venerdì
03 Aprile 2026
l'avvocato

«I Cpr sono buchi neri senza assistenza sanitaria»

L'esperto di diritto dell'immigrazione: «Peggio di un carcere, il modello va superato con programmi seri di rimpatrio assistito»

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Tra chi si è schierato con i medici del reparto di Malattie infettive, in maniera convinta sin dalle prime battute dell’indagine, c’è l’avvocato Andrea Maestri, esperto di diritto dell’immigrazione, attivista per i diritti umani, volontario della onlus Avvocato di Strada e ex parlamentare.

Avvocato, da dove nasce la sua posizione?
«Si pretende di assegnare ai medici responsabilità che competono ad altri: se un cittadino straniero inidoneo al trattenimento in stato di libertà delinque, non è certo colpa del medico che ha accertato l’inidoneità alla restrizione della libertà personale, posto che prevenzione e repressione dei reati competono a questura, prefettura, forze dell’ordine e magistratura, non ai medici. Che peraltro non possono essere criminalizzati per le loro idee, per i principi e i valori in cui credono e che legittimamente cercano di praticare anche nella loro delicata professione, ma solo per fatti che abbiano una concreta rilevanza penale. La tutela del diritto alla salute, come ci ricorda l’articolo 32 della Costituzione, è un fondamentale diritto dell’individuo ma anche un interesse della collettività. Io che conosco da vicino la sofferenza delle persone migranti, non posso che solidarizzare con i medici ravennati e difendere la loro umanità e il loro coraggio. E da avvocato devo ricordare che parliamo di persone esposte ormai ingiustamente alla pubblica gogna in una fase di indagini preliminari nella quale ci troviamo quotidianamente a leggere sui giornali stralci di sms, messaggi whatsapp e intercettazioni ambientali: ma si tratta di persone e professionisti innocenti fino a sentenza definitiva di condanna, la cui dignità e riservatezza devono essere preservate».

Le inidoneità rilasciate dei medici, si può ipotizzare, vengono anche dalle numerose denunce da più parti, in particolare da molte realtà anche importanti che si occupano di diritti delle persone, delle condizioni critiche nei Cpr. Qualche istituzione ha mai condannato queste strutture?
«I Cpr sono dei buchi neri del diritto, tanto che la Corte Costituzionale con una sentenza di luglio 2025 ha affermato che il trattenimento dello straniero nei centri di permanenza comporta una situazione di “assoggettamento fisico all’altrui potere” e in quanto misura incidente sulla libertà personale, non può essere adottato al di fuori delle garanzie dell’articolo 13 della Costituzione.
Nell’ambito di tale procedimento davanti alla Consulta, la Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm) ha avvertito circa l’indebita discriminazione della detenzione amministrativa a confronto della detenzione penale, soprattutto quanto alla tutela della salute e alla erogazione dei servizi sanitari, la quale è “appaltata ad enti terzi” che, in quanto operatori economici privati, “minimizzano i servizi per massimizzare il profitto”. Ecco allora che il nostro sistema è in odore di incostituzionalità, perché la legge dovrebbe prevedere non solo i casi, ma, almeno nel loro nucleo essenziale, anche i modi con cui il trattenimento può restringere la libertà personale. E invece la normativa vigente stabilisce che le disposizioni occorrenti per la regolare convivenza all’interno del centro sono adottate dal prefetto, sentito il questore.
Insomma, siamo al cospetto di luoghi in cui viene compresso un diritto fondamentale come la libertà personale, per periodi fino a 18 mesi, in un contesto regolato da decisioni di autorità amministrative e perfino di privati appaltatori di servizi all’interno dei centri. Ci sono anche sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo che individuano violazioni al divieto di tortura e di trattamenti inumani e degradanti, al diritto alla libertà e alla sicurezza o al diritto ad un ricorso effettivo, denunciando carenze strutturali, cure mediche inadeguate e la lesione della dignità umana. Il paradosso è che chi ha commesso reati ed è incarcerato, per assurdo, ha più servizi e garanzie, ad esempio in ambito di tutela sanitaria».

Come è strutturata l’assistenza sanitaria nei Cpr per chi è trattenuto?
«Deve essere garantita dai soggetti privati cui la prefettura assegna la gestione del centro. Spesso manca il personale o c’è ma ad orario ridotto, non H24 e quindi il diritto alla salute rimane sulla carta ma non è sempre concretamente garantito. Anche per questo, a tutela sia dei migranti trattenuti nei centri che degli stessi operatori, è importante la visita preliminare di idoneità».

Ha mai visitato un Cpr?
«Per lavoro sono stato in diversi Cpr. Ricordo in particolare le condizioni inumane in cui alcuni anni fa trovai un mio assistito nel centro di Ponte Galeria, a ridosso dell’aeroporto di Fiumicino. Una vera e propria prigione, super sorvegliata, circondata da muri e filo spinato e vigilata dalle forze di polizia».

La sua opinione è che i Cpr andrebbero eliminati o basterebbe modificarli?
«Sono favorevole al superamento del modello disumano e incostituzionale dei Cpr: vanno privilegiate misure di allontanamento volontario e programmi seri di rimpatrio assistito. Oltre a vedere maggiormente rispettati i diritti umani, si tratterebbe di un’alternativa assai meno costosa per le già esangui casse pubbliche. La privazione della libertà personale non è un sacrificio proporzionato che si possa imporre a chi semplicemente si trova, spesso involontariamente, in condizione di irregolarità del soggiorno. Un sans papier non è un criminale a meno che il sistema non decida di trattarlo come tale, sovvertendo i principi di legalità e umanità. Ma a certa politica serve additare il capro espiatorio sociale per lucrare consenso politico ed elettorale»

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