lunedì
27 Aprile 2026

Assessore regionale al Doposbornia

O di quel momento della vita in cui le persone escono dall’album fotografico dei tuoi ricordi e iniziano a fare capolino sui manifesti elettorali. Una nuova puntata della rubrica “Passatismi e Passatelli”

IMG 9733È scomparso qualche mese fa il babbo di un mio caro amico, una persona che senza saperlo ha avuto una grande influenza nella mia vita. Era un personaggio molto particolare, almeno per gli standard di una persona nata e cresciuta in campagna come me. Studioso di lettere classiche, ex bibliotecario, persona dotta e grandissimo commensale; non era decisamente frequente trovarsi a cena con un gruppo di venticinquenni e il padre sessantenne di uno di loro, e che tutti i venticinquenni stessero in silenzio ad ascoltare le sue storie. Con lui capitava sempre.

Nella mia esperienza di vita è stato uno dei primi adulti di cui ho pensato che una volta sono stati anche ragazzi, e senza necessariamente comportarsi da eterno adolescente o cosa – credo avesse un trucco, credo di averlo capito, non lo svelo per scaramanzia. Era anche un discreto appassionato di musica, o comunque aveva in qualche modo la capacità di parlarne, e (da appassionato a mia volta) la mia storia preferita tra quelle che raccontava era una storia di musica, e arrivò per caso, buttata lì per caso a un certo punto.

Avrete forse sentito parlare di un compositore di nome John Cage, forse il più importante intellettuale che nel novecento ha girato intorno alla musica. Una volta Ravenna dedicò a lui una piccola mostra in un luogo inusuale: la stazione Fs, con un concerto per piano preparato, un reading di Mimì Clementi e (mi pare) l’esposizione del famoso treno della sua performance. Alla fine degli anni settanta venne chiamato a sonorizzare un treno che percorreva la tratta Bologna-Rimini, un’opera poderosa di cui io ho potuto solo sentir parlare – una cosa che attraversava il mio territorio, piena di artisti fichissimi, improvvisazioni, tutto a cura di un gigante della cultura del ‘900.

E lui dice che in effetti su quel treno c’era stato e aveva conosciuto John Cage (immaginati la mia mascella), ma non ricordava musica o altro – forse erano sopralluoghi pre-performance, o che so io. In effetti l’unica cosa che ricordava era che s’era sparsa la voce di questo tizio importante ma anche cordiale e un po’ stralunato, e della sua cricca di amici che andava ad attaccar bottone e magari prenderlo un po’ per il culo.

Di questa cricca uno dei più accaniti era tale Riccardo, nome di fantasia, uno di quei classici figli della campagna romagnola che a un certo punto vengono investiti da un tir carico di buone letture e diventano improvvisamente dei bohemien di sinistra con la sciarpina ma senza scordare il buonumore che respiri nella valle del Savio. Era una bella storia, un po’ perché aggiungeva una dimensione umana alla figura di John Cage, ma soprattutto perché questo Riccardo aveva poi completato gli studi, fatto certe scelte di vita e in quell’esatto momento ricopriva la carica di sindaco nella città in cui ci trovavamo mentre il padre del mio amico raccontava la storia – tra l’altro negli anni chiave di un percorso di imborghesimento liberale di un centrosinistra che stava scandagliando i tombini alla disperata ricerca di una personalità carismatica.

Fine dell’aneddoto, e giunto fino a qui mi rendo conto di averla tirata troppo per le lunghe. L’ho raccontato perché è stato a quel tavolo, qualche decina di anni fa, che ho scoperto un aspetto marginale ma significativo di quello che sarebbe stata l’età adulta: arriva un momento in cui alcune delle persone che popolano l’album fotografico dei tuoi ricordi escono dal suddetto album e vanno a tappezzare le strade delle città in cui passi la tua vita, sotto forma di manifesti elettorali. E per quanto riguarda la mia esperienza, non è mai molto diverso dalla storia del treno, e se devo essere sincero è tutto un po’ deludente.

Quando giravo per i banchi del liceo alla disperata ricerca di un punto di riferimento politico era abbastanza evidente chi avrebbe dedicato la sua vita alla politica, da tutte e due le parti. A dirigere le attività della sinistra c’era un gruppo di personaggi vestiti più o meno come me, alcuni arrabbiatissimi e altri spesso storditi dalle cose che facevano nella loro vita privata; a destra c’erano diversi membri della Cesena bene che gravitavano attorno alle associazioni cattoliche e nuovi personaggi che stavano prendendosi la ribalta sull’onda del berlusconismo (a quei tempi appena nato).

Erano spesso personaggi ai limiti del probabile, ma si riusciva a identificare tra loro alcuni nomi per i quali avresti giurato una carriera politica di grandissimo successo a livello nazionale. Erano spesso figure barricadere che nell’Italia del 1995 urlavano contro i pericoli dello statalismo e dell’ultraliberismo, a seconda dei casi, con un’energia e un trasporto che mi facevano intravedere in filigrana un alleato o un nemico su cui poter contare in futuro. E ovviamente non ho sentito parlare di nessuno di loro finiti gli anni del liceo, quantomeno quando si trattava di politica.

Le persone che riconosco nei manifesti per strada e negli spot su internet sono decisamente altre. Quasi sempre hanno trovato la loro vocazione politica più tardi, nella prima età adulta, e magari dopo i trenta. A quel punto la loro vita era una somma di esperienze di cui non potevi avere idea, e il loro programma politico – ammesso che oggi si possa davvero parlare di programmi, ok – non rispecchia in alcun modo le foto che hai in testa.

Alcun* hanno il viso pulito e parlano di un futuro green, ma tu te l* ricordi con qualcuno che teneva loro i capelli mentre sboccavano fuori dal Rock Planet e posti simili. Ci sono persone con cui hai diviso birre e confidenze che ragliano contro il pericolo immigrazione e una sicurezza cittadina ormai allo sbando. Spariscono magicamente gli anelli al naso, le collane coi pentacoli, le occhiaie e le bottiglie di Tennent’s Super (parliamo dei più morigerati per carità cristiana), sostituiti da bizzarri completi scelti da qualche consulente per l’armocromia e pettinature indossate per la prima volta in occasione della foto, con lo stesso sdegno con cui la mia professoressa di lettere al liceo commentava i miei temi di cultura generale («e commentiamo ora il tema insipido e triste di Farabegoli, che per la fortuna di questo paese non sarà più tenuto a scrivere una singola riga di prosa una volta che riuscirà a rubare il suo diploma di maturità scientifica»). Sciorinano un italiano formale e irriconoscibile, pugnalato dalle inflessioni dialettali che maneggiavano così bene nei tavoli di quei bar forlivesi, nelle saltuarie tribune politiche del Tgr Emilia Romagna a cui partecipano.

Leggo i loro nomi incolonnati nei manifesti che affiggono fuori dai seggi, spesso nei piani bassi delle liste di un partito contro cui sono venuto a votare, e credo che questa sia in fondo la forma ultima di democrazia – entrare nel segreto dell’urna e tirare una croce nella speranza di contribuire a mandare a casa uno dei tuoi migliori amici.

Pensateci la prossima volta che prendete un treno e magari un diciannovenne nello scomparto dietro vi infastidisce ascoltando della trap orrenda con l’amplificatore bluetooth: fra 30 anni potrebbe essere lui a decidere se rifare o no l’asfalto davanti a casa vostra.

Urne aperte fino alle 15 di lunedì. Statistiche sui candidati

In Emilia-Romagna sono chiamati al voto 3,5 milioni di cittadini per scegliere il successore di Stefano Bonaccini e i 50 membri del consiglio

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Urne aperte in Emilia-Romagna dalle 7 di stamani, 17 novembre, per scegliere il nuovo presidente della Regione Emilia-Romagna e i 50 componenti del nuovo consiglio regionale. Si vota fino alle 23 di oggi e anche domani, lunedì 18 novembre, dalle 7 alle 15. A seguire comincerà immediatamente lo spoglio delle schede.

Le sezioni elettorali sono 4.529 (di cui 40 quelle ospedaliere) nei 330 comuni dell’Emilia-Romagna (erano 328 nel 2020). Secondo la rilevazione del ministero dell’Interno a 15 giorni dal voto, gli elettori sono complessivamente 3.576.412 (di cui 1.829.383 donne e 1.747.029 uomini), chiamati al voto con qualche mese di anticipo rispetto alla fine naturale della legislatura per le dimissioni dell’ex presidente Stefano Bonaccini (Pd) eletto a giugno al Parlamento europeo.

Nella precedente tornata andarono al voto 2.373.974 elettori (la seconda affluenza più bassa nelle 11 precedenti consultazioni a partire dal 1970). Il 70,98% a Bologna, il 65,59% a Ferrara, il 67,54% a Forlì-Cesena, il 69,11% a Modena, il 64,07% a Parma, il 62,91% a Piacenza, il 69,71 a Ravenna, il 67,97% a Reggio Emilia e 63,54% a Rimini. Nel 2014 al voto il 37,71% degli aventi diritto (1.304.841 elettori).

Gli aspiranti consiglieri (in calo, nel 2020 furono 739) corrispondono a 531 persone per effetto delle pluricandidature: 15 candidati si sono presentati in più circoscrizioni (14 in due circoscrizioni, 1 in tre).

Il 51% dei candidati sono uomini, 50,6 anni è l’età media dei candidati (in crescita rispetto a quattro anni fa quand’era di 46,9 anni), il candidato più giovane è una diciannovenne e quello più anziano ha 77 anni.

Oltre la metà dei candidati non ha avuto nessun precedente incarico istituzionale o amministrativo. Tra gli uscenti di Giunta e Consiglio si ricandidano 5 assessori e 23 consiglieri. Invece 5 candidati sono stati consiglieri in passate legislature. E poi c’è un deputato, 6 ex parlamentari nazionali o europei (1,3%). Oltre un terzo (il 34,5%) sono stati o sono amministratori locali (il 5,6%, tra sindaci in carica o ex primi cittadini).

Dopo 28 anni Falcinelli non è più presidente dell’Ordine dei medici: ora c’è Saini

Cambio al vertice dell’organo di rappresentanza della categoria

La dottoressa Gaia Saini è la nuova presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Ravenna dopo 28 anni di presidenza ininterrotta di Stefano Falcinelli.

Dopo la chiusura degli scrutini dell’11 novembre scorso, relativi all’elezione degli organi istituzionali, il 14 novembre si è tenuta la riunione dei neoeletti per la distribuzione delle cariche.

Dalle votazioni in modalità segreta è scaturito il nuovo assetto:

Il consiglio direttivo, formato da 17 persone, avrà il seguente esecutivo:
Presidente: Gaia Saini
Vice Presidente. Francesco Feletti
Tesoriere: Marco Montanari
Segretaria: Bruna Malta
Gli altri componenti: Stefano Falcinelli, Gianluca Danesi, Elisa Bucchi, Tiziana Monti, Federico Zanzi, Paolo Di Bartolo, Anna Guariniello, Raffaello Borghesi, Maria Giulia Sama, Elena Silvagni, Gianluca Zani,  Giorgio Papale – Odontoiatra, Alessandra Bonfatti – Odontoiatra.

Presidio davanti al tribunale prima di discutere il ricorso per salvare i pini

A fine novembre l’udienza per l’esame del ricorso per danno alla salute sottoscritto da 71 persone che vogliono proteggere 49 alberi rimasti in viale Romagna a Lido di Savio

Pini Lido Di Savio
I pini di Lido di Savio in viale Romagna

Il 27 novembre in tribunale a Ravenna si terrà l’udienza per discutere il ricorso presentato contro il Comune di Ravenna da 71 persone – residenti, esercenti, proprietari di seconde case a Lido di Savio – per presunto danno alla salute (art. 700 del Codice di Procedura Civile) in caso di abbattimento di 49 pini domestici in viale Romagna nella località costiera. Supportano il ricorso le associazioni Wwf Ravenna e Italia Nostra. I cittadini sono difesi dall’avvocata Virginia Cuffaro, già vittoriosa a Torino per la tutela delle alberate di Corso Belgio. Secondo i promotori del ricorso, gli alberi sono sani e non devono essere abbattuti nell’ambito dei lavori per la realizzazione della riqualificazione urbanistica nell’ambito del progetto Parco marittimo.

L’udienza si terrà alle 13.30 ed è riservata ai soli sottoscrittori del ricorso, ma dalle 12.30 alle 13.30 si terrà un presidio all’esterno del tribunale in viale Randi aperto a tutti i cittadini «che vogliono dimostrare il loro amore per gli alberi, l’ambiente, il decoro urbano, la biodiversità e la salute». Il presidio è autorizzato dalla questura.

La motivazione dichiarata nell’ordinanza comunale di abbattimento è la realizzazione un’opera di restyling della località balneare, attraverso la costruzione di una nuova pavimentazione che corre sul lungo mare – inserita all’interno del più ampio progetto “Parco” Marittimo – finanziata attraverso fondi del Pnrr ricevuti dal Comune. Per i cittadini che si oppongono, il viale diventerebbe uno forno assolato senza la sua identità. A febbraio 2024 vennero abbattuti i primi 17 alberi, prima di interrompere i lavori per dare il via alla stagione balneare, e quel tratto di strada, secondo i ricorrenti, si sarebe rivelato uno spazio desolato e bollente.

Il dottore forestale arboricoltore Gian Pietro Cantiani, socio fondatore della Società Italiana di Arboricoltura Onlus, è tra i maggiori esperti nello studio dell’apparato radicale dei pini e autore di importanti progetti per la tutela dei viali alberati di pino domestico. La sua analisi Vta (Visual Tree Assessment) e il calcolo del rischio con il metodo Qtra (Quantified Tree Risk Assessment) dicono che i pini sono in buona salute. Nella sua relazione di 358 pagine afferma che “I 49 alberi di pino domestico di Viale Romagna, presentano allo stato attuale una buona sicurezza fitostatica. (…) Tali alberi presentano un grado di sicurezza strutturale buono, che corrisponde ad una condizione di stabilità durevole”.

Il metodo proposto da Cantiani, non più sperimentale ma ormai consolidato dopo i successi di Lignano Sabbiadoro (dove ha salvato dall’abbattimento 380 pini domestici del litorale, sottoposti al vento di bora, perfettamente conservati e in sicurezza), e di molte altre realtà italiane, utilizza tecniche di conservazione innovative  che hanno ricevuto il brevetto nel 2022, riconosciuto da 150 Paesi del mondo.

Un arresto a Faenza per il sequestro di un manager a Mosca: è ritenuto l’ideatore

A giugno Stefano Guidotti della società Siad fu rapito in Russia e liberato dopo 36 ore, adesso una svolta nelle indagini che porta al presunto organizzatore del rapimento per estorsione. La difesa: non è un criminale, doveva avere dei soldi

Stefano GuidottiUn cittadino uzbeko di 44 anni è stato arrestato a Faenza stamani, 16 novembre, perché ritenuto l’ideatore del rapimento di Stefano Guidotti, manager del gruppo italiano Siad (produttore di gas tecnici industriali) che venne sequestrato a Mosca lo scorso 28 giugno per circa 36 ore, prima di essere liberato dalla polizia locale che arrestò i presunti rapitori, quattro uomini tra i 21 e i 36 anni.

Secondo l’ipotesi accusatoria, il 44enne uzbeko (con passaporto russo) è colui che ha organizzato e architettato l’intera operazione, gestendo in prima persona l’inizio della trattativa per la definizione del riscatto per il rilascio.

Con l’aiuto del centro operativo per la sicurezza cibernetica dell’Emilia-Romagna, gli investigatori avrebbero scoperto che il 44enne aveva effettuato la prima chiamata all’azienda di Guidotti per chiedere un riscatto, ancora non quantificato, dalla zona di Imola. E lì si era incontrato con un altro manager dell’azienda, che nel frattempo aveva contattato la polizia, convocato per trattare il riscatto. Il giorno dopo ci sarebbe dovuto essere un altro contatto, ma nel frattempo la polizia russa aveva già arrestato i sequestratori.

Secondo quanto si legge sulle testate nazionali, che riportano i contenuti di una conferenza stampa svoltasi stamani in procura a Bologna, il 44enne viveva nel Ravennate dall’inizio della guerra in Ucraina e in passato aveva lavorato come consulente per la stessa azienda di Guidotti. L’uomo ora si trova nel carcere di Ravenna, in attesa dell’interrogatorio di garanzia fissato per martedì 19 novembre. L’uomo è accusato di concorso in rapimento a scopo d’estorsione.

L’avvocato difensore sostiene che non sia un criminale che ha fatto un sequestro per soldi, ma ritiene probabile che il movente del sequestro sia la volontà di ricevere pagamenti non ancora saldati.

Guidotti, capo dell’ufficio di rappresentanza in Russia del gruppo Siad, era stato prelevato dal centro di Mosca e liberato dalle forze speciali russe il giorno successivo in una abitazione a 400 chilometri di distanza.

L’arresto è stato eseguito dal Raggruppamento operativo speciale (Ros) dei carabinieri e dal Servizio centrale operativo (Sco) della polizia, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Bologna.

Rimorchio in porto e al rigassificatore: gara pubblica da 432 milioni di euro

L’arrivo della nave al largo di Punta Marina richiederà la presenza fissa di 4 rimorchiatori fino a quando non sarà completata la diga da 900 metri di lunghezza

Porto
Un rimorchiatore al porto San Vitale – foto di repertorio

Si è aperta la gara per affidare il servizio di rimorchio al porto di Ravenna: le domande vanno presentate entro l’8 gennaio 2025, la concessione ha una durata di 15 anni e vale 432 milioni di euro in totale. Attualmente l’attività è svolta dalla società Sers sulla base di una concessione scaduta e prorogata fino all’espletamento della procedura. I dettagli sono riportati da Shipping Italy, testata di settore.

La capitaneria di porto ha suddiviso il servizio in due attività: quella connessa al porto canale e quella da svolgere al largo di Punta Marina dove a gennaio arriverà la nave rigassificatrice che attraccherà alla ex piattaforma estrattive Petra. Il costo annuo passa dagli attuali 16 milioni a 25: 15,8 milioni per l’ambito portuale e 9,5 milioni per il rigassificatore.

Complessivamente è richiesto l’impiego di undici mezzi, di cui nove di prima linea e due di seconda. Tra i mezzi di prima linea ve ne dovranno essere quattro dedicati esclusivamente all’assistenza o manovra per il rigassificatore. Viene richiesto l’impiego di almeno 24 equipaggi, di cui 8 da almeno tre persone da dedicare ai servizi interni al porto e altri 16, in servizio 24 su ore su 24, dedicati sia alle attività portuali sia a quelle relative al rigassificatore.

Come noto, il rigassificatore entrerà in esercizio da aprile 2025 e almeno fino a ottobre 2026 non sarà pronta la diga frangiflutti a protezione della piattaforma. Questo fa sì che la necessità iniziale per il rigassificatore sarà di quattro rimorchiatori, per attività di assistenza e manovra a favore suo e delle navi di approvvigionamento. Dopo la costruzione e il collaudo della diga, sarà necessaria la presenza continuativa di due rimorchiatori per assistenza h24, con obbligo comunque di utilizzo di 4 mezzi per le manovre di ingresso e uscita delle unità metaniere.

Si finse ventenne per adescare la figlia minorenne di amici: 44enne condannato

Nove anni di condanna, come richiesto dall’accusa, per un uomo che usava un profilo social finto per convincere la ragazzina a lasciarsi andare con l’amico di famiglia

Un uomo di 44 anni è stato condannato dal tribunale di Ravenna a nove anni di reclusione al pagamento di 50mila euro come risarcimento danni per aver adescato la figlia minorenne di amici e averle fatto assumere marijuana e cocaina. Per convincere la ragazzina, l’uomo aveva messo in piedi uno stratagemma tramite i social network: aveva creato un account con cui si fingeva un ventenne milanese, una sorta di fidanzatino virtuale della ragazzina, e la esortava a provare nuove esperienze con l’uomo adulto.

La sentenza di condanna è stata pronunciata dal Collegio del tribunale presieduto dalla giudice Antonella Guidomei e, a latere, i giudici Piervittorio Farinella e Cosimo Pedullà. Accolta la richiesta del pm Raffaele Belvederi che per l’imputato aveva chiesto la stessa condanna. Il difensore del 44enne, l’avvocato Carlo Benini, ha invece sostenuto che l’uomo abbia agito affinché la minore denunciasse gli abusi subiti dal padre, per i quali quest’ultimo ha patteggiato la pena in un diverso procedimento. Avvocato della parte civile era Giovanni Scudellari. La notizia è riportata dai quotidiani locali, Resto del Carlino e Corriere Romagna, nell’edizione di oggi, 16 novembre. La vicenda si è innescata a settembre 2021 quando la madre notò i primi cambiamenti nell’adolescente.

Incontro pubblico con la struttura commissariale per la ricostruzione post alluvione

Il 19 novembre al bar Dante intervengono i tecnici che stanno curando la ricostruzione privata: i cittadini potranno ottenere chiarimenti

TraversaraIl comitato Progetto Futuro Sicuro di Traversara, che riunisce una parte delle famiglie della frazione di Bagnacavallo colpita dall’alluvione del 19 settembre 2024, invita i cittadini a partecipare all’incontro pubblico con il colonnello dell’esercito italiano, Carlo La Torre, capo dell’ufficio ricostruzione privata, che si terrà il 19 novembre alle 17 al bar Dante. All’incontro saranno presenti i tecnici della struttura commissariale della ricostruzione del 2023. Saranno a Traversara per rispondere a tutte le domande tecniche legate ai risarcimenti per le alluvioni del 2023. «Dopo le imminenti elezioni regionali verrà nominato il nuovo commissario per la ricostruzione dell’alluvione del 2024 – ricostruisce il geometra Gianluca Sardelli che ha fondato il comitato – e quasi certamente le regole e le modalità per la presentazione delle domande di rimborso saranno molto simili a quelle del 2023. Per questo è importante che i cittadini partecipino facendo anche domande mirate affinché vengano chiariti i loro dubbi».

Francesco Giampaoli e i Manuel Pistacchio «La musica è come un viaggio»

«L’etichetta Brutture Moderne? Non è un business ma ci permette di portare avanti pensieri creativi»

 DSC2713Il concerto di Cesare Basile, domenica 17 novembre (dalle ore 17) al Cisim di Lido Adriano, è anche un’ottima occasione, in apertura di serata, per ascoltare in anteprima dal vivo Pellegrino, terzo album dei Manuel Pistacchio che uscirà nel febbraio del 2025, preceduto da una serie di singoli (venerdì 15 novembre è uscito il secondo, Parole). Trio formato da Diego Pasini (testi, voce e chitarra) e Lorenzo Camera (synth, chitarra, percussioni e arrangiamenti, già in Ponzio Pilates e Mondoriviera), entrambi di Bellaria Igea Marina, e dal ravennate Francesco Giampaoli (basso, synth, percussioni e arrangiamenti, attivo, tra gli altri, in Sacri Cuori, Classica Orchestra Afrobeat, Hugo Race Fatalists e Opez, nonché titolare dell’etichetta Brutture Moderne), Manuel Pistacchio è senza dubbio una delle realtà più interessanti e apprezzate della scena rock indipendente nazionale. Abbiamo fatto due chiacchiere con Francesco Giampaoli e Diego Pasini.

I titoli dei primi due dischi dei Manuel Pistacchio, Di primo mattino e Scordato Cuore, prendevano entrambi spunto da poesie (una di Roby Puma, artista e performer di Bellaria Igea Marina, l’altra di Montale) qual è invece l’origine di Pellegrino?

Diego Pasini: «Per Pellegrino non c’è un riferimento preciso a un poeta, ci piaceva usarlo perché secondo noi esprime la poetica, sia sonora che testuale, dell’album. È l’anima in comune di Manuel Pistacchio, quella dei tre musicisti che si fa in qualche modo pellegrina, devota e in qualche modo veggente, che intraprende un po’ questo viaggio che va avanti da cinque anni mettendo come meta sacra la musica. È un album che abbiamo davvero scritto in tre, ognuno ha suonato determinati strumenti (Francesco poi ha fatto i mix e la produzione) e messo la propria caratteristica in ogni brano».

Francesco Giampaoli: «Sicuramente il titolo ha a che fare col muoversi, col viaggio. Quando ho conosciuto Diego e Lorenzo nel 2018, loro avevano fatto 4, 5 pezzi e ascoltarli per me fu davvero un’illuminazione, oltre al fatto che mi sembrava di essere con loro da sempre, erano come i miei amici di quando avevo vent’anni, e tutto questo senza dire nulla. Questa vicinanza in campo artistico prosegue da allora, e quindi è un viaggio che ha a che fare con la musica, con lo spostarsi, con dimensioni parallele, trascendentali, volendo, vai te a capire cosa è l’arte».

Una musica che trascende se stessa, quindi.

FG: «Per me è un’esperienza che ci porta ad approdare a luoghi nuovi e inaspettati e il fatto di farlo insieme rende questi luoghi unici. C’è condivisione, un dialogo dal punto di vista creativo, c’è questo trovarsi in posti sempre nuovi, muoversi, cercare. Per me fare musica ha assolutamente a che fare con lo spirito, va al di là della realtà più concreta e ti porta in altri mondi. Fare questa musica insieme è esso stesso rivelazione, occorre la volontà di ascoltarsi e farlo, questo viaggio. E credo che stiamo facendo davvero una bella passeggiata».

Le sonorità di Pellegrino sono diverse dal precedente Scordato Cuore, sembra più “suonato”.

FG: «La sonorità dei Manuel Pistacchio è frutto di un approccio sempre molto maniacale, ma mentre prima eravamo ancora più astratti, ora abbiamo tirato fuori il musicista che suona in maniera un po’ più concreta, e questo disco è, se vuoi, un po’ più semplice, per quanto non manchino i tocchi di elettronica sperimentale. Manuel Pistacchio prima aveva una componente molto onirica nel suonare, adesso c’è anche quella più terrena del musicista che suona, più fisicamente in primo piano. Prima a volte eravamo più astratti, ma anche questo fa parte del viaggio, dello spostarsi. Abbiamo sempre un’attenzione profonda nel rispetto di un pensiero estetico, però non c’è la paura di gettarsi anche nel vuoto. Ci siamo trovati in una situazione nuova e quindi, sì, ci sono sonorità diverse, così come lo erano quelle del secondo disco rispetto al primo. Siamo una vera band e tutti e tre gli elementi ci mettono dentro la propria creatività, creando tantissime possibilità».

DP: «Il fuoco in Pellegrino va più sull’alchimia tra musicista e strumento, come se lo strumento divenisse anche una sorta di oggetto magico, un ponte tra l’intuizione e la scrittura. Anche registrare nello studio di Francesco, in una modalità diversa dalle altre volte, è stata una scelta in qualche modo estetica».

Diego, tu scrivi i testi: come arrivano? Ispirazioni improvvise o riflessioni su temi che ti stanno a cuore?

DP: «Un po’ entrambe le cose. Per scrivere una canzone o la linea melodica parto molto spesso dal testo e in rari casi sono riuscito a creare le due cose insieme. Sento che la mia creatività si manifesta molto nello scrivere, nel creare immagini con le parole. Un’elaborazione della scrittura parte molto spesso da una domanda, poi seguita da una ricerca. Usare la poesia e le immagini è il modo migliore in cui riesco a esprimere un determinato concetto, più che con la prosa. Lo vedo come un metodo più ermetico ma riesce a scavallare determinati muri, è una specie di simbolismo per chi vuole ascoltare anche più in profondità».

Francesco, la tua etichetta discografica Brutture Moderne ha quasi quindici anni, tempo di bilanci?

FG: «Sono sicuramente contento, ho sempre visto l’etichetta come gli argini di un fiume che possono raccogliere la creatività e dargli più forza. Non è sicuramente un gran business, però continua a darci la possibilità di poter portare avanti dei pensieri creativi. Si cerca sempre di capire come fare meglio però ci confrontiamo di continuo con generazioni sempre più giovani, ad esempio proprio i Manuel Pistacchio sono molto più giovani di me, il primo disco l’ho fatto semplicemente come discografico, ne ho seguito la produzione, però dal vivo suonavano con il fratello di Lorenzo, Matteo Camera, che a un certo punto è partito per lungo tempo e l’ho sostituito, entrando nel gruppo abbastanza casualmente. Ma stiamo facendo dischi con ragazzi ancora più giovani, come Mary Bianco. Non ho però la fissa dei giovani, non credo sia un valore assoluto di per sé, anche se in questo momento sembrerebbe così, però anche avere questo rapporto costante tra generazioni, questo dialogo, secondo me è il modo giusto per portare avanti il pensiero creativo. Si chiamano radici, le si possono portare avanti oralmente e, appunto, con la condivisione umana, l’etichetta mi permette di fare tutto questo e ne sono molto contento».

Ci sono artisti che in qualche misura si possono considerare un’ispirazione nel tuo lavoro di musicista?

FG: «Ho alcuni artisti che mi fanno da punto di riferimento – e che non cambiano per qualsiasi tipo di musica faccia –, come se fossi circondato da 4, 5 puntini che a seconda delle situazioni si trasformano in tante stelle polari. C’è Paolo Conte, il Mulatu Astatke delle ethiopiques series, poi Lou Reed e i Velvet Underground, a loro penso anche quando faccio afrobeat. In realtà è molto interessante ispirarsi ai Velvet Underground mentre stai facendo un brano di Fela Kuti, per dire. C’è Duke Ellington, e poi c’è una bassista americana tuttora vivente che ho scoperto in tarda età, si chiama Carol Kaye, una delle bassiste più prolifiche della storia della musica, attiva negli anni ‘50, ‘60 e ’70. Lei inventò dei metodi scolastici, che ho studiato, e che tuttora mi danno spunti creativi. Poi io penso più agli arrangiamenti e ai modi di suonare che alle parti specifiche, approcci creativi più che altro. Per fortuna mi capita di suonare in campi abbastanza diversi, ad esempio, con la Classica Orchestra Afrobeat ci confrontiamo con la musica africana, ma da poco ho fatto un disco assieme a Koralle/Lorenzo “Nada”, che si chiama Bassona, in cui suono contrabbasso e chitarre e lui tastiere e beat. Quindi mondi molto diversi».

Qual è il tuo rapporto con le piattaforme di streaming?

FG: «Le modalità di fruizione della musica stanno cambiando e noi cerchiamo di capire come poter adattarci al meglio. Conosco tanti artisti della mia generazione, e anche più vecchi, che danno vita a lotte infinite con Spotify, ma, a parte certe ragioni che posso condividere, il mondo cambia e devi imparare ad adattarti, non è una battaglia. In una situazione “mordi e fuggi” come quella attuale, fare uscire i vari brani uno alla volta, ad esempio, come per il disco dei Manuel Pistacchio, è un modo per comunicare un po’ di più l’intero disco. E comunque è ormai una prassi comune».

Regionali: quattro candidati alla presidenza, 40 ravennati in lizza per tre seggi

Ecco le dieci liste e tutti i nomi dei candidati che è possibile votare in provincia il 17 e 18 novembre

Elena Ugolini Michele De Pascale
Elena Ugolini e Michele de Pascale durante un confronto

Domenica 17 novembre (dalle 7 alle 23) e lunedì 18 (dalle 7 alle 15) si vota per scegliere il nuovo presidente della Regione Emilia-Romagna e il nuovo consiglio regionale. Le elezioni si tengono con qualche mese di anticipo rispetto alla fine naturale della legislatura per le dimissioni dell’ex presidente Stefano Bonaccini (Pd) eletto a giugno al Parlamento europeo.

Quattro candidati alla presidenza
A correre per la carica più importante di via Aldo Moro a Bologna ci sono il sindaco di Ravenna, Michele de Pascale, a capo di una coalizione di centrosinistra molto ampia con cinque liste a suo sostegno; Elena Ugolini, candidata civica, dirigente scolastico, con precedenti esperienze nel governo Monti, oggi sostenuta da tutti i partiti al governo nazionale e formazioni civiche di centrodestra per un totale di quattro liste; Federico Serra, sostenuto da una lista di estrema sinistra che raccoglie Pap, Rifondazione comunista e Pci; il no vax Luca Teodori, che nella circoscrizione ravennate si presenta senza alcuna lista a sostegno.

Quaranta candidati al consiglio  per tre seggi
Per quanto riguarda il consiglio regionale, alla circoscrizione di Ravenna spettano tre rappresentanti. Sono ben quaranta i candidati ravennati in corsa divisi in dieci liste. Nelle ultime tornate sono sempre stati eletti due esponenti del principale partito della coalizione vincente e uno del principale partito della coalizione perdente. In pratica negli ultimi anni questo si è tradotto in due rappresentanti per il Pd e uno per la Lega (prima del sorpasso di Fratelli d’Italia registrato nelle ultime tornate elettorali).

Per poter entrare in consiglio lo sbarramento per le liste è al 3 percento dei voti. Per la coalizione vincente è previsto un premio di maggioranza di 9 seggi sui 50 del consiglio (40 invece sono assegnati su base proporziale e uno spetta al presidente eletto).

La scheda e il voto
La scheda sarà una soltanto, di colore verde, ma sarà possibile votare in più di un modo. Innanzitutto si può votare solo per il candidato presidente, in questo caso il voto non si estenderà a nessuna delle liste collegate. Si può votare solo per una lista, esprimendo fino a due preferenze scrivendo i nomi purché di sesso diverso (pena l’annullamento della seconda preferenza) dei candidati di quella lista. In questo caso il voto andrà automaticamente anche al candidato presidente sostenuto dalla lista, come si fossero fatte due croci, una sul candidato e una sulla lista (altra opzione lecita). Infine, è previsto come per le comunali, il cosiddetto “voto disgiunto”, ossia il voto a una lista per il consiglio regionale e a un candidato presidente diverso da quello sostenuto dalla lista.

Scheda Ravenna

Ecco le liste con tutti i candidati della provincia di Ravenna, in ordine di sorteggio e quindi così come previsto nella scheda elettorale.

CENTROSINISTRA PER MICHELE DE PASCALE

Civici, con De Pascale presidente
La lista intende mettere assieme le liste civiche locali di centrosinistra. I candidati in provincia: la 30enne cervese Chiara Caraboni, laureata in Relazioni Internazionali e Scienze Diplomatiche, è figlia di bagnini e si occupa di comunicazione all’interno dello staff del sindaco di Cervia; Riccardo Francone, 50 anni, insegnante di scuola superiore, per due volte (2013 e 2018) è stato eletto sindaco di Bagnara di Romagna con una lista civica appoggiata dal centrodestra; la 52enne Michela Guerra otto anni fa ha sfidato De Pascale per la poltrona di sindaco a capo di una lista di area grillina, ora si candida con lui: avvocata, ha diretto per oltre vent’anni la clinica privata San Francesco, di proprietà della famiglia e poi venduta a un gruppo della sanità privata; il 49enne Pier Luigi Zanotti, infine, abita a Sant’Agata sul Santerno, è un ingegnere per l’Ambiente con un master in Sostenibilità, vicino agli ambienti di Azione Cattolica.

Movimento 5 Stelle
Il Movimento 5 Stelle della provincia di Ravenna si presenta con la propria lista che è stata approvata dai sostenitori tramite una consultazione online. In lizza Igor Gallonetto (avvocato, assessore comunale di Ravenna), Anastasia Ruggeri (gastronoma), Massimo Bosi (coordinatore provinciale grillino e assessore comunale a Faenza) e Antonella Ravagli (insegnante).

Partito Democratico

Elly Schlein candidati Pd
I quattro candidati del Pd con Elly Schlein e il segretario provinciale Barattoni


Tra i più papabili a essere eletti, in base a quello che scrivevamo nell’introduzione, saranno due tra i quattro nomi in corsa per il Pd: i ravennati Massimo Cameliani, ex assessore e presidente del consiglio comunale, e Petia Di Lorenzo, l’ex sindaca di Bagnacavallo Eleonora Proni e il faentino Nicolò Bosi, presidente del consiglio comunale.

Emilia-Romagna Futura
La lista Riformisti Emilia-Romagna futura raggruppa quattro partiti: Azione, Più Europa, Repubblicani e Psi. Non ne fa parte Italia viva, dopo il veto del M5s alla presenza del simbolo del partito di Matteo Renzi nella coalizione. I candidati in provincia sono il vicesindaco repubblicano di Ravenna, Eugenio Fusignani; l’ex collega di partito Chiara Francesconi, ora consigliera comunale nel gruppo misto a Ravenna e candidata con Azione; Andrea Pasi (ex Pd) rappresenta Più Europa mentre la faentina Federica Gullotta, 33enne cassiera di supermercato, è la “quota” socialista.

Alleanza Verdi Sinistra
La lista raccoglie diverse anime e sensibilità politiche, riunendo Europa Verde, Sinistra Italiana, Possibile e coalizioni civiche. In provincia candida Fausto Tomei, ricercatore ambientale all’Arpae Emilia-Romagna; Maria Pia Galletti, assessora all’Ambiente a Lugo, educatrice professionale per 40 anni; Caterina Capelli è una designer e illustratrice che, insieme al padre Claudio, organizza il celebre festival internazionale dell’aquilone “Artevento” a Cervia; Massimo Donati, ingegnere, dipendente pubblico, già consigliere comunale per i Verdi a Faenza negli anni ’90.

CENTRODESTRA PER ELENA UGOLINI

Forza Italia
I berlusconiani si schierano in provincia di Ravenna con un poker di nomi già noti alle cronache politiche locali. Fabrizio Dore, militante fin dal 2011, è stato eletto segretario provinciale al congresso del dicembre 2023. Per lui è la prima candidatura alle elezioni regionali. E poi tre consiglieri comunali freschi di incarico dalle recenti amministrative. Antonella Brini, candidata a sindaca a Massa Lombarda con una lista che ha superato il 9 percento dei voti, con una lunga esperienza politica e alla sua terza candidatura in regione. Francesco Ferrini, consigliere comunale a Cervia alla sua prima esperienza politica, eletto nella lista civica del candidato sindaco Massimo Mazzolani con 138 preferenze. Diletta Principale, avvocata, attuale consigliera comunale a Bagnacavallo, ha sfidato a giugno scorso il Pd per la guida della città e, riconoscendosi di Forza Italia, ha accettato da indipendente la proposta di una nuova candidatura.

Fratelli d’Italia

fratelli italia
I quattro candidati della provincia di Fratelli d’Italia


Il partito della premier Giorgia Meloni si presenta nel collegio di Ravenna candidando tre esponenti che già hanno incarichi elettivi a livello locale. Alberto Ferrero, operatore finanziario 43enne, è capogruppo di Fdi in consiglio comunale a Ravenna e segretario provinciale; per lui ci sono concrete possibilità di elezione. Stefano Bertozzi è capogruppo di Fdi in consiglio comunale a Faenza. Desy Maja, studentessa di giurisprudenza 21enne, ha scelto di candidarsi per rappresentare la Bassa Romagna e i giovani che la abitano. Annalisa Pittalis, imprenditrice nel settore alberghiero, è vicepresidente del consiglio comunale e capogruppo a Cervia.

Lega
La Lega ha presentato i suoi quattro candidati che si contenderanno i tre seggi del collegio della provincia di Ravenna. Enea Puntiroli, Elena Marin, Mirko De Carli e Roberta Bravi. Di fatto solo i primi due sono già rappresentanti leghisti (Puntiroli è consigliere comunale a Cervia e Marin è consigliere territoriale del Mare a Ravenna). De Carli infatti è ormai storico esponente del Popolo della Famiglia (consigliere comunale a Riolo e dirigente nazionale del Pdf) e Roberta Bravi sarebbe dovuta essere la candidata civica del Terzo polo a Lugo alle amministrative di giugno in quanto capogruppo uscente della lista civica “Per la buona politica”.

Elena Ugolini Civici
Anche la coalizione di centrodestra propone una lista di impronta civica legata al nome di Elena Ugolini, con candidati meno connotati da colori di partito. Claudio Fiocco ha 61 anni, nato a Ravenna, si occupa di servizi tecnici in ambito industriale; Benedetta Mercati è originaria di Sansepolcro ma romagnola d’adozione, ha scelto Ravenna per la sua professione d’insegnante; Cristina Tassinari, 67 anni, è attualmente in pensione ma ricopre l’incarico di consigliere comunale ad Alfonsine; Massimo Zoli, 58 anni di Faenza, ricopre attivamente l’incarico di consigliere comunale a Faenza sin dal 2020, dove è stato eletto con la lista civica “Per Faenza” poi trasformata in “Progetto Civico Faentino”.

NO VAX PER LUCA TEODORI

A pochi giorni dalla scadenza dei termini per la presentazione delle liste, è arrivata anche la quarta candidatura alle Regionali dell’Emilia-Romagna. Si tratta della lista “Lealtà coerenza verità” che candida alla presidenza Luca Teodori, attivista no vax ferrarese di 58 anni, già segretario del movimento “Vaccini vogliamo verità”, anche noto come 3V. Gli elettori del collegio di Ravenna potranno votare solo Teodori come presidente: la lista infatti non è presente nel collegio di Ravenna e di conseguenza non ci sono ovviamente candidati.

COMUNISTI PER FEDERICO SERRA

Federico Serra

Emilia-Romagna per la Pace, l’Ambiente e il Lavoro
Alle elezioni regionali ci sarà come detto anche la lista Emilia-Romagna per la Pace, l’Ambiente e il Lavoro, fondata da Partito Comunista Italiano, Rifondazione Comunista e Potere al Popolo. A Ravenna i candidati sono Giovanni Gavelli (fisico magistrale che si occupa di ricerca, consulenza, formazione), Marisa Iannucci (ricercatrice, insegna Diritto ed economia politica nella scuola secondaria), Franca Mori (metalmeccanica) e Roberto Gentilini (meteorologo, responsabile dell’Osservatorio Torricelli di Faenza).

Ex Farmografica, le istituzioni chiedono a Focaccia di prendere tempo fino al 2025

Per definire una soluzione industriale praticabile. Il ministero disposto a fornire il sostegno necessario

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La protesta dei lavoratori dell’ex Farmografica il 13 novembre 2024 a Cervia

Verificare, entro il prossimo 31 dicembre, un progetto industriale praticabile e ampio per proseguire l’attività e salvaguardare l’occupazione dell’ex Farmografica di Cervia, evitando atti unilaterali. Questo, riavviando il dialogo per un supporto di Invitalia al piano industriale, con la disponibilità del Mimit a fornire il sostegno necessario e quella confermata dalla Regione a mettere in campo tutti gli strumenti, normativi e amministrativi, utili per sostenere il nuovo investimento.

È questa la proposta avanzata oggi dalle istituzioni, e condivisa dalle organizzazioni sindacali, a conclusione dell’incontro tecnico convocato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy per fare chiarezza dopo la lettera di rinuncia di Focaccia Group a proseguire l’attività della storica azienda cervese rilevata dalla società austriaca Mayer-Melnhof Packaging. Il 30 settembre scorso la procedura di passaggio di ramo aziendale e la costituzione della nuova società AGR Packaging Srl (Arti Grafiche Romagnole).
A rischio licenziamento un’ottantina di lavoratori assunti senza soluzione di continuità nel nuovo progetto imprenditoriale.

Per questo, al fine di riavviare un processo prospettico per salvaguardare il sito produttivo e l’occupazione, si è tenuto oggi (15 novembre) l’incontro online con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la Regione, il prefetto di Ravenna, Castrese De Rosa, il Comune di Cervia, la Provincia di Ravenna, le organizzazioni sindacali, i rappresentanti dei lavoratori e i vertici di Focaccia Group.

C’è una pasticceria della provincia di Ravenna tra le migliori d’Italia

Sebastiano Caridi ha vinto anche un premio speciale nella nuova edizione della guida del Gambero Rosso

Sebastiano Caridi Faenza

C’è anche una pasticceria della provincia di Ravenna tra le top d’Italia secondo la 14esima edizione della guida Pasticceri & Pasticcerie di Gambero Rosso, presentata il 14 novembre a Palazzo Varignana.

Si tratta di Sebastiano Caridi, la cui pasticceria di Faenza ottiene “due torte” e un punteggio di 88/100, ma soprattutto uno dei premi speciali di quest’anno, quello per la miglior pasticceria salata (insieme a Dalmasso di Avigliana).

Caridi è considerato uno dei più talentuosi pasticceri italiani. Dopo il successo delle sue pasticcerie a Faenza e Bologna, ha da poco inaugurato il suo terzo locale a Imola.

Sono 660 i locali censiti dalla guida. Sale a 33 il numero delle insegne che ottengono il massimo riconoscimento delle Tre Torte (solo 2 sono in Emilia-Romagna, Gino Fabbri Pasticcerie di Bologna e Rinaldini a Rimini) a cui si aggiunge, comme d’habitude, Iginio Massari, Maestro dei maestri in Italia e nel mondo con Pasticceria Veneto di Brescia che merita Tre Torte d’oro.

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