lunedì
27 Aprile 2026

De Pascale stravince anche nella “sua” Ravenna. I risultati del comune capoluogo

Il Pd primo partito per distacco ma con meno voti rispetto alle Europee. La Lega dal 2020 ha perso oltre 21mila elettori

Michele De Pascale Regione

A Ravenna, comune che ha amministrato per otto anni, Michele de Pascale arriva al 58,2 percento di preferenze (in linea con il dato provinciale) ottenendo un risultato ancora migliore (di poco più di 1 punto percentuale) di quello regionale. Trainato dal Pd, che nel comune di Ravenna ottiene il 44,3 percento a fronte di 22.774 voti, che sono però quasi 1.400 in meno di quelli ottenuti alle Europee di pochi mesi fa (con la percentuale che restò comunque sotto al 40). Alle Regionali del 2020 nel comune di Ravenna il Pd prese invece oltre 6mila voti in più.

Sul fronte opposto, Fratelli d’Italia rispetto alle regionali del 2020 ha guadagnato oltre 4mila voti (ma perdendone più di 5mila rispetto alle ultime Europee), diventando il secondo partito nel comune di Ravenna con il 21,8 percento delle preferenze (con oltre 11mila voti, circa la metà di quelli del Pd).

Impressionante il crollo della Lega nel giro di nemmeno cinque anni: il Carroccio nel comune capoluogo ha perso oltre 21mila elettori, passando dal 29,9 al 3,9 percento, e ottenendo anche 1.500 voti in meno rispetto alle ultime Europee.

Continuando nel confronto con le Europee di pochi mesi fa, il Movimento 5 Stelle passa da 5mila a 2mila voti (pari al 4 percento), così come quasi dimezza anche Alleanza Verdi Sinistra (da 3.900 circa a 2.109 voti, pari al 4,1 percento di queste Regionali).

Risultati Comune Ravenna

I risultati in provincia: De Pascale supera il 58 percento, il Pd sfiora il 45

Flop Avs, M5S, Futura e Lega. Bene le liste civiche. Secondo partito è Fratelli d’Italia con il 22,6 percento

De Pascale Schlein

Il risultato delle elezioni regionali in provincia di Ravenna (quando mancano una manciata di seggi da scrutinare) è ancora più schiacciante a favore di Michele de Pascale e del centrosinistra. Qui, infatti, il sindaco uscente di Ravenna ha guadagnato il 58,1 percento delle preferenze (quasi 1 punto e mezzo in più della media regionale), mentre la candidata del centrodestra Elena Ugolini si ferma al 38,4 (contro il 40,1 percento della media regionale).

Il candidato comunista Federico Serra in provincia arriva fino al 2,3 percento (in regione è fermo al 1,9) mentre il no vax Luca Teodori è all’1,1 percento, grossomodo come la media regionale.

Dando un’occhiata ai partiti, il Pd si mangia letteralmente i propri alleati, portando a casa in provincia di Ravenna il 44,9 percento delle preferenze. Performance peggiore della media regionale, in particolare per l’Alleanza Verdi Sinistra (3,8 percento contro il comunque deludente 5,3 regionale), mentre il Movimento 5 Stelle si ferma al 3,4 percento (in linea con l’avvilente dato dell’Emilia-Romagna). In provincia fa meglio che nel resto della regione invece la lista dei riformisti Futura, ma stiamo parlando di un 2,2 percento da dividere praticamente per i quattro simboli in bella vista sul logo (Azione, Pri, Psi e +Europa). Il vero vincitore della coalizione di centrosinistra, in provincia (Pd a parte), è così la lista dei Civici di De Pascale, che sfiora addirittura il 6 percento.

Per quanto riguarda il centrodestra, Fratelli d’Italia si conferma tranquillamente primo partito della coalizione (e secondo complessivo in provincia) con il 22,6 percento delle preferenze, solo leggermente sotto alla media regionale. Anche in questo caso ottima performance della lista civica della candidata presidente, oltre al 6 percento; Forza Italia si difende comunque con il 4,6 percento (1 punto in meno della media regionale) mentre la Lega è il fanalino di coda della coalizione, che in provincia non riesce ad andare oltre un desolante 4,2 percento (anche in questo caso 1 punto in meno della media dell’Emilia-Romagna), nonostante (qualcuno potrebbe dire “per colpa”…) le presenze nel Ravennate del ministro Salvini pochi giorni prima del voto.

Rigassificatore di Ravenna, Snam ha completato la piattaforma di ormeggio

La nave sarà in acque italiane entro fine anno. «Tassello fondamentale per la sicurezza energetica»

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Snam ha completato, nelle acque antistanti Ravenna, l’installazione della seconda e ultima porzione di piattaforma (deck) presso la quale si ormeggeranno la nave rigassificatrice Bw Singapore e le navi gasiere che si avvicenderanno per rifornirla di gas naturale liquefatto.

Vanno dunque completandosi sostanzialmente in linea coi tempi previsti i lavori infrastrutturali necessari ad accogliere nell’offshore ravennate la floating storage and regasification unit Bw Singapore, che entro la fine dell’anno sarà in acque italiane per poi entrare in esercizio entro la fine del primo trimestre del 2025.

Una volta operativa, metterà a disposizione del Paese una capacità aggiuntiva di rigassificazione pari a 5 miliardi di metri cubi all’anno, raggiungendo così la quota del 40% della domanda gas complessiva del Paese, in linea con gli obiettivi di diversificazione fissati due anni fa in occasione della crisi russo ucraina.

«Abbiamo tagliato un altro traguardo importante, un’operazione complessa che ci consentirà di rispettare i tempi fissati per questa infrastruttura, un tassello fondamentale per consolidare la sicurezza energetica del Paese e dell’Europa, anche a fronte della progressiva evoluzione dei flussi di gas», afferma l’Amministratore delegato di Snam, Stefano Venier.

«Il Gnl – aggiunge – copre ormai un quarto degli approvvigionamenti nazionali di gas, e con l’entrata in funzione della Bw Singapore arriveremo a disporre di volumi pari a quelli che l’Italia riceveva dalla Russia nel 2021, consentendo al sistema una ulteriore diversificazione». (Ansa.it)

Gruppo Nanou e Fanny & Alexander candidati al premio Ubu 2024

Per redrum e Trilogia della città di K. Nomination anche per le musiche dello spettacolo di ErosAntEros

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Redrum di Gruppo Nanou – Foto Zani-Casadio

Nella serata di lunedì 18 novembre, in diretta su Radio Tre, sono stati annunciati i finalisti dei Premi Ubu per la stagione 2023/2024 e ci sono importanti candidature per tre compagnie ravennati.

A fare la parte del leone è Fanny & Alexander, il cui Trilogia della città di K., un progetto realizzato con Federica Fracassi, per la regia di Luigi De Angelis, è candidato come “miglior spettacolo”, “miglor regia” (De Angelis), “miglior attore” (Alessandro Berti), Scenografia (De Angelis) e Disegno Luci (De Angelis).

Candidatura pesante anche per Gruppo Nanou, che per redrum, di Marco Valerio Amico e Rhuena Bracci, è in lizza per il “Miglior spettacolo di danza.

Inoltre, il gruppo sloveno Laibach è candidato nella categoria “Miglior sonoro o musiche originali” per lo spettacolo Santa Giovanna dei macelli di ErosAntEros.

La premiazione dei vincitori si terrà lunedì 16 dicembre al teatro arena del Sole di Bologna

La scalata di De Pascale: consigliere comunale a 19 anni, presidente di Regione a 39

Primo incarico politico per il cervese, nipote di bagnini, una settimana prima dell’esame di maturità al liceo di Cesena, è stato il sindaco più giovane di Ravenna e ora il governatore più giovane dell’Emilia-Romagna. Sposato con la figlia di un ex presidente della Provincia. Ora lascerà il Comune a un reggente in giunta

Mdp1Il 39enne Michele de Pascale è il nuovo presidente della Regione Emilia-Romagna. L’elezione a Bologna arriva a vent’anni dal primo incarico in politica: nel 2004 fu eletto consigliere comunale nella sua Cervia.

Ottenne 87 preferenze nella lista dei Ds una settimana prima di iniziare l’esame di maturità al liceo scientifico “Righi” di Cesena da dove uscì con un 100/100 e dove era stato, manco a dirlo, rappresentante di istituto.

Poi fu assessore a 26 anni, ancora a Cervia. Segretario provinciale del Partito democratico a 28 anni. È stato il sindaco più giovane nella storia di Ravenna, eletto nel 2016 a 31 anni. Ora è il più giovane presidente nella storia della Regione Emilia-Romagna.

Un predestinato? Forse. Di sicuro un miracolato, nella vita, non in politica. Lo riconosce lui stesso. All’età di 25 anni un colpo di sonno al volante di notte gli costò quasi la vita: giorni in coma e postumi pesanti, come una leggera zoppia, aggiustati solo con diversi interventi chirurgici anche a distanza di tempo.

La candidatura alla presidenza della Regione l’ha voluta e ha lavorato per ottenere l’investitura del partito. Nel 2016, invece, non voleva fare il sindaco. Voleva una carriera politica, certo, magari passando sì dalla Regione, ma forse come consigliere. Però Mdp era il segretario Pd nel 2015 quando morì l’amico Enrico Liverani già nominato candidato sindaco. E per senso di responsabilità verso il partito scese in campo. Cinque anni dopo, a conclusione del primo mandato, in una intervista a Ravenna&Dintorni disse che il primo anno da sindaco fu difficile. Eufemismo politichese traducibile con “non ero preparato”. Comprensibile.

L’abilità di usare il politichese è una delle sue doti più spiccate. Non c’è un’intervista in cui esca male (forse anche per demeriti della stampa?). Se proprio se la vede brutta, butta la palla tribuna. Ma con stile e potresti non accorgertene. Ecco perché i suoi sostenitori usano la definizione di “politico di razza” per lui. Che poi è pure la stessa critica dei detrattori. Tutta questione di punti di vista.

La carta d’identità dice “nato a Cesena”, ma è solo un tratto distintivo di buona parte dei cervesi sotto ai 40 anni. Nella località costiera, addirittura, De Pascale è tuttora residente: emblematica la foto postata alle elezioni comunali di giugno 2024 dal seggio di Cervia mentre votava, presumiamo, per Mattia Missiroli.

Nipote di bagnini, si iscrisse a Medicina e poi lasciò per passare a Giurisprudenza senza essere ancora arrivato alla laurea. Nel cv ufficiale sul sito del Comune compare una sola esperienza lavorativa extra politica: impiegato commerciale per la ditta Faenza Costruzioni nel biennio 2011-2013 in cui fu assessore a Cervia.

Dal 2013 al 2019 il suo datore di lavoro, sulla carta, è stato il Partito democratico provinciale di Ravenna che lo assunse nel momento in cui divenne segretario. A ottobre 2019 diventò un dipendente della Sercoop, società strettamente legata al Pd per cui segue in particolare gli aspetti amministrativi e contabili delle Case del Popolo (a fine 2019 Sercoop confluì in Federcoop). Ma andò in aspettativa non retribuita per seguire l’attività politica. Nel 2023 il suo reddito dichiarato è stato di 153mila euro lordi.

Tifoso juventino, si dice sia un discreto bomber a Fifa con la Playstation. Appassionato di Aretha Franklin e Grey’s Anatomy. È sposato con Laura Casadio, figlia di Claudio che fu sindaco di Faenza dal 2000 al 2010 e poi presidente della Provincia. La coppia ha due figli. Ma la famiglia e la vita privata raramente sono comparsi nel De Pascale pubblico: in questo è sempre stato molto parco.

Oltre a quella da sindaco, negli ultimi anni ha indossato diverse giacche. Le più prestigiose: presidente della Provincia e dell’Unione delle Province italiane, consigliere per la gestione separata di Cassa depositi e prestiti.

Ora toglierà la fascia tricolore da sindaco. Aveva preannunciato che l’avrebbe fatto in ogni caso a prescindere dall’esito delle urne «perché non vorrei mai che i cittadini di Ravenna pensassero che fare il loro sindaco possa essere considerato un ripiego». Tra la carica di sindaco e qualunque incarico in Regione (presidente, assessore, consigliere) esiste quella che la legge sugli enti locali definisce incompatibilità. Cioè un sindaco può candidarsi e può essere eletto, ma a quel punto deve optare per una delle due poltrone. Una volta insediato a Bologna, De Pascale avrà poco meno di un mese per comunicare al consiglio comunale di Ravenna la sua volontà di passare in Regione e dovrà indicare un membro della giunta che prenderà le funzioni di sindaco (non è obbligatorio che sia il vicesindaco e quasi certamente non lo sarà perché toccherà a un esponente del Pd). Il consiglio comunale voterà se accogliere la decadenza di De Pascale o decidere per lo scioglimento degli organi locali. Vista l’ampia maggioranza, verrà accolta la decadenza e fino alle elezioni, nella prima data utile del 2025, ci sarà una giunta con pieni poteri e resterà insediato anche il consiglio comunale. Le dimissioni anticipate avrebbero comportato lo scioglimento di tutti gli organi locali (compreso il consiglio comunale) e l’intervento di un commissario prefettizio.

Ugolini fa i complimenti a De Pascale: «Vittoria schiacciante»

La candidata del centrodestra chiede al vincitore di collaborare per recuperare il partito degli astenuti

Il voto di Elena Ugolini alle RegionaliLa candidata del centrodestra alla presidenza della Regione Emilia-Romagna, Elena Ugolini, ha riconosciuto la vittoria dello sfidante Michele de Pascale del centrosinistra in una telefonata di congratulazioni di cui ha parlato al suo arrivo nel suo comitato elettorale a palazzo Isolani, nel centro di Bologna. «Gli ho fatto i complimenti, perché la sua è una vittoria decisa, schiacciante e guiderà per i prossimi 5 anni la nostra regione come presidente».

Ugolini ha rivolto anche una richiesta al vincitore: «Ho chiesto collaborazione e di lavorare per riconquistare il più grande partito che c’è in questa regione, che è quello di chi ha deciso di non andare a votare, perché il 53,6% dei nostri cittadini hanno pensato di non poter esprimere il voto».

De Pascale è il nuovo presidente della Regione: «Ora basta speculazioni politiche»

Il sindaco uscente di Ravenna ringrazia l’Emilia-Romagna e lancia subito un appello alla premier Meloni

De Pascale Vittoria

Il sindaco uscente di Ravenna, Michele de Pascale, è il nuovo Presidente della Regione Emilia-Romagna. Lo spoglio è ancora in corso ma è troppa la distanza tra il candidato del centrosinistra e la principale rivale Elena Ugolini, del centrodestra (la seconda proiezione vede il primo al 55,7 percento e la seconda al 41,1). E così arrivano già i primi messaggi istituzionali di complimenti a De Pascale, che sui social posta una sua foto sorridente e un «Grazie Emilia-Romagna».

Al comitato elettorale, De Pascale è arrivato (tra gli applausi) accompagnato da Elly Schlein, dal sindaco di Bologna Matteo Lepore e dal suo predecessore Stefano Bonaccini: «Orgoglio molto forte per la nostra regione – dichiara -. La nostra è stata una campagna elettorale onesta e mai arrogante. Il dato dell’affluenza preoccupa e ci rifletteremo. Grazie a Schlein e Bonaccini, è stato un onore immenso avere il loro sostegno. Abbiamo voluto parlare ai cittadini».

«C’è una cosa assolutamente importante e che rivolgo alla premier Meloni direttamente – sono ancora le parole di De Pascale -: noi qui siamo stati profondamente feriti nell’ultimo anno e mezzo dagli eventi alluvionali, ci sono state speculazioni politiche, scontri, il dato è drammatico, le persone hanno paura, le imprese si chiedono cosa devono fare. Ora deve finire la speculazione politica e iniziare una nuova collaborazione istituzionale per l’Emilia Romagna» – ha detto, aggiungendo: «Spero nei prossimi giorni di incontrare la premier e segnare un cambio di passo, siamo tutti disponibili a un cambio di passo è la prima cosa da fare».

Ugolini batte De Pascale tra gli alluvionati di Traversara, affluenza al 62,1

La frazione nel comune di Bagnacavallo è stata travolta dalla piena del Lamone due mesi prima del voto

Sopralluogo Giacomoni De Pascale TraversaraNel seggio elettorale di Traversara, la piccola frazione del comune di Bagnacavallo in provincia di Ravenna travolta dall’alluvione due mesi fa, la candidata del centrodestra Elena Ugolini alla presidenza dell’Emilia-Romagna ha battuto il candidato di centrosinistra Michele de Pascale, sindaco e presidente uscente della Provincia di Ravenna.

Affluenza sopra la media regionale (46,4) e provinciale (49,7): 62,1 percento con 471 votanti. Ugolini ha preso il 57,4 e De Pascale il 39,5. Tra le liste di partito è il Pd il più votato con il 47,1; a seguire Fratelli d’Italia con 21,2.

Rontini (De Pascale): «Affluenza, c’è da lavorare. Forbice ampia, avevamo riscontri»

Le prime parole della coordinatrice della campagna del candidato del centrosinistra

Manuela Rontini

«Un dato che non ci lascia soddisfatti ma temevamo anche peggio», lo ha dichiarato Manuela Rontini, consigliera regionale uscente del Pd e coordinatrice della campagna di Michele de Pascale, commentando il risultato dell’affluenza, ampiamente sotto il 50 percento. «Ci sarà del lavoro da fare per riavvicinare elettori al voto».

«D’altra parte – continua Rontini – i primi exit poll, se saranno confermati, ci regalano una forbice ampia, il che spiega forse anche una affluenza che non ha raggiunto il 50%. De Pascale fin dal primo giorno, col sostegno di un campo larghissimo, ha costruito una proposta capace di tenere insieme tutti, dal M5S ai riformisti. Un progetto concreto che guarda e parla ai territori. Per la vittoria aspettiamo di vedere confermati exit pool e instant pool. Avevamo buoni riscontri nelle ultime settimane, sia dai grandi centri che da quelli piccoli. Sui territori alluvionati ripetiamo: speriamo che da domani, archiviate le elezioni, si possano impostare le azioni che servono per i rimborsi e la messa in sicurezza del territorio. Ora quando piove le famiglie non dormono».

Elezioni regionali, flop affluenza: in provincia di Ravenna al voto 1 elettore su 2

Il dato complessivo è di poco sopra al 46 percento

Elezioni Regionali 010

Al termine del secondo giorno di voto, si sono chiuse alle 15 di oggi (lunedì 18 novembre) le urne per le elezioni regionali. In Emilia-Romagna ha votato il 46,4% degli aventi diritto, in calo di oltre 20 punti percentuali rispetto al 2020. Un flop che migliora però il risultato del 2014, quando Stefano Bonaccini venne eletto per la prima volta con un’affluenza addirittura del 37,7 percento.

In provincia di Ravenna la percentuale si è assestata al 49,7 percento (contro il 69,7 del 2020). Si tratta della seconda percentuale più alta delle province dopo quella di Bologna (oltre il 51). Nel comune capoluogo, Ravenna, la percentuale si ferma al 48,7; il record di questa tornata è stato registrato a Bagnara di Romagna, dove ha votato oltre il 55 percento degli aventi diritto. Il Comune che ha fatto peggio è invece Massa Lombarda, con un’affluenza del 42,8 percento.

 

Regionali Emilia-Romagna, proiezioni: De Pascale 56,8 percento, Ugolini 39,4

I risultati elaborati dai primi scrutini mentre lo spoglio è in corso

Elezioni Regionali 008Michele de Pascale nuovo presidente della Regione Emilia-Romagna con il 56,8 percento. È il dato che esce dalla prima proiezione elettorale, realizzata dal Consorzio Opinio Italia per la Rai, divulgata un’ora dopo la chiusura dei seggi (con una affluenza flop). L’ormai ex sindaco di Ravenna (il cervese ha reso noto che lascerà in ogni caso la poltrona di primo cittadino) sembra quindi avviato al successo per la coalizione di centrosinistra che conta cinque liste.

La stessa proiezione colloca Elena Ugolini (centrodestra con quattro liste) al 39,4 e Federico Serra della lista di estrema sinistra al 2,3 percento. Nessuna proiezione per il candidato no vax Luca Teodori.

Una prima proiezione Swg-La7 dà il candidato del centrosinistra al 56,1; segue Ugolini al 40,8. Altri candidati si fermano al 3,1.

I dati della proiezione arrivano un’ora dopo il primo exit poll di Opinio che indicava una forbice del 53-57 percento per De Pascale. La forbice di percentuali per Elena Ugolini (centrodestra) 39-43 percento. La lista comunista con Federico Serra tra 1,5 e 3,5 percento. Non rilevato il dato di Luca Teodori.

A gennaio 2020 Stefano Bonaccini – passato al Parlamento europeo lo scorso giugno chiudendo in anticipo il secondo mandato a Bologna – vinse con il 51,4 e Lucia Borgonzoni del centrodestra si fermò al 43,6.

Una proiezione elettorale consiste nella previsione statistica dei risultati complessivi di un’elezione a partire dai risultati ottenuti in un insieme ridotto e definito a priori di seggi. A differenza dei sondaggi e degli exit poll, una proiezione elettorale si basa su voti effettivamente dati dagli elettori; anch’essa, però, soffre degli stessi problemi statistici riguardo alla scelta di un campione rappresentativo dell’elettorato.

Con l’espressione inglese exit poll, traducibile letteralmente come “sondaggio all’uscita (del seggio elettorale)”, si indica appunto un sondaggio effettuato durante un’elezione a urne ancora aperte tra gli elettori all’uscita dei seggi dopo l’espressione del voto da parte di questi. Viene chiesto al campione, intervistato in forma anonima, di indicare per chi è stato appena dato il voto. I sondaggisti tengono gli exit poll per ottenere un’indicazione immediata di quale sarà il risultato elettorale prima degli esiti definitivi. Va ricordato che in tempi recenti lo scenario degli exit poll è stato poi spesso smentito dai numeri ufficiali.

Dal dolore privato alla denuncia, l’arte tra “malinconia” e “poesia” di Berardi

In mostra fino al 24 novembre a Palazzo Rasponi

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Col titolo Iconografie del dolore privato si è da poco inaugurata la personale di Rosetta Berardi, un’artista di origine siciliana ma ormai di adozione ravennate data la sua attività sia come artista che referente nell’ambito della cultura cittadina. La mostra – organizzata negli spazi di Palazzo Rasponi e curata da Linda Kniffitz – è quanto mai di più vicino a una retrospettiva del lavoro eseguito dall’artista negli ultimi 50 anni. La curatrice ha selezionato una serie di opere attorno a una serie di nuclei tematici che sono ricorrenti negli anni, distribuendoli nelle stanze e attribuendo a ciascuna un titolo collegato al tema.

La scelta risulta molto omogenea, organizzata in modo da rendere unitaria ogni pausa del pe corso nonostante l’utilizzo di media tecnici diversi, una caratteristica questa che contraddistingue fin dalle origini l’operato di Berardi. È chiaro fin dalla prima stanza che l’artista si è allineata a quella parte dell’arte contemporanea per cui il linguaggio espressivo non costituisce un vincolo privilegiato di espressione: dal disegno all’allestimento, dalla fotografia all’acrilico su tela, dalla poesia visiva alla scultura di piccole dimensioni, le tecniche utilizzate vengono scelte in base alla loro capacità di predisporsi meglio a incarnare un’idea, un tema, un nucleo emotivo. La versalità tecnica presente fin quasi dagli esordi viene spesa sempre con grande esperienza e risultati di forte equilibrio stilistico.

La prima stanza – intitolata “Malinconia” – raccoglie una selezione di oli su tela e alcune sculture in terracotta, opere appartenenti agli anni ‘70 del ‘900 quando l’artista aveva già concluso il periodo di formazione all’Accademia di Belle Arti di Ravenna. Nei dipinti come nelle sculture predominano le figure umane: il segno nervoso e geometrizzato dei profili delle figure – che sono studi di nudo e di teste, ritratti di donne, autoritratti – , la segmentazione in campiture plastiche nette, la pennellata priva di indugi e la carica espressiva sono precisi riferimenti alla pittura di Umberto Folli, dal 1970 docente di Figura all’Accademia di Ravenna. Il primo approccio di Rosetta Berardi è quindi improntato a una pittura di matrice espressionista, ispirata al mondo circostante da cui traspare una forte vena sentimentale. La malinconia indica costitutivamente una distanza dalla pienezza dell’essere: qui si assiste a una distanza temporale fra spettatore e soggetto dell’opera che testimonia un tempo concluso, indagato attraverso l’unica funzione possibile della Memoria.

Dalla “Malinconia” alla “Poesia” il passo è breve: anche i testi medico-filosofici del Rinascimento avevano individuato nell’atrabile, l’umore predominante nei malinconici, il sostrato della capacità poetica. Una recente pubblicazione di versi e immagini di Rosetta Berardi – dal titolo Un paese nell’anima – è la spia che chiarisce questo percorso di interesse, esplorato e radicato da alcuni decenni.

Nel testo, le immagini fotografiche rielaborate dell’artista vengono messe in dialogo con i brevi testi poetici, definendo quel legame che vede unite l’espressione verbale e quella visiva. Dalla lettura assidua delle poesie di Emily Dickinson è nata la bellissima ambientazione della stanza a lei dedicata dove un lungo ed elegante abito sovrasta un manto di fogli scritti a mano, leggermente piegati e disposti a rinfusa a pavi- mento. Sui fogli sono trascritte a mano le poesie della poeta inglese a cui rimanda il bianco dell’abito, unico colore da lei indossato dopo la reclusione volontaria nel pochi metri della sua stanza. L’abito vuoto è un simbolo spesso frequentato dalle artiste – citiamo solo una delle autorappresentazioni di Frida Kahlo – in cui convive l’ambivalenza fra presenza e assenza: Emily è presente nella rievocazione ma assente da questo tempo; è presente nel suo tempo ma assente, in esilio dal mondo. Le poche tavole dipinte da Rosetta ad acrilico su tarlatana della fine degli anni ‘90 racchiudono poi in immagini fulminanti alcuni versi di Dickinson creando una piena aderenza di evocazioni visive e in versi.

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Il ritiro dal mondo è una delle scelte fatte da generazioni di donne che non avevano altra possibilità per affermare la propria libertà e autonomia creativa ma per altre generazioni il mondo privato non si- gnifica un luogo di elezione e sicurezza. Abituata alla riflessione delle donne sulle donne, Berardi è da tempo molto sensibile al tema della violenza esercitata all’interno della casa: nel 2015 ha creato l’in- stallazione a pavimento Noli me tangere, costituita da 123 rose di filo spinato, che sintetizza visivamente il tranello del binomio violenza/ amore. Altre fotografie-manifesto parzialmente strappate – una tecnica che cita alcuni esercizi di Mimmo Rotella – raddoppia la sensazione di perdità di identità delle vittime, oggettivizzate alla stregua di immagini bidimensionali e private dell’interezza e della fisicità reale.

In un’ottica intersezionale, la violenza esercitata sulle donne può allargarsi a comprendere la stessa natura o altre minoranze etniche, religiose, tutti coloro che portano nel corpo e nella vita una differenza. Si comprende quindi il legame esistente fra la stanza dedicata “Alla natura violata” e quella della “Pietas” in cui gli acrilici e grafite innalzati luttuosamente a memoria della scomparsa della Pineta Ramazzotti del nostro territorio – bruciata da anonimi piromani – rimandano alla Crocefissione dei primari (1992) in cui gli scatti testimoniano guerre, devastazioni e morti, come un requiem per le vittime del mondo. In questi lavori l’artista manifesta l’urgenza della denuncia e dell’attenzione sugli avvenimenti contemporanei. Il rimando implici- to è alla stanza della “Meditazione” costituita da Silenzi in acrilico, da Specchi muti su tarlatana, a iconografie e simboli sacri. La meditazione è anche immagine di donne di altre religioni in preghiera o opere eseguite mediante l’esercizio di una scrittura lenta e controllata su carta giapponese, in cui la creazione artistica è una preghiera come fanno i pittori di icone bizantine. Queste opere, disseminate nella stanza della “Meditazione” e nella successiva, creano virtualmente uno spazio spirituale in cui attraverso l’arte non si attua una fuga dal mondo ma una presa in carico del mondo.

Fino al 24 novembre a Palazzo Rasponi dalle Teste
Dal martedì al venerdì ore 15.30-18.30; sabato e domenica dalle 11 alle 18.30

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