Dai Fanny & Alexander fino a Gifuni: una guida natalizia tra i teatri della Romagna

Ravenna, Russi, Cesena, Rimini: ecco alcuni degli spettacoli da non perdere tra fine 2021 e inizio 2022

Fanny&Alexander Sylvie E Bruno 1

Sylvie e Bruno

A teatro non si va solo per assistere agli spettacoli. A teatro si va a sentir parlare il pubblico. E bisogna ammetterlo: spesso il pubblico è meglio dello spettacolo stesso. S’impara di più. Non esiste un modo migliore per tastare il polso di una società: ti siedi, fai finta di guardare il cellulare e intanto origli. Dopo anni di frequentazione ho affinato i gusti. La mia categoria d’elezione è formata dalle donne di mezza età, preferibilmente abbonate. Qualche sera fa ho colto questo dialogo flaianesco tra due amiche. Una teneva in mano un fazzoletto e scuoteva la testa. “Ah, ma è una brutta roba”, “Cosa?”, “Non si può più prendere nemmeno il raffreddore”, “Ah dì, ah dì, col Covid…”, “Ci hanno tolto il gusto di starnutire”.

Sperando che una chiusura pandemica non interrompa le mie indagini sociologiche, ecco una piccola guida teatrale natalizia. Partiamo da Ravenna. Qui il riflettore si concentra su Fèsta, la rassegna curata da “E production” all’Almagià. Difficile scegliere uno spettacolo in particolare, data la grande qualità del cartellone. L’interesse per l’onirico e il fiabesco, tratto distintivo della poetica dei Fanny & Alexander, si esprime in tutta la sua forza nel nuovo e intricato Sylvie e Bruno, adattamento dell’omonimo testo di Lewis Carroll, in scena fino al 20 dicembre all’Almagià. La squadra attoriale è una garanzia di qualità: Andrea Argentieri, Marco Cavalcoli, Chiara Lagani (che ha curato la drammaturgia e la traduzione del libro per Einaudi), Roberto Magnani ed Elisa Pol.
Interessante anche il film in realtà virtuale Segnale d’allarme, che cattura l’inquietante spettacolo che vedeva protagonista un grande Elio Germano, intitolato La mia battaglia. Per chi se lo fosse perso dal vivo, questo esperimento potrebbe essere un buon modo per mettere alla prova la propria coscienza civile, il 21, 22 e 23 dicembre. Impossibile, infine, non segnalare la prova d’attore Santa Rita & The Spiders From Mars, in scena il 22 dicembre. Qui, un camaleontico Marco Cavalcoli porta sul palco una strana ibridazione, che mi pare francamente irresistibile, fra due dei più grandi trasformisti della storia dello spettacolo: David Bowie e Paolo Poli.

Un altro monologo interessante è stato ospitato in questi giorni dal Comunale di Russi – ma date un occhio a tutta la programmazione, davvero ottima quest’anno: si tratta di Tavola tavola, chiodo chiodo, scritto e interpretato da Lino Musella. L’attore, tra i più talentuosi della scena napoletana (e non solo) contemporanea, è partito dai carteggi e dagli appunti privati di Eduardo De Filippo per raccontare la storia della ricostruzione del Teatro San Ferdinando a Napoli, dopo i bombardamenti del ’43.

Scendiamo l’Emilia e arriviamo a Cesena. Al Bonci, il 18 e il 19 dicembre, due mostri sacri delle scene italiane, Umberto Orsini e Franco Branciaroli, affrontano un classico della drammaturgia contemporanea. Pour un oui ou pour un non è un manifesto sulla fallibilità del linguaggio, scritto nel 1982 da Nathalie Sarraute, autrice francese maestra della cosiddetta “sottoconversazione”: dialoghi interrotti e disarticolati che fanno emergere non-detti, omissis e pulsioni inconsce – in questo caso, in grado di sgretolare anche le migliori amicizie.
A gennaio, il 15 e il 16, il Bonci ospita un altro talento italiano, Fabrizio Gifuni. La sua nuova produzione, Con il vostro irridente silenzio, è un affondo su uno dei capitoli più oscuri della storia della Repubblica, il sequestro di Aldo Moro. Gifuni, che tra l’altro aveva già interpretato il presidente della DC per Marco Tullio Giordana nel film Romanzo di una strage, torna a indagare quei 55 giorni di prigionia basandosi sulle lettere originali ai compagni di partito e sul famoso Memoriale.

Chiudiamo il cerchio a Rimini. Al Galli, dal 18 al 20 gennaio, Silvio Orlando è in scena con La vita davanti a sé, adattamento teatrale del libro più famoso di Romain Gary. Orlando interpreta il giovane protagonista Momò, bambino arabo accolto dall’ex-prostituta ebrea Madame Rosa e in cerca di una “vera” famiglia. Il tema del multiculturalismo c’è; l’ironia pure; il sentimentalismo alla francese, anche. Sarà interessante vedere come Orlando, fresco della bella interpretazione nel film Ariaferma di Leonardo Di Costanzo, si muoverà fra le pagine di Gary.

Infine, agli Atti, segnalo Io sono mia moglie, in scena il 21 gennaio. Il testo di Doug Wright, vincitore del Pulitzer nel 2004 e per la prima volta presentato in Italia, è interpretato da Michele Di Giacomo, giovane attore da sempre attento alla drammaturgia contemporanea e abituato agli affondi storici. Siamo in Germania, negli anni ’90. Wright cerca di ricostruire la biografia di Charlotte von Mahlsdorf, travestita berlinese, collezionista, creatrice del Museo Gründerzeit (ancora oggi visitabile!) e attivista per i diritti degli omosessuali, sopravvissuta al nazismo e alla Stasi. Parrebbe una favola contemporanea: ma l’indagine incrinerà l’icona per consegnarci un personaggio più vero e complesso.

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