martedì
28 Aprile 2026

L’opposizione si mostra compatta e porta i casi Acer e Ap in consiglio comunale

Richiesta da tutti i consiglieri di minoranza per due sedute straordinarie dedicate alla gestione delle case popolari e allo stallo del porto

I sette schieramenti di opposizione in consiglio comunale a Ravenna si compattano e portano in assemblea i casi Acer e Ap: la gestione dell’azienda pubblica delle case popolari e lo stallo in cui si trova il porto saranno i temi di due sedute straordinarie richieste dai dodici consiglieri di minoranza.

Per quanto riguarda Acer, la richiesta è per «valutare l’operato nel mandato 2011-16 nella prospettiva del nuovo mandato 2016-2021 e del conseguente prossimo rinnovo degli organi dirigenti». Come detto, Acer è l’azienda pubblica di cui il Comune si avvale, unitariamente agli altri enti locali della provincia, per la gestione delle proprie case popolari e del proprio ufficio Casa. In totale in provincia circa cinquemila alloggi. Quattro le questioni che secondo l’opposizione andranno chiarite: la presunta mancanza di requisiti professionali per i membri del cda, la costituzione e poi soppressione di due società di scopo senza un rendiconto dettagliato, le assunzioni con concorso sotto indagine della guardia di finanza, i contenziosi giudiziari pendenti con dipendenti.

A proposito del porto invece si fa richiesta di una «informativa in merito alla gestione dell’Autorità portuale di Ravenna da parte del commissario straordinario Giuseppe Meli, con particolare riferimento all’eventuale conflitto di interessi presente in Sapir, nonché alla problematica dello svuotamento delle casse di colmata» e «l’illustrazione del progetto di escavo dei fondali elaborato durante il periodo di commissariamento, non ancora depositato in Comune ai fini dell’iter di approvazione». Tra i temi da affrontare anche il clima all’interno degli uffici dell’ente dopo il caso emerso nelle scorse settimane di un funzionario ai domiciliari per stalking nei confronti dei vertici e la replica dell’interessato che accusa i vertici di operazioni non trasparenti.

A presentare le richieste di seduta straordinaria sono stati i consiglieri Massimiliano Alberghini (Gruppo Alberghini), Alberto Ancarani (Forza Italia), Alvaro Ancisi (Lista per Ravenna), Gianfilippo Nicola Rolando, Samantha Gardin, Learco Tavoni e Rosanna Biondi (Lega Nord), Maurizio Bucci (Pigna), Michela Guerra, Samantha Tardi, Marco Maiolini (Cambierà), Raffaella Sutter (Ric).

L’opposizione si mostra compatta e porta i casi Acer e Ap in consiglio comunale

Richiesta da tutti i consiglieri di minoranza per due sedute straordinarie dedicate alla gestione delle case popolari e allo stallo del porto

I sette schieramenti di opposizione in consiglio comunale a Ravenna si compattano e portano in assemblea i casi Acer e Ap: la gestione dell’azienda pubblica delle case popolari e lo stallo in cui si trova il porto saranno i temi di due sedute straordinarie richieste dai dodici consiglieri di minoranza.

Per quanto riguarda Acer, la richiesta è per «valutare l’operato nel mandato 2011-16 nella prospettiva del nuovo mandato 2016-2021 e del conseguente prossimo rinnovo degli organi dirigenti». Come detto, Acer è l’azienda pubblica di cui il Comune si avvale, unitariamente agli altri enti locali della provincia, per la gestione delle proprie case popolari e del proprio ufficio Casa. In totale in provincia circa cinquemila alloggi. Quattro le questioni che secondo l’opposizione andranno chiarite: la presunta mancanza di requisiti professionali per i membri del cda, la costituzione e poi soppressione di due società di scopo senza un rendiconto dettagliato, le assunzioni con concorso sotto indagine della guardia di finanza, i contenziosi giudiziari pendenti con dipendenti.

A proposito del porto invece si fa richiesta di una «informativa in merito alla gestione dell’Autorità portuale di Ravenna da parte del commissario straordinario Giuseppe Meli, con particolare riferimento all’eventuale conflitto di interessi presente in Sapir, nonché alla problematica dello svuotamento delle casse di colmata» e «l’illustrazione del progetto di escavo dei fondali elaborato durante il periodo di commissariamento, non ancora depositato in Comune ai fini dell’iter di approvazione». Tra i temi da affrontare anche il clima all’interno degli uffici dell’ente dopo il caso emerso nelle scorse settimane di un funzionario ai domiciliari per stalking nei confronti dei vertici e la replica dell’interessato che accusa i vertici di operazioni non trasparenti.

A presentare le richieste di seduta straordinaria sono stati i consiglieri Massimiliano Alberghini (Gruppo Alberghini), Alberto Ancarani (Forza Italia), Alvaro Ancisi (Lista per Ravenna), Gianfilippo Nicola Rolando, Samantha Gardin, Learco Tavoni e Rosanna Biondi (Lega Nord), Maurizio Bucci (Pigna), Michela Guerra, Samantha Tardi, Marco Maiolini (Cambierà), Raffaella Sutter (Ric).

L’opposizione si mostra compatta e porta i casi Acer e Ap in consiglio comunale

Richiesta da tutti i consiglieri di minoranza per due sedute straordinarie dedicate alla gestione delle case popolari e allo stallo del porto

I sette schieramenti di opposizione in consiglio comunale a Ravenna si compattano e portano in assemblea i casi Acer e Ap: la gestione dell’azienda pubblica delle case popolari e lo stallo in cui si trova il porto saranno i temi di due sedute straordinarie richieste dai dodici consiglieri di minoranza.

Per quanto riguarda Acer, la richiesta è per «valutare l’operato nel mandato 2011-16 nella prospettiva del nuovo mandato 2016-2021 e del conseguente prossimo rinnovo degli organi dirigenti». Come detto, Acer è l’azienda pubblica di cui il Comune si avvale, unitariamente agli altri enti locali della provincia, per la gestione delle proprie case popolari e del proprio ufficio Casa. In totale in provincia circa cinquemila alloggi. Quattro le questioni che secondo l’opposizione andranno chiarite: la presunta mancanza di requisiti professionali per i membri del cda, la costituzione e poi soppressione di due società di scopo senza un rendiconto dettagliato, le assunzioni con concorso sotto indagine della guardia di finanza, i contenziosi giudiziari pendenti con dipendenti.

A proposito del porto invece si fa richiesta di una «informativa in merito alla gestione dell’Autorità portuale di Ravenna da parte del commissario straordinario Giuseppe Meli, con particolare riferimento all’eventuale conflitto di interessi presente in Sapir, nonché alla problematica dello svuotamento delle casse di colmata» e «l’illustrazione del progetto di escavo dei fondali elaborato durante il periodo di commissariamento, non ancora depositato in Comune ai fini dell’iter di approvazione». Tra i temi da affrontare anche il clima all’interno degli uffici dell’ente dopo il caso emerso nelle scorse settimane di un funzionario ai domiciliari per stalking nei confronti dei vertici e la replica dell’interessato che accusa i vertici di operazioni non trasparenti.

A presentare le richieste di seduta straordinaria sono stati i consiglieri Massimiliano Alberghini (Gruppo Alberghini), Alberto Ancarani (Forza Italia), Alvaro Ancisi (Lista per Ravenna), Gianfilippo Nicola Rolando, Samantha Gardin, Learco Tavoni e Rosanna Biondi (Lega Nord), Maurizio Bucci (Pigna), Michela Guerra, Samantha Tardi, Marco Maiolini (Cambierà), Raffaella Sutter (Ric).

«I lavori al ponte dell’Albergone sono in ritardo ma si può recuperare»

L’assessore di Bagnacavallo fa il punto sulle opere di adeguamento: da previsioni dovrebbero concludersi il 10 febbraio

I lavori cominciati l’1 settembre per l’adeguamento statico, sismico e funzionale del ponte della statale 253 San Vitale sul fiume Lamone (tra Bagnacavallo e Russi nei pressi di Traversara) sono in ritardo rispetto alla tabella di marcia ma nei quasi quattro mesi che restano rispetto ai tempi inizialmente previsti il ritardo è recuperabile. L’ha affermato Simone Venieri, assessore ai Lavori pubblici del Comune di Bagnacavallo, il 18 ottobre rispondendo a un question time in consiglio comunale. «Qualche giorno di ritardo a causa dei tempi burocratici per piccoli subappalti e per le sistemazioni del cantiere a norma di legge relativamente alla sicurezza. Il 17 ottobre i lavori sono ricominciati».

La durata prevista è di 165 giorni (quindi fino al 10 febbraio) e 165 giorni (fino al 27 luglio) per il ponte sul fiume Senio tra Bagnacavallo e Lugo. «Il bando risale al 2014, l’appalto è stato aggiudicato alla ditta Pinciara di Milano, subentrata alla ditta Edilturci. I rapporti contrattuali sono quindi unicamente con la ditta Pinciara, dove ora lavora una parte di personale prima impiegato nella Edilturci: si tratta di operai e tecnici già conosciuti dalla Provincia di Ravenna, per la quale hanno lavorato in passato con risultati più che soddisfacenti».

Le opere sono finalizzate al completo ripristino funzionale dei due ponti, al loro adeguamento alla vigente normativa sismica e a quella relativa alle barriere di sicurezza: «Erano quindi assolutamente necessarie – ha concluso l’assessore –. Sia la Provincia sia il Comune di Bagnacavallo sono però consapevoli dei disagi arrecati alle attività e ai cittadini. Per questo motivo nei mesi scorsi sono stati fatti incontri, in particolare con le associazioni di categoria, con le quali sono state condivise le criticità. L’impegno che questa amministrazione si assume è di monitorare costantemente la situazione, in stretto contatto con la responsabile del procedimento e con il direttore dei lavori della Provincia, affinché venga fatto ogni sforzo per far sì che i tempi previsti vengano rispettati e i disagi siano quindi ridotti al minimo».

Da anni maltrattava i genitori per avere i soldi per la droga: 40enne arrestato

Messaggi e telefonate continue, fino alle minacce di morte

Dopo anni di maltrattamenti subiti hanno deciso di dire basta e si sono rivolti ai carabinieri per denunciare quel figlio che pretendeva somme di denaro per comprare la droga: i carabinieri di Bagnacavallo, dopo la segnalazione alla procura della Repubblica, hanno arrestato un 40enne del posto eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare. L’uomo tartassava i genitori sprezzante di ogni forma di prescrizione, arrivando fino a minacciarli di morte quando non otteneva il denaro richiesto. Le sue pressioni avvenivano con telefonate e messaggi, appostamenti davanti a casa.

Perini (Ama Ravenna): «Intitoliamo il teatro Almagià al cittadino onorario Dario Fo»

Il consigliere comunale propone l’intitolazione dopo la scomparsa del Nobel che scrisse “La vera storia di Ravenna”

Intitolare l’Almagià a Dario Fo. È la proposta del consigliere comunale Daniele Perini (Ama Ravenna) dopo la scomparsa del trammaturgo, premio Nobel per la Letteratura nel 1997, per lo spazio polivalente in darsena di città. Come ricorda lo stesso Perini, Fo era legato da un rapporto molto stretto con la nostra città sia sotto il profilo artistico che sociale: «Aveva pubblicato nel 1998 “La vera storia di Ravenna”, contribuendo a creare un rapporto nuovo tra comunità e cittadini, istituzioni scolastiche e mondo artistico e l’anno successivo ricevette il riconoscimento di cittadino onorario dall’allora sindaco Vidmer Mercatali».

Ecco perché «si propone in riferimento alla Rete Almagià nata dall’unione di varie associazioni culturali di Ravenna, impegnate nell’attività di ricerca e alimentazione artistica (dalla promozione del teatro di figura tradizionale e contemporanea, alla ricerca e sperimentazione teatrale, alla diffusione della cultura musicale tra i giovani e della danza contemporanea), di intitolare a Dario Fo il teatro Almagià, dall’identità plurima e variegata così come composite e multifattoriali erano, e sono, l’impegno e l’arte del Maestro».

«In nove anni 420mila euro di pensione illegittima»: ex sindacalista indagato

Prima di lasciare il lavoro un ex insegnante avrebbe modificato un verbale per ottenere 6mila euro mensili invece dei 2.100 spettanti

Per nove anni ha percepito una pensione mensile da seimila euro ma la guardia di finanza è convinta che la cifra sia il risultato di una truffa messa in atto negli ultimi mesi prima di lasciare il lavoro e 2.100 euro è l’importo corretto che avrebbe dovuto percepire. Il nucleo di polizia tributaria delle Fiamme Gialle di Ravenna ha eseguito il sequestro preventivo di disponibilità finanziarie per 420mila euro nei confronti di un ex insegnante, già dipendente di un sindacato autonomo, indagato per truffa aggravata ai danni dello Stato. La cifra sequestrata su un conto titoli intestato all’ex docente è la differenza tra quanto avrebbe dovuto legittimamente percepire e quanto invece realmente percepito.

Alla base di tutto ci sarebbe il vantaggio economico in materia pensionistica consistente in una contribuzione aggiuntiva prevista da una legge speciale per i lavoratori distaccati presso le organizzazioni sindacali. Percepito ingiustamente, secondo l’inchiesta. «Negli ultimi otto mesi antecedenti la data del proprio pensionamento – si legge nella nota diffusa dalla Finanza – l’indagato aveva effettuato periodici versamenti di contanti sul conto corrente del sindacato, sul quale aveva delega ad operare, denaro che veniva poi utilizzato per far figurare in seimila euro la retribuzione mensile corrispostagli dal sindacato e, al contempo, per versare i relativi contributi. Una volta collocato in pensione, l’ex sindacalista ha così maturato la possibilità di percepire una pensione commisurata all’ammontare delle ultime retribuzioni formalmente ricevute, in quanto comprendente la contribuzione aggiuntiva che l’Inps erogava in ragione di una richiesta che lo stesso indagato aveva firmato per conto del proprio sindacato. Peraltro, è risultato che tale domanda di contribuzione aggiuntiva era stata corredata di un verbale che il sindacalista aveva artefatto, facendo risultare in 6.000 euro mensili, e non annui, la retribuzione corrispostagli dall’organizzazione sindacale, che nella realtà era pari a 500 euro al mese».

Corsa clandestina nella zona industriale Un 20enne denunciato, l’altra auto in fuga

Il pubblico incitava una Golf e una Bmw per una sfida di accelerazione su un rettilineo di 300 metri. Il pilota rischia 25mila euro di multa

Una Golf e una Bmw, incitate dal pubblico, si sono lanciate in una gara di accelerazione sfruttando un rettilineo di 300 metri. La polizia municipale della Bassa Romagna ha scoperto una corsa clandestina di auto nell’area industriale di Lugo adiacente a via Piratello. Denunciato un ventenne lughese neopatentato, al volante della Bmw. Sono in corso le ricerche per risalire al conducente della Golf che alla vista degli agenti si è dato alla fuga facendo perdere le proprie tracce. Il blitz dei vigili è scattato verso le 23 del 14 ottobre, con la collaborazione anche di operatori in borghese e autovetture civetta. Il ventenne è stato denunciato per il reato previsto dall’articolo 9 bis del codice della strada che comporta la reclusione da uno a tre anni, la multa da 25mila a 100mila euro e la sospensione della patente da 1 a 3 anni.

Quel macabro turismo alla villa del massacro

Via vai frequente davanti all’abitazione di via Genocchi dove Giulia è stata uccisa a bastonate. Una residente in zona: «Hanno suonato più volte per chiedermi dove fosse la casa»

C’è sempre qualcuno, davanti quel cancello verde di via Genocchi dove l’edera che lo ricopre da anni da un mese si è mescolata a fiori bianchi e bigliettini.

“Immobile sottoposto a sequestro penale” dice un cartello attaccato col nastro adesivo all’ingresso della villa circondata da un nastro rosso e bianco della “polizia di stato”. C’è anche un grande cartello con una scritta contro il femminicidio. In lontananza si sentono le voci dei bambini che si rincorrono nei giardini pubblici. C’è sempre qualcuno che guarda oltre quel cancello, che spia il silenzio di una casa deserta in cui si è consumato il delitto di una donna, il dramma di una famiglia, di tre bambini rimasti soli e la vergogna di un’intera città. Qui Giulia Ballestri è stata uccisa a bastonate e gli inquirenti sono convinti che il colpevole sia il marito, ora in stato di arresto.

Questa piccola moltitudine di curiosi è sempre lì a fissare il vuoto oltre il cancello. Camminano lungo la recinzione, muovono la testa a destra e a sinistra per vedere meglio. Scattano foto ricordo. Ma cosa devono vedere? Glielo domando. Mi avvicino a una signora, avrà circa sessanta anni, l’aria di essere una donna una come tante. «Cerca qualcosa, signora?» le chiedo. «No, no». Mi risponde un po’ intimidita dalla domanda e si allontana a sguardo basso. Due ragazzi parlano tra loro a pochi centimetri dal cancello, sporgendosi con la testa quasi al di là dei sigilli. Uno indica qualcosa, l’altra ridacchia. «Cercate qualcosa?» insisto anche con loro. «Diamo un’occhiata, questa è la casa dell’omicidio, sa». Mi informano. «E cosa cercate?». «Diamo un’occhiata, l’ho vista l’altro giorno in televisione e non ero ancora passato a vedere». Mi fa il ragazzo. «A vedere cosa?». «La casa» insiste, parlandone come se fosse il set di un film. Io insisto: «Se sua madre fosse stata uccisa sarebbe contento che qualcuno andasse a curiosare e fare foto dove è successo?», «Cosa c’entra. – risponde il ragazzo – Tanto era in televisione! L’hanno vista tutti». I due finiscono il loro tour con calma, per non lasciarsi sfuggire nessun dettaglio mentre altre due donne, presumibilmente madre e figlia, si allontanano per non rispondere alle domande.

Giovanna M. vive in una strada poco lontano dal luogo del delitto e racconta «una signora ha suonato il mio campanello e mi ha chiesto dove fosse via Padre Genocchi, era scesa da un’auto dove guidava un’altra persona. Io lì per lì non ho pensato a quale fosse il motivo e le ho indicato la strada. Solo dopo ho capito che volevano andare a visitare la casa del delitto. Nei giorni seguenti altre tre volte hanno suonato per chiedere indicazioni, gente di fuori Ravenna che veniva appositamente per fare questo “turismo macabro”. Io ho iniziato a dire che la strada l’hanno chiusa e non si può più andare, spero che trovino un modo migliore di trascorrere la domenica».

«In Autorità portuale manca trasparenza su incarichi e premi ai dipendenti»

Partendo dal caso del funzionario ai domiciliari per stalking, Ancisi (Lpr) segnala il messaggio “Pagina in aggiornamento” sul sito dell’ente. Il deputato Maestri (Possibile) farà visita al dipendente agli arresti

Il palazzo è di vetro ma non è trasparente. Il progetto dello studio di architettura Sardellini-Marasca di Ancona ha inserito molte pareti di vetro nell’edificio che dal 2007 ospita la sede dell’Autorità portuale di Ravenna ma è la trasparenza della macchina pubblica che sembra mancare. Secondo il consigliere comunale Alvaro Ancisi (Lpr) «l’Autorità portuale non rispetta gli obblighi di legge previsti per gli enti pubblici in materia di trasparenza, in particolare per quello che riguarda la valutazione delle performance del suo personale e i premi di produzione che ne derivano». In altre parole non c’è modo di sapere nel dettaglio a quanto ammontino le cifre dei salari accessori, a chi vadano e sulla base di quali motivazioni.

Dal 2013 un decreto legislativo fissa dei paletti precisi per l’accesso dei cittadini alle informazioni delle pubbliche amministrazioni: la norma è molto specifica e si spinge fino a delineare la mappa di come le informazioni devono essere dislocate nei siti internet degli enti, con quali diciture vadano espresse. “Sezione in fase di aggiornamento/allestimento” è invece il messaggio che compare fin troppo spesso in molte pagine del sito internet di Ap (www.port.ravenna.it) nella sezione “Amministrazione trasparente” che è quella regolamentata dal decreto del 2013.

«Consultando le pagine web di Ap – spiega il decano dell’opposizione – non c’è modo di raccogliere informazioni a riguardo di alcuni aspetti della gestione: i contratti integrativi, le posizioni organizzative, i salari accessori, le assunzioni dei precari, gli incarichi interni e la pianta organica. I benefici accessori derivano dalla valutazione della performance che deve rispondere a un criterio di misurazione stabilito da quello che si chiama organo indipendente di valutazione, nominato dai vertici. Ma non si sa chi ci sia in questo organo». Il leader di Lista per Ravenna, di fronte al muro di nebbia, arriva a sospettare un disegno dell’ente per tenere nell’ombra qualcosa: «Anche rivolgendosi agli uffici di via Antico Squero non si ottengono spiegazioni e non si ottengono gli atti». Una mancanza di trasparenza che Ancisi attribuisce non solo alla gestione commissariale in mano al contrammiraglio Giuseppe Meli, comandante della capitaneria di porto, ma anche all’ex presidente Galliano Di Marco (in carica dal 2012 fino a marzo 2016) visto che nella pagina della dotazione organica l’ultimo aggiornamento relativo al costo del personale si ferma al 2013.

Per accendere un faro sul tema della trasparenza nei corridoi di via Antico Squero, Ancisi ha raccolto lo spunto offerto dal caso spinoso che riguarda un funzionario di Ap e di cui abbiamo già scritto su R&D (vedi articoli correlati). Il 53enne ingegnere Luca Antonellini, assunto dal 2000 e oggi capo area della Pianificazione e sviluppo, è stato arrestato dai carabinieri il 5 ottobre per stalking nei confronti del segretario generale Pietro Davide Margorani e del commissario Meli: da allora Antonellini si trova ai domiciliari e in seguito ha ricevuto una lettera di licenziamento. Già il 14 settembre il funzionario era stato arrestato (e subito rilasciato), in quel caso per violenza privata nei confronti del segretario provinciale della Filt-Cgil, Mauro Comi. La misura restrittiva cautelare è stata disposta dal tribunale sulla base degli atteggiamenti tenuti da Antonellini nel corso delle ultime settimane: numerose email dai contenuti a volte anche diffamatori inviate agli indirizzi di lavoro di tutti gli assunti, sms e telefonate frequenti anche notturne sui cellulari di alcuni superiori o raggiungendo i loro familiari nelle rispettive abitazioni con frasi che possono prestarsi a interpretazioni minatorie, aggressioni verbali giudicate piuttosto violente.

L’arrestato controbatte con una denuncia presentata alle autorità in cui parla di atti illegittimi firmati in Ap, di una nomina del segretario generale che sarebbe da annullare per un vizio di forma, di una pianta organica distribuita non secondo le reali necessità dell’ente ma secondo giochi di potere all’interno dell’istituzione.

«Il suo comportamento è andato oltre le righe – dice Ancisi – ma Antonellini è sempre stato un professionista le cui doti sono riconosciute dai colleghi e non è credibile che sia impazzito all’improvviso. Da quello che ho potuto capire sembra che il suo stato di disagio sia conseguente ad alcuni provvedimenti disciplinari arrivati nei suoi confronti dopo che aveva fatto lamentele proprio a proposito di assunzioni, premi produzione, passaggi di livello e assegnazione di funzioni. Tutti temi su cui non possiamo sapere nulla perché manca la trasparenza che ho denunciato».

Tutto quanto raccontato fin qui, secondo Ancisi, è materia sufficiente per chiedere un consiglio comunale straordinario: «L’opposizione ha i numeri per chiederlo e votarlo. Presenterò personalmente un esposto alla procura e porterò il tema all’attenzione dell’Anticorruzione con una comunicazione a Raffaele Cantone e del ministero. Infine un’interrogazione al sindaco perché pretenda più trasparenza dall’ente e non si accontenti di quanto gli hanno raccontato finora».

L’avvocato Andrea Maestri, deputato ravennate di Possibile, ha fatto richiesta al gip del tribunale di Ravenna per fare visita all’ingegnere Luca Antonellini, ristretto ai domiciliari nella sua abitazione di Ravenna: «Un dirigente incensurato, professionista di riconosciuta competenza, arrestato per stalking nei confronti dei vertici dell’ente in cui lavora e licenziato in tronco. Se l’arrestato e le presunte vittime non fossero tutti esponenti dell’Autorità Portuale, quindi di un ente pubblico strategico per la vita economica della città la vicenda potrebbe essere derubricata a fatto privato. Ma l’Ap è un’amministrazione pubblica e ciò che vi accade, soprattutto se assume la gravità di ciò che emerge dalla stampa, diventa di pubblico interesse». Il gip ha autorizzato la visita di Maestri. Che inoltre ha reso nota una lettera ricevuta da alcuni dipendenti dell’ente: chiedono di restare anonimi e fanno una ricostruzione del clima interno diverso da quello descritto dal commissario che attribuisce ad Antonellini la responsabilità di aver deteriorato la serenità tra colleghi.

Ad esempio ecco, secondo il gruppo di dipendenti che ha contattato il deputato, l’origine dello scontro tra Antonellini e la dirigenza: «La direzione ha ritenuto di avviare nei suoi confronti un procedimento per l’irrogazione di sanzione disciplinare, motivata da un presunto improprio impiego dell’indirizzario mail interno all’ente finalizzato alla promozione di un incontro tra dipendenti fuori da orario d’ufficio. Sentendosi, comprensibilmente, ingiustamente colpito, l’ing. Antonellini ha richiesto la testimonianza dei suoi colleghi per “scagionarsi” dall’addebito, ma la dirigenza ha ritenuto che anche questo fosse motivo per avviare un distinto ulteriore procedimento disciplinare». Maestri poi sottolinea che «nessuno di coloro che mi scrive ha mai avuto paura del collega e nessuno direbbe che l’ambiente di lavoro fosse un “inferno” come invece afferma Meli nell’intervista al Carlino. Non voglio omettere la critica che i lavoratori rivolgono anche ai sindacati, giudicati “assenti o addirittura conniventi con la decisione del licenziamento”. Tutte e tre le sigle sindacali rappresentative della realtà portuale avrebbero infatti richiesto per iscritto al datore di lavoro di prendere iniziative nei confronti di Antonellini. Eppure l’ingegnere molto ha dato nei 16 anni di lavoro per l’Autorità Portuale».

Vivevano in due case in costruzione Due denunciati per occupazione abusiva

I carabinieri hanno trovato i rifugi di due senzatetto

Le case in costruzione e mai terminate in via San Martino a Faenza, strada che collega via Santa Lucia con la provinciale Modiglianese, sono diventate il domicilio abusivo di due senzatetto tunisini di 55 e 62 anni. I carabinieri della stazione Borgo Urbecco li hanno denunciati per invasione di terreni ed edifici. Dopo la segnalazione al 112 di un operaio della ditta che aveva avviato il cantiere e ora è in liquidazione, nei giorni scorsi i carabinieri sono intervenuti al civico 103: ispezionando il fabbricato hanno trovato il giaciglio del 55enne che è risultato un senza fissa dimora già denunciato altre volte per occupazioni abusive. Dagli accertamenti è emerso che l’uomo non è in regola con le norme di soggiorno. Mentre i militari completavano l’identificazione del 55enne, da un altro edificio in costruzione è spuntato fuori il secondo uomo: ha ammesso di dormire abusivamente in un altro stabile non abitato ma a differenza del connazionale è risultato in regola con il permesso di soggiorno.

Sinistra per Ravenna, da movimento diventa associazione. Eletto il consiglio direttivo

Cinque componenti: Maurizio Marangolo presidente, Ilaria Morigi coordinatrice. L’impegno: «Saremo un pungolo, costruttivo e non urlato, per chi governa». Alle elezioni la lista appoggiava De Pascale (Pd)

Come era stato annunciato, il movimento politico “Sinistra per Ravenna” attivatosi per appoggiare con una lista la candidatura di Michele de Pascale alle elezioni amministrative raccogliendo una parte di Sel, alcuni ex Pd e singoli cittadini, si è costituito in associazione politica e culturale.

L’assemblea dell’associazione, che ha superato i cento iscritti, si è data uno statuto e ha eletto, con voto unanime, il suo primo consiglio direttivo composto da cinque persone e che resterà in carica per quattro anni: Maurizio Marangolo presidente, Ilaria Morigi (di recente nominata dal sindaco Michele de Pascale nel cda di Romagna Acque) con funzioni di coordinamento, Michele Di Staso, Andrea Mengozzi e Alessandra Serafini come consiglieri.

L’obiettivo dell’associazione si legge nella nota stampa «è fornire a chi è deputato a governare la nostra città, e in particolare all’assessora Valentina Morigi (che era capolista di Sinistra per Ravenna ed è stata eletta, ndr) e al consigliere Gian Luca Rambelli (subentrato quando Valentina Morigi è entrata in giunta e si è dimessa dal consiglio comunale, ndr), idee e strumenti utili per migliorare la qualità di vita dei nostri concittadini, fungendo da pungolo, costruttivo e non urlato, per ribadire le nostre parole chiave: diritti, sanità pubblica, lavoro, ambiente e cultura».

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