domenica
10 Maggio 2026

Un investimento da 512mila euro per ristrutturare il centro disabili

Oltre al rinnovo completo dei locali, la creazione di una comunità semiresidenziale per minori a partire dai 6 anni

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È stato approvato il progetto di ristrutturazione del Centro diurno “I Girasoli”, ospitato nel Condominio solidale ex Pantera Rosa, in via Abruzzi 55 a Pinarella. L’investimento previsto è di 512mila euro, di cui 400mila a carico dell’Amministrazione comunale, mentre i restanti 112mila saranno a carico del gestore.

Attualmente il centro socio riabilitativo può ospitare fino a 15 persone con disabilità fisica, psichica o sensoriale tra i 14 e i 64 anni ed è gestito dalla Cooperativa Sociale Consorzio Selenia. Il progetto di ristrutturazione da una collaborazione tra Amministrazione, Servizio Sociale Associato e il gestore del Centro, che hanno evidenziato la necessità di diversificare l’offerta rivolta a disabili, minori e adulti, e di specializzare maggiormente i servizi per la disabilità. Oltre alla creazione di nuovi servizi infatti, il progetto prevede la costituzione di una comunità educativa semiresidenziale destinata a ospitare minori tra i 6 e i 18 anni e la completa ristrutturazione dei locali esistenti, con ampliamento al primo piano; la riorganizzazione dei locali a piano terra e l’ampliamento dell’attività nei locali al piano primo, in modo da poter gestire separatamente adulti, bambini e adolescenti.

Il piano terra dedicato ai “Girasoli” sarà totalmente rivisto con la creazione di un ampio living, un laboratorio multifunzionale, una sala tecnologica, una sala morbida, una sala da pranzo e ampi spazi dedicati alle attività assistenziali; il primo piano dedicato al servizio per minori sarà caratterizzato da spazi dal sapore casalingo che permetteranno attività educative, sociali e di tipo familiare; saranno presenti un ampio living, laboratori, camera da letto e una cucina.

Beneficerà della riqualificazione del centro l’intera struttura polifunzionale di viale Abruzzi 55, dove oltre ai “Girasoli” trovano spazio la comunità alloggio per anziani, nella quale vivono 18 persone e che viene gestita dall’Azienda di Servizi alla Persona  di Ravenna, Cervia e Russi, e 21 alloggi, di cui 19 destinati all’emergenza abitativa, assegnati a famiglie sulla base di un progetto sociale concordato con il servizio sociale territoriale.

Il servizio per disabili oggi è attivo dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 15.30 per circa 235 giorni all’anno e tra i vari ambiti è presente un’attività pomeridiana rivolta a minori con disturbi del comportamento denominata “Volpi” e gestita dalla Cooperativa sociale Il Cerchio.

Torna a Cervia la più grande mostra floreale a cielo aperto d’Europa

Al via il 28 maggio alla 52esima edizione di “Cervia Città Giardino” Oltre 350mila allestimenti all’insegna dei diritti, del rispetto e dello sport

Cervia Città Giardino Torino Ph Antonio Drago

Cervia Città Giardino torna per la sua 52esima edizione. La principale mostra d’arte floreale a cielo aperto di Europa porta a Cervia oltre 60 squadre di giardinieri in rappresentanza di città, aziende, enti, scuole ed associazioni che, nel mese di maggio, abbelliscono e decorano gli spazi più belli della cittadina.

Al centro dell’edizione di quest’anno il tema dei diritti e il rispetto per l’ambiente, per le persone e per la comunità. A sottolineare i valori di solidarietà e pace che muovono l’esposizione, anche la presenza del Cardinale Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ospite d’onore all’inaugurazione del 28 maggio (ore 15.30). Con i suoi oltre 350mila allestimenti floreali e le migliaia di metri quadrati di tappeto erboso Cervia vuole omaggiare quest’anno anche il mondo dello sport, valorizzando gli eventi internazionali di cui sarà protagonista: il Tour de France, che per la prima volta nella storia partirà dall’Italia e sarà a Cervia domenica 30 giugno 2024 dove è previsto il km 0, l’Open d’Italia, dal 27 al 30 giugno all’Adriatic Golf Club e Ironman Italy Emilia-Romagna a settembre.

Casa Delle Farfalle Cervia Città Giardino Allestimento

Anteprima di Cervia Città Giardino è l’appuntamento a Milano Marittima di MiMa in Fiore, mostra mercato floreale in programma sabato 25 e domenica 26 maggio che animerà la Rotonda 1° Maggio e viale Gramsci. Il percorso tra i fiori e i profumi del centro si concluderà con “Vialetto degli artisti in fiore’ – moda, arte, artigianato, design”, la mostra inedita allestita lungo il Vialetto degli Artisti (I Traversa sul canalino). Durante tutta l’estate la manifestazione sarà accompagnata da un calendario di eventi collaterali destinati a adulti e bambini, come visite guidate e laboratori Tra questi: la Primavera in Bonsai (17-19 maggio) Sala Rubicone a Cervia a cura dell’Associazione Cervia Bonsai, la Festa dei Diritti al Parco Lento nella pineta di Pinarella e Tagliata, le visite guidate nel Bosco del Duca d’Altemps, visite all’orto botanico dei frutti dimenticati, passeggiate meditative nel verde e un percorso di apicoltura urbana, con laboratori di smielatura e adozione di alveari.

La mostra floreale è allestita fino a settembre e interessa le aree verdi di Cervia, Milano Marittima, Pinarella e Tagliata. Coinvolti nell’edizione 2024 anche gli alunni elle scuole di Cervia, che insieme ai loro docenti ed al pittore ambientalista Alteo Missiroli, hanno dipinto con i colori della pace sagome a forma di margherita che verranno posizionate in alcune aiuole del territorio.

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A Sant’Agata alluvionato il 95% dei cittadini, il sindaco: «Sembrava un film»

Il primo cittadino Emiliani rimase 24 ore bloccato nel municipio che da un anno è inutilizzato con il trasloco degli uffici nelle scuole. Solo per il patrimonio pubblico servono 9 milioni di euro, ma la ricostruzione non è ancora partita «Più che di risorse avremmo bisogno di personale»

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Il sindaco di Sant’Agata sul Santerno apre la porta di quella che era l’aula di informatica delle scuole medie e punta il dito verso una scrivania appoggiata contro un angolo: «Quello è tutto il mio ufficio da un anno». Accanto c’è un piccolo acquario con una decina di pesci rossi: «Erano nella fontana della scuola – dice Enea Emiliani –, sono sopravvissuti al fango come i santagatesi». Attorno, nella stessa stanza, ci sono altre scrivanie: dal giorno dell’alluvione, il 17 maggio 2023, il municipio in piazza è inagibile e tutti gli uffici comunali sono stati trasferiti al piano terra delle scuole in via IV Novembre, stringendo i 260 alunni di elementari e medie al primo piano. L’edificio è più in alto rispetto al livello del paese, dentro arrivarono solo una decina di centimetri di acqua e fango: «In municipio ne avevamo circa un metro e 80, la protezione civile decise che era più rapido ripulire il piano terra della scuola e spostarci qui». Da allora la sala mensa ospita sportelli per il pubblico e le riunioni dei dieci membri del consiglio comunale. Il sindaco e le due assessore si incontrano sotto una cappa aspirante: un piccolo cucinotto è stato svuotato per le riunioni della giunta. La gestione della cosa pubblica è scandita dal suono della campanella ogni ora. E i disagi non mancano. «Ci arrangiamo come possiamo. Dovrebbero sistemare l’ex centro sociale per spostare tutto il Comune in quel palazzo, in attesa che venga ripristinato il vero municipio».

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L’edificio in cui lei era la notte tra il 16 e il 17 maggio di un anno fa…
«Ricordo tutto. Dalla tarda serata del 16 aspettavamo la piena. Alle 20.44 facemmo un posto su Facebook per invitare i cittadini a restare ai piani alti per tutta la notte oppure recarsi alle scuole dove c’erano due dipendenti comunali per l’accoglienza. Io ero in municipio con l’assessora Elisa Sgaravato e altri quattro dipendenti: eravamo collegati in videochiamata con la prefettura. In alcuni punti del fiume dopo mezzanotte c’erano delle tracimazioni e l’acqua stava entrando in paese ma non era preoccupante. Poi alle 3.30 ho sentito la voce di qualcuno accanto al prefetto che diceva che si era rotto l’argine a Sant’Agata. Ho aperto la finestra e le strade erano un torrente di fango. È stato davvero come vedere una scena che fino a quel momento avevo visto solo nei film».

E poi?
«Pochi minuti dopo siamo rimasti senza corrente elettrica e poco dopo si sono ovviamente scaricati portatili e telefonini. A quel punto eravamo bloccati in municipio, isolati da tutto. Dalle finestre sentivo le richieste di aiuto gridate dai cittadini e in quel momento ho cominciato a temere chissà quanti morti. Ne abbiamo avuti due, sempre troppi, ma credevo molti di più».

Quando è uscito dal municipio?
«Ventiquattro ore dopo abbiamo sentito il rumore di un trattore per le strade allagate e sul rimorchio c’erano i pompieri che ci hanno aiutato: l’acqua mi arrivava al petto. Per un paio di giorni ci siamo appoggiati nel municipio di Massa Lombarda e poi siamo arrivati nelle scuole per essere sul posto».

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Gli argini del Santerno avevano mai rotto prima?
«A dicembre del 1959 successe in due punti, all’altezza di Santa Maria in Fabriago e nei pressi del ponte della ferrovia dove ha rotto anche l’anno scorso. Però sessant’anni fa l’acqua andò tutta verso Conselice e Massa, Sant’Agata rimase miracolosamente salva».

In 64 anni è stata fatta la manutenzione necessaria?
«Io ho 42 anni e sono di Sant’Agata, ricordo più di una piena passata senza cedimenti, con la gente a osservare il fiume. Questa volta la quantità di acqua è stata qualcosa senza precedenti, con una frequenza di ritorno calcolata in centinaia di anni».

Quali numeri descrivono l’impatto dell’alluvione sul suo paese?
«Contiamo 2.900 residenti e il 95 percento della popolazione è stato coinvolto. Io ho la fortuna di essere nell’altro 5 percento: personalmente ci ho rimesso solo l’auto con cui ero andato in municipio. Il Comune è il soggetto che deve gestire la ricostruzione dei privati ma a sua volta è un soggetto alluvionato nei suoi immobili: municipio, stadio, palasport, centro sociale, scuole e asilo, farmacia, poste, cimitero e parchi pubblici. In totale, considerando 3,5 milioni di euro di danni per strade e infrastrutture, si stimano 9 milioni di euro di danni al patrimonio pubblico. Per rendere l’idea dell’impatto sulla pubblica amministrazione basta dire che la parte corrente del bilancio comunale è 2,8 milioni».

 

A che punto è la ricostruzione?
«Di fatto è ancora tutto fermo perché tutto deve passare attraverso la struttura commissariale. Il Comune è intervenuto con 150mila euro di risorse proprie per il ripristino del cimitero e per la farmacia che è privata ma in locali pubblici. Il Commissario Figliuolo ha individuato la società Sogesid partecipata dallo Stato a cui affidare gli interventi sul palazzo della Casa del Contadino che ospitava il centro sociale e ospiterà il Comune in via provvisoria, lo stadio, il palazzetto, la biblioteca e l’ufficio postale che cambierà sede. Però è ancora tutto fermo. Per le strade invece si parla che debba essere Anas a occuparsene. Ora sembra definito chi deve fare cosa, mi auguro non si perda più tempo».

Il ponte della ferrovia sul fiume è ancora chiuso al transito?
«Sì. Prima sono stati rifatti gli argini all’altezza ritenuta necessaria dall’Autorità di bacino per la sicurezza idraulica. Ma il ponte è a una quota inferiore e quindi bisognerebbe aprire una sezione negli argini per ripristinare il binario. L’idea di Rete ferroviaria italiana era quella di predisporre paratie temporanee da aggiungere in casi di emergenza ma quando lo abbiamo saputo abbiamo chiesto che si trovi una soluzione più efficace. Va fatto un ponte più in alto e senza piloni nel letto del fiume che, secondo alcuni esperti, potrebbero aver avuto a loro volta un ruolo nel crollo dell’argine avvenuto proprio in quei pressi. Al momento la linea ferroviaria Lavezzola-Faenza è inattiva e i quattro treni che la servivano per gli studenti sono sostituiti da autobus. Però non credo che nel 2024 si possa pensare di sopprimere linee ferroviarie in maniera definitiva. Al contrario, andrebbe vista come una linea da prolungare perché diventi la Faenza-Ferrara».

Avete ricevuto donazioni?
«In totale circa 800mila euro. Mezzo milione da Corriere della Sera e La7 per le scuole e 250mila euro da Barilla».

Di cosa avrebbe bisogno il Comune di Sant’Agata per gestire la ricostruzione?
«Di personale ancora più che di risorse. Perché stanziare milioni se non c’è il personale per coordinare lavori e pratiche è la cosa peggiore da fare. Siamo un Comune con 8 dipendenti, di cui una a part-time. Già non erano in eccesso per la gestione dell’ordinaria amministrazione. Ora c’è tutto il lavoro straordinario, con l’aggravante che il Comune per primo è un soggetto alluvionato che opera in spazi e condizioni provvisori. La cosa più efficace da fare, secondo il mio parere, sarebbe stato inviare qua sul posto una task force della struttura commissariale dedicata solo alla gestione della ricostruzione, lasciando al Comune il disbrigo dell’ordinario. Come fece, in alcune località dell’Emilia, Vasco Errani nel ruolo di commissario per il terremoto nel 2012. Invece ora la normativa poggia tutto sui Comuni».

Lo scorso ottobre il Governo parlò di 250 nuove assunzioni a tempo determinato nei Comuni alluvionati per le pratiche di ricostruzione. Sono state fatte?
«Ne erano previste 216 per l’Emilia-Romagna ma nulla è stato fatto perché nel decreto è scritto di attingere dalle graduatorie in essere senza rendersi conto che erano già tutte spolpate. I Comuni, noi compresi, abbiamo fatto nuovi concorsi e le nuove liste sono pronte ma fino a quando non viene corretto il decreto non si può procedere. Basta un emendamento alla legge eppure lo attendiamo da ottobre. Mi sembra incredibile. E la gente in graduatoria intanto sta cercando altri impieghi».

Con le elezioni di giugno si chiuderà il suo secondo mandato. Non si è candidato per il terzo. Cosa farà?
«Prima dell’alluvione avevo già deciso e comunicato alla mia squadra che non mi sarei più candidato. Due mandati penso che debbano bastare per chiunque in qualunque comune. Penso sia uno sbaglio la legge che toglie il limite ai mandati consecutivi nei paesi sotto ai cinquemila abitanti. Mi sembra un modo sbagliato per affrontare la difficoltà di trovare candidati: i partiti devono tornare a essere scuole per politici. Io tornerò al mio lavoro alla Confartigianato di Lugo».

Quali sono i ricordi più positivi dei dieci anni da primo cittadino?
«Tra le cose fatte metto la rotatoria all’incrocio con via Bastia che ha dato sicurezza in un punto dove transitano 20mila veicoli ogni giorno. E la nascita del grande parco Vatrenus che prima era un campo di erba medica, ora purtroppo è da ricostruire. Però voglio citare anche il fatto di essermi trovato unico candidato nel 2019: mi piace leggerlo come la testimonianza di aver fatto un lavoro di coesione della comunità nei cinque anni precedenti».

La coesione è rimasta dopo l’alluvione?
«Con la squadra di lavoro l’unione non è mai mancata. Con la popolazione qualcosa è cambiato. Ma se il 95 percento dei tuoi cittadini è stato alluvionato, difficilmente puoi attraversare la piazza del paese e non incontrare qualcuno che se la prende con il sindaco. Ci sta. Mi dispiace solo che siano state dette cose inesatte, come che ero scappato quando non davo notizie di me perché ero bloccato e isolato in municipio. C’erano ragioni per querelare molte persone, ma non l’ho fatto perché in certi momenti bisogna anche incassare».

Ilaria Gaspari: «La filosofia è ancora viva. E si occupa della vita reale»

La scrittrice milanese a Scrittura Festival: «I miei libri sono arrivati più lontani di quello che pensavo»

Ilaria Gaspari
Foto di Chiara Stampacchia

Nata a Milano nel 1986, dopo il diploma al liceo classico si trasferisce a Pisa per studiare filosofia alla Normale e a Parigi per un dottorato alla Sorbonne nello stesso ambito. Ilaria Gaspari è più di una promessa della scena filosofica contemporenea. Non si definisce però una filosofa, ma una «scrittrice che ha studiato filosofia».

Nel 2015 pubblica il primo libro per Voland, Etica dell’acquario, un romanzo noir a cui sono seguiti Ragioni e sentimenti (Sonzogno, 2018). Lezioni di felicità, Vita segreta delle emozioni e Cenerentole e sorellastre (Einaudi 2019, 2021 e 2022). Oltre al lavoro da autrice, collabora con testate giornalistiche e podcast, conduce una trasmissione su Radio 3 e tiene corsi di scrittura alla Scuola Holden di Torino e all’Omero di Roma.

Gaspari sarà a Ravenna sabato 18 maggio (ore 21) in un dialogo con Gianni Gozzoli negli spazi della biblioteca Classense. L’autrice presenterà la sua ultima pubblicazione La reputazione nell’ambito di ScrittuRa Festival.

Cosa significa essere una filosofa al giorno d’oggi, dov’è la linea tra lo scrittore e il filosofo?
«È una domanda a cui non è semplice rispondere: il mio percorso di studi mi permette di poter spaziare tra diversi temi nella mia scrittura, interrogandomi sul senso delle parole e costruendo ragionamenti il più possibile complessi e articolati. Io per prima però non mi definirei una filosofa, ma una scrittrice che ha studiato filosofia. Quello che racconto nei miei libri attinge inevitabilmente dai miei studi: sia in ambito puramente narrativo, sia quando affronto tematiche relative alle emozioni e alla felicità, temi trasversali e comuni a tutti, ma propri del pensiero filosofico. La filosofia si occupa di questioni che non sono così distanti dalla vita reale, anche se dall’esterno si tende a pensare al contrario».

Il suo libro d’esordio, Etica dell’acquario (Voland, 2015) è romanzo noir, mentre le pubblicazioni successive sono più incentrate su una scrittura filosofica nel senso più tradizionale del termine. Questo cambio di stile è stato dettato dalla voglia di sperimentare o da una necessità?
«Lo definirei più un processo naturale. Personalmente, mi diverto molto di più a scrivere narrativa pura, credo sia un esercizio divertente e creativo. Ad un certo punto però, ho voluto provare a riprendere in mano ciò che avevo studiato durante gli anni dell’università e del dottorato, trasformandolo in un racconto. Una sorta di sperimentazione, volta a mettere in comunicazione filosofia e narrativa, anche con l’idea di tornare al romanzo con un “bagaglio” in più».

Possiamo dire che questo connubio tra narrativa e filosofia si rifà al mito greco o al romanzo filosofico illuminista?
«Assolutamente, partendo da Platone e passando per Montaigne, Nietzsche e Kierkegaard, il binomio tra racconto e filosofia è ben radicato nella storia, raggiungendo il suo apice durante l’illuminismo, tra gli scritti di Voltaire e Diderot. Non ho inventato nulla, e naturalmente non mi sto paragonando a nessuno dei citati: penso solo che il romanzo filosofico sia un genere ben definito, di cui si ha oggi molto bisogno. Abbiamo bisogno di capire quanto la filosofia sia viva ancora oggi e quanto sia essenziale per rivolgere sguardi più complessi a ciò che ci circonda».

La sua ultima pubblicazione La Reputazione (Guanda, 2024) è appunto un ritorno alla narrativa, senza mancare però di sottotesti di carattere più filosofico. Può dirci qualcosa sul romanzo?
WhatsApp Image 2024 05 15 At 16.57.45«Ho scritto questa storia ispirandomi a un fatto di cronaca francese di fine anni 60, ambientato a Orleans. In quegli anni in Francia iniziavano ad aprire i primi negozi di abbigliamento dedicati alla moda adolescenziale. Queste attività però non erano viste di buon occhio, anzi, giravano spesso voci al riguardo di ragazzine scomparse, anche se si trattava per lo più di calunnia antisemita. La mia storia è ambientata all’interno di Josephine, un atelier di Roma dei primi anni ’80. A gestire il negozio, la francese Marie-France e il socio ebreo-romano Giosuè. Gli affari nella capitale vanno a gonfie vele, fino all’improvviso susseguirsi di strani avvenimenti, accompagnati da spietate dicerie. Ad accompagnare la trama, una riflessione sul peso dello sguardo e delle parole degli altri nei confronti della nostra identità. Dopotutto, il negozio di vestiti è un luogo che si frequenta per riscrivere la propria immagine, e dove il desiderio di apparire in un certo modo si sovrappone alla realtà della nostra apparenza».

La sua produzione editoriale è serrata e sorprendente, come riesce a mantenere questi ritmi di scrittura?
«Sono molto veloce e ho tante idee, anzi, forse troppe. Realizzo un decimo delle cose che penso. La mia fortuna è quella di riuscire a scrivere nelle situazioni più disparate: in treno, in albergo, in qualsiasi luogo… sono in grado di dormire e scrivere dappertutto! Vivo la scrittura come un processo del tutto istintivo, non ho mai sperimentato un “blocco dello scrittore”, anche se so che prima o poi accadrà. Scrivo di getto, senza troppe revisioni: in questi anni ho avuto anche modo di incontrare ottimi editor, puntuali nelle indicazioni senza mai essere invadenti nella correzione. Sulla lingua però sono molto attenta, revisiono l’uso delle parole in maniera quasi maniacale».

Oltre al lavoro di autrice, anche quello di docente di scrittura creativa alla Scuola Holden di Torino e all’Omero di Roma. Come funziona il lavoro di writing coach?
«Non avendo mai frequentato scuole di scrittura prima di questi incarichi, ho dovuto inventarmi un metodo basato sulla mia esperienza. Nelle mie lezioni non mi concentro sugli aspetti tecnici della scrittura, quanto su quelli psicologici, cercando di fare un lavoro personalizzato. Indago le loro motivazioni, cercando di capire cosa vogliono trasmettere con le loro opere. Credo che “insegnare a scrivere” sia una cosa impossibile. Nessuno diventa scrittore se non prova già una forte inclinazione dentro di sé. Si può insegnare però come trattare un argomento specifico e soprattutto, come leggere davvero».

Qual è invece il rapporto tra una filosofa contemporanea e i social network?
«Una relazione molto naïf, anche perché li trovo un’arma a doppio taglio. Se da un lato sono utili per veicolare notizie e informazioni, anche in ambito lavorativo, dall’altro sono in grado di promuovere forme di conformismo, di misurare il gradimento degli altri e di spingere a una costante ricerca di prestigio e adulazione. Uso i miei profili come diario, cercando di sfruttare le opportunità artistiche e narrative delle piattaforme per costruire un’immagine che mi rispecchi nel modo più reale possibile. Quando comunico sui social cerco comunque di andare in profondità, spostando l’attenzione dal personale a una riflessione universale».

Se sui social network esporsi può diventare un’arma a doppio taglio, l’ambiente culturale è comunemente percepito come una dimensione aperta e all’avanguardia. Ha mai riscontrato invece qualche difficoltà in quanto donna in ambito accademico e lavorativo?
«Ovviamente sì, e tante. Il mio modo di affrontare gli ostacoli di questa natura è semplice: li ignoro e non mi lascio scoraggiare. Questo secondo me è un grande gesto femminista. Sono una donna molto sorridente, e a una prima occhiata potrei sembrare un’oca giuliva. Molti pensano che sia proprio così, ma a me non importa. Da giovane ho provato ad addomesticare il mio lato più entusiasta e gentile per cercare di corrispondere a un’immagine più austera, ma non sono fatta per interpretare un personaggio: sono proprio la ricerca di libertà e emancipazione a guidare il mio lavoro, e non voglio indossare maschere. Da quando ho capito che i pregiudizi feriscono più chi li pensa che chi li subisce, non nascondo più il mio lato frivolo».

In una vecchia intervista sosteneva di aver perso tanto tempo nella tua vita, sente di starne perdendo ancora?
«Oggi in realtà ho tanta nostalgia di quel tempo perduto. Negli ultimi anni, i miei libri sono arrivati più lontani di ciò che pensavo, questo mi rende felice, ma aumenta il carico dei miei impegni, con un lavoro di conferenziera nato un po’ dal nulla. Sono arrivata dove volevo arrivare: nelle scuole, nelle biblioteche, nei centri della cultura, ma sono sempre in viaggio, non ho ancora imparato come risparmiarmi. È come se oggi avessi trovato dei “nuovi modi” di perdere tempo, ma il tempo perso in passato è stato estremamente utile per darmi le energie per vivere questa nuova fase. Credo che la perdita di tempo sia una vera e propria esigenza nella vita di un creativo, anche se è un lusso che si possono permettere in pochi, e spesso con grandi sacrifici».

Cosa vede nel suo futuro?
«Una maggiore saggezza nel gestire il mio tempo e le mie energie. Non so per quanto potrò continuare a correre così tanto! Per il resto libri, tanti libri, e la possibilità di poter portare sempre di più la mia esperienza e il mio lavoro dove più ce n’è bisogno, come all’interno delle carceri. I contribuiti che posso dare alla società sono le mie parole, le mie storie, e voglio metterle a disposizione di chi ne ha necessità».

Turista tedesco in gita, “dimenticato” in stazione a Ravenna

I poliziotti lo hanno “scortato” fino a Pesaro, dove ha potuto riabbracciare i suoi connazionali

stazione ferroviaria ravenna

Nei giorni scorsi un anziano turista tedesco è stato notato dagli agenti del posto di polizia ferroviaria aggirarsi in stazione a Ravenna in preda a un evidente stato di apprensione. L’uomo ha quindi raccontato ai poliziotti che si era perso durante la gita a Ravenna con una comitiva di connazionali, con cui era giunto in Italia in pullman.

Sono quindi subito scattati gli accertamenti che hanno consentito ai poliziotti di verificare che il gruppo di turisti si trovava già in viaggio alla volta di Pesaro. Dopo aver tranquillizzato l’anziano è partita una sorta di staffetta di solidarietà che ha visto coinvolti anche gli uomini della Polfer di Rimini. Un agente in servizio a Ravenna, al termine del proprio turno di lavoro, si è offerto di “scortare” l’uomo fino a Cesenatico, dove ha trovato ad attenderlo i colleghi di Rimini, i quali hanno affidato l’anziano al capo treno del convoglio diretto a Pesaro, dove il cittadino tedesco ha potuto finalmente riabbracciare gli altri connazionali.

Tra botteghe aperte, mostre e “Olimpiadi”, a Faenza torna “Buongiorno Ceramica”

Una vera e propria festa diffusa nel weekend manfredo

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Sabato 18 e domenica 19 maggio torna a Faenza “Buongiorno Ceramica!”, la manifestazione ideata e organizzata da Aicc – Associazione italiana Città della Ceramica, giunta quest’anno alla sua decima edizione (dopo l’annullamento dell’anno scorso a causa dell’alluvione), che coinvolge 57 comuni italiani di affermata tradizione in una vera e propria festa diffusa della ceramica artistica e artigianale italiana.

Per tutto il weekend, e in particolare nella giornata di sabato 18 maggio, le botteghe e i laboratori ceramici faentini apriranno le porte al pubblico con orari straordinari, laboratori a tema per adulti e bambini, mostre e mercatini. Sempre sabato 18, dalle ore 17 alle 19, in via Ragazzini avranno luogo le Olimpiadi della Ceramica, momento di sfide e di giochi per bambini e adulti.

Domenica 19 maggio tornano due degli appuntamenti più amati dal pubblico. La mattina, dalle 9.30 alle 12, nel Salone delle Bandiere, i ceramisti di Faenza daranno il buongiorno con la Colazione del Ceramista, caffè servito nelle tazzine in ceramica realizzate per l’occasione (intrattenimento musicale curato dall’Ensemble d’Archi della Scuola di Musica Sarti). Nel pomeriggio, a partire dalle 17.30, nel giardino di Palazzo Zauli-Naldi, è in programma l’Aperitivo del Ceramista, con il vino dei produttori dell’associazione Torre di Oriolo servito all’interno di bicchieri in ceramica realizzati per l’occasione, accompagnato da intrattenimento musicale e dimostrazioni al tornio da parte dei soci dell’Associazione Mondial Tornianti Gino Geminiani.

“Buongiorno Ceramica” sarà anche l’occasione per riscoprire i musei del territorio. Il Mic propone per la giornata di sabato 18 e di domenica 19 due visite guidate alla mostra su Gio Ponti. Sabato 18, alle ore 17, verrà inoltre presentato il libro “Fai per bene. Come è stato possibile recuperare 1800 opere d’arte dopo l’alluvione del 2023 al Museo Tramonti di Faenza”. Domenica 19, alle ore 17, seguirà invece la presentazione della guida “Ceramiche popolari, design e rivestimenti”, a cura di Claudia Casali e Valentina Mazzotti.

Il Museo Tramonti presenta un programma di incontri e visite guidate all’interno del Museo e nei luoghi faentini di Guerrino Tramonti. Venerdì 17, alle ore 18.30, verrà inoltre inaugurata la mostra “Collezioni ceramica da Casa Museo Renzo Savini di Bologna”, con la presentazione critica a cura dello storico dell’arte Alessandro Porri. Venerdì 17, alle ore 18, negli spazi del Museo Carlo Zauli, dopo la riapertura post alluvione, inaugura “Nature Hasn’t Gone Anywhere”, la mostra personale dell’artista veneto Francesco Ardini. Il Museo Ivo Sassi apre al pubblico per tutto il fine settimana il giardino scultoreo dell’artista che si trova nella prima zona collinare di Faenza, in località Santa Lucia. Il Museo Diocesano di Faenza inaugura sabato 18, alle ore 17, la mostra “Dialoghi Paralleli”, di Jorge Egea e Luca Freschi, aperta al pubblico fino al 28 luglio. Nello Spazio espositivo di via Santa Maria dell’Angelo sarà visitabile per tutto il fine settimana “Fuori posto. Gli studenti raccontano la scuola di oggi. Opere di Fabrizio Dusi”, mostra nata dalla collaborazione tra il Movimento Studenti di Azione Cattolica e il Museo Diocesano di Faenza. Anche la Pinacoteca Comunale e Palazzo Milzetti partecipano al programma di “Buongiorno Ceramica” con aperture straordinarie e due visite guidate. Casa Museo Raffaele Bendandi partecipa con “Alta Collezione. Ambiente e Universo”, a cura di Paola Pescerelli Lagorio e Rolando Giovannini. Infine, negli spazi dell’Art Deposit, in via Nuova 31, aprirà il 18 maggio fino a sabato 8 giugno, “Slow Art Souls, I luoghi dove l’amore deve fuggire”, mostra personale dell’artista Paolo Vegas.

Tutti i dettagli del programma su www.buongiornoceramica.it.

Un bambino con la pala: ecco il “cuore” di Faenza, simbolo della ricostruzione

Inaugurato il murale dell’artista palermitano Igor Scalisi Palminteri

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Con la realizzazione del murale dell’artista palermitano Igor Scalisi Palminteri “Cuore” è stato inaugurato ieri (16 maggio) a Faenza il festival di street art “Impronte di Solidarietà”, evento che celebra un anno dal devastante alluvione che ha colpito Faenza e l’intera Emilia Romagna.

“Cuore”, realizzato su un muro di via Sant’Ippolito «vuole essere un simbolo di ricostruzione ed esalta lo spirito resiliente degli abitanti di Faenza», scrivono i promotori. L’opera raffigura un bambino con la pala, intento a ricostruire.

«Faenza è stata guardata da tutti noi come un esempio da seguire – sono le parole dell’artista, Igor Scalisi Palminteri -. Le immagini della Tv che si sono arrivate circa un anno fa mi hanno dato il senso e la misura dell’amore che un essere umano può provare per i suoi simili. Questo dipinto si intitola “Cuore” perché è un omaggio al cuore dei cittadini e delle cittadine, all’amore che hanno saputo donare in quei giorni, in cui si sono sbracciati e si sono dati da fare per reagire a una situazione terribile. Non solo durante l’alluvione, ma anche successivamente: penso a tutte le aziende, alle fabbriche, a quelle donne e a quegli uomini che si sono rimboccati le maniche per ricominciare a vivere».

Organizzato dal Distretto A, il festival prevede la selezione e la realizzazione di 6 grandi murales in vari punti della città. Le opere saranno create da artisti nazionali e internazionali selezionati tramite invito pubblico. La realizzazione delle opere avrà luogo nell’arco di una settimana coinvolgendo le aree urbane più significative per la memoria dell’alluvione (Rione Nero, Bassa Italia, Borgotto, Orto Bertoni, Fratelli Rosselli, Renaccio).

A Milano Marittima il primo Iat multimediale, con totem e touch screen

Inaugurato il nuovo ufficio di informazione turistica attrezzato «come una lounge area», per navigare tra le attività ricettive e commerciali

Taglio del nastro per la Welcome Room di Milano Marittima, il nuovo ufficio informazioni ed accoglienza turistica. Venerdì mattina (17 maggio) l’assessore regionale al turismo Andrea Corsini, il sindaco di Cervia Massimo Medri e il presidente della Fondazione Cervia In per il Turismo, Luca Sirilli, hanno ufficialmente aperto al pubblico la struttura.

Digitale, interattiva e multimediale la sala è in viale Matteotti, all’altezza di piazzale Napoli, nel tratto di maggior flusso e a pochi passi dal centro della cittadina marittima. La struttura cervese è la prima inaugurata in regione e rientra nella nuova configurazione degli Uffici di Informazione Turistica individuata dalla delibera regionale 2188 del 2022 che comprende gli Iat digitali con totem e piattaforme multimediali, Welcome Room (self info-point) e Iat diffusi.

«La Welcome Room di Milano Marittima è stata realizzata in tempi record dalla Fondazione Cervia In, l’ente di promozione turistica della città che si occupa anche della gestione degli uffici turistici – dichiara il presidente Luca Sirilli -, dopo l’approvazione da parte del Comune di Cervia alla fine del mese di gennaio. Un vero e proprio lavoro di squadra che ha coinvolto molte realtà del territorio. Sviluppata sul disegno dello studio di architettura Fantini è stata seguita nella sua realizzazione dalla consigliera della Fondazione Roberta Lega».

La parte esterna è stata curata con delle composizioni floreali, che rientrano nel progetto Giardini Fioriti, dalla Pro loco di Milano Marittima. All’ingresso un qrcode, realizzato e donato alla città dalla Fondazione Ravenna Antica, e un totem interattivo attivo tutti i giorni h24 guidano i visitatori in un viaggio multimediale tra le pagine del nuovo portale turistico della città Cervia Discover Riviera.

All’interno della sala, che sarà aperta al pubblico dalle 9 alle 19 nei weekend di maggio poi dal mercoledì alla domenica fino al 9 di giugno e quindi tutti i giorni fino al 31 dicembre, due grandi pannelli touch screen permettono una navigazione tra le attività ricettive e commerciali e la possibilità di scoprire le peculiarità e le esperienze da vivere nel territorio. Attrezzata «come una vera e propria lounge area», totalmente arredata con materiali ecosostenibili, dove i turisti possono sfogliare in assoluto relax i cataloghi ed il materiale informativo presente, ha anche uno spazio bimbi interamente disegnato dagli scenografi di Mirabilandia.

Caro affitti, Ravenna al terzo posto in Italia. L’allarme della Cisl

Il sindacato ha elaborato i dati di Idealista, sottolineando l’incremento record in provincia

Fisco 2015 10 Affitto Casa Tasse Big

Il mercato immobiliare della Romagna sta vivendo un momento di forte tensione, con i costi degli affitti che continuano a salire, rendendo la vita sempre più difficile per le famiglie. Secondo i dati forniti da Idealista ed elaborati dal Sicet Cisl Romagna (il sindacato inquilini) che si è riunito giovedì 16 maggio a Riccione, le province romagnole hanno registrato incrementi significativi nei costi di locazione dal 2019 al 2024.

A Ravenna, i costi degli affitti sono aumentati del 64,58%, passando da 9,60 euro al metro quadro a 15,80 a gennaio 2024 e a 24,20 euro ad aprile 2024, con un incredibile incremento del 53,16% negli ultimi quattro mesi. Si tratta della crescita più elevata tra tutte le province, con Ravenna che si piazza sul podio in Italia, sopra Milano e dietro solo a Lucca e Belluno. Un dato – è bene ricordarlo – influenzato anche dal turismo.

«I comuni costieri del territorio romagnolo – dichiara il Segretario Generale Sicet Cisl Romagna Luca Giacobbe – sono quelli che maggiormente subiscono l’aumento degli affitti negli ultimi anni a causa della mancanza di regole e norme sugli affitti brevi. Le conseguenze di questa situazione ricadono purtroppo sugli studenti universitari, sulle famiglie e sui lavoratori. È necessario trovare soluzioni che includano interventi sulla fiscalità per incentivare i proprietari a utilizzare lo strumento del canone concordato, al fine di garantire affitti sostenibili anche per le famiglie».

A teatro un’installazione “vivente” che è un omaggio a Shining

Tutti i giorni (tranne il lunedì) alla sala Corelli dell’Alighieri dalle 17 alle 20 con il gruppo nanou

Prosegue tutti i giorni (tranne il lunedì) fino al 26 maggio, dalle 17 alle 20, l’omaggio a Shining della compagnia ravennate di danza contemporanea gruppo nanou. Si tratta di redrum, installazione coreografica in prima assoluta al Ravenna Festival che trasfigura la sala Corelli del teatro Alighieri e vuole riscrivere le regole del rito teatrale.

Con le coreografie di Marco Valerio Amico e Rhuena Bracci e le musiche originali di Bruno Dorella, che le eseguirà live il 22 maggio, redrum invita il pubblico ad “abitare” lo spettacolo, dimenticando i confini tradizionali tra palco e platea.

L’appuntamento fa parte di progetto pluriennale dedicato al capolavoro di Stephen King e Stanley Kubrick, composto da episodi indipendenti e ciascuno abbinato all’evocazione di un colore.

Concepito per adattarsi e misurarsi con l’architettura che lo ospita, redrum ha la dimensione dell’installazione, priva di inizio e fine. Lo spettatore può rimanere per tutto il tempo oppure solo per un intervallo, attraversare la performance – pur con cautela e preservando lo spazio degli artisti in movimento – e scegliere il proprio punto di osservazione. Le luci (curate, come la scena, da Marco Valerio Amico) sono controllate a mano dai danzatori, che le manipolano per indicare al nostro sguardo cosa osservare. Così anche l’agire con le luci diventa parte della coreografia, determinando il peso dello spazio, delle ombre e dei corpi in azione, ma anche moltiplicando le reazioni e relazioni fra gli elementi in gioco.

Info e prevendite: 0544 249244. Biglietti: ingresso 5 euro.

 

Lavori di riasfaltatura in via Faentina, modifiche alla circolazione

Via Faentina

Nell’ambito degli interventi in corso su alcune strade del territorio comunale, da lunedì 20 maggio e fino al termine delle lavorazioni (non oltre venerdì 31 maggio, dicono dal Comune) via Faentina e rotonda dei Fornasari, alle porte di Ravenna saranno interessate da lavori di riasfaltatura, da eseguire in due fasi, che comporteranno modifiche alla circolazione in un tratto molto trafficato, quello – per intenderci – da Mediaworld alla concessionaria Opel di Fornace Zarattini.

La prima fase riguarderà la rotonda Dei Fornasari (quella appunto nei pressi di Mediaworld) i cui i lavori comporteranno l’istituzione del divieto di sorpasso, divieto di sosta permanente con zona rimozione per tutti i veicoli, restringimento della carreggiata e limite massimo di velocità di 30 km/h, dalle 9 alle 20 di ogni giornata lavorativa. La durata di questo intervento è prevista in due giornate.

Per quanto concerne la seconda fase, relativa alla via Faentina, nei tratti compresi fra rotonda Dei Fornasari e via Braille, di volta in volta interessati dai lavori, saranno istituiti il divieto di sorpasso, il senso unico alternato di circolazione, il divieto di sosta permanente con zona rimozione su ambo i lati per tutti i veicoli, il restringimento della carreggiata e il limite massimo di velocità di 30 km/h; ai veicoli provenienti da San Michele e diretti a Ravenna sarà consigliato di svoltare a sinistra per il raccordo autostradale prima dell’abitato di Fornace Zarattini.

Il trasporto pubblico non subirà modifiche di percorso, ma potranno verificarsi dei rallentamenti.

Alluvione, ancora 700 famiglie fuori casa. Solo poche centinaia di domande su Sfinge

Una famiglia su dieci in provincia ha avuto danni. La burocrazia sta frenando le richieste di indennizzi sulla piattaforma digitale

Tabella Alluvione Un Anno Dopo Provincia

In provincia di Ravenna ci sono quasi settecento famiglie (di cui due terzi nel comune di Faenza) che stanno vivendo il primo anniversario dell’alluvione di maggio 2023 ancora fuori dalle case in cui abitavano quando la Romagna andò sott’acqua. E altre seimila famiglie hanno dovuto trascorrere almeno un periodo di questi dodici mesi in un alloggio alternativo rispetto alla loro residenza. In totale 17mila famiglie (circa una su dieci nella provincia) hanno fatto domanda per il contributo di immediato sostegno (Cis) da 5mila euro riconosciuto dalla protezione civile per danni alle abitazioni. Ma sono solo poco più di 800 le domande al momento presentate allo Stato da famiglie e imprese per l’indennizzo totale dei danni.

È la fotografia a ravennate che emerge dai dati raccolti dai vari Comuni e dalla struttura commissariale, da inserire nella cornice romagnola tenendo conto dei risultati accertati dalla commissione di studio incaricata dalla Regione: il maltempo di maggio dell’anno scorso in Emilia-Romagna ha colpito in totale quasi 90mila soggetti (di cui 16mila imprese) con una stima di danni da 8,5 miliardi di euro, di cui 3,5 a privati. A oggi il Governo – dati forniti nei giorni scorsi dal commissario Figliuolo – ha stanziato per interventi pubblici circa 1,63 miliardi di euro.

Sfinge, cos’è
Da sei mesi è attivo un sito internet realizzato dalla Regione Emilia-Romagna per imprese e famiglie che vogliono richiedere allo Stato il rimborso dei danni subiti. Le domande presentate finora dalla provincia di Ravenna sono 876 (di cui 123 con esito positivo), su 2.045 potenziali percettori di beneficio che si sono iscritti e stanno tentando di completare la richiesta. Al momento non è stato definito un termine entro cui inviare le richieste. La piattaforma informatica si chiama “Sfinge alluvione 2023”, versione aggiornata di quella voluta e realizzata sempre dalla Regione nel 2012 per i danni dovuti al sisma in Emilia. Per accedere occorre avere l’accreditamento digitale (Spid, Carta di Identità Elettronica o Carta Nazionale Servizi) e possedere un indirizzo di posta elettronica certicata (Pec). È l’unica modalità per la presentazione della domanda per i rimborsi. La quantificazione del danno subìto e il nesso di causalità tra il danno e gli eventi calamitosi devono essere giustificati tramite una perizia asseverata redatta da un tecnico abilitato, iscritto a un Ordine o a un Collegio, privo di interessi comuni con il committente. Le domande vengono prima valutate dal Comune territorialmente competente e poi passano all’attenzione del governo. Il governo Meloni ha promesso i ristori del 100 percento dei danni.

Cis e Cas
Nelle prime settimane dopo l’alluvione, la protezione civile nazionale e regionale hanno messo in campo due aiuti economici diretti per la popolazione colpita. Si tratta del contributo di autonoma sistemazione (Cas) e il contributo di immediato sostegno (Cis, a volte indicato come Pac). Il Cis è una prima misura economica di immediato sostegno ai nuclei familiari la cui abitazione principale, abituale e continuativa sia stata danneggiata da eventi alluvionali o franosi che l’abbiano resa non utilizzabile. L’importo massimo era di cinquemila euro, erogati in due tranche: la domanda per l’acconto di tremila euro andava presentata entro il 31 agosto, il saldo va richiesto entro il prossimo 30 settembre. In totale in provincia sono state presentate quasi 17mila domande per il Cis (16.746).
Il Cas, invece, è destinato ai cittadini che hanno dovuto abbandonare le proprie case e che hanno trovato un alloggio alternativo (ad esempio da parenti o amici, oppure in roulotte e camper). Gli importi previsti al mese sono di 400 euro per nuclei famigliari composti da una sola persona, 500 euro per 2 persone, 700 per 3, 800 per 4 e 900 per nuclei di 5 o più persone. Contributo che viene aumentato di 200 euro per ogni componente del nucleo di età superiore a 65 anni, oppure sia una persona con disabilità o con invalidità non inferiore al 67 percento.

La Sfinge fa paura
Considerando 17mila famiglie che hanno richiesto il Cis, non può che apparire anomalo il dato delle poche domande sulla piattaforma Sfinge in sei mesi. Tecnici e addetti ai lavori lamentano la burocrazia del meccanismo. Le ordinanze del commissario non sempre sono risultate di immediata interpretazione e sono stati chiesti chiarimenti più volte, sebbene le comunicazioni con la struttura del generale Figliuolo non abbiano canali agevolati. La necessità della perizia asseverata richiede l’ingaggio di tecnici, gli stessi ancora alle prese con i carichi di lavoro generati dal Superbonus 110. E molti di loro preferiscono tenersi lontano da Sfinge. Che consente solo due errori: dopo il secondo, nel caricamento della documentazioni non si può più procedere oltre.

Fornace Zarattini (foto Marco Parollo)
Foto Marco Parollo

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