mercoledì
01 Aprile 2026

Storie di vita e di seconde chance nella “Cittadella della carità”

Per l’Opera di Santa Teresa del Bambino Gesù “accoglienza” è più di una semplice parola. È una missione, un impegno concreto che si rinnova ogni giorno da quasi cento anni. Da quando, nel 1928, venne fondata dal sacerdote ravennate don Angelo Lolli. Oggi l’Opera di Santa Teresa è una vera e propria “cittadella della carità” nel cuore di Ravenna.

Non si tratta solo di offrire alle persone in difficoltà un pasto caldo o un tetto sotto cui dormire, ma di restituire loro una dignità, fatta di sguardi che si incrociano, sorrisi condivisi e legami umani. «Come in una famiglia» racconta Ousmane, 36 anni. Non aveva niente quando, circa due anni fa, è arrivato in Italia dal Senegal via mare, dopo un lungo viaggio di cui ancora fa fatica a parlare. L’incontro con le suore del dormitorio San Rocco prima e con l’Opera di Santa Teresa poi, hanno cambiato la sua vita. Dopo lo sbarco a Bari e lo status di rifugiato, Ousmane sceglie di spostarsi a Ravenna per raggiungere alcune persone che conosce.

Qui le suore del dormitorio San Rocco lo aiutano a ottenere il permesso di soggiorno. Nel frattempo inizia a lavorare in uno stabilimento balneare. Sempre al dormitorio, dove per un po’ Ousmane trova accoglienza, incontra gli operatori di Santa Teresa, che percepiscono subito la sua voglia di riscatto, il suo desiderio di impegnarsi e lottare per garantire a se stesso e alla sua famiglia un futuro migliore. «Mi hanno accolto alla Casa della carità, mi hanno aiutato a iniziare un percorso di studi, prima di tutto per imparare l’italiano». Oggi Ousmane ha due lavori: «Come operaio in un’azienda durante la settimana, in uno stabilimento balneare nel weekend». Lo fa per poter mandare soldi alla sua famiglia: «In Senegal sono rimasti i miei fratelli e i miei genitori: sono anziani e senza il mio sostegno non hanno nemmeno i soldi per mangiare. Sono venuto in Italia per loro».

Nel tempo che gli resta quando non lavora, Ousmane si dedica allo studio: «Spero di riuscire presto a prendere la licenza media. Poi vorrei proseguire con il diploma di scuola superiore». In Senegal Ousmane aveva una laurea, ma in Italia quel titolo non gli è stato riconosciuto. «Voglio studiare ancora, imparare tanto, fare esperienza qui in Italia e un domani tornare nel mio Paese e aprire una grande azienda che possa dare lavoro a tanti giovani. Così non dovranno affrontare quello che ho vissuto io». Nonostante le difficoltà che ogni giorno incontra nel suo cammino, Ousmane non perde il sorriso. Anche grazie alle persone che ha intorno: «Qui alla Casa della carità condividiamo tutto insieme. Se qualcuno ha un momento difficile, non è mai da solo. Ci aiutiamo a vicenda. Io dico sempre: “Siamo fratelli. Se tu hai un problema, ora è anche un mio problema”». Come in una famiglia c’è chi gli lascia la cena in caldo quando rientra dal lavoro, chi gli fa trovare un po’ di frutta in cucina, chi controlla che la mattina si alzi in orario.

«Quando faccio il turno che inizia più tardi, Antonio mi chiama pensando che io non abbia sentito la sveglia. “No, babbo – gli rispondo – oggi inizio un’ora dopo”. Sì, lo chiamo babbo, perché per me lui è questo. Stiamo anche cercando un appartamento in affitto insieme. Purtroppo non è facile, ma gli operatori di Santa Teresa mi stanno aiutando e mi supportano in ogni passo».

Anche per Daniele, 46 anni, come per Ousmane, l’incontro con l’Opera di Santa Teresa ha segnato una svolta. Qui ha trovato molto più che un aiuto materiale: uno spazio dove sentirsi accolto, ascoltato, guardato negli occhi senza pregiudizi. Daniele ha fatto il camionista per tanti anni. Poi, nel 2021, un piccolo infarto lo costringe a fermarsi per un po’. Gli impiantano un defibrillatore, ma i problemi al cuore non si risolvono del tutto e viene messo in lista per un trapianto. «Lo scorso anno la commissione medica ha ritenuto che non fossi più idoneo al mio lavoro e mi ha ritirato le patenti». Daniele è originario di Como, ma conosce bene Ravenna perché, per oltre dieci anni, era da qui che partiva con le merci per i suoi spostamenti. «Non avevo più né un lavoro né una casa. I primi tempi ho trovato ospitalità al dormitorio, ma ero spesso ricoverato in ospedale per i miei problemi al cuore». Da lì lo spostamento alla Casa della carità, dove può ricevere un’accoglienza adeguata alle sue condizioni di salute. Daniele vorrebbe trovare un lavoro, tornare a essere autonomo, ma i problemi al cuore sono un ostacolo. «Mi adatterei a qualsiasi cosa. Ho fatto anche un corso di cucina, ora ne sto facendo uno di informatica. Non mi piace stare con le mani in mano».

Nel frattempo Santa Teresa gli sta comunque dando la possibilità di rimettersi in gioco e sentirsi utile: «Ho chiesto di poter fare volontariato e mi piace molto. Do una mano con le colazioni, alle docce quando c’è bisogno, durante i mercatini di solidarietà». Per Daniele «è molto appagante, mi dà soddisfazione. È il mio modo per restituire quello che ricevo. È bello vedere le persone contente di incontrarmi, che mi salutano con un sorriso, sono gentili con me, apprezzano quello che faccio per loro. Sono felice di poter dare una mano, nonostante io stesso, spesso, abbia bisogno di aiuto per via dei miei problemi di salute».  L’Opera di Santa Teresa «mi sta dando una grande opportunità». Una seconda occasione per riprovarci dopo un periodo molto buio. «L’anno scorso c’è stato un momento in cui volevo mollare». Ancora oggi Daniele fatica a rispondere quando gli viene chiesto come immagina il suo futuro. Ma ha ritrovato la speranza «che qualcosa di buono accada. Quando ti dai da fare, quando aiuti gli altri, quando fai del bene, non può che essere così». Con gli altri ospiti della casa, Daniele ha instaurato legami sinceri: «I momenti di sconforto si possono affrontare insieme. So che questa non è casa mia, ma in questo momento è come se lo fosse». Perché a volte il primo passo per rialzarsi è proprio sentirsi accolti. «Se c’è la volontà, si può sempre ricominciare. E qui ho trovato una possibilità concreta, oltre che un’accoglienza vera».

Piazzale dei Salinari si trasforma in un atelier a cielo aperto, con oltre sessanta artisti all’opera nel fine settimana

Tre giorni di musica, arte e laboratori nel cuore di Cervia: il piazzale dei Salinari torna a ospitare il Festival delle Arti, giunto alla sua 24esima edizione.

Sono circa 60 gli artisti impegnati a lavorare dal vivo da venerdì 27 a domenica 29 giugno, in un grande atelier en plein air, con la possibilità per i più piccoli di sperimentare l’arte del mosaico con Paola Maltoni e Loretta Fariselli, quella dell’Incisione con Fabrizio Pavolucci, e la creazione con le perline insieme Elena Butmalai.

Inoltre il collettivo Ossigeno Rosso porta il laboratorio “Tratti e ritratti, colori e forme alla ricerca d’identità” per esplorare tecniche di vario tipo, dalla pittura al collage. Quello del ritratto e del “Il volto dell’artista” è infatti il tema a cui si ispireranno le creazioni del festival, che quest’anno raccoglie la visione della grande mostra dedicata al ritratto dell’artista in corso Forlì, nel tentativo di indagare una visione moderna del soggetto.

Gli artisti sono stati chiamati a riconoscere nei gesti e nelle movenze fisiche i caratteri della persona ritratta per raccontare, attraverso l’espressione della mimiche di un volto, il messaggio intrinseco dell’essere umano.

Ogni sera, a partire dalle 21, un concerto accompagnerà l’evento. Si parte venerdì 27 giugno con la blues band Deep Roots. La band presenta un repertorio di classici del Chicago Blues e del Texas Blues. Anche la serata di sabato sarà dedicata al blues, con Mud Walkers e un tuffo nelle atmosfere dei locali di Chicago negli anni ’50. Chiudono il festival domenica 29 giugno il trio forlivesi degli Etilisti Noti.

Un “sì” tra i mosaici: il primo matrimonio al museo Classis

Uno scambio di promesse tra mosaici e opere d’arte antiche: pochi giorni fa, la nuova sezione del Classis Pregare a Ravenna ha fatto da cornice al primo matrimonio civile celebrato all’interno del museo.

All’interno della sala è stato ricreato lo spazio liturgico delle antiche basiliche bizantine, tra reperti archeologici inediti e pavimentazioni musive. La cerimonia, officiata dall’assessore Massimo Cameliani, ha visto protagonisti Jessica e Mattia primi sposi a suggellare il loro amore nella nuova sezione museale.

Il museo è aperto alle cerimonie in giorni feriali e festivi (in orari e date da concordare, esclusi i giorni di festa comandata). Per informazioni o per prenotare un sopralluogo è possibile telefonare allo 0544 473678 o scrivere a turchetti@ravennantica.org. La richiesta di celebrazione del matrimonio civile al Classis Ravenna deve pervenire all’Ufficio Matrimoni del Comune tel. 0544.482274 e-mailmatrimoni@comune.ravenna.it

“Non qui”, storia di un concerto leggendario mai avvenuto

Dal nostro Ravenna Festival Magazine, un approfondimento di Francesco Farabegoli sul mito del “Royal Albert Hall concert” di Bob Dylan in occasione della reinterpretazione di Cat Power del 26 giugno al Teatro Alighieri.

Il mio film preferito su Bob Dylan è Io non sono qui, diretto da Todd Haynes. È un film relativamente recente, uscito nel 2007, ma difficile da concepire nel mondo che ha decretato il successo epocale del biopic A Complete Unknown, di James Mangold. Sono due opere in totale opposizione.

A Complete Unknown vive della totale identificazione del protagonista (Timothée Chalamet) con il personaggio che interpreta, in una maniera che dia allo spettatore l’idea di stare assistendo alla vera storia del personaggio. I’m Not There lavora coi falsi, fa interpretare Dylan a più attori diversi (tra cui una donna) e cerca di usarli come specchi di un’idea di “Bob Dylan” che dialoghi con quella che lo spettatore aveva già, quasi certamente, prima di entrare in sala.

È inevitabile che le due opere siano apprezzate da due persone diverse: A Complete Unknown dice “Dylan è questo”, I’m Not There ti dice che “Dylan è qualunque cosa tu pensi che sia”. Il gioco è lo stesso che si può fare sulla sua musica, che è oggetto delle manie di un nutritissimo gruppo di filologi ma è anche aperta a infinite reinterpretazioni: forse nessuno come Dylan, tra i grandissimi della musica popolare del ventesimo secolo, ha un approccio così laico al suo repertorio. L’episodio che fa da simbolo a questa laicità è il più famoso episodio della biografia del cantautore, che tra l’altro è usato come scena finale di A Complete Unknown: la svolta “elettrica” di metà anni sessanta, quando i suoi concerti in full band fanno arrabbiare il pubblico di puristi del folk che l’aveva eletto a suo beniamino.
Culminata con un episodio che fa ormai parte della leggenda del rock. Quello in cui da un pubblico già insoddisfatto, una voce più grossa di tutte le altre grida un «Judas» abbastanza forte da arrivare fino al palco. Dylan si avvicina al microfono, risponde «I don’t believe you, you’re a liar» («non ti credo, sei un bugiardo»), poi si volta verso la sua band e urla «play it fuckin’ loud» («suonatela fortissimo»), prima di partire con una versione potentissima di “Like a Rolling Stone”. Che questa cosa sia successa è fuori di dubbio, e anzi ne esiste una testimonianza su video. Difficile, piuttosto, dire dove è successa questa cosa. Il film di James Mangold si prende una licenza poetica e la fa accadere al Newport Folk Festival del luglio 1965, in un clima di quasi-rissa in cui sembra succedere di tutto.

Ma se è vero che il concerto di Newport è l’evento-simbolo in cui la contestazione del Dylan elettrico inizia a far parlare il mondo intero, tutti sanno che l’episodio specifico è successo al concerto che vedremo reinterpretato da Cat Power il all’Alighieri. È quello che tutti, compreso Bob Dylan, chiamano “The Royal Albert Hall concert”.

Curiosamente, un concerto che non è affatto avvenuto alla Royal Albert Hall, e forse vale la pena di raccontarne la storia. Bob Dylan aveva in effetti fatto succedere un casino a Newport, nel 1965, assieme alla band (The Hawks, che più tardi si chiameranno effettivamente The Band). Nei mesi che seguirono, si era imbarcato in un tour che aveva toccato diverse parti del mondo, e in giro per le riviste la voce aveva iniziato a girare: Dylan sta suonando elettrico, la gente si sta lamentando, succedono casini su casini. Melody Maker aveva dato ampio spazio ai rumori quando il tour aveva toccato la Gran Bretagna, nel maggio del ’66, e il pubblico inglese sembrava particolarmente avverso al “tradimento” del folksinger. Quel tour si era effettivamente concluso con una serie di concerti alla Royal Albert Hall di Londra, ma non era stato in quell’occasione che s’era sentito volare il «Judas». Quell’episodio risale invece al 17 maggio del 1966, durante il concerto alla Free Trade Hall di Manchester. Ma c’è scritto “Royal Albert Hall Concert” sui bootleg del concerto, che iniziano a venire scambiati dalla fine degli anni sessanta e guadagnano un pubblico di culto, che non di rado identifica quel concerto come una delle migliori registrazioni del suo repertorio.

Quando si decide di mettere le cose in ordine sono passati quasi trent’anni, i filologi si sono spaccati la testa e hanno dato qualche risposta certa. Ma a quel punto il passaparola ha fatto sì che il concerto di Manchester sia per tutti conosciuto col nome sbagliato. Sarà, come detto, lo stesso Dylan a ufficializzare la confusione. Nel 1998, dopo diversi tentativi andati a vuoto, esce il quarto volume delle sue Bootleg Series (che già di suo in realtà è il secondo, perché le prime tre sono un’unica uscita). Contiene il concerto suonato il 17 maggio ’66 alla Free Trade Hall di Manchester, ma è chiamato The “Royal Albert Hall” Concert, con il nome della location tra virgolette. Una cosa che fa tornare tante cose, per quanto mi riguarda: se è vero che il modo più fedele di raccontare Dylan per immagini è un film che si chiama Io non sono qui, è bello sapere che il suo concerto più leggendario è intitolato col nome di un’arena in cui quel concerto non ha affatto avuto luogo. Mi sento in dovere di consigliarvi il bootleg, comunque: lo trovate in streaming ovunque, ed è un bellissimo doppio album.

Chiuso effettivamente da una “Like a Rolling Stone” così fuckin’ loud che è difficile non capire l’effetto che possa aver fatto su una punk rocker indomita come Chan Marshall, in arte Cat Power. Di cui, se volete arrivare preparati al concerto all’Alighieri, potete ascoltare già una bellissima versione discografica, pubblicata dall’artista nel 2023 e registrata, ironicamente, nel luogo dove tutto (non) ha avuto inizio: la Royal Albert Hall di Londra».

A Marina di Ravenna arriva la Goletta Verde di Legambiente, tra convegni e laboratori

Dal 28 al 30 giugno, la Goletta Verde (la barca protagonista della campagna estiva di Legambiente di informazione e sensibilizzazione sullo stato di salute del mare) approderà a Marina di Ravenna per la tappa in Emilia-Romagna.
Tre giorni di eventi, incontri, laboratori e attività dedicate alla tutela del mare e delle coste.
Programma 

Sabato 28 giugno della 10.30 alle 12.30 alla sala convegni del Ravenna Yacht Club si parlerà di  Scenari e strumenti per la transizione energetica” con il presidente di Legambiente Emilia-Romagna Davide Ferraresi e la portavoce di Goletta Verde Elisa Turiani. Tra i vari interventi, quello di Andrea Bernabini del progetto Agnes (parco eolico). Chiuderà i lavori il vicepresidente della Regione Vincenzo Colla.

Nel pomeriggio ci si trasferisce alla Duna degli Orsi per laboratori didattici (info e prenotazioni: campagne@legambiente.it) mentre la giornata terminerà dalle 18.30 ancora alla terrazza del Ravenna Yacht Club con una chiacchierata con esperti sul tema della specie aliene animali e vegetali che sono presenti nell’area del Parco del Delta, dei danni agli ecosistemi e all’economia, ma anche dei possibili sistemi di contrasto non cruenti. 

Domenica 29 giugno si riparte alla Duna degli Orsi con un workshop per approfondire il ruolo essenziale delle dune costiere come elementi chiave degli ecosistemi litoranei mentre dalle 16 alle 18 tornano i laboratori didattici.

Dalle 17 alle 19 al circolo ippico di via Trieste 356/b è in programma una passeggiata tra pineta e piallassa dei Piomboni (con tanto di concorso fotografico a cui ci si può iscrivere a questo link https://forms.office.com/e/WKgFbwbDC8).

Da segnalare infine l’evento che concluderà la tre giorni di Goletta Verde: lunedì 30 giugno dalle 17.30 sulla terrazza del Ravenna Yacht Club (via Molo Dalmazia 81) verrà presentato il libro Turismo Insostenibile – per una nuova ecologia degli spazi e del tempo libero del giornalista (anche nostro collaboratore) Alex Giuzio, un testo per riflettere sulle strategie per ridurre l’impronta ecologica del turismo, partendo da riforme legislative fino alla promozione di scelte consapevoli che ogni individuo può adottare.  

I Duostile in concerto per la Giornata Mondiale contro le Droghe e le Dipendenze

Ritorna a Ravenna l’appuntamento con il concerto per la Giornata Mondiale contro le Droghe e le Dipendenze organizzato da Emilia Romagna Concerti. Il concerto si terrà il 26 giugno alle ore 21 nel cortile esterno del Re di Girgenti (Via Mangagnina, 61), la casa di accoglienza gestita da Carla Soprani, dal Comitato Cittadino Antidroga e dal Comune di Ravenna. Il concerto di quest’anno, vedrà protagonista il Duostile con la voce di Valentina Cortesi e la chitarra di Giovanni Sandrini. I biglietti, al prezzo di 1 euro, saranno disponibili la sera del concerto.

Il nome del centro che ospita l’evento deriva dal famoso romanzo di Camilleri ambientato nel ‘700 in Sicilia sotto il regno dei Savoia, dove un contadino per sei giorni formò un regno indipendente autoproclamandosi re. «Come a significare che tutti, ma proprio tutti, sono padroni di se stessi se vogliono, e tutti devono poter avere una seconda possibilità». 

L’ex assessora Federica Del Conte sarà capo di gabinetto del sindaco Barattoni

Nella seduta del 24 giugno, la giunta comunale ha approvato una delibera che modifica il piano triennale dei fabbisogni del personale 2025-2027 del Comune di Ravenna contemplando, tra le altre cose, il completamento dello staff del nuovo sindaco Alessandro Barattoni, sulla base di quanto previsto dal Testo unico dell’ordinamento degli enti locali e conseguentemente dal Regolamento degli uffici e dei servizi del Comune di Ravenna.

Dopo la nomina della giunta e l’insediamento del consiglio comunale, si procede così nella definizione dell’assetto organizzativo per lo svolgimento del mandato amministrativo 2025–2030. Si procederà con l’assunzione a tempo determinato di quattro collaboratori esterni alle dirette dipendenze del sindaco, ai sensi dell’articolo 90 del Testo unico dell’ordinamento degli enti locali e dell’articolo 12 del Regolamento degli uffici e dei servizi del Comune di Ravenna, con decorrenza dal prossimo 1 luglio e per tutta la durata del mandato elettivo del sindaco.

In qualità di capo di gabinetto sarà assunta l’ex assessora Federica Del Conte, con responsabilità di tutte le funzioni di supporto organizzativo al sindaco per le attività politico-istituzionali e le relazioni esterne e il coordinamento delle segreterie degli assessorati.

Il ruolo di portavoce sarà affidato a Federica Ferruzzi, che supporterà il sindaco per quanto riguarda le relazioni esterne, l’attività giornalistica e di comunicazione e la gestione dei rapporti di carattere politico istituzionale con gli organi di informazione.

Elena Rambelli ed Ettore Zuffa si occuperanno rispettivamente del coordinamento e della gestione delle iniziative afferenti direttamente al sindaco e alla giunta nell’ambito socio-sanitario e di compiti operativi a supporto dell’attività del gabinetto e della segreteria particolare del sindaco.

La Coop rimuove dagli scaffali i prodotti israeliani e inserisce la palestinese Gaza Cola

Coop Alleanza 3.0 non rimane indifferente «davanti alle violenze in corso nella Striscia di Gaza», dichiarandosi «da sempre e senza esitazione al fianco di tutte le forze unite nel chiedere l’immediata cessazione delle operazioni militari». Ed altrettanto ferma è la condanna «verso il blocco degli aiuti umanitari destinati alle popolazioni civili della Striscia proclamato dal Governo israeliano».

Le escalation di queste ultime settimane hanno spinto Coop Alleanza a dare un segnale di coerenza rispetto a questa posizione e a decidere di rimuovere dai suoi scaffali alcune referenze di arachidi e di salsa Tahina, prodotte in Israele, e gli articoli a marchio Sodastream.

In seguito di questa decisione, maturata anche grazie un rapporto da poco presentato al precedente Consiglio di Amministrazione dalla Commissione Etica, una rappresentanza di soci e socie che da tempo si sono mobilitati per la Palestina è stata invitata ad intervenire all’Assemblea generale di Coop Alleanza 3.0 dello scorso 21 giugno, così da arricchire il dialogo interno alla Cooperativa.

Alla scelta di rimuovere quei prodotti dagli scaffali si aggiungono le iniziative che la Cooperativa ha sposato o attivato per essere di concreto aiuto alle popolazioni civili della Striscia di Gaza. Coop Alleanza 3.0 ha infatti aderito alla campagna nazionale “Coop For Refugees” e già da un paio di settimane ha scelto di inserire nel suo assortimento un prodotto particolare, la Gaza Cola. Questa bevanda è l’espressione di un progetto al 100% di proprietà palestinese che, con il ricavato delle vendite delle lattine, contribuirà alla ricostruzione di un ospedale nella Striscia.

Il centro Antidiscriminazioni apre le sue porte per il “Pride Open Day”

In occasione di giugno, mese del Pride, il Centro Antidiscriminazioni Lgbti+ di Ravenna apre le sue porte per il “Pride Open Day”. L’appuntamento è venerdì 27, dalle 17 alle 20 allo sportello di Via Berlinguer 7.
«La data non è stata scelta a caso – commentano dal Centro -, ma vuole ricordare i Moti di Stonewall, avvenuti nella notte tra il 27 e il 28 giugno 1969 a New York. In quell’occasione, persone Lgbti+ emarginate, in particolare persone trans, nere e latine, si ribellarono collettivamente alla violenza della polizia. Da quella notte è nato un movimento globale che ancora oggi lotta per diritti, visibilità e dignità».

Durante l’evento sarà possibile conoscere da vicino lo spazio e le persone che operano nel Cad, scoprire i servizi offerti e contribuire attivamente alla costruzione del suo futuro. L’open day sarà anche l’occasione per il lancio ufficiale del questionario partecipativo, uno strumento pensato per raccogliere bisogni, idee, desideri e proposte della comunità locale. Il questionario è già attivo (puoi compilarlo qui) resterà aperto per tutto l’anno e costituirà la base per lo sviluppo delle prossime attività del Centro. Accanto al questionario digitale, sarà allestita la Cassettina dei pensieri liberi, dove chiunque potrà lasciare in forma anonima un messaggio, un bisogno o una suggestione per contribuire alla crescita del Cad.

«Questo evento nasce dal desiderio di aprire il Cad alla città non solo come spazio fisico, ma come luogo di possibilità. Vogliamo ascoltare, raccogliere voci, creare relazioni. Il Pride non è solo una celebrazione, ma anche memoria e futuro condiviso. E anche un piccolo gesto, se fatto insieme, può generare cambiamento» conclude Ciro Di Maio, coordinatore del Centro.
Durante il pomeriggio saranno proiettate scene da film, documentari e canzoni queer che hanno segnato l’immaginario e la storia del movimento Lgbt+. Sarà inoltre offerto un piccolo rinfresco per concludere la giornata.

L’industria della ceramica in crisi per il caro energia e il post alluvione

L’aumento del costo dell’energia sta influendo in tanti settori, ma alcuni sono più in difficoltà di altri. È il caso della ceramica, uno dei comparti più importanti per l’economia emiliano-romagnola, che sta subendo i rincari sul gas e l’elettricità indispensabili per la propria produzione.
Tanto che molte piccole imprese rischiano di chiudere, mentre le più grandi stanno meditando di trasferirsi all’estero.

L’allarme è stato lanciato nei giorni scorsi da Augusto Ciarrocchi, presidente di Confindustria Ceramica, in occasione dell’assemblea annuale dell’associazione tenutasi a Sassuolo: «Se continuasse così, probabilmente molti dei nostri penseranno di andare a produrre da un’altra parte», ha detto. «Le dimensioni di molte aziende, soprattutto nel settore delle piastrelle, sono dimensioni tali che possono consentire di fare scelte di questo tipo. Certo, le aziende più piccole faranno un po’ fatica, ma le medio-grandi avranno tutte le possibilità di lasciare l’Italia».

Secondo Confindustria Ceramica, in Emilia-Romagna ci sono 259 imprese di ceramica che coprono l’80% della produzione nazionale e contano oltre 26 mila dipendenti. Il fatturato complessivo ammonta a 8,7 miliardi di euro e l’85% è rappresentato dall’export delle piastrelle. Le aziende più grandi sono situate in Emilia, nel modenese, mentre quelle più piccole e artigianali sono in Romagna, principalmente a Faenza. Ci sono poi altri distretti minori a Reggio Emilia e Imola.

Ma i problemi sono comuni: la ceramica è considerato un settore energivoro, in quanto il 30% dei costi di produzione è rappresentato dalle bollette, superiore al costo del lavoro. La creazione della materia prima, infatti, ha bisogno un’elevata quantità di calore. I principali competitor dell’industria ceramica emiliano-romagnola sono l’India e la Turchia, dove i costi dell’energia sono molto minori.

In Romagna, però, c’è un’aggravante aggiuntiva: sono le conseguenze dell’alluvione, che hanno colpito molte aziende faentine mentre hanno risparmiato l’industria emiliana della ceramica. Di questo si è parlato lo scorso 5 giugno al Museo internazionale delle ceramiche di Faenza, durante la quarta edizione della “Giornata del restauro”, un’iniziativa biennale organizzata dal Mic insieme al Gruppo italiano dell’International institute for conservation per approfondire le problematiche legate al restauro della ceramica. Il tema di quest’anno era dedicato proprio alla “Ceramica nell’emergenza”: un centinaio di restauratori, studenti e professionisti del settore si sono confrontati sulla necessità di stabilire una prassi per prevenire altri disastri nel caso di futuri eventi catastrofici.

«La gestione dei beni culturali in situazioni di calamità deve diventare sempre più strategica nel confronto fra istituzioni e professionisti», ha detto la conservatrice del Mic Valentina Mazzotti. «A livello regionale, registriamo l’affermazione di una crescente consapevolezza della cultura dell’emergenza con il progetto Egida “Piano sicurezza emergenza” che ha coinvolto 11 musei, tra cui il Mic, e che porterà alla de nizione di una piattaforma di sintesi di tutte le necessarie informazioni per la prevenzione e la gestione del rischio all’interno degli istituti culturali».
Il piano prevede di sviluppare un disciplinare sulla prevenzione e la gestione degli eventi catastrofici, trasmettendo le competenze per spostare e recuperare i manufatti di ceramica in caso di emergenza, nonché individuando dei luoghi di sicurezza in cui collocarli. Una priorità dopo la triplice alluvione di Faenza, ma che può rappresentare un utile strumento in tutta Italia anche in caso di incendi, terremoti o altri cataclismi.
Non solo per i musei, ma anche per le aziende.

In più di mille tra musici e sbandieratori a Lugo per i Giochi giovanili della bandiera

Lugo si prepara ad accogliere 40 squadre di sbandieratori da tutta Italia per la 26esima edizione dei “Giochi giovanili della bandiera”, i campionati nazionali under 15 della Fisb (Federazione Italiana Sbandieratori). Attesi in città migliaia di ospiti, tra atleti (1.100 tra musici e sbandieratori) e spettatori, nel weekend dal 27 al 29 giugno.
Per l’occasione, verrà disputata anche la Para Tenzone, competizione riservata agli atleti con disabilità, senza distinzione per fasce di età.

Tra i gruppi in gara, alcuni provengono da città famose per le loro rievocazioni storiche, importanti e radicate, rappresentate quindi da compagini di più borghi, come nel caso come Asti, Ferrara o Ascoli Piceno. Una forte presenza anche dalla Toscana, dove i palii storici sono numerosi, ma anche tanti sbandieratori dalle altre regioni italiane, dalla Lombardia alla Puglia, passando per Veneto, Piemonte, Abruzzo, Lazio, Liguria, Piemonte e Marche oltre che dall’Emilia Romagna. I colori di casa saranno difesi dai rioni lughesi di Brozzi, Stuoie e da un gruppo di Contesa Estense – Ghetto. Non mancheranno gli sbandieratori del Palio del Niballo di Faenza.


Il programma
La cerimonia si aprirà alle ore 20.30 di venerdì 27 giugno, nella piazza del Pavaglione, con la sfilata e la presentazione di tutti i gruppi partecipanti. Il giorno successivo via alle prove, che saranno suddivise su due campi gara: uno su piazza Mazzini, al centro del quadriportico del Pavaglione, e uno in piazza dei Martiri. Tre le categorie previste: Esordienti, dai 7 ai 9 anni; Giovanissimi, dai 10 ai 12 anni; Under 15, dai 13 ai 15 anni.
La giornata di sabato partirà alle ore 8, con l’esibizione (fino alle ore 13) della squadra e dei musici under 15. Dalle 16 alle 19.30 sarà la volta della Squadra e Musici Giovanissimi; mentre in piazza dei Martiri dalle ore 8 Singolo Esordienti, dalle 9.50 Singolo Giovanissimi, dalle 11.30 Coppia Esordienti, dalle 16 Singolo Under 15.
La giornata finale inizierà sempre alle 8, con la disputa della “Coppa giovanissimi” in piazza dei Martiri. Dalle 9.45, Coppia Under 15; nel Pavaglione dalle 8 Squadra Esordienti e a seguire la Para Tenzone. In chiusura della mattina di domenica le premiazioni.

«La manifestazione rappresenterà certamente una bella vetrina promozionale e turistica per la città, come dimostra il sold out già dichiarato da tempo nelle strutture ricettive e in quelle di ristorazione – commentano dal Comune di Lugo –  L’amministrazione ha inoltre predisposto aperture straordinarie e ingressi gratuiti ai siti cittadini».

Per il Museo Baracca accesso al sabato dalle ore 10 alle 19 e domenica dalle ore 10 alle 13. Aperture straordinarie anche per Rocca Estense e Casa Rossini. In tutti i casi per visite guidate ai gruppi dei Giochi sarà necessario prenotare allo 0545.299105 oppure museobaracca@comune.lugo.ra.it. Per quanto concerne logistica, viabilità e parcheggi i Giochi Giovanili della Bandiera non comporteranno alcuna variazione alla viabilità e al traffico nel centro storico.

«Orgoglio e promozione territoriale – commenta l’assessore alla Cultura Gianmarco Rossato – sono le direttive che guidano l’organizzazione di questo grande evento, per la prima volta a Lugo. Verranno migliaia di persone da tutta Italia, e molte visiteranno Lugo per la prima volta. I giochi si terranno in una cornice eccezionale, letteralmente tra quelli che sono, per antonomasia, i luoghi simbolo della nostra città: il Pavaglione, piazza Baracca con il monumento di Rambelli e la Rocca. Un evento di questo tenore avrà certamente un impatto sulla viabilità del centro, ma siamo convinti che i benefici per Lugo e per chi ci lavora saranno largamente superiori rispetto ai disagi».

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