lunedì
27 Aprile 2026

I poliziotti annusano l’aria per strada e arrestano un coltivatore di marijuana

In manette un operaio 38enne: in casa aveva montato una serra con impianto di aerazione con canne fumarie senza filtri

L’odore nell’aria in strada era forte e i poliziotti della squadra mobile sono andati a naso per individuare l’abitazione da cui arrivava: un 38enne operaio è stato arrestato a Ravenna, nel pomeriggio del 2 novembre, in una abitazione del quartiere Alberti per coltivazione e detenzione di marijuana.

Gli agenti dell’Antidroga, una volta individuata la casa, si sono appostati in attesa dell’arrivo del proprietario di ritorno dal lavoro. La perquisizione dei locali permetteva di rinvenire una serra idroponica, completa di impianto di aereazione, irrigazione e illuminazione, dove erano in crescita cinque piante di marijuana alte circa 150 cm ognuna. In una altra stanza appese ad essiccare altre piante con infiorescenze già pronte per il consumo per un peso di circa 200 grammi. L’odore nel quartiere era provocato dell’impianto di aerazione che in maniera del tutto imprudente era stato costruito con canne fumarie che sfogavano senza filtri direttamente all’esterno.

Stamani il giudice ha convalidato l’arresto e disposto il processo per il prossimo 15 gennaio.

Dalla Regione 2,8 milioni per il Darsena Il sindaco: «Così Cervia cambia volto»

Via libera alla riqualificazione del magazzino. Diventerà un polo aperto
tutto l’anno tra «cultura, degustazione, commercio e benessere»

Il Magazzino Darsena di Cervia sarà recuperato grazie ai 2,850 milioni di euro di fondi che la Regione Emilia-Romagna ha stanziato per il progetto presentato dall’amministrazione. La Regione infatti ha approvato nei giorni scorsi complessivamente 24 progetti per un totale di 32 milioni di euro di risorse, cofinanziate dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2014-2020, per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e per migliorare la competitività delle destinazioni turistiche.

L’amministrazione comunale ora pubblicherà il bando di gestione, che dovrà prevedere una progettazione sostenibile con proposte che sappiano coniugare – si legge sul sito del Comune – «aspetti culturali, commerciali, della ristorazione e del wellness».

Le proposte –spiegano dall’Amministrazione – «dovranno essere innovative» e non dovranno creare concorrenza agli esercizi commerciali presenti su quell’area, «valorizzando le caratteristiche del Magazzino», esempio di architettura industriale della fine ‘600.

In seguito, sulla base del progetto vincitore, sarà effettuata la gara per il lavori di ristrutturazione, che dovranno essere completati entro il 2019.

Complessivamente il costo stimato dei lavori per il recupero del Darsena è di circa 4,8 milioni di euro e l’Amministrazione comunale integrerà le risorse regionali con 1,950 milioni di euro di fondi propri.

Il recupero del Magazzino Darsena è un’opera strategica che andrà a completare la riqualificazione del Borgomarina e dell’asta del porto canale, già partita con il primo stralcio sotto la Torre e che sarà completata entro il 2018. Nel 2018 inoltre è prevista la riqualificazione e rifunzionalizzazione della vecchia darsena davanti al Magazzino.

«È un momento storico per la nostra città – è il commento entusiastico del sindaco Luca Coffari –: il progetto approvato dalla regione prevede la creazione di un polo aperto tutto l’anno con cultura, degustazione, commercio e benessere. Ringrazio in particolare il Presidente della Regione Stefano Bonaccini e l’assessore Andrea Corsini per aver finanziato il nostro progetto che cambierà davvero il volto della città».

Dalla Regione 2,8 milioni per il Darsena Il sindaco: «Così Cervia cambia volto»

Via libera alla riqualificazione del magazzino. Diventerà un polo aperto
tutto l’anno tra «cultura, degustazione, commercio e benessere»

Il Magazzino Darsena di Cervia sarà recuperato grazie ai 2,850 milioni di euro di fondi che la Regione Emilia-Romagna ha stanziato per il progetto presentato dall’amministrazione. La Regione infatti ha approvato nei giorni scorsi complessivamente 24 progetti per un totale di 32 milioni di euro di risorse, cofinanziate dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2014-2020, per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e per migliorare la competitività delle destinazioni turistiche.

L’amministrazione comunale ora pubblicherà il bando di gestione, che dovrà prevedere una progettazione sostenibile con proposte che sappiano coniugare – si legge sul sito del Comune – «aspetti culturali, commerciali, della ristorazione e del wellness».

Le proposte –spiegano dall’Amministrazione – «dovranno essere innovative» e non dovranno creare concorrenza agli esercizi commerciali presenti su quell’area, «valorizzando le caratteristiche del Magazzino», esempio di architettura industriale della fine ‘600.

In seguito, sulla base del progetto vincitore, sarà effettuata la gara per il lavori di ristrutturazione, che dovranno essere completati entro il 2019.

Complessivamente il costo stimato dei lavori per il recupero del Darsena è di circa 4,8 milioni di euro e l’Amministrazione comunale integrerà le risorse regionali con 1,950 milioni di euro di fondi propri.

Il recupero del Magazzino Darsena è un’opera strategica che andrà a completare la riqualificazione del Borgomarina e dell’asta del porto canale, già partita con il primo stralcio sotto la Torre e che sarà completata entro il 2018. Nel 2018 inoltre è prevista la riqualificazione e rifunzionalizzazione della vecchia darsena davanti al Magazzino.

«È un momento storico per la nostra città – è il commento entusiastico del sindaco Luca Coffari –: il progetto approvato dalla regione prevede la creazione di un polo aperto tutto l’anno con cultura, degustazione, commercio e benessere. Ringrazio in particolare il Presidente della Regione Stefano Bonaccini e l’assessore Andrea Corsini per aver finanziato il nostro progetto che cambierà davvero il volto della città».

Dalla Regione 2,8 milioni per il Darsena Il sindaco: «Così Cervia cambia volto»

Via libera alla riqualificazione del magazzino. Diventerà un polo aperto tutto l’anno tra «cultura, degustazione, commercio e benessere»

Il Magazzino Darsena di Cervia sarà recuperato grazie ai 2,850 milioni di euro di fondi che la Regione Emilia-Romagna ha stanziato per il progetto presentato dall’amministrazione. La Regione infatti ha approvato nei giorni scorsi complessivamente 24 progetti per un totale di 32 milioni di euro di risorse, cofinanziate dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2014-2020, per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e per migliorare la competitività delle destinazioni turistiche.

L’amministrazione comunale ora pubblicherà il bando di gestione, che dovrà prevedere una progettazione sostenibile con proposte che sappiano coniugare – si legge sul sito del Comune – «aspetti culturali, commerciali, della ristorazione e del wellness».

Le proposte –spiegano dall’Amministrazione – «dovranno essere innovative» e non dovranno creare concorrenza agli esercizi commerciali presenti su quell’area, «valorizzando le caratteristiche del Magazzino», esempio di architettura industriale della fine ‘600.

In seguito, sulla base del progetto vincitore, sarà effettuata la gara per il lavori di ristrutturazione, che dovranno essere completati entro il 2019.

Complessivamente il costo stimato dei lavori per il recupero del Darsena è di circa 4,8 milioni di euro e l’Amministrazione comunale integrerà le risorse regionali con 1,950 milioni di euro di fondi propri.

Il recupero del Magazzino Darsena è un’opera strategica che andrà a completare la riqualificazione del Borgomarina e dell’asta del porto canale, già partita con il primo stralcio sotto la Torre e che sarà completata entro il 2018. Nel 2018 inoltre è prevista la riqualificazione e rifunzionalizzazione della vecchia darsena davanti al Magazzino.

«È un momento storico per la nostra città – è il commento entusiastico del sindaco Luca Coffari –: il progetto approvato dalla regione prevede la creazione di un polo aperto tutto l’anno con cultura, degustazione, commercio e benessere. Ringrazio in particolare il Presidente della Regione Stefano Bonaccini e l’assessore Andrea Corsini per aver finanziato il nostro progetto che cambierà davvero il volto della città».

Una camminata in centro a Ravenna per ricordare il dramma dei bimbi siriani

Niente slogan e simboli politici, ma una marcia silenziosa

Sabato 5 novembre è in programma a Ravenna una “Camminata di solidarietà” per sensibilizzare l’opinione pubblica sul dramma dei bambini siriani uccisi e feriti nella guerra civile.

A organizzare sono la Croce Rossa e le associazioni Linea Rosa e Cuore e Territorio, che hanno vietato per l’occasione striscioni, bandiere e simboli politici, chiedendo ai ravennati di marciare in silenzio per rispetto verso i bambini siriani.

Il ritrovo è alle 15 in piazza Baracca, con partenza (verso il centro storico) prevista alle 15.30.

In piazza del Popolo verranno lasciati salire al cielo palloncini bianchi con all’interno un messaggio di solidarietà mentre in piazza San Francesco è previsto un momento simbolico di raccolta di pensieri e frasi scritte dai bambini e un saluto da parte degli organizzatori e delle autorità locali.

«Chi si avvantaggia dai migranti? Un esiguo gruppo di ricchi…»

L’autore Pietro De Carli all’incontro sul tema con Cofferati al Villaggio
del Fanciullo. «Ma il 99 percento degli arrivi non sono per le guerre»

Si parlerà di “Migrazioni, cause ed effetti in Italia e in Europa”, venerdì 4 novembre alle 20.30, alla Fondazione Il Nuovo Villaggio del Fanciullo. Un evento – rinviato il mese scorso – a cui parteciperà, oltre al sindaco di Ravenna Michele de Pascale, all’ex parlamentare Gabriele Albonetti della Fondazione e all’europarlamentare Sergio Cofferati – Pietro De Carli, autore del libro “Fuga a Occidente” che ha ispirato l’incontro. Il dibattito, sarà preceduto, dalle 19.30, da una mostra fotografica sulle etnie e i popoli delle aree più povere del mondo a cura dello stesso De Carli, che abbiamo intervistato.

De Carli, quanto ha inciso la sua esperienza come esperto di cooperazione, nella scelta di scrivere un libro sull’immigrazione?
«Moltissimo. In tutti i paesi in conflitto in cui ho vissuto nei due decenni trascorsi all’estero il problema dei flussi migratori era un tratto comune. In Mozambico, nel 1994, dopo la lunga e disastrosa guerra civile tra il governo della Frelimo e i ribelli della Renamo, le periferie delle città stavano scoppiando a causa delle decine di migliaia di persone che avevano abbandonato le campagne. Nel 1999 nel sud del Sudan gli sfollati vagavano da un’area all’altra, tentando di sfuggire agli scontri armati che non risparmiavano la popolazione civile. In Afghanistan dal 2003 al 2007, dopo la caduta del regime dei talebani, milioni di sfollati che avevano trovato rifugio in campi profughi oltre confine, in Iran, Pakistan e Turkmenistan, affrontarono un rientro difficile, da senza tetto, perché gran parte delle case erano state distrutte durante la lunga e dolorosa guerra civile, ma con la determinazione di ricostruirle e riporre nuovamente le proprie radici nei luoghi di origine. E potrei citare esempi analoghi a Timor Est, in Somalia e in Angola. Oggi però le migrazioni hanno connotazioni diverse».
Il tema dell’immigrazione è di grande attualità. Quale ‘taglio’ ha scelto per il suo lavoro e perché?
«Il criterio che ho tentato di seguire è pragmatico e non ideologico. L’approccio ideologico è quello che estremizza posizioni pregiudizialmente contrapposte tra chi pensa che le migrazioni apportino solo dei benefici e chi pensa che siano la fonte di tutti i mali. La cosa migliore è analizzare la realtà nuda e cruda come si presenta ai nostri occhi, qualunque essa sia, senza pretendere che sia come vorremmo che fosse, ma per come obiettivamente risulta secondo la logica dei dati e fatti, in tutti i suoi risvolti positivi e negativi».
Sul fenomeno esistono, come lei ribadisce, luoghi comuni e stereotipi. Uno di questi è che si emigri a causa delle guerre…
«Sì. Le guerre sono la causa più efferata per le sorti dell’umanità e inducono certamente parte delle popolazioni che ne sono vittime a cercare rifugio altrove. C’è però qualcosa di nuovo che sta avvenendo e su cui occorre interrogarsi. Lo dimostra il fatto che il 99 per cento degli arrivi 2016, attraverso il Mar Mediterraneo, riguardino Paesi non in guerra come Gambia, Senegal, Mali e Nigeria, Bangladesh, Pakistan e Afghanistan, mentre solo l’1 per cento Paesi in guerra come la Siria. Questo significa che si crea, tra i richiedenti asilo, una mescolanza tra coloro che non possono scegliere, i rifugiati, e coloro che possono scegliere, ossia i migranti economici che secondo le norme del diritto internazionale non possiedono i requisiti di rifugiati. La stessa cosa avviene per i minori stranieri non accompagnati – di cui di oltre 5mila si sono perse le tracce – che provengono per lo più dall’Egitto e dall’Albania e, in misura minore, da altri Paesi africani non in guerra».
L’altro elemento a cui si attribuiscono i flussi migratori è la povertà…
«È vero che la spinta a migliorare le proprie condizioni di vita è alla base di molte migrazioni, ma occorre fare un’importante riflessione. Secondo la Banca Mondiale quasi la metà della popolazione mondiale, circa 3 miliardi di persone, è estremamente povera, ossia vive con meno di 1,5 euro al giorno. Molti di essi soffrono la fame. Dovendo lottare giorno per giorno per la sopravvivenza, non riescono neppure a immaginare come arrivare a una cifra che va dai 4 agli 8-10mila euro, quanto serve per pagare i trafficanti di esseri umani. Quindi, per la metà della popolazione al mondo, la povertà è ancora un elemento frenante per le migrazioni».
Qual è il nesso che lega i flussi migratori alla globalizzazione?
«Datori di lavoro senza scrupoli, che operano nell’ambito dell’economia sommersa, hanno sfruttato l’opportunità offerta dai flussi migratori per avvalersi di lavoratori immigrati, spesso mantenendoli in condizioni di irregolarità, per imporre condizioni di lavoro più pesanti, eludendo le norme vigenti e applicando trattamenti salariali umilianti, rincorrendo profitti ricavati da una competitività truccata. In questo modo sono le condizioni di sottosviluppo a migrare dai paesi poveri provocando un livellamento dei redditi da lavoro e delle condizioni di vita al punto più basso possibile. A giovarsene, grazie al miracolo della globalizzazione e delle crescenti diseguaglianze nella distribuzione della ricchezza, è un numero sempre più limitato di ricchi sempre più ricchi a scapito di una quantità sempre più estesa di poveri sempre più poveri».

«Chi si avvantaggia dai migranti? Un esiguo gruppo di ricchi…»

L’autore Pietro De Carli all’incontro sul tema con Cofferati al Villaggio del Fanciullo. «Ma il 99 percento degli arrivi non sono per le guerre»

Si parlerà di “Migrazioni, cause ed effetti in Italia e in Europa”, venerdì 4 novembre alle 20.30, alla Fondazione Il Nuovo Villaggio del Fanciullo. Un evento – rinviato il mese scorso – a cui parteciperà, oltre al sindaco di Ravenna Michele de Pascale, all’ex parlamentare Gabriele Albonetti della Fondazione e all’europarlamentare Sergio Cofferati – Pietro De Carli, autore del libro “Fuga a Occidente” che ha ispirato l’incontro. Il dibattito, sarà preceduto, dalle 19.30, da una mostra fotografica sulle etnie e i popoli delle aree più povere del mondo a cura dello stesso De Carli, che abbiamo intervistato.

De Carli, quanto ha inciso la sua esperienza come esperto di cooperazione, nella scelta di scrivere un libro sull’immigrazione?
«Moltissimo. In tutti i paesi in conflitto in cui ho vissuto nei due decenni trascorsi all’estero il problema dei flussi migratori era un tratto comune. In Mozambico, nel 1994, dopo la lunga e disastrosa guerra civile tra il governo della Frelimo e i ribelli della Renamo, le periferie delle città stavano scoppiando a causa delle decine di migliaia di persone che avevano abbandonato le campagne. Nel 1999 nel sud del Sudan gli sfollati vagavano da un’area all’altra, tentando di sfuggire agli scontri armati che non risparmiavano la popolazione civile. In Afghanistan dal 2003 al 2007, dopo la caduta del regime dei talebani, milioni di sfollati che avevano trovato rifugio in campi profughi oltre confine, in Iran, Pakistan e Turkmenistan, affrontarono un rientro difficile, da senza tetto, perché gran parte delle case erano state distrutte durante la lunga e dolorosa guerra civile, ma con la determinazione di ricostruirle e riporre nuovamente le proprie radici nei luoghi di origine. E potrei citare esempi analoghi a Timor Est, in Somalia e in Angola. Oggi però le migrazioni hanno connotazioni diverse».
Il tema dell’immigrazione è di grande attualità. Quale ‘taglio’ ha scelto per il suo lavoro e perché?
«Il criterio che ho tentato di seguire è pragmatico e non ideologico. L’approccio ideologico è quello che estremizza posizioni pregiudizialmente contrapposte tra chi pensa che le migrazioni apportino solo dei benefici e chi pensa che siano la fonte di tutti i mali. La cosa migliore è analizzare la realtà nuda e cruda come si presenta ai nostri occhi, qualunque essa sia, senza pretendere che sia come vorremmo che fosse, ma per come obiettivamente risulta secondo la logica dei dati e fatti, in tutti i suoi risvolti positivi e negativi».
Sul fenomeno esistono, come lei ribadisce, luoghi comuni e stereotipi. Uno di questi è che si emigri a causa delle guerre…
«Sì. Le guerre sono la causa più efferata per le sorti dell’umanità e inducono certamente parte delle popolazioni che ne sono vittime a cercare rifugio altrove. C’è però qualcosa di nuovo che sta avvenendo e su cui occorre interrogarsi. Lo dimostra il fatto che il 99 per cento degli arrivi 2016, attraverso il Mar Mediterraneo, riguardino Paesi non in guerra come Gambia, Senegal, Mali e Nigeria, Bangladesh, Pakistan e Afghanistan, mentre solo l’1 per cento Paesi in guerra come la Siria. Questo significa che si crea, tra i richiedenti asilo, una mescolanza tra coloro che non possono scegliere, i rifugiati, e coloro che possono scegliere, ossia i migranti economici che secondo le norme del diritto internazionale non possiedono i requisiti di rifugiati. La stessa cosa avviene per i minori stranieri non accompagnati – di cui di oltre 5mila si sono perse le tracce – che provengono per lo più dall’Egitto e dall’Albania e, in misura minore, da altri Paesi africani non in guerra».
L’altro elemento a cui si attribuiscono i flussi migratori è la povertà…
«È vero che la spinta a migliorare le proprie condizioni di vita è alla base di molte migrazioni, ma occorre fare un’importante riflessione. Secondo la Banca Mondiale quasi la metà della popolazione mondiale, circa 3 miliardi di persone, è estremamente povera, ossia vive con meno di 1,5 euro al giorno. Molti di essi soffrono la fame. Dovendo lottare giorno per giorno per la sopravvivenza, non riescono neppure a immaginare come arrivare a una cifra che va dai 4 agli 8-10mila euro, quanto serve per pagare i trafficanti di esseri umani. Quindi, per la metà della popolazione al mondo, la povertà è ancora un elemento frenante per le migrazioni».
Qual è il nesso che lega i flussi migratori alla globalizzazione?
«Datori di lavoro senza scrupoli, che operano nell’ambito dell’economia sommersa, hanno sfruttato l’opportunità offerta dai flussi migratori per avvalersi di lavoratori immigrati, spesso mantenendoli in condizioni di irregolarità, per imporre condizioni di lavoro più pesanti, eludendo le norme vigenti e applicando trattamenti salariali umilianti, rincorrendo profitti ricavati da una competitività truccata. In questo modo sono le condizioni di sottosviluppo a migrare dai paesi poveri provocando un livellamento dei redditi da lavoro e delle condizioni di vita al punto più basso possibile. A giovarsene, grazie al miracolo della globalizzazione e delle crescenti diseguaglianze nella distribuzione della ricchezza, è un numero sempre più limitato di ricchi sempre più ricchi a scapito di una quantità sempre più estesa di poveri sempre più poveri».

Una rassegna tra arte, incontri e teatro contro la violenza sulle donne

Una ventina di appuntamenti dal 5 novembre fino all’11 dicembre

In occasione della giornata internazionale dedicata alla eliminazione della violenza alle donne, il 25 novembre, vari luoghi della città di Ravenna e del forese, ospiteranno una ventina di appuntamenti fra arte, cinema, letteratura e teatro per promuovere la cultura del rispetto e dei diritti delle donne, dal 5 novembre all’11 dicembre.

«Sono una ventina – afferma l’assessora alle politiche e cultura di genere Ouidad Bakkali – le associazioni, da quelle femminili a quelle che vedono gli uomini in prima fila nel contrasto alla violenza alle donne, che a vario titolo hanno aderito proponendo eventi; una quarantina i negozi che insieme con le loro associazioni di categoria hanno contribuito a sostenere le spese delle iniziative e a partecipare ad alcuni eventi; 500 gli studenti che parteciperanno agli appuntamenti organizzati nelle loro scuole».

La rassegna – dal titolo “Una società per le relazioni. Strade alternative alla violenza” – parte il 5 novembre, con l’inaugurazione alle 18 della mostra di manifesti delle campagne pubblicitarie allestite nella Casa delle donne di Ravenna, in via Maggiore 120, “Il mondo contro la violenza sulle donne”. Sarà visibile fino al 15 novembre nei seguenti orari: lunedì e mercoledì 15-18; martedì, giovedì e venerdì 9.30-12.

Nel primo weekend di novembre è previsto un altro appuntamento: domenica 6 novembre alle 21 al ristorante “I passatelli” del Mariani in via Ponte Marino si svolgerà un reading teatrale tratto dalla pièce “Due partite” di Cristina Comencini con l’accompagnamento del trio canoro delle Cherry Notes, da una proposta del collettivo le giuliette.

Le iniziative di sensibilizzazione al tema della violenza si rivolgono anche agli studenti, in questo caso a quelli dell’Ites Ginanni che mercoledì 9 novembre alle 14.40 potranno assistere a un incontro pubblico sul tema “Storie adolescenza e linguaggi per una didattica di genere”.

Venerdì 11 sarà il Mama’s club alle 21.30 ad ospitare la giornalista e scrittrice Giuliana Sgrena che presenterà il suo libro “Dio odia le donne” coadiuvata dalla giornalista Carla Baroncelli.

L’arte e la musica saranno il filo conduttore dell’appuntamento di sabato 12 novembre al parco 8 marzo di via Viganò, a Porto Fuori, dove alle 15 verrà inaugurata l’opera murale dell’illustratrice Valeria Colonnella in collaborazione con Federica Simonetti.

Domenica 13 si torna in città, alla Casa delle donne, per una mattinata dedicata ai bambini e alle bambine, dalle 10, nella biblioteca di Sofia per giocare al “gioco del rispetto”.

Sempre la casa delle donne ospiterà martedì 15 novembre alle 21 ” La notte degli spot”, video-proiezione di spot e video dal mondo contro la violenza sulle donne e gli stereotipi di genere

Mercoledì 16 novembre al caffè letterario di via Diaz, 26 verrà inaugurata alle 18 la mostra fotografica “Quello che le donne non mostrano” di di Cinzia Fabbri.
“Violenza di genere: lo stato dell’arte dal punto di vista giuridico e sociale” è il tema del convegno in programma giovedì 17 novembre alle 17.30 a sala D’Attorre via Ponte Marino, 2. Sotto la conduzione del giornalista Nevio Galeati si alterneranno interventi di avvocate e sociologhe.

Gli appuntamenti proseguiranno fino all’11 dicembre. Il programma completo nel pieghevole in Pdf qui sotto tra gli allegati.

Ogni 4 immobili all’asta in tribunale uno si vende: Ravenna sul podio italiano

Prezzi inferiori al mercato fino al 40 percento Il notaio: «È il discount dell’immobiliare»

Alle aste giudiziarie del tribunale di Ravenna viene aggiudicato circa un immobile su quattro, una percentuale che risale a un anno fa e collocava il foro ravennate tra i primi tre in Italia grazie soprattutto al lavoro dei professionisti delegati. Il valore medio degli immobili abitativi messi all’asta in Italia ammonta a 142mila euro, la superficie media è pari a circa 100 mq e il prezzo di aggiudicazione, mediamente sotto ai 100mila euro, rimane inferiore a quello di mercato tra il 15 e il 40 percento. Per i tempi sono necessari tra gli otto e i dieci mesi dal primo tentativo di vendita. I lidi e Faenza sono le zone della provincia dove si registrano più aggiudicazioni. Sono alcune rilevazioni emerse dal convegno organizzato il 21 ottobre a Ravenna dall’Asnes (associazione notai per le esecuzioni immobiliari e mobiliari), in collaborazione con Ainc (associazione italiana notai cattolici), il consiglio notarile di Ravenna e l’Università telematica Pegaso.

Le vendite tramite tribunale hanno un peso importante nel settore: «Secondo le proiezioni di alcuni studi – dice il notaio Andrea Dello Russo, presidente di Asnes – nel futuro prossimo il 10-15 percento dei trasferimenti immobiliari avverrà attraverso le aste da procedure esecutive o concorsuali». Una statistica nazionale fornita da Dello Russo dice che negli ultimi sette mesi le vendite giudiziarie sono cresciute del 45 percento al sud, del 25 al centro e sono scese del 15 al nord: «Forse un segnale che una parte d’Italia sta uscendo dalla crisi».

Le ultime novità introdotte dal legislatore potrebbero allargare ancora il mercato: «Dal quadro normativo introdotto dalle modifiche sia del 2015 che del 2016 emerge una volontà di preferire il criterio della massima celerità della liquidazione per chiudere la procedura giudiziaria per incamerare risorse al criterio del massimo realizzo. Un esempio è il nuovo articolo che consente al giudice dell’esecuzione di ridurre il prezzo d’asta sino alla metà rispetto a quello precedente a partire dal quinto esperimento di vendita. Se immaginiamo che un bene venga messo in vendita a 100mila euro, dopo il quarto tentativo di vendita andato deserto, potrebbe essere aggiudicato a circa 16mila. Qualcuno ha parlato di outlet dell’immobiliare, che forse svilisce il diritto di proprietà e un fondo di verità credo ci sia».

Il notaio Dello Russo mette in fila i passaggi che portano all’asta: «Il quadro normativo di riferimento è il codice di procedura civile con gli aggiornamenti che si sono susseguiti sia nel 2015 che nel 2016. Tutto deve partire dal creditore titolare di un’ipoteca o di un titolo esecutivo a cui segue un pignoramento. La procedura inizia con la trascrizione del pignoramento nei registri immobiliari. Successivamente verrà fissata l’udienza in cui viene nominato il consulente tecnico per la perizia a seguito della quale il giudice fisserà il prezzo di base per l’asta e nomina un professionista delegato che seguirà le operazioni di vendita e di custodia: dal 1998 al 2005 potevano essere nominati solo notai. Dal 2005 in poi vi è stata un’estensione della delega ad avvocati e a commercialisti. Una pratica che contribuisce a liberare i giudici e soprattutto le cancellerie da molte incombenze».

È al professionista delegato che spetta il compito di dare pubblicità dell’avviso d’asta secondo le indicazioni fornite dal giudice: «La legge ha oggi reso solo facoltativa la pubblicazione per estratto dell’avviso sui quotidiani a favore della pubblicazione dell’avviso su internet. Il tribunale di Ravenna ha fornito attualmente indicazioni di procedere a pubblicare gli avvisi sull’edizione di Bologna di Repubblica e sul sito www.asteravenna.eu. Attualmente ogni tribunale in Italia ha un suo sito dove pubblica gli avvisi d’asta, in attesa della piena operatività del portale delle vendite pubbliche, che è un sito internet gestito dal ministero della Giustizia, sul quale dovranno essere pubblicati tutti i dati delle procedure esecutive in Italia dove risulta fissata una vendita, al fine di dare maggiore evidenza e trasparenza nella consultazione aperta a tutti degli immobili in asta. Al momento non è ancora pronto».

La frontiera dell’asta telematica diventerà prassi ordinaria nel settore. «La scorsa settimana una persona ha depositato un’offerta nel mio studio ed ha partecipato ad un’asta telematica relativa ad una procedura fallimentare del tribunale di Brescia e, dal mio studio, ha partecipato online alla gara che si è tenuta a Brescia, aggiudicandosi un immobile in Sardegna dopo una gara a rilanci effettuati tramite il mio pc», spiega Dello Russo. E in futuro le nuove tecnologie di autenticazione allargheranno la platea di chi potrà partecipare a un’asta restando davanti a uno schermo: «Questo necessariamente amplierà il pubblico di potenziali acquirenti a vantaggio di chi deve recuperare i propri crediti». La maggior facilità di accesso non spaventa il notaio per il rischio di perdere un ruolo oggi quasi esclusivo: «Sul fronte telematico la categoria è sempre stata all’avanguardia. Già oggi stipuliamo atti completamente digitali, che sono obbligatori per gli appalti pubblici. Il notaio peraltro rimane garante sia del controllo di legalità rispetto al contenuto delle scritture stipulate per il suo tramite, sia della corretta identificazione e dei relativi poteri delle persone che appongono la propria sottoscrizione».

«Turismo ok a Ravenna con Halloween Continueremo in questa direzione»

L’assessore Costantini soddisfatto del primo esperimento: 152 turisti
alle visite guidate, «ingressi a Mirabilandia superiori alle aspettative»

Sono stati 273, di cui 152 turisti, i partecipanti alle 13 visite guidate promosse dal Comune di Ravenna durante il ponte di Halloween, da venerdì 28 ottobre a ieri (martedì 1 novembre). Lo rende noto l’Amministrazione in una nota inviata alla stampa.

«Per la prima volta quest’anno – commenta l’assessore a Turismo e Coordinamento eventi Giacomo Costantini – abbiamo cercato di sfruttare al meglio in chiave di attrazione turistica la ricorrenza di Halloween. Questo primo esperimento è stato reso possibile dall’integrazione fra molteplici iniziative: le nostre visite ai “misteri di Ravenna”; i festival di cinema e letteratura Ravenna Nightmare e GialloLuna NeroNotte, che hanno dato per la prima volta vita a un unico cartellone che bene si è armonizzato nel contesto “dark” creato a Ravenna in questo week end; il Mirabilandia Halloween Horror Festival, che oltre a riempire il parco di divertimenti ha coinvolto anche il centro storico con il concorso Instagram “Keep Calm and Take a Picture with the Zombies!”». Vi hanno partecipato 62 foto con hashtag #HalloweenRavenna, le prime cinque delle quali hanno vinto due ingressi omaggio a Mirabilandia. Per vedere le foto vincitrici e quella del gruppo degli zombie di Mirabilandia che venerdì hanno invaso il centro storico http://bit.ly/2en3UBt

«Per quanto riguarda gli accessi ai monumenti – continua Costantini – i primi riscontri, non ancora ufficiali, ci parlano di affluenze molto buone, così come per quanto riguarda le strutture ricettive. E anche gli ingressi a Mirabilandia sono stati molto numerosi, molto al di sopra delle aspettative, come mi è stato riferito dai referenti del parco. Per il futuro dobbiamo continuare a lavorare in questa direzione, sfruttando la messa in rete delle diverse opportunità che fanno di Ravenna una destinazione dal fortissimo appeal per questo ponte».

«Turismo ok a Ravenna con Halloween Continueremo in questa direzione»

L’assessore Costantini soddisfatto del primo esperimento: 152 turisti alle visite guidate, «ingressi a Mirabilandia superiori alle aspettative»

Sono stati 273, di cui 152 turisti, i partecipanti alle 13 visite guidate promosse dal Comune di Ravenna durante il ponte di Halloween, da venerdì 28 ottobre a ieri (martedì 1 novembre). Lo rende noto l’Amministrazione in una nota inviata alla stampa.

«Per la prima volta quest’anno – commenta l’assessore a Turismo e Coordinamento eventi Giacomo Costantini – abbiamo cercato di sfruttare al meglio in chiave di attrazione turistica la ricorrenza di Halloween. Questo primo esperimento è stato reso possibile dall’integrazione fra molteplici iniziative: le nostre visite ai “misteri di Ravenna”; i festival di cinema e letteratura Ravenna Nightmare e GialloLuna NeroNotte, che hanno dato per la prima volta vita a un unico cartellone che bene si è armonizzato nel contesto “dark” creato a Ravenna in questo week end; il Mirabilandia Halloween Horror Festival, che oltre a riempire il parco di divertimenti ha coinvolto anche il centro storico con il concorso Instagram “Keep Calm and Take a Picture with the Zombies!”». Vi hanno partecipato 62 foto con hashtag #HalloweenRavenna, le prime cinque delle quali hanno vinto due ingressi omaggio a Mirabilandia. Per vedere le foto vincitrici e quella del gruppo degli zombie di Mirabilandia che venerdì hanno invaso il centro storico http://bit.ly/2en3UBt

«Per quanto riguarda gli accessi ai monumenti – continua Costantini – i primi riscontri, non ancora ufficiali, ci parlano di affluenze molto buone, così come per quanto riguarda le strutture ricettive. E anche gli ingressi a Mirabilandia sono stati molto numerosi, molto al di sopra delle aspettative, come mi è stato riferito dai referenti del parco. Per il futuro dobbiamo continuare a lavorare in questa direzione, sfruttando la messa in rete delle diverse opportunità che fanno di Ravenna una destinazione dal fortissimo appeal per questo ponte».

L’osteria Passatelli del Mariani apre anche a Bagnacavallo

Al posto dello storico Barcelona. Bucci: «Nuova sfida imprenditoriale»

Riapre l’ex Barcelona, a Bagnacavallo. Il locale di via Vecchia Albergone ospiterà una nuova Osteria Passatelli, già affermata all’interno del Mariani Lifestyle in centro a Ravenna.

L’inaugurazione con drink di benvenuto è in programma venerdì 4 novembre a partire dalle 18.

Una nuova scommessa per il noto imprenditore ravennate (anche in consiglio comunale) Maurizio Bucci. «Il format consolidato – sono le sue parole in un comunicato stampa inviato ai giornali – della cucina della tradizione del Passatelli1962, che pone al primo posto la qualità, gli ingredienti e la scelta della materia prima rigorosamente del territorio, si ritrova dal 4 novembre in un immobile di grande prestigio inserito nell’iconografia storica di Bagnacavallo. Ridare lustro, prestigio a questi spazi, con una formula consolidata unita alla pizzeria e a un’offerta di tendenza con hamburger di carne di manzo e mora romagnola rigorosamente selezionate da allevamenti nostrani è la nuova sfida imprenditoriale che abbiamo voluto iniziare nel cuore della Romagna».

Il nuovo Passatelli sarà aperto dalle 18.30 alle 24, venerdì e sabato dalle 18.30 all’1, la domenica anche a pranzo (giorno di chiusura il martedì). Info: 0545.63580 e www.mariani-ravenna.it.

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