venerdì
01 Maggio 2026

Nell’orto aveva dieci piantine di marijuana In casa 4 chili di droga: arrestato 58enne

L’uomo era già sottoposto all’obbligo di non uscire dalle 23 alle 6

Tra zucchine e pomodori, c’erano alcune piantine di marijuana. A ritrovarle i carabinieri durante un controllo nell’abitazione di un pregiudicato di Alfonsine, sottoposto all’obbligo di restare in casa dalle 23 alle 6. Durante uno dei controlli di rito, i carabinieri hanno infatti notato una parte di orto recintata con molta cura. Al suo interno, appunto, una decina di piante. L’uomo – un 58enne originario di Cotignola – è stato quindi costretto ad ammettere che stava coltivando la marijuana, per uso personale. I carabinieri, però, hanno approfondito la perquisizione, trovando in casa complessivamente circa 4 chili di marijuana, molto probabilmente quindi destinata alla vendita.

L’uomo è stato quindi arrestato per coltivazine e detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio. In tribunale l’arresto è stato convalidato; l’uomo ha richiesto i termini a difesa e attenderà la prossima udienza agli arresti domiciliari.

Cani antidroga in stazione: arrestato pusher con mezzo chilo di marijuana

Fermato dopo la tentata fuga. La droga poteva fruttare 4mila euro

I cani antidroga della finanza in stazione a Ravenna hanno puntato lo zainetto di un uomo che alla vista dei militari si è dato alla fuga. I finanzieri però l’hanno bloccato dopo pochi metri e hanno trovato nello zainetto un panetto di marijuana pronto per essere venduto, in dosi, durante le serata della movida romagnola del fine settimana. Oltre mezzo chilo di droga che, secondo le stime della finanza, avrebbe potuto fruttare al pusher circa quattromila euro di guadagno.

L’uomo, di origine nigeriana, è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e per resistenza a pubblico ufficiale.

Spray al peperoncino al ristorante: «Solo un incidente, non siamo vandali»

I ragazzi della tavolata incriminata rispondo alle polemiche: «Non è stata una bravata. Abbiamo poi fatto una colletta per pagare»

Ha fatto molto scalpore in queste ore l’episodio dello spray urticante al ristorante di Marina, con molte polemiche e accuse nei confronti della tavolata di ragazzi da cui è partito lo spruzzo. Una bravata, è stata definita dai gestori del locale e dalle forze dell’ordine, così come abbiamo registrato anche noi.

Ci pare giusto però dare spazio alla versione dei ragazzi coinvolti – che inizialmente non siamo riusciti a contattare –, riportando i contenuti di un commento di un giovane pubblicato direttamente sul nostro sito internet (alla fine dell’articolo qui a fianco tra i correlati) e di quello di un’altra ragazza intervenuta sul Resto del Carlino. Entrambi facevano parte della tavolata “incriminata” e rivelano come il proprietario dello spray lo abbia comprato tempo fa dopo essere stato aggredito e picchiato da alcuni sconosciuti. Da allora gira sempre con la bomboletta e quella sera, al ristorante, l’avrebbe appoggiata insieme a chiavi e telefono sul tavolo per svuotarsi le tasche. Un suo vicino di posto – raccontano i due – l’avrebbe quindi presa in mano e, pensando fosse un accendino antivento, «ingenuamente l’ha premuto cose si fa con gli accendini». Un incidente che ha coinvolto anche gli stessi ragazzi della tavolata, alcuni dei quali sono stati colpiti negli occhi e sono fuggiti fuori insieme agli altri clienti del locale. «Ma non siamo vandali, non è stata una bravata», assicurano i due testimoni, sottolineando poi come abbiano fin da subito compreso le ragioni dei ristoratori e degli altri clienti e cercato di collaborare il più possibile. «Abbiamo fatto una colletta – rivela infine la ragazza intervistata dal Carlino – e abbiamo lasciato 550 euro, una somma più alta di quanto avremmo dovuto pagare, perché intendevamo comunque risarcire il ristoratore dei clienti persi nella serata».

Sfila un Rolex a un turista e scappa in moto con il complice  

Il malvivente riesce a fuggire dopo una colluttazione con le vittime
che lo avevano in un primo momento raggiunto e picchiato

Ha sfilato un Rolex dal valore di di migliaia di euro dal polso di un turista ed è scappato. A finire vittima del malvivente un veronese che stava passeggiando a Milano Marittima, in zona I Traversa, con la moglie e un’altra coppia di amici, con i figli piccoli nei passeggini. Accortosi di quanto accaduto, l’uomo insieme all’amico si è messo all’inseguimento del ladro, riuscendo a bloccarlo e a colpirlo più volte. Il rapinatore però è riuscito a rialzarsi e a raggiungere il complice che lo stava aspettando in sella a una motocicletta, su cui sono riusciti a scappare facendo perdere le proprie tracce.

Un episodio verificatosi attorno alle 23 di giovedì e del tutto simile a quello della sera prima a Riccione, tanto che gli inquirenti pensano che sia la stessa banda. La notizia è riportata sulle pagine del Resto del Carlino e del Corriere Romagna, che rivela come sarebbe stato il quinto episodio del genere accaduto nel Cervese negli ultimi tempi.

In vacanza a Milano Marittima, di notte picchiano in strada i figli di 4 e 5 anni

Denunciata una giovane coppia di genitori di Bergamo, forse ubriachi

Due giovani genitori bergamaschi sono stati denunciati per aver picchiato i figli di 4 e 5 anni. L’episodio risale a giovedì notte, quando alcuni passanti hanno chiamato la polizia municipale dopo averli visti alzare le mani (e, secondo quanto riporta il Resto del Carlino, aggredire con dei morsi) ai danni dei bambini, attorno alle 23.30.

I piccoli sono stati portati al pronto soccorso e poi affidati a una struttura dei servizi sociali in attesa della decisione del tribunale dei minori, che potrebbe affidarli ad altri familiari.

I due genitori – secondo l’Eco di Bergamo palesemente ubriachi – sono stati sottoposti a esami per verificare l’alcol presente nel sangue mentre secondo alcune testimonianze si sarebbero innervositi anche perché avrebbero voluto vivere la movida di Milano Marittima (dove si trovano in vacanza) ma i bambini, a quell’ora, stavano evidentemente mostrando segni di stanchezza.

«Uso il burkini: è per donne libere. Le femministe contrarie dicono sciocchezze»

Parla la ravennate Marisa Iannucci, da vent’anni musulmana
«I divieti in Francia sono un atto grave e irresponsabile»

«Al mare resto vestita, come tante altre persone. A volte sì, uso il burkini. Ne ho più d’uno, li ho comprati a Londra. Certo non si passa inosservati, ma non ha niente a che fare con l’oppressione o la mancanza di libertà delle donne. Anzi, è senz’altro un accessorio usato dalle donne più abbienti e più libere, quelle che frequentano i villaggi turistici nei paesi musulmani, le piscine e le spiagge in Europa». A parlare è Marisa Iannucci, 45 anni. Ravennate, italianissima, da circa vent’anni è musulmana e da oltre dieci porta il velo. Presidente dell’associazione Life, ha da poco pubblicato un libro dal titolo “Contro l’Isis”, in cui ha raccolto le fatwa delle autorità religiose musulmane contro il califfato.

Senza mezze misure, liquida le polemiche sul burkini scaturite in Italia in questi giorni come «l’ennesima stupidaggine estiva» e le posizioni di alcune «pseudo femministe», che ritengono sia giusto vietarlo per liberare le donne musulmane dall’oppressione degli uomini, solo delle «sciocchezze».

«Le donne oppresse – dice Iannucci – stanno a casa a lavare, a cucinare, a fare figli. Mica vanno in piscina con i burkini comprati a Londra…».

Facendo un passo indietro, il burkini (un costume intero che copre interamente il corpo, lasciando liberi viso, mani e piedi, «simile a quello dei surfisti, lanciato sul mercato già da parecchi anni, molto comodo per nuotare», per usare le parole di Iannucci) è diventato di grande attualità in questi giorni per i divieti applicati in alcune località marittime della Francia, che ora le musulmane non possono frequentare con quel costume perché manifesterebbe «in maniera ostentata un’appartenenza religiosa» e quindi «rischia di creare disturbo all’ordine pubblico», per citare le nuove leggi.

«Il costume è invece un segno dei tempi, del cambiamento culturale dovuto al mescolamento di culture – continua Iannucci – e nonostante il nome idiota non ha nulla a che fare con il burqa, esistendone anche dei modelli molto aderenti, per esempio. Il divieto in Francia è senz’alto una cosa grave, perché sono gravi tutti quei divieti che limitano la libertà personale delle donne. Come al solito si decide, o meglio, gli uomini hanno il potere di decidere sul corpo delle donne, quanto bisogna coprirsi o quanto bisogna scoprirsi. Temo che il fondamentalismo laicista in Francia, unito al forte clima islamofobo, potrà produrre molto di più, e che il divieto del costume da bagno per le donne musulmane sia solo uno dei tanti provvedimenti discriminatori di cui sono oggetto i musulmani in quel paese. Ciò non fa altro che esacerbare gli animi in un momento molto difficile per tutti e questo lo trovo assolutamente irresponsabile».

E in Italia? «La polemica – risponde Iannucci – ha fatto emergere l’etnocentrismo e l’islamofobia di tanta parte del cosiddetto femminismo o veterofemminismo italiano. Niente di nuovo per me, ma sicuramente quelle femministe che ritengono che limitare le donne nella gestione del loro corpo, e quindi nelle loro libertà personale, sia un modo di liberarle hanno decisamente dei grossi problemi. Si tratta soltanto di atteggiamenti neocolonialisti di cui l’Europa non si è mai liberata».

La critica che viene rivolta più spesso è che le donne musulmane non dovrebbero rassegnarsi al fatto che loro non possono andare al mare svestite e gli uomini sì… «Anche gli uomini praticanti devono coprirsi con il pantalone – replica Iannucci –, ma i praticanti musulmani di solito non vanno al mare dalle nostre parti perché comunque si troverebbero attorno gente nuda e dovrebbero stare con gli occhi bassi, non è un luogo adatto. Io, come molti, vado al mare in luoghi meno affollati e nei giorni feriali ma non tutti lo possono fare, preferiscono andare all’estero, in paesi musulmani dove sono tutti un po’ più vestiti. E nessuno guarda. Diciamo che, come altri musulmani europei, noi cerchiamo compromessi, e il burkini è uno di questi, ma mi sembra che non lo si sia capito. Nessuno obbliga le donne a indossarlo, perche le donne che lo indossano non sono quelle delle classi meno abbienti o meno istruite».

«Uso il burkini: è per donne libere. Le femministe contrarie dicono sciocchezze»

Parla la ravennate Marisa Iannucci, da vent’anni musulmana «I divieti in Francia sono un atto grave e irresponsabile»

«Al mare resto vestita, come tante altre persone. A volte sì, uso il burkini. Ne ho più d’uno, li ho comprati a Londra. Certo non si passa inosservati, ma non ha niente a che fare con l’oppressione o la mancanza di libertà delle donne. Anzi, è senz’altro un accessorio usato dalle donne più abbienti e più libere, quelle che frequentano i villaggi turistici nei paesi musulmani, le piscine e le spiagge in Europa». A parlare è Marisa Iannucci, 45 anni. Ravennate, italianissima, da circa vent’anni è musulmana e da oltre dieci porta il velo. Presidente dell’associazione Life, ha da poco pubblicato un libro dal titolo “Contro l’Isis”, in cui ha raccolto le fatwa delle autorità religiose musulmane contro il califfato.

Senza mezze misure, liquida le polemiche sul burkini scaturite in Italia in questi giorni come «l’ennesima stupidaggine estiva» e le posizioni di alcune «pseudo femministe», che ritengono sia giusto vietarlo per liberare le donne musulmane dall’oppressione degli uomini, solo delle «sciocchezze».

«Le donne oppresse – dice Iannucci – stanno a casa a lavare, a cucinare, a fare figli. Mica vanno in piscina con i burkini comprati a Londra…».

Facendo un passo indietro, il burkini (un costume intero che copre interamente il corpo, lasciando liberi viso, mani e piedi, «simile a quello dei surfisti, lanciato sul mercato già da parecchi anni, molto comodo per nuotare», per usare le parole di Iannucci) è diventato di grande attualità in questi giorni per i divieti applicati in alcune località marittime della Francia, che ora le musulmane non possono frequentare con quel costume perché manifesterebbe «in maniera ostentata un’appartenenza religiosa» e quindi «rischia di creare disturbo all’ordine pubblico», per citare le nuove leggi.

«Il costume è invece un segno dei tempi, del cambiamento culturale dovuto al mescolamento di culture – continua Iannucci – e nonostante il nome idiota non ha nulla a che fare con il burqa, esistendone anche dei modelli molto aderenti, per esempio. Il divieto in Francia è senz’alto una cosa grave, perché sono gravi tutti quei divieti che limitano la libertà personale delle donne. Come al solito si decide, o meglio, gli uomini hanno il potere di decidere sul corpo delle donne, quanto bisogna coprirsi o quanto bisogna scoprirsi. Temo che il fondamentalismo laicista in Francia, unito al forte clima islamofobo, potrà produrre molto di più, e che il divieto del costume da bagno per le donne musulmane sia solo uno dei tanti provvedimenti discriminatori di cui sono oggetto i musulmani in quel paese. Ciò non fa altro che esacerbare gli animi in un momento molto difficile per tutti e questo lo trovo assolutamente irresponsabile».

E in Italia? «La polemica – risponde Iannucci – ha fatto emergere l’etnocentrismo e l’islamofobia di tanta parte del cosiddetto femminismo o veterofemminismo italiano. Niente di nuovo per me, ma sicuramente quelle femministe che ritengono che limitare le donne nella gestione del loro corpo, e quindi nelle loro libertà personale, sia un modo di liberarle hanno decisamente dei grossi problemi. Si tratta soltanto di atteggiamenti neocolonialisti di cui l’Europa non si è mai liberata».

La critica che viene rivolta più spesso è che le donne musulmane non dovrebbero rassegnarsi al fatto che loro non possono andare al mare svestite e gli uomini sì… «Anche gli uomini praticanti devono coprirsi con il pantalone – replica Iannucci –, ma i praticanti musulmani di solito non vanno al mare dalle nostre parti perché comunque si troverebbero attorno gente nuda e dovrebbero stare con gli occhi bassi, non è un luogo adatto. Io, come molti, vado al mare in luoghi meno affollati e nei giorni feriali ma non tutti lo possono fare, preferiscono andare all’estero, in paesi musulmani dove sono tutti un po’ più vestiti. E nessuno guarda. Diciamo che, come altri musulmani europei, noi cerchiamo compromessi, e il burkini è uno di questi, ma mi sembra che non lo si sia capito. Nessuno obbliga le donne a indossarlo, perche le donne che lo indossano non sono quelle delle classi meno abbienti o meno istruite».

Rubano un’auto da una casa, ma poi la lasciano in un campo per scappare dai carabinieri

Avevano appena rubato un’auto da una casa nella zona di Santa Lucia, a Faenza, e stavano completando l’opera, quando una pattuglia dei carabinieri li ha messi in fuga. I ladri sono stati costretti ad abbandonare l’auto in un campo. Più che sorpreso il proprietario, quando nel cuore della notte è stato svegliato dai carabinieri che gli hanno restituito l’automobile che ancora non sapeva che gli avessero rubato…

Il tutto è stato possibile grazie alla segnalazione di un cittadino che aveva notato i due individui aggirarsi con fare sospetto tra le abitazioni. E sempre grazie alla segnalazione di un cittadino, nel corso della stessa notte (quella tra giovedì e venerdì), i carabinieri hanno messo in fuga altre due persone, che si aggiravano nella zona di via Bernardi, a Faenza, e che si sono dileguate tra i campi facendo perdere le proprie tracce.

Vede i carabinieri e fa inversione: in auto aveva capi d’abbigliamento taroccati

Alla vista dei carabinieri ha fatto inversione in via Canale Molinetto, ma i militari si sono messi al suo inseguimento. Una volta raggiunto ha accostato e poi ha tentato un’ultima disperata fuga a piedi nei campi. I carabinieri lo hanno però bloccato e poi identificato. Si tratta di un senegalese di 51 anni, residente a Ravenna, con diversi precedenti e con pendente un rigetto all’istanza di aggiornamento del proprio permesso di soggiorno.

In auto l’uomo nascondeva capi d’abbigliamento di grandi marche, taroccate, probabilmente destinati alla vendita abusiva in spiaggia. L’uomo è stato denunciato per ricettazione e introduzione nello stato di merce con marchi falsi.

Riceve come resto per l’aperitivo una banconota da 50 euro falsa, poi la usa e viene denunciato in «buona fede»

Ha pagato il parcheggio con una banconata falsa da 50 euro, che aveva ricevuto come resto la sera prima all’aperitivo di un noto locale di Marina di Ravenna. Ai carabinieri ha detto di non essersi accorto della differenza e di aver utilizzato la banconota in buona fede. Nonostante la sua versione sia stata ritenuta verosimile dai militari, il giovane ravennate è stato denunciato per “spendita di banconote false in buona fede”, una circostanza dovuta.

La banconota è stata quindi inviata alla Banca d’Italia per tutti gli accertamenti del caso: non è escluso infatti – ricordano in una nota i carabinieri – che attraverso l’analisi delle modalità di contraffazione si possa risalire sino al produttore.

L’anomalia è stata riscontrata dalla responsabile del parcheggio del centro storico che ha ricevuto i 50 euro, risultati “positivi” alla verifica con la macchinetta utilizzata negli esercizi commerciali per verificare la bontà del denaro.

Con la cannabis faceva anche l’olio In casa mezzo chilo di piante

Arrestato 35enne di Campiano. Aveva anche libri e istruzioni

È iniziata all’alba di ieri, giovedì 18 agosto, l’operazione antidroga (con tanto di unità cinofile) dei carabinieri di Cervia-Milano Marittima che ha portato all’arresto di un 35enne italiano, di Campiano di Ravenna, trovato in casa con mezzo chilo di marijuana.

La droga, custodita sotto forma di piante allo stato grezzo, veniva raffinata separando le infiorescenze dagli arbusti e tramite elaborazioni l’uomo otteneva olio ad elevata concentrazione di principio attivo e altri derivati.

Ingente anche il volume di pubblicazioni trovate in casa, riguardanti il tema della coltivazione e della raffinazione della cannabis.

Questa mattina il tribunale ha confermato l’arresto e rinviato il processo a fine mese. Il giovane, oltre al reato di detenzione di stupefacenti, dovrà rispondere anche della detenzione di alcuni barattoli di polvere da sparo trovati in casa insieme alla droga.

Commercialista sotto inchiesta a Forlì, la lista civica La Pigna chiede le dimissioni del Cda di Ravenna Holding

La lista civica La Pigna, in una nota firmata dal coordinatore Veronica Verlicchi e dal consigliere comunale Maurizio Bucci, chiede al sindaco De Pascale la rimozione di Lea Mazzotti dall’incarico di sindaco revisore di Romagna Acque spa. Si tratta della commercialista indagata dalla procura della Repubblica di Forlì con l’accusa di truffa e di appropriazione indebita di circa 600mila euro (vedi l’articolo tra i correlati qui a fianco) ai danni di una sua cliente.

«Essendo rappresentante per l’area ravennate nel collegio sindacale di Romagna Acque Spa – scrivono dalla Pigna –, di cui è socia Ravenna Holding Spa, chiediamo al sindaco di attivarsi immediatamente con il presidente di Ravenna Holding».

«La galassia dei ruoli e degli incarichi presenti nel poltronificio che noi intendiamo contrastare fortemente – continuano Bucci e Verlicchi – oltre a generare un giro cosotoso per i cittadini ravennati di favori ad amici e appartenenti al Pd, evidenzia la totale mancanza di verifica e controlli sulle persone che vengono incaricate a ricoprire ruoli di responsabilità nelle società partecipate dal Comune di Ravenna attraverso Ravenna Holding. Responsabilità questa del presidente e degli amministratori di Ravenna Holding di cui chiediamo le dimissioni in blocco ed immediate. Chiediamo, altresì, che il Sindaco riferisca al primo consiglio comunale la posizione della sua Amministrazione su questa triste vicenda».

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi