Accoglie 400 alunni in via Marconi: intervento finanziato dal Comune, realizzato come ampliamento della omonima scuola elementare (primaria), alla quale si accede da via Marzabotto
Dopo un intervento durato unanno e costato 3,3 milioni di euro (finanziato dal Comune di Ravenna), ieri 8 ottobre è stata inaugurata la scuola media (secondaria di primo grado) Vincenzo Randi, con ingresso da via Marconi 15. La nuova scuola, che comprende cinque sezioni per un totale di circa 400 alunni, è stata realizzata come ampliamento della omonima scuola elementare (primaria), alla quale si accede invece da via Marzabotto; è indipendente dall’elementare, ma comunque collegata ad essa, condividendone alcuni servizi.
L’intervento è stato portato avanti nell’ambito della riorganizzazione della rete scolastica in istituti comprensivi che devono garantire continuità didattica dalla scuola dell’infanzia alla scuola media. Tale istituto comprende le scuole per l’infanzia di Classe e Giorgio Gaudenzi, le primarie Randi, Mesini di Borgo Montone e quella di Classe, la secondaria di primo grado Randi.
L’inaugurazione è stata l’occasione per ragazzi, famiglie, insegnanti e tutti coloro che vi lavorano, di salutarne ufficialmente l’apertura, insieme con l’amministrazione comunale. Oltre al sindaco Michele de Pascale, è intervenuto il dirigente dell’istituto comprensivo Randi Nevio Tampelli. Erano presenti gli assessori all’Istruzione Ouidad Bakkali e ai Lavori pubblici Roberto Fagnani.
Il primo cittadino ha dichiarato: «Istruzione e cultura sono le priorità sulle quali abbiamo scelto di investire, perché rappresentano sviluppo sociale, integrazione e crescita economica; investire sempre di più e sempre meglio in questi ambiti, significa compiere una scelta strategica per il futuro dei cittadini e per lo sviluppo della nostra città. I bambini rappresentano il nostro futuro, in questo senso la cura e il potenziamento degli edifici scolastici costituiscono un’assoluta priorità. Questa edificio antisismico, leggero ed ecosostenibile, realizzato secondo le più innovative tecniche di progettazione e costruzione, è stato fabbricato totalmente con risorse comunali attraverso un investimento di 3,3 milioni di euro. La realizzazione della scuola secondaria di primo grado “Randi”, della scuola dell’infanzia Buon Pastore, insieme all’ampliamento della scuola primaria e secondaria di primo grado “Ricci Muratori” e al primo stralcio del polo scolastico di Lido Adriano, si inserisce nell’’ottica più ampia della riorganizzazione della rete scolastica in istituti comprensivi, che garantiscono continuità didattica dalla scuola dell’infanzia alla scuola media, offrendo ai nostri piccoli cittadini un servizio sempre più qualificato sia dal punto di vista educativo che della fruibilità degli spazi».
Le previsioni meteo che parlavano di pioggia hanno tenuto in casa qualcuno ma il centro di Ravenna si presentava comunque pieno di gente ieri sera per la decima edizione della Notte d’Oro, la notte bianca che a queste latitudini si è scelto di ribattezzare con colori più preziosi. In effetti in tarda serata la città è stata colpita da un acquazzone ma non è stato subito fuggi fuggi: sono spuntati gli ombrelli e in molti sono rimasti per le strade. Del resto sui social network le pagine di promozione dell’evento avevano lanciato il messaggio già dal pomeriggio: portate gli ombrelli.
Particolarmente apprezzato, come si legge dalle pagine odierne de Il Resto del Carlino, il silent party a Palazzo Rasponi: una festa danzante ma silenziosa perché la musica alle orecchie dei partecipanti non arriva sparata a tutto volume dalle casse ma attraverso cuffie wireless che permetto a ognuno di regolare volume e genere musicale. La partecipazione è andata oltre le aspettative degli organizzatori che oltre alle 250 cuffie distribuite ai primi arrivati che hanno occupato il piano terra del palazzo, ne hanno assegnate altre trecento per chi ha ballato all’aperto nella porzione di piazza Kennedy riaperta al pubblico.
La guardia di finanza di Ravenna ha acquisito atti e documenti relativi al concorso bandito nel 2012 da Acer, l’azienda pubblica che gestisce quasi cinquemila case popolari in provincia, per cinque assunzioni a tempo indeterminato. Lo rende noto la presidente dell’ente, Emanuela Giangrandi, nell’ambito della replica alle perplessità sollevate da Alvaro Ancisi, consigliere comunale di Lpr, su quel concorso e su altri aspetti della gestione. «Rispettiamo le leggi operando con trasparenza e correttezza», è l’affermazione di Giangrandi che ha anticipato alla stampa un sunto (consultabile per esteso nel pdf al link in fondo alla pagina) di quanto illustrerà in aula per rispondere all’interrogazione presentata dal decano dell’opposizione. Ancisi fa riferimento a una lettera anonima (firmata solo “Dipendenti Acer”) recapitata nei giorni scorsi a più destinatari anche istituzionali: «Visti i contenuti falsi e diffamatori – dice la dirigente di Acer – desidero innanzitutto rendere noto che il 4 ottobre ho presentato alla procura della Repubblica querela per diffamazione aggravata».
L’azienda pubblica Acer che gestisce quasi cinquemila case popolari in provincia di Ravenna è al centro di una interrogazione presentata dal consigliere comunale Alvaro Ancisi (Lpr) per fare luce su alcuni aspetti come bilanci, assunzioni e fusioni partendo da una segnalazione recapitata a Palazzo Merlato a fine settembre e firmata “Dipendenti Acer” (il testo integrale dell’interrogazione di Ancisi è scaricabile dal link in fondo alla pagina).
Pare sia arrivata la parola fine per il clima di disagio che il personale dell’Autorità portuale di Ravenna stava vivendo da alcune settimane in sede: dopo che la dirigenza aveva richiesto la presenza fissa di una guardia giurata a piantonare l’ingresso per impedire l’entrata a un funzionario che si era reso protagonista di alcune situazioni ritenute non consone a una condotta professionale (e per questo addirittura già querelato da una collega, da un sindacalista e da un dirigente), nelle ultime ore è arrivata la disposizione degli arresti domiciliari per la stessa persona.
«Siamo stati sfrattati dalla nostra stessa città, il bar era un luogo di incontro tra persone diverse, di confronto tra generazioni, ora è un posto per i turisti dove noi ravennati ci sentiamo estranei». Nino Carnoli, esperto di comunicazione e frequentatore dei bar ravennati dal secondo dopoguerra si fa portavoce di una protesta silenziosa. Trovarsi al bar per parlare di politica, di calcio, del mondo e della vita. Giocare a carte e trascorrere qualche ora in compagnia. Fino a non tanti anni fa il bar era il centro della vita cittadina. L’antropologo Marc Augé aveva descritto i bar italiani come i luoghi del “rapporto superficiale su cui è basata la società di una piccola realtà, dove tutti conoscono tutti”.