Continua la protesta dell’ex autista di una ditta delle Bassette Sul posto anche il sindaco. Al lavoro un negoziatore di Bologna
Pare sia sul tetto di quel capannone di via Zanardelli da ormai 15 ore. Di certo da più di 10. Secondo alcune ricostruzioni, infatti, pare che il cinquantenne albanese che sta manifestando in maniera eclatante contro il suo licenziamento sia salito sul tetto poco dopo la mezzanotte. E comunque ben prima le luci dell’alba di oggi, martedì 8 settembre.
Due i tentativi per cercare di convincerlo a scendere, entrambi andati a vuoto, da parte di un negoziatore (al centro con la maglia chiara nella foto qui sotto), un carabiniere giunto appositamente da Bologna e salito sul tetto per discutere con l’uomo tramite l’autoscala dei vigili del fuoco.
L’uomo – che a moglie e figlia, anche loro sul posto, ha gridato di non riuscire più a dormire da un mese e mezzo, da quando cioè è stato licenziato – avrebbe alzato troppo le pretese, chiedendo un risarcimento danni di svariate migliaia di euro all’azienda e anche un lavoro nuovo.
Si tratta di un autista che lavorava per la sede ravennate delle Bassette della Lubbers, società olandese attiva nel campo del trasporto e della logistica. Con la sua vecchia azienda avrebbe già aperto un contenzioso con tanto di avvocato al lavoro, anche lui presente sul posto, dopo una serie di divergenze che avrebbero portato anche a un richiamo disciplinare. L’uomo, invece, lamenta dei mancati pagamenti, stando almeno da quanto trapela in queste concitate ore.
Sul posto dalla tarda mattinata c’è anche il sindaco di Ravenna, Fabrizio Matteucci, che preferisce non commentare per non interferire nel lavoro del negoziatore. L’uomo sul tetto pare essere in ottime condizioni e ora indossa un cappellino per proteggersi dal sole.
«Non dormo da un mese e mezzo». Lo ha urlato a figlia e moglie che lo stanno implorando di scendere, l’uomo salito sul tetto dell’azienda delle Bassette che lo ha licenziato, appunto, un mese e mezzo fa.
«Alighieri Dante è condannato per baratteria, frode, falsità, dolo, malizia, inique pratiche estortive, proventi illeciti, pederastia, e lo si condanna a 5000 fiorini di multa, interdizione perpetua dai pubblici uffici, esilio perpetuo (in contumacia), e se lo si prende, al rogo, così che muoia». Con questa terribile sentenza, il 10 marzo 1302, Dante Alighieri fu esiliato a vita dalla sua patria: Firenze. Così il poeta si ritrovò apolide, a vagare per i molti territori stranieri da cui era allora composta l’Italia. Passò per Forlì, Bologna, Padova, nel Casentino, a Verona, fino a giungere a Ravenna, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita. Passò la seconda parte della sua vita da esule, immigrato, scacciato.
«Era da un po’ che pensavo di fare un progetto su Dante per il 750esimo anniversario della nascita – spiega il fotografo –. Mi è venuta l’idea di concentrarmi sul suo essere profugo. Una caratteristica che ha molti collegamenti con l’attualità». Negli scatti di Corelli è raccontata la marginalità. «Non volevo però concentrarmi solo sulla migrazione, ma in generale sugli “esuli della quotidianità”, così ho raccontato le periferie degradate di Firenze. Ho fotografato le case circondariali di Firenze e di Ravenna, e i senza tetto che dormono accampati all’aperto nel centro di Ravenna. A questo lavoro si aggiunge una parte sugli sbarchi in Sicilia che ho fotografato ad Augusta». Un’emozione forte: «Essere lì e guardare negli occhi quelle centinaia di persone che scendono dalla nave, con l’aria impaurita… non sono riuscito a trattenere le lacrime».
Per la prima volta anche a Ravenna si terrà una festa medievale. L’appuntamento è per il 27 settembre alla Rocca Brancaleone grazie alla passione di alcuni cittadini, riunitosi nel gruppo “L’armata brancaleone”, che verrà presentato pubblicamente proprio in quella occasione.
In programma durante la giornata un mercatino di antichi mestieri, dimostrazioni di duelli e di vita da campo degli armati ravennati, prove di tiro con l’arco, spettacoli con saltimbanchi e giullari, fino all’apericena con prodotti a tema e il concerto delle 20 di musica celtica e mediavale.
Un escursionista di Ravenna di 76 anni è morto nel pomeriggio precipitando per 200 metri in un ripido pendio mentre stata percorrendo il sentiero che da Viel del Pan conduce a Passo Fedaia, ai piedi della Marmolada, in Trentino.
Il vescovo di Ravenna Lorenzo Ghizzoni raccoglie l’appello di Papa Francesco e invita le parrocchie di Ravenna e Cervia – ma anche religiosi, famiglie e cittadini – a dare accoglienza a profughi, rifugiati ed esiliati. «Già l’avevamo proposto ad Andalo durante un incontro con gli anziani di Amare Ravenna – rivela Ghizzoni in una nota inviata alla stampa – e domenica scorsa nella parrocchia di Ponte Nuovo, pensando alla possibilità di accoglienza e di inserimento di una famiglia o di due-tre persone in ogni parrocchia o unità pastorale, nelle realtà religiose e in eventuali strutture vuote, sfitte, inutilizzate, sia di proprietà delle parrocchie che di privati».
«Giuro che questa volta non è colpa mia»: con queste parole, pubblicate sulla sua fan page ufficiale su Facebook, Andrea Ranocchia si smarca con ironia dalla curiosa vicenda del 31enne denunciato per furto a Faenza perché indossando proprio la maglia del giocatore interista era stato riconosciuto dai carabinieri visionando il filmato delle telecamere di sorveglianza in strada (vedi l’articolo correlato). Il capitano dell’Inter ha postato un link al sito satirico “Delinquenti prestati al mondo del pallone”, che aveva ripreso la notizia da R&D, assicurando di non avere colpe.