In due anni in provincia voucher triplicati E quasi la metà in categorie non previste

La Cgil in campo a sostegno del Sì al referendum per l’abrogazione

Nel 2016 in provincia di Ravenna sono stati venduti oltre 1,8 milioni di voucher, il 17 percento in più rispetto al 2015, addirittura il triplo dei 600mila venduti nel 2013 e il 40 percento sono stati utilizzati per attività non previste tra le categorie introdotte all’attuazione del sistema (che ricomprendono settori non certo marginali in provincia come il turismo ed il commercio).

A fornire lo scenario dei buoni lavoro è la Cgil nell’ambito di una conferenza stampa che apre ufficialmente la campagna referendaria a Ravenna a favore del sì per due quesiti tra cui anche quello che chiede proprio l’abolizione dei voucher. L’altro riguarda invece la normativa sugli appalti.
«Se il 40 percento dei voucher venduti non vengono utilizzati per tali attività – dice il sindacato – risulta ovvio che, per esclusione, gran parte delle “attività non classificate” siano in realtà legate all’industria e all’edilizia, dove i cosiddetti “voucheristi” si trovano loro malgrado ad essere strumento di dumping contrattuale nei confronti non solo dei lavoratori più stabili, ma anche di altri lavoratori precari, come ad esempio gli interinali ed i somministrati».

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Secondo i rappresentanti di Cgil anche i canali di distribuzione dei voucher «concorrono a mercificare e mortificare la dignità del lavoro»: inizialmente distribuiti esclusivamente dall’Inps, dal 2010 in poi sono stati resi disponibili anche attraverso le tabaccherie, che rapidamente sono diventate il principale canale di vendita, raggiungendo nel 2016 una quota di commercializzazione pari al 70 percento. La platea dei destinatari si è progressivamente spostata da pensionati e studenti a lavoratori nel pieno dell’età lavorativa: «In Emilia Romagna la fascia 25-59 anni è passata dal 34,8 percento al 64,3 sul totale dei percettori di voucher dal 2011 al 2015».

Anche la Cgil era finita nel mirino delle polemiche per averne fatto uso. «In provincia di Ravenna – ha rivelato il segretario Costantino Ricci – nel 2016 abbiamo retribuito con i voucher dieci persone in tutto, pensionati per qualche ora alla settimana, si trattava di un lavoro veramente occasionale. Ma da quando la Corte Costituzionale ha dato il via libera al referendum per abolirli naturalmente non li usiamo più».

E a questo proposito dal sindacato ricordano: «Servono due Sì per arrivare all’abrogazione dei voucher, massima espressione della precarietà moderna, e delle norme che limitano la responsabilità solidale negli appalti». La Cgil a Ravenna comincia la campagna di comunicazione per fare conoscere i quesiti referendari e le ragioni del voto (che ancora non ha una data in calendario). In provincia di Ravenna si è costituito il gruppo di Sostegno ai due Sì e si andranno a costituire altri gruppi di sostegno nei comuni del Ravennate. Sul territorio la Cgil organizzerà degli incontri con le forze politiche, economiche e sociali: «Ci auguriamo – dice il segretario Ricci – che il dibattito possa essere da stimolo per l’avvio di una discussione sulla Carta dei diritti universali del lavoro, che è stata presentata in Parlamento come disegno di legge di iniziativa popolare con 1,3 milioni di firme».

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