Un parco verde a Traversara nella striscia di terra tra via Torri e il fiume Lamone nei pressi del punto in cui l’argine crollò il 19 settembre 2024 causando l’alluvione. Una nuova veste per la porta d’ingresso alla frazione di Bagnacavallo per chi proviene dalla statale 253 San Vitale. Uno spazio pubblico per la collettività, ma anche un memoriale di quei tragici eventi.
Al momento è ancora solo un’ipotesi, ma le possibilità che venga realizzata sono alte: il terreno, infatti, ricade nella fascia di 30 metri adiacenti al piede dell’argine dove le norme non consentono più la costruzione di nuovi edifici. Prima del disastro erano tre le abitazioni in quello spazio: sono state spazzate via dalla piena e i proprietari potranno solo ricostruire altrove (accedendo ai contributi dell’ordinanza Delocalizzazione). Lo spazio che sarebbe destinato al parco rientra nella zona rossa (circa 1,5 ettari in totale) ancora recintata e inaccessibile dopo 17 mesi. A breve il Comune di Bagnacavallo formalizzerà l’incarico a uno studio di progettazione per ridisegnare l’assetto urbanistico di tutta la zona.
Il progetto finale è atteso in marzo. Una versione più ambiziosa, al momento solo abbozzata in maniera informale, vorrebbe ampliare il parco verde anche sul lato opposto di via Torri, in una porzione di territorio dove oggi si trovano sei abitazioni danneggiate dall’alluvione. Le linee guida della nuova urbanizzazione terranno conto di più spazi per mobilità pedonale e ciclabile, ridurre la velocità in via Torri, fermate bus più accoglienti, rete fognaria più efficiente, più luoghi che facilitino il ritrovo della comunità.
La realizzazione di un’opera pubblica – come sarebbe il parco – è stata valutata dal commissario straordinario alla ricostruzione come elemento sufficiente per porre un vincolo di legge che impedisca la ricostruzione in sito per gli edifici da demolire. Ai proprietari verrebbe quindi consentito l’accesso ai contributi per la delocalizzazione. Ma l’intenzione del Comune è di procedere in sintonia con i residenti, senza imporre scelte calate dall’alto.
Potendo contare sulle ridotte dimensioni dell’intervento – parliamo di una zona rossa dove si trovano 28 abitazioni in cui vivevano circa 50 persone di una frazione che in totale ne contava circa seicento –, il sindaco Matteo Giacomoni auspica una ricostruzione che veda il coinvolgimento dei cittadini in una sorta di approccio comune che possa servire non solo a sanare i danni materiali, ma anche le ferite lasciate dalla catastrofe a livello umano. Il primo cittadino ha un obiettivo che ha definito molto ambizioso in occasione della partecipazione alla riunione del consiglio di zona del 10 febbraio: «Ricostruire una Traversara più vivibile, più bella, più a misura d’uomo. Vorrei che ci fosse lo stesso numero di case e di abitanti che avevamo prima dell’alluvione. Proviamo a immaginare un paese che esista ancora fra vent’anni».
Al comprensibile – e forse anche legittimo – scetticismo di chi ha perso la casa e fa la coda al semaforo che ancora costringe al senso unico alternato in un tratto di via Torri, Giacomoni prova a rispondere con due circostanze: «La frazione è piccola ma ha ancora un tessuto commerciale fatto da una farmacia, una parrucchiera, un minimarket e un bar. E lo svincolo che verrà costruito tra la San Vitale e l’A14 bis alle porte di Bagnacavallo renderà Traversara un posto appetibile per chi lavora a Ravenna, raggiungibile in 15 minuti».
Per renderlo appetibile anche per gli investitori immobiliari, il Comune farà la sua parte: «Per un periodo di qualche anno abbasseremo gli oneri di urbanizzazione per chi interverrà con la riqualificazione di immobili esistenti. Per le casse comunali significa minori entrate che vengono usate per altre attività, ma crediamo sia una strada giusta per il rilancio».
Ma prima di poter pensare alla ricostruzione, ci sarà da demolire. I tecnici della commissione speciale nominata dal commissario Fabrizio Curcio hanno esaminato i 28 immobili nella zona rossa. Oltre ai tre distrutti dalla piena, ne sono stati individuati 11 senza criticità e 13 con criticità di varia gravità: 3 da demolire senza alternative, 3 che sarebbe meglio demolire e 7 che potrebbero essere recuperati con puntelli. «Se vogliamo rifare quella zona – ha detto Giacomoni –, mi auguro non rimangano ruderi puntellati».
Il Comune ha avviato il calendario di incontri con i proprietari dei 28 immobili per proporre a tutti l’adesione al cantiere unico per le demolizioni: «Chiederemo di firmare un modulo per concedere al Comune di demolire. Riuscire a fare tutto in un cantiere unico con una regia unica renderebbe i lavori più rapidi». Se le cose andranno lisce, le ruspe potranno arrivare fra un paio di mesi.
La struttura commissariale ha preventivato uno stanziamento di quasi tre milioni di euro: 660mila per le demolizioni di immobili privati, 1,45 milioni per interventi urgenti di ricostruzione e 725mila per gestione e smaltimento di materiali.
I cerchi sono abitazioni. Viola: abbattute dalla piena. Rosso: da demolire. Arancio: meglio demolire. Giallo: recuperabili con puntelli. Verde: senza criticità



