domenica
21 Giugno 2026

Il Comune: «Mare sempre monitorato Le acque dei nostri lidi tutte balneabili»

In risposta ai dati di Legambiente: «Nella foce dei fiumi uniti è vietato fare il bagno e per forza i campionamenti lì avranno valori anomali»

Dopo la divulgazione dei risultati degli esami dell’acqua del mare effettuati da Legambinete (vedi articoli correlati) l’Amministrazione comunale precisa in una nota inviata alla stampa che «le acque dei nove lidi ravennati sono costantemente analizzate da Arpa che ne segnala rigorosamente i livelli di balneabilità compatibili con la normativa vigente». L’Amministrazione rimanda quindi al link di Arpa contenente gli esiti delle analisi marine del 15 giugno, nel periodo corrispondente ai prelievi effettuati da Goletta verde di Legambiente (14 giugno), che confermano i livelli di balneabilità di tutti i nove lidi: http://www.arpa.emr.it/dettaglio_notizia.asp?id=6635&idlivello=130.

Il Comune conferma pertanto, anche sulla base dell’ultimo bollettino di Arpa del 25 giugno, «la totale balneabilità di tutti i nostri nove lidi, compreso Lido di Dante, fatti salvi tratti a Lido di Dante, nell’area in prossimità della foce dei fiumi uniti (quella indicata come inquinata da Legambiente, ndr), dove è vigente stabilmente il divieto di balneazione come da ordinanza. Eventuali campionamenti prelevati in questo tratto presenteranno giocoforza valori superiori a quelli consentiti».

Sotto i mosaici di San Vitale le note di “Figlia del tuo Figlio“

Lunedì 29 giugno il direttore Vittorio Ghielmi
propone tre “Stabat Mater“ a confronto

Lunedì 29 giugno (ore 21) la Basilica di San Vitale sarà riempita dalle emozionanti note dello spettacolo Figlia del tuo Figlio, concerto dedicato agli “estremi” stilistici nell’interpretazione dello Stabat Mater. Mai Jacopone da Todi avrebbe immaginato quante volte e in quante forme, dal secolo XIII a oggi, sarebbe stato musicato il suo testo, e quanto avrebbe viaggiato in lungo e in largo: dalle piccole chiese di paese alle grandi sale da concerto, intonato dai più celebri compositori come da anonimi musicisti di tradizione orale.

Vittorio GhielmiAd offrire un saggio dell’incredibile varietà di rielaborazioni di questa sequenza liturgica sarà il direttore Vittorio Ghielmi, che si esibirà sotto gli affreschi dorati insieme al suo ensemble Il Suonar Parlante e alle voci di solisti di talento, quali il soprano Graciela Gibelli, il contralto Margot Oitzinger e il tenore Thomas Walker. A questi fanno da contraltare le inconfondibili sonorità sarde del quartetto vocale del Concordu de Orosei, uno dei più apprezzati dell’isola (Giorgio Masala, voche, Paolo Burrai, mesuvoche, Martino Corimbi, cronta, Franco Sannai, bassu).
Il percorso musicale scelto dal direttore Ghielmi passa dalla tradizione musicale sarda allo Stabat Mater che Josquin Desprez musicò nel 1480, fino a quello che il celebre compositore estone Arvo Pärt (80 anni a settembre) scrisse nel 1985. Dunque, da una parte l’intonazione polifonica di tradizione orale, tramandata nei secoli, di generazione in generazione, nel mondo popolare delle confraternite sarde ancora oggi attive; dall’altra l’elaborazione “colta” dell’antica sequenza, frutto di raffinate tecniche compositive e della evoluzione stilistica che ne ha segnato la storia musicale. Una storia ricca e lunghissima, perché il celebre testo dello Stabat Mater, che ritrae la Madre sofferente ai piedi del Figlio in croce, utilizzato nell’ufficio liturgico del venerdì di passione, è stato posto in musica in innumerevoli versioni dai compositori di tutte le epoche: da Palestrina a Vivaldi, da Haydn a Rossini, fino a Liszt e Dvorak e Poulenc.

Il Suonar ParlanteLo Stabat di Josquin Desprez è certamente uno dei più significativi e importanti, non solo per le trentacinque fonti che lo tramandano nella versione primitiva (a cui vanno aggiunti gli arrangiamenti per organo o liuto), ma anche per la particolarità dell’intonazione polifonica: l’autore, infatti, non usa come cantus firmus (“base” e fondamento dell’architettura musicale nella polifonia fiamminga del Quattrocento) la melodia gregoriana dello Stabat Mater, bensì quella di una chanson del suo celebre contemporaneo Gilles Binchois, Comme femme desconfortée, che, pur cantando della fine di un amore profano, per il tono del testo era stata spesso associata alla figura della Vergine addolorata.
Tutto ripiegato sul proprio personalissimo linguaggio è invece lo Stabat di Arvo Pärt, nel segno di quell’inimitabile stile “tintinnabuli”, in cui egli solo sa trasfigurare l’influenza della musica liturgica ortodossa. Il compositore estone mostra una particolare attenzione per l’incedere ritmico del testo poetico e per la profonda spiritualità che esso esprime, che lo porta a coniugare nuovi orizzonti acustici e una tradizione musicale millenaria, riuscendo a fondere il rigore compositivo con la più profonda espressione del dolore.

Tra folk e blues, ripartono le Strade Blu

Il festival continua l’8 luglio con i Los Lobos,
che si esibiranno alle 21.30 in piazza Nenni a Faenza

Cesare BasileTra i più importanti cantautori italiani, il siciliano Cesare Basile aprirà la rassegna “Strade Blu” con un concerto (a ingresso gratuito) mercoledì 1 luglio al giardino della biblioteca di Alfonsine.
Personaggio scomodo – attivo nell’ambito della battaglia contro la base militare di Niscemi dei No Muos, così come per il Teatro Valle Occupato o contro la Siae (in segno di protesta rifiutò anche un premio Tenco) – Basile sta presentando il suo ultimo album Tu prenditi l’amore che vuoi e non chiederlo più, pubblicato a inizio anno a quasi due anni di distanza dal precedente. Paragonato spesso a Fabrizio De André (ultimamente anche per la scelta di cantare anche in dialetto), Basile con lo storico cantautore genovese ha in comune soprattutto l’attenzione per gli ultimi della società “Io so – si legge nelle note dell’autore al suo ultimo disco – che questa lunga canzone è racconto di pupari, ladri, cantastorie, travestiti innamorati di Cristo e saltimbanchi della barricata. Un’invettiva di cenci intrecciata ai nomi di chi un nome non ce l’ha, non ha appartenenza né ingaggio, prestazione o valore di scambio. Tessuto di esistenze abusive e ferocemente viventi che, a differenza dell’uomo civilizzato, si mescolano a faccende d’impiccati rifiutando il commercio della corda. Canzone d’amore, sottratta a debito e colpa, che non chiede permesso d’esser cantata”.
Mercoledì ad Alfonsine, dalle 21.15, ad aprire la serata il cantautore Salvo Ruolo.
La rassegna prosegue il giorno dopo, giovedì 2, con i padroni di casa (il loro chitarrista e fondatore, Antonio Gramentieri, è anche direttore artistico della rassegna), Sacri Cuori, band romagnola che da anni suona in tutto il mondo e che ha da poco pubblicato il nuovo disco, Delone, album quasi interamente strumentale che si muove tra ambientazioni desertiche e morriconiane, rock, blues e folk, e può contare sull’apporto di ospiti come Evan Lurie dei Lounge Lizards, Marc Ribot, Howe Gelb dei Giant Sand e Steve shelley dei Sonic Youth. L’appuntamento è a Faenza, sempre a ingresso gratuito, in piazza della Molinella.
Strade Blu prosegue la settimana successiva con un pezzo da novanta come i Los Lobos.
Infoline: 320 0374633 o 347 8932009.

«Mare inquinato a Lido di Dante: valori oltre i limiti di legge alla foce Fiumi Uniti»

La campagna di Legambiente arriva in regione: i dati delle analisi

C’è anche l’acqua di Lido di Dante, in corrispondenza della foce dei Fiumi Uniti, tra quelle inquinate secondo Legambiente, tra i tre punti risultati con una carica batterica superiore ai limiti consentiti dalla legge sugli undici monitorati (gli altri due sono a Torre Pedrera e Riccione, in provincia di Rimini).

«Una situazione che dimostra come non va abbassata la guardia sul fronte del controllo degli scarichi, anche in una regione come l’Emilia-Romagna dove esiste un’alta percentuale di depurazione dei reflui urbani», commenta in una nota Legambiente, che chiede che Regione e amministrazioni comunali, sia dei centri costieri che dell’entroterra, si attivino immediatamente per verificare i deficit depurativi ancora presenti.

È questa la fotografia scattata da Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane, realizzata anche grazie al contributo del COOU, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, che in questi giorni sta facendo tappa in Emilia-Romagna.

«Legambiente, è bene ribadirlo, effettua un’istantanea che non vuole sostituirsi ai monitoraggi ufficiali e non assegna patenti di balneabilità. È evidente, però, che i punti critici evidenziati dai nostri monitoraggi, alcuni dei quali si ripetono negli ultimi anni, meritano un approfondimento da parte degli enti competenti – commenta Serena Carpentieri, portavoce di Goletta Verde -. Siamo in una regione che sicuramente ha fatto passi avanti sul fronte della depurazione, così come confermano i dati Istat (riferiti all’anno 2012, ndr) secondo i quali in Emilia Romagna confluiscono in impianti di depurazione (secondari o avanzati) il 67,1 per cento dei carichi urbani complessivi, rispetto ad una media italiana del 57,6 e delle regioni del Nord-Ovest del 61,5 per cento. Proprio per questo, soprattutto nei periodi di forti piogge, non è più tollerabile che scarichi non adeguatamente depurati finiscano nei fiumi e di conseguenza a mare».

Sempre sul fronte della depurazione Legambiente ricorda «che lo scorso anno l’Unione Europea ha nuovamente avviato una procedura di infrazione ai danni dell’Italia – che con ogni probabilità a gennaio si tramuterà nella terza condanna per l’Italia – per il mancato rispetto della direttiva comunitaria sul trattamento delle acque reflue urbane. Una procedura che coinvolge anche dieci agglomerati urbani dell’Emilia-Romagna: (Bagnacavallo-Villanova; Bologna-Area Metropolitana; Fusignano; Bagno di Romagna; Bondeno; Decima; Fanano; Fiumalbo; Lizzano in Belvedere; San Bartolomeo in Bosco) per un totale di 696.896 abitanti equivalenti. Questi agglomerati, secondo l’Ue, risultano non conformi alla normativa, perché non è stato dimostrato che tutto il carico generato riceva un adeguato trattamento secondario».

I prelievi e le analisi di Goletta Verde sono stati eseguiti dal laboratorio mobile di Legambiente il 14 giugno scorso, ed hanno indagato parametri microbiologici (enterococchi intestinali, Escherichia coli) e vengono considerati come “inquinati” i risultati (come quello di Lido di Dante) che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli che superano di più del doppio tali valori.

Oltre i campionamenti risultati “fuorilegge” già citati, i valori di inquinanti sono risultati entro i limiti di legge invece per quelli prelevati a Comacchio (foce canale Logonovo); a Ravenna (foce canale in destra Reno, località Casal Borsetti); a Cervia (alla foce del canale Cupa Nuovo in località Lido di Savio e alla foce Porto Canale); a Cesenatico (spiaggia a sud della foce canale Tagliata, località Zadina-Pineta); a Gatteo (spiaggia riva sinistra del foce fiume Rubicone); a Bellaria (spiaggia a sud foce fiume Uso); a Cattolica (spiaggia a sud della foce del fiume Conca).

I prelievi di Goletta Verde sono stati effettuati alcuni giorni prima delle forti precipitazioni che hanno poi portato le autorità competenti a interdire temporaneamente la balneazione in alcuni punti del litorale ferrarese e riminese. «Una situazione che evidenzia ancora una volta le problematiche delle reti fognarie della nostra regione che non sono state pensate per sopportare piogge brevi ma di forte intensità. Alla luce dei cambiamenti climatici in corso è innegabile che eventi piovosi di questo tipo sono destinati a crescere, per questo occorre procedere tenendo conto che la situazione nel tempo non potrà che peggiorare e sarà bene considerare tale aspetto nella realizzazioni di opere non solo di depurazione, ma anche di difesa della costa. Nonostante gli interventi di ripascimento, inoltre, tra il 25 e il 30 per cento delle nostre spiagge sono a rischio erosione e il numero è in crescita».

«Mare inquinato a Lido di Dante: valori oltre i limiti di legge alla foce Fiumi Uniti»

La campagna di Legambiente arriva in regione: i dati delle analisi

C’è anche l’acqua di Lido di Dante, in corrispondenza della foce dei Fiumi Uniti, tra quelle inquinate secondo Legambiente, tra i tre punti risultati con una carica batterica superiore ai limiti consentiti dalla legge sugli undici monitorati (gli altri due sono a Torre Pedrera e Riccione, in provincia di Rimini).

«Una situazione che dimostra come non va abbassata la guardia sul fronte del controllo degli scarichi, anche in una regione come l’Emilia-Romagna dove esiste un’alta percentuale di depurazione dei reflui urbani», commenta in una nota Legambiente, che chiede che Regione e amministrazioni comunali, sia dei centri costieri che dell’entroterra, si attivino immediatamente per verificare i deficit depurativi ancora presenti.

È questa la fotografia scattata da Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane, realizzata anche grazie al contributo del COOU, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, che in questi giorni sta facendo tappa in Emilia-Romagna.

«Legambiente, è bene ribadirlo, effettua un’istantanea che non vuole sostituirsi ai monitoraggi ufficiali e non assegna patenti di balneabilità. È evidente, però, che i punti critici evidenziati dai nostri monitoraggi, alcuni dei quali si ripetono negli ultimi anni, meritano un approfondimento da parte degli enti competenti – commenta Serena Carpentieri, portavoce di Goletta Verde -. Siamo in una regione che sicuramente ha fatto passi avanti sul fronte della depurazione, così come confermano i dati Istat (riferiti all’anno 2012, ndr) secondo i quali in Emilia Romagna confluiscono in impianti di depurazione (secondari o avanzati) il 67,1 per cento dei carichi urbani complessivi, rispetto ad una media italiana del 57,6 e delle regioni del Nord-Ovest del 61,5 per cento. Proprio per questo, soprattutto nei periodi di forti piogge, non è più tollerabile che scarichi non adeguatamente depurati finiscano nei fiumi e di conseguenza a mare».

Sempre sul fronte della depurazione Legambiente ricorda «che lo scorso anno l’Unione Europea ha nuovamente avviato una procedura di infrazione ai danni dell’Italia – che con ogni probabilità a gennaio si tramuterà nella terza condanna per l’Italia – per il mancato rispetto della direttiva comunitaria sul trattamento delle acque reflue urbane. Una procedura che coinvolge anche dieci agglomerati urbani dell’Emilia-Romagna: (Bagnacavallo-Villanova; Bologna-Area Metropolitana; Fusignano; Bagno di Romagna; Bondeno; Decima; Fanano; Fiumalbo; Lizzano in Belvedere; San Bartolomeo in Bosco) per un totale di 696.896 abitanti equivalenti. Questi agglomerati, secondo l’Ue, risultano non conformi alla normativa, perché non è stato dimostrato che tutto il carico generato riceva un adeguato trattamento secondario».

I prelievi e le analisi di Goletta Verde sono stati eseguiti dal laboratorio mobile di Legambiente il 14 giugno scorso, ed hanno indagato parametri microbiologici (enterococchi intestinali, Escherichia coli) e vengono considerati come “inquinati” i risultati (come quello di Lido di Dante) che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli che superano di più del doppio tali valori.

Oltre i campionamenti risultati “fuorilegge” già citati, i valori di inquinanti sono risultati entro i limiti di legge invece per quelli prelevati a Comacchio (foce canale Logonovo); a Ravenna (foce canale in destra Reno, località Casal Borsetti); a Cervia (alla foce del canale Cupa Nuovo in località Lido di Savio e alla foce Porto Canale); a Cesenatico (spiaggia a sud della foce canale Tagliata, località Zadina-Pineta); a Gatteo (spiaggia riva sinistra del foce fiume Rubicone); a Bellaria (spiaggia a sud foce fiume Uso); a Cattolica (spiaggia a sud della foce del fiume Conca).

I prelievi di Goletta Verde sono stati effettuati alcuni giorni prima delle forti precipitazioni che hanno poi portato le autorità competenti a interdire temporaneamente la balneazione in alcuni punti del litorale ferrarese e riminese. «Una situazione che evidenzia ancora una volta le problematiche delle reti fognarie della nostra regione che non sono state pensate per sopportare piogge brevi ma di forte intensità. Alla luce dei cambiamenti climatici in corso è innegabile che eventi piovosi di questo tipo sono destinati a crescere, per questo occorre procedere tenendo conto che la situazione nel tempo non potrà che peggiorare e sarà bene considerare tale aspetto nella realizzazioni di opere non solo di depurazione, ma anche di difesa della costa. Nonostante gli interventi di ripascimento, inoltre, tra il 25 e il 30 per cento delle nostre spiagge sono a rischio erosione e il numero è in crescita».

Via libera alla fusione di Coop Adriatica con Estense e Consumatori Nordest

Nasce la più grande cooperativa del Paese con 2,7 milioni di soci

Il consiglio di amministrazione di Coop Adriatica ha deliberato con voto unanime il progetto di fusione con Coop Estense e Coop Consumatori Nordest. È il via libera alla nascita  della più grande cooperativa del Paese con 2,7 milioni di soci, quasi 5 miliardi di fatturato, 419 punti vendita (di cui 56 ipermercati) e 22.000 dipendenti al netto delle società controllate e partecipate. Ora il progetto dovrà essere vagliato e approvato dalle assemblee dei soci.

«La lunga storia delle cooperative del consumo – commenta la presidente di Legacoop Romagna, Ruenza Santandrea – segna una nuova data  storica. I dirigenti e i soci delle cooperative hanno gettato il cuore  oltre l’ostacolo e immaginato l’azienda del futuro, che nei prossimi mesi dovrà avvalersi di tutte le competenze e delle migliori menti a  disposizione per far si che non si tratti di mere sommatorie, ma di  importanti riorganizzazioni e realizzazioni fortemente innovative».

«Occorrerà molto lavoro e umiltà – prosegue Santandrea – ma la portata del progetto è  straordinaria e dà la misura della consapevolezza dei soci e  dirigenti di quanto sia necessario, pur in presenza di bilanci  positivi, di rinnovarsi per continuare ad assumere nel futuro quell’importante ruolo già svolto in passato a tutela della qualità nell’interesse dei consumatori. I soci, dirigenti e consiglieri della Romagna sono parte attiva, convinta e determinante di questo progetto che va verso l’ esclusivo interesse dei soci e dei consumatori. Senza dimenticare la valenza sociale dei territori coinvolti,  in una sfida di modernità unità all’ etica nella quale i soci possano sempre meglio continuare a riconoscersi».

La danza sperimentale di Aterballetto

La compagnia di nuovo in scena martedì 30 giugno  

Antitesi 2Aterballetto sarà di nuovo protagonista del Ravenna Festival, con due spettacoli che rispecchiano al meglio l’abilità della direttrice artistica Cristina Bozzolini nel miscelare la perfezione tecnica del classico con l’innovazione del contemporaneo. Martedì 30 giugno alle 21.30, questa volta al Pala de André, la compagnia proporrà i lavori di due nuovi coreografi: l’italiano Giuseppe Spota, già danzatore di Aterballetto, che firma Lego, e il greco Andonis Foniadakis, con l’inedito Antitesi.
L’intenzione di Cristina Bozzolini è condurre Aterballetto verso nuove realtà e sperimentazioni: “I miei sforzi sono tutti rivolti al mio più grande sogno: portare avanti la bellezza, non fine a se stessa però. Il corpo deve essere bello, ma abile e intelligente. Non si può prescindere dalle due cose. La volontà è quella di andare verso un balletto contemporaneo, pur senza stravolgere l’identità di Aterballetto”.
In questa strategia rientra la scelta di Giuseppe Spota, giovane coreografo di cui la direttrice artistica aveva già notato il talento quando era suo allievo al Balletto di Toscana. Al pubblico di Ravenna Festival Spota presenta Lego, curandone anche i costumi e l’allestimento. La coreografia, che nel titolo richiama il gioco d’infanzia con i familiari mattoncini, ma anche la connessione con l’altro, descrive sul palcoscenico un paesaggio infinito di rapporti, incontri, percorsi, rivelando l’ottima capacità dell’autore nell’articolare le complicate danze di gruppo.

Lego ph Alfredo Anceschi“Sono affascinato dalle dinamiche di gruppo e dalla dialettica con il set – ha dichiarato Spota – vedo la danza in un contesto ampio, in cui anche la musica e l’impianto scenico hanno una funzione espressiva. Il titolo Lego ha un doppio significato: allude alle altre forme, ma anche al legame tra le persone ed al mio con i miei antichi colleghi. Io sono partito da qui, dall’Aterballetto”. Una danza costruita per tasselli (o per mattoncini, appunto), legami casuali o cercati, un divagar danzando, e giocando, sulla misteriosa natura delle relazioni umane, immersi in un bagno di frammenti sonori calzanti come la musica dell’italiano Ezio Bosso, ma anche di A Filetta, di Jóhann Jóhannsson, di Olafur Arnalds/Nils Frahm.
Secondo elemento del dittico sarà Antitesi di Andonis Foniadakis, nome in rapida ascesa nel panorama della coreografia contemporanea. Anche lui ha alle spalle una carriera da danzatore scelto, nel corso della quale ha interpretato i lavori degli autori più importanti del Novecento, cogliendone le diverse suggestioni e rielaborandole ora, da coreografo, in un interessante mix di estetiche béjartiane e rigori made in Japan.

Antitesi 1Per Aterballetto ha creato una sinfonia di dissonanze, nello spirito del “tutto presente in tempo reale” che distingue questo millennio denso, veloce, pronto a rompere tutti gli schemi, senza rinunciare al passato. La musica di Antitesi è barocca e contemporanea e collega tra loro compositori italiani lontani nel tempo – da Pergolesi a Scelsi – ma in sintonia emozionale: un oceano di brani in cui i ballerini sono immersi e fluttuano lanciandosi nello spazio tra aggressività e dolcezza, liberi di muoversi al ritmo del respiro nel dispiegarsi organico ma non quotidiano, denso e trasparente insieme, dell’azione. “Ho costruito il pezzo – dice Foniadakis – combattendo tra ricerca della bellezza del passato, come nostalgia, e realtà di oggi, agitata, dinamica, incerta, violenta”. Affascinanti ossimori in cui interpretare la danza e la sua ombra.
Aterballetto è una compagnia di balletto contemporaneo, punta di diamante nel panorama italiano. Fondata a Reggio Emilia da Vittorio Biagi nel 1979, con l’Orchestra dell’Ater e la Compagnia di Prosa Emilia-Romagna Teatro, è una delle sezioni dell’Ater, acronimo di Associazione Teatrale Emilia-Romagna. Da allora la compagnia produce e distribuisce spettacoli di danza in Italia con forma stabile al di fuori del circuito delle fondazioni liriche. Dopo Amedeo Amodio, che l’ha diretta dal 1997 al 2007, la direzione artistica è stata affidata a Mauro Bigonzetti. Dal 2008 Bigonzetti assume il ruolo di coreografo principale della compagnia e la direzione artistica viene affidata a Cristina Bozzolini. Nel corso della sua storia, per il contributo di Mauro Bigonzetti e degli autori che hanno collaborato con la compagnia – Jiri Kylian, William Forsythe, Ohad Naharin, Iztik Galili, Fabrizio Monteverde, Jacopo Godani, Eugenio Scigliano – la vocazione della compagnia al balletto contemporaneo si è consolidata. L’attività della Fondazione Nazionale della Danza Aterballetto è sostenuta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali italiano, dagli Istituti italiani di cultura e dalle ambasciate italiane del Ministero degli Affari Esteri.

Indebitamento e vendita di azioni di Hera, il mix per trovare 20 milioni

Il presidente Carlo Pezzi: «Una realtà solida come la nostra ottiene condizioni di accesso al credito davvero molto favorevoli»

Carlo Pezzi Ravenna HoldingSaranno 4,5 milioni le azioni di Hera messe in vendita nel 2015 da Ravenna Holding, insieme a un indebitamento per 10 milioni di euro, per garantire la riduzione di capitale sociale pari a 20 milioni di euro che i soci (il Comune di Ravenna all’87 percento, Cervia e Faenza per il restante) hanno chiesto per poter rimpinguare le proprie finanze. Dunque si è ricorsi a quel mix di interventi che il presidente della Holding Carlo Pezzi aveva annunciato mesi orsono. Nel 2016 sono previste poi dismissioni patrimoniali per garantire circa 6,7 milioni di euro con un tetto massimo di ulteriori 3,5 milioni di azioni di Hera in vendita. Sono cifre queste che, spiegano da Ravenna Holding, raggiungono due obiettivi: garantire risorse extra ai soci, ma senza indebolire il peso della società nella governance di Hera, visto che il numero di azioni vendute è inferiore a quelle vendibili, cioè libere dal patto di sindacato, in osservanza anche a quanto chiesto per esempio dai sindacati stessi dei lavoratori.

Questo è appunto possibile grazie al mix di operazioni che prevedono anche un indebitamento rispetto al quale Pezzi precisa: «In questo momento per una realtà solida come la Holding le condizioni di accesso al credito sono davvero molto favorevoli».  Resta il tema dei dividendi destinato inevitabilmente a calare per la riduzione del patrimonio più remunerativo (cioè il pacchetto di azioni Hera) e per il pagamento degli interessi del nuovo indebitamento, ma nemmeno questo sembra preoccupare, grazie anche ai risultati del bilancio definitivo del 2014 che hanno visto un risultato d’esercizio per il 2014 pari a 9.675.358 euro che migliora il budget (sempre piuttosto prudente) di quasi 2 milioni e quattrocentomila e segna un aumento di quasi 950mila euro rispetto al 2013.

Un risultato reso possibile dal fatto che, spiega Pezzi che proprio in questi giorni conclude i primi tre anni da presidente e può dirsi quanto mai soddisfatto dei risultati, «come avevo detto, l’esistenza di una holding solida e con i conti in ordine consente e ha consentito di mettere in campo azioni di grande efficacia anche per la riduzione di capitale che, grazie a plusvalenze (in particolare Sapir e Romagna Acque hanno reso più del previsto), la riduzione dei costi, il fatto che tutte le società partecipate abbiano i conti in pareggio (Start compresa) e tutte le controllate che danno dividendi (anche Ravenna Farmacie quest’anno), non si tradurrà per i prossimi tre anni in una riduzione dei dividendi ai soci. In un panorama nazionale in cui si parla soprattutto di quanto le partecipate costano agli enti pubblici, noi possiamo dire invece di garantire bilanci in ordine e risorse agli enti pubblici».

Per il 2015 il conto economico prevede risultati pari a oltre 10,8 milioni di euro grazie alla plusvalenza delle vendita di azioni Hera e dunque, prevedono dalla Holding, nei prossimi tre anni potrebbero addirittura aumentare i dividendi mentre gli effetti del calo dovuto alla vendita delle azioni si potrebbe far sentire solo dopo il piano triennale 2015-2017. (fe.an.)

Indebitamento e vendita di azioni di Hera, il mix per trovare 20 milioni

Il presidente Carlo Pezzi: «Una realtà solida come la nostra ottiene condizioni di accesso al credito davvero molto favorevoli»

Carlo Pezzi Ravenna HoldingSaranno 4,5 milioni le azioni di Hera messe in vendita nel 2015 da Ravenna Holding, insieme a un indebitamento per 10 milioni di euro, per garantire la riduzione di capitale sociale pari a 20 milioni di euro che i soci (il Comune di Ravenna all’87 percento, Cervia e Faenza per il restante) hanno chiesto per poter rimpinguare le proprie finanze. Dunque si è ricorsi a quel mix di interventi che il presidente della Holding Carlo Pezzi aveva annunciato mesi orsono. Nel 2016 sono previste poi dismissioni patrimoniali per garantire circa 6,7 milioni di euro con un tetto massimo di ulteriori 3,5 milioni di azioni di Hera in vendita. Sono cifre queste che, spiegano da Ravenna Holding, raggiungono due obiettivi: garantire risorse extra ai soci, ma senza indebolire il peso della società nella governance di Hera, visto che il numero di azioni vendute è inferiore a quelle vendibili, cioè libere dal patto di sindacato, in osservanza anche a quanto chiesto per esempio dai sindacati stessi dei lavoratori.

Questo è appunto possibile grazie al mix di operazioni che prevedono anche un indebitamento rispetto al quale Pezzi precisa: «In questo momento per una realtà solida come la Holding le condizioni di accesso al credito sono davvero molto favorevoli».  Resta il tema dei dividendi destinato inevitabilmente a calare per la riduzione del patrimonio più remunerativo (cioè il pacchetto di azioni Hera) e per il pagamento degli interessi del nuovo indebitamento, ma nemmeno questo sembra preoccupare, grazie anche ai risultati del bilancio definitivo del 2014 che hanno visto un risultato d’esercizio per il 2014 pari a 9.675.358 euro che migliora il budget (sempre piuttosto prudente) di quasi 2 milioni e quattrocentomila e segna un aumento di quasi 950mila euro rispetto al 2013.

Un risultato reso possibile dal fatto che, spiega Pezzi che proprio in questi giorni conclude i primi tre anni da presidente e può dirsi quanto mai soddisfatto dei risultati, «come avevo detto, l’esistenza di una holding solida e con i conti in ordine consente e ha consentito di mettere in campo azioni di grande efficacia anche per la riduzione di capitale che, grazie a plusvalenze (in particolare Sapir e Romagna Acque hanno reso più del previsto), la riduzione dei costi, il fatto che tutte le società partecipate abbiano i conti in pareggio (Start compresa) e tutte le controllate che danno dividendi (anche Ravenna Farmacie quest’anno), non si tradurrà per i prossimi tre anni in una riduzione dei dividendi ai soci. In un panorama nazionale in cui si parla soprattutto di quanto le partecipate costano agli enti pubblici, noi possiamo dire invece di garantire bilanci in ordine e risorse agli enti pubblici».

Per il 2015 il conto economico prevede risultati pari a oltre 10,8 milioni di euro grazie alla plusvalenza delle vendita di azioni Hera e dunque, prevedono dalla Holding, nei prossimi tre anni potrebbero addirittura aumentare i dividendi mentre gli effetti del calo dovuto alla vendita delle azioni si potrebbe far sentire solo dopo il piano triennale 2015-2017. (fe.an.)

Marianella, la voce di 2.569 telecronache: «Gli stadi moderni non hanno anima»

Il celebre commentatore di Sky Sport al bagno Hanabi di Marina per presentare il suo libro a metà tra guida turistica e storie di calcio

Se avete sentito anche una sola delle sue 2.569 telecronache fatte in carriera non potrete dimenticare quel timbro. Massimo Marianella è una delle voci più note di Sky Sport, soprattutto se seguite il calcio. Con il commento di Juventus-Barcellona del 6 giugno scorso è arrivato alla decima finale di Champions League dal 2006. Alle 21 di oggi, 28 giugno, il 49enne giornalista romano sarà al bagno Hanabi di Marina di Ravenna per la presentazione del libro “Dove ti porta il calcio”. Ospiti sulla spiaggia anche Letizia Conte che ha collaborato alla scrittura del libro e l’ex calciatore Giancarlo Marocchi, oggi collega di Marianella nelle vesti di opinionista per la tv satellitare.

Marianella, dove ci porta il calcio? «Il libro è un’idea che ho da dieci anni. Da ogni viaggio fatto per raggiungere uno stadio ho tenuto da parte biglietti da visita di ristoranti, appunti dei percorsi in metropolitana, scontrini dei locali, posizione degli alberghi. L’idea è quella di tramandare le mie esperienze: nasco prima come appassionato e poi divento un professionista. Quindi ci sono aneddoti e storie miei personali legate ai singoli eventi ma è anche vero che molti dei percorsi descritti nel libro li ho fatti da semplice amante dello sport trovandomi nella situazione capitata a tutti: quando esco dalla metro vado a destra o a sinistra? Diciamo che se il lettore si fida di me può usare il libro per muoversi nelle città degli stadi con la partita come ottima scusa per una visita completa».

Che città sono comprese nel libro? «Ci sono 43 stadi divisi in undici città, le capitali d’Europa con l’aggiunga di Barcellona e Monaco di Baviera perché non potevano mancare».

Ma non c’è solo il calcio. «Spesso anche per me il calcio è un’ottima scusa per visitare una città e allora accanto alle informazioni sportive c’è altro. In questo è stata molto brava Letizia Conte. Insomma qual è il negozio che non puoi perdere o il museo che devi vedere. Perché non accetto si vada a Berlino per la finale di Champions senza vedere la porta di Brandeburgo o Potsdamer Platz. Dalla trasferta per sport voglio tornare con un bagaglio non solo di magliette e gagliardetti. Magari a volte può anche essere una delusione: posso dire senza timore che Buffalo essendoci stato a vedere una partita».

Qual è il suo stadio preferito nel calcio? «Partiamo dicendo che i miei due preferiti in assoluto non esistono più perché erano Wembley e Highbury, entrambi demoliti. Sono uno che apprezza gli stadi con una patina di storia e in questo il Camp Nou di Barcellona è meraviglioso. Non ho nulla contro gli stadi nuovi però che vuoi che ti dica, il nuovo Emirates dell’Arsenal con le scale mobili, le luci soffuse, il ristorante stellato Michelin non mi comunica le stesse cose del vecchio Highbury».

Cosa manca ai nuovi stadi? «Oggi se ti portano bendato al centro di uno dei nuovi impianti inglesi non sai dire dove sei quando apri gli occhi perché sono tutti uguali. Si potrebbero fare stadi moderni con anima e personalità».

Sembra una visione in contrasto con il modello Sky… «Il mio cuore va per gli stadi vecchi e per la storia. Però sono un professionista e va detto che in Italia siamo indietro tanto anche perché abbiamo stadi vecchi. Il nostro calcio farà un passo avanti quando la Juve non sarà un’eccezione».

Tra i nuovi impianti qual è il più spettacolare? «L’Allianz Arena è perfetto. Se l’idea è quella di avere un teatro che metta le tv in grado di portare lo spettacolo nel mondo allora lì c’è tutto. Trovo assurdo invece che il Manchester City abbia fatto uno stadio nuovo in cui la postazione da cui commento la Premier League è sotto il tetto e quando tira vento vola via di tutto e sei talmente lontano da non vedere i giocatori».

Non è un segreto la sua passione per l’Arsenal… «Devo dare una brutta notizia a me stesso: sono sempre meno tifoso in generale. Sono arrivato a dimenticare che giocavano le squadre delle mie passioni personali come Marlins, Panthers, Arsenal.  Non c’è stato un motivo particolare. Se vedo due gocce che scivolano su un vetro ne scelgo una e tifo. Però sia chiaro che non ho mai amato gli eccessi, mai fatto parte di un tifo organizzato, non capisco come si arrivi a spaccare un treno per questioni di tifoseria».

Come si concilia il tifo con il giornalismo? «Quando è il momento di lavorare la passione per la tua squadra la metti da parte. Nella mia prima finale di Champions c’era l’Arsenal in campo. È stato solo mezzora dopo la fine della partita che mi sono reso conto che come tifoso avevo perso la partita. Prima sei un professionista, non amo i giornalisti tifosi. Penso che il giornalista sia un altro lavoro rispetto alla cronaca tifosa, se tifo mi metto la maglietta ma non faccio la cronaca. Così come non ho mai amato troppo quelli che dicono noi durante una telecronaca. I cronisti sono un tramite tra l’evento e la gente a casa ma devo dare una brutta notizia a qualche collega: non sono loro i protagonisti».

Tra i giocatori visti in oltre duemila cronache c’è stato qualcuno più emozionante? «Credo che uno come Henry sia da considerare meraviglioso per tutta la sua carriera. Penso che in futuro potremo dire di aver avuto il privilegio di vedere Iniesta su un campo e trovo un delitto che non abbia vinto un Pallone d’Oro. Ho commentato Van Basten e Baggio. Cruiff ho potuto solo intervistarlo».

Pd: continua il rebus sul candidato a sindaco di Palazzo Merlato

Nella girandola di nomi spunta anche quello di Giorgio Graziani della Cisl. Ma manca una figura che possa unire le varie anime del partito

Pd immagina propagandaLa confusione è sempre più grande sotto il cielo e in casa Pd c’è anche preoccupazione in vista delle elezioni comunali del 2016. Il ballottaggio di Faenza, vinto per una manciata di voti da Malpezzi contro la Lega, le turbolenze nazionali crescenti, i sondaggi d’opinione che danno un Pd in difficoltà contro il Movimento 5 Stelle non permettono a nessuno di stare tranquillo, nemmeno a Ravenna. Ora peraltro che la sentenza della Cassazione ha stabilito che il processo d’appello a Vasco Errani è da rifare, annullando la sentenza di colpevolezza ma lasciandolo comunque in attesa di nuovo processo, sembra definitivamente tramontata l’ipotesi di una candidatura dell’ex governatore anche per chi ancora ostinatamente ci sperava, nonostante le dichiarazioni di Errani stesso (che ora potrebbe peraltro ambire a un ruolo di governo a Roma).

E mentre il partito locale ha iniziato il percorso di partecipazione per la costruzione di alcune idee da sottoporre ai candidati alle primarie, nei corridoi in realtà è una girandola di nomi in cui è difficile, anche per tanti iscritti e simpatizzanti, orientarsi. E c’è chi, tra i bene informati, racconta che anche se gli schieramenti negli anni si sono rimescolati, in questo momento sono tornate a farsi sentire in modo nitido le appartenenze ad ex Margherita ed ex Ds, o a qualcosa che parecchio gli assomiglia.

E i nomi? Uno è quello che gira sulla stampa già da un po’, quello di Filippo Brandolini, dirigente Hera, ex assessore comunale, ex Ds, cinquantenne, con un solido curriculum alle spalle, ma su cui al momento non ci sarebbe unanimità tra gli ex Ds. L’altro nome che si sente sempre più spesso negli ambienti  Pd è quello dell’attuale segretario regionale della Cisl, ex segretario provinciale del sindacato, il ravennate Giorgio Graziani, vicino agli ex popolari, classe 1966, anche lui un profilo forte e credibile. Va peraltro detto che nessuno dei due si è pubblicamente pronunciato né ha espresso la disponibilità (non scontata) a candidarsi. Sia per Brandolini sia per Graziani si tratta al momento dei desiderata di alcuni, anche tra coloro che contano, dentro il partito. Ma nessuno dei due a oggi potrebbe contare sull’appoggio unanime (o quasi) del partito per ragioni sia di posizionamento politico sia di curriculum (l’incarico in Hera non è ritenuto propriamente un asso nella manica e forse nemmeno l’essere sindacalista, di fronte perlomeno agli argomenti di grillini e destra).

 

piazza del popolo ravennaIn ogni caso,  pare difficile immaginare  primarie Brandolini-Graziani, proprio perché si tratterebbe di due candidati forti e credibili sostenuti da due anime importanti del partito. Perché al momento tutto fa pensare che le primarie, salvo novità dell’ultima ora, saranno sul modello di Lugo o Cervia, cioé con un solo candidato Pd e altri candidati di forze di coalizione meno rilevanti o comunque un candidato di minoranza. Nessuno ha voglia di spaccature e lacerazioni profonde. Restano dunque in campo altri nomi circolati nei mesi passati, da quello del presidente di Sapir Matteo Casadio a quello del neoassessore Enrico Liverani a quello di Alberto Cassani, ex coordinatore di Ravenna 2019, o della presidente del consiglio comunale Livia Molducci fino alle ipotesi di un “indipedente”. In questo ruolo, dopo che era circolato il nome dell’avvocato Ermanno Cicognani che ha però negato l’interesse alla candidatura, un nome ricorrente è quello dell’ex questore nonché ex prefetto Fulvio della Rocca, ma c’è anche chi avrebbe accarezzato l’idea di un profilo come quello di Luca Casadio, stimato pediatra nonché presidente della società di pallavolo Porto Robur Costa, di sicuro appeal elettorale, ma nemmeno in questi casi ci sono dichiarazioni di disponibilità da parte degli interessati. Inoltre c’è chi ritiene che rivolgersi all’esterno del partito sarebbe un segnale di debolezza.

poltrona sindacoIn ogni caso, vale la pena ribadirlo, si parla di confidenze, supposizioni, manovre in corso più o meno strutturate e fisiologiche, mentre da Roma arrivano le cronache di spaccature e tensioni sempre più profonde che però qui sembrano restare al momento relativamente lontane.  La linea ufficiale del segretario resta «prima le idee, poi i nomi». E però, in assenza di un nome, finisce appunto che i nomi si moltiplicano. E intanto  le  alleanze si fanno sempre più incerte rispetto al passato. Sel ha votato per lavorare alla costruzione di un soggetto di sinistra alternativo al Pd, il Pri minaccia di correre da solo, l’altra forza di sinistra che univa Pdci/Prc si sta astenendo sui più importanti provvedimenti ammnistrativi da mesi, l’Idv sembra priva di qualsiasi capacità di incidere sull’elettorato. L’unica certezza ormai radicata in tutti dopo le ultime amministrative è che se non si vince al primo turno, al secondo tutto può accadere.

DanteXperience, in scena il concerto multimediale della Commedia dantesca

Sabato 27 giugno al Pala de André le grandi sinfonie di Liszt e Čajkovskij con l’Orchestra di Budapest. Fra i protagonisti Chiara Muti

Inferno Dante DoreI temi danteschi che caratterizzano l’edizione 2015 del Ravenna Festival trovano una sintesi perfetta nello spettacolo “DanteXperience“, concerto multimediale che propone le più importanti partiture sinfoniche ispirate alla Divina Commedia: la “Francesca da Rimini“ di Čajkovskij e la grandiosa “Dante Symphonie“ di Liszt. I brani, interpretati dalla Budapest MAV Symphony Orchestra e dall’Angelica Girls’ Choir, saranno accompagnati dalle letture dantesche di Chiara Muti e dalla proiezione delle vertiginose incisioni di Gustave Doré, rielaborate nelle animazioni digitali di Giuseppe Domenichini: una vera e propria “esperienza“ sinestetica che avvolgerà lo spettatore immergendolo ancora una volta nell’universo dantesco.
Questa produzione del Festival di Primavera di Budapest, che approda al Pala de André sabato 27 giugno (alle ore 21), costituisce il perfezionamento del progetto “Musica, Poesia e Immagini sulla Divina Commedia” che il pianista e direttore d’orchestra Vittorio Bresciani aveva avviato proprio a Ravenna Festival nel 2002.

Vittorio BrescianiIl maestro Bresciani con questo concerto riesce a realizzare l’allestimento che lo stesso Franz Liszt aveva immaginato per la prima esecuzione della Dante Symphonie, prevista al Teatro di Corte di Dresda nel 1857: l’idea del compositore era, infatti, di accompagnare la musica con i 27 disegni ispirati alla Divina Commedia commissionati al pittore tedesco di origine italiana Bonaventura Genelli, che sarebbero stati proiettati per mezzo della cosiddetta lanterna magica, tecnologia all’avanguardia per quell’epoca. Impresa a cui Liszt dovette rinunciare a causa dei costi e delle difficoltà tecniche, ma che non è stata dimenticata da chi ha dedicato gli studi alla sua opera. «Tutto è nato dalla mia passione per Liszt  – commenta appunto il direttore d’orchestra Bresciani – ereditata dal maestro Vincenzo Vitale, con il quale mi sono formato da ragazzo: una passione tale che nell’ultimo ventennio mi sono dedicato anima e corpo alla musica del compositore ungherese. E quando, dalla fine degli anni Novanta, alla mia attività alla tastiera si è affiancata quella sul podio, ho cominciato a ideare progetti nei quali l’esecuzione dei poemi sinfonici e delle sinfonie Faust e Dante si saldasse alla lettura di testi poetici e alla proiezione di immagini».

E per offrire una migliore e coerente resa artistica, Bresciani ha sostituito i disegni che avrebbe utilizzato Liszt proponendo le inconfondibili incisioni di Doré. Una sorta di omaggio “storico”: «Sappiamo che Liszt frequentò Doré a Parigi: a casa sua, nel 1866, suonò la Dante nella versione per due pianoforti assieme a Camille Saint-Saëns. Doré ringraziò regalandogli un dipinto che raffigurava Dante alla porta dell’Inferno, ora conservato al Museo “Liszt” di Budapest».
Negli anni il concerto multimediale si è raffinato, le tecnologie digitali hanno reso l’intero impianto più agile ed è cambiato anche il modo di inserire i versi danteschi sulla musica, come spiega Bresciani: «Gli interventi recitati, tratti da Inferno e Purgatorio, sono molto più numerosi e disseminati nel corso della sinfonia. Di solito vengono affidati a due attori: una voce narrante maschile (Dante) e, da lontano, per un breve ma significativo momento, una giovane voce femminile (Francesca). In questa versione ci sarà unicamente Chiara Muti a interpretare entrambi i ruoli, alla sinistra del podio, come una cantante solista. E anche Čajkovskij sarà introdotto da una lettura dantesca».

Chiara MutiLa Francesca da Rimini, fantasia sinfonica in minore op. 32, è stata composta da Čajkovskij in appena tre settimane, dal 17 ottobre al 7 novembre 1876. Si tratta di un lavoro che l’autore aveva particolarmente a cuore, come rivelano le parole dello stesso Čajkovskij: «L’ho scritta con amore e l’amore mi sembra sia emerso abbastanza bene». La fantasia è articolata in tre parti: la sezione iniziale rappresenta «La bufera infernal che mai non resta» (Inferno, V, 31), ossia il vento che trascina con violenza le anime dannate dei lussuriosi. Quella centrale è il canto d’amore di Francesca, affidato dapprima al clarinetto solista e sviluppato, secondo un procedimento tipico di Čajkovskij, per accumulo di materiali sonori, fino a esiti parossistici. Il suono dei corni richiama infine i protagonisti alla realtà infernale: il tempo della confessione e del ricordo è finito, per gli amanti ricomincia l’eterno tormento.
«Dante trova la sua risonanza nell’arte di Orcagna e Michelangelo, forse un giorno ne troverà una musicale in un Beethoven del futuro» scriveva Lizst nel 1839, quando, all’apice del suo successo come concertista, già meditava su un progetto di sinfonia dantesca.

D’altronde la passione per la Commedia ha accompagnato il compositore per tutta la vita: scoperta da ragazzo, l’aveva poi riletta con sguardo più profondo durante il soggiorno a Firenze, a fine anni Trenta, insieme alla contessa Marie d’Augoult, scrittrice e madre dei suoi tre figli. L’opera è ispirata all’Inferno e al Purgatorio: il progetto originale prevedeva tre movimenti, uno per ogni cantica, tuttavia Wagner (che ne diverrà il dedicatario) convinse l’amico a tralasciare il Paradiso perché, secondo lui, nessun essere umano sarebbe stato in grado di restituirne in musica lo splendore. Liszt allora, al posto del terzo movimento, in coda al secondo fece intonare il Magnificat a un coro di donne (oppure di bambini), concedendosi comunque un effetto teatrale: prescrisse che i cantori, con l’armonium che doveva sempre accompagnarli, restassero invisibili al pubblico; al limite, venissero collocati su pedane o balconate sopra l’orchestra. Una disposizione rispettata dalla regia di Vittorio Bresciani, che collocherà il coro sulle tribune laterali.

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi