giovedì
30 Aprile 2026

Sbanda auto con una famiglia in vacanza Muore una 59enne, feriti marito e figlio

Fatale probabilmente un colpo di sonno dell’uomo, alle 6 del mattino
La tragedia in autostrada all’altezza dello svincolo con Ravenna

Probabilmente è stato un colpo di sonno, all’alba di una domenica mattina, a distruggere una famiglia di Lodi che stava per iniziare le proprie vacanze. Alla guida di un fuoristrada Mitsubishi Pajero c’era un uomo di 64 anni, alla sua destra la moglie di 59 anni e dietro il figlio della coppia, di 16 anni. L’incidente è avvenuto poco dopo le 6 in autostrada A14, poco dopo lo svincolo per Ravenna, in direzione sud, all’altezza di Solarolo.

Per cause in corso di accertamento – la più probabile è come detto un colpo di sonno – il guidatore ha perso il controllo dell’auto che è finita fuori strada, ribaltandosi nella scarpata. Ad avere la peggio è stata la donna, morta praticamente sul colpo. Ferite di media gravità per il marito e il figlio.

Auto si ribalta all’altezza di Solarolo: incidente mortale in autostrada

Non ci sono altri mezzi coinvolti. Una persona deceduta e due feriti

Una persona è morta e due sono rimaste ferite in un incidente avvenuto alle 6.20 di questa mattina (domenica 11 settembre) sull’autostrada A14, nel tratto compreso tra Imola e la diramazione per Ravenna, in direzione di Ancona. Lo scrive in un’agenzia – che qui riportiamo testualmente – la redazione regionale dell’Ansa.

Viaggiavano su una vettura che si è ribaltata al chilometro 56 (all’altezza di Solarolo); non sono stati coinvolti altri veicoli.

Sono intervenuti Polstrada, vigili del fuoco e 118, oltre al personale della direzione 3/o Tronco di Bologna della società Autostrade. Il traffico non ha subito particolari ripercussioni.

E la gru da recuperare in Darsena? Ecco 5 proposte. «Ma non è una priorità»

L’ex sindaco aveva promesso la sua reinstallazione: il concorso
di idee si è chiuso in agosto ma ora tempi e costi sono incerti

A fine agosto è scaduto il termine per partecipare al concorso di idee lanciato dal Comune di Ravenna per la raccolta di proposte per il recupero della gru di banchina, smantellata un anno fa perché ritenuta pericolante e non più in sicurezza in un punto liberamente accessibile. In tutto cinque le proposte arrivate agli uffici comunali che ora dovranno essere esaminate da una commissione per valutarne l’applicabilità.

L’ex sindaco Fabrizio Matteucci promise che il manufatto sarebbe stato recuperato con una nuova destinazione in quanto considerato un segno visivo del passato industriale del quartiere. L’assessore all’Urbanistica Federica Del Conte spiega la situazione attuale: «Non è ancora stato deciso quando si insedierà la commissione per valutare le proposte del concorso. Non è un tema tra le priorità in agenda al momento. La giunta si è insediata da poco e gli uffici tra luglio e agosto sono stati occupati particolarmente per la preparazione del bando ministeriale per la riqualificazione di tutta l’area (progetto da 26 milioni che unisce pubblico e privati e ambisce a ottenere 12,8 milioni dallo Stato, vedi articoli correlati, ndr). Oggi è impossibile fare previsioni su tempi e costi del recupero».

Il trasbordatore, che si trovava collegato all’edificio della cosiddetta Area T nei pressi del condominio Torre Zucchi e serviva per il carico-scarico delle navi, è attualmente in deposito ai cantieri della Rosetti Marino.

E la gru da recuperare in Darsena? Ecco 5 proposte. «Ma non è una priorità»

L’ex sindaco aveva promesso la sua reinstallazione: il concorso di idee si è chiuso in agosto ma ora tempi e costi sono incerti

A fine agosto è scaduto il termine per partecipare al concorso di idee lanciato dal Comune di Ravenna per la raccolta di proposte per il recupero della gru di banchina, smantellata un anno fa perché ritenuta pericolante e non più in sicurezza in un punto liberamente accessibile. In tutto cinque le proposte arrivate agli uffici comunali che ora dovranno essere esaminate da una commissione per valutarne l’applicabilità.

L’ex sindaco Fabrizio Matteucci promise che il manufatto sarebbe stato recuperato con una nuova destinazione in quanto considerato un segno visivo del passato industriale del quartiere. L’assessore all’Urbanistica Federica Del Conte spiega la situazione attuale: «Non è ancora stato deciso quando si insedierà la commissione per valutare le proposte del concorso. Non è un tema tra le priorità in agenda al momento. La giunta si è insediata da poco e gli uffici tra luglio e agosto sono stati occupati particolarmente per la preparazione del bando ministeriale per la riqualificazione di tutta l’area (progetto da 26 milioni che unisce pubblico e privati e ambisce a ottenere 12,8 milioni dallo Stato, vedi articoli correlati, ndr). Oggi è impossibile fare previsioni su tempi e costi del recupero».

Il trasbordatore, che si trovava collegato all’edificio della cosiddetta Area T nei pressi del condominio Torre Zucchi e serviva per il carico-scarico delle navi, è attualmente in deposito ai cantieri della Rosetti Marino.

Oltre 150mila euro per cinque nuove automobili per i vigili di Ravenna  

In futuro potranno sanzionare anche chi guida con il cellulare

Prestazioni più efficienti su strada per i vigili urbani: con cinque nuovi mezzi attrezzati acquistati di recente si potenzia l’autoparco della Polizia Municipale di Ravenna.

«Si tratta – spiega il vicesindaco Eugenio Fusignani – di quattro monovolume Subaru XV con prestazioni anche fuoristrada e di una berlina Skoda Octavia RS allestita per specifici servizi di controllo». La Skoda, ultima arrivata fra i veicoli in dotazione al Corpo, è costata circa 38.000 euro di cui circa 15.000 di spese per allestimento, motorizzazione 2000cc TDI (turbodiesel). Forte dei suoi 184 cavalli è in grado di accelerare da 0 a 100 in 8.1 secondi e 232 orari di punta massima. All’interno, si presenta allestita con i posti posteriori isolati da quelli anteriori da una parete in plexiglass ad alta resistenza e da un vano separato con grata in acciaio che crea una sorta di “cella di sicurezza” per il trasporto di persone in stato di arresto o detenzione. È inoltre predisposta per l’utilizzo di tutte le attrezzature elettroniche in dotazione: targasystem, etilometro, velox e può essere con ragione, considerata l’ammiraglia della flotta veicoli, tra le più qualificate in regione.

Le quattro Subaru XV, di cui tre vestite con la ‘livrea di servizio’, sono dotate di motorizzazione Boxer, 1995cc di cilindrata, per una potenza di 150 cavalli ed una coppia motrice di 196nm, alimentazione a benzina. «Sono accreditate di ben cinque stelle euroncap e cinque stelle conferite da Quattroruote, è quindi uno dei modelli di auto più sicuri sul mercato», scrivono dal Comune.
Sono state acquistate in convenzione Consip ed allestite per i servizi per una spesa complessiva di circa 118mila euro, allestimenti compresi.

«È un investimento importante per l’ente – continua Fusignani- poiché va a potenziare il livello di servizio in un settore significativo e delicato come quello della Pm, impegnata nel controllo del territorio su tutti i fronti più caldi della sicurezza e della legalità. In particolare le già consistenti dotazioni tecnologiche di cui sono forniti questi nuovi automezzi, potranno anche essere implementate con nuovi strumenti in grado di rilevare in automatico, durante la marcia normale, e conseguentemente sanzionare a posteriori, anche infrazioni che mettono a repentaglio l’incolumità di automobilisti e pedoni, quali l’uso improprio alla guida di telefoni cellulari. In questo senso – precisa il vicesindaco- il comando della Pm ha già ricevuto il mandato per predisporre un progetto complessivo di ausilii tecnologici da sottoporre all’amministrazione per le opportune valutazioni. L’intento è ovviamente quello di aumentare l’efficacia dei servizi sul versante sicurezza, tutelando al contempo anche l’incolumità degli operatori. Anche i nuovi mezzi che presentiamo oggi vanno in questa irrinunciabile direzione».

In un nuovo dipinto in piazza Unità d’Italia il centro di Ravenna di inizio Novecento

Realizzato nel passaggio di collegamento con piazza del Popolo

Alla presenza del sindaco Michele de Pascale, del prefetto Francesco Russo, del presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna Lanfranco Gualtieri e del presidente del Gruppo Cassa di Risparmio di Ravenna Antonio Patuelli, è stato inaugurato il dipinto realizzato nella parete del porticato che congiunge piazza del Popolo a piazza dell’Unità d’Italia, in centro a Ravenna.

Si tratta della rappresentazione pittorica risalente all’800, dell’area che comprende piazza del Popolo, piazza Garibaldi, via Gordini, via Cairoli, inclusa la stessa piazza dell’Unità d’Italia.

L’opera d’arte è stata realizzata dai maestri Catherine Horn e Gianni Todaro della bottega d’arte Spazi da Vivere, e riproduce un disegno di Gaetano Savini, artista, cartografo, storico e archeologo ravennate (10 gennaio 1850 – 13 marzo 1917).

Da oggi (sabato 10 settembre) cittadini e turisti potranno conoscere, attraverso il dipinto murario, lo spaccato urbano dell’epoca con le antiche botteghe e gli edifici situati in quella che un tempo veniva chiamata piazza Vittorio Emanuele, oggi piazza del popolo, e nella corte delle Antiche Carceri, prima che diventasse sede del penitenziario cui si deve l’antico toponimo.

Come è noto, questo spazio urbano è stato interessato negli ultimi anni da un corposo intervento di riqualificazione, a cura della Cassa di Risparmio di Ravenna, che lo ha reso fruibile superando la preesistente situazione di abbandono. Dal dicembre 2013 col toponimo di piazza dell’Unità d’Italia è entrato, quindi, a far parte dei luoghi più frequentati del centro storico e sede di incontri pubblici.

Controlli anti caporalato in agricoltura: in 16 aziende trovati 7 lavoratori in nero

Due erano clandestini; altri nove quelli irregolari

Nei mesi di luglio e agosto, l’Arma dei Carabinieri, il Corpo Forestale dello Stato e la Direzione Territoriale del Lavoro di Ravenna hanno provveduto ad effettuare servizi mirati in aziende agricole della provincia contro il fenomeno del caporalato e del lavoro in nero nel campo dell’agricoltura.

Sono state controllate, complessivamente e a campione, 16 aziende agricole e verificata la posizione di 160 lavoratori, riscontrando 9 lavoratori irregolari e 7 in nero, di cui 2 clandestini. Sono state elevate, complessivamente sanzioni amministrative per l’importo di circa 15.000 euro ed è stata deferita una persona a piede libero.

Controlli anti caporalato in agricoltura: in 16 aziende trovati 7 lavoratori in nero

Due erano clandestini; altri nove quelli irregolari

Nei mesi di luglio e agosto, l’Arma dei Carabinieri, il Corpo Forestale dello Stato e la Direzione Territoriale del Lavoro di Ravenna hanno provveduto ad effettuare servizi mirati in aziende agricole della provincia contro il fenomeno del caporalato e del lavoro in nero nel campo dell’agricoltura.

Sono state controllate, complessivamente e a campione, 16 aziende agricole e verificata la posizione di 160 lavoratori, riscontrando 9 lavoratori irregolari e 7 in nero, di cui 2 clandestini. Sono state elevate, complessivamente sanzioni amministrative per l’importo di circa 15.000 euro ed è stata deferita una persona a piede libero.

Un concorso sul web per chi fa foto ai monumenti, anche ravennati

Domenica 11 è in programma una passeggiata a tema

In occasione del concorso fotografico “Wiki Love Monuments” domenica 11 settembre si terrà una “passeggiata fotografica” gratuita alla scoperta di alcune eccellenze monumentali della città. Accompagnati da una guida specializzata, l’instagrammer @laurinogram, sarà possibile visitare e conoscere la storia dei monumenti cittadini e fotografarli.

La passeggiata prenderà il via alle ore 14.15 dal museo Tamo (in via Nicolò Rondinelli, 2), e toccherà il Battistero Neoniano, la Domus dei Tappeti di Pietra, la Basilica di San Vitale e il Mausoleo di Galla Placidia.

La partecipazione al tour è gratuita previa prenotazione dei biglietti (posti limitati) sulla piattaforma eventbrite al seguente indirizzo: https://ravennawikilovemonuments2016.eventbrite.it

Le foto scattate potranno partecipare al concorso fotografico Wiki Loves Monuments, il più grande contest internazionale dedicato al patrimonio culturale e artistico mondiale che coinvolge oltre 40 Paesi in cinque continenti. Il contest è gratuito e aperto a tutti, foto amatori e professionisti di tutte le età. Per aderire all’iniziativa basta fotografare uno o più monumenti presenti nelle liste di Wikimedia. Le dieci foto migliori di ogni Paese saranno valutate da una giuria internazionale e potranno vincere uno dei premi in palio.

I luoghi, gli edifici e i monumenti della città di Ravenna candidati nella lista dei monumenti aderenti al concorso sono: Piazza del Popolo e Residenza Comunale, Teatro Rasi,Teatro Alighieri, Rocca Brancaleone, Porta Adriana,Porta Gaza, Porta Nuova, Porta Ravegnana o Portonaccio, Porta San Mamante, Porta Serrata, Porta Sisi, Colonna dei Francesi, Capanno Garibaldi, Zona Dantesca e Tomba di Dante, Basilica di San Vitale, Mausoleo di Galla Placidia, Battistero Neoniano, Domus dei Tappeti di Pietra, TAMO – Tutta l’Avventura del Mosaico, Cripta Rasponi, Giardini pensili del Palazzo della Provincia, Battistero degli Ariani, Mausoleo di Teodorico, Basilica di Sant’Apollinare in Classe, Palazzo di Teodorico (Chiesa di San Salvatore ad Chalchis), Pinacoteca e Collezioni Mosaici Moderni, Museo nazionale, Antico porto, Biblioteca Classense, Museo d’Arte della Città, monumento “Ardea Purpurea”, Monumento “La Gerusalemme Celeste”, “Invader. Spock”, monumento a Pier Paolo d’Attorre, monumento commemorativo della strage del Ponte degli Allocchi.

Accanto al tradizionale concorso di Wikimedia Italia, quest’anno è stato istituito il premio speciale “I Monumenti stellati dell’Emilia Romagna”, dedicato alle eccellenze culturali e artistiche regionali contrassegnate da asterisco nella Guida d’Italia, la mitica guida “Rossa” edita dal Touring e individuabili per quanto riguarda Ravenna sulla seguente mappa http://photo.aptservizi.com/mappe/wlm2016/ravenna. I primi tre classificati saranno premiati da una giuria di qualità.

Nessuno innaffia e il verde è già secco Il motivo? In darsena manca… l’acqua  

Triste destino per le installazioni sul Candiano inaugurate un anno fa
per la festa di Ravenna Capitale. Ora ci penseranno gli ortisti?

Il presupposto delle quattro installazioni di riuso temporaneo sulla banchina destra del Candiano era il riutilizzo di materiale di recupero legato alla tradizione produttiva e agricola del territorio ravennate. Ma un anno dopo l’inaugurazione delle opere, avvenuta a luglio 2015 in occasione della festa per Ravenna Capitale italiana della cultura, la tradizione agricola incassa un duro colpo d’immagine: la parte verde fatta di alberi e arbusti è ormai secca e stecchita. Facendo emergere che il coordinamento tra i soggetti coinvolti in prima battuta – Comune, Officina Meme e associazione Naviga in Darsena – non ha ottenuto risultati soddisfacenti. Ora, anche dopo aver sollevato il caso nella nostra rubrica “Bombolone” (vedi tra gli articoli correlati qui a fianco), le parti stanno cercando una soluzione.

Le installazioni progettate dallo studio Officina Meme sono state realizzate riutilizzando cassoni in legno forniti dall’associazione Naviga in Darsena che li aveva ottenuti per gentile concessione di un imprenditore ortofrutticolo. Quattro installazioni chiamate il Faro, la Duna, il Campo e l’Isola: solamente la prima (quella più vicina al ponte mobile) non presenta elementi di verde. «Il concept – si leggeva nel progetto – trasforma i cassoni in moduli costruttivi, la cui semplice rotazione nelle tre direzioni spaziali permette la costruzione modulare delle singole strutture, ciascuna poi caratterizata dall’inserimento di vegetazione, grafica o carpenteria metallica, in relazione alla funzione specifica. L’obiettivo è quello di rendere fruibile l’area della banchina fornendo i servizi necessari all’utilizzo dell’area come: la luce, la sosta e l’ombreggiamento e il gioco e la scoperta dello spazio».

Nascoste dentro ai cassoni sono state sistemate delle cisterne che riempite dovrebbero servire all’irrigazione delle parti verdi. Ma come riempire le cisterne? La prima necessità da soddisfare sarà portare l’acqua. Potrà sembrare paradossale, visto che si tratta di installazioni in banchina ma non si può certo pensare di utilizzare l’acqua della darsena che non è esattamente nota per le sue proprietà nutritive. In un primo tempo è stato possibile grazie alla disponibilità di un privato con una autobotte che ha collaborato al progetto ma l’operazione richiede una frequenza troppo elevata per essere gestibile con costi e modalità sopportabili.

Due mesi fa è stato siglato un patto di collaborazione tra Comune, Officina Meme e il gruppo di ortisti che curano gli orti della vicina via Pag nell’ambito del regolamento dei beni comuni che prevede la collaborazione fra amministrazione e cittadinanza per la gestione di alcuni spazi comuni. In questo caso agli ortisti è richiesto di passare due volte a settimana per ripulire le installazioni da eventuali rifiuti. Cosa che avviene. Ora si proverà a capire se agli ortisti potrà essere chiesto di innaffiare e curare il verde: solo in questo caso si andrà a rifare la piantumazione.

Nessuno innaffia e il verde è già secco Il motivo? In darsena manca… l’acqua  

Triste destino per le installazioni sul Candiano inaugurate un anno fa
per la festa di Ravenna Capitale. Ora ci penseranno gli ortisti?

Il presupposto delle quattro installazioni di riuso temporaneo sulla banchina destra del Candiano era il riutilizzo di materiale di recupero legato alla tradizione produttiva e agricola del territorio ravennate. Ma un anno dopo l’inaugurazione delle opere, avvenuta a luglio 2015 in occasione della festa per Ravenna Capitale italiana della cultura, la tradizione agricola incassa un duro colpo d’immagine: la parte verde fatta di alberi e arbusti è ormai secca e stecchita. Facendo emergere che il coordinamento tra i soggetti coinvolti in prima battuta – Comune, Officina Meme e associazione Naviga in Darsena – non ha ottenuto risultati soddisfacenti. Ora, anche dopo aver sollevato il caso nella nostra rubrica “Bombolone” (vedi tra gli articoli correlati qui a fianco), le parti stanno cercando una soluzione.

Le installazioni progettate dallo studio Officina Meme sono state realizzate riutilizzando cassoni in legno forniti dall’associazione Naviga in Darsena che li aveva ottenuti per gentile concessione di un imprenditore ortofrutticolo. Quattro installazioni chiamate il Faro, la Duna, il Campo e l’Isola: solamente la prima (quella più vicina al ponte mobile) non presenta elementi di verde. «Il concept – si leggeva nel progetto – trasforma i cassoni in moduli costruttivi, la cui semplice rotazione nelle tre direzioni spaziali permette la costruzione modulare delle singole strutture, ciascuna poi caratterizata dall’inserimento di vegetazione, grafica o carpenteria metallica, in relazione alla funzione specifica. L’obiettivo è quello di rendere fruibile l’area della banchina fornendo i servizi necessari all’utilizzo dell’area come: la luce, la sosta e l’ombreggiamento e il gioco e la scoperta dello spazio».

Nascoste dentro ai cassoni sono state sistemate delle cisterne che riempite dovrebbero servire all’irrigazione delle parti verdi. Ma come riempire le cisterne? La prima necessità da soddisfare sarà portare l’acqua. Potrà sembrare paradossale, visto che si tratta di installazioni in banchina ma non si può certo pensare di utilizzare l’acqua della darsena che non è esattamente nota per le sue proprietà nutritive. In un primo tempo è stato possibile grazie alla disponibilità di un privato con una autobotte che ha collaborato al progetto ma l’operazione richiede una frequenza troppo elevata per essere gestibile con costi e modalità sopportabili.

Due mesi fa è stato siglato un patto di collaborazione tra Comune, Officina Meme e il gruppo di ortisti che curano gli orti della vicina via Pag nell’ambito del regolamento dei beni comuni che prevede la collaborazione fra amministrazione e cittadinanza per la gestione di alcuni spazi comuni. In questo caso agli ortisti è richiesto di passare due volte a settimana per ripulire le installazioni da eventuali rifiuti. Cosa che avviene. Ora si proverà a capire se agli ortisti potrà essere chiesto di innaffiare e curare il verde: solo in questo caso si andrà a rifare la piantumazione.

Nessuno innaffia e il verde è già secco Il motivo? In darsena manca… l’acqua  

Triste destino per le installazioni sul Candiano inaugurate un anno fa per la festa di Ravenna Capitale. Ora ci penseranno gli ortisti?

Il presupposto delle quattro installazioni di riuso temporaneo sulla banchina destra del Candiano era il riutilizzo di materiale di recupero legato alla tradizione produttiva e agricola del territorio ravennate. Ma un anno dopo l’inaugurazione delle opere, avvenuta a luglio 2015 in occasione della festa per Ravenna Capitale italiana della cultura, la tradizione agricola incassa un duro colpo d’immagine: la parte verde fatta di alberi e arbusti è ormai secca e stecchita. Facendo emergere che il coordinamento tra i soggetti coinvolti in prima battuta – Comune, Officina Meme e associazione Naviga in Darsena – non ha ottenuto risultati soddisfacenti. Ora, anche dopo aver sollevato il caso nella nostra rubrica “Bombolone” (vedi tra gli articoli correlati qui a fianco), le parti stanno cercando una soluzione.

Le installazioni progettate dallo studio Officina Meme sono state realizzate riutilizzando cassoni in legno forniti dall’associazione Naviga in Darsena che li aveva ottenuti per gentile concessione di un imprenditore ortofrutticolo. Quattro installazioni chiamate il Faro, la Duna, il Campo e l’Isola: solamente la prima (quella più vicina al ponte mobile) non presenta elementi di verde. «Il concept – si leggeva nel progetto – trasforma i cassoni in moduli costruttivi, la cui semplice rotazione nelle tre direzioni spaziali permette la costruzione modulare delle singole strutture, ciascuna poi caratterizata dall’inserimento di vegetazione, grafica o carpenteria metallica, in relazione alla funzione specifica. L’obiettivo è quello di rendere fruibile l’area della banchina fornendo i servizi necessari all’utilizzo dell’area come: la luce, la sosta e l’ombreggiamento e il gioco e la scoperta dello spazio».

Nascoste dentro ai cassoni sono state sistemate delle cisterne che riempite dovrebbero servire all’irrigazione delle parti verdi. Ma come riempire le cisterne? La prima necessità da soddisfare sarà portare l’acqua. Potrà sembrare paradossale, visto che si tratta di installazioni in banchina ma non si può certo pensare di utilizzare l’acqua della darsena che non è esattamente nota per le sue proprietà nutritive. In un primo tempo è stato possibile grazie alla disponibilità di un privato con una autobotte che ha collaborato al progetto ma l’operazione richiede una frequenza troppo elevata per essere gestibile con costi e modalità sopportabili.

Due mesi fa è stato siglato un patto di collaborazione tra Comune, Officina Meme e il gruppo di ortisti che curano gli orti della vicina via Pag nell’ambito del regolamento dei beni comuni che prevede la collaborazione fra amministrazione e cittadinanza per la gestione di alcuni spazi comuni. In questo caso agli ortisti è richiesto di passare due volte a settimana per ripulire le installazioni da eventuali rifiuti. Cosa che avviene. Ora si proverà a capire se agli ortisti potrà essere chiesto di innaffiare e curare il verde: solo in questo caso si andrà a rifare la piantumazione.

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