L’opposizione contesta l’adeguamento delle tariffe dei parcheggi a pagamento deciso nei giorni scorsi dalla giunta Barattoni del Comune di Ravenna (si partirà da marzo). Secondo il decano Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna, si tratta di una «volontà politica di incamerare facilmente entrate pesantemente maggiori dalle auto in sosta nelle strisce blu».
Ancisi snocciola poi i numeri, tratti dalla delibera approvata dal Consiglio comunale il 22 dicembre 2026, sulla “copertura dei servizi a domanda individuale per l’esercizio 2026”, confrontata con quella analoga approvata un anno prima. «Per i 12 mesi del 2025 la Giunta comunale previde di incassare dalle auto in sosta a pagamento 2 milioni e 790 mila euro. Col 2026, l’incasso è salito a 3 milioni e 200 mila: cioè 410 mila euro in più, che significano, rapportati ai soli 10 mesi di vigenza del nuovo piano, un aumento medio del 17,6%. Tutto calcolato, non c’è dubbio, perché la Giunta Barattoni si è affrettata, l’antivigilia di questo Natale, a pagare ad Azimut le spese per la gestione del nuovo piano sosta approvate dal Consiglio il giorno prima, pari ad 1 milione e 557 mila euro (rispetto ad 1 milione e 445 mila euro del 2025)».
«Il resto viene di conseguenza – continua Ancisi -. Le zone tariffarie 4 e 5, più “economiche” perché più esterne al centro città, sono state inglobate nelle più care 1, 2 e 3. Le 10 strade o piazze ancora a libera sosta – pochissime, in netta contraddizione coi princìpi dettati dal Codice della Strada – vengono ridotte a 5. Gli stalli a pagamento crescono comunque, ancora da dettagliare, da 50 a 100. La mancia della mezz’ora gratuita nelle zone 1 e 2 (rigidissimamente controllata, salvo pagarne lo sforamento per un’ora intera a due euro) servirà solo per qualche rapido mordi e fuggi, non essendo facile, nelle zone più attrattive, parcheggiare vicino alla destinazione d’arrivo. La linea bus 80 gratuita raramente serve a lasciare le auto nei parcheggi dell’ESP o del Pala De André per recarsi poi in centro, se mai, al contrario, per accedere ai grandi poli commerciali collocati nelle due zone».
Ancisi sottolinea poi come il tema non sia stato discusso in consiglio comunale, ma solo con le associazioni di categoria. Concetto espresso già a poche ore dall’annuncio del sindaco, dal capogruppo di Forza Italia a Palazzo Merlato, Alberto Ancarani. «Un simile provvedimento non è certo un banale atto gestionale che possa passare all’albo pretorio senza il necessario dibattito nel massimo consesso pubblico cittadino. I sensibili aumenti delle tariffe orarie nelle aree più pregiate e l’innalzamento dei costi giornalieri e degli abbonamenti – continua Ancarani – colpiscono in particolare chi lavora o vive in prossimità del centro rendendo più difficile e oneroso fare acquisti, andare in ufficio, accompagnare i figli a scuola o accedere a servizi pubblici essenziali. Si tratta di una scelta miope, che danneggia il tessuto commerciale già in sofferenza e rischia di spostare flussi e consumi verso i soliti centri commerciali, come peraltro già evidenziato con la scelta di rendere gratuita una linea di trasporto pubblico che porta proprio all’Esp».
Altro tema che sta facendo molto discutere è il divieto introdotto dalla stessa giunta Barattoni di entrare nelle Zone a Traffico Limitato (Ztl) per veicoli elettrici e ibridi, con gli ibridi che inizieranno anche a pagare la sosta nelle strisce blu (l’elettrico continuerà a non pagare). Secondo Patrizia Zaffagnini, consigliera comunale di Fratelli d’Italia, le motivazioni della giunta comunale «non trovano fondamento nella normativa vigente. Le Ztl, infatti, sono previste dal Codice della Strada esclusivamente come strumento di tutela ambientale in aree particolarmente sensibili e non come misura generale di regolazione del traffico. Ancora più rilevante è il profilo giuridico della decisione: l’articolo 7, comma 9-bis, del Codice della Strada – continua Zaffagnini – consente espressamente l’accesso alle autovetture ibride, equiparandole a quelle totalmente elettriche. Il divieto disposto dal Comune si pone quindi in palese contrasto con una norma statale di rango superiore, che un’amministrazione comunale non ha il potere di modificare o disapplicare. Siamo di fronte a un provvedimento che ignora una disposizione chiara del Codice della Strada e che rischia di produrre contenziosi inutili, con costi e disagi a carico dei cittadini e dell’ente».
A prendere la parola contro Adolfo De Stefani Cosentino, amministratore delegato dello storico gruppo di concessionarie De Stefani e già presidente di Federauto. «Credo sia un primato europeo – ha dichiarato al Carlino – quello della prima città in cui le auto elettriche non possono entrare liberamente nelle Ztl». Secondo Cosentino (che è invece d’accordo sulle ibride) il provvedimento frenerà ulteriormente la vendita delle auto elettriche, per cui già l’Italia è fanalino di coda in Europa.



