lunedì
15 Giugno 2026

Ancora sul tetto contro il licenziamento: «Voglio un lavoro e un risarcimento»

Continua la protesta dell’ex autista di una ditta delle Bassette Sul posto anche il sindaco. Al lavoro un negoziatore di Bologna

Pare sia sul tetto di quel capannone di via Zanardelli da ormai 15 ore. Di certo da più di 10. Secondo alcune ricostruzioni, infatti, pare che il cinquantenne albanese che sta manifestando in maniera eclatante contro il suo licenziamento sia salito sul tetto poco dopo la mezzanotte. E comunque ben prima le luci dell’alba di oggi, martedì 8 settembre.

Due i tentativi per cercare di convincerlo a scendere, entrambi andati a vuoto, da parte di un negoziatore (al centro con la maglia chiara nella foto qui sotto), un carabiniere giunto appositamente da Bologna e salito sul tetto per discutere con l’uomo tramite l’autoscala dei vigili del fuoco.

L’uomo – che a moglie e figlia, anche loro sul posto, ha gridato di non riuscire più a dormire da un mese e mezzo, da quando cioè è stato licenziato – avrebbe alzato troppo le pretese, chiedendo un risarcimento danni di svariate migliaia di euro all’azienda e anche un lavoro nuovo.

Si tratta di un autista che lavorava per la sede ravennate delle Bassette della Lubbers, società olandese attiva nel campo del trasporto e della logistica. Con la sua vecchia azienda avrebbe già aperto un contenzioso con tanto di avvocato al lavoro, anche lui presente sul posto, dopo una serie di divergenze che avrebbero portato anche a un richiamo disciplinare. L’uomo, invece, lamenta dei mancati pagamenti, stando almeno da quanto trapela in queste concitate ore.

Sul posto dalla tarda mattinata c’è anche il sindaco di Ravenna, Fabrizio Matteucci, che preferisce non commentare per non interferire nel lavoro del negoziatore. L’uomo sul tetto pare essere in ottime condizioni e ora indossa un cappellino per proteggersi dal sole.

 

Sale sul tetto dell’azienda che l’ha licenziato: «Non riesco più a dormire»

Moglie, figlia e anche un negoziatore da Bologna per convincerlo a scendere dal capannone. È salito di notte con una bottiglia d’acqua

«Non dormo da un mese e mezzo». Lo ha urlato a figlia e moglie che lo stanno implorando di scendere, l’uomo salito sul tetto dell’azienda delle Bassette che lo ha licenziato, appunto, un mese e mezzo fa.

Si tratta di un autista di nazionalità albanese di circa 55 anni che lavorava nella sede ravennate dell’azienda di trasporti e logistica Lubbers, in via Zanardelli, sopra il cui capannone, alto circa otto metri, è salito per protesta nella notte tra lunedì e martedì. E nel momento in cui stiamo scrivendo, poco prima delle 11 di mattina, è ancora lì, seduto sul cornicione con una bottiglia d’acqua per combattere la disidratazione, pronto quindi per restarci anche per altre ore. A terra ci sono pompieri e vigili del fuoco, mentre un negoziatore di professione, che dovrà cercare di convincerlo a scendere, è in arrivo da Bologna.

L’uomo, rimasto senza lavoro, vive con due figlie, la moglie e la madre anziana, disabile.

Seguiranno aggiornamenti.

Sale sul tetto dell’azienda che l’ha licenziato: «Non riesco più a dormire»

Moglie, figlia e anche un negoziatore da Bologna per convincerlo a scendere dal capannone. È salito di notte con una bottiglia d’acqua

«Non dormo da un mese e mezzo». Lo ha urlato a figlia e moglie che lo stanno implorando di scendere, l’uomo salito sul tetto dell’azienda delle Bassette che lo ha licenziato, appunto, un mese e mezzo fa.

Si tratta di un autista di nazionalità albanese di circa 55 anni che lavorava nella sede ravennate dell’azienda di trasporti e logistica Lubbers, in via Zanardelli, sopra il cui capannone, alto circa otto metri, è salito per protesta nella notte tra lunedì e martedì. E nel momento in cui stiamo scrivendo, poco prima delle 11 di mattina, è ancora lì, seduto sul cornicione con una bottiglia d’acqua per combattere la disidratazione, pronto quindi per restarci anche per altre ore. A terra ci sono pompieri e vigili del fuoco, mentre un negoziatore di professione, che dovrà cercare di convincerlo a scendere, è in arrivo da Bologna.

L’uomo, rimasto senza lavoro, vive con due figlie, la moglie e la madre anziana, disabile.

Seguiranno aggiornamenti.

“Dante esule“ nelle foto di Giampiero Corelli

Metafora del poeta profugo negli esclusi di oggi

Corelli Sbarchi«Alighieri Dante è condannato per baratteria, frode, falsità, dolo, malizia, inique pratiche estortive, proventi illeciti, pederastia, e lo si condanna a 5000 fiorini di multa, interdizione perpetua dai pubblici uffici, esilio perpetuo (in contumacia), e se lo si prende, al rogo, così che muoia». Con questa terribile sentenza, il 10 marzo 1302, Dante Alighieri fu esiliato a vita dalla sua patria: Firenze. Così il poeta si ritrovò apolide, a vagare per i molti territori stranieri da cui era allora composta l’Italia. Passò per Forlì, Bologna, Padova, nel Casentino, a Verona, fino a giungere a Ravenna, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita. Passò la seconda parte della sua vita da esule, immigrato, scacciato.

L’idea del ravennate Giampiero Corelli, fotoreporter de “Il Resto del Carlino“ conosciuto per molti progetti come Tempi diversi e La bellezza dentro, è stata di scattare una serie  di foto dell’oggi che ci ricordino Dante durante il suo esilio, storie di marginalità che entrano nel progetto “Dante esule” che sarà esposto a Palazzo Rasponi dal 8 settembre – inaugurazione alle ore 19 – fino al 27 settembre (visibile tutti i giorni dalle 16 alle 19, escluso il lunedì).

Corelli Dante«Era da un po’ che pensavo di fare un progetto su Dante per il 750esimo anniversario della nascita – spiega il fotografo –. Mi è venuta l’idea di concentrarmi sul suo essere profugo. Una caratteristica che ha molti collegamenti con l’attualità». Negli scatti di Corelli è raccontata la marginalità. «Non volevo però concentrarmi solo sulla migrazione, ma in generale sugli “esuli della quotidianità”, così ho raccontato le periferie degradate di Firenze. Ho fotografato le case circondariali di Firenze e di Ravenna, e i senza tetto che dormono accampati all’aperto nel centro di Ravenna. A questo lavoro si aggiunge una parte sugli sbarchi in Sicilia che ho fotografato ad Augusta». Un’emozione forte: «Essere lì e guardare negli occhi quelle centinaia di persone che scendono dalla nave, con l’aria impaurita… non sono riuscito a trattenere le lacrime».

“Dante esule“ nelle foto di Giampiero Corelli

Metafora del poeta profugo negli esclusi di oggi

Corelli Sbarchi«Alighieri Dante è condannato per baratteria, frode, falsità, dolo, malizia, inique pratiche estortive, proventi illeciti, pederastia, e lo si condanna a 5000 fiorini di multa, interdizione perpetua dai pubblici uffici, esilio perpetuo (in contumacia), e se lo si prende, al rogo, così che muoia». Con questa terribile sentenza, il 10 marzo 1302, Dante Alighieri fu esiliato a vita dalla sua patria: Firenze. Così il poeta si ritrovò apolide, a vagare per i molti territori stranieri da cui era allora composta l’Italia. Passò per Forlì, Bologna, Padova, nel Casentino, a Verona, fino a giungere a Ravenna, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita. Passò la seconda parte della sua vita da esule, immigrato, scacciato.

L’idea del ravennate Giampiero Corelli, fotoreporter de “Il Resto del Carlino“ conosciuto per molti progetti come Tempi diversi e La bellezza dentro, è stata di scattare una serie  di foto dell’oggi che ci ricordino Dante durante il suo esilio, storie di marginalità che entrano nel progetto “Dante esule” che sarà esposto a Palazzo Rasponi dal 8 settembre – inaugurazione alle ore 19 – fino al 27 settembre (visibile tutti i giorni dalle 16 alle 19, escluso il lunedì).

Corelli Dante«Era da un po’ che pensavo di fare un progetto su Dante per il 750esimo anniversario della nascita – spiega il fotografo –. Mi è venuta l’idea di concentrarmi sul suo essere profugo. Una caratteristica che ha molti collegamenti con l’attualità». Negli scatti di Corelli è raccontata la marginalità. «Non volevo però concentrarmi solo sulla migrazione, ma in generale sugli “esuli della quotidianità”, così ho raccontato le periferie degradate di Firenze. Ho fotografato le case circondariali di Firenze e di Ravenna, e i senza tetto che dormono accampati all’aperto nel centro di Ravenna. A questo lavoro si aggiunge una parte sugli sbarchi in Sicilia che ho fotografato ad Augusta». Un’emozione forte: «Essere lì e guardare negli occhi quelle centinaia di persone che scendono dalla nave, con l’aria impaurita… non sono riuscito a trattenere le lacrime».

Sale sul tetto per protestare contro il licenziamento

Carabinieri e vigili del fuoco in un’azienda delle bassette

Un uomo è salito sul tetto di un’azienda delle Bassette minacciando di buttarsi per protestare contro il licenziamento. Sono le prime notizie che giungono da via Zanardelli, dove vigili del fuoco e carabinieri stanno lavorando per calmare l’uomo e cercare di farlo scendere in sicurezza.

L’allarme è scattato nella sede ravennate della Lubbers, azienda impegnata nel ramo dei trasporti e della logistica.

Seguiranno aggiornamenti.

Sale sul tetto per protestare contro il licenziamento

Carabinieri e vigili del fuoco in un’azienda delle bassette

Un uomo è salito sul tetto di un’azienda delle Bassette minacciando di buttarsi per protestare contro il licenziamento. Sono le prime notizie che giungono da via Zanardelli, dove vigili del fuoco e carabinieri stanno lavorando per calmare l’uomo e cercare di farlo scendere in sicurezza.

L’allarme è scattato nella sede ravennate della Lubbers, azienda impegnata nel ramo dei trasporti e della logistica.

Seguiranno aggiornamenti.

E anche Ravenna avrà la sua festa medievale

Alla Rocca Brancaleone, il 27 settembre, tra duelli, mercatini e giullari

Per la prima volta anche a Ravenna si terrà una festa medievale. L’appuntamento è per il 27 settembre alla Rocca Brancaleone grazie alla passione di alcuni cittadini, riunitosi nel gruppo “L’armata brancaleone”, che verrà presentato pubblicamente proprio in quella occasione.

In programma durante la giornata un mercatino di antichi mestieri, dimostrazioni di duelli e di vita da campo degli armati ravennati, prove di tiro con l’arco, spettacoli con saltimbanchi e giullari, fino all’apericena con prodotti a tema e il concerto delle 20 di musica celtica e mediavale.

Nel corso della giornata anche visite guidate, letture, proiezioni di immagini e ricostruzioni storiche, oltre a una caccia al tesoro per far divertire i più piccoli.

In caso di pioggia l’evento verrà rimandato al 3 ottobre.

E anche Ravenna avrà la sua festa medievale

Alla Rocca Brancaleone, il 27 settembre, tra duelli, mercatini e giullari

Per la prima volta anche a Ravenna si terrà una festa medievale. L’appuntamento è per il 27 settembre alla Rocca Brancaleone grazie alla passione di alcuni cittadini, riunitosi nel gruppo “L’armata brancaleone”, che verrà presentato pubblicamente proprio in quella occasione.

In programma durante la giornata un mercatino di antichi mestieri, dimostrazioni di duelli e di vita da campo degli armati ravennati, prove di tiro con l’arco, spettacoli con saltimbanchi e giullari, fino all’apericena con prodotti a tema e il concerto delle 20 di musica celtica e mediavale.

Nel corso della giornata anche visite guidate, letture, proiezioni di immagini e ricostruzioni storiche, oltre a una caccia al tesoro per far divertire i più piccoli.

In caso di pioggia l’evento verrà rimandato al 3 ottobre.

Escursionista precipita in un pendio e muore davanti agli occhi del figlio

L’incidente ai piedi della Marmolada. Vittima un ravennate 76enne

Un escursionista di Ravenna di 76 anni è morto nel pomeriggio precipitando per 200 metri in un ripido pendio mentre stata percorrendo il sentiero che da Viel del Pan conduce a Passo Fedaia, ai piedi della Marmolada, in Trentino.

Testimoni della tragedia il figlio e alcuni amici. Vano l’intervento dell’elicottero dell’Aiut Alpin Dolomites con i tecnici del Soccorso alpino di Fiemme Fassa. (Ansa.it)

Il vescovo sta con il Papa: «Avevamo già pensato a 2-3 profughi per parrocchia»

Ghizzoni lancia però un appello anche a religiosi, famiglie e cittadini che si potranno rivolgere alla Caritas per offrire ospitalità

Il vescovo di Ravenna Lorenzo Ghizzoni raccoglie l’appello di Papa Francesco e invita le parrocchie di Ravenna e Cervia – ma anche religiosi, famiglie e cittadini – a dare accoglienza a profughi, rifugiati ed esiliati. «Già l’avevamo proposto ad Andalo durante un incontro con gli anziani di Amare Ravenna – rivela Ghizzoni in una nota inviata alla stampa – e domenica scorsa nella parrocchia di Ponte Nuovo, pensando alla possibilità di accoglienza e di inserimento di una famiglia o di due-tre persone in ogni parrocchia o unità pastorale, nelle realtà religiose e in eventuali strutture vuote, sfitte, inutilizzate, sia di proprietà delle parrocchie che di privati».

«La nostra diocesi – continua la nota del vescovo – è già impegnata da anni nell’accoglienza, nell’accompagnamento, nell’aiuto materiale agli emigrati, gestiti dalla Caritas, dalla San Vincenzo, dalla pastorale dei Migranti e da alcune realtà parrocchiali (San Rocco e altri), con ordine e nel rispetto delle persone. Possiamo fare poco come singoli, come famiglie e anche come parrocchie, viste le dimensioni medie delle nostre comunità, ma se in molti faremo anche solo un gesto concreto, questo sarà di grande aiuto per tanti».

«Abbiamo un debito con queste persone – continua il vescovo –, visto che molte delle cause delle migrazioni dipendono anche dalle tante ingiustizie e disuguaglianze che hanno tenuto in stato di sottosviluppo ampie aree del mondo, mentre noi ci siamo assicurati privilegi economici e di benessere. Ci saranno anche responsabilità da parte della politica e dell’amministrazione da sollecitare, affinché si pongano regole nuove, umane e rispettose, che permettano una accoglienza ordinata. Ne abbiamo bisogno subito e ne avremo sempre più bisogno, perché il calo demografico fortissimo delle nostre terre (e dell’Europa tutta) rende necessari l’inserimento e l’integrazione di persone giovani e capaci di contribuire al benessere dalla nostra comunità nazionale e locale col loro lavoro, con le loro famiglie, con i loro figli, che diventeranno nostri concittadini. Questo sta già avvenendo con vantaggi economici e sociali rilevanti (le pensioni degli anziani e l’assistenza degli inabili vengono già sostenute dal lavoro regolare di molti immigrati tra noi). È un compito da affrontare anche per i prossimi anni, forse per decenni. Si dovranno forse rivedere accordi europei, leggi e regolamenti italiani, in modo da facilitare le pratiche per il riconoscimento dell’asilo politico o per chiedere un lavoro che, senza nulla togliere agli italiani, dia la possibilità a questi nostri fratelli di mantenere la loro dignità».

Compito di coordinare il tutto spetterà alla Caritas diocesana, «che accoglierà le disponibilità dei nostri fedeli, delle famiglie o di altri cittadini e aiuterà a stabilire criteri di accoglienza».

Intanto, venerdì 11 settembre alle 21 al seminario di piazza Duomo si terrà un incontro con il vicario apostolico latino di Aleppo (Siria), Fra Georges Abu Khazen, «sarà una occasione – chiude il vescovo – per approfondire la conoscenza della situazione forse più tragica di questo momento».

Il ladro indossava la maglia dell’Inter e Ranocchia si smarca: «Non è colpa mia»

La divisa con il nome del capitano nerazzurro aveva incastrato un 31enne riconosciuto grazie ai filmati delle telecamere dai carabinieri che sapevano del suo tifo e su Facebook la puntualizzazione del giocatore

«Giuro che questa volta non è colpa mia»: con queste parole, pubblicate sulla sua fan page ufficiale su Facebook, Andrea Ranocchia si smarca con ironia dalla curiosa vicenda del 31enne denunciato per furto a Faenza perché indossando proprio la maglia del giocatore interista era stato riconosciuto dai carabinieri visionando il filmato delle telecamere di sorveglianza in strada (vedi l’articolo correlato). Il capitano dell’Inter ha postato un link al sito satirico “Delinquenti prestati al mondo del pallone”, che aveva ripreso la notizia da R&D, assicurando di non avere colpe.

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