domenica
10 Maggio 2026

Lui a casa non fa nulla? La mamma va in vacanza e il papà è in tv da solo coi figli

La famiglia ravennate della giornalista Silvia Manzani nel nuovo programma Rai che mette alla prova i babbi. Le loro testimonianze

Si chiama “Chiedi a papà” il nuovo programma in partenza su Rai Tre dello scrittore, regista e sceneggiatore Ivan Cotroneo, nato da un’idea dell’educatore ed esperto di comunicazione Francesco Uccello. Si tratta di un reality-show il cui format è sulla carta semplice per quanto originale. Protagoniste saranno in ogni puntata due famiglie che non si conoscono: le mamme trascorreranno cinque giorni di assoluto relax in hotel di lusso, da sole, senza alcuna possibilità di comunicare con i famigliari. I padri, invece, dovranno occuparsi dei bambini e dell’economia domestica.

La prima puntata di venerdì (8 gennaio, in seconda serata) sarà battezzata da una famiglia ravennate, nota in città anche per il ruolo della mamma, giornalista free lance, tra gli altri del sito Romagnamamma.it, autrice di un libro sulle famiglie omogenitoriali (vedi articoli correlati) e spesso protagonista di incontri pubblici sul tema dei diritti civili. Lei si chiama Silvia Manzani, 35 anni, il suo compagno, coetaneo, è Mauro Di Nuzzo, bancario. Genitori di due figli, Violante di 7 anni e Filippo di un anno e mezzo, ci raccontano come è andata.

«Alla fine loro sono sopravvissuti e io mi sono divertita da morire». Sorride, Silvia, che grazie a “Chiedi a papà” per la prima volta da quando è diventata mamma ha dormito fuori senza marito o figli. Cinque giorni gratis in un resort di lusso nel sud Italia (il luogo esatto  lo lasciamo top secret come richiesto dalla Rai) in compagnia della troupe e dell’altra mamma protagonista della puntata. «Il posto era magnifico, la compagnia divertente, peccato sia volata, giuro che non ho mai sentito la mancanza di nessuno… I bambini erano molto sereni, sia alla partenza che al ritorno. Non ho ancora visto le immagini ma probabilmente Mauro sarebbe eccezionale, se non ci fossi io…». Da qui nasce il problema, e anche la decisione di partecipare. «Diciamo che ci è stato proposto – continua Silvia –, io all inizio ero molto scettica perché non amo molto apparire ma poi a convincermi è stato addirittura Mauro. Il primo anno di Filippo è stato durissimo per tanti motivi, quindi alla fine mi sono detta: perché no? Non mi ricapita più di andare in vacanza da sola cinque giorni. Così abbiamo partecipato al casting».

«Ero molto preoccupata per la gestione dei bambini da parte di Mauro – commenta ancora Silvia –, visto che a casa nostra il carico è tutto su di me. Poi però ho pensato che davanti alla mia assenza, si sarebbe per forza dato da fare. Il problema è che quando ci sono io, lui si rilassa e si deresponsabilizza. Mauro non si occupa di quasi nulla in casa e la gestione dei bambini in particolare è tutta mia. Lui è cresciuto con la classica mamma meridionale, che non fa fare niente ai figli… Secondo me con il programma ha capito che fatica che è; ma la tivù è stata solo lo spunto, dobbiamo lavorarci ancora». Non pare però della stessa idea il compagno, che dice ora di aver «riconsegnato» i figli, più che altro.

«Sì, riconsegnati – sorride Mauro –. Perché, purtroppo, i carichi familiari rimangono disequilibrati, non solo per mia indolenza, ma anche e forse soprattutto per come è costruita la nostra società, basata su ruoli e conformismi. Papà fa tardi al lavoro, la mamma pensa a tutto. Vado ripetendo che rifarei il programma ma nei panni della mamma. Silvia si arrabbia sempre perché dice che io in vacanza ci sono tutti i giorni…».

Tornando al programma, Mauro commenta: «Ho deciso di accettare un po’ per curiosità verso il mondo della televisione, un po’ accettando la sfida lanciata da Silvia. Posso dire che, contrariamente a quanto le mamme possano pensare, un papà ce la può fare. Con soluzioni nuove, con un briciolo di improvvisazione, con sano senso dell’istinto. I bambini sono stati bene». E questi cinque sono stati anche giorni di scoperte, per Mauro. «Ho scoperto che sono bambini con grande spirito di adattamento e anche molto responsabili: ma perché la mamma grida tanto?».

«La cosa più complicata? – chiediamo infine al papà – Forse avere sempre una visuale strabica: un occhio all’oggi è un occhio al domani. Cosa facciamo oggi pomeriggio? Cosa mangiamo domani a cena?».

La morte sulla strada per il lavoro: meccanico lascia la figlia di un anno

La vittima dell’incidente di Granarolo è un 27enne di Faenza

Si chiamava Aleksander Ferhati ed era un meccanico di 26 anni originario dell’Albania ma stabilitosi da anni a Faenza, dove viveva con la famiglia nella zona del parco Bucci, la vittima dell’incidente verificatosi all’alba di ieri (lunedì 4 gennaio) a Granarolo Faentino.

Il giovane stava andando a Ravenna, dove lavorava, quando secondo le prime ricostruzioni ha perso il controllo della sua auto, una Polo, scontrandosi con un’auto che stava sopraggiungendo dalla direzione opposta all’altezza della circonvallazione Altini. Violentissimo l’impatto, che ha visto coinvolta anche un’altra auto, con l’uomo e la donna al volante feriti ma non gravi.

Il 26enne invece è morto sul colpo. Lascia la moglie e una figlia di neanche due anni.

Ragazzi e sport, un decalogo anche per il comportamento dei genitori

Elaborate e sottoscritte le carte dei diritti dei piccoli e quella dei doveri degli adulti. Saranno esposte e diffuse nei centri sportivi

L’assessorato allo Sport del Comune di Ravenna e il locale Panathlon club, con il Coni Point di Ravenna, hanno di concerto elaborato e sottoscritto la “Carta dei diritti del ragazzo nello sport” e la “Carta dei doveri del genitore dello sport” nel corso di un incontro che si è svolto in municipio alla presenza dell’assessore Guido Guerrieri, della presidente del Panathtlon club Claudia Subini e di altre figure del mondo sportivo locale.

Si tratta di due decaloghi che, rispettivamente, contengono i diritti fondamentali dei giovani che si avvicinano all’attività sportiva, e dettano il comportamento corretto dei loro genitori.

I documenti firmati in municipio saranno diffusi nei luoghi dove si svolgeranno allenamenti e partite, affinché il loro contenuto possa essere trasmesso a tutti coloro che hanno responsabilità nei confronti del processo formativo dell’educazione sportiva dei giovani.

Questo il testo dei due documenti.

CARTA DEI DIRITTI DEL RAGAZZO NELLO SPORT “In tutti gli atti relativi ai bambini, siano essi compiuti da autorità pubbliche o da istituzioni private, l’interesse superiore del bambino deve essere considerato preminente” (Capo 3 Uguaglianza, art. 24 della carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, Nizza 7/12/2000). La seguente “Carta dei Diritti” si ispira ai principi di: eguaglianza, imparzialità, continuità, partecipazione, diritto d’informazione, efficienza ed efficacia. A chi è rivolta: a genitori, dirigenti sportivi e scolastici, insegnanti, educatori sportivi ed agli atleti. Con quali finalità: vuole essere utile strumento per conoscere meglio il mondo calcistico giovanile affinché i “nostri adulti” genitori, tecnici e dirigenti, comprendano il delicato ruolo educativo che occupano e si assumano le relative responsabilità, per favorire la formazione di buoni sportivi, ma soprattutto di ottimi cittadini. 1) Diritto di divertirsi e giocare 2) Diritto di praticare sport 3) Diritto di avere i giusti tempi di riposo 4) Vivere in un ambiente sano 5) Diritto di praticare sport in assoluta sicurezza a salvaguardia della propria salute 6) Diritto di essere circondato e preparato da persone competenti 7) Diritto di seguire allenamenti adeguati all’età, ritmo e capacità individuali 8) Diritto di conciliare lo sport con altre attività 9) Diritto di misurarsi con giovani che abbiano le stesse probabilità di successo 10) Diritto di avere la possibilità di diventare un campione oppure di non essere un campione

CARTA DEI DOVERI DEL GENITORE DELLO SPORT 1) La scelta della disciplina sportiva preferita spetta ai miei figli, senza condizionamenti da parte mia. 2) Mio dovere è verificare che l’attività sportiva sia funzionale alla loro educazione e alla loro crescita psico fisica, armonizzando il tempo dello sport con gli impegni scolastici e con una serena vita familiare. 3) Eviterò ai miei figli più giovani pesanti attività agonistiche, privilegiando discipline formative e lo sport ludico e ricreativo. 4) Li seguirò con discrezione e li aiuterò ad avere un rapporto equilibrato con lo sport. 5) Non chiederò agli allenatori dei miei figli nulla che non sia utile alla loro crescita e commisurato ai loro meriti e potenzialità. 6) Dirò ai miei figli che per essere bravi sportivi e sentirsi felici nella vita non è necessario diventare campioni. 7) Ricorderò loro che anche le sconfitte aiutano a crescere perché servono per diventare più forti. 8) Indicherò loro i valori del Panathlon come fondamento etico per affrontare una corretta esperienza sportiva. 9) Al loro ritorno a casa non chiederò se abbiano vinto o perso ma se si sentano migliori. Né chiederò quanti gol abbiano segnato o subito o quanti record abbiano battuto, ma se si siano divertiti. 10) Vorrò specchiarmi nei loro occhi ogni giorno e vederli contenti di amare e praticare lo sport.

Ragazzi e sport, un decalogo anche per il comportamento dei genitori

Elaborate e sottoscritte le carte dei diritti dei piccoli e quella dei doveri degli adulti. Saranno esposte e diffuse nei centri sportivi

L’assessorato allo Sport del Comune di Ravenna e il locale Panathlon club, con il Coni Point di Ravenna, hanno di concerto elaborato e sottoscritto la “Carta dei diritti del ragazzo nello sport” e la “Carta dei doveri del genitore dello sport” nel corso di un incontro che si è svolto in municipio alla presenza dell’assessore Guido Guerrieri, della presidente del Panathtlon club Claudia Subini e di altre figure del mondo sportivo locale.

Si tratta di due decaloghi che, rispettivamente, contengono i diritti fondamentali dei giovani che si avvicinano all’attività sportiva, e dettano il comportamento corretto dei loro genitori.

I documenti firmati in municipio saranno diffusi nei luoghi dove si svolgeranno allenamenti e partite, affinché il loro contenuto possa essere trasmesso a tutti coloro che hanno responsabilità nei confronti del processo formativo dell’educazione sportiva dei giovani.

Questo il testo dei due documenti.

CARTA DEI DIRITTI DEL RAGAZZO NELLO SPORT
“In tutti gli atti relativi ai bambini, siano essi compiuti da autorità pubbliche o da istituzioni private, l’interesse superiore del bambino deve essere considerato preminente” (Capo 3 Uguaglianza, art. 24 della carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, Nizza 7/12/2000).
La seguente “Carta dei Diritti” si ispira ai principi di: eguaglianza, imparzialità, continuità, partecipazione, diritto d’informazione, efficienza ed efficacia. A chi è rivolta: a genitori, dirigenti sportivi e scolastici, insegnanti, educatori sportivi ed agli atleti. Con quali finalità: vuole essere utile strumento per conoscere meglio il mondo calcistico giovanile affinché i “nostri adulti” genitori, tecnici e dirigenti, comprendano il delicato ruolo educativo che occupano e si assumano le relative responsabilità, per favorire la formazione di buoni sportivi, ma soprattutto di ottimi cittadini.
1) Diritto di divertirsi e giocare
2) Diritto di praticare sport
3) Diritto di avere i giusti tempi di riposo
4) Vivere in un ambiente sano
5) Diritto di praticare sport in assoluta sicurezza a salvaguardia della propria salute
6) Diritto di essere circondato e preparato da persone competenti
7) Diritto di seguire allenamenti adeguati all’età, ritmo e capacità individuali
8) Diritto di conciliare lo sport con altre attività
9) Diritto di misurarsi con giovani che abbiano le stesse probabilità di successo
10) Diritto di avere la possibilità di diventare un campione oppure di non essere un campione

CARTA DEI DOVERI DEL GENITORE DELLO SPORT
1) La scelta della disciplina sportiva preferita spetta ai miei figli, senza condizionamenti da parte mia.
2) Mio dovere è verificare che l’attività sportiva sia funzionale alla loro educazione e alla loro crescita psico fisica, armonizzando il tempo dello sport con gli impegni scolastici e con una serena vita familiare.
3) Eviterò ai miei figli più giovani pesanti attività agonistiche, privilegiando discipline formative e lo sport ludico e ricreativo.
4) Li seguirò con discrezione e li aiuterò ad avere un rapporto equilibrato con lo sport.
5) Non chiederò agli allenatori dei miei figli nulla che non sia utile alla loro crescita e commisurato ai loro meriti e potenzialità.
6) Dirò ai miei figli che per essere bravi sportivi e sentirsi felici nella vita non è necessario diventare campioni.
7) Ricorderò loro che anche le sconfitte aiutano a crescere perché servono per diventare più forti.
8) Indicherò loro i valori del Panathlon come fondamento etico per affrontare una corretta esperienza sportiva.
9) Al loro ritorno a casa non chiederò se abbiano vinto o perso ma se si sentano migliori. Né chiederò quanti gol abbiano segnato o subito o quanti record abbiano battuto, ma se si siano divertiti.
10) Vorrò specchiarmi nei loro occhi ogni giorno e vederli contenti di amare e praticare lo sport.

Commercio: un dicembre con poche luci Si attendono i saldi, al via il 5 gennaio  

Il bilancio di Confesercenti: “Solo timidi segnali di miglioramento”

Alla vigilia dell’apertura ufficiale dei saldi, nonostante gli sconti già praticati da molti punti vendita, Confesercenti Ravenna traccia un bilancio. “L’anno appena concluso si chiude senza veramente segnare una controtendenza nelle vendite di fine anno che, pur con qualche flebile segnale di ripresa, appaiono brumose come il dicembre passato. Se a macchia di leopardo paiono esserci timidi miglioramenti rispetto agli anni trascorsi, la maggior parte delle 150 attività monitorate evidenziano consumi, quando non addirittura sottotono, perlomeno stazionari rispetto al 2014. Gli strascichi della crisi continuano a picchiare duro e ancora in pochi stanno cominciando a vedere un lumicino in fondo al tunnel” scrivono dall’associazione dei commercianti.

A pesare non solo le difficoltà economiche ma anche la concorrenza di centri commerciali, outlet e commercio online: “L’attenzione per il cliente, la professionalità e il rapporto qualità/prezzo dei prodotti spesso aiuta a fidelizzare la clientela, ma ancora fortissimo è il richiamo al massimo ribasso, a prescindere dalla qualità di ciò che viene venduto. Molti nostri esercenti hanno puntato su promozioni e sull’originalità di confezioni e pacchetti regalo, che un po’ sono servite ad attenuare il trend non propriamente positivo delle vendite” evidenzia Riccardo Ricci Petitoni, funzionario per il settore Commercio di Confesercenti della provincia di Ravenna “L’importanza del mese di dicembre sul totale delle vendite nell’anno tende a ridursi, sebbene continui a rappresentare una quota significativa, specialmente per il commercio e i generi alimentari”.

Misurato ottimismo si riscontra in particolare nei settori dell’alimentare, della ristorazione e carto-librario mentre evidenziamo l’affanno dei mercati ambulanti, dove gli operatori segnalano un generalizzato calo della clientela oltre che della capacità di spesa “C’è un problema di dequalificazione dei banchi, che influisce poi sulla frequentazione dei clienti: su questo fronte dovremo pensare a iniziative per rilanciare i mercati, che restano presidi commerciali importantissimi” rileva Ricci Petitoni.

“Emergono e si confermano alcune tendenze in atto da alcuni anni” commenta Gianluca Gasperoni, presidente di Confesercenti Ravenna “In primis si privilegia il regalo utile e che serva, un regalo senza fronzoli: funziona il prodotto di moda e di tendenza, con attenzione importante al prezzo. Le performance migliori sono dall’alimentare, con un posto di riguardo per il prodotto tipico e bio-naturale. Tolto l’alimentare il problema è la discrepanza nei risultati tra il centro città e il forese: nei paesi siamo purtroppo oltre la preoccupazione”.

“Seppure la fiducia delle persone sia aumentata – continua Gasperoni – ciò non si traduce ancora in significativi dati di aumento dei consumi; piuttosto che di settori in crescita o discesa la distinzione vera pare essere tra negozi e imprese che resistono e negozi e imprese che soffrono. Chi investe innova e diversifica regge un po’ meglio rispetto a chi per tante ragioni non riesce a seguire i cambiamenti sempre più repentini del commercio moderno. Infine, internet e il commercio elettronico stanno sempre più erodendo fatturato ai negozi tradizionali, e in questo momento la rete è percepita soprattutto come un competitor minaccioso. Tutte le imprese lamentano inoltre, e non è certo la prima volta che lo ribadiamo, una tassazione schiacciante e una mancanza di attenzione della politica, le quali vanificano in gran parte gli sforzi degli operatori”.

Intanto domani, 5 gennaio, iniziano in tutta la Regione i saldi invernali, motivo di aspettative e opportunità per i commercianti come conveniente occasione di acquisto e di risparmio per i consumatori, proprio nel momento in cui le basse temperature fanno capolino nella stagione. I saldi possono essere una boccata d’ossigeno per un dicembre non proprio col vento in poppa, anche se avvii così anticipati “congelano” le vendite appena terminata la corsa al regalo.

Il platano di San Vitale tra gli alberi monumentali d’Italia

Lo ha inserito la Regione nell’elenco nazionale: è alto 33 metri

Il maestoso platano che si trova nell’area del complesso monumentale della basilica di San Vitale e del mausoleo di Galla Placidia è stato inserito dalla Regione tra le alberature da includere nell’elenco degli alberi monumentali d’Italia.

Il platano alto 33 metri e con una circonferenza di quasi 500 centimetri, appartiene alla specie Platanus hybrida, ed è stato segnalato alla Regione in virtù delle sue dimensioni e del contesto di pregio paesaggistico e storico culturale nel quale è inserito.

La sua designazione è emersa da un censimento effettuato dal Corpo forestale dello Stato su richiesta del Comune.

Nel territorio comunale vi sono anche alberi di privati considerati di pregio e tutelati direttamente dal Comune. Al momento sono 45: ventisei pini, undici querce, due pioppi, due tigli, un cedro del libano, un gelso nero, un ginkgo biloba, un ciliegio. Cinque i criteri utilizzati per la valutazione: la vetustà della pianta; il buono stato fitosanitario generale; la preferenza per specie autoctono/naturalizzate; l’elevato valore paesaggistico; la rarità della specie arborea.

450mila euro dai fondi Eni per la costa di Lido di Dante

Saranno rifatti i 750 metri del muretto di protezione

In autunno è prevista la realizzazione di un progetto da 470mila euro provenienti dai fondi Eni per aumentare le difese dall’ingressione marina dell’abitato di Lido di Dante.

Il progetto è stato approvato dalla giunta nella seduta del 29 dicembre su proposta di Roberto Fagnani, assessore ai Lavori pubblici. Con l’intervento approvato si procederà al quasi totale rifacimento dei 750 metri del  muretto di protezione, di cui 120 saranno sopraelevati.
La nuova opera prevede l’adeguamento medio dell’altezza di circa settanta centimetri, in modo tale da garantire il recupero della perdita di efficacia del muretto esistente a causa della subsidenza. 
In accordo con la Cooperativa Spiagge ed alcuni operatori turistici, il Comune ha provveduto a ridefinire il tracciato del muretto, prevedendo il nuovo allineamento lato mare,  tale da creare di fatto una doppia barriera difensiva costituita dal vecchio e dal nuovo manufatto.
Come è avvenuto per l’analogo intervento di Lido di Savio, si è provveduto a anche in questo caso a ridefinire il numero e la distribuzione, nonché l’ampiezza, dei varchi che lo attraversano, con dimensioni e pendenze tali da permettere il facile passaggio anche ai portatori di handicap.
Per la chiusura invernale degli accessi al mare sarà predisposta la stessa tipologia di paratoie in acciaio inox, di moderna tecnologia già utilizzata per Lido di Savio che garantirà, alla stregua del muro, l’impermeabilità.

Dal Comune contributi per lo sport a quasi duecentocinquanta famiglie

Saranno erogati fino a 150 euro per coprire le spese sostenute per l’attività sportiva di ogni figlio da nuclei sotto i 15mila euro di Isee

Sono 243 le famiglie con uno o più figli tra i 6 i 18 anni che riceveranno il contributo messo a disposizione dal Comune tramite bando pubblico per il sostegno alla copertura delle spese per attività sportiva. Nei prossimi giorni le famiglie interessate ne saranno informate mediante lettera.
Le domande presentate nel 2015 sono state 267, quelle non accolte per mancanza dei requisiti richiesti dal bando (tra gli altri reddito Isee non superiore a 15mila euro) sono invece state 24.
Nel 2014 le domande presentate erano state 192, quelle escluse 11, le altre erano state tutte accolte e liquidate.
“Siamo molto soddisfatti – commenta l’assessore allo Sport Guido Guerrieri – perché potremo liquidare tutte le richieste in regola con i requisiti richiesti dal bando.
Ai quarantamila euro che avevamo messo a disposizione come Comune se ne sono aggiunti infatti altri diecimila, erogati dalla Regione, e che abbiamo ottenuto partecipando a nostra volta a un bando pubblico. Ciò ci ha consentito di rispondere alle esigenze di tutte le famiglie aventi diritto. Sono assolutamente convinto che essere Città europea dello sport, titolo che ci accompagnerà nel 2016, significhi, tra le tante cose, anche dedicare la giusta attenzione alle famiglie in difficoltà economica, aiutandole a garantire ai loro figli il diritto a praticare la disciplina che preferiscono, con tutti i vantaggi che ne conseguono, dal punto di vista della salute ma anche della crescita personale e dell’integrazione”.
Le richieste hanno riguardato le più disparate discipline, dal calcio alla scherma, dalla pallavolo alla danza, dal basket al judo, solo per fare alcuni esempi.
Il contributo consiste nell’erogazione di 150 euro al massimo per ogni figlio (e fino a un massimo di 400 per ogni famiglia) e servirà per coprire le spese già sostenute per le attività sportive praticate da ragazzi e ragazze, presso società sportive affiliate ad una federazione sportiva nazionale riconosciuta Coni, o associazioni sportive aderenti o riconducibili ad enti di promozione sportiva nel periodo compreso tra settembre 2014 e giugno 2015, per almeno quattro mesi.

Corso della Croce Rossa Italiana per aspiranti nuovi volontari

Il Comitato provinciale della Croce Rossa Italiana organizza a partire dal 9 gennaio la prima edizione per l’anno 2016 del Corso per aspiranti volontari. Il corso avrà inizio appunto sabato 9 gennaio con orario 14.30 – 18.30 presso la sede del Centro di Formazione C.R.I. Ravenna di via Guaccimanni n.19.

Il corso avrà un monte ore di 20 ore e si svolgerà nelle seguenti date: 9 gennaio, 16 gennaio, 23 gennaio, 30 gennaio, 6 febbraio con orario 14.30 – 18.30.

Il corso è gratuito. È’ previsto unicamente il versamento di una quota associativa pari a 16 (sedici) euro.

Per info: centroformazione@criravenna.it – 3426291014.

Tutti i personaggi di Elena Bucci

Da Russi alla Cina, con Le Belle Bandiere

Ispirandosi alle parole di Pier Paolo Pasolini, Elena Bucci e Marco Sgrosso creano nel 1993 Le belle bandiere: compagnia di  teatro romagnola, ma allo stesso tempo apolide.
Oggi a più di venti anni,  c’è un luogo che considerate casa?
«Ce n’è più di uno. Nonostante siamo una compagnia che collabora da anni con altre realtà,  dal Teatro Metastasio di Prato al Centro Teatrale Bresciano – dove saremo in scena per un mese di repliche – a Ert di Modena, abbiamo voluto una doppia sede a Bologna, dove ci siamo formati artisticamente e a Russi, la città dove sono nata, per dimostrare per primi a noi stessi che si possono creare progetti di rilevanza nazionale anche a partire da piccoli paesi amati».
A differenza di molti gruppi teatrali voi non avete un teatro o non organizzate una programmazione, è stata una scelta artistica o ci sono stati dei problemi di relazione con le amministrazioni…
«C’è stato un momento in cui c’era un grande slancio a Russi per far ritrovare alla città un teatro, ancora distrutto dalla guerra. Noi facevamo spettacoli in posti magnifici, ma del tutto abbandonati. Nel 1993 facevamo spettacoli a San Giacomo mentre era completamente decadente, quando ci andavano solo spacciatori e delinquenti, e il pubblico ci seguiva commosso e partecipe».
E il teatro di Russi?
«Abbiamo contribuito con entusiasmo a farlo riaprire, attraverso eventi e spettacoli, ma quando poi è accaduto, nel 2001, pur avendo la bella possibilità di lavorare e provare nel teatro non si sono create le condizioni per una progettualità più articolata, come forse potrà accadere in futuro. Forse qualcuno aveva l’infondata paura che ci volessimo appropriare del teatro, ma chi ha assistito al progetto di rinascita di questo teatro lo associa anche a noi e alla nostra passione, e questo ci fa molto piacere. Il senso di appartenenza a questi luoghi ci ha tenuto legati qui, nonostante i molti viaggi e le opportunità. Ci piacerebbe che i teatri e il luoghi della culutra rimanessero sempre aperti, in una programmazione continua e in un ininterrotto scambio di idee, progetti, linguaggi. Una casa aperta a tutti».
Sei tornata a Russi dopo aver lavorato oltre dieci anni con Leo De Berardinis, cosa ti ha lasciato il lavoro con un grande del teatro come lui?
«Mi sono accorta di aver acquisito tecnica e libertà con grande divertimento in quel periodo. Dovevamo essere pronti in ogni momento a correre il rischio di affrontare la scena, in prova come in spettacolo, perché era un autore molto esigente e appassionato. Lui chiedeva una adesione intima e totale allo spettacolo, e un grande rigore tecnico. Mi ha insegnato che la tecnica è uno strumento di libertà, un modo per arrivare al risultato artistico che si vuole ottenere. Mi ha insegnato anche come l’intuizione possa essere veloce e inaspettata, e possa nascere dalla paura, ribaltandola. Ribaltare l’ostacolo trasformandolo in estasi».
Cosa ti stai insegnando da sola?
«A non affezionarsi alle soluzioni che già si conoscono. Avere il coraggio di buttare via tutto e ricominciare da capo».
A fine novembre sei stata ospite a Rai Radio3 per presentare le tue interpretazioni negli anni…
«Io ho accettato l’invito di Laura Palmieri di Radio3 e ho creato Vite altrove, dove dialogano personaggi femminili dei miei lavori, personaggi molto distanti tra loro».
A quali di questi personaggi sei rimasta più legata negli anni?
«I miei personaggi sono come miei parenti, sono totem del mio essere, figure che vengono dalla Commedia dell’arte come Isabella Andreini, dal teatro ottocentesco come Eleonora Duse, sulla quale ho lavorato molto, la monaca messicana Juana de la Cruz, scrittrice libera e indipendente vessata dall’Inquisizione, ma anche figure importanti della mia vita. Donne famose e non famose, messe assieme. Laura Mariani ha detto che trasformo le persone reali in personaggi è mi è sembrato un commento molto affascinante».
Adesso sei in partenza per la Cina dove porterai una Locandiera di Goldoni, come vedrà un testo così un pubblico tanto distante? Avete preso degli accorgimenti per andare incontro ai loro gusti?
«È stato proprio il teatro di Pechino a chiederci un testo della tradizione italiana. Noi faremo La locandiera identica a come la facciamo per il pubblico italiano. Abbiamo solo rallentato alcune battute per agevolare i sottotitoli».
Siete da poco stati anche a Mosca, cosa ti ha colpito degli spettatori russi rispetto al loro sguardo verso il teatro italiano?
«Ho scoperto un grande amore e passione per la cultura italiana. A volte non ci rendiamo conto di quanto sia adorata la nostra cultura nel mondo, per me è stata una bellissima sorpresa».
Hai avuto modo anche di pensare a progetti futuri?
«Mi sto documentando sul teatro nei lager e nei luoghi dell’olocausto, su cui presto inizieremo a lavorare e sto scrivendo, finalmente, non solo per il teatro, ma passando dal teatro. Naturalmente nessuno di questi risultati sarebbe possibile senza l’aiuto di chi ha fondato con me la compagnia, Marco Sgrosso e di tutti coloro che formano il nucleo di attori, artisti e tecnici che da anni ci sostengono e ci seguono».

Schianto mortale a Granarolo Faentino Perde la vita un trentenne

L’incidente in Circonvallazione Altini poco dopo le sette del mattino

Incidente mortale sulle strade di Granarolo Faentino. Due auto sono entrate in collisione nella circonvallazione Altini poco dopo le sette di questa mattina, lunedì 4 gennaio, per cause in corso di accertamento.

Nello scontro è morto un uomo di circa trent’anni. Mentre un uomo di una sessantina d’anni e una donna di 36 anni sono rimasti feriti in modo non grave e sono stati trasportati all’ospedale di Faenza.

Folla commossa ai funerali del vigilante Il prete: «Giustizia per Salvatore»

Intanto le indagini continuano: il killer avrebbe sparato da tre metri
Chianese non è morto subito. Possibile la presenza di un complice

Una folla commossa ha partecipato a Trentola Ducenta – suo paese di origine, nel Casertano – ai funerali di Salvatore Chianese, il metronotte di 42anni ucciso a Savio con una fucilata mentre si apprestava ad ispezionare una cava. Lo scrive interno18.it, sito di informazione locale di Caserta, da cui è tratta anche la foto qui sopra.

Centinaia le persone che hanno voluto dare l’ultimo saluto alla guardia giurata che solo lo scorso novembre era tornato a casa per riabbracciare i suoi cari.

Enorme la commozione – citiamo sempre l’articolo di interno18, mista a rabbia, che si respirava nella chiesa di San Michele Arcangelo a Trentola Ducenta. «Giustizia per Salvatore» è stata chiesta da don Vincenzo Marino, il parroco che ha officiato le esequie che ha anche ricordato come «la vita sia un diritto inviolabile».

L’omicidio di Chianese resta avvolto dal mistero. Dall’autopsia è emerso però che il killer avrebbe sparato da una distanza di circa tre metri colpendo con una fucilata al volto la guardia giurata, rimasta agonizzate per terra, ancora viva, per un paio di minuti. In quei momenti l’assassino si sarebbe impossessato della pistola d’ordinanza e del portafogli, non ancora ritrovati. Secondo la procura si è trattato di un tentativo di depistaggio.

Ora si indaga nella vita privata di Chianese, mentre non è esclusa la presenza di un complice alla cava.

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