Provincia, i nodi da risolvere secondo l’ex consigliere: «Clima di rassegnazione»

Gianfranco Spadoni (LpRa) spiega come l’ente sia diventato in sostanza inutile dopo la riforma: «Si ha la sensazione di non poter incidere più di tanto. Però qualcosa si poteva fare anche con risorse limitate»

Gianfranco Spadoni«La Provincia prima non era un ente inutile. Lo è diventato, o quasi, dopo la riforma». Il pensiero di Gianfranco Spadoni, consigliere uscente della Provincia, può essere riassunto più o meno così. Lui, democristiano di lungo corso e ora vicepresidente di Lista per Ravenna, nell’ente di piazza Caduti è stato anche candidato presidente nel 2001. Dopo la parentesi all’opposizione in consiglio comunale nel decennio 2006-16 (i due mandati di Matteucci), è tornato in Provincia «per dare spazio alla voce delle liste civiche». È quindi l’uomo più adatto per fare un bilancio sulla Provincia prima e dopo la “cura Graziano Delrio”, dal nome del ministro che le ha riformate a metà nel 2014.

Spadoni, partiamo dalle ultime elezioni. Come mai non si è ricandidato in consiglio provinciale?
«Non ero più candidabile. Nel 2016 alle prime elezioni provinciali post riforma poteva essere eletto anche chi non aveva incarichi istituzionali per questo io, che da pochi mesi non ero più in consiglio comunale, mi sono potuto candidare. Ora è eleggibile solo chi è consigliere o sindaco in un Comune».

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Che giudizio dà del biennio da consigliere?
«C’era un po’ un clima di rassegnazione in aula, anche tra noi consiglieri. Si ha la sensazione di non poter incidere più di tanto e ciò si riverbera sia sull’attività istituzionale sia sulle presenze dei delegati stessi. Qualcosa di più, anche in assenza di finanziamenti e a costo zero, si poteva però fare».

Ad esempio?
«Una maggiore integrazione tra le tre province della Romagna che in fondo era anche nel disegno di legge iniziale. Una strada per migliorare le politiche interprovinciali e anche per dialogare di più con le Unioni dei Comuni che si sono formate negli ultimi anni».

Lei ha vissuto come consigliere la provincia prima della riforma Delrio. Un confronto?
«Non c’è paragone. Era un ente che aveva risorse, distribuiva fondi, aveva iniziative proprie. Nei consigli provinciali c’erano ordini del giorno con 15 punti, i consiglieri facevano interpellanze e interrogazioni. Oggi non succede nulla di tutto questo».

Era meglio l’abolizione totale?
«Se si deve tenere in piedi un “carrozzone” di questo tipo soltanto per amministrare scuole e viabilità, peraltro in condizioni finanziarie limitate, credo di sì. Queste due competenze potrebbero essere ripartite tra Comuni e Regioni senza particolari problemi».

Per quanto riguarda l’avventura dello Spadoni politico, è giunta al termine?
«Per ora sono vicepresidente di Lista per Ravenna e continuerò a fare politica attiva. Per quanto riguarda gli incarichi istituzionali, diciamo che sono per il ricambio generazionale».

Esclude di ricandidarsi?
«Devo essere sincero, qualche proposta mi è già arrivata. Nel 2016 mi sono candidato per la Provincia in appoggio a De Pascale ma lo avevo fatto in rappresentanza delle liste civiche del territorio che mi hanno ringraziato nelle ultime settimane per l’attività portata avanti. Per ora alle proposte ho detto no, preferirei ci fossero volti nuovi».

Come vede la situazione politica?
«A livello nazionale il nuovo governo mi preoccupa molto. Per quanto riguarda il locale, credo che il Pd che ha sempre governato possa perdere importanti territori. Bisognerà però vedere se chi verrà al loro posto sarà in grado di fare meglio. Diciamo che per un moderato come me la destra che governa oggi in Italia è un po’ troppo… di destra».

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