Caso Conami, sei sindaci fanno un esposto contro la presidente Sangiorgi

Al vertice dell’assemblea dei soci del Consorzio c’è la prima cittadina pentatellata di Imola che vorrebbe nominare un cda con tre consiglieri in quota M5s ma lo Statuto non lo consente. L’attività è in stallo da un anno e ora Faenza, Castel Bolognese, Massa Lombarda e Riolo si rivolgono a magistratura e prefetto

Giovanni MalpezziSei sindaci, tra cui quattro della provincia di Ravenna, dei 23 comuni soci del Conami, il Consorzio azienda multiservizi intercomunale, hanno presentato un esposto alla magistratura perché valuti l’operato della sindaca di Imola, Manuela Sangiorgi, nella sua veste di presidente dell’assemblea. I primi cittadini – tra cui Giovanni Malpezzi di Faenza, Luca Della Godenza di Castel Bolognese, Daniele Bassi di Massa Lombarda e Alfonso Nicolardi di Riolo Terme – si sono rivolti anche al prefetto «perché nomini un commissario per quella mediazione che la Sangiorgi, pur essendo presidente dell’assemblea, non ha voluto esercitare». Le spiegazioni di questa azione sono contenute in una lettera aperta rivolta ai cittadini di tutti i comuni soci del Conami.

Occorre un passo indietro per una premessa perché a molti ravennati il Conami dirà poco. Ma nel consorzio ci sono dieci dei diciotto comuni ravennati (oltre a quelli già citati anche Brisighella, Casola Valsenio, Bagnara di Romagna, Solarolo, Sant’Agata sul Santerno, Conselice) e si occupa di gestire le partecipazioni in Hera (è il terzo azionista e detiene il 7,2 percento della multiservizi) ma anche le farmacie con la società pubblica Sphera e la società If che si occupa del turismo su Imola e Faenza.

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L’armonia all’interno del cda si è rotta quando la pentastellata Sangiorgi ha conquistato Imola trovandosi così alla guida del Comune che detiene la maggior parte del Consorzio. A causa di una modifica allo statuto avvenuta lo scorso mandato, però, nel Conami le decisioni non avvengono per quote ma per “testa”. In sostanza, pur avendo il 65 per cento delle azioni, Imola non può decidere da sola ma serve la maggioranza dei 23 sindaci che compongono l’assemblea. Lo scoglio è stato la nomina del nuovo cda: Sangiorgi ha proposto una rosa di nomi non condivisa dagli altri sindaci, quasi tutti del Pd. La quadra non si è trovata e la sindaca imolese non ha fatto passi in direzione degli altri. Lo scorso gennaio la svolta: appellandosi ad un cavillo del codice civile, in seconda convocazione, la sindaca ha nominato il suo consiglio di amministrazione nonostante le proteste dei pochi presenti (quattro sindaci) e le molte perplessità dei tecnici. Si è aperta così una battaglia legale.

«A oltre dieci mesi dall’insediamento della sindaca di Imola come presidente – scrivono i sindaci in rivolta – il Consorzio è ancora immobile, volutamente ingessato da atti di forza della Presidente, che riteniamo illegittimi e politicamente offensivi per tutti noi. La sindaca di Imola ha sempre preteso la maggioranza in consiglio, chiedendo di designare tre persone espressione del Movimento 5 stelle. A gennaio ha nominato da sola un consiglio, risultato poi delegittimato e di fatto inattivo. L’assemblea della settimana scorsa, convocata dalla Sangiorgi per la seconda volta in maniera strumentale e illegittima, violando lo Statuto, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Abbiamo sempre e solo chiesto il rispetto dello Statuto e una lista di nomi condivisa. A distanza di dieci mesi dall’inizio del confronto, abbiamo capito che un accordo è impossibile perché la Sangiorgi tratta il Consorzio come se fosse una cosa di sua proprietà. Al contrario, il Conami è di tutte le comunità che noi sindaci rappresentiamo in assemblea».

Vogliamo difendere questa straordinaria esperienza di buon governo locale, vogliamo che resti una eccellenza, un patrimonio che crea ricchezza per tutte le nostre comunità. Proprio per questo non permetteremo che venga distrutto per incapacità di mediazione della Presidente dell’Assemblea.

Ora basta! Chiediamo e auspichiamo un rapido intervento da parte degli organi di Giustizia perché venga ristabilita la legalità, sia data una guida qualificata e presto si possa tornare allo spirito di gestione collettiva e condivisa del nostro Consorzio.

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