Al liceo Oriani il secondo premio del concorso letterario “Uno nessuno e centomila”

Si stratta di una competizione tra studenti di tutto il mondo, uniti dalla passione per il teatro di Luigi Pirandello, chiamati a riscrivere in chiave teatrale una delle sue novelle

Classe Vincitrice LiceoIl Liceo scientifico statale Alfredo Oriani di Ravenna ha vinto il secondo premio del Concorso internazionale Uno nessuno e centomila, che si svolge ogni anno ad Agrigento. La consegna è avvenuta venerdì scorso al Teatro Pirandello alla presenza dei 19 studenti della III E, guidati alla professoressa Eliana Tazzari, autori del corto teatrale “La formidabile lezione del Professor Bernardino Lamis”.

Il Concorso internazionale, che ha visto la vittoria del Liceo scientifico Amaldi di Barcellona, è una competizione tra studenti di tutto il mondo, uniti dalla passione per il teatro di Luigi Pirandello, chiamati a riscrivere in chiave teatrale una delle novelle pirandelliane. A consegnare i premi, tra gli altri, il sindaco di Agrigento Lillo Firetto, il direttore della Fondazione Teatro Luigi Pirandello Calogero Tirinnocchi e Roberto Nocella, consigliere di Legazione, Direzione Generale Promozione Sistema Paese – Capo Ufficio V del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e Leonardo Guarnieri, archeologo di CoopCulture, oltre alla Commissione costituita da Beniamino Biondi, Stefania Ierna, Antonio Liotta, Diego Romeo e Anna Maria Scicolone. A condurre e a curare la regia sono stati il coreografo e performer Gabriel Glorioso e Marco Savatteri fondatore e direttore della Casa del Musical.

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Il premio in ceramica è stato realizzato dal Maestro Domenico Boscia, docente dell’Accademia di Belle Arti Michelangelo di Agrigento. Grande emozione sul palcoscenico dove sullo sfondo scorrevano le immagini della rappresentazione.

La drammaturgia degli studenti di Ravenna, alla cui realizzazione ha collaborato il giornalista Iacopo Gardelli, come previsto dal bando, ha voluto rappresentare in un unico atto la novella di Luigi Pirandello “L’eresia catara”, cercando di enfatizzare il colpo di scena finale. “A parlare sul palcoscenico – spiega la professoressa Tazzari – sono quegli stessi impermeabili che hanno tratto in inganno il povero protagonista, perché la lezione dell’umorismo pirandelliano, profondamente affine alla macchina teatrale, è in fondo questa: esercitare l’empatia. Vorrei rivolgere un ringraziamento al dirigente scolastico Gianluca Dradi che ci ha consentito di raggiungere la Sicilia per ritirare questo premio e al professor Furlan che con me ha accompagnato i ragazzi. Per l’accoglienza e la serietà del lavoro la nostra riconoscenza va tutta all’organizzazione e in particolare ad Anna Maria Scicolone, Gabriel Glorioso e Laura Vento”.

«Assieme ai ragazzi della III E abbiamo pensato a lungo per decidere come rendere in drammaturgia la difficile novella scelta dalla professoressa Tazzari», racconta Iacopo Gardelli. «La storia di Bernardino Lamis è tutta interiore, ma in teatro le cose le dobbiamo vedere. Da qui l’idea di far parlare direttamente gli impermeabili, ingannando lo spettatore così com’è stato ingannato il povero Lamis», continua. «I ragazzi sono stati bravissimi, perché sono riusciti a rispettare filologicamente il testo di Pirandello, modulandolo allo stesso tempo su toni più contemporanei».

Per la commissione si tratta di «un mondo popolato da personaggi che vengono irrisi per la loro incapacità di fare i conti con la realtà e in cui non c’è spazio per il riscatto intellettuale. Lo schema di scenografia e allestimento proposto è lineare con l’individuazione di musiche e luci di scena. I codici visivi e uditivi della messinscena teatrale ben si prestano alla vicenda che si svolge in un’aula universitaria deserta e avvolta da un buio accecante. Il miope Professor Lamis, immerso com’è nei suoi studi accademici e nel suo desiderio di rivalsa, non si accorge che i suoi banchi sono tutti vuoti e scambia per un vasto pubblico quelli che in realtà sono solo soprabiti appoggiati sui banchi. Finirà col divenire bersaglio degli stessi che, dotati di parola, si faranno beffa di lui, riferendo tante dicerie sulla sua vita».

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