mercoledì
01 Aprile 2026

Sabato 28 giugno il noto trapper Artie 5ive al Touchè Santafè

Uno dei nomi più in voga della trap italiana sarà ospite al Touchè Santafè di Marina di Ravenna. Artie 5ive salirà sul palco nella serata di sabato 28 giugno e secondo gli organizzatori sarà «uno degli eventi di punta di diamante della stagione, chiaramente da segnarsi in calendario».

Il milanese Artie 5ive – nome d’arte di Ivan Arturo Barioli – si è fatto notare negli ultimi anni per uno stile personale che mescola sonorità trap e influenze drill, con testi diretti e un’identità visiva marcata. Con oltre due milioni di ascoltatori mensili su Spotify, ha già collaborato con nomi come Capo Plaza, Anna, Tony Boy e Kid Yugi. Tra i suoi brani più noti, “Pietà”, “Are U Crazy?” e “La Bellavita”, singolo che dà il titolo al suo ultimo album pubblicato nel 2025.

Ancora caos a Milano Marittima: due giovani rapinano un 15enne, un altro sorpreso con un taser

Nei giorni scorsi, i carabinieri hanno denunciato due giovani di 18 e 17 anni, ritenuti responsabili di rapina ai danni di un quindicenne a Milano Marittima. Sempre nel corso della stessa notte, un sedicenne è stato denunciato per “porto di armi od oggetti atti ad offendere”, poiché trovato in possesso di un taser, sequestrato

La rapina si è verificata nei pressi della rotonda Primo Maggio a Milano Marittima, quando la vittima è stata avvicinata dai due ragazzi. Il 15enne è stato colpito al volto con uno schiaffo e i due si sono impossessati del suo telefono cellulare e del portafoglio. Le ricerche hanno consentito alla pattuglia di rintracciare i responsabili e rinvenire la refurtiva che in seguito è stata restituita al quindicenne. Sulla base di quanto accertato e ricostruito dai militari, i due sono stati denunciati per rapina e nei loro confronti è stato emesso il “Daspo urbano”, che prevede il divieto di accesso a determinate zone per persone che abbiano commesso reati o comportamenti ai danni del decoro e della sicurezza urbana.

Il Classis inaugura il nuovo spazio dedicato agli studenti: cinque nuovi laboratori di restauro al piano terra del museo

Dallo scorso marzo la pancia del Museo Classis ospita cinque nuovi laboratori, dedicati agli studenti di due differenti corsi LMCU in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali.

L’utilizzo di questi spazi – inaugurato ufficialmente oggi, 23 giugno – rientra nell’ambito dell’Accordo attuativo siglato tra il Dipartimento di Beni Culturali e la Fondazione Parco Archeologico di Classe – RavennAntica nel 2024. Il documento fa parte di una più ampia Convenzione sottoscritta da Ateneo e Fondazione, che prevede un rapporto di collaborazione al fine di supportare le attività laboratoriali di restauro che rientrano nella programmazione didattica e di favorire la conoscenza e lo studio delle tematiche legate al restauro dei beni culturali, con riferimento, in particolare, al restauro di superfici decorate di beni architettonici e di beni mobili di interesse storico, artistico e archeologico.

Con una storia ormai lunga tredici anni, il corso dell’Alma Mater Studiorum di Bologna si è affermato come un’eccellenza nel contesto nazionale. I laboratori erano precedentemente ospitati dall’ex complesso San Vitale, nel cuore della città, ma a causa dei lavori di ristrutturazione degli spazi, le aule didattiche sono state spostate a Classe: «Un luogo già noto agli studenti, che frequentavano in questo plesso alcune lezioni frontali» spiegala coordinatrice del corso di laurea, Barbara Ghelfi.

I laboratori di via Classense 29, situati al al piano terra del museo e non accessibili dai visitatori, sono dotati delle più moderne attrezzature tecnico – scientifiche, e si dividono tra un laboratorio dedicato ai mosaici antichi, due laboratori per i materiali lapidei, gli stucchi e affreschi, un laboratorio per le leghe e i metalli e un laboratorio per i materiali ceramici e vitrei. Gli ambienti sono al servizio di entrambi i percorsi formativi professionalizzanti: gli allievi del PFP1 si occupano di materiali lapidei e derivati, superfici decorate dell’architettura mentre quelli del PFP4 di materiali e manufatti ceramici e vitrei, materiali e manufatti in metallo e leghe.

Ogni classe conta un massimo di cinque studenti (secondo decreto interministeriale infatti il rapporto tra docenti e studenti deve essere al massimo di 1 a 5) e sono quindi in totale una 50ina gli iscritti dei due corsi, suddivisi nei 5 anni di percorso. La richiesta però è molto più ampia: ogni anno le richieste pervenute sono circa 25/30 e i candidati devono superare tre prove di ammissione per l’accesso al corso. «L’aspetto professionalizzante, che consente di lavorare sul campo immediatamente dopo la laurea, e anche nel periodo di formazione, è un forte stimolo per gli studenti, che si richiedono l’ammissione al corso da ogni parte d’Italia» commenta Ghelfi.

Tra gli aspetti formativi principali del dipartimento infatti, l’attenzione non solo allo studio e alle conoscenze tecniche dei materiali, ma anche e soprattutto all’operatività sul campo: nel corso dei 5 anni di studio le ore di laboratorio superano le 2000 e i ragazzi vengono impiegati in operazioni di scavo e restauro sul territorio. Proprio in questi giorni, una delegazione dell’accademia è impegnata in uno scavo a Porretta Terme, più precisamente nel recupero del “Grottino Chini”, un capolavoro Liberty della frazione emiliana, mentre altri si stanno occupando del recupero delle due sale dell’Ala Moresca della Rocchetta Mattei di Graziana Morandi (Bologna). Per quanto riguarda invece i ritrovamenti degli scavi (tra i più importanti degli scorsi anni quello di Urbania) vengono conservati all’interno dei laboratori, dove si procede con l’attività di ricomposizione e restauro al fine di una possibile esposizione, per dare lustro al reperto quanto ai giovani restauratori che hanno permesso di riportarlo in vita. Quando possibile (e se presente) i reperti vengono esposti del museo di pertinenza del luogo ritrovamento, oppure in mostre temporanee o, in alcuni casi all’interno dello stesso Museo Classis.

«La collaborazione con l’Università – commenta il presidente di RavennAntica Giuseppe Sassatelli – ha da sempre costituito un punto strategico per lo sviluppo dei progetti della Fondazione, a partire dagli scavi fino agli allestimenti museali. L’inaugurazione di questi laboratori didattici evidenzia come il Classis non sia un semplice contenitore di materiali, ma si configuri come un centro dinamico di ricerca e formazione, in cui lo studio ed il restauro consentono sia ai docenti che agli studenti dell’Università di svolgere le loro attività nell’ambito dei loro percorsi formativi e di ricerca, utilizzando strutture e apparecchiature di alto livello tecnologico». Anche la direttrice del Dipartimento di Beni Culturali Anna Chiara Fariselli interviene con soddisfazione sul sodalizio: «Questo accordo rappresenta un importante testimonianza dei rapporti di collaborazione tra l’Alma Mater e gli enti di cultura attivi nel Campus di Ravenna. Collaborazione che si è concretizzata nel nome del comune interesse per la tutela del patrimonio archeologico e storico artistico e che trova il proprio fondamento nella corretta trasmissione delle conoscenze scientifiche e tecniche attraverso l’offerta di una didattica di alto livello, sia dal punto di vista della qualità della docenza sia sul piano dell’adeguatezza degli spazi e delle infrastrutture. La connessione con RavennAntica rappresenta, inoltre, un’opportunità concreta per i nostri studenti/restauratori in formazione di entrare immediatamente a contatto con il mondo della tutela e della valorizzazione museale, aspetto che costituisce un comparto irrinunciabile rispetto alla missione pubblica del Dipartimento di Beni Culturali».

La retta mensile nelle Cra supera i tremila euro, liste d’attesa anche per i posti non accreditati

Nello scenario locale della cura degli anziani, il consorzio Solco rappresenta la realtà più ampia della provincia. In totale tredici strutture per quasi settecento posti complessivi con diversi livelli di assistenza.

La parte più consistente è costituita dai seicento posti letto distribuiti su otto case residenza per anziani (note con la sigla Cra che hanno preso il posto di quelle che un tempo erano chiamate Rsa) che accolgono persone non autosufficienti che hanno bisogno di assistenza socio-sanitaria H24. Circa cinquecento posti sono accreditati con il sistema sanitario regionale e gli altri cento sono sul libero mercato.

Il fatturato annuo è di circa 54 milioni di euro, di cui una ventina dalla gestione degli anziani. Il costo dei quasi seicento occupati rappresenta il 65-70 percento del totale. La struttura più grande del Solco è la Rosa dei Venti, investimento completamente privato da circa venti milioni di euro per una Cra inaugurata tre anni fa a Ravenna nella frazione di Borgo Montone: 136 posti letto di cui 18 specifici per malati di Alzheimer, 104 accreditati e 14 a libero mercato.

«Tutte le persone che entrano nelle Cra hanno bisogno di cure assistenziali o infermieristiche continuative che i familiari non sono in grado di fornire – spiega Giacomo Vici, direttore del consorzio –. A parte il nucleo Alzheimer che si occupa di casi di demenza senile, in generale parliamo di persone con quadri di disturbi classici legati all’età avanzata».

La domanda di posti sul territorio è superiore all’offerta – «Non solo per quelli accreditati, abbiamo liste d’attesa anche per quelli a libero mercato» – e ha una ricaduta sul profilo degli anziani ospiti: «I posti sono sempre gli stessi sul territorio, la popolazione anziana aumenta e quindi nelle strutture ci sono sempre di più i soggetti con i quadri clinici più gravi che ovviamente nelle graduatorie hanno la precedenza».

La retta mensile a carico dell’utente è di circa 3.200-3.300 euro, in aumento nei tempi recenti. Chi occupa un posto accreditato paga la metà e il resto viene coperto dalla Regione attraverso il fondo per l’autosufficienza. «Arrivano continuamente telefonate da persone che vogliono capire che tipo di percorsi fare per accedere alle strutture e trovare una sistemazione per un familiare. Abbiamo visto crescere in maniera esponenziale la domiciliarità privata.

Il bisogno di posti per anziani aumenta anche perché le famiglie sono sempre più disgregate e ci sono sempre più persone che vivono sole, magari con  gli lontani che non possono occuparsi degli anziani». Nel breve periodo non sono previsti ampliamenti degli accreditamenti e il picco dell’invecchiamento della popolazione continuerà a salire fino al 2055, con famiglie con una persona sola sempre più numerose. «In questo scenario crediamo che una risposta possa venire da investimenti in strutture immobiliari che diano la possibilità ad anziani soli almeno parzialmente autosufficienti di vivere in case più piccole in un contesto comunitario con altri anziani dove avere servizi comuni come una badante di condominio, un’infermeria, una cucina per tutti». Il consorzio ha individuato un immobile a Faenza, nella struttura chiamata Santa Chiara, dove poter realizzare una trentina di appartamenti.

Anche volendo ampliare la disponibilità di posti a libero mercato, c’è da fare i conti con l’ostacolo del personale: «Mancano infermieri e operatori socio-sanitari. Non si trovano. Per varie ragioni. In piccola parte cominciano a sentire gli effetti dell’inverno demografico: nascono meno persone e quindi meno cercano lavoro. L’altro effetto è legato al periodo Covid quando le Ausl in tutta Italia hanno fatto molte assunzioni e hanno attirato molti lavoratori del privato». Il Solco in passato ha tentato la carta dell’importazione dall’estero: 25 infermieri stranieri cui è stata pagata la formazione.

«Il 70 percento di quelli sono rimasti con noi. Avevamo messo in conto percentuali simili. Rifare un’operazione del genere però avrebbe costi molto alti e in questo momento non è in programma».

Intitolata al “Giusto tra le nazioni” Giovanni Palatucci la nuova rotonda di via Berlinguer

Oggi (23 giugno) a Ravenna si è svolta la cerimonia di intitolazione a Giovanni Palatucci della nuova rotonda realizzata in viale Enrico Berlinguer, tra le vie Luigi Fontana e Pietro Sighinolfi.

Hanno scoperto la targa il vice sindaco Eugenio Fusignani e il questore Lucio Pennella che hanno fatto un loro intervento a cui sono seguiti quelli del prefetto Raffaele Ricciardi, dell’Arcivescovo della diocesi di Ravenna-Cervia, Lorenzo Ghizzoni, e del rabbino capo della Comunità ebraica di Ferrara, Luciano Meir Caro. Era presente la consigliera regionale Eleonora Proni.

Giovanni Palatucci (1909-1945), questore reggente di Fiume, è insignito di Medaglia d’Oro al Merito Civile e dichiarato Giusto tra le Nazioni. È nato a Montella (Avellino) il 31 maggio 1909 ed è deceduto nel campo di concentramento di Dachau il 10 febbraio 1945. Nel 1932, a 23 anni, si laurea in giurisprudenza presso l’Università di Torino e nel 1936 si arruola come volontario nel ruolo di vice commissario di Pubblica sicurezza a Genova. Alla fine del 1937 viene trasferito alla Questura di Fiume dove assumerà l’incarico di commissario e di questore reggente dell’ufficio stranieri, ruolo che lo mette a contatto diretto con la dura realtà della condizione degli ebrei. In questo contesto ha avuto l’opportunità di aiutare e mettere in salvo molti ebrei dai campi di sterminio. Il 13 settembre 1944 Giovanni Palatucci viene arrestato dal tenente colonello Kappler delle SS e tradotto nel carcere di Trieste per essere trasferito nel campo di sterminio di Dachau dove muore di stenti.
Nel 1990 lo Yad Vashem di Gerusalemme lo giudica “Giusto tra le Nazioni” e nel 1995 lo Stato italiano gli attribuisce la Medaglia d’Oro al Merito Civile. Il 9 ottobre 2002 è dichiarato “Servo di Dio” e beatificato.

Il Rimini Fc sceglie Riolo Terme come meta per il ritiro estivo

Il Rimini Football Club sceglie Riolo Terme come meta per il ritiro di precampionato, dal 16 luglio al 3 agosto, in vista della prossima stagione sportiva.

La squadra alloggerà al Grand Hotel di Riolo, struttura che coniuga eleganza, tranquillità e servizi di altissimo livello, in perfetta sintonia con le esigenze di una squadra professionistica. Il supporto delle Terme di Riolo, con i servizi fisioterapici e terapeutici, rappresenta un valore aggiunto per la preparazione atletica.

Gli allenamenti si svolgeranno al nuovo campo sportivo situato a Casola Valsenio, a soli 8 km dal centro termale. Il campo, completamente riqualificato dopo l’alluvione, è oggi una struttura all’avanguardia, moderna e attrezzatissima, pronta ad accogliere allenamenti intensivi, partitelle e sessioni tecniche.

«Siamo felicissimi che tra tante alternative il Rimini FC abbia scelto Riolo Terme, dove abbiamo creato un ecosistema sportivo e di benessere in grado di valorizzare tutto il territorio – commenta Corrado Della Vista, imprenditore dell’ospitalità e presidente Conflavoro PMI Rimini – Il Rimini, come come già in passato altre importanti realtà sportive, ha creduto nel progetto, e siamo onorati di accogliere i biancorossi per la preparazione al prossimo campionato in un clima fresco e ideale per il lavoro atletico con servizi ricettivi di alto livello. Il progetto, reso possibile anche grazie all’impegno operativo del direttore Emanuele Salvatori, è un esempio concreto di collaborazione virtuosa tra pubblico e privato, sport e turismo, territorio e impresa».

Anche Andrea Spalla, Amministratore Delegato delle Terme di Riolo esprime soddisfazione per il progetto: «Siamo entusiasti di mettere la nostra competenza a servizio del Rimini FC: i nostri percorsi riabilitativi e di prevenzione sono pensati per accompagnare gli atleti verso la migliore forma fisica, senza dimenticare il benessere di tifosi e famiglie che vorranno seguirli a Riolo».

Al Rione Verde il 68° Palio del Niballo: il cavaliere Diafaldi vince per il terzo anno di fila

Un 68esima edizione del Niballo Palio di Faenza ricca di emozioni: lo stadio Neri tutto esaurito già da giorni ha visto trionfare Marco Diafaldi del Rione Verde. Nella gara si sono sfidati 5 cavalieri nelle canoniche 20 tornate con Diafaldi che si aggiudica 8 scudi finali, Luca Innocenzi per il Borgo Durbecco che si classifica al secondo posto con 4 scudi, Gertian Cela del Rione Giallo che si classifica al terzo posto con 3 scudi. Infine, Matteo Tabanelli del Rione Nero si classifica al quarto posto con 3 scudi e il Rione Rosso di Matteo Rivola chiude il Niballo con 2 scudi.

A decidere il palio è la prima sfida della quinta serie: Rione Verde contro Borgo Durbecco. Diafaldi (Rione Verde) la vince e va a segno anche in tutte le tornate successive con i tifosi in festa e tutto lo stadio ad applaudire un meritatissimo Niballo. Si tratta delle decima vittoria al Niballo Palio di Faenza per il Rione di Porta Montanara, la quinta la per il cavaliere Marco Diafaldi.

Sono stati assegnati i premi al Corteo storico su indicazione della Deputazione per il Niballo. Il Liocorno realizzato come premio alla Miglior Dama è stato assegnato ad Ania Bergami del Borgo Durbecco, mentre il Rione Verde si è aggiudicato il premio al Miglior Gruppo rionale offerto dalla BCC Ravennate Forlivese Imolese, main sponsor della manifestazione, premiato dal Presidente de LaBCC Giuseppe Gambi. Il premio al Miglior Araldo è stato assegnato per la seconda vota consecutiva a Matteo Fiori del Rione Rosso.

Al termine delle premiazioni, il sindaco e Magistrato dei Rioni Massimo Isola ha omaggiato la neolaureata dottoressa in Medicina Veterinaria Paola D’Angelo che ha realizzato una tesi sulle Manifestazioni del Niballo. A Giostra conclusa, sono invece stati consegnati i tradizionali premi della manifestazione: il Gallo offerto dall’Amministrazione comunale al terzo classificato (Rione Giallo), la porchetta offerta dal Sindacato Macellai al secondo classificato (Borgo Durbecco) e infine il drappo al primo classificato e la Torre d’Oro offerta dalla Pro Loco a Marco Diafaldi Cavaliere vincitore. Premio Baravelli per la tornata più veloce del Palio a Gertian Cela del Rione Giallo che con 12’138 ha stabilito il nuovo record sulla pista di destra. Anche Innocenzi fa registrare il nuovo record dalla pista di sinistra, con 12’281.

Cordoglio ad Alfonsine per la morte del motociclista sulla Dismano: «Un ragazzo gentile ed educato»

Cordoglio per la morte di Luca Cuscianna, il 36enne di Alfonsine morto nella serata di ieri (domenica 22 giugno) in un incidente lungo la Dismano, all’altezza di Borgo Faina. In sella alla propria Yamaha in direzione Ravenna, l’uomo ha tamponato un’auto che si era appena immessa nella Dismano, proveniente da via Fosso Ghiaia, volando contro il guard rail. Troppo gravi le ferite: il 36enne è morto poco dopo in ospedale.

I vicini di casa di Alfonsine lo ricordano come «un ragazzo gentile ed educato». Abitava da solo con un cane e un gatto. Originario di Matera, lascia la fidanzata, che lo ricorda sui social («Amore mio, ovunque con me»). Avrebbe compiuto 37 anni il prossimo novembre.

Arrestate quattro persone in Colombia per l’omicidio del 38enne biologo Alessandro Coatti

Sono stati eseguiti in Colombia quattro provvedimenti restrittivi nei confronti di 4 cittadini colombiani ritenuti responsabili dell’omicidio, in concorso, del cittadino italiano Alessandro Coatti (biologo 38enne originario di Longastrino di Alfonsine) commesso il 6 aprile nella zona di Santa Marta. Le misure sono state emesse dalla Autorità Giudiziaria del Dipartimento di Magdalena.

Lo rende noto la Procura di Roma che sulla vicenda ha avviato un fascicolo di indagine e «ha sviluppato le indagini in ambito nazionale, attraverso diversificati e complessi accertamenti svolti dai Carabinieri del Ros con grande puntualità ed efficacia», si legge in una nota.

Le investigazioni «svolte in sinergia con la Procura Sezionale del Dipartimento di Magdalena nell’ambito di attività rogatoriale – prosegue la nota – con gli apparati di polizia colombiani e con il costante supporto del Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia e dell’ Ambasciata d’Italia a Bogotà, sono state caratterizzate, oltre che dalla escussione di persone informate sui fatti, da accurati accertamenti tecnici su oggetti e dispositivi elettronici appartenuti alla vittima. Proprio gli approfondimenti sugli apparati informatici hanno permesso di fare luce sugli ultimi giorni di vita di Coatti, in particolare sugli spostamenti nella città di Santa Marta (Colombia), nonché di contribuire alla definizione delle fasi del delitto ed alla acquisizione di elementi utili alla identificazione degli autori».

Particolarmente «significativa l’indicata cooperazione giudiziaria e di polizia che si è sviluppata con le Autorità colombiane, che hanno condotto indagini sin da subito e senza sosta in molteplici direzioni fino alla individuazione dei profili di responsabilità. In tale contesto si è collocato il proficuo scambio delle evidenze raccolte, con la conseguente ricostruzione della vicenda e del suo drammatico epilogo», conclude la Procura di Roma. (fonte Ansa.it)

Il sindacato di polizia: «Cronica carenza di personale. I numeri della questura sono inadeguati»

Dopo l’ultimo episodio di venerdì notte a Marina di Ravenna – con il video diventato virale di un ragazzo fermato per alcuni furti che sfonda il finestrino della volante e scappa – il Sap – Sindacato Autonomo di Polizia alza la voce.

«Facile comprendere lo stato d’animo degli operatori intervenuti che, pur cercando di gestire nel modo migliore possibile tutte le situazioni che si sono trovati di fronte (il presunto ladro è scappato mentre i poliziotti erano momentaneamente impegnati a soccorrere una minorenne aggredita, ndr), hanno visto vanificare i loro sforzi a causa della inadeguatezza del numero di unità intervenute. Certo non si può continuare così!».

«Triste inoltre – continua la nota – l’atteggiamento di chi, riprendendo la scena, commenta con scherno la fuga del malfattore invece di indignarsi di fronte ad un episodio che dovrebbe piuttosto ingenerare timori e preoccupazione nella cittadinanza. Come più volte richiamato anche recentemente dal Sap, la provincia di Ravenna soffre di una cronica carenza di personale. Nel periodo estivo, in assenza di un adeguato contingente di rinforzo, i numeri che la questura può esprimere sono assolutamente inadeguati per soddisfare pienamente sia le esigenze ordinarie che un efficiente ed efficace controllo del territorio, atteso che nei lidi ravennati in estate la presenza di turisti raggiunge numeri molto considerevoli. Troppo spesso si è sopperito a tale carenza ricorrendo all’impiego del personale ravennate, con l’inevitabile conseguenza di appesantire le condizioni di lavoro all’interno degli uffici della provincia, ove la perdurante carenza di uomini, che riguarda tutti i settori, crea situazioni di precarietà, determinando instabilità delle turnazioni e indebolendo territori dove, anche prima del periodo estivo, comunque non era garantita una presenza costante della volante».

Il Sap si impegna quindi a mettere in campo «ogni sforzo per la tutela della categoria» e interverrà in «tutte le sedi opportune affinché si possa ottenere, prima possibile, un adeguato potenziamento dell’organico su tutta la provincia di Ravenna, auspicando inoltre un autorevole intervento del Questore al fine di raggiungere questo obiettivo, ritenuto ormai indifferibile».

Si schianta contro un’auto, muore un motociclista di 36 anni

Un motociclista di 36 anni (residente ad Alfonsine) è morto in un incidente avvenuto attorno alle 19.30 lungo via Dismano, all’altezza di Borgo Faina.

Stando alle prime informazioni, l’uomo – in sella a una Yamaha di grossa cilindrata, in direzione Cesena-Ravenna – ha finito con il tamponare un’auto che gli avrebbe tagliato la strada, immettendosi sulla Dismano da via Fosso Ghiaia poco prima il suo arrivo.

Il motociclista è volato contro il guardrail e le sue condizioni sono sembrate fin da subito disperate. Soccorso dagli uomini del 118, il 37enne è morto poco dopo in ospedale. Sotto shock, ma illesa, la donna alla guida dell’Audi.

Sul posto una pattuglia della polizia locale per i rilievi di rito e la gestione della circolazione, con la Dismano rimasta chiusa per diverso tempo.

«Sulla Palestina restiamo attivi, perseveriamo, non dimentichiamo»

In un momento di guerre che sembrano allargarsi, di situazioni umanitarie sempre più drammatiche e alla vigilia di una nuova manifestazione per Gaza (ne parliamo qui), abbiamo raccolto la testimonianza di Federica Vaghetti, classe 1989, ravennate, laurea in Scienze Diplomatiche internazionale e oggi operatrice umanitaria in un’agenzia delle Nazioni Unite in Cisgiordania da 6 anni. Una scelta di vita, la sua, che le ha permesso di conoscere la realtà palestinese a fondo.

Qual è stato il percorso personale che l’ha portata a diventare un’operatrice umanitaria e una volontaria per l’Onu?

«Ho sempre avuto a cuore la causa palestinese, dai tempi del liceo (il Dante Alighieri, ndr.) fino alla laurea specialistica a Bruxelles. Dopo gli studi ho provato ad inserirmi sul campo ma non è stato facile, ho fatto alcuni tirocini, ho preso un’altra specialistica e sono entrata a lavorare alla Fao sempre a Bruxelles. Ma mi era rimasta la voglia di andare sul campo, nel 2019 il mio compagno trovò impiego con EducAid in Palestina e io lo seguì attraverso il programma UN Volunteers, con un bel progetto che però si è poi cementificato senza evolvere. Ci sono rimasta dal settembre 2019 con Undp e nello specifico il Program of Assistance to the Palestinian People, creato nel 1978, fino all’aprile di quest’anno. Poi mi sono mossa tra Cisgiordania, Gerusalemme est e Gaza, anche se dal 7 ottobre 2023 non sono più tornata Gaza, da quando gli operatori umanitari erano diventati un bersaglio di Israele».

E di cosa si occupava nello specifico come operatrice?

«Mi sono ritrovata a fare un po’ di tutto, il mio ruolo era principalmente quello di research analyst. Mi occupavo di ricerca e stesura di rapporti sulla realtà socioeconomica in analisi, sulle condizioni di vita dei palestinesi e sullo stato dello sviluppo umano della zona. Mi sono occupata di prevenzione e protezione dall’abuso sessuale ai danni della popolazione da parte di operatori umanitari, casi di cui si parla poco ma che sono una realtà. Ero di supporto al senior manager, lavoravo all’organizzazione di incontri e coordinamento con le altre 22 agenzie Onu presenti sul territorio. Abbiamo anche dato molta attenzione a un progetto di uguaglianza di genere per aiutare la popolazione palestinese ad allontanarsi dal patriarcato, lì la divisione tra ruoli maschili e femminili è ancora molto radicata. Lo abbiamo fatto cercando di abbandonare il vecchio metodo e occupandoci sia delle donne sia degli uomini e dei ragazzi, cercando di portare un equilibrio che potesse durare nel tempo».

Quanto possiamo sapere della vera Palestina restando in Italia? Quali sono le discrepanze che nota tra la narrazione di quello che accade nell’area e la realtà che ha vissuto?

«L’informazione italiana dovrebbe allargarsi, tenere conto anche di cosa è successo prima degli attacchi di Hamas del 7 ottobre, oggi si demonizza Nethanyau, ma è iniziato tutto molto prima. Non si parla a sufficienza dell’enorme potere occupante che ha Israele sul territorio, attraverso esercito e coloni, del fatto che sta espandendo il suo dominio e di come lo sta facendo, e di come sta mettendo in ginocchio la popolazione palestinese e privando la Palestina delle capacità economiche che potrebbe avere».

Cosa si può fare? L’Occidente può ancora avere un ruolo per stabilire una pace?

«Bisogna che i governi delle nostre care e perfette democrazie smettano di commerciare con Israele, di vendere armi, bisogna che mettano in atto e rispettino il diritto internazionale, occorrono azioni e non discorsi. Seguendo la logica delle sanzioni alla Russia bisognerebbe attivare le stesse procedure per Israele, è avvilente quando paesi come l’Italia si astengano sui pacchetti di aiuti dall’Occidente. Credo inoltre che come cittadini sia importante rimanere attivi, come atto di solidarietà, le pressioni popolari possono portare a qualcosa, perseveriamo, non dimentichiamoci».

Ma quale potrebbe essere una soluzione realistica, secondo lei?

«Fin quando la Palestina sarà occupata non ci saranno miglioramenti, la soluzione a due stati è secondo me da tempo una strada non percorribile, è dal 1967 che Israele ha ampliato il suo dominio  no a controllare l’80% del territorio palestinese, oggi fuori dalla morsa rimangono pochi centri urbani: Ramallah, Gerico, Betlemme, Ebron. Non ci sono realisticamente le condizioni per due popoli e due stati, a meno che non cambi radicalmente la linea politica della guida israeliana e si apra ad una trattativa ma lo credo utopico. La soluzione a uno stato con dentro tutti è ancora più impraticabile, il tema etnico-culturale, la maggioranza sionista contro la presenza araba… non so quale possa essere una soluzione, non dico che non esista, ma quelle finora esaminate non ritengo possano essere realizzabili».

 

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