sabato
20 Giugno 2026

Smontata la gru in Darsena, il direttore artistico del RavennaFestival: «Vergogna»

Franco Masotti critica su Facebook l’operazione. E Ancisi (LpRa)
avverte: «Il Comune si è impegnato a rimetterla: vigileremo…»

Sta facendo discutere la decisione del Comune, di concerto con l’Autorità portuale, di rimuovere la storica, ultima, gru rimasta lungo la banchina del Candiano, nella darsena di città, inserita per il suo valore documentario e testimoniale negli strumenti urbanistici vigenti, tra cui il Poc Darsena, nei piani di salvaguardia di archeologia industriale, che ne prevedono la messa in sicurezza e il recupero.

Come sottolinea Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna, che ne invia una copia ai giornali, una perizia tecnica dell’ingegner Stefano Salvotti ha certificato che la struttura è “da ritenersi pericolante” e a rischio “di crollo a seguito di eventi eccezionali quali un forte vento oppure altri urti accidentali da parte di autoveicoli che sotto vi transitano”, a seguito di alcuni fattori: “il forte degrado della struttura portante”, “la labenza di alcune lamiere uso camminatoio poste a lato dei nastri”, “gli urti accidentali in parti sensibili della struttura portante che hanno provocato la rottura di almeno due nodi tra gli elementi verticali e quelli orizzontali”, “l’importante fenomeno di ossidazione che interessa praticamente l’intera struttura”, “la mancanza di alcuni profili originariamente presenti”, il tutto corredato da 16 foto dimostrative.

La perizia – sottolinea Ancisi – è stata redatta e immediatamente consegnata il 1° luglio scorso. «Con lodevole, quanto insolita, celerità, l’amministrazione comunale e l’Autorità portuale sono riuscite in un solo giorno a scambiarsi il documento; ad autorizzare la “somma urgenza” dell’opera di messa in sicurezza della struttura tramite sua rimozione; a redigere e sottoscrivere un protocollo d’intenti per lo smontaggio del manufatto a carico dell’Autorità portuale e trasporto, recupero e infine ricollocazione nel medesimo sito a carico del Comune; ad ottenere dalla Capitaneria di Porto il divieto di transito nella banchina di via d’Alaggio; a dare il via al lavoro di smontaggio, ormai pressoché concluso».

«Nulla da osservare al riguardo – continua Ancisi –, fermo restando che, affinché sia mantenuto l’impegno a ricollocare il trasbordatore nella sua originaria posizione, Lista per Ravenna vigilerà affinché ciò avvenga nei tempi tecnici obiettivamente necessari, senza i soliti rimandi a tempo indeterminato per cause politiche o volontà di disimpegno. A tal fine, siccome nel protocollo è scritto che il Comune “si impegna a reperire le risorse necessarie al recupero e al riposizionamento del manufatto”», Ancisi chiede in un’interrogazione al sindaco «se il finanziamento della spesa è stato reperito all’interno degli strumenti di programmazione di bilancio del 2015, ed esattamente dove e come; oppure se si intende provvedere attraverso urgente modifica».

Nella perizia, fa infine notare Ancisi, si dichiara che essa è stata compiuta a seguito di due visite d’ispezione rispettivamente avvenute il 21 marzo e il 1° luglio stesso. «Sembra però altamente improbabile che le cause di pericolo esposte, essendo verosimilmente presenti da lungo tempo, se non croniche, siano emerse solo successivamente al 21 marzo; ragion per cui l’intervento riparatore e ancora di più il divieto di transito in prossimità della struttura avrebbero dovuto essere disposti già da allora, salvo non attivare scongiuri». Il decano dell’opposizione ravennate chiede pertanto, in maniera ironica e provocatoria, «di conoscere quali delle cinque cause di pericolo esposte nella perizia si siano improvvisamente manifestate solo tra il 22 marzo e il 1° luglio 2015, e per quali eccezionali e imprevedibili contingenze».

Intanto sui social network sono in tanti a lamentarsi per questo vero e proprio blitz compiuto dagli enti istituzionali. Tra chi grida allo scandalo, anche un nome autorevole del mondo della cultura locale, Franco Masotti, direttore artistico del Ravenna Festival. «Quando non si comprendono più i simboli o l’unicità di uno skyline – commenta su Facebook, naturalmente a titolo personale, postando una foto della gru –… Quando toccherà alle 2 grandi torri di raffreddamento? Giorno dopo giorno si smantella il paesaggio di Deserto Rosso. Fine dell’Etica e dell’Estetica (sia pure industriale), tolleranza zero per la memoria. Deprimente…». E ancora, pubblicando un video che mostra la gru, sottolinea come sia stata «smantellata in men che non si dica tra l’indifferenza dei più (o approfittando dell’intontimento da canicola). Altro che festa della Darsena (il riferimento è alla festa del 18 luglio per celebrare il titolo di Capitale Italiana della Cultura, ndr): hanno fatto la festa alla gru! Vergogna!».

Smontata la gru in Darsena, il direttore artistico del RavennaFestival: «Vergogna»

Franco Masotti critica su Facebook l’operazione. E Ancisi (LpRa) avverte: «Il Comune si è impegnato a rimetterla: vigileremo…»

Sta facendo discutere la decisione del Comune, di concerto con l’Autorità portuale, di rimuovere la storica, ultima, gru rimasta lungo la banchina del Candiano, nella darsena di città, inserita per il suo valore documentario e testimoniale negli strumenti urbanistici vigenti, tra cui il Poc Darsena, nei piani di salvaguardia di archeologia industriale, che ne prevedono la messa in sicurezza e il recupero.

Come sottolinea Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna, che ne invia una copia ai giornali, una perizia tecnica dell’ingegner Stefano Salvotti ha certificato che la struttura è “da ritenersi pericolante” e a rischio “di crollo a seguito di eventi eccezionali quali un forte vento oppure altri urti accidentali da parte di autoveicoli che sotto vi transitano”, a seguito di alcuni fattori: “il forte degrado della struttura portante”, “la labenza di alcune lamiere uso camminatoio poste a lato dei nastri”, “gli urti accidentali in parti sensibili della struttura portante che hanno provocato la rottura di almeno due nodi tra gli elementi verticali e quelli orizzontali”, “l’importante fenomeno di ossidazione che interessa praticamente l’intera struttura”, “la mancanza di alcuni profili originariamente presenti”, il tutto corredato da 16 foto dimostrative.

La perizia – sottolinea Ancisi – è stata redatta e immediatamente consegnata il 1° luglio scorso. «Con lodevole, quanto insolita, celerità, l’amministrazione comunale e l’Autorità portuale sono riuscite in un solo giorno a scambiarsi il documento; ad autorizzare la “somma urgenza” dell’opera di messa in sicurezza della struttura tramite sua rimozione; a redigere e sottoscrivere un protocollo d’intenti per lo smontaggio del manufatto a carico dell’Autorità portuale e trasporto, recupero e infine ricollocazione nel medesimo sito a carico del Comune; ad ottenere dalla Capitaneria di Porto il divieto di transito nella banchina di via d’Alaggio; a dare il via al lavoro di smontaggio, ormai pressoché concluso».

«Nulla da osservare al riguardo – continua Ancisi –, fermo restando che, affinché sia mantenuto l’impegno a ricollocare il trasbordatore nella sua originaria posizione, Lista per Ravenna vigilerà affinché ciò avvenga nei tempi tecnici obiettivamente necessari, senza i soliti rimandi a tempo indeterminato per cause politiche o volontà di disimpegno. A tal fine, siccome nel protocollo è scritto che il Comune “si impegna a reperire le risorse necessarie al recupero e al riposizionamento del manufatto”», Ancisi chiede in un’interrogazione al sindaco «se il finanziamento della spesa è stato reperito all’interno degli strumenti di programmazione di bilancio del 2015, ed esattamente dove e come; oppure se si intende provvedere attraverso urgente modifica».

Nella perizia, fa infine notare Ancisi, si dichiara che essa è stata compiuta a seguito di due visite d’ispezione rispettivamente avvenute il 21 marzo e il 1° luglio stesso. «Sembra però altamente improbabile che le cause di pericolo esposte, essendo verosimilmente presenti da lungo tempo, se non croniche, siano emerse solo successivamente al 21 marzo; ragion per cui l’intervento riparatore e ancora di più il divieto di transito in prossimità della struttura avrebbero dovuto essere disposti già da allora, salvo non attivare scongiuri». Il decano dell’opposizione ravennate chiede pertanto, in maniera ironica e provocatoria, «di conoscere quali delle cinque cause di pericolo esposte nella perizia si siano improvvisamente manifestate solo tra il 22 marzo e il 1° luglio 2015, e per quali eccezionali e imprevedibili contingenze».

Intanto sui social network sono in tanti a lamentarsi per questo vero e proprio blitz compiuto dagli enti istituzionali. Tra chi grida allo scandalo, anche un nome autorevole del mondo della cultura locale, Franco Masotti, direttore artistico del Ravenna Festival. «Quando non si comprendono più i simboli o l’unicità di uno skyline – commenta su Facebook, naturalmente a titolo personale, postando una foto della gru –… Quando toccherà alle 2 grandi torri di raffreddamento? Giorno dopo giorno si smantella il paesaggio di Deserto Rosso. Fine dell’Etica e dell’Estetica (sia pure industriale), tolleranza zero per la memoria. Deprimente…». E ancora, pubblicando un video che mostra la gru, sottolinea come sia stata «smantellata in men che non si dica tra l’indifferenza dei più (o approfittando dell’intontimento da canicola). Altro che festa della Darsena (il riferimento è alla festa del 18 luglio per celebrare il titolo di Capitale Italiana della Cultura, ndr): hanno fatto la festa alla gru! Vergogna!».

Con scooter e casco tenta la spaccata in parrocchia a soli 18 anni

Il giovane arrestato dai carabinieri, allertati dai residenti svegliati
dai colpi di spranga. A inchiodarlo il colore del suo copricapo

Erano circa le 3 della notte tra domenica e lunedì quando alcuni vicini sono stati svegliati di soprassalto da colpi di spranga provenienti dalla parrocchia di San Giovanni Decollato Della Celle, sulle prime colline di Faenza. Anni fa l’anziano parroco era stato rapinato e malmenato e così i residenti si sono subito insospettiti e hanno chiamato i carabinieri, segnalando un ragazzo in scooter con un casco bianco, notato nei paraggi.

Un giovane corrispondente alla descrizione è stato poco dopo fermato dai carabinieri lungo la via Emilia: si trattava di un faentino che ha appena compiuto 18 anni, ma con già una lista di precedenti per furto, ricettazione, falso, resistenza. Inizialmente il ragazzo si è dichiarato innocente ma poi, una volta riportato alla parrocchia per un sopralluogo, davanti alla vetrata distrutta, alla spranga e agli arnesi di scasso trovati poco distante, ha ammesso di aver tentato il furto (probabilmente del registratore di cassa e di alcuni alcolici), sventato solo probabilmente dai residenti, che forse accendendo le luci di casa hanno impaurito il giovane.

Il giovane è stato arrestato e poi davanti al giudice ha patteggiato una pena di 4 mesi e 300 euro di multa. Ottenuto il beneficio della sospensione condizionale, il 18enne è quindi stato liberato.

Poliziotto fuori servizio con l’aiuto del figlio fa arrestare il ricercato

Riconosce il presunto rapinatore dell’autogrill al semaforo e inizia il pedinamento mentre il ragazzo aggiorna la centrale operativa

Se c’è un uomo in manette perché sospettato di essere l’autore di due rapine a mano armata nell’area di servizio Sant’Eufemia ovest nel tratto di A14 Bis che corre tra Russi e Bagnacavallo è perché due poliziotti in due circostanze diverse non hanno smesso di essere poliziotti fuori dal turno di servizio: uno l’ha riconosciuto mentre ancora si cercava di dare un’identità alle immagine delle telecamere di videsorveglianza e l’altro l’ha riconosciuto quando era già stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare ma l’uomo non era rintracciabile. In arresto il 2 luglio scorso è finito un 43enne disoccupato di Imola, Andrea Marilli, al termine di un’operazione condotta da polstrada e squadra mobile in sinergia.

Secondo gli inquirenti (pm Angela Scorza) il 43enne sarebbe il rapinatore che per due volte a distanza di soli cinque giorni (21 e 26 maggio) ha colpito il bar dell’autogrill a volto scoperto minacciando la stessa cassiera con un coltello e racimolando un bottino totale di circa 2.300 euro. La prima volta è entrato verso le 22, ha bevuto un caffè e ha tirato fuori la lama per farsi consegnare i soldi (1.800 euro) ed è fuggito in auto. La seconda è entrato allo stesso orario e la cassiera è andata a nascondersi dopo averlo riconosciuto così che l’uomo ha preso tutto il registratore di cassa abbandonandolo poi vuoto.

Gli agenti della aquadra mobile e della polizia stradale hanno preso le immagini delle telecamere di videosorveglianza, riuscendo a estrapolare i particolari somatici e del vestiario del rapinatore. Due giorni dopo l’ultimo colpo è stato un agente della Stradale, libero dal servizio, a notare in via Ravegnana, un uomo a piedi che assomigliava al rapinatore mentre saliva su una autovettura. I fotogrammi visionati a lungo nelle ultime erano rimasti impressi nella mente del poliziotto e così dalla targa della vettura si è riusciti a dare una prima identità al presunto colpevole raccogliendo poi prove a suo carico.

Si è arrivati così all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Antonella Guidomei. Marilli non era rintracciabile fin quando un agente della Mobile, in colonna al semaforo lo ha riconosciuto e ha iniziato un discreto pedinamento con la collaborazione del figlio seduto accanto che telefonicamente aggiornava i colleghi in centrale sugli spostamenti del ricercato mentre il padre guidava. Con il supporto del commissariato di Cesena e della Stradale di Forlì si è arrivati a fermare il 43enne procedendo con l’arresto nella tarda serata del 2 luglio.

Velox fissi, ecco i quattro nuovi Dai vecchi oltre 11mila euro al giorno

Dal 6 luglio telecamere a Ravenna, Cotignola, Bagnacavallo Gli altri in provincia viaggiano alla media di 400 multe al giorno

La voglia di velocità di chi guida sulle strade in provincia di Ravenna dal 6 luglio dovrà fare i conti con quattro nuovi autovelox fissi. La Provincia, in quanto ente proprietario delle strade interessate, ha completato l’installazione delle apparecchiature il 12 giugno dando avvio a un periodo di rodaggio (in cui le rilevazioni sono state fatte per provare il funzionamento corretto senza sanzioni) ma ora si fa sul serio: due sono installati nel comune di Ravenna sulla provinciale 253 San Vitale tra la rotonda di San Michele a via Monaldina (uno per ogni senso di marcia), uno a Cotignola sulla provinciale 31 Madonna di Genova (dal centro abitato verso la provinciale 7 Felisio) e uno nella frazione di Villaprati a Bagnacavallo sulla provinciale 8 Naviglio. Tutti i tratti interessati dal controllo elettronico hanno limite di velocità fissato a 70 km orari e le telecamere saranno in funzione senza soluzione di continuità 24 ore al giorno. La Provincia, come richiesto dalla legge, assicura che saranno installati gli appositi cartelli stradali di segnalazione: «Grazie a tale visibilità si ottiene un forte effetto dissuasivo sulla velocità lungo tutto il tratto di strada coperto».

E così salgono a dieci i punti delle strade nella nostra provincia in cui la velocità dei veicoli in transito viene monitorata da apparecchi fissi senza procedere al fermo del veicolo per la contestazione dell’infrazione sul posto. I sei finora in funzione (attivati in momenti diversi partendo dal 2013) viaggiano a una media giornaliera complessiva di circa 400 infrazioni rilevate con il consueto andamento: il picco di stangate nel primo periodo e poi a calare quando i verbali cominciano ad arrivare nella buchetta della posta di chi viaggia spesso sui tratti interessati. Ipotizzando per assurdo che siano tutte infrazioni entro i 10 km orari di eccedenza rispetto al limite e tutte in orario diurno e pagate entro i cinque giorni potendo godere dello sconto del 30 percento (quindi la sanzione minima di 28,70 euro) vorrebbe dire un potenziale incasso di 11.500 euro al giorno destinati alle casse dell’ente proprietario della strada o chi da questo incaricato delle installazioni. Il condizionale è ovviamente d’obbligo perché è cosa nota che elevare una sanzione non equivale poi a incassarla realmente. Ma è altrettanto vero che la cifra di 11.500 euro è una stima prudenziale e quindi ben altri sono gli importi potenzialmente incassabili.

Ma quanto costa il piede pesante? Se il superamento del limite di velocità non va oltre i 10 km orari la sanzione è di 41 euro. Diventano 168 euro (e 3 punti di patente) se il superamento è compreso tra 10 e 40, salgono a 530 euro (e 6 punti) per chi supera il limite tra 40 e 60 km orari e diventano 828 euro (e 10 punti) per chi va oltre di 60. Per tutte le sanzioni è previsto un aumento del 30 percento qualora l’infrazione si verifichi in orario compreso tra le 22 e le 7.

L’ultimo punto finito sotto l’occhio del Grande Fratello, prima dei quattro nuovi, è nel comune di Cervia, il tratto della statale 16 Adriatica nei pressi dell’incrocio della Madonna del Pino. Dal 23 marzo scorso, secondo la comunicazione ufficiale fornita a suo tempo dall’assessore Gianni Grandu, gli apparecchi sorvegliano sia il traffico verso Rimini che quello verso Ravenna. Lo stesso Grandu, dopo una nostra esplicita richiesta telefonica e scritta, fa sapere che «complessivamente sono stati rilevate 16.998 infrazioni al limite di velocità sommando quelle in direzione di Ravenna dall’8 aprile al 31 maggio e quelle in direzione Rimini dal 18 al 31 maggio». L’assessore, 35 anni di servizio in polizia di Stato prima di entrare in Comune, va anche nel dettaglio economico: «La somma incassata dall’8 aprile al 31 maggio è di 531.846 euro mentre i verbali pagati al 31 maggio sono 5.016».

Prima di Cervia era stata la volta di Lugo. Il punto nel mirino è in via Quarantola nel tratto in corrispondenza dell’incrocio con via Bizzuno che conduce all’omonima frazione. Un lungo rettilineo teatro di frequenti incidenti. Dall’1 ottobre 2014 al 31 maggio scorso – fa sapere Lorenza Mazzotti, comandante della polizia provinciale – su quasi 2,5 milioni di veicoli transitati sono state scattate 7.637 fotografie per accompagnare altrettanti verbali. Il trend è in netto calo: si è passati dalle 192 infrazioni del primo giorno (di cui 57 in orario notturno, tra le 22 e le 7, che prevede un aumento della sanzione di un terzo) alle 15-16 dell’ultimo periodo. La maggior parte dei veicoli pizzicati è passata con una velocità inferiore ai 110 km orari ma non è mancato qualche recordman a 160. Appena 15 i ricorsi presentati al giudice di pace e sette verbali su dieci sono stati pagati entro i sessanta giorni concessi dal codice della strada per un incasso totale, aggiornato a due mesi fa, che si aggira sui 750mila euro.

Dalla fine del 2014 è in funzione anche una postazione di controllo a Faenza. Misura la velocità di chi viaggia su via Ravegnana, in direzione Ravenna, all’altezza di Mezzeno. Il comandante della polizia municipale manfreda, Paolo Ravaioli, ci fornisce i dati dei primi cinque mesi del 2015: poco più di 3.300 multe di cui una con una velocità che superava il limite (70) di oltre 60 km orari, sessanta erano tra 40 orari e 60, settecento erano tra 10 e 40 e circa 2.600 entro i 10. L’incasso totale si aggira sui 220mila euro, più o meno la metà del totale sanzionato. L’andamento delle sanzioni è ancora costante dall’attivazione: «Per ora non si vedono diminuzioni – commenta Ravaioli – ma è fisiologico che a un certo punto arriveranno».

Completiamo la mappa dei velox fissi in provincia con quello operativo a Castel Bolognese, in via Borello per chi viaggia in entrata verso il paese. È installato dal 2013 e, in base alle statistiche del comandante locale di vigili urbani Stefano Manzelli, nel solo 2014 ha snocciolato 2.635 sanzioni mentre nel 2015 (fino al 17 giugno) ne sono arrivate 668 a testimoniare un sensibile calo delle infrazioni.

Occorre citare anche la statale 309 Romea. Il prossimo 27 luglio compirà tre anni il sistema Vergilius: da quando è nato ha bastonato quasi ottomila veicoli per eccesso di velocità, in media uno ogni 87 minuti in cui è stato in funzione. Il Vergilius però non misura la velocità istantanea ma quella media di percorrenza in entrambi i sensi di marcia (come fa il Tutor sulle autostrade) su un tratto di sette chilometri tra la rotonda delle Bassette e la rotonda di Marina Romea. Questo il dettaglio delle sanzioni elevate annualmente: 1.664 nel 2012 (con 1.784 ore di funzionamento), 1.905 nel 2013 (3.666), 3.234 nel 2014 (3.983) e 807 fino a oggi nel 2015 (1.608). È significativa l’analisi fatta dalla polizia stradale, che gestisce l’apparecchio, sugli incidenti rilevati prima e dopo il Vergilius: nei cinque anni precedenti rilevati 59 incidenti con otto morti, dopo l’installazione una decina di incidenti senza morti.

E se il candidato sindaco dei 5 Stelle a Ravenna fosse l’albergatore Donati?

Il presidente nazionale di Assohotel-Confesercenti è già tra gli utenti registrati sul blog di Grillo. Il consigliere: «Nel 2016 si può vincere»

Con il Pd ancora alla ricerca di un nome forte in grado di poter continuare a governare Ravenna e alla luce di quanto successo a Faenza – con il candidato dei democratici che ha vinto al ballottaggio sul rivale leghista solo per poche centinaia di voti – c’è fermento anche tra le fila dell’opposizione in vista delle elezioni comunali della prossima primavera.

E con la Lega che a Ravenna non è di certo molto radicata e il periodo complicato di Forza Italia, il Movimento 5 Stelle guarda al 2016 con fiducia. «Con un percorso di un certo tipo, sono sicuro che riusciremmo a portare al ballottaggio il Pd e poi a vincere le elezioni», ci dice al telefono Pietro Vandini, che a sindaco per i 5 Stelle si candidò nel 2011 (conquistando quasi il 10 percento delle preferenze) e che ha già annunciato però di non volersi ripresentare alle prossime elezioni ma di volersi ugualmente impegnare per dare una mano nella costruzione della nuova candidatura.

Il nome nuovo, a detta di diversi simpatizzanti, potrebbe essere quello di Filippo Donati, noto albergatore ravennate al momento presidente nazionale di Assohotel Confesercenti, molto seguito in particolare su Facebook, dove in qualche modo un piccolo “sindaco” lo è già. Al momento Donati preferisce non commentare, ma l’impressione è che, dopo un’iniziale diffidenza, sia ora pronto a pensarci, nel caso qualcuno glielo chiedesse esplicitamente.

Ora restano da capire quali potrebbero essere le modalità con le quali scegliere il candidato sindaco dei 5 Stelle. Cinque anni fa Vandini fu scelto dall’assemblea del movimento durante le riunioni settimanali, dalle persone che le frequentavano. Al momento, invece, pare più probabile che si procederà per la prima volta a livello comunale come per le Politiche e le Regionali, con le votazioni in internet solo tra utenti registrati al blog di Beppe Grillo. Probabilmente in autunno. E si potrà candidare solo chi in quel momento sarà già un utente registrato, anche da diversi mesi (per dare valore ai vecchi utenti ed evitare che qualcuno si possa registrare solo per candidarsi a sindaco).

Donati rientrerebbe tra gli eleggibili, essendo già un utente registrato del blog di Grillo.

Candeggina e coltellate per tentare il suicidio dopo aver ucciso la moglie

Ferino Belletti e Rosa Bassani, 82 e 74 anni, avevano gestito un negozio di generi alimentari. I vicini: coppia serena

Il corpo della donna, la 74enne Rosa Bassani, era riverso sul pavimento della cucina dove forse era arrivata in un disperato tentativo di fuggire all’uomo, l’82enne marito Ferino Belletti, che l’aveva colpita con una lama quattro o cinque volte di cui le prime alla gola quando ancora la coppia si trovava nel letto all’alba di ieri, 5 luglio, nella loro abitazione di via Garigliano a Lugo.

Dopo l’omicidio della moglie l’uomo ha rivolto il coltello contro se stesso procurandosi alcune ferite non gravi all’addome e a quel punto nel tentativo di suicidarsi avrebbe anche ingerito della candeggina. Non è bastato per morire e ha chiamato la figlia raccontandole tutto: la donna ha chiamato i soccorsi che non hanno potuto fare nulla per l’anziana ma hanno portato in ospedale l’uomo che non è in pericolo di vita ma dichiarato in stato d’arresto per omicidio. Nella giornata odierna probabilmente il pubblico ministero lo ascolterà: nelle prime ore dopo l’accaduto l’uomo è apparso confuso e poco lucido al punto da non rendere possibile alcun interrogatorio.

Rosa e Ferino erano in pensione da qualche anno. In precedenza avevano gestito un negozio di generi alimentari in via Baracca, non molto distante da casa. Erano conosciuti da molti in paese anche in virtù della loro attività commerciale e i vicini li descrivono come coppia tranquilla e serena.

Ravenna capitale dei foreign fighter? La Lega: «Qui si combatte il terrorismo…»

Il deputato Pini: «Ma la moschea è una calamita per estremisti»
Dal centro di culto invece assicurano: «Non pregavano con noi…»

«Ravenna è la capitale dei foreign fighters? La realtà è un’altra: grazie a procura e forze dell’ordine si è prevenuto il rischio, con numeri record. Semmai il problema è la moschea, la seconda più grande d’Italia, autorizzata da un Pd colpevole, e calamita per gli estremisti». Lo dice il deputato leghista di Fusignano, Gianluca Pini, segretario della Lega Nord Romagna, commentando l’articolo pubblicato da La Repubblica di domenica (a questo link la versione online) secondo cui il 10 per cento degli jihadisti partiti per combattere a fianco dell’Isis proviene da Ravenna.

«La realtà è ben diversa – scrive Pini –: a Ravenna il procuratore Alessandro Mancini, il questore Mario Mondelli e il comandante dei Carabinieri Massimo Cagnazzo (come Guido De Masi prima di lui) hanno alzato il livello di attenzione ai rischi legati al terrorismo in tempi non sospetti. E questi sono i risultati. Se anche altre realtà avessero un coordinamento come quello ravennate, forse tutti dormirebbero sonni meno agitati. Pertanto Ravenna è il territorio che scopre più foreign fighters, non quello che ne attira di più in assoluto. Certo, se il sindaco Matteucci non avesse autorizzato una delle più grandi moschee d’Italia, operazione demenziale, magari polizia e carabinieri avrebbero più tempo per arrestare i colpevoli di furti e scippi. Quindi Ravenna non è la provincia più esposta al rischio terrorista, ma quella che grazie a questi servitori dello stato, e delle donne e degli uomini che comandano, lo combatte di più e con maggior coraggio. Averne di procuratori, questori e comandati così».

Dalla moschea di Ravenna, contattato dai giornalisti di Repubblica, Ahmed Basel risponde così alla domanda sul perché proprio Ravenna: «Non lo so, le attività della moschea e i sermoni del nostro imam sono controllati. Condanniamo sempre la violenza, soprattutto quella indegne dello Stato Islamico. I ragazzi partiti non pregavano con noi».

Ravenna capitale dei foreign fighter? La Lega: «Qui si combatte il terrorismo…»

Il deputato Pini: «Ma la moschea è una calamita per estremisti» Dal centro di culto invece assicurano: «Non pregavano con noi…»

«Ravenna è la capitale dei foreign fighters? La realtà è un’altra: grazie a procura e forze dell’ordine si è prevenuto il rischio, con numeri record. Semmai il problema è la moschea, la seconda più grande d’Italia, autorizzata da un Pd colpevole, e calamita per gli estremisti». Lo dice il deputato leghista di Fusignano, Gianluca Pini, segretario della Lega Nord Romagna, commentando l’articolo pubblicato da La Repubblica di domenica (a questo link la versione online) secondo cui il 10 per cento degli jihadisti partiti per combattere a fianco dell’Isis proviene da Ravenna.

«La realtà è ben diversa – scrive Pini –: a Ravenna il procuratore Alessandro Mancini, il questore Mario Mondelli e il comandante dei Carabinieri Massimo Cagnazzo (come Guido De Masi prima di lui) hanno alzato il livello di attenzione ai rischi legati al terrorismo in tempi non sospetti. E questi sono i risultati. Se anche altre realtà avessero un coordinamento come quello ravennate, forse tutti dormirebbero sonni meno agitati. Pertanto Ravenna è il territorio che scopre più foreign fighters, non quello che ne attira di più in assoluto. Certo, se il sindaco Matteucci non avesse autorizzato una delle più grandi moschee d’Italia, operazione demenziale, magari polizia e carabinieri avrebbero più tempo per arrestare i colpevoli di furti e scippi. Quindi Ravenna non è la provincia più esposta al rischio terrorista, ma quella che grazie a questi servitori dello stato, e delle donne e degli uomini che comandano, lo combatte di più e con maggior coraggio. Averne di procuratori, questori e comandati così».

Dalla moschea di Ravenna, contattato dai giornalisti di Repubblica, Ahmed Basel risponde così alla domanda sul perché proprio Ravenna: «Non lo so, le attività della moschea e i sermoni del nostro imam sono controllati. Condanniamo sempre la violenza, soprattutto quella indegne dello Stato Islamico. I ragazzi partiti non pregavano con noi».

Accoltellato 30enne intervenuto per sedare una rissa a Marina

Non è in pericolo di vita. Indagano i carabinieri

Un uomo di 30 anni è ricoverato in prognosi riservata, ma non in pericolo di vita, a causa di una coltellata al costato destro che gli ha raggiunto lo stomaco a Marina di Ravenna.

L’uomo, di origine ucraina, secondo i carabinieri, sarebbe intervenuto per sedare una rissa e sarebbe stato spinto su delle moto parcheggiate. Si è innescato un nuovo parapiglia con i proprietari delle moto, nel contesto del quale è stato colpito da una persona non ancora identificata.

Uccide la moglie con una coltellata, chiama la figlia e tenta il suicidio 

La vittima ha 74 anni, il marito 82: quando i soccorsi sono arrivati aveva alcune ferite all’addome. È in stato di arresto 

Con un solo fendente diretto alla gola con un coltello da cucina ha ucciso la moglie di 74 anni poi ha telefonato alla figlia comunicandole il gesto e annunciando il suicidio: i soccorsi allertati sono riusciti a salvare un 82enne trovato con alcune ferite all’addome e trasportato in ospedale dove è piantonato dai carabineri e si trova in stato d’arresto. La tragedia si è consumata in via Garigliano a Lugo all’alba di oggi, 5 luglio, nell’abitazione dei due coniugi.

Tre topi d’appartamento accerchiati dai vicini di casa e poi arrestati

La polizia aiutata dai residenti, a Bagnacavallo

Tre giovani di 19, 20 e 23 anni, origini marocchine ma residenti a Bagnacavallo sono stati arrestati dalla polizia, con l’ausilio dei vicini che li avevano accerchiati, con l’accusa di avere provato a rubare in un appartamento.

Il proprietario ha allertato il 113 dopo avere ricevuto sul suo cellulare un allarme di intrusione.

Gli agenti delle Volanti del Commissariato di Lugo sono subito intervenuti, riuscendo a bloccare i tre cui era impedita la fuga dalla gente del vicinato. (Ansa.it)

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