L’oggetto è stato disegnato come sempre dallo studio Annafietta, che lo realizza dal 2011
È stata presentata ieri, mercoledì 22 gennaio, la medaglia ufficiale che finirà al collo dei partecipanti della prossima edizione della maratona di Ravenna. Si tratta del quattordicesimo modello di medaglia, un oggetto artigianale di arte bizantina firmato da Annafietta, lo studio situato vicino alla basilica di San Vitale che dal 2011 realizza a mano uno la medaglia della manifestazione, che quest’anno si terrà il 9 novembre 2025. La medaglia è stata presentata al Mar di Ravenna.
La medaglia 2025 ha una particolare forma verticale e prende ispirazione da un particolare presente sopra uno degli archi dello stesso luogo di culto, ma che viene rappresentato anche in molti altri edifici storici bizantini. «L’idea del nuovo monile nasce dalla caratteristica dei mosaici di epoca paleocristiana, spesso caratterizzati da meravigliose cornici che separano i pannelli decorativi, veri e propri muri interamente decorati a mosaico che raccontano e rappresentano storie e immagini diverse fra loro», spiegano gli organizzatori della maratona. «Il motivo di questa cornice rappresenta una sorta di piramide incrociata che andrà a contornare la medaglia stessa, accompagnata da un fascione rosso su un fondo oro. Proprio il rosso e l’oro saranno i colori caratterizzanti il nuovo gioiello».
Come per le edizioni precedenti, la medaglia verrà proposta in tre tagli diversi. La più grande sarà per i finisher della Maratona sui 42K, mentre una versione leggermente più piccola andrà ai runner della Consar Ravenna Half Marathon. Infine, la versione minore sarà creata per la Good Morning Ravenna 10K. Prevista anche una medaglia aggiuntiva dedicata alla Dog & Run.
«Ancora una volta – spiega Annafietta, autrice delle medaglie – l’idea della medaglia della maratona di Ravenna prende spunto da un dettaglio della Basilica di San Vitale. Un particolare che però, questa volta, si può ritrovare facilmente in tante altre opere musive sparse per la città e che rappresenta una sorta di ponte, di connessione fra loro. Tra le caratteristiche dei mosaici bizantini ci sono sempre state le cornici, colorate, sgargianti e sinuose. Un elemento che spesso ha avuto la funzione di collante tra opere diverse o tra racconti trasposti in mosaico. E proprio questa idea di unione della quale nel mondo c’è tanto bisogno, ci ha portato a questa scelta».
Aggiunge Stefano Righini, presidente di Ravenna Runners Club: «Come ogni anno, la medaglia rappresenta un simbolo del nostro territorio in tutta la sua arte e cultura. Da oggi e fino al prossimo novembre questo capolavoro realizzato interamente a mano girerà il mondo per promuovere il nostro evento sempre più unico. Un elemento che ci caratterizza da tempo e che, ne sono certo, porterà in città migliaia di runner e non solo perché parte di un racconto e di una storia millenaria, ma ancora oggi attuale nei colori e nelle suggestioni».
La polizia ha sequestrato una considerevole quantità di cocaina e hashish, oltre a una pistola rubata
Aveva in casa 4 etti di cocaina e 4,5 etti di hashish, oltre a una consistente somma di denaro in contante e una pistola rubata. La polizia di Lugo ha arrestato un cittadino di Massa Lombarda all’alba di martedì 21 gennaio, con l’accusa di detenzione illegale di sostanze stupefacenti. L’operazione antidroga è stata coordinata dalla procura di Ravenna e si è avvalsa della collaborazione dell’unità cinofila guardia di finanza di Lugo.
Oltre alle droghe, gli agenti hanno sequestrato circa 2.600 euro, un revolver calibro 32 oggetto di denuncia per furto e due pistole scacciacani. L’uomo, un cittadino extracomunitario, è stato portato al carcere di Ravenna.
Nell’ambito della medesima operazione, sempre a Massa Lombarda la polizia ha arrestato altri due uomini trovati in possesso di 30 grammi di cocaina e 30 grammi di hashish, oltre a bilancini di precisione e materiale di confezionamento delle dosi. Anche in questo caso si tratta di due extracomunitari, che si trovano attualmente nelle case circondariali di Forlì e Ravenna.
L’opera proposta da Snam ha ricevuto parere negativo. Festeggiano gli ambientalisti.
Il Comune di Faenza ha deciso: il biodigestore di Granarolo non sarà ampliato. L’amministrazione comunale aveva già espresso le sue preoccupazioni nei giorni scorsi e martedì 20 gennaio, dopo la riunione della conferenza dei servizi, ha dato il suo parere negativo ufficiale.
Il progetto, proposto dalla società agricola Bys (controllata al 100% da Snam), prevedeva di ampliare e trasformare l’impianto esistente, ma il Comune era preoccupato per l’aumento del traffico di mezzi pesanti e il rischio di sicurezza in caso di nuove alluvioni. A convincere la giunta è stata anche l’ampia mobilitazione dei cittadini contrari al progetto, convogliata nel comitato Faenza Eco-Logica.
Nel suo parere negativo, il Comune afferma che «i terreni attraversati dall’ipotetica nuova viabilità non risultano nella disponibilità del proponente (l’azienda Bys, NdR), né sono state effettuate valutazioni dell’impatto del traffico in ingresso e in uscita all’impianto, specie con riferimento al centro abitato della frazione di Granarolo, che si vedrebbe interessata dal considerevole incremento del passaggio dei mezzi di approvvigionamento delle biomasse in ingresso all’impianto, e dei carri bombolai in uscita dallo stesso trasportanti il biometano prodotto».
Inoltre, prosegue il documento, «via Fabbra ricade in zona di “Tutela dell’impianto storico della centuriazione” e risulta caratterizzata da una carreggiata di larghezza limitata pari a circa tre metri, tipica delle strette strade di campagna, soggetta frequentemente a fenomeni di dissesto che hanno determinato nel tempo l’applicazione di misure di limitazione del traffico. È evidente come il nuovo impattante assetto dell’ampliamento debba comportare la rivalutazione del sistema viario, in funzione sia della sicurezza della circolazione su via Fabbra sia in relazione all’impatto dell’incremento del passaggio di mezzi pesanti all’interno del centro abitato di Granarolo Faentino: rivalutazione che, per quanto già descritto, non ha trovato sufficiente riscontro nella documentazione integrativa della ditta proponente».
Festeggia il comitato Faenza Eco-Logica, che ha scritto su Facebook: «Abbiamo vinto. Ma nulla ci toglie dalla testa che, se non ci fosse stata una grande mobilitazione dal basso, il progetto sarebbe forse stato approvato. Ora speriamo che la Snam non faccia ricorso».
La Cgil contro Eni: «Questa non è una transizione, ma una dismissione»
Una porzione dell’impianto Eni Versalis a Ravenna
«Sono in bilico tutti gli altri stabilimenti di Versalis e delle aziende con cui condividono il “condominio industriale” a Ferrara, Ravenna, Mantova, Porto Marghera e Porto Torres». Lo dichiara la Cgil, al terime di una conferenza stampa a Roma sulla crisi che coinvolge Eni-Versalis, accusata di smantellare settori strategici del sistema industriale italiano.
In particolare, sta facendo discutere l’annunciata chiusura dell’impianto di produzione di butadiene di Brindisi, il gas usato come materia prima per produrre gomme sintetiche e prodotti della farmaceutica.
«Per affrontare una vertenza di questo tipo – ha dichiarato il segretario confaderale della Cgil Pino Gesmundo -, con un’azienda partecipata che opera in settori strategici e con produzioni indispensabili per tutto il sistema industriale nazionale, costruiremo tre momenti di incontro collettivi in Sicilia, in Puglia e in Emilia-Romagna, in cui vogliamo coinvolgere le istituzioni locali e i parlamentari eletti sul territorio, per discutere delle conseguenze disastrose che la chiusura dei Cracking di Eni Versalis produrrebbe. Dobbiamo scongiurare che si determinino».
«Non è una transizione verso una produzione sostenibile, ma una dismissione che determinerà un aumento complessivo delle emissioni di CO2 – sostiene il segretario generale della Filctem Cgil Marco Falcinelli -. L’Italia sta uscendo da un mercato in crescita, condannandosi alla dipendenza estera, in un momento in cui la domanda di etilene a livello globale è in aumento del 5% annuo. Una scelta scellerata sul piano sociale, ambientale ed industriale. Senza tenere conto che l’Europa ha deciso di tassare i prodotti importati da extra UE sulla base dell’impronta carbonica generata, producendo un aumento del loro costo che verrà scaricato sull’insieme delle imprese italiane».
«Ricordiamo che, tra diretti e indotto, nei siti di Brindisi, Priolo e Ragusa sono coinvolte oltre 20 mila persone, e che a cascata sono in bilico tutti gli altri stabilimenti di Versalis e delle aziende con cui condividono il ‘condominio industriale’ a Ferrara, Ravenna, Mantova, Porto Marghera e Porto Torres. Attendiamo la convocazione del tavolo politico annunciato dal Governo, in quell’occasione saranno presenti davanti al Mimit anche le lavoratrici e i lavoratori per difendere il loro futuro. Scelte di indirizzi di politica industriale che riguardano il Paese, come questa, non possono dipendere dalle decisioni dettate dagli interessi degli azionisti di un’azienda come Eni», concludono Gesmundo e Falcinelli.
Le due, senza fissa dimora, si aggiravano nell’area di stallo chiedendo insistentemente denaro ai passanti, in particolare anziani e fragili
Si aggiravano da giorni nel parcheggio e nei pressi delle entrate principali dell’ospedale, importunando i passanti e chiedendo soldi con grande insistenza. Due donne di etnia rom e senza fissa dimora sono state identificate e denunciate martedì 21 gennaio, durante un’operazione mirata degli agenti della polizia locale di Ravenna.
Le due, già note alle forze dell’ordine, si avvicinavano con insistenza alle persone anziane o visibilmente fragili avanzando richieste incalzanti di denaro. Dopo il fermo geli agenti sono stat condotte al comando per ulteriori accertamenti e denunciate per accattonaggio molesto. Gli agenti hanno disposto per loro anche l’ordine di allontanamento dall’area.
«È fondamentale segnalare tempestivamente episodi di questo tipo – sottolinea il Comandante della polizia locale di Ravenna -. perchè questi comportamenti non solo creano disagio, ma possono ingenerare profonda insicurezza. Garantire la serenità e la sicurezza nei luoghi pubblici è un impegno per noi prioritario, specialmente in aree sensibili come gli ospedali».
L’azione rientra nell’ambito dell’intensificazione dei servizi svolti dalla polizia in tutte le zone critiche della città, tra cui l’area dell’ospedale e spazi limitrofi, per contrastare i fenomeni di illegalità e inciviltà. I controlli proseguiranno anche nelle prossime settimane.
Stand gastronomici e concerti in Piazza Garibaldi per rappresentare una delle tipicità più pregiate del territorio. Fino a Marzo anche un “circuito gastronomico” con cene degustazione e lezioni di cucina a tema
Un incontro del Circuito Gastronomico del Cardo
Torna anche quest’anno la Festa del Cardo Gobbo, uno degli eventi più rappresentativi della gastronomia cervese: sabato 25 e domenica 26 gennaio le celebrazioni dedicate al cardo affiancheranno la tradizionale manifestazione “A spass par Zirvia”, protagonista di tutte le ultime domeniche del mese.
Dalle 10.30 alle 21, Piazza Garibaldi si trasformerà in un vivace mercato gastronomico dove i visitatori potranno gustare piatti tipici a base di cardo gobbo, un ortaggio dalla consistenza unica e dal sapore delicato. In menù si troveranno cardi fritti, crostoni con cardo, primi piatti a base di cardo e tante altre specialità preparate dagli chef locali, tra tradizione e innovazione. Sarà inoltre istituita “La Baita del Cardo” dove ogni giorno, a partire dalle 18.30 sarà possibile gustare un aperitivo completamente a base di cardo, drink compreso.
«Il Cardo Gobbo è un prodotto raro e pregiato, coltivato in quantità limitate durante i mesi più freddi dell’anno. – spiegano gli organizzatori dell’evento, Consorzio Cervia Centro e Accademia del Cardo -. La sua particolarità risiede nel metodo di coltivazione: interrato sotto la sabbia marina, sviluppa una dolcezza e una croccantezza uniche, eliminando il tipico retrogusto amarognolo del cardo comune. Questo processo lo rende un ingrediente versatile, ideale per numerose preparazioni culinarie».
Oltre alla principale vocazione gastronomica, l’evento lascerà ampio spazio anche alla musica: alle 15.30 del 25 gennaio la piazza sarà animata dai I Pasquaroli di Ponte Pietra, e alle 16.45, le danze continuano con il concerto di Musica Romagnola e balli. Domenica 26 gennaio si lascerà invece spazio al concerto de “Gli Esodati” (ore 15.30).
Terminato il fine settimana, il Cardo Gobbo continuerà a essere protagonista in città anche dopo la festa di fine gennaio, grazie alle iniziative organizzate dall’Academia del cardo fino a marzo, come il circuito gastronomico che coinvolge 9 attività sparse tra le provincie di Ravenna, Rimini e Forlì e i corsi di cucina che si svolgeranno alle Officine del Sale di Cervia, per esplorare gli abbinamenti tra cardo e pesce azzurro (21 gennaio), tra cardo e pasta (28 gennaio) fino agli utilizzi in pasticceria (4 febbraio).
«Ringrazio il Consorzio Cervia Centro e tutti gli organizzatori dell’evento che anche quest’anno animerà il centro storico nell’ultimo fine settimana di gennaio. – commenta L’Assessore alla Attività produttive Mirko Boschetti -. La Festa del Cardo Gobbo è un appuntamento molto importante, che richiama diverse realtà culinarie nella proposta di piatti particolari con l’utilizzo del prodotto tipico cervese e inaugura una serie di iniziative organizzate fino a marzo. Quest’anno, inoltre, la festa in piazza ospiterà anche momenti musicali e didattici che contribuiranno a intrattenere la piazza attirando ancora più persone e visitatori”.
Il pescatore aveva perso l’orientamento a causa della nebbia. È in buona salute e non ha necessitato di cure mediche
È stato ritrovato nella tarda mattinata di oggi (mercoledì 22 gennaio) il pescatore subacqueo di 47 anni, disperso in mare dalla scorsa notte.
L’allarme è stato lanciato nelle prime ore della giornata dai familiari del subacqueo, che non aveva fatto ritorno da un’immersione effettuata la sera precedente a Lido di Classe. Le operazioni di ricerca, coordinate dalla Guardia Costiera di Ravenna, hanno coinvolto i mezzi e gli uomini delle Capitanerie di Porto di Rimini, Cervia e Ravenna e sono state rese particolarmente complesse dalla presenza di una fitta nebbia che ha impedito l’uso degli elicotteri, rendendo necessaria l’estensione dell’area di ricerca a diverse miglia nautiche. Le condizioni di ridotta visibilità hanno richiesto l’elaborazione di speciali schemi operativi Sar (Search and Rescue) per massimizzare l’efficacia delle operazioni.
L’uomo è stato individuato a circa 2 chilometri dalla costa da un mezzo della Capitaneria di Ravenna. Il subacqueo, subito recuperato ed assistito a bordo della motovedetta, ha dichiarato di essersi disorientato a causa della nebbia e di aver tentato di trovare un segnale da pesca o una boa a cui attaccarsi in attesa di essere ritrovato; con tenacia si è mantenuto lucido resistendo al freddo e alla fatica fino all’arrivo dei soccorsi. Il pescatore è stato poi trasportato a terra in buone condizioni di salute e non ha necessitato di cure mediche.
Commentando la vicenda, il Comandante della Capitaneria di Porto di Ravenna ha sottolineato l’importanza della tempestività delle risorse di soccorso, ricordando i rischi associati alle attività in mare, in particolare quando intraprese in solitaria o senza un’adeguata valutazione delle condizioni meteorologiche e ribadendo la necessità di adottare misure di sicurezza aggiuntive durante l’attività in mare, tra cui informare sempre terzi sui propri spostamenti per facilitare eventuali interventi di emergenza».
Sull’uomo pende un mandato di cattura internazionale, ma poco dopo l’arresto è stato rilasciato per via di un cavillo burocratico. La parlamentare: «L’Italia è ancora membro della Corte Penale Internazionale? Vogliamo risposte su questo scandalo»
Najeem Osama Almasri, capo della polizia giudiziaria libica, è stato arrestato domenica sera a Torino, al termine della partita di campionato Juventus-Milan. Sull’uomo pende un mandato di cattura internazionale per crimini contro l’umanità e crimini di guerra ma. Poco dopo il fermo però è stato rilasciato sulla base di un cavillo burocratico, che vede il mandato di cattura invalidato dalla mancata segnalazione preventiva dell’arresto al Ministero della Giustizia da parte della questura. Immediatamente espulso dal suolo nazionale, Almasri è stato riaccompagnato in Libia a bordo di un I-Carg di stato.
Sulla vicenda è intervenuta la deputata ravennate Ouidad Bakkali, definendo la scarcerazione di Almasri «Una vergogna indicibile» in un post condiviso sulla sua pagina Facebook. «[…] Questo personaggio che scende da un aereo italiano […] è Najeem Osama Almasri, su cui pende un mandato di cattura internazionale della Corte Penale per i seguenti crimini: crimini di guerra, contro la dignità umana, stupro e omicidio. – continua Bakkali – È entrato nel nostro Paese per vedersi una partita di calcio, viene fermato e arrestato sabato sera. La corte d’Appello di Roma ha disposto l’immediata scarcerazione. Un cavillo, un errore procedurale. Oppure gli “amici libici” che hanno improvvisamente aperto i flussi e fatto arrivare 500 persone nella giornata di lunedì? Oppure che questo personaggio avrebbe raccontato come funzionano davvero questi accordi e di chi sono le responsabilità dirette e indirette delle violenze e dei soprusi che si consumano nei centri di tortura libici. L’Italia è ancora membro della Corte Penale Internazionale? Perché una volta che si cattura un vero trafficante e torturatore lo si lascia andare, anzi lo si accompagna con un volo di Stato a casa?»
Infine, la richiesta di chiarimenti sulle dinamiche della scarcerazione: «Abbiamo chiesto che la Presidente Meloni e il Ministro Nordio vengano a riferire in Parlamento su questo scandalo. Un pensiero alle vittime di questo aguzzino libico che guardano un grande Paese come l’Italia diventare complice ancora una volta delle più aberranti violazioni dei diritti umani, invece di consegnare questo criminale internazionale alla Giustizia».
Nel settembre del 2023 l’uomo aveva accoltellato un conoscente, il 47enne Christian Battaglia, che al termine di una lite si era introdotto nella sua abitazione
Il tribunale di Ravenna ha pronunciato la sentenza per il delitto di via Cura, la lite tra tre uomini sfociata in omicidio nel settembre del 2023. Come riportato dai quotidiani Resto del Carlino e Corriere Romagna in edicola oggi, 22 gennaio, al termine del rito abbreviato il giudice ha condannato l’imputato Mario Antonio Iadicicco a un anno e quattro mesi di reclusione per eccesso di legittima difesa. Iadicicco dovrà elargire un risarcimento (ancora da quantificare) nei confronti dei famigliari della vittima.
Era la notte del 20 settembre 2023 quando il 47enne ravennate Christian Battaglia si è introdotto a casa di Iadicicco, 62enne originario di Formia (Latina) ma residente da anni in città. Battaglia era intenzionato a proseguire un’accesa discussione nata poche ore prima con il coinquilino del 62enne, un uomo tunisino che avrebbe insultato Battaglia con insinuazioni volgari sul suo orientamento sessuale. Una volta entrato nel complesso popolare di via Cura, Battaglia ha affrontato Iadicicco sulla soglia dell’appartamento, ricevendo la coltellata mortale al petto.
Arrestato immediatamente e portato inizialmente in carcere, Iadicicco era stato poi liberato grazie al ricorso del suo avvocato, Francesco Furnari. La Corte di Cassazione aveva infatti accolto le istanze della difesa riconoscendo l’ingresso violento di Battaglia e l’inferiorità fisica dell’imputato nel contesto dello scontro. Se da un lato la difesa puntava quindi alla piena assoluzione, il sostituto procuratore Stefano Stargiotti chiedeva due anni di reclusione, sostenuto dai famigliari della vittima (assistiti dall’avvocato Filippo Bianchini) che richiedevano una condanna per omicidio volontario.
«Nello spettacolo ridiamo tutti insieme di questo sfigato che è Fantozzi, ma al giorno d’oggi sarebbe in realtà un privilegiato con il posto fisso e la pensione, invidiato da molti»
Foto di Nicolo Rocco Creazzo
A volte, nella vita, la perseveranza, soprattutto se unita a un talento conclamato, paga. Ne sa qualcosa Gianni Fantoni, attore e showman a tutto tondo fin dagli anni ’90, che dopo aver prestato in carriera corpo e voce a tutte le declinazioni possibili della creatura di Paolo Villaggio, è diventato l’erede unico per vestire i panni di Fantozzi, il suo personaggio più iconico, designato dal mostro sacro genovese. Fantozzi, una tragedia, diretto da Davide Livermore, arriva (preceduto da un successo clamoroso) al Teatro Alighieri da giovedì 23 a domenica 26 gennaio (ore 21, domenica ore 15.30), ma nel frattempo lo stesso Fantoni ci racconta di come è riuscito a portare il ragioniere più famoso al mondo sul palcoscenico. Gianni, so che portare Fantozzi in teatro non è stata esattamente una passeggiata di salute.
«Non farmici pensare. Ho anche fatto “testamento” in un libro che si intitola Operazione Fantozzi (Sagoma Editore), dove racconto tutte le peripezie che hanno portato allo spettacolo, così quando un giorno i miei nipoti mi chiederanno “nonno, ma quand’è che ti sei rovinato la vita?” ecco che lo potranno capire. Lì si racconta come mi sono avvicinato alla figura di Fantozzi e di Paolo Villaggio, e poi di come è nata questa malsanissima idea di fare uno spettacolo teatrale che all’inizio avevo pensato addirittura come musical. Quando andai da Villaggio per convincerlo a cedermi i diritti pensò che fossi pazzo, e aveva ragione. Poi ci è voluto quasi un decennio per arrivare finalmente a metterlo in piedi, c’è stata qualche trasformazione cammin facendo ed è diventato la prosa che è adesso, uno spettacolo a mio avviso molto bello, onirico, una di quelle cose che potresti vedere a Londra pensando “ah, peccato che non si faccia in Italia”, e invece no, questa volta l’abbiamo fatta in Italia e ne sono particolarmente contento». Quali erano i pericoli maggiori nel portare in scena uno dei più grandi miti della comicità italiana?
«È stato come attraversare un campo minato. Primo pericolo: il confronto tra me e Villaggio. È la prima volta che si fa un Fantozzi non scimmiottato o imitato (pur avendolo io imitato negli anni parecchie volte), bensì facendo una reinterpretazione, dunque una cosa completamente diversa. L’imitazione ha bisogno del talento del merlo indiano, che riproduce un suono e dura pochi minuti, mentre la reinterpretazione ha bisogno di una serie di colori che sono dentro di te, innati, e la fanno diventare una cosa diversa, con una tridimensionalità che l’imitazione non può avere. Quindi il confronto tra il Fantozzi fatto dal suo creatore, Paolo Villaggio, e un Fantozzi fatto fuori da lui era pericolosissimo, io ero pronto a essere crocifisso in sala mensa, pensavo che non ci sarebbe stata speranza. E invece la critica è stata unanime nel promuovermi e certificarmi quale primo Fantozzi senza Fantozzi. Dopo di me lo potrà fare chiunque, l’ho liberato dal creatore. La seconda insidia enorme era confrontarsi con il Fantozzi primigenio. Io ho acquisito i diritti dei primi tre libri, perché il vero Fantozzi era quello, molto tragico, che poi è diventato altro, un cartone animato, perché Neri Parenti, chiaramente con la complicità vigiledi Villaggio, ne ha fatto una cosa diversa. A me e al regista Davide Livermore interessava fare un lavoro sulla tragedia che permeava la vicenda Fantozzi, e i primi due film ci hanno indicato la via, ma confrontarsi con quei film poteva portare a fare una figura pessima, a una “cagata pazzesca”, perché hai davanti personaggi mitici e un’ambientazione unica. Insomma, affrontare un’opera così grande può tranquillamente portare a rovinarla e a rovinare te stesso. Però la scelta che abbiamo fatto è stata di andare da un’altra parte, ossia sfidare la fortuna ricreando le sensazioni e l’ambientazione del Fantozzi originale senza farne un’imitazione. Beh, sai che c’è? Ce l’abbiamo fatta. Lo spettacolo è un altro mondo, è un Fantozzi nel metaverso, inimmaginabile».
Foto di Nicolò Rocco Creazzo
L’aspetto tragico è in effetti molto attinente alla saga di Fantozzi, io quando vidi il primo film da bambino piansi. «Ci credo, d’altronde, dopo il primo, uscirono libro e film che si chiamavano Il secondo tragico Fantozzi. Il tragico è proprio nel suo dna, e lo è talmente tanto da fare il giro e diventare comico. Non a caso lo spettacolo riprende a tratti i canoni della tragedia greca. Ci sono istanze altissime, in cui mi muovo per la prima volta, perché la tragedia greca non è ciò che ho frequentato di più negli ultimi trent’anni della mia vita. Mi sono trovato anch’io in un ambiente completamente esterno, anch’io nel mio metaverso personale, alle prese con Edipo, Filottete, questioni sulle quali, francamente, non avendo una formazione classica, mi sono trovato un po’ sguarnito. Però mi è piaciuto affrontarle e con Livermore ci siamo trovati su un terreno comune. Alla fine ne è nata una creazione sorprendente per il pubblico ma anche per me, io stesso mi sono trovato a usare sfumature ed emozioni nella recitazione che non avevo mai frequentato. È una specie di evento unico nel continuum temporale». Lo spettacolo è molto particolare, con una scenografia “uditiva” dovuta anche alla collaborazione di Fabio Frizzi, compositore delle musiche dei film, e con tante trovate.
«Sì, è un ambiente onirico e come tale vive anche di suoni fatti dal vivo con la voce, di ambientazioni sonore inaspettate; diciamo che è uno spettacolo molto molto al di fuori dei canoni abituali, un po’ come Livermore ci ha abituati, lui che è sempre alla ricerca di forme di rappresentazione al limite della crossmedialità. È un’opera molto particolare e sono lietissimo del risultato. Dopo tutta la fatica fatta per un decennio sarebbe stato un peccato fare una schifezza, e invece è saltato fuori uno spettacolo di cui sono molto orgoglioso». Nel tuo lavoro hai sempre adottato un’ironia molto sottile e ricercata, e secondo me è un elemento fondamentale per uno spettacolo come questo.
«Grazie, purtroppo però questo tipo di umorismo sottile negli anni non ha pagato. Per formazione ho avuto la fortuna di guardare la tv in bianco e nero, con gente come Raimondo Vianello, dall’umorismo molto raffinato, pulito, elegante, e naturalmente se uno impara da quello cerca poi di riprodurlo, anche senza volere. Io scientemente ho scelto di non fare battute grevi, di non usare parolacce, se non proprio qualcuna sparsa negli anni. Di questa cosa qualcuno si è accorto ma in un momento culturale in cui tutti urlano, andare sottovoce e dire “scusi, ma io non sgomito” alla fine non paga molto. Però se tutta la fatica che ho fatto alla fine mi ha portato a fare questo Fantozzi, è andata bene».
Foto di Nicolò Rocco Creazzo
Il personaggio Fantozzi è circondato da comprimari incredibili, da Filini alla Pina, da Calboni alla signorina Silvani. Non dev’essere stato facile creare il cast per lo spettacolo.
«In effetti no, però sono stati fatti dei provini che ho seguito da vicino, finché pian piano non è emerso il cast giusto per affrontare questo tipo di operazione e devo dire che ora sono circondato da grandissimi attori e attrici senza i quali mi sentirei perso, perché, appunto, non c’è un personaggio sopra gli altri, è uno spettacolo corale, come lo erano i film originali. Se tu pensi ai primi due, la coralità è proprio il segreto del loro successo e soprattutto di quello di un certo cinema italiano degli anni ‘60 e ‘70. Non c’era mai un piccolo ruolo buttato via, vedevi dei personaggi minori ma con dei caratteristi fantastici, e questi arricchivano l’intrattenimento con vette mai più raggiunte. Quindi essere sul palco con altri otto professionisti continua per me a essere una grande fonte di gioia e di sicurezza, perché trovarmi vicino a questi bravissimi interpreti è una gioia, quando lavoro insieme a loro sono ammirato, c’è un bellissimo clima. È una di quelle rare occasioni che la vita ti può delle volte dare, ma ci è voluto tanto perché ci arrivassi». Villaggio ti ha venduto i diritti, dandoti l’imprimatur per portare avanti la leggenda Fantozzi, una bella soddisfazione. Lui che tipo era?
«Per avere i diritti ho dovuto vendere un rene, però sì, si è fidato, e vuol dire molto, perché me lo diceva sempre che Fantozzi era la sua vita, e sapendo perfettamente che se affidi il personaggio della tua vita nelle mani sbagliate può succedere di tutto. Bene o male con Villaggio ci siamo frequentati a macchia di leopardo per un trentennio. La prima volta è stata nel 1991, da lì in poi ci siamo sfiorati spesso e ho fatto anche una piccola parte nell’ultimo episodio della serie cinematografica di Fantozzi. Lui era molto selettivo, non si accontentava, cercava sempre di smontare chi aveva davanti, ma essere presi in giro da uno come lui è un vanto». Nello spettacolo c’è anche un momento in cui la tragedia di cui parlavamo assume un’altra connotazione.
«Sì, c’è un piccolo momento shock, dove si fa capire al pubblico che ok, ridiamo tutti quanti insieme di questo sfigato che è Fantozzi, ma questo sfigato al giorno d’oggi sarebbe un privilegiato, perché ha il posto fisso e la pensione garantita, va in vacanza, ha una moglie e una figlia che mantiene, mentre ora c’è gente che il posto fisso se lo sogna di notte e situazioni in cui non è più possibile guardare Fantozzi senza invidiarlo. Fantozzi è un ultimo baluardo, lo conoscono tutti in un modo o nell’altro, anche all’estero. Pensa che Max Bunker (autore, tra i tanti, di Alan Ford, ndr) mi ha raccontato che un pomeriggio si trovò con Steven Spielberg al Lucca Comics e parlarono per tutto il tempo di Fantozzi. Una cosa che forse non sapeva nemmeno lo stesso Villaggio. Anche in Russia è sempre stato molto conosciuto, tanto che se non ci fosse stata la guerra in Ucraina, questo spettacolo sarebbe stato co-prodotto dal teatro di San Pietroburgo». Per chiudere ti devo proprio chiedere quali sono almeno un paio delle tue scene preferite di Fantozzi.
«Sicuramente la partita di tennis: quando, per la prima volta, sentii lo scambio di battute tra Filini/Gigi Reder e Fantozzi “Allora che fa ragioniere, batti?”, “Ma che fa mi dà del tu?”, “No dicevo, batti lei?”, “Ah, congiuntivo” a momenti ci lasciai le penne dal ridere. Un’altra scena memorabile, secondo me, è quando va al casinò col Duca Conte Semenzara. L’attore che interpretava Semenzara, Antonino Faà di Bruno, era incredibile, era veramente un conte, con quella voce e quella faccia poteva fare quello che voleva. Ma in Fantozzi i mega-direttori sono fondamentali, tengono su tutta la faccenda, e si ritorna al discorso dell’importanza di tutto il cast. Basti pensare appunto a Gigi Reder, un gigantesco Filini, a Milena Vukotic e prima di lei Liù Bosisio nell’interpretare la Pina. E lì bisogna ringraziare quel genio che era Luciano Salce, che è riuscito a immaginare un mondo di sfigati e più sfigati, per cui tutta l’umanità che già era nei libri di Villaggio è riuscito a tradurla in immagini e personaggi vivi».
Il piccolo dispositivo è stato impiantato nel cuore attraverso una puntura nella vena di una gamba
Al Santa Maria delle Croci è stato eseguito per la prima volta un intervento di pacemaker senza fili di ultima generazione: il dispositivo misura solo pochi centimetri e viene impiantato direttamente all’interno del cuore attraverso una puntura nella vena di una gamba. L’intervento è stato eseguito su un paziente di 75 anni ricoverato nell’Unità Operativa di Cardiologia dell’ospedale di Ravenna, diretta dal dottore Andrea Rubboli.
«Quando il sistema elettrico cardiaco subisce dei danni, anche semplicemente a causa dell’invecchiamento, è necessario impiantare sottocute a livello della clavicola la batteria di un pacemaker alla quale sono collegati dei fili elettrici che, attraverso le vene del torace, raggiungono il cuore che così può essere stimolato attraverso impulsi elettrici regolari – spiega il dottor Rubboli -. Può accadere, però, che questi fili vadano incontro a gravi infezioni e per questo debbano essere rimossi, senza che ci sia più la possibilità di impiantarli nuovamente». Questo è stato il caso del 75enne ricoverato al Santa Maria delle Croci. «In situazioni come queste, – continua Rubboli – dopo un adeguato periodo di terapia antibiotica specifica, va preso in considerazione l’impianto di un pacemaker senza fili».
La tecnologia attuale del pacemaker senza fili non prevede tutte le funzioni di un pacemaker tradizionale ed è per questo che viene riservato a casi particolari. Tuttavia, il pacemaker che è stato impiantato è di ultimissima generazione e, rispetto alle versioni precedenti, si caratterizza per la maggiore durata della batteria e per la possibilità di rimuoverla quando esaurita, oltre che per funzioni “intelligenti” aggiuntive che permettono di stimolare il cuore con modalità più naturali.
All’intervento, riuscito efficacemente e senza complicanze, ha partecipato l’equipe di Elettrofisiologia dell’Unità Operativa di Cardiologia di Ravenna, composta dalle dottoresse Maria Selina Argnani e Federica Giannotti, e dai dottori Alessandro Dal Monte e Giuseppe Pio Piemontese, un’equipe di infermieri specializzati e un tecnico elettrofisiologo, tutti coordinati dalla dottoressa Daria Drudi, e supervisionati di un esperto riconosciuto, il professor Antonio Curnis dell’Università di Brescia.
Appuntamento in Piazza Garibaldi con il cantautore romano il 20 luglio
Notte prima degli esami e Cuore (l’album che la contiene) hanno compiuto 40 anni nel 2024: dopo il successo del tour della scorsa estate “Notte prima degli esami 40th anniversary”, Antonello Venditti continua a festeggiare l’anniversario di uno dei suoi lavori più iconici con tour di oltre 30 date in tutta Italia, tra cui una a Cervia.
Il cantautore romano sarà in Piazza Garibaldi il 20 luglio, con un viaggio emozionante attraverso le pagine più belle del suo repertorio, con i brani dell’album “Cuore”, pubblicato nel 1984 e che ha segnato la storia della musica italiana. I biglietti sono già disponibili su Ticketone.