martedì
26 Maggio 2026

Il Ravenna di Mandorlini batte anche la Sambendettese (1-0). Ora lo scontro diretto in casa della capolista Arezzo

RAVENNA-SAMBENEDETTESE 1-0
RAVENNA (3-4-1-2): Poluzzi; Bianconi, Esposito, Solini; Corsinelli (26′ st Donati), Lonardi, Rossetti, Rrapaj; Tenkorang (45′ st Mandorlini); Italeng (26′ st Spini), Fischnaller (45′ st Calandrini). A disp.: Stagni, Morigi, Scaringi, Sermenghi, Da Pozzo. All.: Mandorlini.
SAMBENEDETTESE (4-2-3-1): Cultraro; Zini, Lepri, Dalmazzi, Piccoli (45′ st Tosi); Moussa Touré, Candellori (45′ st Alfieri); Konate (13′ st Marranzino), Stoppa, Parigini; Eusepi (13′ st Martins). A disp.: Orsini, Ponzanetti, Chelli, Lulli, Bongelli, Zoboletti, Pezzola, Chiatante, Lonardo. All. Boscaglia.
ARBITRO: Di Francesco da Ostia.
RETI: 34′ pt Solini.
AMMONITI: Lepri, Candellori, Italeng, Rossetti.
TIRI (in porta): 5(3) – 7(1)
ANGOLI: 4-3.

Al Ravenna basta un gol nel primo tempo di Solini (su calcio d’angolo battuto dal capitano Rrapaj) per battere una Sambenedettese apparsa in un primo momento ancora traumatizzata per il cambio in panchina e la posizione in classifica sempre più critica, e poi più convinta dei propri mezzi, con gli ultimi venti minuti giocati interamente nella metà campo giallorossa.

Mister Mandorlini può festeggiare così la seconda vittoria in due partite dal suo ritorno sulla panchina della sua città. Un ottimo antipasto in vista dello scontro diretto di domenica prossima (1 marzo, ore 17.30) in casa della capolista Arezzo, che nel frattempo ha vinto anche in casa del Gubbio, mantenendo 7 punti di vantaggio sui giallorossi (che hanno però una partita in più).

Una vittoria sofferta, per quanto meritata, quella del Ravenna, la cui colpa è stata quella di non essere riuscito a chiudere la partita a inizio ripresa (occasioni di Lonardi e Rrapaj), dopo averne tenuto quasi sempre le redini in mano. Quasi inevitabile il calo finale, con Poluzzi (all’esordio dal primo minuto) che (oltre a disimpegnarsi bene in uscita) che si è dovuto impegnare per deviare in angolo l’unico tiro (di testa) nello specchio degli ospiti.

Sospettato di 90 furti in case: respinge l’accusa in tribunale, ma il giudice lo tiene in carcere

L’uomo arrestato dalla polizia di Ravenna perché ritenuto il cosiddetto “ladro del cric”, cioè l’autore di numerosi furti notturni in abitazione utilizzando un cric per auto per divaricare le sbarre delle inferriate, ha respinto ogni accusa nell’interrogatorio di garanzia avvenuto ieri, 20 febbraio. Il giudice per le indagini preliminari, però, ha accolto la richiesta della procura e ha stabilito che il 35enne albanese Arber Kashnjeti resti in carcere. Il giudice condivide il rischio di reiterazione del reato sostenuto dagli inquirenti perché si tratterebbe di un criminale seriale. La notizia è riportata sulle pagine del quotidiano Il Resto del Carlino che ha raccolto le parole dell’avvocato di Kashnjeti. L’accusato si trova in cella a Regina Coeli (è stato arrestato il 17 febbraio all’aeroporto di Ciampino quando è atterrato dall’Albania) e ha partecipato all’udienza in collegamento da remoto.

I furti sotto indagine risalgono al biennio 2023-2024. Nelle 17 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare sono tre gli episodi attribuiti al 35enne: un tentato furto a ottobre 2023 in via Cavalcoli, 700 euro in contanti rubati in via Sansovino a febbraio 2024 e un tentato furto in via del Mugello nell’aprile 2024. L’uomo è indagato per una ventina di episodi ed è sospettato di altri settanta circa. In quel biennio, infatti, si registrarono in provincia una novantina di furti compiuti o tentati con la stessa tecnica del cric.
Gli investigatori lo ritengono colpevole sulla base di accertamenti che sono partiti dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza nelle abitazioni svaligiate o nelle immediate vicinanze. Sommando i filmati ne sono uscite una serie di caratteristiche fisiche ricorrenti: corporatura robusta, gambe tozze, addome prominente, padiglioni auricolari molto grandi, setto nasale deviato, camminata con andatura ciondolante.

Alla fine di agosto del 2024 Kashnjeti è stato portato in questura, perché sospettato dopo essere stato visto da una pattuglia in una delle zone teatro dei furti, e le foto e i video fatti in quel momento avrebbero dato conferma nel confronto con il materiale della videosorveglianza.

Evade dai domiciliari per andare al bar: 33enne arrestato per la settima volta in 10 mesi

Un 33enne nato in Russia e residente a Ravenna è stato arrestato dai carabinieri nella notte tra il 19 e il 20 febbraio per evasione dai domiciliari. L’uomo è autorizzato a lasciare l’abitazione soltanto per motivi di salute e per recarsi in strutture mediche, ma è stato trovato ubriaco in un bar del centro dove importunava i clienti. Per il 33enne, secondo quanto si legge sul quotidiano Il Resto del Carlino che riporta la notizia, si tratta del settimo arresto negli ultimi dieci mesi. A suo carico anche guai per resistenza e minaccia a pubblico ufficiale, ubriachezza molesta e un avviso orale del questore emesso il 9 maggio.

Dell’arresto è stato informato il pubblico ministero di turno e ieri mattina, 20 febbraio, l’uomo è comparso in tribunale a Ravenna per il giudizio direttissimo dove si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’accusa ha chiesto la custodia cautelare in carcere, il giudice ha convalidato l’arresto, non ha disposto il carcere e ha trasmesso gli atti al magistrato di sorveglianza di Bologna per l’eventuale aggravamento dei domiciliari.

Il Pd dice no al secondo impianto per il trattamento di materiali edili a Montaletto

Il Partito democratico di Cervia chiede controlli rigorosi sull’impianto di recupero di materiali inerti realizzato in via dell’Economia a Montaletto (ma non ancora avviato) e dice no a un secondo impianto dello stesso tipo nella vicina via del Commercio per cui è stata chiesta l’autorizzazione. La questione tocca da vicino gli abitanti di sette case e riguarda anche eventuali ricadute sulle saline.

Il primo impianto, autorizzato a seguito dell’iter tecnico in via dell’Economia, riguarda il trattamento e il recupero di “materiali inerti non pericolosi”. Tecnicamente non è una discarica e in base al piano urbanistico comunale l’area rientra nella zona industriale. L’attività è coerente con i principi dell’economia circolare (riduzione del consumo di nuove materie prime, limitazione del conferimento in discarica e valorizzazione del riuso dei materiali), ma il Pd chiede di non sottovalutarne l’impatto locale affidando la propria posizione a un comunicato: «Sarebbe stato auspicabile privilegiare una localizzazione con minore prossimità alle aree residenziali o naturali, così da ridurre alla radice possibili elementi di conflitto con il territorio. Comprendiamo le preoccupazioni espresse da cittadini e imprese vicine su traffico, polveri e qualità dell’aria».

Il primo impianto, ad oggi, anche se ha ricevuto tutte le autorizzazioni tecniche, non è ancora entrato in esercizio. «Chiediamo che sia oggetto di particolare attenzione e verifica da parte degli enti deputati e, nel caso entrasse in esercizio, i controlli dovranno essere rigorosi, i monitoraggi trasparenti e i dati accessibili al territorio. Qualora emergessero violazioni, superamenti dei limiti o disagi non sostenibili, sarà doveroso intervenire senza esitazioni sospendendo o revocando l’autorizzazione rilasciata dagli enti preposti».

È in corso una seconda procedura in via del Commercio che non ha ancora ricevuto alcuna autorizzazione. «La concentrazione di due impianti analoghi nella stessa area comporterebbe in ogni caso un impatto cumulativo che riteniamo non coerente con un equilibrio territoriale sostenibile. Inoltre, questo secondo insediamento sarebbe di gran lunga più prossimo alle Saline di Cervia. Per questo esprimiamo con chiarezza la nostra contrarietà di principio ad una seconda attività similare e chiediamo che si faccia tutto il possibile per evitare l’insediamento di un secondo impianto recupero inerti».

Ampliamento della rete idrica: 532mila euro da Hera per 2,5 km di condotta a Camerlona

La rete idrica potabile nel comune di Ravenna sarà ampliata nella zona di Camerlona, frazione alle porte della città. L’intervento sarà a servizio dei civici dal 14 al 22 di via Reale e dal 2 al 16 di via Bagarina. Il costo dell’opera, di quasi 532mila euro, sarà coperto da Hera tramite tariffa del servizio idrico integrato, in quanto l’intervento nel suo complesso apporta benefici all’infrastruttura idrica, con l’integrazione di un contributo a carico dei soggetti privati interessati dall’ampliamento. Sono già state individuate da Hera le imprese che dovranno eseguire i lavori previsti a partire da giugno e fino agli inizi di novembre.

L’intervento consiste nella posa di una nuova condotta per una lunghezza totale di 2,5 chilometri ed è suddiviso in due fasi: la prima sarà utile a servire i civici delle due strade interessate, la seconda, oggetto di successivo intervento, realizzata a valle del rifacimento del ponte sullo scolo Bagarina da parte di Anas, servirà per realizzare il collegamento con la condotta idrica presente davanti al civico 9 di via Reale.

I lavori ricadono in parte su terreni di proprietà del Comune e in parte su terreni privati. Per la posa delle tubazioni Hera ha già conseguito gli accordi bonari con i proprietari.

In via Forello l’asfalto non regge più. Da tre mesi il Comune ha annunciato la manutenzione

Sono trascorsi tre mesi e mezzo da quando il Comune di Ravenna ha annunciato un intervento di manutenzione per via Forello nella frazione di Sant’Alberto e, mentre si attende ancora l’avvio del cantiere, le condizioni della strada sono ulteriormente peggiorate anche per le abbondanti piogge dell’ultimo periodo.

Via Forello è una strada comunale in campagna: circa 3 km che partono da via Sant’Alberto per congiungersi con via Fiume Nuovo che poi raggiunge via Basilica. Per molti automobilisti è una scorciatoia, ma anche veicoli pesanti la utilizzano spesso e l’asfalto è ormai in condizioni critiche con buche e avvallamenti profondi. La strada è affiancata da due fossi i cui argini in alcuni punti franano causando il collasso del manto stradale. Circa a metà via, l’asfalto è rialzato (come si vede nelle foto pubblicate nella galleria in alto in questa pagina) e talmente fessurato che ha portato alla crescita di erba. I veicoli viaggiano facendo lo slalom tra le voragini. La strada è anche l’unica via d’accesso per un agriturismo e un caseificio.

Per cercare di limitare i pericoli per la circolazione, il Comune ha introdotto il limite di velocità di 30 km/h e ha rattoppato qualche buco che si è subito riaperto ancora più profondo, peggiorando le condizioni di viabilità e sicurezza. Il caso è finito anche al centro di una interrogazione presentata in consiglio comunale il 2 dicembre scorso da Stefania Beccari (Pd).

Il 7 novembre 2025 il Comune di Ravenna aveva fatto sapere di aver approvato tre progetti riguardanti interventi di manutenzione straordinaria delle strade per un valore complessivo di 500mila euro, di cui 200mila destinati proprio a via Forello. «Il progetto è finalizzato a riportare la pavimentazione stradale a livelli ottimali di sicurezza per la circolazione – si leggeva in una nota di quei giorni –. L’intervento interesserà il tratto più ammalorato della strada, per una lunghezza complessiva di circa 1,2 chilometri, e prevede lavorazioni mirate sulla carreggiata stradale, con la ricostruzione parziale della fondazione nei punti maggiormente deteriorati».

L’assessore comunale ai Lavori pubblici, Massimo Cameliani, afferma: «Si tratta di lavori tanto attesi dai territori, con la finalità di migliorare la percorribilità e la sicurezza della rete viaria comunale. L’intero territorio è sotto la lente dell’amministrazione e si cercherà di intervenire dappertutto dando priorità alle situazioni più critiche».

Per l’ex sede della scuola dell’infanzia ipotesi condisivione tra liceo e formazione professionale

La vecchia sede della scuola dell’infanzia Filastrocca a Lugo, una palazzina di tre piani in viale degli Orsini, sarà riqualificata per diventare un nuovo spazio dedicato all’istruzione con una condivisione degli spazi tra liceo e formazione professionale. L’ipotesi, sulla quale si concentreranno le verifiche di fattibilità tecnica ed economica, è emersa al termine di un incontro avvenuto il 19 febbraio tra la presidente della Provincia, Valentina Palli, la sindaca di Lugo, Elena Zannoni, il sindaco referente per l’Istruzione dell’Unione, Federico Settembrini, l’assessora ai Servizi educativi del Comune di Lugo, Daniela Geminiani.

«La Filastrocca – affermano in sintonia gli esponenti delle istituzioni coinvolte – potrebbe diventare uno spazio sperimentale e polifunzionale, di un nuovo modo di interpretare gli ambienti scolastici». La tematica verrà approfondita tra Comune e Provincia, coinvolgendo l’ufficio scolastico provinciale e la Regione.

Qualsiasi sarà la destinazione dell’immobile, la scelta assunta resta quello di dedicarlo all’istruzione: saranno per questo necessari importanti interventi manutentivi di adeguamento, pertanto solo dall’anno scolastico 2027/2028 potrebbe verosimilmente ipotizzarsi il nuovo uso.

Con il trasferimento della materna nella nuova sede appena inaugurata, l’edificio di fronte alla stazione, di proprietà comunale, è rimasto vuoto e i vertici dell’adiacente liceo lo consideravano un’opportunità per nuovi spazi. Le istituzioni locali sottolineano l’andamento demografico che evidenzia una diminuzione di circa il 30 percento della popolazione scolastica nei prossimi anni e le richieste delle imprese del territorio che segnalano con grande preoccupazione la necessità di figure professionali qualificate. Senza dimenticare «la necessità di dare una alternativa a tutti quei ragazzi che non desiderano entrare in un percorso scolastico superiore, ma approcciarsi più direttamente al lavoro».

Una prima risposta sarà probabilmente l’istituzione, a partire dal prossimo anno scolastico, del cosiddetto “anno hub”. L’espressione indica l’anno scolastico successivo alle scuole medie necessario per potersi iscrivere a un corso professionale.

La sindaca Zannoni ha voluto rassicurare studenti e famiglie del liceo sull’importanza di quell’istituto per tutta la Bassa Romagna: «L’altissimo livello di preparazione degli studenti è riconosciuto a questo istituto, ma nel contempo c’è anche l’auspicio che questi ragazzi, futura classe dirigente delle nostre città, possano avere una visione più complessiva delle problematiche e delle priorità dell’intera comunità, in particolare rispetto alle fasce più fragili della popolazione e al tema della dispersione scolastica che penalizza molti giovani».

Velox fisso non omologato, il giudice annulla il verbale. È il terzo caso in provincia

Il giudice di pace di Ravenna ha annullato un verbale per eccesso di velocità emesso da un autovelox fisso a Cervia (nella frazione di Tantlòn sulla strada provinciale 254 Salara, all’altezza del km 20+460) perché il Comune non è stato in grado di dimostrare la regolare omologazione dell’apparecchiatura utilizzata. L’amministrazione comunale è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio quantificate in 43 euro. L’udienza si è tenuta il 19 gennaio 2026, quasi un anno dopo la notifica del verbale da 230 euro e 3 punti della patente (91 km/h in un tratto con limite 70).

Il ricorso al giudice di pace è stato il terzo tentativo dell’automobilista per arrivare al riconoscimento delle proprie ragioni. Inizialmente l’uomo, per verificare la legittimità dell’accertamento amministrativo, aveva fatto una richiesta di accesso agli atti alla polizia locale di Cervia, richiedendo la documentazione tecnica e amministrativa relativa al dispositivo di rilevazione. Il Comune non ha mai risposto. Il secondo tentativo è stato con un ricorso al prefetto: respinto, senza che venisse trasmesso alcun documento tecnico, certificazione o prova concreta a supporto delle affermazioni contenute nel rigetto. La bocciatura del ricorso alla prefettura ha fatto anche raddoppiare il verbale fino a 460 euro. Il giudice di pace ha messo la parola fine e il Comune si è attivato per inviare i 43 euro tramite bonifico.

Il cittadino protagonista di questa vicenda sottolinea che il percorso è stato «lungo, complesso e psicologicamente logorante per difendere un diritto che dovrebbe essere garantito con trasparenza fin dall’inizio. Parliamo di mesi di attese, documenti richiesti e mai ricevuti, ricorsi, spese legali, tempo sottratto al lavoro e alla vita privata, e il peso di dover dimostrare ciò che l’amministrazione avrebbe dovuto chiarire spontaneamente».

Non si tratta di un caso isolato. Negli ultimi giorni sono emersi altri pronunciamenti di tribunali nello stesso senso: verbali annullati perché gli apparecchi non erano omologati. È successo a Fosso Ghiaia e già a Cervia. La Corte di Cassazione ha ribadito più volte che una multa per eccesso di velocità è valida solo se l’autovelox utilizzato è omologato e non semplicemente approvato. La differenza sostanziale è spiegata dal sito “Al Volante”: «L’approvazione certifica che lo strumento funziona, l’omologazione invece ne attesta la conformità ai requisiti tecnici previsti dalla legge». Fino a poco tempo fa mancava il decreto attuativo del ministero delle Infrastrutture che consente di omologare effettivamente i nuovi dispositivi. In totale in provincia di Ravenna sono installati poco più di 40 velox fissi.

Clienti con precedenti e casi di risse e aggressioni: la questura chiude due bar per 5 giorni

Il questore di Ravenna ha sospeso la licenza di due bar per 5 giorni con la conseguente chiusura temporanea delle attività a partire da ieri, 20 febbraio, quando è stato notificato il provvedimento. Le chiusure sono state decise per ragioni di ordine pubblico dopo diversi episodi che hanno riguardato la clientela dei due esercizi, il New bar Bomber in via Nicolodi (quartiere Gulli) e il Byblo’s bar in via Romea (zona via dei Poggi).

Il provvedimento è stato adottato in seguito a una articolata attività istruttoria svolta dalla divisione di polizia amministrativa e di sicurezza della questura di Ravenna. Nei controlli effettuati nei mesi precedenti dagli agenti della polizia di Stato, in molte occasioni gli avventori sono risultati persone con precedenti, circostanza che secondo le norme del testo unico per la pubblica sicurezza consente al questure di configurando gli esercizi quale luogo di ritrovo di persone pericolose per la sicurezza della collettività. Inoltre in uno degli esercizi pubblici si sono verificate risse e aggressioni.

Una nota della polizia – che non riporta i nomi dei due bar – segnala che «l’intervento dell’autorità di pubblica sicurezza tende anche a restituire al titolare la possibilità di gestire l’attività in un contesto d’ordine».

Lite in strada in via Carducci, interviene la polizia e scatta il foglio di via per un 24enne

Il quartiere della stazione ferroviaria di Ravenna è di nuovo teatro di un episodio di violenza in strada. Nel primo pomeriggio di ieri, 20 febbraio, la polizia è intervenuta dopo la segnalazione di una rissa in strada in via Carducci. Arrivati sul posto i poliziotti hanno fermato un 24enne tunisino e avviato gli accertamenti.

Dalle immediate ricostruzioni dei fatti, svolte anche la visione delle immagini del sistema di videosorveglianza comunale, si è accertato che non si trattava di una rissa (reato specifico che richiede la partecipazione di almeno tre persone), ma una colluttazione fra due giovani, uno dei quali era il 24enne appena fermato. Il secondo protagonista, immortalato dalle telecamere, è già stato identificato da parte degli investigatori.

Accompagnato in questura per accertamenti, per il 24enne è stato emessa una misura di prevenzione di natura amministrativa: un foglio di via obbligatorio con divieto di ritorno nel comune per tre anni. Va infatti considerato che la lite fra due persone potrebbe configurare un reato procedibile solo a querela di parte (cioè l’altro fuggito).

I giovani e la Shoah: «Che emozione essere ricevuti dal Presidente Mattarella»

Gli studenti e le insegnanti dell’Itip “L. Bucci” di Faenza, dopo essere stati ricevuti al Quirinale dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sono stati accolti a Palazzo Manfredi dall’amministrazione comunale per raccontare il percorso che li ha portati a vincere il premio de “I giovani ricordano la Shoah”. Si tratta di un concorso nazionale rivolto agli studenti del primo e secondo ciclo di istruzione con l’obiettivo di favorire la riflessione e la consapevolezza su quanto accaduto, ma anche sensibilizzare i più giovani per mantenere vivo il ricordo nel tempo.

Durante l’incontro, gli studenti che hanno fatto parte della delegazione a Roma e quelli che hanno partecipato al viaggio della Memoria in Polonia, hanno portato la propria testimonianza di un’esperienza che ha unito lo studio della storia all’impegno civile.
I ragazzi hanno ripercorso i momenti salienti del loro lavoro, nato quasi spontaneamente durante le ore di religione, spiegando come il progetto sia stato un modo per dare voce al silenzio delle vittime e per riflettere sull’impatto delle leggi razziali. 
Gli studenti hanno infine descritto come il contatto diretto con la memoria li abbia aiutati a comprendere che il ricordo non è un esercizio passivo, ma un dovere quotidiano contro l’indifferenza.

«Essere ricevuti dal Presidente Mattarella – hanno detto gli studenti in viaggio a Roma – è stata un’emozione indescrivibile, ci ha fatto capire che il nostro impegno non è passato inosservato e che la nostra voce di giovani conta».

«Vedere con i propri occhi i luoghi dove tutto è accaduto – hanno poi raccontato i colleghi che hanno partecipato al Viaggio della Memoria in Polonia – come il Binario 21 o i campi di Auschwitz, trasforma quello che leggi sui libri; non è più solo storia, ma diventa una responsabilità personale che ci portiamo a casa».

Nataly Maier, ogni tecnica al servizio dell’espressione

Attiva fin dagli anni ‘80, Nataly Maier è un’artista tedesca che ha fatto del suo percorso un’indagine rigorosa nonostante l’utilizzo di vari media – dalla scultura alla tela, dall’installazione alla fotografia fino alle recenti prove pittoriche –, spesso mescolando in uno stesso lavoro uno o più linguaggi espressivi. In questo senso il suo lavoro è un buon esempio per comprendere come nello sviluppo dell’arte degli ultimi 50 anni non sia per forza importante o necessaria la fedeltà a una tecnica ma che l’idea che impronta il progetto possa esprimersi in vari modi, mantenendo solo la garanzia della qualità espressiva.

Può darsi che la formazione di Maier, laureata in Filosofia a Tübingen, abbia a che fare con la parte fondamentalmente concettuale della sua arte, una linea che si evidenzia fin dai suoi primi lavori, in esposizione a cura di Cristina Casero alla Sabe di Ravenna. Non è difficile seguire questa interpretazione attraverso le opere esposte che costituiscono più una retrospettiva dell’artista che un’esposizione della produzione recente, che sappiamo più virata verso la pittura.

Partendo dai lavori meno recenti – Pezzo di luna e Fotoscultura – datati al 1989, un anno spartiacque per l’Europa e in particolare per la Germania, si può facilmente risalire al contesto artistico dell’epoca, che predilige la scultura all’interno di allestimenti e forme geometrizzate. Per comprendere il clima, valga il riferimento alle sculture e allestimenti dello statunitense Donald Judd, che li ammorbidisce con la vivacità squillante della gamma cromatica. Per Maier si tratta di mettere in dialogo allestimento, scultura e fotografia – un bianco e nero severo – circoscrivendo il proprio interesse al rapporto fra bidimensionalità e sfondamento nella terza dimensione. Nell’indagine acquisiscono importanza soprattutto i valori di superficie e le possibili relazioni fra realtà e doppio rappresentativo, fra questo e il suo forzato rapporto con lo spazio, perduto nell’origine fotografica e riacquisito poi nella scultura.

Si delinea così la matrice fortemente concettuale dei lavori appartenenti alla prima metà degli anni ‘90, dove Maier ritorna su questi temi, evidenti in Albero girevole (1991) e in Mare in scatola (1994), in cui si segnala un omaggio al mare allestito da Pino Pascali ma rivisto attraverso la macro oggettivazione Pop di Oldenburg.
Il sovradimensionamento delle scatole di sardine e la forzata bidimensionalità del contenuto – con l’impiego del dispositivo ironico tipico nei maestri della Pop Art – rafforzano il cortocircuito fra realtà, sua rappresentazione, linguaggio e rapporto con la terza dimensione, vista come testimone più eclatante del reale.

Un passo oltre è costituito dalla Fotoscultura con rami di salice (1994), in cui l’analisi si spinge a inserire il dato di vimini reali, tangibili, che prolungano le immagini fotografiche sottostanti, approfondendo il rapporto fra reale e immagine, fra arte e possibilità spaziali. Maier prosegue i temi principi della sua ricerca ampliando il dialogo con quella necessità fisica oggettuale che è stata portata avanti da Arte Povera e allo stesso tempo segna la sua distanza dalla produzione coeva della Trans Avanguardia internazionale, sia italiana che tedesca.

Il gioco del rapporto fra rappresentazione e realtà, e fra i due campi in cui questi dati si situano nella nostra esperienza quotidiana, viene esaltata in Censimento (2001), in cui la reiterazione fotografica di un frutto di limone sfida le due dimensioni oggettive della riproduzione fotografica nel tentativo di esondare nel campo della nostra profondità percettiva. 

La radice concettuale si esprime anche nel momento in cui l’artista riacquista la dimensione del colore, spesso a tinte brillanti, che squillano come un giallo limone o un arancio da spremere. Fin dal 1995, in Sonnenblumen il colore viene prosciugato nelle foto che sormontano i pilastri scultorei: dove il girasole e il suo cuore di semi vengono sintetizzati in fotografie precise, in un bianco e nero netto che scolpisce le forme, il colore del fiore diventa quasi un approdo metafisico.
Il giallo trapassa infatti dal reale e si trasforma in categoria di pensiero, confermato dalla sua uniformità e geometrizzazione. Proprio su questa linea di analisi rigorosa e complessa della relazione fra realtà – in tutte le sue declinazioni percettive – e doppio rappresentativo proseguono poi i dittici e i trittici più recenti di Maier del 2001 fino al più recente Getreidefeld di sei anni fa, in cui la fotografia in bianco e nero di un campo di grano vede di nuovo riassumere nel campo sottostante il colore che gli è proprio.

Nataly Maier. Immagini nello spazio
Fino al 12 aprile 2026 Ravenna, fondazione Sabe per l’arte, via Pascoli 31
Orari: gio-do 16-19 – ingresso libero

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