mercoledì
29 Aprile 2026

Ecco la nuova scuola media Randi: un anno di lavori costati 3,3 milioni

Accoglie 400 alunni in via Marconi: intervento finanziato dal Comune, realizzato come ampliamento della omonima scuola elementare (primaria), alla quale si accede da via Marzabotto

Dopo un intervento durato unanno e costato 3,3 milioni di euro (finanziato dal Comune di Ravenna), ieri 8 ottobre è stata inaugurata la scuola media (secondaria di primo grado) Vincenzo Randi, con ingresso da via Marconi 15. La nuova scuola, che comprende cinque sezioni per un totale di circa 400 alunni, è stata realizzata come ampliamento della omonima scuola elementare (primaria), alla quale si accede invece da via Marzabotto; è indipendente dall’elementare, ma comunque collegata ad essa, condividendone alcuni servizi.

L’intervento è stato portato avanti nell’ambito della riorganizzazione della rete scolastica in istituti comprensivi che devono garantire continuità didattica dalla scuola dell’infanzia alla scuola media. Tale istituto comprende le scuole per l’infanzia di Classe e Giorgio Gaudenzi, le primarie Randi, Mesini di Borgo Montone e quella di Classe, la secondaria di primo grado Randi.

L’inaugurazione è stata l’occasione per ragazzi, famiglie, insegnanti e tutti coloro che vi lavorano, di salutarne ufficialmente l’apertura, insieme con l’amministrazione comunale. Oltre al sindaco Michele de Pascale, è intervenuto il dirigente dell’istituto comprensivo Randi Nevio Tampelli. Erano presenti gli assessori all’Istruzione Ouidad Bakkali e ai Lavori pubblici Roberto Fagnani.

Il primo cittadino ha dichiarato: «Istruzione e cultura sono le priorità sulle quali abbiamo scelto di investire, perché rappresentano sviluppo sociale, integrazione e crescita economica; investire sempre di più e sempre meglio in questi ambiti, significa compiere una scelta strategica per il futuro dei cittadini e per lo sviluppo della nostra città. I bambini rappresentano il nostro futuro, in questo senso la cura e il potenziamento degli edifici scolastici costituiscono un’assoluta priorità. Questa edificio antisismico, leggero ed ecosostenibile, realizzato secondo le più innovative tecniche di progettazione e costruzione, è stato fabbricato totalmente con risorse comunali attraverso un investimento di 3,3 milioni di euro. La realizzazione della scuola secondaria di primo grado “Randi”, della scuola dell’infanzia Buon Pastore, insieme all’ampliamento della scuola primaria e secondaria di primo grado “Ricci Muratori” e al primo stralcio del polo scolastico di Lido Adriano, si inserisce nell’’ottica più ampia della riorganizzazione della rete scolastica in istituti comprensivi, che garantiscono continuità didattica dalla scuola dell’infanzia alla scuola media, offrendo ai nostri piccoli cittadini un servizio sempre più qualificato sia dal punto di vista educativo che della fruibilità degli spazi».

La pioggia aspetta fino a tarda sera e la decima Notte d’Oro riempie il centro

Una galleria di foto della serata ravennate, dal concerto di Nada all’intervista a Dacia Maraini fino al silent party

Le previsioni meteo che parlavano di pioggia hanno tenuto in casa qualcuno ma il centro di Ravenna si presentava comunque pieno di gente ieri sera per la decima edizione della Notte d’Oro, la notte bianca che a queste latitudini si è scelto di ribattezzare con colori più preziosi. In effetti in tarda serata la città è stata colpita da un acquazzone ma non è stato subito fuggi fuggi: sono spuntati gli ombrelli e in molti sono rimasti per le strade. Del resto sui social network le pagine di promozione dell’evento avevano lanciato il messaggio già dal pomeriggio: portate gli ombrelli.

Particolarmente apprezzato, come si legge dalle pagine odierne de Il Resto del Carlino, il silent party a Palazzo Rasponi: una festa danzante ma silenziosa perché la musica alle orecchie dei partecipanti non arriva sparata a tutto volume dalle casse ma attraverso cuffie wireless che permetto a ognuno di regolare volume e genere musicale. La partecipazione è andata oltre le aspettative degli organizzatori che oltre alle 250 cuffie distribuite ai primi arrivati che hanno occupato il piano terra del palazzo, ne hanno assegnate altre trecento per chi ha ballato all’aperto nella porzione di piazza Kennedy riaperta al pubblico.

Nella gallery alcune immagini della festa (foto Zani)

«La Finanza ha acquisito documenti sul concorso per 5 assunzioni all’Acer»

La presidente dell’ente per le case popolari rende nota la circostanza della selezione 2012: «Operiamo con trasparenza»

La guardia di finanza di Ravenna ha acquisito atti e documenti relativi al concorso bandito nel 2012 da Acer, l’azienda pubblica che gestisce quasi cinquemila case popolari in provincia, per cinque assunzioni a tempo indeterminato. Lo rende noto la presidente dell’ente, Emanuela Giangrandi, nell’ambito della replica alle perplessità sollevate da Alvaro Ancisi, consigliere comunale di Lpr, su quel concorso e su altri aspetti della gestione. «Rispettiamo le leggi operando con trasparenza e correttezza», è l’affermazione di Giangrandi che ha anticipato alla stampa un sunto (consultabile per esteso nel pdf al link in fondo alla pagina) di quanto illustrerà in aula per rispondere all’interrogazione presentata dal decano dell’opposizione. Ancisi fa riferimento a una lettera anonima (firmata solo “Dipendenti Acer”) recapitata nei giorni scorsi a più destinatari anche istituzionali: «Visti i contenuti falsi e diffamatori – dice la dirigente di Acer – desidero innanzitutto rendere noto che il 4 ottobre ho presentato alla procura della Repubblica querela per diffamazione aggravata».

Le domande di Ancisi, in sintesi, si concentravano sui bilanci degli ultimi tre anni, sui criteri di assunzione del personale e sul caso specifico di Mpr, una società di scopo creata da Acer per le manutenzioni e poi inglobata per fusione.

Innanzitutto Giangrandi si sofferma sulla natura di Acer: «Epe, ente pubblico economico secondo la legge regionale 24/2001: alla Provincia compete una quota pari al 20 percento del valore patrimoniale netto; la restante quota e conferita ai Comuni, in proporzione al numero degli abitanti. Acer non è assoggettata ad un controllo economico da parte degli enti territoriali o dallo Stato ed il suo bilancio non grava in alcun modo sul bilancio pubblico, tant’è che eventuali perdite devono essere ripianate internamente».

Per quanto riguarda le assunzioni, «Acer in quanto ente pubblico economico, come i datori di lavoro privati, può procedere ad “assunzione diretta di tutti i lavoratori per qualsiasi tipologia di rapporto di lavoro”. Nel 2012 è stata bandita una selezione pubblica per titoli ed esami per l’assunzione a tempo indeterminato di 5 unità di personale, area amministrativa gestionale, con livello di inquadramento B2, e le cinque assunzioni sono state effettuate in esito alla graduatoria. In relazione a questa procedura concorsuale, la guardia di finanza di Ravenna ha acquisito atti e documenti con la totale collaborazione di Acer».

A proposito dell’utilizzo delle risorse pubbliche, Giangrandi parte dalla premessa che «Acer ha sempre chiuso i propri bilanci in attivo: l’utile dell’esercizio 2015 è stato pari a 132mila euro. I canoni di locazione corrisposti dagli assegnatari degli alloggi sono elaborati con modalità oggettive, ed esclusivamente in applicazione delle normative vigenti e dei criteri individuati dai Comuni, senza alcun rapporto con la gestione aziendale di Acer. L’utilizzo delle risorse pubbliche derivanti dai canoni incassati dagli assegnatari viene annualmente rendicontato ad ogni singolo Comune».

Infine il caso Mpr: nel 2013 è stata approvata la fusione per incorporazione della società di scopo in Acer «garantendo la continuità di tutte le attività e di tutti i servizi prestati da Mpr – la gestione delle attività tecniche e manutentive relative al patrimonio Erp gestito in concessione dai Comuni – e ha comportato l’assunzione dei dipendenti della società incorporata ed il subentro in tutti i contratti e le obbligazioni, come da disciplina del codice civile».

«La Finanza ha acquisito documenti sul concorso per 5 assunzioni all’Acer»

La presidente dell’ente per le case popolari rende nota la circostanza della selezione 2012: «Operiamo con trasparenza»

La guardia di finanza di Ravenna ha acquisito atti e documenti relativi al concorso bandito nel 2012 da Acer, l’azienda pubblica che gestisce quasi cinquemila case popolari in provincia, per cinque assunzioni a tempo indeterminato. Lo rende noto la presidente dell’ente, Emanuela Giangrandi, nell’ambito della replica alle perplessità sollevate da Alvaro Ancisi, consigliere comunale di Lpr, su quel concorso e su altri aspetti della gestione. «Rispettiamo le leggi operando con trasparenza e correttezza», è l’affermazione di Giangrandi che ha anticipato alla stampa un sunto (consultabile per esteso nel pdf al link in fondo alla pagina) di quanto illustrerà in aula per rispondere all’interrogazione presentata dal decano dell’opposizione. Ancisi fa riferimento a una lettera anonima (firmata solo “Dipendenti Acer”) recapitata nei giorni scorsi a più destinatari anche istituzionali: «Visti i contenuti falsi e diffamatori – dice la dirigente di Acer – desidero innanzitutto rendere noto che il 4 ottobre ho presentato alla procura della Repubblica querela per diffamazione aggravata».

Le domande di Ancisi, in sintesi, si concentravano sui bilanci degli ultimi tre anni, sui criteri di assunzione del personale e sul caso specifico di Mpr, una società di scopo creata da Acer per le manutenzioni e poi inglobata per fusione.

Innanzitutto Giangrandi si sofferma sulla natura di Acer: «Epe, ente pubblico economico secondo la legge regionale 24/2001: alla Provincia compete una quota pari al 20 percento del valore patrimoniale netto; la restante quota e conferita ai Comuni, in proporzione al numero degli abitanti. Acer non è assoggettata ad un controllo economico da parte degli enti territoriali o dallo Stato ed il suo bilancio non grava in alcun modo sul bilancio pubblico, tant’è che eventuali perdite devono essere ripianate internamente».

Per quanto riguarda le assunzioni, «Acer in quanto ente pubblico economico, come i datori di lavoro privati, può procedere ad “assunzione diretta di tutti i lavoratori per qualsiasi tipologia di rapporto di lavoro”. Nel 2012 è stata bandita una selezione pubblica per titoli ed esami per l’assunzione a tempo indeterminato di 5 unità di personale, area amministrativa gestionale, con livello di inquadramento B2, e le cinque assunzioni sono state effettuate in esito alla graduatoria. In relazione a questa procedura concorsuale, la guardia di finanza di Ravenna ha acquisito atti e documenti con la totale collaborazione di Acer».

A proposito dell’utilizzo delle risorse pubbliche, Giangrandi parte dalla premessa che «Acer ha sempre chiuso i propri bilanci in attivo: l’utile dell’esercizio 2015 è stato pari a 132mila euro. I canoni di locazione corrisposti dagli assegnatari degli alloggi sono elaborati con modalità oggettive, ed esclusivamente in applicazione delle normative vigenti e dei criteri individuati dai Comuni, senza alcun rapporto con la gestione aziendale di Acer. L’utilizzo delle risorse pubbliche derivanti dai canoni incassati dagli assegnatari viene annualmente rendicontato ad ogni singolo Comune».

Infine il caso Mpr: nel 2013 è stata approvata la fusione per incorporazione della società di scopo in Acer «garantendo la continuità di tutte le attività e di tutti i servizi prestati da Mpr – la gestione delle attività tecniche e manutentive relative al patrimonio Erp gestito in concessione dai Comuni – e ha comportato l’assunzione dei dipendenti della società incorporata ed il subentro in tutti i contratti e le obbligazioni, come da disciplina del codice civile».

Abbraccia tutti quelli che scendono dalle auto: non è affetto ma spaccio

Arrestati due ventenni incensurati: stavano fermi in strada e avevano collaudato la tecnica per le cessioni di cocaina

Stava fermo in piedi ai margini della strada con un amico, ogni tanto un’auto si fermava e scendeva qualcuno che lo abbracciava poi se ne andava e avanti così con tante altre vetture: non era un ragazzo con molti amici affettuosi ma uno spacciatore che vendeva una dose di cocaina ad ogni abbraccio. Nella sera di ieri, 7 ottobre, i carabinieri della stazione di Lido Adriano hanno arrestato due albanesi incensurati, 20 e 22 anni, per spaccio.

L’intervento dei militari è cominciato bloccando uno degli acquirenti. Che tentava di disfarsi di una dose di cocaina ma non poteva far altro che confermare di averla acquistata dal giovane albanese. Bloccati e perquisiti pertanto i due, venivano trovati in possesso di tredici dosi di cocaina nonché della cifra corrispondente a quanto appena sborsato dal cliente. Stamani davanti al giudice, che ha convalidato l’arresto, hanno richiesto i termini a difesa e a breve si presenteranno per una nuova udienza.  

Prende 700 euro dal prete per il funerale della figlia ma è una truffa: denunciato

I carabinieri hanno scoperto che il 35enne non aveva figli

Un uomo di 35 anni, originario di Palermo ma residente nel Torinese, è stato denunciato per truffa dai carabinieri di Ravenna perché si è fatto consegnare 700 euro da un anziano parroco della città raccontandogli di non avere i soldi per il funerale della figlia morta all’ospedale Gaslini di Genova mentre le indagini hanno accertato che non aveva figli.

Ancisi (Lpr) vuole aprire le scatole cinesi della società pubblica delle case popolari

Il consigliere comunale di opposizione riprende la lettera di denuncia di alcuni dipendenti di Acer e chiede i bilanci

L’azienda pubblica Acer che gestisce quasi cinquemila case popolari in provincia di Ravenna è al centro di una interrogazione presentata dal consigliere comunale Alvaro Ancisi (Lpr) per fare luce su alcuni aspetti come bilanci, assunzioni e fusioni partendo da una segnalazione recapitata a Palazzo Merlato a fine settembre e firmata “Dipendenti Acer” (il testo integrale dell’interrogazione di Ancisi è scaricabile dal link in fondo alla pagina).

Collegandosi ai contenuti di quella denuncia, il decano dell’opposizione è convinto che la questione più importante riguardi i bilanci di Mpr, la società di scopo creata da Acer per le manutenzioni degli stabili e già definita dallo stesso Ancisi nel 2013 «un carrozzone-bis inventato da Acer»: «Composta da Acer e dalle solite note cooperative di sinistra, è in piedi dal 2004, le hanno affidato tutte le manutenzioni senza la doverosa gara d’appalto, non si sa quanti dei nostri soldi ci abbiano buttato dentro». A gennaio 2013 Acer dispose la liquidazione per incorporazione della sua società e Ancisi all’epoca diceva: «Viene liquidata non si sa con quanti dei nostri soldi ai soci privati, gli unici che ci guadagnano sempre, e si vantano di “diminuire i costi aziendali ed amministrativi e semplificare il funzionamento interno”. Ma hanno pagato due inutili direttori, due inutili presidenti, due inutili consigli di amministrazione». Il consigliere di opposizione fa presente che dal bilancio 2013 di Acer si ricava solo che «le spese generali hanno subito un incremento di circa 440mila euro per effetto dei costi derivanti dalla fusione per incorporazione della società Mpr, a fronte dei quali solo in parte si registrano ricavi corrispondenti».

La lettera dei dipendenti, portata all’attenzione dell’opinione pubblica da Ancisi, punta l’attenzione anche su alcune assuzioni che sarebbero state fatte «a totale discrezionalità, anche se c’era una graduatoria in essere a seguito di un concorso». Una circostanza che avrebbe portato all’apertura di un fascicolo di indagine dopo la denuncia di una una concorsista in ottima posizione in graduatoria. Per questo la guardia di finanza avrebbe già fatto visita agli uffici di Acer.

«A prescindere dalla severa riprovazione politica sullo sciagurato meccanismo di scatole cinesi con cui la gestione delle case popolari pubbliche è stata per lungo tempo intricata con società quali Mpr e Luma, il problema di fondo, da sottoporre a stretta verifica di legittimità, è come sia stata possibile, ai sensi del codice civile che non pare ammetterla, la fusione per incorporazione di società di diritto privato in un ente pubblico qual è Acer, stante inoltre il quadro normativo europeo che disciplina le esigenze di razionalizzazione e contenimento della spesa pubblica».

Ancisi (Lpr) vuole aprire le scatole cinesi della società pubblica delle case popolari

Il consigliere comunale di opposizione riprende la lettera di denuncia di alcuni dipendenti di Acer e chiede i bilanci

L’azienda pubblica Acer che gestisce quasi cinquemila case popolari in provincia di Ravenna è al centro di una interrogazione presentata dal consigliere comunale Alvaro Ancisi (Lpr) per fare luce su alcuni aspetti come bilanci, assunzioni e fusioni partendo da una segnalazione recapitata a Palazzo Merlato a fine settembre e firmata “Dipendenti Acer” (il testo integrale dell’interrogazione di Ancisi è scaricabile dal link in fondo alla pagina).

Collegandosi ai contenuti di quella denuncia, il decano dell’opposizione è convinto che la questione più importante riguardi i bilanci di Mpr, la società di scopo creata da Acer per le manutenzioni degli stabili e già definita dallo stesso Ancisi nel 2013 «un carrozzone-bis inventato da Acer»: «Composta da Acer e dalle solite note cooperative di sinistra, è in piedi dal 2004, le hanno affidato tutte le manutenzioni senza la doverosa gara d’appalto, non si sa quanti dei nostri soldi ci abbiano buttato dentro». A gennaio 2013 Acer dispose la liquidazione per incorporazione della sua società e Ancisi all’epoca diceva: «Viene liquidata non si sa con quanti dei nostri soldi ai soci privati, gli unici che ci guadagnano sempre, e si vantano di “diminuire i costi aziendali ed amministrativi e semplificare il funzionamento interno”. Ma hanno pagato due inutili direttori, due inutili presidenti, due inutili consigli di amministrazione». Il consigliere di opposizione fa presente che dal bilancio 2013 di Acer si ricava solo che «le spese generali hanno subito un incremento di circa 440mila euro per effetto dei costi derivanti dalla fusione per incorporazione della società Mpr, a fronte dei quali solo in parte si registrano ricavi corrispondenti».

La lettera dei dipendenti, portata all’attenzione dell’opinione pubblica da Ancisi, punta l’attenzione anche su alcune assuzioni che sarebbero state fatte «a totale discrezionalità, anche se c’era una graduatoria in essere a seguito di un concorso». Una circostanza che avrebbe portato all’apertura di un fascicolo di indagine dopo la denuncia di una una concorsista in ottima posizione in graduatoria. Per questo la guardia di finanza avrebbe già fatto visita agli uffici di Acer.

«A prescindere dalla severa riprovazione politica sullo sciagurato meccanismo di scatole cinesi con cui la gestione delle case popolari pubbliche è stata per lungo tempo intricata con società quali Mpr e Luma, il problema di fondo, da sottoporre a stretta verifica di legittimità, è come sia stata possibile, ai sensi del codice civile che non pare ammetterla, la fusione per incorporazione di società di diritto privato in un ente pubblico qual è Acer, stante inoltre il quadro normativo europeo che disciplina le esigenze di razionalizzazione e contenimento della spesa pubblica».

Funzionario di Ap agli arresti domiciliari Lui parla di atti falsi e denuncia i vertici

Tensioni all’Autorità portuale: la dirigenza aveva assunto una guardia giurata per impedire l’accesso all’uomo

Pare sia arrivata la parola fine per il clima di disagio che il personale dell’Autorità portuale di Ravenna stava vivendo da alcune settimane in sede: dopo che la dirigenza aveva richiesto la presenza fissa di una guardia giurata a piantonare l’ingresso per impedire l’entrata a un funzionario che si era reso protagonista di alcune situazioni ritenute non consone a una condotta professionale (e per questo addirittura già querelato da una collega, da un sindacalista e da un dirigente), nelle ultime ore è arrivata la disposizione degli arresti domiciliari per la stessa persona.

A innescare le tensioni tra i corridoi del palazzo ci sono i comportamenti che l’uomo sta tenendo ormai da alcuni mesi: numerose email dai contenuti a volte anche diffamatori inviate agli indirizzi di lavoro di tutti gli assunti, sms e telefonate frequenti anche notturne sui cellulari di alcuni superiori o raggiungendo i loro familiari nelle rispettive abitazioni con frasi che possono prestarsi a interpretazioni minatorie, aggressioni verbali giudicate piuttosto violente. Il 14 settembre scorso l’episodio che pareva potesse essere il culmine nell’escalation: nel piazzale dell’Ap il funzionario è stato arrestato (e successivamente rilasciato) dai carabinieri chiamati da un sindacalista che ha denunciato un’aggressione fisica nei suoi confronti (circostanza smentita dall’accusato). Domenica 2 ottobre invece la vigilanza dell’edificio ha richiesto l’intervento della polizia perché l’uomo avrebbe scavalcato la recinzione: i poliziotti l’hanno trovato con dei documenti in borsa che sono stati sequestrati. La situazione era già stata segnalata al ministero e alle autorità competenti finendo anche all’ordine del giorno di una recente riunione.

Dal canto suo, il funzionario (che i vertici di Ap considerano sospeso dalla sua attività fino ad eventuali provvedimenti disciplinari più pesanti) ritiene che alcuni responsabili di Ap abbiano commesso presunte irregolarità e sostiene che il suo sarebbe solo il tentativo di un’operazione pulizia per portare all’attenzione della magistratura queste condotte. Anche le tante email mandate ai colleghi, seppure farcite di frasi espresse con riferimenti piuttosto distanti dalla routine lavorativa, sarebbero state solo una iniziativa personale per stimolare la volontà di denunciare. Sull’episodio del 2 ottobre dice di aver attivato la procedura speciale per l’ingresso in orario extra lavorativo, come consentito ai capi area. Una circostanza che semberebbe smentita dai fatti.

Per difendere le proprie affermazioni e collaborare al ripristino della legalità che a suo giudizio sarebbe stata compromessa in più circostanze, l’uomo (ritenuto da diversi colleghi come una figura che nel corso degli anni ha dato prova di valide qualità professionali guadagnandosi credito anche fuori dal contesto ravennate) ha presentato una dettagliata denuncia con la sua ricostruzione dei fatti non solo per quanto riguarda le denunce a suo carico ma anche presentando profili di illegittimità di altri (almeno quattro persone denunciate), allegando anche atti e documenti provenienti dagli uffici di via Antico Squero. Secondo la sua versione dei fatti ci sarebbero gli estremi per ritenere falsi alcuni atti ufficiali. Sarà quindi ora la magistratura a valutare quel materiale ed eventualmente aprire un fascicolo d’indagini qualora ritenuto penalmente rilevante.

Funzionario di Ap agli arresti domiciliari Lui parla di atti falsi e denuncia i vertici

Tensioni all’Autorità portuale: la dirigenza aveva assunto una guardia giurata per impedire l’accesso all’uomo

Pare sia arrivata la parola fine per il clima di disagio che il personale dell’Autorità portuale di Ravenna stava vivendo da alcune settimane in sede: dopo che la dirigenza aveva richiesto la presenza fissa di una guardia giurata a piantonare l’ingresso per impedire l’entrata a un funzionario che si era reso protagonista di alcune situazioni ritenute non consone a una condotta professionale (e per questo addirittura già querelato da una collega, da un sindacalista e da un dirigente), nelle ultime ore è arrivata la disposizione degli arresti domiciliari per la stessa persona.

A innescare le tensioni tra i corridoi del palazzo ci sono i comportamenti che l’uomo sta tenendo ormai da alcuni mesi: numerose email dai contenuti a volte anche diffamatori inviate agli indirizzi di lavoro di tutti gli assunti, sms e telefonate frequenti anche notturne sui cellulari di alcuni superiori o raggiungendo i loro familiari nelle rispettive abitazioni con frasi che possono prestarsi a interpretazioni minatorie, aggressioni verbali giudicate piuttosto violente. Il 14 settembre scorso l’episodio che pareva potesse essere il culmine nell’escalation: nel piazzale dell’Ap il funzionario è stato arrestato (e successivamente rilasciato) dai carabinieri chiamati da un sindacalista che ha denunciato un’aggressione fisica nei suoi confronti (circostanza smentita dall’accusato). Domenica 2 ottobre invece la vigilanza dell’edificio ha richiesto l’intervento della polizia perché l’uomo avrebbe scavalcato la recinzione: i poliziotti l’hanno trovato con dei documenti in borsa che sono stati sequestrati. La situazione era già stata segnalata al ministero e alle autorità competenti finendo anche all’ordine del giorno di una recente riunione.

Dal canto suo, il funzionario (che i vertici di Ap considerano sospeso dalla sua attività fino ad eventuali provvedimenti disciplinari più pesanti) ritiene che alcuni responsabili di Ap abbiano commesso presunte irregolarità e sostiene che il suo sarebbe solo il tentativo di un’operazione pulizia per portare all’attenzione della magistratura queste condotte. Anche le tante email mandate ai colleghi, seppure farcite di frasi espresse con riferimenti piuttosto distanti dalla routine lavorativa, sarebbero state solo una iniziativa personale per stimolare la volontà di denunciare. Sull’episodio del 2 ottobre dice di aver attivato la procedura speciale per l’ingresso in orario extra lavorativo, come consentito ai capi area. Una circostanza che semberebbe smentita dai fatti.

Per difendere le proprie affermazioni e collaborare al ripristino della legalità che a suo giudizio sarebbe stata compromessa in più circostanze, l’uomo (ritenuto da diversi colleghi come una figura che nel corso degli anni ha dato prova di valide qualità professionali guadagnandosi credito anche fuori dal contesto ravennate) ha presentato una dettagliata denuncia con la sua ricostruzione dei fatti non solo per quanto riguarda le denunce a suo carico ma anche presentando profili di illegittimità di altri (almeno quattro persone denunciate), allegando anche atti e documenti provenienti dagli uffici di via Antico Squero. Secondo la sua versione dei fatti ci sarebbero gli estremi per ritenere falsi alcuni atti ufficiali. Sarà quindi ora la magistratura a valutare quel materiale ed eventualmente aprire un fascicolo d’indagini qualora ritenuto penalmente rilevante.

«Una volta il bar era luogo di dibattito, oggi è una vetrina per turisti»

Com’è cambiata l’anima dei caffè e dei loro clienti a Ravenna? Le riflessioni di intellettuali cresciuti discutendo della vita al bancone

«Siamo stati sfrattati dalla nostra stessa città, il bar era un luogo di incontro tra persone diverse, di confronto tra generazioni, ora è un posto per i turisti dove noi ravennati ci sentiamo estranei». Nino Carnoli, esperto di comunicazione e frequentatore dei bar ravennati dal secondo dopoguerra si fa portavoce di una protesta silenziosa. Trovarsi al bar per parlare di politica, di calcio, del mondo e della vita. Giocare a carte e trascorrere qualche ora in compagnia. Fino a non tanti anni fa il bar era il centro della vita cittadina. L’antropologo Marc Augé aveva descritto i bar italiani come i luoghi del “rapporto superficiale su cui è basata la società di una piccola realtà, dove tutti conoscono tutti”.

Nel giro di qualche anno però la trasformazione dei luoghi di incontro è profondamente mutata. «Ravenna sta perdendo una parte della sua bellezza e tutti se ne fregano – tuona lo scrittore Dedi Baroncelli -. I bar diurni chiudono i battenti per lasciare posto a locali da spritz. Una volta il bar era un luogo di meditazione, di pensiero, di scrittura e soprattutto di conversazione. Il centro è attraversato continuamente da camion che riforniscono i negozi, anche se sarebbe vietato entrare in centro dopo le 10, ma tant’è… Oggi alla bellezza e allo stare insieme tranquillamente si preferisce il commercio, a costo di far entrare nei vocabolari parole orrende come ‘aperi-cena’. Ma se nessuno dice niente, si vede che va bene così».

«Ravenna era una città di porto, oggi si è rivolta al turismo – continua Carnoli – questo va benissimo, ma significa che i luoghi che prima erano abitati dai cittadini oggi sono pensati per il turista. Piazza del Popolo era negli anni ‘30 un luogo di commercio di terre e bestiame, in cui si incontravano uomini provenienti dalla campagna e dai borghi per fare la compravendita, che veniva siglata da una stretta di mano, poi era rimasto come luogo di incontro e di dibattito in cui, nei tavolini dei bar o a cavallo di una bicicletta, gli uomini discutevano di politica, oggi è una vetrina per il turista».

Nel giro di un mese ha chiuso l’Orient Espresso, che diventerà Fresco un tapas-bar da aperitivo, Ramiro, Belli e Cavour sono passati a una società di Treviso mentre Silvano è chiuso ormai da anni. «Il rischio è la standardizzazione dell’offerta – ammonisce Carnoli –. Il proprietario del bar non è solo un gestore, è la sua anima. Ramiro era un personaggio che tutti conoscevano, collezionava pipe, era un tipo originale, e dava una sua impronta al locale. Se tutti i bar finiscono nelle mani di grandi aziende il rischio è che si uniformino come offerta e creino ambienti freddi senza personalità».

Nuovi bar hanno però rivitalizzato aree dimenticate o poco sfruttate della città. Tra le novità degli ultimi anni c’è Palumbo, gestito da un imprenditore non ravennate – forse proprio grazie a una sua visione esterna alla città – ha dato nuova vita a piazza San Francesco. Il Fricandò che ha reso vivace l’area antistante a porta Adriana, che era uno spazio dimenticato della città, il Teodora, luogo di incontro degli universitari, il Mariani che unisce bar, ristoranti, cinema in una offerta molto variegata, il Caffè Letterario che è in un’ottima posizione per accogliere i turisti che arrivano dalla stazione, la Veneziana che ha cambiato lo storico locale di via Salara con un allestimento moderno e diversi altri.

Conducente e passeggero rispondono in modo diverso alla polizia sulla meta del viaggio: nel cruscotto c’era un kg di cocaina

In manette padre e figlio incensurati. La droga fiutata da Annie, il cane della guardia di finanza

Il poliziotto ha chiesto al guidatore e al passeggero dove andavano e loro hanno risposto in modo diverso pur essendo sulla stessa auto. Sarebbe stata questa circostanza, secondo le informazioni diffuse dalla questura, a far insospettire gli agenti al posto di controllo all’uscita del casello autostradale di Faenza: in un cassetto artefatto ermeticamente chiuso dentro al cruscotto c’era un involucro di cocaina di oltre un chilogrammo. La squadra mobile ha arrestato due albanesi incensurati, padre e figlio di 65 e 35 anni. L’arresto risale al 28 settembre ma è stato comunicato solamente oggi, 7 ottobre. Utile al ritrovamento della droga è stata Annie, il cane dell’unità cinofila della guardia di finanza di Ravenna che, ha fiutato il veicolo segnalando immediatamente la probabile presenza di sostanza stupefacente nella zona del cruscotto.

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