiesta viene presentata negli uffici decentrati. L’ufficio è aperto anche il giorno del voto delle 7 alle 23. Per informazioni 0544-482283 o elettorale@comune.ra.it.

Da settimane si sta consumando uno scontro durissimo tra i sostenitori del sì e quelli del no. Da una parte il Partito democratico con il partito di Alfano e pezzi di centrodestra come Ala di Verdini, dall’altra parte tutte le altre forze presenti in parlamento (e non) che vanno dalla Lega Nord a Forza Italia fino al Movimento Cinque Stelle e Sinistra Italiana e Possibile. Non solo, lo scontro ha travalicato i confini della politica e per esempio Cgil e Anpi fanno campagna per il no, mentre Confindustria è apertamente per il sì. A livello locale è necessario qualche distinguo: come noto dell’Anpi locale fanno parte anche sostenitori del sì a partire dal presidente provinciale Ivano Artioli. E divisioni si stanno consumando anche nello stesso Pd sia a livello nazionale, sia a livello locale. Dopo infatti Massimo D’Alema, anche Pierluigi Bersani si è dichiarato per il no. Stessa posizione del ravennate Miro Fiammenghi, molto vicino a Bersani. Divisi, sempre nel ravennate, sono anche i Repubblicani, alleati di governo del Pd in città. Mentre Sinistra per Ravenna, pur alleata al Pd in giunta, si schiera per il no. Qui, infatti, oltre ad attivisti grillini, a Forza Italia, a Lega Nord, al Pdf, ai partiti di sinistra è attivo da mesi sul territorio un Comitato per il no, forte di una lunga esperienza nel campo.

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