Alla ricerca della solitudine: indagine su campione di 1.700 persone over 70

Comune, Caritas, Ausl e tre parrocchie di Faenza lanciano un progetto per intercettare i casi di disagio nell’ombra

AnzianiLa solitudine delle persone anziane non è più una situazione transitoria di vita ma un problema sociale e dannoso per la salute che sta diventando endemico. C’è una parte della popolazione anziana che, per vari motivi, non si rivolge ai servizi andando a finire di fatto in una zona d’ombra nella quale le istituzioni non riescono a intervenire a discapito della qualità di vita.

È per questo motivo che nel territorio faentino è stato messo a punto un progetto pilota tra diverse realtà (Caritas, tre parrocchie, Pastorale della Salute, Comune e Ausl) per un report sulle condizioni di solitudine, e di eventuale disagio, della popolazione over 70 per poi mettere in campo strumenti e azioni per poterla contrastare. I territori che verranno messi sotto la lente d’ingrandimento sono quelli di riferimento delle parrocchie di San Francesco, San Marco e Granarolo Faentino.

In totale un campione di circa 1.700 persone di cui 561 risultano vivere da sole. Andando ancor più nel dettaglio, nella fascia di età superiore ai 90 anni, quella più a rischio, 107 sono le persone che risultano essere residenti da sole. Il gruppo di lavoro ha iniziato a inviare una comunicazione scritta ai domicili preannunciando la telefonata di un operatore, la seconda fase del progetto.
Step decisivo, sulla base di un consenso telefonico, sarà poi un incontro con i volontari della Caritas per capire come la persona vive la propria giornata. Sulla scorta di queste informazioni i diversi enti che collaborano a questa iniziativa elaboreranno i dati e proporranno proposte per combattere eventuali situazioni di disagio e solitudine. Il progetto vedrà coinvolti alcuni volontari della Caritas diocesana debitamente formati.

«La solitudine della persona anziana – spiega Donatina Cilla, responsabile del distretto sanitario di Faenza – va oltre la definizione anagrafica di persona ultrasettantenne o di residente solo, oppure il dato sociosanitario di utente fruitore di servizi. Il disagio percepito dalla persona ai margini della vita sociale lo si può cogliere soltanto mediante una lente che abbia la capacità di cogliere tutte le dimensioni della solitudine e il senso di abbandono che i due anni di pandemia, con le conseguenze sanitarie e sociali, tra l’altro, hanno notevolmente accentuato».

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