sabato
20 Giugno 2026

Al via gli abbonamenti per la nuova stagione 2015 – 2016 al teatro Alighieri

Dal 16 al 27 luglio, sconti e possibilità di “personalizzare” al botteghino il carnet degli spettacoli in cartellone

Luca de filippo Le peraLa nuova stagione di prosa, ideata e organizzata da Ravenna Teatro all’Alighieri, quest’anno prevede dieci spettacoli, con protagonisti attori e attrici popolari che si avvicenderanno sul maggiore palcoscenico cittadino misurandosi con il miglior teatro di regia e d’autore. Si tratta di professionisti attenti e sensibili che mettono alla prova il loro talento raccogliendo le sfide sempre nuove della scena attuale: Luca De Filippo, Massimo Ghini, Galatea Ranzi, Massimo Ciavarro, Giulio Scarpati, Valeria Solarino, Elio De Capitani, Marco Paolini, Luigi Dadina, Ermanna Montanari, Sandro Lombardi, Fausto Russo Alesi. Se nello scorso anno è stato dato ampio margine ai classici, per la prossima stagione prossima Ravenna Teatro propone autori di spicco del Novecento, da De Filippo a Leonardo Sciascia, da Scola a Miller, da Cechov a Schnitzler. Fino ai drammaturghi dei giorni nostri come Zeller, Vacis e lo stesso Marco Martinelli.

Gli abbonamenti “personalizzabili” (due su quattro in cartellone sono a scelta) e “scontati” (almeno 5 euro) sono in vendita da giovedì 16 a venerdì 31 luglio alla biglietteria del teatro Alighieri  (tel. 0544 249244) nei seguenti orari: dal 16 al 27 da lunedì a sabato dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 18 e domenica dalle 10 alle 13; dal 28 al 31 dal lunedì al sabato dalle 10 alle 13 e giovedì dalle 16 alle 18. Per riceve programma dettagliato, modalità e prezzi d’abbonamento  inviare mail a stagionediprosa@ravennateatro.com o telefonare a Ravenna Teatro (fino al 31 luglio da lunedì a venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 17; tel. 0544 36239).

Il cartellone degli spettacoli è disponibile anche sul sito www.teatrodellealbe.com alla voce Ravenna Teatro/Stagione di Prosa.

Inaugura Pop Up Darsena: avrà anche una spiaggia sulla banchina

Una volta terminato conterrà spazi per lo sport e la città dei container. Sabato 18 taglio del nastro con mostre e silent disco

rendering pop up darsenaInaugurerà sabato, nell’ambito del Darsena Open Show la grande festa (vedi correlati) promossa dal Comune di Ravenna per Ravenna capitale della cultura italiana 2015, il nuovo spazio creato dall’associazione culturale Naviga in Darsena. Si tratta di Pop Up Darsena – Ideas on the move, una struttura dedicata ad attività culturali, sportive e turistiche sviluppata su un’area di circa quattromila metri quadri, accanto all’Almagià.
 
L’inaugurazione avverrà alle 18.30 alla presenza del presidente dell’Autorità Portuale, Galliano Di Marco. Sarà possibile visitare le mostre fotografiche organizzate dall’associazione: si tratta di una raccolta di fotografie inviate nel corso dell’ anno dai lettori del sito specialistico Il Porto Today intitolata “Il Porto e i suoi fotografi” e da una sezione speciale, messa a disposizione dal Circolo Velico Ravennate, intitolata “Raul, il Moro, la Coppa”. Tra le opere che abbelliscono l’area – ancora in allestimento – la rotoballa dell’artista Marco Bravura. Gli ospiti potranno godere anche della Silent Disco: nello specifico la musica sarà diffusa in cuffia, un centinaio quelle a disposizione.
 
Pop Up Darsena – Ideas on the Move è uno spazio che, quando sarà terminato l’allestimento, si costituirà essenzialmente in tre blocchi. Uno sportivo: saranno infatti creati campi da calcetto, basket, pallavolo e attività innovative come il parkour, lo skateboard, il paddle tennis. Tutto messo a disposizione della cittadinanza. Un secondo blocco è quello costituito dalla “città dei container” ed è quello che sarà già in parte visibile sabato: una serie di contenitori che, dopo aver viaggiato in tutto il mondo, si trasformano e diventano spazi per mostre e attività culturali di vario tipo. Ogni container avrà la sua “carta di identità” che spiegherà ai visitatori gli ultimi porti scalati prima di finire in Darsena. La terza parte è la “spiaggetta” che divide l’area container dalla banchina.

Trivellazioni: un tavolo di confronto con Comune e associazioni

Dovrà realizzare eventi e incontri per approfondire la tematica. Coninvolta anche Legambiente

Nascerà un tavolo di confronto permanente per realizzare iniziative, supportate da contributi di analisi scientificamente adeguati, finalizzate a divulgare tra l’opinione pubblica le informazioni più corrette e attendibili, che consentano a ciascuno di formarsi una propria opinione in merito al tema delle trivellazioni in Adriatico. Questo risultato è frutto dell’incontro tenutosi in municipio mercoledì 21 luglio tra il vicesindaco Giannantonio Mingozzi e l’assessore ai Lavori pubblici, Mobilità, Protezione civile e Subsidenza Enrico Liverani e una rappresentanza di Comitato in difesa della Costituzione, Libertà e Giustizia, circolo Matelda di Legambiente, gruppo di lavoro che si occupa del progetto “Sblocca o Rottama Italia?”, Comitato per la Legalità e la Democrazia. In particolare erano presenti per il primo soggetto Maria Paola Patuelli e Gigi Canestrari, per il secondo Marinella Isacco, per il terzo Claudio Mattarozzi e per il quarto Marina Mannucci.

L’incontro, sui temi delle conseguenze delle trivellazioni in Adriatico e delle attività legate all’offshore, è avvenuto a seguito della disponibilità espressa dal Comune ad accettare la richiesta rivolta da tali soggetti attraverso una lettera aperta. In essa ribadivano il loro sostegno a un documento sottoscritto da docenti universitari e membri della comunità scientifica che chiedeva di rivedere la posizione circa lo sfruttamento di idrocarburi nel mare Adriatico, richiesta criticata pubblicamente dallo stesso vicesindaco.

«Lo ritengo un risultato ottimo – commenta il vicesindaco Mingozzi, favorevole alle attività estrattive – perché va proprio nella direzione di dare risposta a una richiesta che l’opinione pubblica ha sempre manifestato: quella cioè di avere a disposizione dati certi, sulla base dei quali formarsi un’opinione. Peraltro considero Ravenna la città ideale per questo tipo di confronto, perché attraverso l’Università può fornire un contributo in termini di contenuti e capacità divulgative di primo livello, sia per mezzo della facoltà di Scienze ambientali che grazie alla nuova laurea magistrale in Tecnico dell’off shore, al via in autunno».

Estrazioni Off shore AdriaticoIntervenendo in rappresentanza dei diversi soggetti che avevano chiesto l’incontro, Maria Paola Patuelli ha in primo luogo espresso soddisfazione per la risposta rapida dell’amministrazione comunale: «Questa mattina è iniziato un confronto vero. Ci ha fatto molto piacere che l’assessore Liverani abbia dichiarato la propria intenzione di proporre la convocazione di una commissione consiliare ad hoc. Vi parteciperemo senz’altro e sarà un primo passo a partire dal quale continueremo a lavorare insieme, con l’obiettivo di un successivo e più ampio momento di confronto, ad esempio un convegno, attraverso il quale mettere tutta la cittadinanza a conoscenza delle diverse posizioni esistenti, anche nello stesso mondo scientifico, su questi temi. Noi ci riconosciamo nella lettera aperta che docenti universitari e rappresentati della comunità scientifica hanno inviato al Governo e agli enti locali. Dal Governo non è arrivata alcuna risposta. Al Comune, del quale non condividiamo la posizione nel merito, diamo però atto di averci risposto e dimostrato una reale apertura al confronto, confronto che riteniamo ‘ossigeno per la democrazia».
Patuelli ha concluso chiedendo di poter consultare il settimo accordo Eni – Comune e il programma della nuova laurea magistrale in tecnico dell’off shore.

L’assessore Liverani ha ribadito «la positività di un incontro che per la prima volta sancisce un fattivo impegno a un confronto aperto e senza pregiudizi su tematiche così importanti, a partire dalla base di uno spirito autenticamente collaborativo da parte di tutti. Confermo che proporrò la convocazione di una commissione dedicata a questi temi; al confronto pubblico che ne seguirà sarà oltremodo opportuna la presenza di rappresentanti di Eni e della comunità scientifica, per rendere la discussione il più concreta e utile possibile».

Trivella estrazioni Romagna«Lo ritengo un risultato ottimo – commenta il vicesindaco Mingozzi, favorevole alle attività estrattive – perché va proprio nella direzione di dare risposta a una richiesta che l’opinione pubblica ha sempre manifestato: quella cioè di avere a disposizione dati certi, sulla base dei quali formarsi un’opinione. Peraltro considero Ravenna la città ideale per questo tipo di confronto, perché attraverso l’Università può fornire un contributo in termini di contenuti e capacità divulgative di primo livello, sia per mezzo della facoltà di Scienze ambientali che grazie alla nuova laurea magistrale in Tecnico dell’off shore, al via in autunno».

Intervenendo in rappresentanza dei diversi soggetti che avevano chiesto l’incontro, Maria Paola Patuelli ha in primo luogo espresso soddisfazione per la risposta rapida dell’amministrazione comunale: «Questa mattina è iniziato un confronto vero. Ci ha fatto molto piacere che l’assessore Liverani abbia dichiarato la propria intenzione di proporre la convocazione di una commissione consiliare ad hoc. Vi parteciperemo senz’altro e sarà un primo passo a partire dal quale continueremo a lavorare insieme, con l’obiettivo di un successivo e più ampio momento di confronto, ad esempio un convegno, attraverso il quale mettere tutta la cittadinanza a conoscenza delle diverse posizioni esistenti, anche nello stesso mondo scientifico, su questi temi.
Noi ci riconosciamo nella lettera aperta che docenti universitari e rappresentati della comunità scientifica hanno inviato al Governo e agli enti locali. Dal Governo non è arrivata alcuna risposta. Al Comune, del quale non condividiamo la posizione nel merito, diamo però atto di averci risposto e dimostrato una reale apertura al confronto, confronto che riteniamo ‘ossigeno per la democrazia».
Patuelli ha concluso chiedendo di poter consultare il settimo accordo Eni – Comune e il programma della nuova laurea magistrale in tecnico dell’off shore.

L’assessore Liverani ha ribadito «la positività di un incontro che per la prima volta sancisce un fattivo impegno a un confronto aperto e senza pregiudizi su tematiche così importanti, a partire dalla base di uno spirito autenticamente collaborativo da parte di tutti. Confermo che proporrò la convocazione di una commissione dedicata a questi temi; al confronto pubblico che ne seguirà sarà oltremodo opportuna la presenza di rappresentanti di Eni e della comunità scientifica, per rendere la discussione il più concreta e utile possibile».

Quando il tifo diventa collezionismo Roberto e le 200 maglie del Ravenna

Un amore sbocciato nel 1993 contro la Samb (1-0, Scapolo) Dal 2008 la raccolta delle divise: alcune pagate fino a 300 euro

La prima gli è stata lanciata da Leonardo Pettinari dopo la partita contro la Pro Sesto nel 2008, l’ultima l’ha ricevuta da Mattia Del Mastio dopo Ravenna-Ghivizzano lo scorso giugno: per il 33enne Roberto Armari, tifoso del Ravenna da quel Ravenna-Samb della stagione 1992-93 con vittoria bizantina 1-0 grazie a Scapolo, la passione per il calcio della sua città passa attraverso la collezione delle maglie da gioco dei giallorossi arrivata oggi a quasi duecento pezzi. Nel 2013 in occasione dei festeggiamenti per il centenario del club sono state esposte all’ex tribunale in via D’Azeglio.

Molte le ha trovate online su Ebay, spendendo in media da 50 a 150 euro ognuna con picchi di 300 euro per quelle degli anni Ottanta: «Meglio non fare i conti di quanto mi è costato finora…». Ma al cuore non si comanda e soprattutto con la fede non si fa business: «Buonocore mi offrì 500 euro per la sua maglia. Gli ho detto che non potevo vendere proprio quella del mio idolo nemmeno a lui stesso». Una indossata da Biliotti in una partita di Coppa Italia contro il Bologna è riuscito a conquistarla perché Michele Paramatti, ex calciatore rossoblù, per beneficenza mise all’asta un po’ di magliette raccolte in carriera tra cui quella della punta ravennate: «Pazienza se in quella partita ci siamo presi cinque pere…». E ci sono pure giocatori che hanno voluto collaborare alla collezione: a Natale del 2014 Roberto ha ricevuto un pacco dono da Biagio Lombardi, giallorosso negli anni Ottanta, che ha regalato alcuni pezzi dei suoi campionati.

Scorrendo le divise scorre la storia del calcio ravennate e un po’ anche della città: «Se guardi gli sponsor sul petto ci sono nomi di aziende che non esistono più. Oppure vedi come è cambiata la grafica dei marchi. Ad esempio quella indossata da Paolo Bertani, attaccante nel campionato 82-83, è la più vecchia che ho e davanti c’è il primissimo logo del centro commerciale Esp». Non è certo l’unica chicca tra quasi duecento capi di abbigliamento: «C’è quella del 1996-97 con i lampi disegnati, oppure quella dell’ultima serie B del 1997-98 che per me è la più bella di tutte. Ma la maglia del Ravenna è sempre bella». Poi c’è quella indossata da Francesco Toldo al Benelli il 9 maggio 1993 nella gara contro il Vicenza: alla fine di quella stagione (in panchina Gigi Delneri) arrivò la prima promozione in serie B.

Tra quelle non proprio memorabili Roberto ricorda «una oscena nera con pois bianchi usata una volta sola nel 2008, però mi manca nella collezione» e una di quest’anno, bianca e blu: «Dai, praticamente sembravamo la Spal. Ma mi fa piacere averla nella collezione, per fortuna sono riuscito ad averla tramite un dirigente».

Sia chiaro, Roberto è collezionista integralista quindi non pensiate di vederlo a calcetto con gli amici con Centofanti sulle spalle: «Sono tutte imbustate per non rovinarsi tranne quelle in lana che tengo appese perché non vorrei che piegate si staccassero le scritte. Quando le guardo mi chiedo come facessero a giocare con quella stoffa».

Tante maglie significano anche tante trasferte con gli Ultrà della curva Mero. Roberto si ferma e ci pensa: «Quanti chilometri avrò fatto?». Per la B come per la Promozione: «Tra i dilettanti succedono cose assurde come farsi 300 km di trasferta e dover tornare perché si fulmina un lampione e non si può riparare. Meno male che abbiamo raggiunto la promozione in Serie D. Per certe cose ci si diverte di più nei dilettanti. Ti svegli la domenica mattina, vai in trasferta, fai un giro, mangi fuori, arrivi allo stadio e non hai problemi di biglietti nominativi e tessere del tifoso. L’ultimo anno della B i biglietti per le trasferte erano in vendita al Mediaworld. Se sei in fila per un biglietto di calcio accanto a uno che deve comprare un frigorifero c’è qualcosa che non va…».

Quando il tifo diventa collezionismo Roberto e le 200 maglie del Ravenna

Un amore sbocciato nel 1993 contro la Samb (1-0, Scapolo) Dal 2008 la raccolta delle divise: alcune pagate fino a 300 euro

La prima gli è stata lanciata da Leonardo Pettinari dopo la partita contro la Pro Sesto nel 2008, l’ultima l’ha ricevuta da Mattia Del Mastio dopo Ravenna-Ghivizzano lo scorso giugno: per il 33enne Roberto Armari, tifoso del Ravenna da quel Ravenna-Samb della stagione 1992-93 con vittoria bizantina 1-0 grazie a Scapolo, la passione per il calcio della sua città passa attraverso la collezione delle maglie da gioco dei giallorossi arrivata oggi a quasi duecento pezzi. Nel 2013 in occasione dei festeggiamenti per il centenario del club sono state esposte all’ex tribunale in via D’Azeglio.

Molte le ha trovate online su Ebay, spendendo in media da 50 a 150 euro ognuna con picchi di 300 euro per quelle degli anni Ottanta: «Meglio non fare i conti di quanto mi è costato finora…». Ma al cuore non si comanda e soprattutto con la fede non si fa business: «Buonocore mi offrì 500 euro per la sua maglia. Gli ho detto che non potevo vendere proprio quella del mio idolo nemmeno a lui stesso». Una indossata da Biliotti in una partita di Coppa Italia contro il Bologna è riuscito a conquistarla perché Michele Paramatti, ex calciatore rossoblù, per beneficenza mise all’asta un po’ di magliette raccolte in carriera tra cui quella della punta ravennate: «Pazienza se in quella partita ci siamo presi cinque pere…». E ci sono pure giocatori che hanno voluto collaborare alla collezione: a Natale del 2014 Roberto ha ricevuto un pacco dono da Biagio Lombardi, giallorosso negli anni Ottanta, che ha regalato alcuni pezzi dei suoi campionati.

Scorrendo le divise scorre la storia del calcio ravennate e un po’ anche della città: «Se guardi gli sponsor sul petto ci sono nomi di aziende che non esistono più. Oppure vedi come è cambiata la grafica dei marchi. Ad esempio quella indossata da Paolo Bertani, attaccante nel campionato 82-83, è la più vecchia che ho e davanti c’è il primissimo logo del centro commerciale Esp». Non è certo l’unica chicca tra quasi duecento capi di abbigliamento: «C’è quella del 1996-97 con i lampi disegnati, oppure quella dell’ultima serie B del 1997-98 che per me è la più bella di tutte. Ma la maglia del Ravenna è sempre bella». Poi c’è quella indossata da Francesco Toldo al Benelli il 9 maggio 1993 nella gara contro il Vicenza: alla fine di quella stagione (in panchina Gigi Delneri) arrivò la prima promozione in serie B.

Tra quelle non proprio memorabili Roberto ricorda «una oscena nera con pois bianchi usata una volta sola nel 2008, però mi manca nella collezione» e una di quest’anno, bianca e blu: «Dai, praticamente sembravamo la Spal. Ma mi fa piacere averla nella collezione, per fortuna sono riuscito ad averla tramite un dirigente».

Sia chiaro, Roberto è collezionista integralista quindi non pensiate di vederlo a calcetto con gli amici con Centofanti sulle spalle: «Sono tutte imbustate per non rovinarsi tranne quelle in lana che tengo appese perché non vorrei che piegate si staccassero le scritte. Quando le guardo mi chiedo come facessero a giocare con quella stoffa».

Tante maglie significano anche tante trasferte con gli Ultrà della curva Mero. Roberto si ferma e ci pensa: «Quanti chilometri avrò fatto?». Per la B come per la Promozione: «Tra i dilettanti succedono cose assurde come farsi 300 km di trasferta e dover tornare perché si fulmina un lampione e non si può riparare. Meno male che abbiamo raggiunto la promozione in Serie D. Per certe cose ci si diverte di più nei dilettanti. Ti svegli la domenica mattina, vai in trasferta, fai un giro, mangi fuori, arrivi allo stadio e non hai problemi di biglietti nominativi e tessere del tifoso. L’ultimo anno della B i biglietti per le trasferte erano in vendita al Mediaworld. Se sei in fila per un biglietto di calcio accanto a uno che deve comprare un frigorifero c’è qualcosa che non va…».

Matteo Renzi non è proprio un leader dal “cuore tenero“

Alcune intercettazioni svelano come il Primo Ministro sià tutto fuorché un’affabile e pacioso giovanotto.

Renzi LettaSi sa, la politica non è fatta per gente dal cuore tenero, e le intercettazioni pubblicate recentemente dai giornali provano una volte per tutte che il nostro Primo Ministro Matteo Renzi, all’apparenza affabile e pacioso giovincello da parrocchia, il cuore tenero proprio non ce l’ha. Le gustose intercettazioni sono finite nell’indagine della Procura di Napoli sulla cooperativa Cpl Concordia, quella che ha metanizzato la provincia di Caserta accordandosi – pare – con la camorra. Sono le ore 9.11 dell’11 gennaio 2014. Renzi ha da poco vinto le primarie ed è diventato il segretario nazionale del Pd sbaragliando Gianni Cuperlo. A capo del Governo c’è Enrico Letta, Pd. Renzi viene chiamato al cellulare dal comandante interregionale della Guardia di Finanza, il generale Michele Adinolfi, allora indagato per una sospetta fuga di notizie che sarà archiviata su richiesta dello stesso pm Henry John Woodcock. Proprio quel giorno Renzi compie 39 anni.

Renzi (R): Signor generale! Adinolfi (A): Mi dicono fonti solitamente ben informate che
ti stai avviando anche tu verso una fase di rottamazione. R: È la disinformatia del partito…
A: Come stai amico mio? Tanti auguri, tanti auguri e complimenti. Matteo, spero di vederti in qualche occasione. R: Con molto, molto piacere. La settimana prossima sarà un po’ decisiva perché vediamo se riusciamo a chiudere l’accordo sul governo. E… A: Rimpastino? R: Sì, sì. Rimpastino sicuro. Rimpastone, no rimpastino! Il problema è capire anche… se mettere qualcuno dei nostri… A: È lì il punto! O stare fuori, va bene? R: No, bisogna star dentro. A: Oppure stare dentro. R: Stare dentro però rimpastone. E sai, a questo punto, c’è prima l’Italia, non c’è niente da fare. Mettersi a discutere per buttare all’aria tutto, secondo me alla lunga sarebbe meglio per il Paese perché lui è proprio incapace, il nostro amico.

Quel “lui” di cui parla Renzi è Enrico Letta. Proprio bella considerazione che c’ha, il segretario del Pd, del suo Primo Ministro in carica! E Renzi svela e anticipa a un generale – che dovrebbe controllarlo visto che lui a quell’epoca è solo un privato cittadino – la sua strategia: sostituire, con l’appoggio di Berlusconi, Enrico Letta a Palazzo Chigi, dandogli in cambio il Quirinale. In pratica, il patto del Nazareno. Ma ci sono due problemi, spiega Renzi al generale: Letta jr ha 46 anni, e devi averne 50 per diventare Presidente della Repubblica, e poi non si fida. Continua… R: Lui non è capace, non è cattivo, non è proprio capace. E quindi… però l’alternativa è governarlo da fuori… A: Secondo me il taglio del Presidente della Repubblica. R: Lui sarebbe perfetto, gliel’ho anche detto ieri. A: E allora? R: L’unico problema è che … bisogna aspettare agosto del 2016. Quell’altro non c’arriva, capito? Me l’ha già detto. (Dove “quell’altro” è Napolitano) A: Sì sì, certo certo. R: Quell’altro 2015 vuole andar via e … Michele mi sa che bisogna fare quelli che… che la prendono nel culo personalmente… poi vediamo magari mettiamo qualcuno di questi ragazzi dentro nella squadra… a sminestrare un po’ di roba. A: Sì sì, ho capito. R: Purtroppo si fa così. A: Non ci sono alternative, perché quello, il numero uno non molla e quindi che fai? R: E poi il numero uno anche se mollasse… poi il numero uno ce l’ha a morte con Berlusconi per cui… e Berlusconi invece sarebbe più sensibile a fare un ragionamento diverso. Vediamo via, mi sembra complicata la vicenda… Va bene.. un abbraccio forte. A: Che stronzo! Ciao, ciao. Buon compleanno, buona giornata.

Insomma, Renzi (un cordiale stronzo, per il generale Adinolfi) sostiene che Napolitano è contrario ma Berlusconi ci sta. Il patto del Nazareno esisteva già 8 giorni prima di essere siglato, poiché Renzi e Berlusconi s’incontrarono alla sede del Pd il 18 gennaio, cinque giorni dopo la telefonata. Recentemente la Boschi in Parlamento ha giurato che Renzi ad Adinolfi non parlò affatto di sostituire Letta. E come no. «Enrico stai sereno», gli disse, «che sei un incapace».

In arrivo 56 ore roventi I consigli contro l’ondata di calore

A partire dalle 14 del 16 luglio temperature elevate e alta umidità La protezione civile: bere molto evitando bevande alcoliche  

Temperature elevate e alti tassi di umidità: è stata diramata dalla protezione civile un’allerta per ondata di calore dalle 14 di oggi, 16 luglio, fino alle 22 di sabato 18 (56 ore). Le temperature elevate possono influire sulla condizione di salute delle persone più anziane e vulnerabili, e possono determinare spossatezza, in particolare colpi di calore e disidratazione a seguito di prolungata esposizione al sole e/o attività fisica. La protezione civile raccomanda di adottare i consigli diffusi dalla Ausl con particolare riferimento a bambini e ad anziani.

Cosa fare: bere molto e spesso (fino a due litri d’acqua al giorno) anche quando non si ha sete; mangiare molta frutta e verdura, fare pasti leggeri; vestirsi con abiti leggeri, di colore chiaro, non aderenti, di cotone, lino o comunque fibre naturali; nelle ore più calde usare tende o chiudere le imposte; fare bagni o docce con acqua tiepida; stare il più possibile con altre persone; passare più tempo possibile in ambienti con aria condizionata; consultare il proprio medico prima di assumere integratori di sali minerali, se si assumono farmaci in maniera regolare; pulire i filtri dei condizionatori periodicamente (sono un ricettacolo di polveri e batteri) e regolare la temperatura a 25/27° C, e comunque non troppo bassa rispetto a quella esterna; se si è affetti da diabete o ipertensione o da altre patologie che implicano l’assunzione continua di farmaci, è importante consultare il proprio medico di famiglia per conoscere eventuali reazioni che possono essere provocate dalla combinazione caldo/ farmaco o sole/farmaco.

Cosa non fare: evitare di bere bibite gassate e contenenti zuccheri; evitare di bere alcolici e caffè; evitare di consumare cibi troppo caldi; limitare l’uso del forno e dei fornelli; evitare, per quanto possibile, di uscire tra le 12 e le 17; evitare il flusso diretto di ventilatori o condizionatori e le correnti d’aria; non lasciare mai nessuno, neanche per brevi periodi, in macchine parcheggiate al sole; ridurre il più possibile l’utilizzo del pannolino per i bambini e degli analoghi presidi per gli anziani.

Tre auto si scontrano all’incrocio killer Nove persone coinvolte, anche bimbi

Nessun ferito grave nell’impatto al semaforo Adriatica-Ravegnana

In un incidente stradale avvenuto all’incrocio tra Adriatica e Ravegnana a Ravenna, verso le 21.30 del 14 luglio, sono rimaste coinvolte tre auto che trasportavano nove persone, tra cui alcuni bambini: tutti trasportati al pronto soccorso, otto con codici di ingresso di bassa gravità, una con codice di media gravità.

Secondo i primi rilievi sembra che una Mercedes stesse circolando sulla Statale 16 con direzione Ferrara quando, giunta all’incrocio con la Ravegnana, si è scontrata frontalmente/lateralmente con la Multipla che stava percorrendo via Ravegnana provenendo da Forlì e dirigendosi verso Ravenna. A seguito della collisione la Multipla è stata spinta verso la Opel, che stava percorrendo via Ravegnana provenendo da Ravenna con direzione Cervia.

Giovani, carini e coworker Ecco la coabitazione lavorativa

Età media 33 anni per le 32 persone che occuperanno i 300 mq
messi a disposizione dal Comune per innovazione e cultura

Il più giovane ha 29 anni e il più vecchio ne ha 40, in trecento metri quadrati forniti dal Comune condivideranno spazi, conoscenze e macchinari. È cominciato oggi, 15 luglio, il primo esperimento di coworking a Ravenna: per un massimo di due anni, otto soggetti (associazioni, liberi professionisti e imprese per un totale di 32 persone) che si occupano di innovazione sociale e di industria culturale vivranno un’esperienza di coabitazione lavorativa ribattezzata Cresco.

I locali messi a disposizione da Palazzo Merlato si trovano in via Sant’Agata 48 e sono organizzati in cinque stanze allestite ciascuna con due postazioni (scrivania, sedie, telefono) per un totale di dieci spazi di lavoro disponibili. Otto postazioni sono dedicate ai progetti selezionati e i coworker, denominati resident, vi potranno lavorare fino a un massimo di 24 mesi. Due postazioni sono invece riservate a coworker denominati temporary, coloro che hanno necessità di utilizzare lo spazio di mezza o una intera giornata. Le postazioni temporary possono essere prenotate scrivendo una mail a cowo@comune.ra.it. Oltre alle 10 postazioni di lavoro, i locali di Via Sant’Agata prevedono anche 2 spazi comuni: una sala riunioni arredata con tavolo, sedie e lavagna a fogli mobili, per riunioni, ricevimento clienti e workshop e una sala corsi arredata con videoproiettore, lavagna a fogli mobili e sedie per corsi di formazione, eventi e videoproiezioni. Infine Cresco è organizzato per offrire alcuni servizi indispensabili al lavoro quali wifi, stampante/fax, zona pausa caffè e un animatore di coworking che avrà il compito di coordinare, facilitare e supportare la collaborazione.

Ecco i protagonisti del coworking: Nomad Family, Getcoo, Eee, Coop Passi, Tap, Artifici Largà, Vira2019, Valentina Gentile (nel file pdf scaricabile dal link in fondo alla pagina i dettagli di ogni realtà) «e hanno fatto esperienze a vario titolo – si legge nel comunicato del Comune – con città straniere quali Exter, Valencia, Chicago, Mosca, Amsterdam, Vilnius, Maastricht, Graz, Dublino, Rotterdam, Bucarest. La loro designazione è avvenuta sulla base di un bando finalizzato a raccogliere manifestazioni di interesse, emanato dal Comune in collaborazione con Aster, Università di Bologna Campus di Ravenna e Tavolo provinciale delle associazioni imprenditoriali».

L’insediamento dei 32 coworker è avvenuto questa mattina, 15 luglio, alla presenza dell’assessora Valentina Morigi che si è congratulata con loro per la qualità dei progetti presentati in sede di candidatura che verranno sviluppati fra le mura di via sant’Agata: «La chiave giusta per fare impresa innovativa e per migliorare la nostra città è scambiarsi le competenze, lavorare e crescere insieme – ha detto Morigi –. Quello di oggi è il risultato di un anno di lavoro: siamo partiti dalla volontà di riaprire e restituire alla città questo immobile, un pezzo di patrimonio pubblico in pieno centro storico. E dall’ambizione di trasformare le giovani professionalità e competenze, maturate con i percorsi partecipati di Ravenna 2019 e di Agenda Digitale, in opportunità di imprenditoria nel segno dell’industria creativa e della innovazione sociale, due filoni progettuali su cui l’unione europea invita le istituzioni e i privati ad investire. Se oggi siamo qui, è grazie ai dipendenti comunali che hanno creduto quanto me nel progetto, alle altre esperienze di coworking in Regione che abbiamo avuto modo di visitare, e soprattutto grazie ai nostri partners di progetto: Aster, il Tavolo Provinciale delle Imprese e l’Università di Ravenna».

Sub Delphinus, in apnea da 59 anni La Baiona nuova frontiera sott’acqua

La prima scuola di immersione ravennate. Il movimento raccoglie un migliaio di appassionati. Dal 2007 alla scoperta della valle

Uscirono dal cinema con gli occhi ancora pieni delle immagini di “Sesto Continente” di Folco Quilici. Era il 1954 e un gruppo di sei-sette 16enni ravennati si innamorò dell’attività subacquea con il documentario girato nelle acque del Mar Rosso: fondarono un’associazione dando vita a una storia di immersioni che ancora va avanti. Così è nato il gruppo sportivo Sub Delphinus, stesso nome della casa di produzione del film, prima realtà ravennate e quarta in Italia. Dal 1963 è anche scuola di immersione rilasciando i brevetti per sub: in poco più di cinquant’anni di attività i dirigenti stimano di aver formato tra tremila e cinquemila subacquei. Oggi il movimento locale di appassionati di tutte le attività subacquee (fotografia, caccia subacquea, tiro a segno, tecnica, orientamento, nuoto pinnato) raccoglie all’incirca un migliaio di persone. Gli associati alla Delphinus sono circa duecento, dal 16enne all’80enne.

«Quei ragazzi negli anni Cinquanta furono davvero dei pionieri nel campo – racconta oggi Mauro Pazzi, membro del consiglio direttivo della Sub Delphinus –. A quel tempo le uniche competenze in materia venivano dal mondo della Marina militare». Oggi le cose sono cambiate, le attrezzature offrono sempre migliori prestazioni, le tecniche in alcuni casi sono cambiate molto ma andare sott’acqua non va considerata un’attività da fare senza la dovuta preparazione: «La legge italiana non richiede un brevetto ma i club si sono dati un’autoregolamentazione perché ci sia l’adeguata formazione per chi intraprende l’attività».

Farsi trovare pronti per scendere negli abissi comporta una spesa che si aggira sul migliaio di euro per l’acquisto dell’attrezzatura, l’iscrizione a un’associazione e il corso con esame finale. Poi ogni uscita nelle nostre zone può costare 30-40 euro per il noleggio della bombola e il trasporto al largo in barca. Pazzi ha iniziato venticinque anni fa e si cimenta soprattutto con la fotografia: «Quando vai in immersione si provano sensazioni uniche. Sei in una bolla, non hai peso, c’è l’isolamento dal mondo esterno, i suoni sono ovattati, hai il privilegio di vedere cose che altri non vedono e anche per questo ho iniziato a fare foto, per condividere con altri quello che potevo vedere sott’acqua».

Fin dalla fondazione, l’associazione Sub Delphinus ha avuto come obiettivo la promozione dello sport legato all’attività subacquea. Ma anche ricerca: nel 1969 e nel 1970 il gruppo partecipò ai progetti Delfino 1 e 2: l’esperimento consisteva nel vivere alcuni giorni senza risalire in superficie dentro casse metalliche calate a 9 e a 20 metri di profondità, in prossimità dell’isola d’acciaio Sarom nel mare prospiciente a Marina di Ravenna. Il rapporto con la ricerca scientifica è tuttora in corso con collaborazioni con il mondo universitario. Nel corso degli anni dal gruppo sportivo o dai suoi soci sono nate numerose esperienze legate al mare e al mondo della subacquea, basti pensare alla Rana Diving e alla Marine Consulting società di lavori subacquei, all’Hds Italia, al Centro iperbarico e all’associazione Paguro.

Da qualche anno la nuova frontiera delle immersioni ravennati è pialassa Baiona. Per raggiungere il fondale c’è da sporcarsi di fango ma sotto quei sette metri di acqua della valle a nord del porto si trovano specie viventi originarie delle Filippine o dell’Indonesia. Proprio ai canali di collegamento con il Candiano per la regolazione delle maree è dovuta la presenza di organismi esotici: «Le navi in viaggio trasportano larve dalle acque di altri ambienti e quando arrivano può succedere che trovino condizoni idonee e attecchiscono», spiega Pazzi della Sub Delphinus. È stato lui il primo a immergersi nelle acque della Baiona: «Nessuno si immaginava che ci fosse quello spettacolo là sotto. Poi nel 2007 andai con un amico su consiglio di un vongolaro e siamo rimasti senza parole». Organismi di dimensioni inferiori ai cinque centimetri che da queste parti non si erano mai visti. Con la collaborazione del biologo Attilio Rinaldi è iniziato un paziente lavoro di catalogazione dovendo fare i conti con le peculiarità del sito: «Si può andare solo in certe condizioni di marea, è stato necessario organizzarci all’alba o di notte». Nel 2012 l’iniziativa voluta dall’assessore allo Sport Guido Guerrieri, “Subacquea a chilometri zero”, ha dato visibilità alla Baiona e già nel 2014 si sono visti sub da diverse parti d’Italia attirati dall’ambiente unico.

Vino contraffatto, blitz in tre aziende Sequestrati prodotti per 5 milioni

Indagini per frode in commercio e falso in atti e registri
sigilli in cantina a circa 150mila ettolitri tra mosti e altri preparati

Utilizzavano anche mosti d’uva ottenuti da uve da tavola poi illecitamente destinati alla fermentazione alcolica al di fuori del periodo vendemmiale. Questa una delle ipotesi sostenute dagli inquirenti che stanno indaganado su tre aziende vitivinicole ravennati per falso in atti e registri, frode in commercio, frode processuale e contraffazione di prodotti agroalimentari. Sono stati sequestrati in cantina circa 15 milioni di litri di mosti d’uva, vini e altri sottoprodotti di lavorazione e derivati, nonché ingente documentazione contabile ed extra-contabile ora al vaglio degli inquirenti coordinati dal sostituto procuratore Cristina D’Aniello. Il valore commerciale delle merci sequestrate ammonta, a una prima stima, ad oltre 5 milioni di euro.

L’operazione trae origine da un’attenta analisi del rischio dell’Unità investigativa del ministero dell’Agricoltura che aveva evidenziato, per le tre realtà vitivinicole, gravi anomalie nella gestione della tracciabilità delle materie prime e sulla qualità dei mosti d’uva e dei vini, rilevate tramite accertamenti ispettivi e analitici. Con la collaborazione della guardia di finanza sono scattate le perquisizioni nelle aziende e a carico dei responsabili aziendali.

Si esamineranno al più presto le fonti di prova acquisite nel corso delle perquisizioni, al fine di reperire, tra l’altro, elementi extra-contabili comprovanti l’illecita rivendicazione di zone geografiche e indicazioni varietali prive di fondamento giuridico, finalizzata alla vendita di grandi quantità di vini da tavola e mosti d’uva designati con illecite indicazioni. Sono tuttora in corso ulteriori attività sulla tracciabilità e verifica di qualità dei prodotti presenti nelle cantine. Saranno inoltre approfonditi i controlli sulla qualità dei prodotti attraverso analisi specialistiche sui numerosi campioni prelevati e sarà esaminata la copiosa documentazione contabile ed extracontabile sequestrata per individuare eventuali ipotesi di evasione fiscale o ulteriori reati tributari.

Vino contraffatto, blitz in tre aziende Sequestrati prodotti per 5 milioni

Indagini per frode in commercio e falso in atti e registri sigilli in cantina a circa 150mila ettolitri tra mosti e altri preparati

Utilizzavano anche mosti d’uva ottenuti da uve da tavola poi illecitamente destinati alla fermentazione alcolica al di fuori del periodo vendemmiale. Questa una delle ipotesi sostenute dagli inquirenti che stanno indaganado su tre aziende vitivinicole ravennati per falso in atti e registri, frode in commercio, frode processuale e contraffazione di prodotti agroalimentari. Sono stati sequestrati in cantina circa 15 milioni di litri di mosti d’uva, vini e altri sottoprodotti di lavorazione e derivati, nonché ingente documentazione contabile ed extra-contabile ora al vaglio degli inquirenti coordinati dal sostituto procuratore Cristina D’Aniello. Il valore commerciale delle merci sequestrate ammonta, a una prima stima, ad oltre 5 milioni di euro.

L’operazione trae origine da un’attenta analisi del rischio dell’Unità investigativa del ministero dell’Agricoltura che aveva evidenziato, per le tre realtà vitivinicole, gravi anomalie nella gestione della tracciabilità delle materie prime e sulla qualità dei mosti d’uva e dei vini, rilevate tramite accertamenti ispettivi e analitici. Con la collaborazione della guardia di finanza sono scattate le perquisizioni nelle aziende e a carico dei responsabili aziendali.

Si esamineranno al più presto le fonti di prova acquisite nel corso delle perquisizioni, al fine di reperire, tra l’altro, elementi extra-contabili comprovanti l’illecita rivendicazione di zone geografiche e indicazioni varietali prive di fondamento giuridico, finalizzata alla vendita di grandi quantità di vini da tavola e mosti d’uva designati con illecite indicazioni. Sono tuttora in corso ulteriori attività sulla tracciabilità e verifica di qualità dei prodotti presenti nelle cantine. Saranno inoltre approfonditi i controlli sulla qualità dei prodotti attraverso analisi specialistiche sui numerosi campioni prelevati e sarà esaminata la copiosa documentazione contabile ed extracontabile sequestrata per individuare eventuali ipotesi di evasione fiscale o ulteriori reati tributari.

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