Moreno il Biondo: «Il liscio è tutto in un abbraccio. E Gatteo come New Orleans…»

A tu per tu con uno dei grandi protagonisti del folclore romagnolo, dall’orchestra di Raoul Casadei fino al bagno di folla con Jovanotti

Moreno Conficconi Il Biondo«Sto finendo adesso di pagare le rate per la tinta utilizzata in questi trent’anni di carriera, da quando precisamente entrai nell’Orchestra Casadei nel 1990 al posto di Renzo Il Rosso. Lo decise Roul: al posto del Rosso ci voleva Moreno Il Biondo. E che fossi castano non gli importava. “Il pubblico ti vede biondo”, mi diceva. Sono andato avanti un altro anno castano. Poi ho iniziato a tingermi i capelli…».

Cantante, clarinettista e sassofonista, ma anche compositore e arrangiatore, Moreno Conficconi, in arte, appunto, Il Biondo, è tra i nomi di punta della storia recente del liscio romagnolo e a 61 anni probabilmente non è mai stato così entusiasta. Sarà anche perché è ancora fresca la “botta” del Jova Beach Party, a cui Moreno (con la sua Orchestra Grande Evento) è stato invitato a partecipare alla data di Rimini di luglio, esibendosi davanti a 50mila persone.
«Quando abbiamo attaccato con la nostra polka c’è stato un boato di liberazione: la gente saltava, si abbracciava, era come fosse diventata una classica hit da spiaggia, grazie anche a suoni da concertone e cassa in evidenza. La musica romagnola quel giorno è stata forse per la prima volta condivisa da tutto un popolo così variegato di persone che amano la festa, la libertà della musica. Quel giorno ho chiuso gli ombrelloni in spiaggia, sono stato l’ultimo ad andar via, potrei scriverci un libro, è stata una favola».

Orchestra Grande Evento Moreno Jovanotti

L’orchestra Grande Evento con Jovanotti (Moreno è alla sua sinistra)

Com’è stato contattato da Jovanotti?
«Tutto è nato qualche mese fa grazie a Riccarda (Casadei, direttrice delle edizioni Casadei Sonora e figlia di Secondo Casadei, ndr). Io non lo conoscevo di persona, ma lui sapeva quello che stavamo facendo, l’ho capito quando ho avuto modo di parlarci. E credo davvero possa essere la persona giusta per “leggere” da esterno il nostro folclore, per fare un disco dedicato al liscio romagnolo, come mi ha effettivamente detto…».
Non è stato però questo il suo primo contatto con la musica pop: negli anni novanta tra le altre cose ha cantato e firmato l’arrangiamento de “La terra dei cachi” di Elio e le Storie Tese…

«Quel duetto fu una svolta per me: in quegli anni ovunque andassi la gente mi fermava per chiedermi della “Terra dei cachi”. D’altronde restammo con il nostro video in rotazione per cinque settimane su Superclassifica Show di Seymandi: la Fininvest a quei tempi era una macchina da guerra. Grazie anche a quell’esperienza tra le altre cose sono entrato poi a far parte della Nazionale Italiana Cantanti che mi ha permesso, oltre che di mantenere una certa notorietà, di fare solidarietà e di vivere tanti momenti toccanti, che ricorderò sempre».
Tra quei cantanti e in generale nell’ambito della musica italiana, il liscio è però sempre stato visto come un genere di serie B, se non C…
«Sì, almeno fino a 5-6 anni fa. Oggi la situazione è cambiata. Ma non mi ha mai dato fastidio, ho sempre vissuto il mio ruolo con estrema serenità, facendo quello che mi piaceva, per intrattenere la gente, e continuo a farlo, suonando all’alba in spiaggia o su una barca al largo di Gatteo, come l’altro giorno, con la consapevolezza di aver fatto divertire in tanti anni migliaia di persone».
Come ha accennato lei, negli ultimi anni c’è stata infatti una sorta di rivalutazione della musica folcloristica e del liscio romagnolo. A cosa è dovuta?
«Il Ravenna Festival da queste parti è stato fondamentale nel rilancio del genere, elevandolo a uno status internazionale (il Festival dedicò l’edizione 2013 alle “Alchimie popolari”, ndr), portando artisti e pubblico alla riscoperta di Secondo Casadei. Ecco, fondamentale è stato per tutti noi ritornare alle origini, per poi cercare di rendere il liscio ancora attuale».
Insieme magari a musicisti di area pop-rock come Mirco Mariani, che è riuscito a coinvolgere la sua orchestra nel progetto Extraliscio…
«Esattamente, è stato lo snodo fondamentale di questi anni. L’idea è stata quella di suonare “punk da balera”, come lo abbiamo chiamato, nel senso di affiancare alla rigidità del folklore, la libertà d’interpretazione del punk. Ci volevano però musicisti in grado di farlo e tanti interpreti, di varia ori- gine musicale. Penso in particolare ai miei sodali Mauro Ferrara, la voce di “Romagna Mia”, o Fiorenzo Tassinari, probabilmente il più grande sassofonista italiano, seguito perfino dai jazzisti: siamo una squadra di bomber insomma…».
Il progetto Extraliscio ha portato anche i più giovani ad avvicinarsi al folklore?
«In Extraliscio rivedo esattamente l’epoca d’oro della balera: i ragazzi giovani, ma anche i meno giovani, il “ferro” della città che si mischia alla “terra” dell’aia; rivedo gli anni della mia infanzia. Abbiamo il pubblico della classica festa della birra, ma anche quelli di festival d’autore in cui siamo stati invitati a suonare, come lo Sponz Fest di Vinicio Capossela o il Premio Città di Loano, o ancora quello dell’Unipol Arena o quello dei teatri dove siamo saliti sul palco con lo scrittore Ermanno Cavazzoni, per esempio. Tutto molto variegato».
E invece come sta il fenomeno balera?
«Sono lontani i tempi d’oro di vent’anni fa, oggi la balera è succube delle scuole di ballo, che ne hanno condizionato la gestione e poi direttamente le scalette, con richieste all’orchestra come fosse un juke-box. Il tutto per soddisfare una filiera di micro-interessi, a cui i musicisti dovrebbero cercare di non sottostare più».
Cosa ricorda invece dei suoi esordi?
«Che ho sempre voluto fare il liscio. Ho iniziato suonando da ragazzino nella banda di Galeata, dal sax al clarinetto, per poi studiare al conservatorio di Bologna e al liceo musicale di Forlì, anche il jazz, lo swing, ma sempre con la passione per il liscio. Ho da poco riallestito per il mio compleanno, lo scorso 29 luglio, la mia prima orchestra, li ho fatti suonare dopo 47 anni, anche quelli che avevano smesso. Ci chiamavamo Salsubium, che in latino significa Castrocaro…».
Qual è il segreto del liscio romagnolo?
«La chiave di tutto è l’abbraccio, il contatto tra le persone durante il ballo. E poi è un po’ dentro tutti noi anche perché, banalmente, dagli anni sessanta, che possiamo indicare come punto di partenza della sua “industrializzazione”, è l’unico genere musicale che ha dato davvero da mangiare a migliaia di persone da queste parti. E poi dalla Romagna il liscio si è espanso, diventando il modo di ballare di tutta un’Italia, che lo interpretava in modi diversi. La stessa Emilia, così vicina, è stata la prima a fare modi- fiche: nel Piacentino, per esempio, il liscio è diventato subito qualcosa di “neomelodico”…».
Oggi, grazie anche alle istituzioni, il liscio sembra poter essere diventato anche un’attrattiva turistica.
«Dobbiamo ringraziare la Regione e anche Giordano Sangiorgi del Mei, che hanno introdotto La Notte del Liscio. Siamo tornati a essere quelli che il turista voleva vedere in Romagna, e che aveva perso. Il liscio fino a 4-5 anni fa praticamente non c’era più in Riviera. A parte qui a Gatteo, ma noi viviamo un’altra realtà, siamo una capitale vera, qui sono nati Secondo Casadei, “Romagna Mia”, ci sono io nel mio piccolo che mi impegno da 20 anni, riempiamo gli hotel in apertura e in chiusura di stagione con la Settimana del liscio (vedi box, ndr). Tante volte ci sfugge questa potenza musicale, forse perché esiste da un secolo. Ma come ci sono New Orleans, Nashville, Rio, c’è anche Gatteo Mare. E se le scrivi nell’intervista davvero così in fila, ti avviso che ti do un bacio…».

L’Orchestra Grande Evento di Moreno Il Biondo in settembre si esibirà il 3 alla festa nazionale del Pd di Ravenna; il 5 in piazza a Gatteo; l’8 a Gambettola e il 22 a Sant’Angelo (Gatteo). Sarà poi protagonista in vari momenti e formazioni alla Settimana del Liscio di Gatteo Mare (dall’8 al 14 settembre), che in quei giorni si trasforma in una grande balera a cielo aperto: dalla mattina in spiaggia alla sera in centro, spettacoli con i rappresentanti del folklore romagnolo.

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