venerdì
08 Maggio 2026

A Cervia il pianista che ha commosso gli spettatori del Festival di Sanremo

Ezio Bosso sarà in concerto il 23 luglio. Il compositore torinese
convive dal 2011 con una malattia neurodegenerativa progressiva

Il compositore e pianista torinese Ezio Bosso – noto al grande pubblico dopo la sua emozionante partecipazione all’ultimo festival di Sanremo – si esibirà a Cervia sabato 23 luglio in Piazza Garibaldi per l’unico concerto in Riviera che il musicista terrà nell’estate 2016.

Bosso ha studiato Composizione e Direzione d’Orchestra all’Accademia di Vienna arrivando anche a dirigere alcune delle più importanti orchestre internazionali come la London Symphony Orchestra, The London Strings, l’Orchestra del Teatro Regio di Torino e l’Orchestra dell’Accademia della Scala. Ha composto musica classica, colonne sonore per il cinema (per “Io non ho paura” di Salvatores, per “Rosso come il cielo” di Bortone), per il teatro (per registi come James Thierrèe) e la danza (per coreografi come Rafael Bonchela) fino a scrivere sperimentazioni con i ritmi contemporanei.

Dal 2011 Ezio Bosso convive con una malattia neurodegenerativa progressiva. Si esibisce con il suo “amico” Pianoforte Gran coda Steinway& Son della collezione Bussotti-Fabbrini, appositamente preparato sulle specifiche del Maestro da Piero Azzola, e utilizza uno sgabello versatile e di supporto, chiamato “12” e nato dalla collaborazione con l’architetto Simone Gheduzzi di Diverse Righe Studio.

I biglietti in vendita da lunedì, 7 marzo. Info e prevendite Pulp concerti 0541 785708.

A Cervia il pianista che ha commosso gli spettatori del Festival di Sanremo

Ezio Bosso sarà in concerto il 23 luglio. Il compositore torinese convive dal 2011 con una malattia neurodegenerativa progressiva

Il compositore e pianista torinese Ezio Bosso – noto al grande pubblico dopo la sua emozionante partecipazione all’ultimo festival di Sanremo – si esibirà a Cervia sabato 23 luglio in Piazza Garibaldi per l’unico concerto in Riviera che il musicista terrà nell’estate 2016.

Bosso ha studiato Composizione e Direzione d’Orchestra all’Accademia di Vienna arrivando anche a dirigere alcune delle più importanti orchestre internazionali come la London Symphony Orchestra, The London Strings, l’Orchestra del Teatro Regio di Torino e l’Orchestra dell’Accademia della Scala. Ha composto musica classica, colonne sonore per il cinema (per “Io non ho paura” di Salvatores, per “Rosso come il cielo” di Bortone), per il teatro (per registi come James Thierrèe) e la danza (per coreografi come Rafael Bonchela) fino a scrivere sperimentazioni con i ritmi contemporanei.

Dal 2011 Ezio Bosso convive con una malattia neurodegenerativa progressiva. Si esibisce con il suo “amico” Pianoforte Gran coda Steinway& Son della collezione Bussotti-Fabbrini, appositamente preparato sulle specifiche del Maestro da Piero Azzola, e utilizza uno sgabello versatile e di supporto, chiamato “12” e nato dalla collaborazione con l’architetto Simone Gheduzzi di Diverse Righe Studio.

I biglietti in vendita da lunedì, 7 marzo. Info e prevendite Pulp concerti 0541 785708.

«Stordisce» l’arbtiro con una testata Due anni di squalifica per un 21enne  

L’episodio durante una partita del girone ravennate dell’ultima serie nazionale. Gara sospesa e assegnata la vittoria a tavolino

Due anni di squalifica per un calciatore ravennate di Terza Categoria, il 21enne Nicholas Crepaldi. Una decisione presa dal giudice sportivo alla luce dell’ennesimo caso di violenza verificatosi in questa stagione sui campi dei campionati minori.

In questo caso si tratta della partita tra Stuoie e Coyotes Piangipane, andata in scena domenica 28 febbraio a Lugo e valida per il girone ravennate dell’ultima serie nazionale, la Terza Categoria appunto. A pochi minuti dal termine Crepaldi dei Coyotes sarebbe stato espulso per un fallo di reazione e avrebbe reagito avvicinandosi all’arbitro – il 32enne faentino Gian Luca Iannacone – e dandogli una testata al volto. Rimasto «stordito» (come si legge nel referto arbitrale) per qualche istante, il direttore di gara ha poi interrotto la partita – assegnata dal giudice sportivo a tavolino allo Stuoie (i Coyotes stavano invece vincendo 3 a 2) – e si è recato al pronto soccorso di Lugo, dove è stato giudicato guaribile con una prognosi di 5 giorni.

Ora Crepaldi potrà tornare a giocare una partita solo nel marzo del 2018.

«Stordisce» l’arbtiro con una testata Due anni di squalifica per un 21enne  

L’episodio durante una partita del girone ravennate dell’ultima serie nazionale. Gara sospesa e assegnata la vittoria a tavolino

Due anni di squalifica per un calciatore ravennate di Terza Categoria, il 21enne Nicholas Crepaldi. Una decisione presa dal giudice sportivo alla luce dell’ennesimo caso di violenza verificatosi in questa stagione sui campi dei campionati minori.

In questo caso si tratta della partita tra Stuoie e Coyotes Piangipane, andata in scena domenica 28 febbraio a Lugo e valida per il girone ravennate dell’ultima serie nazionale, la Terza Categoria appunto. A pochi minuti dal termine Crepaldi dei Coyotes sarebbe stato espulso per un fallo di reazione e avrebbe reagito avvicinandosi all’arbitro – il 32enne faentino Gian Luca Iannacone – e dandogli una testata al volto. Rimasto «stordito» (come si legge nel referto arbitrale) per qualche istante, il direttore di gara ha poi interrotto la partita – assegnata dal giudice sportivo a tavolino allo Stuoie (i Coyotes stavano invece vincendo 3 a 2) – e si è recato al pronto soccorso di Lugo, dove è stato giudicato guaribile con una prognosi di 5 giorni.

Ora Crepaldi potrà tornare a giocare una partita solo nel marzo del 2018.

21enne segregata? Il marito si difende: «Matrimonio finto, si è inventata tutto»

Scarcerato il venditore di kebab arrestato per i presunti soprusi

Ha fatto molto discutere in città la notizia della giovane sposa segregata in casa, che ha portato lunedì all’arresto di un 24enne (e non 27enne come inizialmente reso noto) ravennate venditore di Kebab, cittadino italiano ma originario del Bangladesh (vedi articoli correlati). Chi lo conosceva ne era rimasto fin da subito stupito e il Carlino Ravenna in edicola oggi (venerdì 4 marzo) riporta infatti la sua versione fornita in tribunale che è completamente opposta ai fatti raccontati dai carabinieri dopo aver raccolto la testimonianza della ragazza, una 21enne bengalese ora accolta in un centro protetto della zona.

Il 24enne infatti ha rivelato al giudice di essere stato costretto dalla propria famiglia a celebrare il matrimonio di comodo con la presunta vittima delle violenze nel 2012, quando si era recato in Bangladesh per qualche mese solo per piangere la nonna morta. Matrimonio che in Italia non sarebbe valido ma che è stato utilizzato dalla giovane per trasferirsi a Ravenna, dove è però rimasta per soli tre mesi nel 2013 e poi a partire dallo scorso novembre, da quando secondo la versione della 21enne sarebbero iniziate le violenze e la segregazione. Episodi che secondo il ragazzo – tra l’altro in attesa di un bambino con la sua compagna italiana – la giovane si è inventata per non dover tornare in patria, come prevedeva un accordo tra le famiglie secondo il quale il loro matrimonio si sarebbe dovuto sciogliere.

Così, dopo aver convalidato l’arresto, il giudice del tribunale di Ravenna ha deciso di scarcerare il 24enne che è potuto tornare a casa propria, con il divieto assoluto di contattare o avvicinare la 21enne. Eventualità, ha assicurato in aula, che il venditore di kebab non prenderà mai neppure in considerazione…

Cagnolina uccisa da due 12enni: l’Enpa chiede l’intervento dei servizi sociali

L’associazione animalista ha fatto denuncia al Tribunale dei minori

La sezione Enpa di Ravenna ha presentato una denuncia contro ignoti al Tribunale dei Minori in merito alla uccisione della cagnetta Lassie, che, secondo la testimonianze dei proprietari dell’animale e dei residenti nella zona in cui è avvenuto il fatto, sarebbe stata opera di due minorenni (di circa 12 anni) non ancora identificati (vedi articoli correlati).

Secondo quanto dichiarato dai testimoni, i due hanno lanciato contro l’animale, una meticcia di 11 anni, una sedia di ferro: colpita sul muso, la cagnolina è morta sul colpo.

«In attesa che le indagini degli inquirenti accertino i fatti e le responsabilità dei due giovani, in particolare se la morte dell’animale sia stata la conseguenza di un’azione intenzionale o colposa, ritengo comunque che, qualunque sia la dinamica di questa tragedia, ciò che è accaduto è un fatto di una gravità inaudita – dichiara il presidente dell’Enpa di Ravenna, Carlo Locatelli -. Noi tutti siamo estremamente preoccupati e addolorati. Non soltanto per la ferocia di cui è stata oggetto la cagnolina, non soltanto per il dolore inferto a suoi proprietari, ma per il futuro dei due giovani».

«È infatti ampiamente dimostrato dalla letteratura scientifica – scrive l’associazione in una nota – che chi commette atti di violenza ai danni di animali, anche in giovane età, tende poi a replicarli sulle persone». Per questo, l’Ente Nazionale Protezione Animali, che sottolinea l’importante funzione educativa che la scuola è chiamata a svolgere sul tema, invita le autorità di pubblica sicurezza, il Tribunale dei Minori, i servizi sociali a non sottovalutare la gravità dell’episodio e ad affrontarlo con la massima urgenza. «Ciò che è accaduto nella nostra città è un preoccupante campanello d’allarme. Vogliamo che sia resa giustizia a Lassie e ai proprietari, vogliamo che su questo fatto non cali una cortina di silenzio: tuttavia – aggiunge Locatelli – non chiediamo né soluzioni punitive né inutili gogne, ma un adeguato percorso di recupero sociale, psicologico ed educativo che faccia capire ai due giovani la portata del loro gesto e che li responsabilizzi. Solo così sarà onorata la memoria della povera cagnolina, solo così si eviteranno nuove vittime».

«Ho vinto Masterchef nei tre mesi in cui avrei fatto la vendemmia»

Erica e il successo che nasce dalla terra dei genitori: «Orgogliosa di essere un’azdora che studiava di notte. Ora grandi sogni»

«Ho vinto Masterchef usando gli ultimi tre mesi di congedo dal lavoro per maternità che mi ero tenuta per la vendemmia e la raccolta delle pere nei campi della mia famiglia a Conventello con i miei genitori». La vittoria di Erica Liverani, 30enne fisioterapista ravennate, ha le radici nella sua campagna, nel suo orto, nei cappelletti con cui si è presentata e con cui si è guadagnata la finale rivisitandoli, nello sciroppo di Sambuco fatto in casa e usato tra gli ingredienti del menù degustazione, realizzato nella sfida decisiva contro Alida Gotta, per i quattro giudici della quinta edizione del talent show culinario di Sky. Dopo un brindisi al centro sociale Baronio dove ha assistito alla finalissima su un maxischermo con amici, parenti e circa duecento persone, si è fermata per una chiacchierata.

Ha vinto un’azdora?
«Dentro di me c’è un’azdora al 90 percento, sono molto orgogliosa delle mie origini. Vengo da una famiglia di contadini e la mia cucina parte dalla terra e dai suoi prodotti».

Poi a un certo punto la ragazza di campagna decide di andare in tv…
«In realtà mi hanno iscritto due amici a tavola alla fine di una cena fatta un anno fa e si sono divertiti a compilare la domanda online».

Finita tra quelle di altri circa 18mila aspiranti.
«La domanda l’hanno inviata un venerdì sera e il lunedì mi hanno chiamato dalla produzione. La prima selezione è stata al telefono, mezz’ora di domande. Poi sono iniziati i casting: avevo il pettorale 16.100, lo conservo ancora dopo averlo staccato dalla maglia».

In più di un’occasione si è vista una t-shirt del bagno Coco Loco…
«C’è tutta una storia dietro. Quando mi hanno preso ero nel panico e allora sono andata nella cucina del Coco Loco dove ho sempre mangiato da dio e ho chiesto un po’ di consigli al cuoco Federico. Mi sembrava il minimo ringraziarlo con un gesto piccolo come la maglietta».

Nella puntata conclusiva i giudici hanno più volte apprezzato un percorso di crescita avvenuto dal primo live cooking. Da dove viene?
«Dalle notti passate a studiare sui libri durante i tre mesi del programma. Per ogni puntata che si è vista in onda c’era circa una settimana di lavoro tra Mistery, Invention, esterne e Pressure. Alloggiavamo in un residence a Milano e quando finivano le riprese potevamo fare quello che ci pareva, uscire a fare baldoria o stare in camera a studiare. E così ho fatto. Neanche all’università ho studiato così tanto».

Quanti consigli venivano dai giudici durante le prove?
«Pochi. Sono gli errori che fanno lo show…».

Tre mesi lontano da casa?
«Ogni volta che avevo la possibilità tornavo per stare con mia figlia Emma. Non sono rimasta via mai più di quattro-cinque giorni».

Quali sono i progetti ora con il titolo in tasca?
«Ho grandi sogni ma devo studiare per arrivarci. Sono entrata a Masterchef come cuoca amatoriale e sono ancora quello, mica mi monto la testa. Sarebbe come voler costruire case dopo aver giocato con i mattoncini Lego. Devo imparare tante cose perché oggi ne so fare tante ma spesso non so perché mi vengono bene».

Intanto c’è il primo libro di ricette.
«Si chiamerà “In cucina a piccoli passi” con un richiamo anche a mia figlia. Uscirà a breve. Un centinaio di ricette mie, molto semplici seguendo la cucina stagionale come sono sempre stata abituata a casa mia. Ho iniziato a scriverlo due settimane dopo la finale che è stata il 31 luglio. Lo scrivevo di notte quando tornavo a casa dal lavoro da fisioterapista che avevo ripreso e spesso mi ritrovavo a usare un dito sulla tastiera perché tenevo in braccio Emma».

Chi dei quattro giudici sarebbe un buon sous chef?
«Sous chef? Non scherziamo, sarei io ad essere onorata di poter fare anche solo la pelapatate per uno di loro. Per il mio gusto personale mi trovo più vicina alla cucina di Cannavacciuolo. Ma magari fra qualche tempo sarò maturata e apprezzerò di più la cucina di Cracco che invece ho trovato un po’ difficile».

Com’è stato il rapporto con loro?
«Cracco è stato quello più severo con me ma così mi stimolava. Cannavacciuolo invece mi ha rubato il cuore quando ha preso in braccio la bambina nel primo provino. Però in generale rapporti molto distanti, nelle esterne viaggiavano per conto loro e alloggiavano per conto loro».

A chi va la dedica per la vittoria?
«Mia figlia, mio babbo e mia mamma, i miei fratelli, la mia famiglia che è una famiglia allargata e comprende tanti amici. Sono stati tre mesi di sacricifi da cui sono uscita più forte di sicuro».

Tifo da stadio per Erica, quinta Masterchef italiana. Ora l’agriturismo a Conventello?

Alcune centinaia di persone al centro Baronio per festeggiare
la 30enne che ha vinto il talent di Sky. «Tre mesi di sacrifici…»

La ravennate Erica Liverani, 30enne fisioterapista di Conventello, ha vinto la quinta edizione di Masterchef Italia, il celebre talent show culinario di Sky, aggiudicandosi il premio di 100mila euro in gettoni d’oro e la possibilità di pubblicare il suo primo libro di ricette.

Confermata così l’indiscrezione di Dagospia, il sito internet di retroscena che nei giorni scorsi tra varie polemiche aveva anticipato il nome della vincitrice (il programma, come noto, è stato registrato alcuni mesi fa), così come l’anno scorso aveva fatto invece Striscia la Notizia.

Erica ha festeggiato davanti a un maxi schermo allestito per l’occasione al centro sociale Baronio di Ravenna, invitata a seguire la sua stessa performance dal sindaco Fabrizio Matteucci che ha fatto così gli onori di casa, di fronte ad alcune centinaia di persone che hanno seguito la puntata finale di Masterchef facendo un tifo quasi da stadio, tra applausi, ovazioni (in particolare alle battute dei genitori di Erica, romagnoli ruspanti, ospiti durante la puntata) e selfie con la protagonista.

Prima della proiezione, Erica ha raccontato alcuni aneddoti della sua esperienza, come il fatto che a iscriverla al talent siano stati alcuni suoi amici quasi per scherzo un anno fa.

Per realizzare il programma sono stati necessari tre mesi di riprese (dietro ogni puntata c’è circa una settimana di lavoro), a partire dal 7 maggio, tre mesi «di grandi sacrifici», ha detto, in particolare per essere stata costretta a restare lontana dalla figlia di 2 anni, naturalmente presente in braccio alla mamma al centro Baronio.

«Il giudice più severo è stato Cracco – ha poi rivelato – che è stato però anche il più stimolante. Cannavacciuolo (che in tv è sempre sembrato il più vicino alla 30enne ravennate, ndr) mi ha invece rubato il cuore quando ha preso in mano mia figlia ai casting (scena che poi si riproporrà subito dopo l’annuncio della vittoria, al termine della puntata, ndr)…».

Nella puntata finale, partita all’insegna della commozione con le immagini proprio di quel casting, la ravennate ha vinto la prima prova presentando i cappelletti “della sua terra” rivisitati, giocandosi poi l’accesso alla finalissima con un piatto di animelle, che non aveva mai cucinato prima. Il menù-degustazione finale con cui ha conquistato i giudici è stato ribattezzato da Erica “Niente è facile ma nulla è impossibile”, metafora della sua vita – ha detto facendo riferimento al dramma dell’abbandono del compagno subito dopo la nascita della figlia – e a base di ingredienti provenienti anche dalla sua fattoria di Conventello, dove, abbiamo scoperto proprio durante la finale, vorrebbe aprire un suo agriturismo.

Al termine della proiezione, Erica è stata presa d’assalto dai fan al centro Baronio ma ha cercato subito di buttare acqua sul fuoco: «Un po’ come con Miss Italia, arriveranno mesi intensi, ma poi ci si dimenticherà del vecchio vincitore… Io non mi sento comunque una chef, resto una cuoca amatoriale e voglio continuare a studiare per crescere ancora».

Qui sotto una gallery della festa al centro Baronio di Ravenna.

Tifo da stadio per Erica, quinta Masterchef italiana. Ora l’agriturismo a Conventello?

Alcune centinaia di persone al centro Baronio per festeggiare la 30enne che ha vinto il talent di Sky. «Tre mesi di sacrifici…»

La ravennate Erica Liverani, 30enne fisioterapista di Conventello, ha vinto la quinta edizione di Masterchef Italia, il celebre talent show culinario di Sky, aggiudicandosi il premio di 100mila euro in gettoni d’oro e la possibilità di pubblicare il suo primo libro di ricette.

Confermata così l’indiscrezione di Dagospia, il sito internet di retroscena che nei giorni scorsi tra varie polemiche aveva anticipato il nome della vincitrice (il programma, come noto, è stato registrato alcuni mesi fa), così come l’anno scorso aveva fatto invece Striscia la Notizia.

Erica ha festeggiato davanti a un maxi schermo allestito per l’occasione al centro sociale Baronio di Ravenna, invitata a seguire la sua stessa performance dal sindaco Fabrizio Matteucci che ha fatto così gli onori di casa, di fronte ad alcune centinaia di persone che hanno seguito la puntata finale di Masterchef facendo un tifo quasi da stadio, tra applausi, ovazioni (in particolare alle battute dei genitori di Erica, romagnoli ruspanti, ospiti durante la puntata) e selfie con la protagonista.

Prima della proiezione, Erica ha raccontato alcuni aneddoti della sua esperienza, come il fatto che a iscriverla al talent siano stati alcuni suoi amici quasi per scherzo un anno fa.

Per realizzare il programma sono stati necessari tre mesi di riprese (dietro ogni puntata c’è circa una settimana di lavoro), a partire dal 7 maggio, tre mesi «di grandi sacrifici», ha detto, in particolare per essere stata costretta a restare lontana dalla figlia di 2 anni, naturalmente presente in braccio alla mamma al centro Baronio.

«Il giudice più severo è stato Cracco – ha poi rivelato – che è stato però anche il più stimolante. Cannavacciuolo (che in tv è sempre sembrato il più vicino alla 30enne ravennate, ndr) mi ha invece rubato il cuore quando ha preso in mano mia figlia ai casting (scena che poi si riproporrà subito dopo l’annuncio della vittoria, al termine della puntata, ndr)…».

Nella puntata finale, partita all’insegna della commozione con le immagini proprio di quel casting, la ravennate ha vinto la prima prova presentando i cappelletti “della sua terra” rivisitati, giocandosi poi l’accesso alla finalissima con un piatto di animelle, che non aveva mai cucinato prima. Il menù-degustazione finale con cui ha conquistato i giudici è stato ribattezzato da Erica “Niente è facile ma nulla è impossibile”, metafora della sua vita – ha detto facendo riferimento al dramma dell’abbandono del compagno subito dopo la nascita della figlia – e a base di ingredienti provenienti anche dalla sua fattoria di Conventello, dove, abbiamo scoperto proprio durante la finale, vorrebbe aprire un suo agriturismo.

Al termine della proiezione, Erica è stata presa d’assalto dai fan al centro Baronio ma ha cercato subito di buttare acqua sul fuoco: «Un po’ come con Miss Italia, arriveranno mesi intensi, ma poi ci si dimenticherà del vecchio vincitore… Io non mi sento comunque una chef, resto una cuoca amatoriale e voglio continuare a studiare per crescere ancora».

Qui sotto una gallery della festa al centro Baronio di Ravenna.

Marina, pista ciclabile sul lungomare Addio a 250 posti auto davanti ai bagni

Partito il cantiere da 400mila euro per un percorso di 1,6 km
sul lato opposto al mare tra la rotonda di Punta e la zona pedonale

È previsto per la fine di maggio il completamento dei lavori iniziati la settimana scorsa sul lungomare di Marina di Ravenna, in un tratto di 1,6 km di viale delle Nazioni tra la rotonda di Punta Marina e via Ciro Menotti, per la realizzazione di una pista ciclabile sul lato opposto al mare. L’opera a favore degli utenti più deboli della strada porterà via 250 posti auto.

Il nuovo percorso – realizzato allargando quello esistente da Rivaverde a nord mentre sarà realizzato da zero nel tratto sud – andrà a congiungersi con quello già esistente sul lungomare di Punta Marina e quella parallela a via Trieste verso la città. La somma stanziata è di 400mila euro (lavori affidati a un raggruppamento temporaneo di imprese costituito da Ccc, Cear e consorzio Ciro Menotti). Si tratta del principale cantiere che riguarda i lidi ravennati in vista dell’estate 2016 (il punto della situazione verso la stagione nel primo piano del nuovo numero del settimanale uscito oggi, 3 marzo).

La pista ciclabile sarà larga due metri e mezzo, pavimentata in calcestre e delimitata da cordonata in cemento. Il progetto prevede anche altri interventi per migliorare l’accessibilità al trasporto pubblico con piazzole di attesa alle fermate dei bus. Completeranno l’intervento la sistemazione dell’area di raccolta dei rifiuti gestita da Hera e la realizzazione di segnaletica stradale per la pista ciclabile. «La riduzione dei posti per la sosta – si legge in una nota del Comune – sarà essere compensata con la realizzazione di un parcheggio in un’area limitrofa» che al momento non è ancora stata individuata e non rientra nei lavori appaltati.

Marina, pista ciclabile sul lungomare Addio a 250 posti auto davanti ai bagni

Partito il cantiere da 400mila euro per un percorso di 1,6 km sul lato opposto al mare tra la rotonda di Punta e la zona pedonale

È previsto per la fine di maggio il completamento dei lavori iniziati la settimana scorsa sul lungomare di Marina di Ravenna, in un tratto di 1,6 km di viale delle Nazioni tra la rotonda di Punta Marina e via Ciro Menotti, per la realizzazione di una pista ciclabile sul lato opposto al mare. L’opera a favore degli utenti più deboli della strada porterà via 250 posti auto.

Il nuovo percorso – realizzato allargando quello esistente da Rivaverde a nord mentre sarà realizzato da zero nel tratto sud – andrà a congiungersi con quello già esistente sul lungomare di Punta Marina e quella parallela a via Trieste verso la città. La somma stanziata è di 400mila euro (lavori affidati a un raggruppamento temporaneo di imprese costituito da Ccc, Cear e consorzio Ciro Menotti). Si tratta del principale cantiere che riguarda i lidi ravennati in vista dell’estate 2016 (il punto della situazione verso la stagione nel primo piano del nuovo numero del settimanale uscito oggi, 3 marzo).

La pista ciclabile sarà larga due metri e mezzo, pavimentata in calcestre e delimitata da cordonata in cemento. Il progetto prevede anche altri interventi per migliorare l’accessibilità al trasporto pubblico con piazzole di attesa alle fermate dei bus. Completeranno l’intervento la sistemazione dell’area di raccolta dei rifiuti gestita da Hera e la realizzazione di segnaletica stradale per la pista ciclabile. «La riduzione dei posti per la sosta – si legge in una nota del Comune – sarà essere compensata con la realizzazione di un parcheggio in un’area limitrofa» che al momento non è ancora stata individuata e non rientra nei lavori appaltati.

Dalla Cina sbarca Peppa Pig tarocca 73mila borse per 2 milioni di valore

1.700 scatoloni intercettati al porto di Ravenna: il carico era diretto
a Firenze dopo i controlli doganali in Grecia. Falsi marchi Made in Italy

I tarocchi non risparmiano nemmeno Peppa Pig. La guardia di finanza ha sequestrato, al porto di Ravenna, oltre 73mila borse da donna e da bambina con il logo della famosa maialina dei cartoni animati: sugli accessori i marchi di famose griffe nazionali ed internazionali, contraffatti, alterati o con falsa indicazione della dicitura “Made in Italy”. Considerando che, all’importazione, le borse sono state dichiarate per un valore medio di 85 centesimi di euro ognuna, l’illecito ricavo stimato sarebbe ammontato a circa due milioni di euro.

Il carico di oltre 1.700 scatoloni, stipato in quattro camion, proveniva dalla Cina, via Grecia. L’importatore, una società di capitali italiana – di proprietà di un 57enne cinese – aveva assolto le formalità doganali comunitarie al porto di Patrasso (Grecia) ed aveva affidato il trasporto della merce, ormai considerata comunitaria, ad un regolare spedizioniere italiano. Il carico era destinato in provincia di Firenze, ad una ditta cinese fiscalmente domiciliata in Sicilia, con effettivo luogo d’esercizio a Prato.

«Secondo il disegno truffaldino del proprietario – si legge nella nota diffusa dalle Fiamme Gialle –, la qualificazione commerciale delle borse avrebbe reso ancora più difficoltosa la scoperta dei prodotti contraffatti a causa dei minori controlli che subisce la merce immessa in libera circolazione nel territorio comunitario».

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi