mercoledì
01 Aprile 2026

Autostrada: con 5 mesi di ritardo riapre l’uscita Lugo per chi proviene da Ravenna

Dal 30 giugno, dopo sette mesi di chiusura, riaprirà l’uscita di Lugo dell’autostrada A14 bis per chi proviene da Ravenna. La riapertura arriva con 5 mesi di ritardo rispetto agli annunci ufficiali fatti all’apertura del cantiere: all’inizio dello scorso novembre, infatti, era stata comunicata la riapertura per il 15 gennaio (nel frattempo è sempre rimasta aperta l’adiacente uscita di Cotignola). I lavori, fa sapere la società Autostrade per l’Italia, hanno riguardato l’adeguamento delle barriere di sicurezza nelle adiacenze di tre nuovi impianti di segnaletica verticale.

Ma i disagi non sono ancora finiti per gli automobilisti. Gli interventi sulla diramazione autostradale per Ravenna proseguiranno anche nei prossimi mesi nell’area dello stesso svincolo, con l’obiettivo di ammodernare l’infrastruttura e innalzarne gli standard di sicurezza: nel periodo delle lavorazioni sarà comunque garantita, durante il giorno, la transitabilità del cavalcavia dello svincolo e almeno un’uscita verso Lugo o Cotignola da qualsiasi provenienza. Per attenuare i disagi diurni, alcune lavorazioni verranno effettuate durante la notte. Le chiusure notturne e tutte le fasi di lavorazione saranno preventivamente comunicate da Autostrade per l’Italia.

«Siamo in costante contatto con Autostrade per l’Italia per monitorare l’evoluzione del cantiere sullo svincolo dell’A14dir – dichiara la sindaca di Lugo Elena Zannoni -. Che riapra l’uscita verso Lugo per chi proviene da Ravenna è un’ottima notizia, ma sappiamo che anche nei prossimi mesi ci saranno nuove chiusure e qualche disagio per i cittadini. Questi lavori sono però necessari per l’innalzamento della sicurezza di questa fondamentale arteria del nostro territorio».

Dopo sei giorni di ricerche arrestato il 26enne che ha sfondato il finestrino di una pattuglia per fuggire

Dopo sei giorni di ricerche è stato arrestato il 26enne che nella notte tra il 20 e il 21 giugno a Marina di Ravenna è fuggito dall’abitacolo di una pattuglia della polizia dopo aver sfondato il finestrino laterale posteriore. Il giovane di origini marocchine, ma con cittadinanza italiana (circostanza che non era emersa finora), è stato rintracciato nella serata di ieri, 26 giugno, a Bologna.

Gli investigatori della squadra mobile di Ravenna, in collaborazione con gli agenti del commissariato “Due Torri San Francesco”, hanno eseguito un’ordinanza di custodia in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari in aggravamento all’obbligo di firma negli uffici di polizia relativo a un precedente arresto all’inizio di giugno. Il 26enne si era reso irreperibile dalla notte della fuga, senza più presentarsi alla polizia per la firma.

Come ormai noto, il giovane era a bordo della volante perché sospettato di furti su auto in sosta, ma non era in stato di arresto (e quindi senza manette) perché mancava il presupposto della flagranza. Si è ritrovato solo perché i due agenti della pattuglia sono intervenuti in emergenza per soccorrere una ragazza ferita a colpi di catena negli sviluppi di un furto in strada. La scena della fuga è stata filmata da una passante e pubblicata su Instagram (il video è in fondo alla pagina)

Anche se l’identificazione formale sarebbe dovuta avvenire in seguito negli uffici della questura di Ravenna, si tratta di un volto noto alle forze dell’ordine. E così l’attività investigativa di ricerca ha ristretto il campo ad alcuni quartieri di Bologna, abitualmente frequentati dal ricercato che non ha una fissa dimora, e gli agenti della questura bolognese lo hanno riconosciuto durante un pattugliamento.

Il 26enne è ora in carcere a Bologna dove dovrà attendere l’interrogatorio di garanzia.

 

In piazza a Ravenna contro la “guerra globale” e il riarmo – FOTO

Decine di persone hanno protestato («con i nostri corpi», stendendosi su lenzuoli bianchi) in piazza a Ravenna contro la «guerra globale» e l’operazione di riarmo in corso in questi giorni. Ricordando in particolare l’annuncio della Nato del giorno precedente in merito all’accordo (già annunciato) sul sostanziale aumento della spesa militare, con i Paesi membri che si sono impegnati a raggiungere il 5 per cento del proprio Pil nei prossimi dieci anni, più del doppio della soglia attualmente richiesta.

La manifestazione ravennate del 26 giugno rientra nell’ambito della mobilitazione della rete di associazioni della Via Maestra, realizzata in collaborazione con la Casa delle Donne.

Mario Riciputi è il nuovo presidente di Confindustria Romagna

L’imprenditore Mario Riciputi è il nuovo presidente di Confindustria Romagna. Cesenate, laureato in Economia e commercio, Riciputi è presidente e fondatore di Ayrion e presidente di Biosphere, gruppo operante nel settore delle bioenergie e biotecnologie. Guiderà l’associazione nel quadriennio 2025-2029.

«Siamo consapevoli dei profondi cambiamenti in corso – sono state le prime parole di Riciputi – e cercheremo di trasformarli in opportunità per le industrie romagnole, che insieme formano un tessuto produttivo unico e speciale, sempre pronto a reagire per migliorarsi e trovare nuovi percorsi di crescita e sviluppo. Noi continueremo ad accompagnare e sostenere questo loro impegno, che richiede idee, soluzioni ed energie sempre nuove. Il lavoro di tutto il sistema associativo in questi anni ha tracciato in questa direzione un percorso chiaro e apprezzato, e proseguiremo sulla medesima strada con convinzione e l’ambizione di ulteriori miglioramenti, lavorando per rafforzare il senso di appartenenza e dare voce alle istanze di tutte le imprese».

L’assemblea generale degli associati, riunita oggi 26 giugno al Grand Hotel di Castrocaro, lo ha votato formalizzando la designazione fatta dal consiglio generale un mese fa, ed eleggendo insieme a lui otto vicepresidenti con le seguenti deleghe: Andrea Albani (Territorio riminese, attrattività territoriale e turismo), Pierluigi Alessandri (Internazionalizzazione), Giacomo Fabbri (Energia), Maurizio Minghelli (Tecnologia e innovazione), Antonio Serena Monghini (Territorio ravennate e relazioni industriali), Davide Stefanelli (Territorio forlivese-cesenate, transizione digitale e intelligenza artificiale), Andrea Tomasino (Ambiente, sicurezza ed economia circolare), Alessia Valducci (Imprenditoria femminile).

Il consiglio di Presidenza si completa con i due vicepresidenti di diritto: Paolo Cesari, alla guida del Comitato Piccola Industria (delega a Sviluppo d’impresa), e Angelo Bagnari, che presiede il Gruppo Giovani Imprenditori (delega a Nuova imprenditorialità).

Il presidente sarà poi coadiuvato da otto consiglieri delegati su specifiche materie, da lui indicati: Alessandro Curti (Economia dell’aerospazio), Giacomo Gollinucci (New media), Amalia Maggioli (Credito e finanza), Guido Ottolenghi (Economia del mare), Ombretta Sequino (Sostenibilità Esg), Tomaso Tarozzi (Education), Cesare Trevisani (Progetto Città Romagna, città future e infrastrutture), Riccardo Tura (Marketing e sviluppo associativo).

Il presidente uscente, Roberto Bozzi, ha dichiarato: «Sono stati quattro anni intensi, caratterizzati da eventi forti e imprevisti con grandi impatti sul territorio, dalle alluvioni alle tensioni geopolitiche e finanziarie internazionali. Il prossimo quadriennio si preannuncia altrettanto denso di sfide e incognite, e sono certo che Mario saprà guidare al meglio l’Associazione grazie alla sua lunga esperienza associativa e alla puntuale conoscenza del territorio. Ci tengo a ringraziare di cuore tutti gli associati e i colleghi, i rappresentanti istituzionali, la direzione e la struttura dell’associazione. Passo il testimone a lui condividendo i valori di una Romagna sempre più protagonista in numerosi settori e pronta a competere sullo scenario internazionale».

In piscina a Faenza un evento gratuito per imparare a fare foto sott’acqua con lo smartphone

La società Nuoto Sub Faenza organizza un evento gratuito per far conoscere e sperimentare la fotografia subacquea con smartphone. Appuntamento per il tardo pomeriggio di giovedì 3 luglio nella piscina all’aperto di Faenza in piazzale Aldo Pancrazi.

I partecipanti utilizzeranno il proprio smartphone che dovrà essere protetto dall’acqua con un’apposita custodia: coloro che non ne sono in possesso potranno sperimentare quelle messe a disposizione da un’azienda di Montaletto di Cervia che produce custodie subacquee universali per smartphone.

L’iniziativa del 3 luglio è organizzata sotto l’egida della Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee (Fipsas), in collaborazione con la società Nuova Cogisport che gestisce la piscina faentina.

Alle 17.30 ci sarà la presentazione dell’evento, alle 18 si potrà accedere agli spogliatoi, alle 18.15 vi sarà l’entrata in acqua e prenderanno il via le prove di fotografia con le sincronette del Nuoto Sub Faenza (tra loro Giulia Di Domenico premiata come migliore modella ai Campionati Italiani di Fotosub 2024). Le prove di fotografia si concluderanno intorno alle 19.45 ed a seguire è in programma un aperitivo nel prato della piscina.

Nel settembre 2024 ai Campionati italiani di Fotografia Subacquea, nelle acque dell’Isola Verde che si affaccia sul Golfo di Napoli, per il Nuoto Sub Faenza Paola Bottaro ha sbaragliato la concorrenza nella categoria smartphone in coppia con Marco Bollettinari in veste di assistente. Ulteriori informazioni al 335-1366786 oppure al 338-4906968.

Dopo l’incontro con il Prefetto Cervia ufficializza l’aumento delle videocamere e i rinforzi per le forze dell’ordine

Il sistema di videosorveglianza di Cervia passerà da 154 a 170 videocamere, estendendo la copertura a tutto il territorio. Inoltre, sono stati confermati i rinforzi di personale richiesti dall’amministrazione comunale per arma dei carabinieri e guardia di finanza. Infine è stata confermata l’apertura del posto della Polizia di Stato a Pinarella, attivo dal 1 luglio.

Questi gli esiti dell’incontro tra l’amministrazione di Cervia e il Prefetto di Ravenna, annunciato la scorsa settimana per fare il punto sulla sicurezza della cittadina.

«Siamo particolarmente soddisfatti delle conferme e garanzie che ci sono state date dal Prefetto, che ringraziamo per l’attenzione e la disponibilità dimostrate nei confronti della nostra località – dichiarano il sindaco Mattia Missiroli e il vicesindaco con delega alla Sicurezza Gianni Grandu al termine dell’incontro -. Continueremo a mantenere un costante contatto con la Prefettura e le Forze dell’Ordine, fondamentali per la risoluzione dei problemi. Inoltre manterremo alta l’attenzione, per perseguire il modello di città che vogliamo in cui decoro, sicurezza, rispetto e vivibilità sono valori imprescindibili. Anche la Notte Rosa, nonostante l’afflusso straordinario di presenze, non ha creato particolari problematiche e criticità».

A due anni dall’inaugurazione, la Linea C di Green Go Bus conta 100 mila passeggeri

Sono 100 mila i passeggeri che hanno usufruito della linea C di “Green-Go Bus” in due anni di servizio. Il progetto di trasporto pubblico urbano a impatto zero nasce nel 2017 a Faenza, presentandosi come il primo servizio di trasporto pubblico urbano completamente elettrico e in totale “autoconsumo”: tutta l’energia utilizzata dalla flotta proviene infatti da impianti fotovoltaici di proprietà del Gruppo Erbacci, recentemente raddoppiati grazie a un importante investimento strategico dello stesso gruppo.

Dal punto di vista ambientale, l’utilizzo di energia solare per l’alimentazione dei mezzi ha già consentito di evitare l’emissione di oltre 291 mila chili di Co2, cifra destinata a raddoppiare nei prossimi anni grazie ai nuovi investimenti.

A dare il via al progetto è stata la Linea A da Piazzale Pancrazi a via Pistocchi, che ha trasportato circa 1 milione e 700 mila passeggeri in 12 anni. L’ultima nata, nel 2023, è appunto la C, che collega la zona del Borgo (con partenza dal centro commerciale) al centro città. Oltre alle normali corse giornaliere, i mezzi Green-Go sono a disposizione durante i principali eventi cittadini, con un servizio integrato di parcheggi scambiatori per le maggiori manifestazioni.

Inoltre, per tutti i ‘Martedì d’estate’, le corse saranno prolungate fino alle ore 23 per assecondare il calendario delle serate.

Il progetto della Regione per la messa in sicurezza di Lamone e Marzeno

La Regione Emilia-Romagna ha elaborato un progetto di messa in sicurezza dei bacini del fiume Lamone e del torrente Marzeno per la difesa di Faenza dal rischio di altri eventi alluvionali.

Sono previsti interventi di sistemazione del nodo idraulico alla confluenza di Lamone e Marzeno, oltre al mantenimento e recupero di aree di espansione a monte della città per ottimizzare la capacità di laminazione del sistema dei corsi d’acqua. Inoltre, verranno realizzati nuovi argini a protezione dell’abitato e l’adeguamento del tratto arginato a valle di Faenza attraverso interventi di consolidamento, oltre alla riprofilatura della sezione del fiume, con abbassamento dei piani golenali e un piano di tracimazione controllata lungo il tratto arginato di seconda categoria.

Il progetto è stato illustrato dalle autorità in un’assemblea pubblica che si è tenuta ieri sera, 25 giugno, all’arena Borghesi di Faenza, con la partecipazione di circa 400 persone.

A tutti i partecipanti è stato distribuito un volantino con un qr code che rimanda alla pagina “Territorio sicuro” sul sito della Regione dalla quale è possibile scaricare la bozza del progetto. Allo stesso indirizzo è presente un form, aperto a tutti, attraverso cui si possono inviare osservazioni, consigli e domande fino al 25 luglio.

«Crediamo che progetti di questa importanza debbano essere condivisi il più possibile per garantire la massima trasparenza – hanno sottolineato il presidente della Regione, Michele de Pascale, e la sottosegretaria con delega alla Protezione civile, Manuela Rontini, entrambi presenti all’assemblea –. Si tratta di interventi fondamentali per la messa in sicurezza della città, molto attesi da una comunità che due anni fa ha sofferto moltissimo e da allora vive con il timore che il dramma del 2023 possa ripetersi».

Fratelli d’Italia: «L’ex ostello è una ferita urbana, occasione sprecata per turismo, studenti e famiglie»

«L’ex ostello Dante a Ravenna è una ferita urbana che non può più essere ignorata e che rappresenta una grave occasione mancata per il turismo giovanile, l’accoglienza universitaria e il bisogno abitativo». I consiglieri comunali di Fratelli d’Italia a Ravenna, Falco Caponegro e Anna Greco denunciano la situazione di degrado dell’edificio pubblico in via Nicolodi chiuso dal 2017 e ormai in condizioni indecorose.

«L’immobile – continuano Caponegro e Greco – è diventato il simbolo dell’inerzia amministrativa: da anni abbandonato, è stato in passato oggetto di occupazioni abusive ed è oggi sporco, pericoloso, circondato da rifiuti e in stato di forte deterioramento. Secondo quanto riferito da cittadini che vivono e lavorano nel quartiere, attualmente non risulta occupato, ma vogliamo evitare che lo diventi nuovamente. Riceviamo segnalazioni continue, che evidenziano preoccupazione per la sicurezza, l’igiene e il futuro della zona».

Recentemente è stata resa nota l’aggiudicazione parziale della proprietà al Consorzio Solco, con l’obiettivo di realizzare un luogo di accoglienza e co-housing. Non è ancora stato condiviso però un piano per la riqualificazione dell’immobile, né un cronoprogramma definito.

I consiglieri presenteranno quindi domanda formale all’amministrazione chiedendo informazioni sulle tempistiche, l’elenco degli interventi urgenti di messa in sicurezza e manutenzione e le intenzioni della giunta sulle eventuali finalità pubbliche o sociali dell’immobile. Inoltre, verrà richiesto il coinvolgimento dei residenti in zona per un percorso di ascolto e co-progettazione.

Finanziamenti statali al teatro, Cassani dopo le dimissioni: «Era necessario lanciare un segnale di allarme»

«Le nostre dimissioni sono state un atto necessario perché suonasse un segnale di allarme». Il ravennate Alberto Cassani è uno dei tre dissidenti che la scorsa settimana hanno deciso di abbandonare la commissione consultiva nazionale del ministero della Cultura per il Fondo nazionale dello spettacolo dal vivo. Si tratta dei finanziamenti erogati ogni anno per sostenere gli enti teatrali, la danza, il circo e la musica, i cui risultati stanno uscendo in questi giorni. Cassani, ex assessore alla cultura del Comune di Ravenna e coordinatore di Ravenna2019, era stato nominato nel 2022 su indicazione dell’Upi. Gli altri due dimissionari, Carmelo Grassi e Angelo Pastore, erano stati indicati rispettivamente dall’Anci e dalla Conferenza delle Regioni.

Le dimissioni hanno fatto scalpore: nella lettera indirizzata al ministro Alessandro Giuli, i tre hanno denunciato «l’impossibilità di costruire, all’interno della commissione, un percorso condiviso ed equilibrato nella valutazione dei vari organismi teatrali richiedenti». In particolare, hanno scritto, «la scelta della maggioranza della commissione di voler declassare la Fondazione teatro nazionale della Toscana sulla base di motivazioni pretestuose, ci trova assolutamente contrari e rende impossibile la prosecuzione del lavoro». Il casus belli riguarda la stagione diretta dal drammaturgo e scrittore Stefano Massini, noto per le sue posizioni contro il governo Meloni espresse in tv. Ma gli scontri tra i commissari avrebbero riguardato molti altri enti teatrali, in particolare alcune realtà più piccole e di ricerca. Tra queste ci sarebbero anche diverse realtà ravennati ed emiliano-romagnole.

Cassani, partiamo dall’inizio. Cosa è accaduto?
«Il peccato originale è contenuto nel decreto del governo che ha cambiato le regole per il Fondo nazionale dello spettacolo dal vivo. I nuovi criteri hanno ridotto il sostegno all’innovazione artistica, penalizzando le realtà che si prendono il rischio culturale della sperimentazione. L’emblema di questa politica è rappresentato dai centri di produzione, dai quali è stata eliminata la categoria “innovazione”. Oggi questi centri sono classificati solo in base alla capienza delle sale che gestiscono; perciò – per fare un esempio – Ravenna Teatro si trova nella stessa voce del Diana Or.Is di Napoli. Il primo è una realtà di ricerca contemporanea, il secondo è un teatro a vocazione commerciale. Entrambi hanno piena legittimità di esistere, ma le loro proposte culturali sono completamente diverse e non ritengo giusto che vengano valutate secondo gli stessi criteri».

Quali sono?
«I nuovi punteggi premiano le realtà che hanno maggiori risorse economiche dal botteghino e dalle sponsorizzazioni. Rispetto al passato, è stata ridotta l’importanza del finanziamento pubblico di Comuni e Regioni. Di conseguenza, chi ha più successo commerciale e vende più biglietti ha anche un maggiore finanziamento ministeriale. È un paradosso: il teatro commerciale ha molto meno bisogno di soldi pubblici, in quanto si autosostiene. Al contrario, il teatro sperimentale si assume più rischio culturale e perciò dovrebbe essere più sostenuto dalle istituzioni».

I tre dimissionari sono stati indicati da Comuni, Province e Regioni; gli altri quattro sono di nomina ministeriale. Si trattava di due fazioni?
«Sicuramente c’erano orientamenti e sensibilità culturali differenti. Ma al di là di gusti e preferenze diverse, una delle più frequenti ragioni di scontro derivava dalla tendenza, presente nella maggioranza, a far prevalere sui giudizi qualitativi le valutazioni di natura quantitativa (rapporto entrate-uscite, numero di spettatori, costo medio per spettatore), che non competevano alla commissione. Bisogna infatti sapere che gli aspetti quantitativi sono già automaticamente considerati nella definizione del punteggio complessivo, mentre è di esclusiva competenza della commissione la valutazione degli aspetti relativi alla qualità artistica dei progetti. Oltre a questa diversa impostazione, era emersa sin dall’inizio la volontà della maggioranza di modi care gli assetti del teatro italiano attraverso bocciature e promozioni in base a valutazioni non sempre oggettive. Questa spinta rendeva difficile la via della mediazione e dei giudizi equilibrati e condivisi; una via che noi abbiamo sempre praticato e difeso, perché la ritenevamo l’unica compatibile col nostro ruolo istituzionale e con la necessità di rispettare la complessità del mondo teatrale italiano. Purtroppo, nonostante avessimo raggiunto un accordo su quasi tutti i progetti, compreso il Teatro della Toscana che doveva restare teatro nazionale (pur con un punteggio più basso), l’improvvisa decisione di declassarlo a colpi di maggioranza ha creato un vulnus che non poteva passare sotto silenzio».

C’è stato un diktat politico a causa dell’orientamento di Massini?
«Un cambio di opinione così repentino deve essere legato a qualcosa di anomalo. Avremmo potuto semplicemente votare contro, ma sarebbe stato un gesto ininfluente. Le dimissioni sono state un’azione necessaria per sollevare pubblicamente il caso di un declassamento deciso sulla base di motivazioni pretestuose. I quattro commissari si sono appigliati a una parte del progetto che, secondo loro, era scritta in maniera troppo narrativa e poco dettagliata; ma a nostro parere si trattava di una forzatura e la motivazione era insufficiente per giustificare il declassamento».

Come ne uscirà il teatro emiliano-romagnolo?
«Le realtà teatrali della nostra regione hanno un valore riconosciuto a livello nazionale e internazionale che in passato la commissione ha sempre apprezzato. I punteggi in commissione erano già stati decisi e confido che non vengano modificati. Ma non v’è dubbio che anche le realtà ravennati e romagnole di eccellenza rientrino nel processo in atto di spostamento degli equilibri».

Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi giorni?
«La commissione ministeriale deve essere composta da sette membri, di cui tre in rappresentanza di Regioni ed enti locali. La commissione può procedere in questa fase anche con soli quattro membri, ma è evidente che la rappresentanza istituzionale risulterebbe monca. Nel caso ci fossero altri declassamenti o clamorose riduzioni di punteggio, si aprirebbe la strada dei ricorsi. Anche per questo il mio auspicio è che prevalga il buonsenso e che le nostre dimissioni inducano la maggioranza a una maggiore moderazione nella formulazione dei punteggi finali».

Lettini e ombrelloni a metà prezzo per chi raggiunge Cervia in treno

Lettino e ombrellone a metà prezzo per chi arriva in spiaggia dalla stazione: da giugno a settembre, chi arriverà a Cervia in treno potrà contare sullo sconto per il noleggio giornaliero di ombrellone e due lettini, grazie alla collaborazione tra Cooperativa Bagnini e Tper al fine di promuovere una mobilità più green e sostenibile.

La promozione è valida dal lunedì al venerdì e basterà esibire al lido il titolo di viaggio di corsa semplice con destinazione Cervia (valido il giorno stesso), l’abbonamento annuale /mensile Trenitalia Tper o le Smart Card “Unica Emilia-Romagna” e “aziendale Trenitalia Tper”.

Morrone (Lega): «Degrado e insicurezza al mare causati anche da alcuni locali notturni»

«Il degrado e gli episodi di criminalità delle zone turistiche estive di Cervia e Ravenna derivano anche da come alcuni imprenditori gestiscono la clientela dei loro locali di intrattenimento. Mi aspetto che vengano convocati da sindaci e assessori competenti e siano chiamati a fare la loro parte per ripristinare la sicurezza». Il deputato Jacopo Morrone, segretario della Lega in Romagna, si rivolge agli amministratori dei due comuni costieri in provincia di Ravenna e li invita a controlli più serrati sulla regolarità della proposta dei locali notturni.

Le parole di Morrone arrivano dopo i casi di microcriminalità e degrado urbano che si sono manifestati sin dalle prime battute della stagione turistica 2025.

«I sindaci Alessandro Barattoni e Mattia Missiroli devono prendersi la responsabilità di scelte forti. Decidano che modello vogliono dare alle località di mare. Vogliono che siano discoteche a cielo aperto frequentate da maranza dove tutto è permesso e la gente urina nelle aiuole? Allora lo dicano apertamente. Se invece vogliono riportare la sicurezza a beneficio anche di altri frequentatori allora devono dare regole precise alle imprese».

Il leghista assicura di non avercela con i titolari dei locali: «Attirare ragazzi giovani che consumano fa il loro interesse e lo capisco. Deve essere chi governa il territorio a decidere se quel modello va bene. Se non va bene servono altre regole. Se un locale raduna migliaia di giovani e non ha i bagni pubblici, è ovvio che vedremo la gente a bordo strada. E serve anche un servizio di sicurezza più adeguato».

Il segretario del Carroccio punta il dito sui due assessori titolari delle deleghe alla sicurezza nelle due giunte comunali: «Gianni Grandu e Eugenio Fusignani sono politici esperti. Se non sono in grado di occuparsi di sicurezza e non possono essere lasciati a casa per ragioni politiche, almeno si occupino di altre deleghe»

Morrone ricorda quasi con nostalgia il gesto compiuto sedici anni fa dal sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci: un secchiello di cocktail sversato in un tombino, come gesto di condanna all’eccesso degli happy hour di cui i secchielli erano un simbolo. «Matteucci fece un gesto forte, ma mandò un messaggio chiaro».

Gianfranco Spadoni, consigliere comunale della lista Lpr-Lega, affianca Morrone nell’incontro con la stampa e invita l’amministrazione di Ravenna a mettere più vigili urbani in strada e meno negli uffici.

L’invito di Mirko De Carli, esponente del Popolo della Famiglia che fa parte della coalizione insieme a Lega e Lpr, è rivolto agli amministratori locali: «Troppo spesso di fronte ai problemi di sicurezza la risposta è chiedere rinforzi al governo. Se c’è un problema di insicurezza deve essere una priorità per tutti e ci sono gli strumenti per dialogo fra Comune e Governo nazionale».

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