martedì
12 Maggio 2026

Di Marco: «Fermo le macchine in attesa di esiti della concertazione»

Dopo lo scontro istituzionale il presidente AP sospende la richiesta di approvazione del piano di rimodulazione per scavi fondali e banchine

Porto CorsiniGalliano Di Marco fa un passo indietro rispetto all’esigenza di approvazione entro breve termine da parte del Comitato Portuale del piano di rimodulazione del cosiddetto “progettone“ per interventi infrastrutturali di riqualificazione dello scalo di Ravenna.

Il presidente dell’ente porto, nel ricostruire il percorso che ha modificato il progetto originario – arenatosi fra ostacoli procedurali, amministrativi e legali e un progressivo logoramento dei rapporti fra l’iniziativa dell’Autorità Portuale e i vari soggetti pubblici e privati portatori d’interesse del sistema portuale – sospende  la tempistica che aveva ipotizzato per continuare spedito con il nuovo piano di approfondimento dei fondali e della ristrutturazione delle banchine. Questo per consentire – sottolinea Di Marco – la «necessaria concertazione fa le istituzioni».

In una nota inviata ai giornali (la versione integrale nei documenti allegati) il presidente  dell’Autorità Portuale spiega infatti: «Il 21 ottobre scorso, in Comitato Portuale, sono state illustrate le due possibili ipotesi di Rimodulazione del Progetto “Hub” aprendo una discussione, durata oltre due ore per coloro che sono rimasti fino al termine del Comitato, finalizzata ad acquisire ogni elemento utile nella consapevolezza che, come detto, non sarebbe comunque stata assunta alcuna formale decisione in quella sede. Ora, alla luce di quanto emerso nelle ultime ore dalla stampa, pur continuando a voler lavorare nell’esclusivo interesse del porto di Ravenna e del suo sviluppo economico, sociale ed ambientale, sul fronte della Rimodulazione fermo le macchine in attesa degli esiti della necessaria concertazione con le Istituzioni e della quale il Sindaco, in veste di loro rappresentante, informerà poi i cittadini».

 

Galliano Di Marco«Sono e rimango a disposizione delle Istituzioni, delle varie Associazioni e dei Comitati civici – conclude Di Marco – per chiarire ed illustrare ogni profilo delle soluzioni vagliate in questi mesi con il prezioso contributo delle strutture ministeriali competenti (Ministero dell’Ambiente, Ministero delle Infrastrutture, DIPE, Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e Provveditorato) nel corso di numerosi e costruttivi incontri, dei quali mai nessuna istituzione locale è stata tenuta all’oscuro. Fino alla fine del mio mandato, il mio impegno continuerà ad essere massimo per consentire al Porto di mantenere ed implementare il ruolo strategico che gli compete».

Strage sulle strade: tre decessi in poche ore in provincia

E un motociclista ravennate muore in Toscana

Tre persone sono morte in poche ore in incidenti in provincia di Ravenna. A Bagnara di Romagna verso le 12.30 un 31enne – Ahmed El Mekaoui – ha perso il controllo dell’auto, schiantata contro un cancello, ed è morto poco dopo durante i tentativi di rianimarlo dei soccorritori.

Dopo un’ora a Sant’Eufemia di Brisighella è morto un motociclista di 59 anni di Bagnacavallo, nello scontro con un’auto. Alle 16.30 a San Romualdo un altro motociclista è finito sbalzato contro il guardrail e poi sulla scarpata del fossato. La vittima in questo caso è un 44enne di Comacchio, Ivan Carli Ballola.

E un ravennate di 54 anni – come scrive l’agenzia dell’Ansa che citiamo in questo articolo – è morto in moto contro un camioncino a Stia (Arezzo). Si chiamava Maurizio Milandri.

Liverani (Pd) apre la campagna elettorale: tra le priorità welfare e forese

Stoccate agli avversari: «Pretenderò che la Lega faccia la Lega»
Attenzione all’ambiente: «Il territorio non sarà più abusato»

Enrico Liverani, candidato sindaco del Pd per le amministrative 2016, ha scelto la giornata conclusiva del percorso di partecipazione “Immagina Ravenna” (vedi articoli correlati) per dare ufficialmente il via alla campagna elettorale. Nel tendone allestito in piazza Garibaldi dove in giornata circa duecento persone hanno partecipato a una decina di tavoli tematici per delineare come rendere Ravenna più «felice, solidale, dinamica», ha preso la parola al termine dei lavori. E mentre i partecipanti attendono di ricevere un istant report sulle idee emerse che saranno naturalmente patrimonio innanzitutto del candidato sindaco (che ha ringraziato per questo), Liverani ha tracciato i temi fondamentali della sua campagna elettorale per arrivare a governare Ravenna nei prossimi dieci anni.

Numerosi i temi toccati, poche le proposte concrete che, ha assicurato, arriveranno nel programma. Oggi era il momento dei grandi principi. Ed è partito da quelli che riguardano la solidarietà e il welfare, settore in cui ha detto il Comune deve riprendersi la programmazione mentre l’Asp deve tornare a essere solo gestore, di una città che «non deve lasciare solo nessuno», che deve accogliere anche i migranti che vi transitano a cui si deve assicurare un «rifugio» (il pensiero corre a quelli che invece hanno dormito per strada per settimane in assenza di un riparo). E sul tema migranti si è dilungato senza tentennamenti e mezze parole parlando di inclusione e accoglienza. Lanciando anzi un ammonimento agli avversari del centrodestra i cui rappresentanti a livello nazionale predicano politiche opposte: «Pretenderò che la Lega faccia la Lega, pretenderò che dica cose di destra, non accetterò che qui facciano tutti i moderati in un magma indistinto», con un evidente riferimento alle manovre di alleanza in corso in particolare tra Lega nord e Lista per Ravenna di Alvaro Ancisi, che peraltro proprio sul tema immigrazione potrebbero avere le maggiori difficoltà nel trovare una sintesi programmatica.

In tema di welfare Liverani ha poi  ha parlato di lotta alla povertà e scandito chiaramente che «a Ravenna la casa è un diritto» e che si devono trovare soluzioni per aiutare chi è in difficoltà e un utilizzo per quelle 6/7mila case vuote del territorio. Anche perché, altro punto ben scandito: il territorio non sarà più «abusato» e non si costruirà più, si dovrà puntare sul recupero e l’ecosostenibilità.

Liverani ha anche puntato su quello che è senza dubbio un punto di forza su cui il Pd può contare: il forese. Ha parlato di più servizi, più mobilità, di una città policentrica e dell’attenzione che intende dare al tema dell’agricoltura sul piano economico. Ha parlato di porto senza entrare nel dettaglio della querelle di questi giorni (pur schierandosi ovviamente con l’Amministrazione comunale di cui Liverani fa parte), di università da potenziare e rendere più innovativa, di un centro storico più attrattivo e frequentato da giovani e studenti sottolineando che «non è un problema se c’è la musica un po’ più alta dopo le nove di sera». Anche perché, dice Liverani, una città più vissuta è anche una città più sicura.

Si è soffermato sul tema trivellazioni ed Eni, dicendosi disponibile a un confronto, rivendicando l’apertura di Ravenna e della Regione rispetto al tema ma chiedendo anche in cambio un impegno al cane a sei zampe sulla chimica a Ravenna e ponendo sul tavolo la questione del futuro della piattaforma Angela Angelina. E poi ancora turismo con un’offerta integrata a target specifici, ma anche cultura puntando tutto sulla necessità di valorizzare maggiormente i giovani e in particolare il mosaico (questo proprio mentre nella vicina piazza Kennedy era peraltro in corso proprio un convegno sull’arte musiva tra antico e moderno all’interno della biennale dedicata al mosaico).

Non è mancato qualche accenno alla necessità di snellire e semplificare la macchina comunale per il bene dei cittadini ma anche dei lavoratori stessi ribadendo però che nel suo Comune si applicherà il contratto nazionale sul lavoro e che quindi non intende discutere dei premi ai dirigenti previsti proprio da quel contratto.

L’ultima parte del discorso l’ha riservata a un tema più ideale se non ideologico che è quello dell’antifascismo come elemento fondante della Costituzione.

Riferendosi alla manifestazione per i diritti gay in cui ha fatto irruzione Forza Nuova in piazza del Popolo ha ricordato che «Forza Nuova va a votare, va a votare per un certo grillismo, un certo qualunquismo, un certo anti istituzionalismo. Ma senza istituzioni, sono i più deboli a rimetterci». E ha chiarito: «Io sarò sempre dalla parte di chi ha un diritto in meno».

Rispetto agli alleati, ha ribadito la necessità di stringere alleanze con il Pri (con cui è in corso una faticosa trattativa) e con Sel (che per la verità si è già più volte smarcata aderendo al progetto Ravenna in Comune alternativo al Pd, eccetto per una minoranza del partito) e con le realtà civiche che «ci stanno chiedendo di collaborare, e non viceversa», ha tenuto a sottolineare.

Un lungo discorso a braccio da cui è trapelata la profonda cultura laica e di sinistra del candidato, ma anche una notevole capacità di affondo contro i potenziali avversari che, ha detto, «non vede l’ora di sfidare quando si degneranno di presentare i rispettivi candidati».

«Siamo e sono pronto al confronto sulle idee, ma non accetteremo bugie. Il dibattito non deve partire dalle biografie ma dalle proposte». Ha ribadito che una nuova classe dirigente del partito si sta assumendo la responsabilità di portare il cambiamento ma ha aggiunto: «Chi ci ha preceduto sarà con noi, perché così è giusto, ma facendo un passo di lato». E ha annunciato una campagna elettorale fatta di ascolto, in mezzo alle persone, chiudendo con uno slogan di sicuro effetto per una platea di militanti: «Se io sarò sindaco, lo saremo tutti insieme».

Mercato coperto: «Dimezzarlo è una perdita» L’esempio di Barcellona

Il parere dello storico dell’architettura Alberto Giorgio Cassani che confronta il progetto ravennate con le soluzioni adottate in Spagna

Mercato del Born BarcellonaIl nuovo mercato coperto di Ravenna, i cui lavori di riqualificazione sono iniziati in questi giorni sarà ispirato – come dichiarato dal progettista della ristrutturazione – al cosiddetto “modello spagnolo”, quello che vede i mercati coperti cuore pulsante della città, vivi e animati dalla mattina alla sera, con possibilità di consumare sul posto i prodotti in vendita.

I più noti sono probabilmente il San Miguel di Madrid e La Boqueria di Barcellona.
Abbiamo chiesto per questo un parere ad Alberto Giorgio Cassani, docente di Elementi di Architettura e Urbanistica alle Accademie di Belle Arti di Venezia e Ravenna e studioso di architettura moderna e contemporanea, che in passato a Barcellona (e al Pepe Carvalho di Manuel Vázquez Montalbán) ha dedicato anche un libro.
«Barcellona aveva quattro mercati coperti – ricorda Cassani – e in questo periodo in cui a Ravenna si discute dei ritrovamenti di piazza Kennedy può essere utile ricordare la storia di uno di essi, il Mercato del Born, divenuto ora un centro culturale che contiene i resti della Barcellona del Settecento, reperti rinvenuti nel corso di lavori che lo dovevano trasformare in una biblioteca e che la municipalità ha deciso invece di conservare, anche per ricordare quel periodo di storia molto cara ai barcellonesi, noti “separatisti”, quando la Catalogna era ancora indipendente». Ora il Born è un centro culturale praticamente dedicato alla contemplazione di quei reperti (vedi foto in alto).
«Ci sono poi il mercato di Sant Josep, il più turistico, meglio noto come “La Boqueria”, con la sua struttura in ferro e vetro ottocentesca, rimasta invariata nel tempo – continua Cassani – e ai margini del centro storico quello di Sant Antoni, molto bello e il più grande, an­ch’esso intonso nel tempo.

Santa Caterina BarcellonaL’unico su cui sono intervenuti a Barcellona – precisa Cassani – è un altro mercato molto prossimo alla Cat­tedrale, quello di Santa Caterina, nell’ambito della riqualificazione dell’intero quartiere e del conseguente allontamento della popolazione più povera (la cosiddetta gentrification). Era in effetti il più banale dei mercati dal punto di vista architettonico e durante i lavori di ristrutturazione (nel 2005, ndr) è stato svuotato come un uovo, mantenendone solo il perimetro. Il progetto è stato affidato all’architetto Enric Miralles, tra i più importanti architetti barcellonesi, purtroppo prematuramente scomparso, che ha realizzato una meravigliosa opera di architettura, con il tetto che ne rappresenta la parte più clamorosa, ondulato in omaggio a Gaudí e coloratissimo (vedi foto sopra, ndr), così come la frutta e verdura in vendita all’interno».

In generale, quindi, a Barcellona (e negli altri più importanti mercati spagnoli) hanno operato mantenendo le strutture o creando nuove opere che resteranno come testimoni del linguaggio architettonico del tempo, sottolinea Cassani, «senza alcuna operazione di riduzione dello spazio interno…». Il riferimento è ovviamente a quello di Ravenna, che avrà invece un piano soppalcato da oltre mille metri di superficie calpestabile. «Dimezzare il mercato coperto per me e per chi come me ha studiato architettura anche sui libri del buon vecchio Bruno Zevi – che riteneva che quest’espressione artistica sia per prima cosa “spazialità” – è certamente una perdita. L’altezza è una delle caratteristiche principali di una struttura come quella del mercato coperto ravennate, che non sarà un capolavoro architettonico, ma resta una notevole e ormai consolidata presenza nel centro storico della nostra città; e quando si interviene su una preesistenza, bisogna rispettarla».

Mercato coperto: «Dimezzarlo è una perdita» L’esempio di Barcellona

Il parere dello storico dell’architettura Alberto Giorgio Cassani che confronta il progetto ravennate con le soluzioni adottate in Spagna

Mercato del Born BarcellonaIl nuovo mercato coperto di Ravenna, i cui lavori di riqualificazione sono iniziati in questi giorni sarà ispirato – come dichiarato dal progettista della ristrutturazione – al cosiddetto “modello spagnolo”, quello che vede i mercati coperti cuore pulsante della città, vivi e animati dalla mattina alla sera, con possibilità di consumare sul posto i prodotti in vendita.

I più noti sono probabilmente il San Miguel di Madrid e La Boqueria di Barcellona.
Abbiamo chiesto per questo un parere ad Alberto Giorgio Cassani, docente di Elementi di Architettura e Urbanistica alle Accademie di Belle Arti di Venezia e Ravenna e studioso di architettura moderna e contemporanea, che in passato a Barcellona (e al Pepe Carvalho di Manuel Vázquez Montalbán) ha dedicato anche un libro.
«Barcellona aveva quattro mercati coperti – ricorda Cassani – e in questo periodo in cui a Ravenna si discute dei ritrovamenti di piazza Kennedy può essere utile ricordare la storia di uno di essi, il Mercato del Born, divenuto ora un centro culturale che contiene i resti della Barcellona del Settecento, reperti rinvenuti nel corso di lavori che lo dovevano trasformare in una biblioteca e che la municipalità ha deciso invece di conservare, anche per ricordare quel periodo di storia molto cara ai barcellonesi, noti “separatisti”, quando la Catalogna era ancora indipendente». Ora il Born è un centro culturale praticamente dedicato alla contemplazione di quei reperti (vedi foto in alto).
«Ci sono poi il mercato di Sant Josep, il più turistico, meglio noto come “La Boqueria”, con la sua struttura in ferro e vetro ottocentesca, rimasta invariata nel tempo – continua Cassani – e ai margini del centro storico quello di Sant Antoni, molto bello e il più grande, an­ch’esso intonso nel tempo.

Santa Caterina BarcellonaL’unico su cui sono intervenuti a Barcellona – precisa Cassani – è un altro mercato molto prossimo alla Cat­tedrale, quello di Santa Caterina, nell’ambito della riqualificazione dell’intero quartiere e del conseguente allontamento della popolazione più povera (la cosiddetta gentrification). Era in effetti il più banale dei mercati dal punto di vista architettonico e durante i lavori di ristrutturazione (nel 2005, ndr) è stato svuotato come un uovo, mantenendone solo il perimetro. Il progetto è stato affidato all’architetto Enric Miralles, tra i più importanti architetti barcellonesi, purtroppo prematuramente scomparso, che ha realizzato una meravigliosa opera di architettura, con il tetto che ne rappresenta la parte più clamorosa, ondulato in omaggio a Gaudí e coloratissimo (vedi foto sopra, ndr), così come la frutta e verdura in vendita all’interno».

In generale, quindi, a Barcellona (e negli altri più importanti mercati spagnoli) hanno operato mantenendo le strutture o creando nuove opere che resteranno come testimoni del linguaggio architettonico del tempo, sottolinea Cassani, «senza alcuna operazione di riduzione dello spazio interno…». Il riferimento è ovviamente a quello di Ravenna, che avrà invece un piano soppalcato da oltre mille metri di superficie calpestabile. «Dimezzare il mercato coperto per me e per chi come me ha studiato architettura anche sui libri del buon vecchio Bruno Zevi – che riteneva che quest’espressione artistica sia per prima cosa “spazialità” – è certamente una perdita. L’altezza è una delle caratteristiche principali di una struttura come quella del mercato coperto ravennate, che non sarà un capolavoro architettonico, ma resta una notevole e ormai consolidata presenza nel centro storico della nostra città; e quando si interviene su una preesistenza, bisogna rispettarla».

Al via i “Concerti della domenica“

Tra Mozart e Brahms col primo violino della Scala

Francesco ManaraDal 25 ottobre l’associazione Mariani rinnova la tradizione dei matinée in musica, con i sette appuntamenti dei “Concerti della domenica“ (inizio ore 11, alla sala Corelli del Teatro Alighieri), che vedranno protagonisti solisti ed ensemble con una carriera nazionale e internazionale già avviata o consolidata da anni. Inaugura la rassegna, domenica 25, il duo composto da Francesco Manara (nella foto di Vico Chamla) e Cesare Pezzi.

Primo violino solista dell’Orchestra del Teatro alla Scala e dell’Orchestra Filarmonica della Scala, Francesco Manara è vincitore di prestigiosi concorsi internazionali e si esibisce regolarmente con orchestre di fama mondiale come l’Accademia di Santa Cecilia o la Bayerische Staatsoper Orchestre di Monaco. Sul palco della sala Corelli sarà affiancato da un giovane pianista ravennate, Cesare Pezzi, la cui carriera si sta già rivelando ricca di riconoscimenti. Aprirà il concerto la Sonata in si bemolle maggiore KV 378 di Mozart, a seguire, la Sonata in fa maggiore op. 24 “La Primavera“ di Ludwig van Beethoven, di impianto mozartiano ma con al suo interno una forte tensione fra i temi e fra gli strumenti. A conclusione del concerto, la Sonata in re minore op. 108 di Johannes Brahms. La rassegna proseguirà ogni domenica mattina fino al 20 dicembre con solisti e formazioni da camera di notevole caratura artistica.

Tolkien ispirato da Ravenna per creare una città del Signore degli Anelli

In vendita per 83mila euro una mappa con annotazioni dello scrittore
Secondo il Guardian c’è un collegamento con Minas Tirith

Il ritrovamento avvenuto a Oxford di una mappa della Terra di Mezzo con annotazioni di JRR Tolkien metterebbe in mostra che la città di Ravenna potrebbe aver ispirato il celebre scrittore fantasy per creare la città immaginaria di Minas Tirith nel romanzo Il Signore degli Anelli. È il sito internet del britannico Guardian che riporta la curiosità: la mappa, ritrovata dal fondo di libri antichi Blackwell che fornisce anche l’interpretazione delle annotazioni tolkeniane in ottica ravennate, è in vendita per 60mila sterline. Il romanzo fantasy, scritto a più riprese tra il 1937 e il 1949, è considerato il secondo libro più venduto al mondo con una stima di circa 150 milioni di copie.

Minas Tirith, si legge da Wikipedia, è costruita sulla Collina di guardia, o Amon Tirith in sindarin, un fazzoletto di terra affiancato dal monte Mindolluin all’estremità orientale della catena montuosa degli Ered Nimrais. La cittadella è tagliata da uno sperone roccioso a forma di chiglia di nave, che punta verso Est (in direzione di Mordor) e non divide il livello più inferiore. Questo costone di roccia è scavato da tunnel attraverso i quali si snoda la via principale della città. Al termine della Terza era della Terra di Mezzo è la capitale e la città più grande del regno di Gondor. La città fronteggia la fortezza di Minas Morgul e la terra di Mordor, ritrovandosi così a ricoprire un ruolo fondamentale nella Guerra dell’Anello. La descrizione dell’assedio da parte delle forze di Sauron e la battaglia dei Campi del Pelennor, occupano la gran parte de Il ritorno del re, il terzo volume del romanzo, e del corrispettivo cinematografico girato da Peter Jackson.

Tolkien ispirato da Ravenna per creare una città del Signore degli Anelli

In vendita per 83mila euro una mappa con annotazioni dello scrittore Secondo il Guardian c’è un collegamento con Minas Tirith

Il ritrovamento avvenuto a Oxford di una mappa della Terra di Mezzo con annotazioni di JRR Tolkien metterebbe in mostra che la città di Ravenna potrebbe aver ispirato il celebre scrittore fantasy per creare la città immaginaria di Minas Tirith nel romanzo Il Signore degli Anelli. È il sito internet del britannico Guardian che riporta la curiosità: la mappa, ritrovata dal fondo di libri antichi Blackwell che fornisce anche l’interpretazione delle annotazioni tolkeniane in ottica ravennate, è in vendita per 60mila sterline. Il romanzo fantasy, scritto a più riprese tra il 1937 e il 1949, è considerato il secondo libro più venduto al mondo con una stima di circa 150 milioni di copie.

Minas Tirith, si legge da Wikipedia, è costruita sulla Collina di guardia, o Amon Tirith in sindarin, un fazzoletto di terra affiancato dal monte Mindolluin all’estremità orientale della catena montuosa degli Ered Nimrais. La cittadella è tagliata da uno sperone roccioso a forma di chiglia di nave, che punta verso Est (in direzione di Mordor) e non divide il livello più inferiore. Questo costone di roccia è scavato da tunnel attraverso i quali si snoda la via principale della città. Al termine della Terza era della Terra di Mezzo è la capitale e la città più grande del regno di Gondor. La città fronteggia la fortezza di Minas Morgul e la terra di Mordor, ritrovandosi così a ricoprire un ruolo fondamentale nella Guerra dell’Anello. La descrizione dell’assedio da parte delle forze di Sauron e la battaglia dei Campi del Pelennor, occupano la gran parte de Il ritorno del re, il terzo volume del romanzo, e del corrispettivo cinematografico girato da Peter Jackson.

Porto, i dubbi del Comune su impianto di trattamento fanghi e casse sommerse

Sindaco e vicesindaco annunciano il primo calendario di incontri
per discutere della nuova versione del Progettone per gli escavi

L’impianto definitivo per il trattamento dei fanghi e le casse di colmata sommerse per accogliere i fanghi di dragaggio entro le dighe foranee sono i punti della nuova versione del Progettone che lasciano maggiori perplessità dalle parti di Palazzo Merlato. In questo senso pare che vadano interpretate le ultime parole ufficiali del Comune nell’estenuante querelle tra enti locali e Autorità portuale cominciata dopo la riunione del comitato portuale del 21 ottobre in cui il presidente di Ap, Galliano Di Marco, ha illustrato la rimodulazione del piano per l’escavo dei fondali.

In una dichiarazione congiunta il sindaco Fabrizio Matteucci e il vicesindaco Giannantonio Mingozzi si esprimono così: «Sottolineiamo fin da ora che ci appaiono convincenti, nella nuova ipotesi progettuale, l’ipotesi di scavare a 12,50 metri fino a San Vitale, di rimodulare ma confermare gli escavi a 14,50 metri alla penisola Trattaroli e di escludere dal nuovo progetto le aree denominate Logistica 3 e 4 e S3 come aree di deposito dei fanghi. Condividiamo anche la non inclusione nel nuovo processo delle casse di colmata non più previste nell’ipotesi progettuale depositata dal Presidente di Autorità Portuale. Molti altri aspetti vanno invece approfonditi. A puro titolo esemplificativo: va studiata attentamente l’ipotesi dell’impianto di trattamento dei fanghi per risolvere in modo definitivo il problema della manutenzione dei fondali; va studiata approfonditamente la fattibilità tecnica e la sostenibilità delle casse a mare».

In buona sostanza si tratta della prima valutazione nel merito del nuovo Progettone fatta dal Comune dopo che – a seguito della lettera firmata dal sindaco con Natalino Gigante per la Camera di Commercio, Claudio Casadio per la Provincia e Gianni Bessi per la Regione – le accuse all’indirizzo del massimo dirigente di Ap erano state per i toni e i modi, rifiutando ultimatum di Di Marco con riferimento particolare alla richiesta di arrivare a un voto del comitato sul progetto entro due-tre settimane.

Il primo cittadino aveva promesso un ciclo di incontri per discutere il nuovo progetto con tutti i soggetti coinvolti: «Abbiamo incontrato il presidente del consiglio territoriale del Mare, Davide Benazzi, e la consigliera comunale Mariella Mantovani per definire il calendario di incontri. Naturalmente il tema principale del confronto con la comunità di Marina di Ravenna avrà come oggetto l’ipotesi progettuale della realizzazione delle casse a mare. D’intesa con la Regione, la Provincia e la Camera di Commercio abbiamo anche iniziato a definire il calendario dei nostri incontri con le associazioni economiche e degli operatori portuali. Ecco un primo parziale calendario: il 27 ottobre con l’Unione Utenti (Comitato autotrasporto, Agenti marittimi, Spedizionieri internazionali,Terminalisti, Armatori, Ascom) e a seguire con i sindacati; il 5 novembre con Nomisma, incaricata da Confindustria di uno studio sul porto; il 9 novembre con il tavolo delle associazioni d’impresa. Abbiamo anche iniziato a fissare i nostri incontri con i singoli componenti del comitato portuale: il 26 ottobre il comandante Giuseppe Meli (capitaneria di porto), il 27 ottobre Luca Vitiello (armatori) e Andrea Gentile (imprenditori), il 28 ottobre Veniero Rosetti (autotrasportatori). Infine, confermiamo che l’incontro con il ministro Delrio si svolgerà il 10 di novembre».

L’amministrazione comunale poi ha voluto replicare a Angela Stanghellini, rappresentante dei lavoratori di Ap nel comitato che (vedi correlati) si chiedeva perché non siano state fatte domande ala riunione del comitato e perché la volontà di approfondire il tema arrivi solo ora dopo diverse approvazione del consiglio comunale: «Mercoledì scorso il comitato ha deciso di ascoltare la relazione del presidente, fare domande ma di non aprire la discussione. Il consiglio comunale conoscerà per la prima volta la nuova ipotesi progettuale, sensibilmente diversa dalla prima, il 5 novembre, con la riunione delle commissioni consiliari. Il consiglio comunale non può dunque aver approvato più volte alcunché riferibile al nuovo progetto».

Tre giorni con la poesia di Raffaello Baldini

La città celebra il grande autore dialettale e cittadino onorario con una rassegna di recital, letture, immagini e video dal 23 al 25 ottobre

Raffaello BaldiniA dieci anni dalla scomparsa, il poeta romagnolo e le sue opere letterarie dialettali sono al centro della serie di eventi “Largo a Baldini!“ che comprendono recital, mostre, video e l’intitolazione di uno spazio cittadino.

Le iniziative prendono il via il 23 ottobre, alle 21, al  teatro Rasi con Fiumâna, spettacolo musicale con Vittorio Bonetti, Eliseo Dalla Vecchia e Rudy Gatta. Si tratta di uno sguardo sulla Romagna, la sua storia e la sua gente e del secolare rapporto fra terra e acque, di tragedie e conquiste, di natura e lavoro. Oltre ai testi di Baldini il tema sarà rievocato anche dai versi dialettali di Olindo Guerrini e Tonino Guerra. Prima dello spettacolo è inaugurata la mostra allestita nel foyer del teatro Baldini in scena, curata da  Fabio Bruschi e Piero Delucca, che attraverso le foto di scena Sandro Cristallini e Viterbo Rossi e un video di Stefano Bisulli, documentano la rappresentazione del monologo teatrale La Fondazione, che lo stesso Baldini propose in anteprima a Riccione il 4 aprile 2004.
 
Baldini Gatta CasssaniSabato 24, alle 11, il piazzale della Darsena di città sarà intitolato ufficialmente “Largo Raffaello Baldini“, alla presenza delle autorità cittadine, dell’attore Ivano Marescotti e dei famigliari di Baldini. Sempre al Rasi, alle 20.30, verrà proiettato il cortometraggio E’ divèri curato da  Silvia Bigi e tratto dall’omonima poesia di Raffaello Baldini. Protagonista il ravennate Rudy Gatta, le musiche di Luca Maria Baldini; la traduzione è di Angela Irene Rambaldi. A seguire la proiezione del videocumentario di Bisulli sulla lettura da parte del poeta de La Fondazione.

Domenica 25, alle 16.30, nei Chiostri Francescani andrà in scena La chéursa, maratona di lettura delle opere del poeta con Lorenzo Scarponi (in dialetto originale) e con Rudy Gatta, Eliseo Dalla Vecchia, Giuseppe Bellosi e i ragazzi delle scuole primarie degli Istituti comprensivi Manara Valgimigli e Guido Novello che leggeranno le versioni in dialetto ravennate. In serata, alle 21, sul palco del teatro Rasi, lo scrittore Paolo Nori sarà protagonista di Coso. Discorso su Raffaello Baldini. Un’originale carrellata di personaggi baldiniani, stralunati, nevrotici, assillati dai dubbi, percorsi da una vena di drammatica comicità.
 
Concluderà la rassegna dedicata a Raffaello Baldini, la lettura di Giuseppe Bellosi dell’opera La Fondazione, in programma venerdì 30 ottobre al Mama’s club di via San Mama.

Nelle foto: (in alto, di Sandro Cristallini) Raffaello Baldini a Riccione nel 2004 legge La Fondazione; in basso, Raffaello Baldini in municipio a Ravenna con Rudy Gatta e Alberto Cassani all’inizio degli anni 2000 quando il Comune gli conferì la cittadinanza onoraria.

Tre giorni con la poesia di Raffaello Baldini

La città celebra il grande autore dialettale e cittadino onorario con una rassegna di recital, letture, immagini e video dal 23 al 25 ottobre

Raffaello BaldiniA dieci anni dalla scomparsa, il poeta romagnolo e le sue opere letterarie dialettali sono al centro della serie di eventi “Largo a Baldini!“ che comprendono recital, mostre, video e l’intitolazione di uno spazio cittadino.

Le iniziative prendono il via il 23 ottobre, alle 21, al  teatro Rasi con Fiumâna, spettacolo musicale con Vittorio Bonetti, Eliseo Dalla Vecchia e Rudy Gatta. Si tratta di uno sguardo sulla Romagna, la sua storia e la sua gente e del secolare rapporto fra terra e acque, di tragedie e conquiste, di natura e lavoro. Oltre ai testi di Baldini il tema sarà rievocato anche dai versi dialettali di Olindo Guerrini e Tonino Guerra. Prima dello spettacolo è inaugurata la mostra allestita nel foyer del teatro Baldini in scena, curata da  Fabio Bruschi e Piero Delucca, che attraverso le foto di scena Sandro Cristallini e Viterbo Rossi e un video di Stefano Bisulli, documentano la rappresentazione del monologo teatrale La Fondazione, che lo stesso Baldini propose in anteprima a Riccione il 4 aprile 2004.
 
Baldini Gatta CasssaniSabato 24, alle 11, il piazzale della Darsena di città sarà intitolato ufficialmente “Largo Raffaello Baldini“, alla presenza delle autorità cittadine, dell’attore Ivano Marescotti e dei famigliari di Baldini. Sempre al Rasi, alle 20.30, verrà proiettato il cortometraggio E’ divèri curato da  Silvia Bigi e tratto dall’omonima poesia di Raffaello Baldini. Protagonista il ravennate Rudy Gatta, le musiche di Luca Maria Baldini; la traduzione è di Angela Irene Rambaldi. A seguire la proiezione del videocumentario di Bisulli sulla lettura da parte del poeta de La Fondazione.

Domenica 25, alle 16.30, nei Chiostri Francescani andrà in scena La chéursa, maratona di lettura delle opere del poeta con Lorenzo Scarponi (in dialetto originale) e con Rudy Gatta, Eliseo Dalla Vecchia, Giuseppe Bellosi e i ragazzi delle scuole primarie degli Istituti comprensivi Manara Valgimigli e Guido Novello che leggeranno le versioni in dialetto ravennate. In serata, alle 21, sul palco del teatro Rasi, lo scrittore Paolo Nori sarà protagonista di Coso. Discorso su Raffaello Baldini. Un’originale carrellata di personaggi baldiniani, stralunati, nevrotici, assillati dai dubbi, percorsi da una vena di drammatica comicità.
 
Concluderà la rassegna dedicata a Raffaello Baldini, la lettura di Giuseppe Bellosi dell’opera La Fondazione, in programma venerdì 30 ottobre al Mama’s club di via San Mama.

Nelle foto: (in alto, di Sandro Cristallini) Raffaello Baldini a Riccione nel 2004 legge La Fondazione; in basso, Raffaello Baldini in municipio a Ravenna con Rudy Gatta e Alberto Cassani all’inizio degli anni 2000 quando il Comune gli conferì la cittadinanza onoraria.

La coop Iter invia le prime lettere di licenziamento: 182 entro febbraio

I sindacati criticano Legacoop e i dirigenti aziendali: «Rispettino
il proprio ruolo sociale e gli ideali solidaristici alla base del movimento»

La cooperativa edile Iter di Lugo ha iniziato a inviare le prime delle 182 lettere di licenziamento ai lavoratori che da oggi al 18 febbraio vedranno terminare l’ultima proroga di cassaintegrazione straordinaria. Lo fanno dapere i sindacati Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil lamentando l’assenza di un progetto di rilancio dal mondo cooperativo: «Se prima del 18 febbraio non interverranno novità, che possano sospendere e annullare i licenziamenti, i dipendenti si ritroveranno senza lavoro, infatti la cooperativa darà seguito alla procedura di mobilità collettiva determinata dal mancato accordo sindacale del giorno 8 ottobre al ministero del Lavoro».

I sindacati non sono disposti a considerare questa come l’unica conclusione possibile della vicenda pur conoscenda le difficoltà «di quella che era una delle più importanti cooperative edili del territorio». Le organizzazioni sindacali del settore non si rassegnano e «si opporranno con tutte le proprie forze a questa conclusione, chiedendo con forza il rispetto degli impegni presi a tutti i soggetti e in particolare alla Lega delle cooperative». Le sigle sindacali richiamano il sistema cooperativo «al rispetto del proprio ruolo sociale e degli ideali solidaristici alla base del movimento stesso».

All’inizio della crisi dell’Iter, nel 2010, i dipendenti erano quasi 500: «La dirigenza e i funzionari Legacoop hanno più volte garantito un progetto di rilancio, che prevedeva aggregazioni tra le varie realtà cooperative e un piano in continuità per il riassorbimento delle maestranze in esubero. Ad oggi, a pochi mesi dalla data del termine degli ammortizzatori sociali, tutto questo è scomparso. Nessun percorso di riorganizzazione delle imprese cooperative della filiera edile, nessuna aggregazione d’impresa ne accorpamenti e/o specializzazioni».

Nei prossimi giorni dovrebbe essere convocato il tavolo di crisi nel Comune di Lugo: «In quella sede dovranno arrivare risposte adeguate che prevedano un progetto di una nuova realtà cooperativa, come presidio del sistema delle costruzioni nel territorio, che nel tempo possa prevedere il riassorbimento di parte degli esuberi insieme a un piano di ricollocazione del restante personale. A breve sarà convocata un’assemblea con tutto il personale della cooperativa Iter in cui si decideranno tutte le iniziative di presidio e lotta per evitare questa tragedia industriale e occupazionale».

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