sabato
20 Giugno 2026

«Va impedita la commemorazione del gerarca fascista al cimitero»

Interrogazione di tre parlamentari ravennati al ministero degli Interni contro il raduno in ricordo di Muti: «Pretesto per fez e camicie nere»

La commemorazione di un defunto è occasione per proclami e orazioni di matrice fascista conditi dall’ostentazione di stendardi, saluti romani, fez e camicie nere. Di questo sono convinti tre parlamentari ravennati – Giovanni Paglia (Sel), Andrea Maestri (misto) e Alberto Pagani (Pd) – a proposito del raduno che da diversi anni si tiene al cimitero monumentale di Ravenna l’ultima domenica di agosto in ricordo dell’uccisione del gerarca fascista Ettore Muti avvenuta tra il 23 e il 24 agosto 1943 e presentano un’interrogazione al ministro degli Interni chiedendo di «intervenire preventivamente attraverso i più adeguati provvedimenti di cui dispongono le autorità pubbliche per impedire la prosecuzione di questi accadimenti in quanto irriguardosi dei principi costituzionali e trasgressivi di norme di legge e regolamentari».

Soprannominato “Gim dagli occhi verdi”, Muti è stato uno dei capi del movimento fascista nel Ravennate nonché segretario del Partito nazionale fascista (Pnf) da ottobre del 1939 a ottobre del 1940. «I cimiteri sono luoghi di raccoglimento per tutta la cittadinanza – scrivono i parlamentari – e sarebbe buona norma che non vi avessero luogo manifestazioni di alcun genere atte a turbare la memoria e la sensibilità di coloro che vi hanno i propri cari sepolti, in tal caso quelli che caddero in battaglia, combattendo contro quei simboli e quell’ideologia. Nonostante l’associazione organizzatrice del raduno, Associazione nazionale arditi d’Italia tramite le Federazioni ravennate e bolognese, abbia nel corso degli anni tenuto a specificare che il raduno si configurasse come cerimonia apolitica, i fatti si sono incaricati di smentire questo auspicio».

Paglia, Maestri e Pagani infine fanno riferimento al quadro normativo definito da due leggi, la 645/52 e la 205/93: la prima punisce chiunque con parole, gesti o in qualunque altro modo compie pubblicamente manifestazioni usuali al disciolto partito fascista; la seconda punisce chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche.

La Darsena che cambia: ecco le 4 installazioni lungo la banchina destra

Finanziate da Ravenna Capitale 2015, richiameranno una duna,
un campo, un faro e un’isola. RENDERING – MAPPA

Cambia volto la passeggiata lungo la sponda destra del canale Candiano della darsena di città di Ravenna.

In occasione di “Darsena Open Show” – la festa di Ravenna Capitale Italiana della Cultura 2015, che si svolgerà il prossimo 18 luglio – verranno infatti realizzate in banchina quattro installazioni di riuso temporaneo.

Si tratta di interventi finanziati con le risorse della Capitale Italiana, sulla base di un progetto promosso dall’associazione Naviga in Darsena e ideato da Officina Meme.

L’ideazione vede come presupposto il riutilizzo di materiale di recupero, legato alla tradizione produttiva e agricola del territorio ravennate, e un omaggio al paesaggio ravennate, dall’acqua verso la città con quattro installazioni chiamate “il faro”, “la duna”, “il campo” e “l’isola”.

Le opere sono realizzate riutilizzando cassoni in legno forniti dall’associazione Naviga in Darsena e ciascuna è poi caratterizzata dall’inserimento di vegetazione, grafica o carpenteria metallica. L’obiettivo è quello di rendere fruibile l’area della banchina fornendo i servizi necessari all’utilizzo dell’area come la luce (faro), la sosta e l’ombreggiamento (duna e campo) e il gioco e la scoperta della spazio (isola).

La scelta di concentrare le installazioni in quattro punti – spiegano i promotori in una nota – «ha il duplice obiettivo di fornire una scansione visiva percepibile da ogni punto della banchina e contemporaneamente di dare un ritmo fruitivo alla passeggiata dalla testata darsena fino al faro».

Qui sotto nella gallery tutti i rendering e la piantina delle nuove installazioni.

La Darsena che cambia: ecco le 4 installazioni lungo la banchina destra

Finanziate da Ravenna Capitale 2015, richiameranno una duna, un campo, un faro e un’isola. RENDERING – MAPPA

Cambia volto la passeggiata lungo la sponda destra del canale Candiano della darsena di città di Ravenna.

In occasione di “Darsena Open Show” – la festa di Ravenna Capitale Italiana della Cultura 2015, che si svolgerà il prossimo 18 luglio – verranno infatti realizzate in banchina quattro installazioni di riuso temporaneo.

Si tratta di interventi finanziati con le risorse della Capitale Italiana, sulla base di un progetto promosso dall’associazione Naviga in Darsena e ideato da Officina Meme.

L’ideazione vede come presupposto il riutilizzo di materiale di recupero, legato alla tradizione produttiva e agricola del territorio ravennate, e un omaggio al paesaggio ravennate, dall’acqua verso la città con quattro installazioni chiamate “il faro”, “la duna”, “il campo” e “l’isola”.

Le opere sono realizzate riutilizzando cassoni in legno forniti dall’associazione Naviga in Darsena e ciascuna è poi caratterizzata dall’inserimento di vegetazione, grafica o carpenteria metallica. L’obiettivo è quello di rendere fruibile l’area della banchina fornendo i servizi necessari all’utilizzo dell’area come la luce (faro), la sosta e l’ombreggiamento (duna e campo) e il gioco e la scoperta della spazio (isola).

La scelta di concentrare le installazioni in quattro punti – spiegano i promotori in una nota – «ha il duplice obiettivo di fornire una scansione visiva percepibile da ogni punto della banchina e contemporaneamente di dare un ritmo fruitivo alla passeggiata dalla testata darsena fino al faro».

Qui sotto nella gallery tutti i rendering e la piantina delle nuove installazioni.

Ordinanza decoro a Milano Marittima Multe anche per addii al celibato volgari

Sanzioni per chi circolo a torso nudo o beve alcol passeggiando

Al via un’ordinanza decoro del sindaco di Cervia Luca Coffari nel centro di Milano Marittima. Come scrive Ansa.it,
sono previste sanzioni “educative” da 25 euro per chi circola a torso nudo, consuma bevande alcoliche in vetro in modo itinerante, “partecipa ad addii al celibato/nubilato indossando o maneggiando oggetti volgari”, utilizza megafoni o compra dai venditori abusivi.

Limitazioni anche per la vendita di alcool in tutto il territorio comunale e invito agli esercenti a non far entrare venditori abusivi.

Ordinanza decoro a Milano Marittima Multe anche per addii al celibato volgari

Sanzioni per chi circolo a torso nudo o beve alcol passeggiando

Al via un’ordinanza decoro del sindaco di Cervia Luca Coffari nel centro di Milano Marittima. Come scrive Ansa.it,
sono previste sanzioni “educative” da 25 euro per chi circola a torso nudo, consuma bevande alcoliche in vetro in modo itinerante, “partecipa ad addii al celibato/nubilato indossando o maneggiando oggetti volgari”, utilizza megafoni o compra dai venditori abusivi.

Limitazioni anche per la vendita di alcool in tutto il territorio comunale e invito agli esercenti a non far entrare venditori abusivi.

Ordinanza decoro a Milano Marittima Multe anche per addii al celibato volgari

Sanzioni per chi circolo a torso nudo o beve alcol passeggiando

Al via un’ordinanza decoro del sindaco di Cervia Luca Coffari nel centro di Milano Marittima. Come scrive Ansa.it,
sono previste sanzioni “educative” da 25 euro per chi circola a torso nudo, consuma bevande alcoliche in vetro in modo itinerante, “partecipa ad addii al celibato/nubilato indossando o maneggiando oggetti volgari”, utilizza megafoni o compra dai venditori abusivi.

Limitazioni anche per la vendita di alcool in tutto il territorio comunale e invito agli esercenti a non far entrare venditori abusivi.

Ordinanza decoro a Milano Marittima Multe anche per addii al celibato volgari

Sanzioni per chi circolo a torso nudo o beve alcol passeggiando

Al via un’ordinanza decoro del sindaco di Cervia Luca Coffari nel centro di Milano Marittima. Come scrive Ansa.it,
sono previste sanzioni “educative” da 25 euro per chi circola a torso nudo, consuma bevande alcoliche in vetro in modo itinerante, “partecipa ad addii al celibato/nubilato indossando o maneggiando oggetti volgari”, utilizza megafoni o compra dai venditori abusivi.

Limitazioni anche per la vendita di alcool in tutto il territorio comunale e invito agli esercenti a non far entrare venditori abusivi.

Note dolenti e di speranza risuonano in sintonia fra Ravenna e Otranto

Impressioni dal “viaggio dell’amicizia” in Puglia:
canti, musica sacra e lo splendore dei mosaici

Quest’anno la “Via dell’Amicizia” del Ravenna Festival – che ha legato la città bizantina alla levantina Otranto – è una strada lunga 800 chilometri a seguire la sponda dell’Adriatico, verso l’estremo sud della penisola là dove si inclina verso il profondo Mediterraneo. Ed è una lunga storia millenaria che le accomuna come porte e porti aperti ad Oriente e magistrali sedi dell’arte musiva. Otranto è estroversa (al contrario di Ravenna) nel biancore delle pietre e degli intonaci delle sue case scolpite fra le strade strette e tortuose del labirintico centro storico di impianto normanno. Intorno, il mare dal terso colore azzurro, che ricorda quella luminosa vibrazione «d’oriental zaffiro» evocata dalla poesia dantesca.
Incastonata nella medina – Otranto è gemella nell’aspetto di tante splendide cittadine greche e dalmate, spagnole e nordafricane che si affacciano sul mare nostrum – la cattedrale di Santa Maria Annunziata con la facciata che ti accoglie con il gigantesco rosone, e il suntuoso portone, scolpito nell’arenaria, la cripta con la teoria di fitte colonne come le moschee arabo-ispaniche e un dilagante mosaico pavimentale che disegna un brulicante “Albero della Vita”, ideato ed eseguito intorno al 1164 dal monaco Pantaleone e suoi maestri mosaicisti. Nulla a che fare con le ieratica raffigurazioni e la raffinata luminosità dei mosaici bizantini delle basiliche ravennati: le tessere sono più sgranate, grezze e i disegni quasi abbozzati ma l’effetto narrativo è fantasmagorico. Fra dannazione e riscatto, uomini e animali, angeli e demoni, eroi e reietti, c’è tutta la storia e l’immaginario allora conosciuto. Un bestiario medievale, un intrico di meraviglie che mescola sacro e profano, figura per figura, tessera su tessera in un condensato di riferimenti iconici che gli studiosi hanno identificato in testi religiosi ebraici, islamici, cristiani eppure in romanzi cavallereschi e allegorie profane.

Insomma un’enciclopedia visionaria talmente universale che, nel 1480, quando per la prima e l’ultima volta Otranto venne conquistata e devastata dai Turchi, fu l’unica opera degli “infedeli” risparmiata. Questa invasione degli Ottomani, durante l’impero di Maometto II, ha segnato anche una delle pagine più emblematiche della storia dell’intolleranza religiosa con il feroce massacro di oltre 800 cristiani abitanti della città che non si piegarono alla conversione all’Islam e ora sono venerati  – la Cattedrale ne custodisce le reliquie – come martiri cattolici.
Otranto è una città solare, aperta e ospitale, ma per la sua storia è anche un luogo inquieto e misterioso, come tutti i luoghi di confine che segnano lo spazio della fratellanza, dell’incontro e della tolleranza e allo stesso tempo quello dello scontro, dell’incomprensione e della violenza dell’uomo sull’uomo.
In grande sintonia con tante e tali inquietudini umane e spirituali, Ric­cardo Muti ha scelto per suggellare questo gemellaggio per la fratellanza e la vicinanza culturale fra le due storiche città, nel segno della musica, straordinarie composizioni che mai come nel doppio concerto di Ravenna e Otranto hanno messo in luce i sentimenti del dolore e però della speranza, dell’umiliazione e del riscatto, dell’esaltazione della vita e del timore della morte, dei conflitti ma anche delle riconciliazioni che possono commuovere e fare incontrare visoni mistiche, credo religiosi e tradizioni culturali diverse. Dalle note sacre di Mozart a quelle di Haydn, dall’emblematica composizione di Arvo Part (Orient&Occident) al Te Deum di Verdi, fino agli straordinari intermezzi dedicati a canti e poemi in lingua grika, azera e turca, è un tappeto di note mistiche e dolenti, passionali e disperate, ma anche amorevoli ed esaltanti. Se c’è la fatica di vivere su questa terra, e forse l’Inferno, c’è anche la possibilità di un Paradiso.
Finito il concerto – un’ora di pura spiritualità musicale – dalla Cattedrale si scende verso alle mura dove si erge l’imponente Castello aragonese, simbolo di difesa ma anche di cupo isolamento, già reso grandioso e apparentemente inespugnabile nel 1200 da Federico II. Chissà perché nel 1764, lo scrittore inglese Horace Walpole decise di intitolargli un romanzo tenebroso, romantico, che nella storia della narrativa è considerato il capostipite della “letteratura gotica”, quel genere letterario in cui poi furono inseriti autori inquieti e attratti dal mistero del rapporto fra bene e male come Bram Stoker,  Ann Rad­cliffe, Edgar Allan Poe, Nathaniel Hawthorne, Mary Shelley, via via fino al contemporaneo genio narrativo di Stephen King?
C’è il sole ma a volte irrompe l’eclisse, così nell’animo umano e nella musica.

Qui sotto una gallery fotografica da Otranto.

Ancisi (LpRa) su Rete 4: «La moschea? Il miele è ottimo, ma attira anche mosche»

Collegamento anche dal parcheggio del mausoleo di Teodorico
di Ravenna per l’approfondimento del Tg sui foreign fighter

Martedì 7 luglio, su Rete 4, dalle 20.30 alle 21.15, è andata in onda, ed è stata replicata mercoledì alle 10.30, la trasmissione di approfondimento del Tg4 “Dalla vostra parte”, condotta da Paolo Del Debbio, focalizzata sul fenomeno dei foreign fighter italiani, ossia dei giovani musulmani residenti in Italia che scelgono di andare a combattere la loro Guerra santa nelle file dell’Isis. Oltre al dibattito tra gli ospiti presenti in studio, la trasmissione ha effettuato collegamenti in diretta con tre città italiane per diverse ragioni interessate al tema dell’immigrazione tra cui anche Ravenna, assurta a capitale italiana dei giovani combattenti della Jihad anche in un recente articolo di Repubblica (vedi correlati), in cui veniva sottolineato come in base alla lista dei foreign fighter censiti dal ministero dell’Interno, il 10 per cento risieda a Ravenna.

Il collegamento di Rete 4 su Ravenna è avvenuto nell’area di parcheggio del mausoleo di Teodorico con un gruppo di Lista per Ravenna, che, oltre al capogruppo Alvaro Ancisi, comprendeva Gianluca Benzoni, Elisa Frontini e Liviana Malucelli, attivi nell’organizzazione civica territoriale. A essi si è aggiunto Jacopo Morrone della Lega Nord di Forlì-Cesena.

«La parola è stata data ad Ancisi – si legge in un comunicato di Lista per Ravenna – in considerazione della strenua battaglia opposta dalla lista civica alla realizzazione a Ravenna di una grande moschea, la seconda d’Italia, condotta soprattutto in considerazione della forte sproporzione tra la dimensione del tempio islamico e quella dei musulmani locali praticanti, tale da presagirne una elevata potenzialità di attrazione interregionale».

Richiesto di sintetizzare con una battuta “cos’è cambiato in questi anni a Ravenna” a seguito dell’inaugurazione della moschea, Ancisi ha risposto, metaforicamente: «Il miele è un ottimo alimento, ma se si espone sul davanzale richiama anche le mosche».

Via Salara si trasforma in un giardino Stop al traffico ed eventi al venerdì

Un progetto per animare la strada del centro storico di Ravenna
nato dai commercianti. Verranno allestite oasi verdi con sedute

Il progetto di animazione del centro storico continua ad allargarsi e raggiunge questa volta via Salara. L’iniziativa è partita dagli operatori della strada, in particolare dalle titolari di BabyDoc, dell’erboristeria “I segreti di Teodora” e di Fango, che insieme a Confcommercio e Confesercenti hanno proposto all’assessore al Commercio e Turismo Massimo Cameliani un’idea per attirare cittadini e turisti in quella parte del centro, fino ad ora un po’ trascurata. «Vogliamo trasformare via Salara in un giardino, creare un luogo accogliente in cui le persone abbiano piacere di passeggiare nelle serate estive», spiega la proprietaria di BabyDoc. E infatti saranno allestite delle oasi verdi, con composizioni floreali e delle sedute dove ci si potrà fermare per godersi questo paesaggio insolito. In cantiere c’è anche una sorpresa «rinfrescante» offerta dal Mariani Life Style della vicina via Ponte Marino.

L’evento si terrà i venerdì sera del mese di luglio, dalle 21.30 alle 23.30 circa. Già il 3 luglio era stata allestita una mostra forografica, mentre l’inaugurazione del giardino urbano sarà venerdì 10 luglio e verrà accompagnata da piccoli momenti ricreativi per bambini, che saranno riproposti anche il 31. Il 17 luglio, sempre nella cornice di piante e fiori che coloreranno la via, è invece previsto un concerto per fiati dell’Istituto Musicale Verdi, poi i clown saranno i protagonisti della serata del 24.

Tutto questo non sarebbe possibile senza la chiusura totale al traffico, che viene concessa per la prima volta: «Come amministrazione comunale siamo convinti che valga la pena chiudere la strada per offrire un buon servizio ai cittadini e ai turisti» commenta Cameliani. L’accesso a via Salara sarà impedito dalle ore 19 alle 24 del venerdì. Per l’occasione verrà invertito il senso di marcia in vicolo Gabbiani in modo da consentire il passaggio da via San Vitale a via Pontemarino.

Il progetto, nato soltanto un mese fa e definito negli ultimi giorni, si inserisce nel quadro di eventi che stanno contribuendo ad arricchire il programma di Ravenna Bella di Sera, come i concerti in piazza del Popolo, con l’obiettivo condiviso di riaccendere lo spirito del centro storico.

Il Comune per l’occasione concede l’esenzione della tassa sul suolo pubblico e il patrocinio. «Quest’anno per valorizzare ancora di più il cuore della nostra città porteremo in centro il Giovin Bacco – continua l’assessore – inoltre c’è un accordo con Expo grazie al quale arriveranno delegazioni straniere a scoprire i nostri vini e i nostri prodotti». Torneranno poi il Festival del Pane, in piazza del Popolo a ottobre, e la manifestazione “Giardini e terrazze” che nella prima settimana di settembre allestirà spazi verdi nelle vie.

Via Salara si trasforma in un giardino Stop al traffico ed eventi al venerdì

Un progetto per animare la strada del centro storico di Ravenna
nato dai commercianti. Verranno allestite oasi verdi con sedute

Il progetto di animazione del centro storico continua ad allargarsi e raggiunge questa volta via Salara. L’iniziativa è partita dagli operatori della strada, in particolare dalle titolari di BabyDoc, dell’erboristeria “I segreti di Teodora” e di Fango, che insieme a Confcommercio e Confesercenti hanno proposto all’assessore al Commercio e Turismo Massimo Cameliani un’idea per attirare cittadini e turisti in quella parte del centro, fino ad ora un po’ trascurata. «Vogliamo trasformare via Salara in un giardino, creare un luogo accogliente in cui le persone abbiano piacere di passeggiare nelle serate estive», spiega la proprietaria di BabyDoc. E infatti saranno allestite delle oasi verdi, con composizioni floreali e delle sedute dove ci si potrà fermare per godersi questo paesaggio insolito. In cantiere c’è anche una sorpresa «rinfrescante» offerta dal Mariani Life Style della vicina via Ponte Marino.

L’evento si terrà i venerdì sera del mese di luglio, dalle 21.30 alle 23.30 circa. Già il 3 luglio era stata allestita una mostra forografica, mentre l’inaugurazione del giardino urbano sarà venerdì 10 luglio e verrà accompagnata da piccoli momenti ricreativi per bambini, che saranno riproposti anche il 31. Il 17 luglio, sempre nella cornice di piante e fiori che coloreranno la via, è invece previsto un concerto per fiati dell’Istituto Musicale Verdi, poi i clown saranno i protagonisti della serata del 24.

Tutto questo non sarebbe possibile senza la chiusura totale al traffico, che viene concessa per la prima volta: «Come amministrazione comunale siamo convinti che valga la pena chiudere la strada per offrire un buon servizio ai cittadini e ai turisti» commenta Cameliani. L’accesso a via Salara sarà impedito dalle ore 19 alle 24 del venerdì. Per l’occasione verrà invertito il senso di marcia in vicolo Gabbiani in modo da consentire il passaggio da via San Vitale a via Pontemarino.

Il progetto, nato soltanto un mese fa e definito negli ultimi giorni, si inserisce nel quadro di eventi che stanno contribuendo ad arricchire il programma di Ravenna Bella di Sera, come i concerti in piazza del Popolo, con l’obiettivo condiviso di riaccendere lo spirito del centro storico.

Il Comune per l’occasione concede l’esenzione della tassa sul suolo pubblico e il patrocinio. «Quest’anno per valorizzare ancora di più il cuore della nostra città porteremo in centro il Giovin Bacco – continua l’assessore – inoltre c’è un accordo con Expo grazie al quale arriveranno delegazioni straniere a scoprire i nostri vini e i nostri prodotti». Torneranno poi il Festival del Pane, in piazza del Popolo a ottobre, e la manifestazione “Giardini e terrazze” che nella prima settimana di settembre allestirà spazi verdi nelle vie.

Un mostro marino in ferro alto 4 metri spunterà dal canale alla festa di Ra2015

Sarà sollevato da una gru e poi si cercherà una sistemazione fissa
in Darsena. Ad accompagnarlo una serie di grossi ganci colorati

La manifestazione “Darsena open show” – con cui il 18 luglio si festeggerà la nomina di Ravenna a Capitale Italiana della Cultura 2015 (vedi articoli correlati) – avrà un patrono insolito e suggestivo: il mostro marino Mankugian, un polipo di ferro di quasi 8 metri di larghezza per 4 di altezza, che emergerà dalle acque del canale durante la serata, portato in superficie da una gru concessa dalla Compagnia Portuale, dove sarà poi lasciato appeso, a proteggere l’evento con la sua presenza benevola e minacciosa allo stesso tempo.

Mankugian nasce dall’immaginazione di Giancarlo Scagnolari e Markus Benesch, i due artisti che in questi giorni stanno realizzando l’opera lavorando tra i locali del Tiro a Segno storico e le banchine del porto, negli spazi messi a disposizione da alcune aziende come la Naviravenna, la Lastra e la Italmet, che tra l’altro ha sponsorizzato il progetto fornendo i materiali, partecipando attivamente all’iniziativa. Il ferro di cui è fatto il mostro è stato invece dato dalla Marcegaglia.

Scagnolari e Benesch hanno dato vita a una sorta di finto mito con al centro la figura di Mankugian, inscenando un fantomatico ritrovamento di questo mostro e costruendoci intorno una storia che ricorda i romanzi di avventura di fine Ottocento sulle grandi scoperte archeologiche.

L’intento degli artisti è favorire la rinascita del legame della città col suo mare, attraverso una celebrazione dal sapore primitivo, quasi un rituale di ricongiunzione con le radici antiche di Ravenna.

Dopo l’evento del 18 luglio l’installazione artistica sarà spostata all’interno del Tiro a Segno storico, in attesa che sia stabilito un piano per la sua collocazione permanente in Darsena.

Il progetto comprende anche 14 ganci di corno delle gru decorati dagli artisti ed esposti sempre nei locali del Tiro a Segno: si tratta di ganci di 1,27 metri di altezza e larghi 70 centimetri, del peso di 650 chili l’uno, che nella cornice fantastica immaginata da Scagnolari e Benesch rappresentano il popolo degli ancorini, antichi abitanti di Ravenna che vivevano su palafitte. Il compito degli ancorini sarà quello di accompagnare i cittadini nel ritrovamento di Mankugian, festeggiando il ritorno del mostro e con esso il recupero del dialogo fra terra e acqua.

Questa iniziativa si inserisce all’interno degli esperimenti di riuso urbano portati avanti dall’Associazione Meme Exchange. In preparazione al Darsena open show l’associazione, in collaborazione con Ravenna 2015 e con l’associazione sportiva dilettantistica Tiro a Segno Nazionale di Ravenna, ha inoltre organizzato un ciclo di tre appuntamenti per raccontare la storia di Mankugian e degli ancorini e promuovere l’avvicinamento dei cittadini alle aree intorno al canale attraverso l’arte. Il primo appuntamento è stato sabato 27 giugno e aveva come tema “Storie e leggende di porto”.  Il prossimo incontro, dal titolo “La fucina di Mankugian”, è previsto per sabato 11 luglio e mira a incoraggiare la partecipazione pubblica all’impegno di valorizzazione della zona: i partecipanti saranno infatti invitati a decorare a loro piacimento dei fogli da lavoro con le sagome degli ancorini, e a inventare delle storie su questo popolo che saranno poi raccolte in un libro e diventeranno parte della missione culturale legata alla riqualificazione della Darsena. L’ultimo incontro, in cui sarà completato il racconto sul ritrovamento di Mankugian e si vedrà il mostro comparire dalle profondità marine, sarà, come detto, proprio il 18 luglio.

Sempre all’interno della sede storica del Tiro a Segno Nazionale si potrà ammirare l’opera di Massimo Uberti dal titolo “Spazio amato”: un’installazione luminosa realizzata con neon fatti a mano che vuole sottolineare il valore di quei locali e il loro persistere nella città come luoghi privilegiati di riflessione artistica e culturale.

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