martedì
16 Giugno 2026

Sequestrati ai rom di Classe camper, furgoni e terreni vicino alla basilica

Accertata una sproporzione tra i redditi dichiarati e quanto posseduto
Il sindaco ringrazia le forze dell’ordine a nome di tutti i ravennati

Blitz di finanza e polizia a Classe, dove sono stati sequestrati camper, furgoni e un terreno vicino alla celebre basilica. Beni che erano di proprietà di una famiglia di nomadi rom di origine bosniaca, a Ravenna già da qualche anno, i cui componenti – si legge in una nota della finanza – «per i numerosi precedenti penali sono già destinatari di misure di sicurezza personali».

L’attività investigativa di polizia e guardia di finanza ha fatto emergere una sproporzione tra reddito dichiarato e valore dei beni posseduti all’epoca dell’acquisto e sulla base di questo accertamento il tribunale ha applicato la normativa che prevede il sequestro di beni e terreni. Il Decreto Legislativo 159 del 2011 prevede infatti che il questore possa richiedere al presidente del Tribunale una misura di prevenzione patrimoniale collegata alla pericolosità sociale e sproporzione tra reddito dichiarato e valore dei beni posseduti.

Dopo le notifiche del decreto emesso dal Tribunale di Ravenna si è dato immediatamente corso alle procedure di trascrizione delle proprietà presso l’Agenzia delle Entrate e il Pubblico Registro Automobilistico al fine di preservare i beni e permettere allo Stato di rivenderli al momento della confisca definitiva.

I mezzi sequestrati sono stati ricoverati in un deposito mentre il terreno è stato delimitato al fine di inibirne l’uso e l’accesso.

Soddisfatto il sindaco Fabrizio Matteucci: «Esprimo a nome della comunità ravennate grande apprezzamento per questo intervento – scrive in una nota – che si inserisce nel percorso di lotta al degrado, in particolare dell’area adiacente la Basilica di Sant’Apollinare in Classe. Nel Comitato per l’ordine pubblico affrontiamo con continuità questo tema. Da questo confronto nascono la mia ordinanza sul parcheggio e questa importante indagine condotta in modo così brillante e altre azioni concordate fra Comune, Prefettura e Forze dell’Ordine».

Sequestrati ai rom di Classe camper, furgoni e terreni vicino alla basilica

Accertata una sproporzione tra i redditi dichiarati e quanto posseduto Il sindaco ringrazia le forze dell’ordine a nome di tutti i ravennati

Blitz di finanza e polizia a Classe, dove sono stati sequestrati camper, furgoni e un terreno vicino alla celebre basilica. Beni che erano di proprietà di una famiglia di nomadi rom di origine bosniaca, a Ravenna già da qualche anno, i cui componenti – si legge in una nota della finanza – «per i numerosi precedenti penali sono già destinatari di misure di sicurezza personali».

L’attività investigativa di polizia e guardia di finanza ha fatto emergere una sproporzione tra reddito dichiarato e valore dei beni posseduti all’epoca dell’acquisto e sulla base di questo accertamento il tribunale ha applicato la normativa che prevede il sequestro di beni e terreni. Il Decreto Legislativo 159 del 2011 prevede infatti che il questore possa richiedere al presidente del Tribunale una misura di prevenzione patrimoniale collegata alla pericolosità sociale e sproporzione tra reddito dichiarato e valore dei beni posseduti.

Dopo le notifiche del decreto emesso dal Tribunale di Ravenna si è dato immediatamente corso alle procedure di trascrizione delle proprietà presso l’Agenzia delle Entrate e il Pubblico Registro Automobilistico al fine di preservare i beni e permettere allo Stato di rivenderli al momento della confisca definitiva.

I mezzi sequestrati sono stati ricoverati in un deposito mentre il terreno è stato delimitato al fine di inibirne l’uso e l’accesso.

Soddisfatto il sindaco Fabrizio Matteucci: «Esprimo a nome della comunità ravennate grande apprezzamento per questo intervento – scrive in una nota – che si inserisce nel percorso di lotta al degrado, in particolare dell’area adiacente la Basilica di Sant’Apollinare in Classe. Nel Comitato per l’ordine pubblico affrontiamo con continuità questo tema. Da questo confronto nascono la mia ordinanza sul parcheggio e questa importante indagine condotta in modo così brillante e altre azioni concordate fra Comune, Prefettura e Forze dell’Ordine».

Calcio, il Ravenna inizia in casa Il 6 dicembre in tv su Sky a Parma

La serie D dei giallorossi comincia il 6 settembre contro il Legnago Tanti derby nel girone da venti squadre: Forlì, San Marino, Ribelle

L’esordio sarà tra le mura amiche dello stadio Benelli il 6 settembre contro il Legnago ma c’è da scommettere che la partita più attesa per il Ravenna che dopo quattro anni torna in serie D, quarta categoria nazionale, sarà fra tre mesi quando i giallorossi calcheranno l’erba del Tardini affrontando il Parma precipitato tra i dilettanti dopo il fallimento in serie A: la gara del 6 dicembre andrà anche in tv su Sky, la pay tv satellitare che ha acquisito i diritti per la trasmissione delle gare degli emiliani.

Il Ravenna è stato inserito nel girone D con altre diciannove squadre. Diversi saranno i derby con rivalità più o meno accese: San Marino, Imolese, Ribelle, Forlì. queste le altre società che completano il calendario (scaricabile in pdf dal link in fondo alla pagina): Bellaria (gioca al Nanni di Bellaria), Delta Rovigo (Gabrielli di Rovigo), Fortis Juventus (Romanelli di Borgo San Lorenzo), Mezzolara (Zucchini di Budrio), Sammaurese (Morgagni di Forlì), Union Arzignanochiampo (Dal Molin di Arzignano), Villafranca Veronese (comunale di Villafranca di Verona), Altovicentino (Dei Fiori di Valdagno), Clodiense (Ballarin di Chioggia), Correggese (Borrelli di Correggio), Lentigione (Levantini di Lentigione), Romagna Centro (Manuzzi di Cesena), Virtus Castelfranco (Ferrarini di Castelfranco Emilia), Legnago (Sandrini di Legnago).

Calcio, il Ravenna inizia in casa Il 6 dicembre in tv su Sky a Parma

La serie D dei giallorossi comincia il 6 settembre contro il Legnago Tanti derby nel girone da venti squadre: Forlì, San Marino, Ribelle

L’esordio sarà tra le mura amiche dello stadio Benelli il 6 settembre contro il Legnago ma c’è da scommettere che la partita più attesa per il Ravenna che dopo quattro anni torna in serie D, quarta categoria nazionale, sarà fra tre mesi quando i giallorossi calcheranno l’erba del Tardini affrontando il Parma precipitato tra i dilettanti dopo il fallimento in serie A: la gara del 6 dicembre andrà anche in tv su Sky, la pay tv satellitare che ha acquisito i diritti per la trasmissione delle gare degli emiliani.

Il Ravenna è stato inserito nel girone D con altre diciannove squadre. Diversi saranno i derby con rivalità più o meno accese: San Marino, Imolese, Ribelle, Forlì. queste le altre società che completano il calendario (scaricabile in pdf dal link in fondo alla pagina): Bellaria (gioca al Nanni di Bellaria), Delta Rovigo (Gabrielli di Rovigo), Fortis Juventus (Romanelli di Borgo San Lorenzo), Mezzolara (Zucchini di Budrio), Sammaurese (Morgagni di Forlì), Union Arzignanochiampo (Dal Molin di Arzignano), Villafranca Veronese (comunale di Villafranca di Verona), Altovicentino (Dei Fiori di Valdagno), Clodiense (Ballarin di Chioggia), Correggese (Borrelli di Correggio), Lentigione (Levantini di Lentigione), Romagna Centro (Manuzzi di Cesena), Virtus Castelfranco (Ferrarini di Castelfranco Emilia), Legnago (Sandrini di Legnago).

Il 3 settembre fucili di nuovo in spalla Prima giornata di preapertura della caccia

Da appostamento fisso o temporaneo dalle 5.45 alle 13

Il 3 settembre tornano a sparare i fucili dei cacciatori: sarà la prima di cinque giornate di preapertura della caccia (le altre domenica 6, giovedì 10, domenica 13, giovedì 17), esclusivamente da appostamento fisso o temporaneo dalle 5.45 alle 13 a esclusione del pre-parco del Delta del Po e della fascia costiera, a mare della statale 16 Adriatica (vecchio tracciato) e statale 309 Romea, e dei siti Rete Natura 2000 classificati Zps. Si può esercitare l’attività venatoria a merlo (carniere massimo giornaliero di cinque capi), tortora (carniere massimo giornaliero di 15 capi), gazza, cornacchia grigia e ghiandaia.

Sarà possibile cacciare lo storno dal 1 settembre al 30 novembre, nelle aree e nei giorni in cui è permessa l’anticipazione dell’esercizio venatorio, nei Comuni in cui sono stati liquidati danni provocati da questa specie negli ultimi quattro anni; restano esclusi i Comuni di Riolo Terme, Casola Valsenio e la parte alta di Brisighella. E’ previsto un carniere massimo giornaliero di 20 capi, esclusivamente da appostamento fisso o temporaneo, senza l’uso di richiami di qualsiasi tipo appartenenti alla specie in oggetto, entro 100 metri da frutteti, vigneti e ulivi, con frutto pendente, in cui siano attivi sistemi dissuasivi incruenti a protezione delle colture. E’ stato stabilito un prelievo massimo stagionale di 10.410 capi per l’intera Provincia. A tal fine è previsto un monitoraggio parziale, in due momenti, mediante la compilazione di apposite schede predisposte a pag. 77 del TCC: scheda “A” il 30 settembre, scheda “B” il 31 ottobre, per finire con la consegna conclusiva il 31 marzo.

Tempi di prelievo differenti, invece, per la caccia in deroga al piccione. Sarà possibile cacciare il piccione dal 20 settembre al 31 gennaio 2016, in tutti i Comuni della Provincia. E’ previsto un carniere massimo giornaliero e stagionale rispettivamente di 20 e 200 capi, esclusivamente da appostamento fisso o temporaneo, anche con l’uso di zimbelli/stampi (richiami non vivi), all’interno (con regolare permesso dell’agricoltore in quanto coltura in atto) o entro 100 metri dagli appezzamenti seminati a cereali autunno-vernini, cereali primaverili, colture proteo oleaginose (pisello, pisello proteico, soia, favino, girasole, mais, sorgo, colza, veccia) e loro stoppie, in cui siano attivi sistemi dissuasivi incruenti a protezione delle colture stesse. Sono escluse dalla caccia in deroga le zone ZPS. Possono cacciare il piccione soltanto i residenti nella regione iscritti agli ATC locali; residenti in regione che esercitano la caccia in mobilità, che esercitano la caccia in aziende faunistiche venatorie o che abbiano optato per la caccia da appostamento fisso con uso di richiami vivi. Le attività relative alla caccia in deroga, numero di uscite, luoghi di caccia, capi abbattuti, vanno poi rendicontate, utilizzando l’apposita scheda già predisposta a pag. 77 del “Tesserino per l’esercizio venatorio”, da consegnarsi alla Provincia entro il 31 marzo.

Domenica 20 settembre apertura generale della caccia. Fino a domenica 4 ottobre, i cacciatori potranno cacciare la selvaggina migratoria e stanziale in giornate fisse, giovedì e domenica dall’alba fino alle ore 13, per proseguire fino al tramonto, alla sola avifauna migratoria da appostamento. In queste giornate, nell’ora prima del sorgere del sole, i cacciatori potranno sparare esclusivamente alla fauna migratoria purché da appostamento fisso o temporaneo e, dopo il sorgere del sole, alla fauna selvatica stanziale o migratoria. Dal 1 ottobre al 30 novembre, i cacciatori usufruiscono di altre due giornate di caccia alla sola migratoria da appostamento, pertanto il sabato 3 ottobre è possibile esercitare alla sola fauna migratoria da appostamento fino al tramonto. Dalla terza domenica di settembre si inizia la caccia anche nelle aree contigue del Parco del Delta del Po e dalla seconda domenica di ottobre nelle Pinete di Ravenna e Cervia. Nelle Piallasse della Baiona e dei Piomboni, zone umide siti di Rete Natura 2000, spinti dalla necessità di diminuire la pressione venatoria all’interno di aree particolarmente delicate, si sono definiti orari venatori più stringenti alle cacce specifiche, e la chiusura alle ore 16 (17 ora legale) anche per i giorni feriali (fino al 30 settembre). Si rammenta che nelle zone umide ZPS, fino al 1° ottobre si può cacciare solo il germano reale. Dal 1 novembre al 31 gennaio 2016 è consentita l’attività venatoria in forma collettiva al cinghiale.

«Ho scelto un’arte disponibile»

Parla lo street artist Jim Avignon

Jim AvignonCosa ci vuole per diventare artisti? Guardando l’intensità di Christian Reisz in arte Jim Avignon verrebbe da dire l’energia. L’ho incontrato mentre realizzava in una sola giornata il muro all’Hana-Bi, a Marina di Ravenna. Senza curarsi dei bambini con i gelati, delle signore con il pareo che scuotevano la testa e dei tatuati che si fermavano a curiosare, ha terminato senza un solo sbaffo l’opera per le sei del pomeriggio, in tempo per suonare. D’altro canto questa figura cult della Techno berlinese è diventata tale grazie anche alla velocità di esecuzione. A Ravenna è noto anche per aver dipinto un muro in via Tommaso Gulli, in aprile, come anticipazione del festival di street art Subsidenze 2015, che prenderà via il 6 settembre.

Come hai fatto a diventare artista? E cosa ne ha pensato tua madre di questa scelta?
«Mia madre faceva l’insegnante e mio padre il professore universitario per cui la mia formazione da autodidatta li ha messi in crisi. Negli anni ’80 però per noi era un po’ così. Ero influenzato dalla musica più che dall’arte, dalle idee, nessuno andava a scuola veramente, ma c’era una libera circolazione di stimoli. Per anni comunque mia madre sperò che io facessi l’Accademia per diventare insegnante di materie artistiche».

In cosa consistette questa formazione autodidatta?
«La base era che volevo fare l’artista, ma non volevo fare affari con le gallerie. Non mi interessava il mondo dell’arte commerciale e istituzionale. Ero andato a Colonia, città d’arte, e di solito mi ubriacavo tutte le sere. Fino a che un bar che frequentavo mi chiese di riempire un buco che si era creato, visto che l’artista invitato aveva disdetto tre giorni prima. Realizzai dieci quadri in tre giorni (non avevo nulla di pronto, ma dissi che invece ne avevo dieci…). Dopo una settimana un tipo li aveva comprati tutti. Ero veramente felice e decisi che tutto sommato era facile. Ed era quello che volevo fare».

Vivere solo con i bar?
«Beh, quasi. Cominciai a contattare altri bar simili a Berlino e Monaco. Per tre anni girai la Germania così tra party, rave, locali. Arrivavo e in un pomeriggio facevo il lavoro. Vendevo tutto a poco, tipo 100 euro il pezzo. Un’altra cosa che ho scelto, un’arte disponibile».

E tua madre?
«Continuava a sperare che io studiassi. Ma era troppo tardi. Intanto il muro era caduto e la Germania unificata era piena di luoghi abbandonati da esplorare, decorare. Devi pensare che ancora non c’erano scuole di illustrazione, era facile farsi conoscere. Ora tutto è cambiato».


Jim AvignonChe cosa è cambiato, il pubblico, gli artisti, il contesto?
«Innanzitutto il lavoro artistico interessa molte più persone. Essendo scomparsi i lavori più tradizionali è diventato un mondo in cui molte più persone vi si avvicinano. Con il web inoltre si comparano con gli altri nel mondo in tempo reale. Imparano più velocemente. Certo c’è anche un però…»

Il rovescio della medaglia?
«Tutti vogliono fare carriera. Diventano pazzi se stanno tre mesi senza un progetto. Incontro molti giovani, perché mi invitano le università a incontrare gli studenti, e mi sembrano una generazione molto competitiva, sentono una grande pressione. Ma bisogna fare tanti errori, altrimenti non si impara».

Vivi ancora tra Brooklyn e Berlino?
«No, sono persona non grata negli Usa. Per evitare di fare la fila all’ufficio immigrazione avevo preso un visto da giornalista per cinque anni… Poi anche loro hanno iniziato ad usare internet e quando sono andato per il rinnovo sapevano che avevo mentito e dipinto una serie di muri a NY. Non erano contenti. Ma in fondo è stato un bene. Vivere nella Grande Mela è talmente affascinante che non ne esci mai. Invece da quando sono tornato a Berlino viaggio molto di più. Se poi ha visto la gentrificazione di New York stare nella capitale tedesca ti sembra una passeggiata. Ero andato via perché mi sembrava una città che aveva perduto l’anima, era diventata troppo commerciale. Sono tornato e ne ho scoperta un’altra. È una città fatta da tutto il mondo, senza la pressione degli Stati Uniti».

Questa Germania della Merkel ti sembra che stia cambiando l’identità di Berlino o è sempre un laboratorio?
«Stare a Berlino non è stare in Germania. È sempre stato così, anche nel secolo scorso. È la città del non finito, delle opere intraprese e mai completate. È una piattaforma, non un luogo in cui fare soldi, però forse voi da qui avete una visione più chiara, quando sei immerso in un luogo non lo vedi…»

Com’è lavorare fuori dal sistema delle gallerie? Non ti preoccupa?
«Non ho abbastanza fantasia per preoccuparmi. Sono un’auto che ha bisogno dello stimolo dell’impellenza per accendersi: le idee migliori mi vengono perché vivo così. C’è chi preferisce il mondo dei collezionisti, ma io detesto andare alle loro feste e fare l’artista quasi buffone. Preferisco vendere una singola opera a una singola persona comune».


Jim AvignonCosa pensi invece di questa attenzione planetaria alla Street Art che fino a pochi anni fa era brutta, sporca e cattiva e ora coccolata anche dalle istituzioni?
«Lo Street Artist attrae tutti. Cittadini, politici, intellettuali. Ci sono esempi che dimostrano che se un luogo diventa più bello è più facile viverci. I problemi non scompaiono, certo. Prendi ad esempio San Paolo in Brasile… Lì hanno vietato anche le pubblicità commerciali per le strade, ma ora si sono inventati gli Human Commercial, uomini pagati per portare i cartelli pubblicitari. Quello che vedo comunque nel fare della Street Art è che si è perso l’aspetto sociale a favore di un approccio puramente estetico. Datemi un grande muro, tutto il resto non mi interessa è piuttosto comune tra molti artisti».

Sei una persona felice?
«Ho paura a dirlo…ma sì. Sono felice (sorride imbarazzato). Sono passato attraverso il dolore e le sconfitte, ma sono entusiasta di quello che faccio. Amo la musica. Conosco il lato oscuro. Ma sono felice…»

Non sembri un artista tedesco insomma…
«(Scoppia a ridere) questo è proprio vero, tant’è che negli Usa mi prendevano sempre per francese. Mi piace mescolare le carte, anche la mia musica è così, dietro un suono divertente ci sono parole che parlano di altro».

Un suggerimento per un giovane artista?  
«Non ascoltate gente come me. Non chiedete. Cercare di essere differenti. Non dovete essere migliori, ma diversi. Fate l’opposto di quello che fanno gli altri e che funzionano».

In fondo, non è questo l’underground? Ma per approfondire potete consultare l’alfabeto di Jim presente sul suo sito http://jimavignon.com

«Ho scelto un’arte disponibile»

Parla lo street artist Jim Avignon

Jim AvignonCosa ci vuole per diventare artisti? Guardando l’intensità di Christian Reisz in arte Jim Avignon verrebbe da dire l’energia. L’ho incontrato mentre realizzava in una sola giornata il muro all’Hana-Bi, a Marina di Ravenna. Senza curarsi dei bambini con i gelati, delle signore con il pareo che scuotevano la testa e dei tatuati che si fermavano a curiosare, ha terminato senza un solo sbaffo l’opera per le sei del pomeriggio, in tempo per suonare. D’altro canto questa figura cult della Techno berlinese è diventata tale grazie anche alla velocità di esecuzione. A Ravenna è noto anche per aver dipinto un muro in via Tommaso Gulli, in aprile, come anticipazione del festival di street art Subsidenze 2015, che prenderà via il 6 settembre.

Come hai fatto a diventare artista? E cosa ne ha pensato tua madre di questa scelta?
«Mia madre faceva l’insegnante e mio padre il professore universitario per cui la mia formazione da autodidatta li ha messi in crisi. Negli anni ’80 però per noi era un po’ così. Ero influenzato dalla musica più che dall’arte, dalle idee, nessuno andava a scuola veramente, ma c’era una libera circolazione di stimoli. Per anni comunque mia madre sperò che io facessi l’Accademia per diventare insegnante di materie artistiche».

In cosa consistette questa formazione autodidatta?
«La base era che volevo fare l’artista, ma non volevo fare affari con le gallerie. Non mi interessava il mondo dell’arte commerciale e istituzionale. Ero andato a Colonia, città d’arte, e di solito mi ubriacavo tutte le sere. Fino a che un bar che frequentavo mi chiese di riempire un buco che si era creato, visto che l’artista invitato aveva disdetto tre giorni prima. Realizzai dieci quadri in tre giorni (non avevo nulla di pronto, ma dissi che invece ne avevo dieci…). Dopo una settimana un tipo li aveva comprati tutti. Ero veramente felice e decisi che tutto sommato era facile. Ed era quello che volevo fare».

Vivere solo con i bar?
«Beh, quasi. Cominciai a contattare altri bar simili a Berlino e Monaco. Per tre anni girai la Germania così tra party, rave, locali. Arrivavo e in un pomeriggio facevo il lavoro. Vendevo tutto a poco, tipo 100 euro il pezzo. Un’altra cosa che ho scelto, un’arte disponibile».

E tua madre?
«Continuava a sperare che io studiassi. Ma era troppo tardi. Intanto il muro era caduto e la Germania unificata era piena di luoghi abbandonati da esplorare, decorare. Devi pensare che ancora non c’erano scuole di illustrazione, era facile farsi conoscere. Ora tutto è cambiato».


Jim AvignonChe cosa è cambiato, il pubblico, gli artisti, il contesto?
«Innanzitutto il lavoro artistico interessa molte più persone. Essendo scomparsi i lavori più tradizionali è diventato un mondo in cui molte più persone vi si avvicinano. Con il web inoltre si comparano con gli altri nel mondo in tempo reale. Imparano più velocemente. Certo c’è anche un però…»

Il rovescio della medaglia?
«Tutti vogliono fare carriera. Diventano pazzi se stanno tre mesi senza un progetto. Incontro molti giovani, perché mi invitano le università a incontrare gli studenti, e mi sembrano una generazione molto competitiva, sentono una grande pressione. Ma bisogna fare tanti errori, altrimenti non si impara».

Vivi ancora tra Brooklyn e Berlino?
«No, sono persona non grata negli Usa. Per evitare di fare la fila all’ufficio immigrazione avevo preso un visto da giornalista per cinque anni… Poi anche loro hanno iniziato ad usare internet e quando sono andato per il rinnovo sapevano che avevo mentito e dipinto una serie di muri a NY. Non erano contenti. Ma in fondo è stato un bene. Vivere nella Grande Mela è talmente affascinante che non ne esci mai. Invece da quando sono tornato a Berlino viaggio molto di più. Se poi ha visto la gentrificazione di New York stare nella capitale tedesca ti sembra una passeggiata. Ero andato via perché mi sembrava una città che aveva perduto l’anima, era diventata troppo commerciale. Sono tornato e ne ho scoperta un’altra. È una città fatta da tutto il mondo, senza la pressione degli Stati Uniti».

Questa Germania della Merkel ti sembra che stia cambiando l’identità di Berlino o è sempre un laboratorio?
«Stare a Berlino non è stare in Germania. È sempre stato così, anche nel secolo scorso. È la città del non finito, delle opere intraprese e mai completate. È una piattaforma, non un luogo in cui fare soldi, però forse voi da qui avete una visione più chiara, quando sei immerso in un luogo non lo vedi…»

Com’è lavorare fuori dal sistema delle gallerie? Non ti preoccupa?
«Non ho abbastanza fantasia per preoccuparmi. Sono un’auto che ha bisogno dello stimolo dell’impellenza per accendersi: le idee migliori mi vengono perché vivo così. C’è chi preferisce il mondo dei collezionisti, ma io detesto andare alle loro feste e fare l’artista quasi buffone. Preferisco vendere una singola opera a una singola persona comune».


Jim AvignonCosa pensi invece di questa attenzione planetaria alla Street Art che fino a pochi anni fa era brutta, sporca e cattiva e ora coccolata anche dalle istituzioni?
«Lo Street Artist attrae tutti. Cittadini, politici, intellettuali. Ci sono esempi che dimostrano che se un luogo diventa più bello è più facile viverci. I problemi non scompaiono, certo. Prendi ad esempio San Paolo in Brasile… Lì hanno vietato anche le pubblicità commerciali per le strade, ma ora si sono inventati gli Human Commercial, uomini pagati per portare i cartelli pubblicitari. Quello che vedo comunque nel fare della Street Art è che si è perso l’aspetto sociale a favore di un approccio puramente estetico. Datemi un grande muro, tutto il resto non mi interessa è piuttosto comune tra molti artisti».

Sei una persona felice?
«Ho paura a dirlo…ma sì. Sono felice (sorride imbarazzato). Sono passato attraverso il dolore e le sconfitte, ma sono entusiasta di quello che faccio. Amo la musica. Conosco il lato oscuro. Ma sono felice…»

Non sembri un artista tedesco insomma…
«(Scoppia a ridere) questo è proprio vero, tant’è che negli Usa mi prendevano sempre per francese. Mi piace mescolare le carte, anche la mia musica è così, dietro un suono divertente ci sono parole che parlano di altro».

Un suggerimento per un giovane artista?  
«Non ascoltate gente come me. Non chiedete. Cercare di essere differenti. Non dovete essere migliori, ma diversi. Fate l’opposto di quello che fanno gli altri e che funzionano».

In fondo, non è questo l’underground? Ma per approfondire potete consultare l’alfabeto di Jim presente sul suo sito http://jimavignon.com

La doppiatrice: «Il microfono è spietato Servono tanto mestiere e naturalità»

Voleva fare l’attrice a teatro poi il doppiaggio tra spot,
reality e film è diventato il lavoro di una 32enne di Solarolo

Trentadue anni, residente a Solarolo, formatasi all’Accademia di teatro Alessandra Galante Garrone di Bologna, Tamara Fagnocchi voleva fare l’attrice teatrale, ma in poco tempo il lavoro della doppiatrice è diventato una passione che ha preso tutto il suo tempo. «La recitazione teatrale è alla base di tutto quello che faccio non nel senso della tecnica, ma nel pensiero che mi guida, nel cercare di dare corpo alla voce». Ha messo la voce al servizio di spot, reality e anche di personaggi secondari sul grande schermo.

A lei abbiamo chiesto di raccontarci questa esperienza così singolare che le ha permesso di dar voce a giornaliste, infermiere: «Il doppiaggio di un personaggio è complicato: ti devi mettere nei suoi occhi soprattutto e nel suo respiro, sei un suo servente, non puoi improvvisare o creare liberamente. Devi immedesimarti proprio in lui e non nell’archetipo che rappresenta e che in teatro ti permette di fare una medea diversa dall’altra perchè diverse possono essere le attrici. Però quando succede che la tua voce è la sua voce è magico, anche perché a livello tecnico il microfono è spietato, e non ti perdona niente: devi avere un mestiere impressionante che riguarda la dizione, l’emissione, l’articolazione e la lettura veloce a cui va aggiunto tutto il lavoro dei sentimenti. Ma la base è una tecnica ineccepibile, condita però con una grande naturalezza o, come dico, naturalità. A volte i doppiatori possono essere bravi speaker pubblicitari e viceversa, a volte no».

La doppiatrice: «Il microfono è spietato Servono tanto mestiere e naturalità»

Voleva fare l’attrice a teatro poi il doppiaggio tra spot, reality e film è diventato il lavoro di una 32enne di Solarolo

Trentadue anni, residente a Solarolo, formatasi all’Accademia di teatro Alessandra Galante Garrone di Bologna, Tamara Fagnocchi voleva fare l’attrice teatrale, ma in poco tempo il lavoro della doppiatrice è diventato una passione che ha preso tutto il suo tempo. «La recitazione teatrale è alla base di tutto quello che faccio non nel senso della tecnica, ma nel pensiero che mi guida, nel cercare di dare corpo alla voce». Ha messo la voce al servizio di spot, reality e anche di personaggi secondari sul grande schermo.

A lei abbiamo chiesto di raccontarci questa esperienza così singolare che le ha permesso di dar voce a giornaliste, infermiere: «Il doppiaggio di un personaggio è complicato: ti devi mettere nei suoi occhi soprattutto e nel suo respiro, sei un suo servente, non puoi improvvisare o creare liberamente. Devi immedesimarti proprio in lui e non nell’archetipo che rappresenta e che in teatro ti permette di fare una medea diversa dall’altra perchè diverse possono essere le attrici. Però quando succede che la tua voce è la sua voce è magico, anche perché a livello tecnico il microfono è spietato, e non ti perdona niente: devi avere un mestiere impressionante che riguarda la dizione, l’emissione, l’articolazione e la lettura veloce a cui va aggiunto tutto il lavoro dei sentimenti. Ma la base è una tecnica ineccepibile, condita però con una grande naturalezza o, come dico, naturalità. A volte i doppiatori possono essere bravi speaker pubblicitari e viceversa, a volte no».

Porto, a luglio traffici ancora in crescita Si avvicina il pareggio tra 2015 e 2014

Il confronto fra i primi sette mesi registra un calo dell’1 percento
Ap al lavoro per manutenzione straordinaria e nuovo Progettone

Il traffico al porto di Ravenna in luglio è cresciuto di circa il l’1 percento rispetto a luglio 2014, che era stato un mese dai numeri incoraggianti: l’analisi dei dati relativi ai primi sette mesi 2015 mostra un progressivo recupero della perdita di traffico registrata nei primi mesi dell’anno per effetto delle ottime performance negli ultimi tre mesi. Nel periodo gennaio-luglio sono stati movimentati 14,3 milioni di tonnellate in totale, l’1 percento in meno rispetto allo stesso periodo 2014. Nel dettaglio le rinfuse liquide registrano un calo del 6,7 percento, le rinfuse solide un calo del 2,4 percento e le merci varie un segno positivo di 2,8 percento (per il dettaglio vedi la tabella in pdf scaricabile dal link in fondo alla pagina).

«I dati di traffico sono stati molto positivi – sostiene il presidente dell’Autorità Portuale di Ravenna, Galliano Di Marco – e ben superiori alle nostre previsioni, con positive ripercussioni sulle entrate dell’Ente, che saranno tutte dedicate al nuovo piano straordinario di manutenzione dei fondali (non il cosiddetto Progettone, ndr) presentato nel comitato portuale dello scorso 6 agosto. Contiamo, peraltro, di iniziare i lavori di rimozione del dosso in avamporto entro il mese di settembre, nel rispetto dei tempi da noi annunciati. Abbiamo, infatti, proceduto ad aggiudicare i lavori e siamo nel periodo definito dalla legge di stand-still, durante il quale le ditte partecipanti alla gara, che lo ritengano necessario, possono fare ricorso contro l’avvenuta aggiudicazione. Solo al termine di questo periodo, il 21 settembre prossimo, si potrà procedere ed avviare effettivamente i lavori».

È stato un agosto di lavoro per Autorità portuale per mettere a punto sia il piano straordinario 2015-2016, che «punterà molto sulla realizzazione delle due casse di colmata dentro le dighe foranee (vedi articoli correlati, ndr), che il Progettone Reloaded: siamo pronti a confrontarci con tutte le istituzioni locali e centrali, e con il cluster portuale, certi che avendo tutti interesse per lo sviluppo del porto, non si potrà che essere uniti e determinati, insieme, nel perseguimento di entrambi questi fondamentali obiettivi».

Di Marco è soddisfatto anche per un altro dato: «Arpa Ravenna ha fornito i risultati 2014 relativi al monitoraggio della qualità dell’aria presso la nuova centralina installata poco più di un anno fa. La posizione della centralina (San Vitale) è strategica a livello locale e, pure se ha una valenza circoscritta, consente a pieno di valutare il contributo che il nostro importante settore (industria/porto), il più importante per l’economia locale, ha sulla qualità dell’aria in generale. Ebbene, dal report di Arpa si evince che a fronte di un’efficienza media della stazione nel 2014 del 97%, i risultati del rapporto 2014/2011 presentano un miglioramento significativo e ben entro i limiti di legge in tutti e 8 i siti sensibili, compreso San Vitale, area critica in passato. (vedi grafico allegato, ndr). Gli interventi fatti nei terminal portuali finanziati per il 70 percento da questa Autorità Portuale, iniziano a dare i loro frutti a conferma che nessun porto e nessuna Autorità Portuale in Italia ha fatto e continua a fare quanto noi in termini di livelli di sicurezza e tutela della salute». Inoltre le analisi condotte in avamporto, al fine di poter portare il materiale di dragaggio nelle aree demaniali in mezzo al mare, e dentro il canale nell’ambito dei progetti in corso (Progettone, Impianto provvisorio al T&C), «dimostrano che il porto di Ravenna è uno dei meno inquinati ed inquinanti d’Italia, diversamente da quanto troppo spesso non si sia letto, anche recentemente, sui giornali».

In arrivo il terzo film di Mordini Scamarcio è attore e produttore

Dopo Provincia Meccanica (2005) e Acciaio (2012), il ravennate
gira Pericle il nero, dal libro di Ferrandino: atteso per l’inizio 2016

Stefano Mordini, 47 anni, è senza dubbio il regista ravenante in attività più conosciuto. Ha debuttato nel 2005 con Provincia meccanica, film con Stefano Accorsi ambientato proprio a Ravenna e presentato al festival di Berlino, mentre nel 2012 è uscita la sua versione cinematografica dell’omonimo romanzo di Silvia Avallone, Acciaio.

Entro la fine di quest’anno è in uscita il suo terzo lungometraggio. Si chiama Pericle il nero e vede come protagonista Riccardo Scamarcio, anche produttore insieme alla fidanzata Valeria Golino con la loro casa di produzione Buena Onda. Atmosfere noir – si legge nella cartella stampa – per un film molto duro, tratto dal best seller omonimo di Giuseppe Ferrandino. La storia è quella di uno spietato killer della camorra che, dopo essersi innamorato di una donna, l’operaia polacca Nastasia, decide di cambiare la propria esistenza. Girato (anche in Belgio e Francia) la scorsa primavera, il film attualmente è in fase di post-produzione e uscirà nei primi mesi del 2016.

In arrivo il terzo film di Mordini Scamarcio è attore e produttore

Dopo Provincia Meccanica (2005) e Acciaio (2012), il ravennate gira Pericle il nero, dal libro di Ferrandino: atteso per l’inizio 2016

Stefano Mordini, 47 anni, è senza dubbio il regista ravenante in attività più conosciuto. Ha debuttato nel 2005 con Provincia meccanica, film con Stefano Accorsi ambientato proprio a Ravenna e presentato al festival di Berlino, mentre nel 2012 è uscita la sua versione cinematografica dell’omonimo romanzo di Silvia Avallone, Acciaio.

Entro la fine di quest’anno è in uscita il suo terzo lungometraggio. Si chiama Pericle il nero e vede come protagonista Riccardo Scamarcio, anche produttore insieme alla fidanzata Valeria Golino con la loro casa di produzione Buena Onda. Atmosfere noir – si legge nella cartella stampa – per un film molto duro, tratto dal best seller omonimo di Giuseppe Ferrandino. La storia è quella di uno spietato killer della camorra che, dopo essersi innamorato di una donna, l’operaia polacca Nastasia, decide di cambiare la propria esistenza. Girato (anche in Belgio e Francia) la scorsa primavera, il film attualmente è in fase di post-produzione e uscirà nei primi mesi del 2016.

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