La faentina Manuela Rontini è sottosegretaria alla presidenza della Regione Emilia-Romagna con delega alla Protezione civile.
Lo scorso inverno i livelli eccezionali di alta marea hanno comportato importanti fenomeni erosivi della costa tra i lidi di Comacchio e Ravenna. La Regione ha annunciato interventi per ripristinare l’arenile.
«Non si è trattato solo di livelli eccezionali di alta marea. Il dato più rilevante è il numero degli eventi di questo tipo, decisamente superiore rispetto agli anni scorsi. La nostra agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile sta lavorando da mesi sui litorali, concentrandosi in particolare nelle zone maggiormente a rischio: penso a Lido di Volano, a Pomposa o a Spina, dove gli interventi realizzati hanno evitato l’ingressione dell’acqua nell’entroterra. Non sono somme urgenze, ma opere di manutenzione straordinaria e ordinaria: a Volano abbiamo prelevato migliaia di metri cubi di sabbia dalla punta dello scanno, mentre a Pomposa stiamo facendo dei ripascimenti con una draga, prelevando sabbia dal Lido degli Estensi sotto al molo del portocanale di Porto Garibaldi. Inoltre abbiamo iniziato a portare sabbia nella zona di Spina sud, prelevandola dalla foce del canale Logonovo».
A pochi anni dall’ultimo Progettone, in alcuni tratti di costa sembra già urgente intervenire di nuovo. La Regione farà un altro maxi-ripascimento della costa?
«Intanto lavoriamo sul presente. La prossima stagione turistica deve partire regolarmente e in piena sicurezza per operatori e clienti. Il nostro monitoraggio è continuo. Da Volano a Spina sono in corso, e in molti casi già conclusi, interventi per 19 milioni di euro. Solo a Lido di Spina abbiamo già previsto che, di qui al 2028, movimenteremo quasi 300mila metri cubi di sabbia. Sulla costa ravennate stanno per partire alcuni lavori di messa in sicurezza tramite ripascimento e manutenzione delle opere di difesa e del litorale a Porto Corsini, Marina Romea, Lido Adriano e Milano Marittima, grazie ad altri 3,2 milioni di euro provenienti da fondi 2025 del ministero dell’Ambiente. Per il prossimo triennio la Regione ha deciso di raddoppiare lo stanziamento per quest’area e il presidente De Pascale ha scritto ai colleghi di Veneto e Friuli-Venezia Giulia per mettere in campo insieme azioni coordinate, coinvolgendo università ed enti di ricerca, anche in vista di un futuro nuovo Progettone».
Per gli ultimi ripascimenti sono stati in parte utilizzati dei depositi di sabbia al largo, che si erano accumulati nei secoli grazie all’apporto del Po e del Reno e che sono stati ridotti in pochi decenni. È vero che la sabbia sta finendo? Per quanto tempo si potrà ancora attingere da questi bacini e quali sono le riserve alternative di sabbia?
«Il problema esiste e ne siamo consapevoli. In passato potevamo contare sui depositi portati dai corsi d’acqua che via via si sono ridotti sempre più, sia in termini quantitativi che di dimensioni granulometriche. Purtroppo, però, negli ultimi decenni si è assistito a una progressiva erosione dell’area del delta del fiume Reno, con forte arretramento della linea di costa. Dunque stiamo ragionando su come portare sabbia da depositi offshore».
Oltre ai ripascimenti, la strategia di difesa più diffusa in regione è rappresentata dalle scogliere anti-erosione. Sono in programma nuovi interventi per realizzare nuove scogliere o rafforzare quelle esistenti?
«In alcuni tratti certamente sì, ma per il momento non sulla costa di Ravenna. La situazione più urgente in questo momento riguarda i lidi di Comacchio. Lì abbiamo già progettato e realizzato l’adeguamento plano-altimetrico di 10 scogliere a mare davanti al litorale di Lido delle Nazioni e Lido di Pomposa. Abbiamo inoltre la necessità di ripristinare circa 8 scogliere a Lido delle Nazioni dove, come a Pomposa e a Porto Garibaldi, quelle esistenti si sono abbassate. Abbiamo pertanto presentato un progetto e ottenuto 7,2 milioni di euro di fondi stanziati dal ministero legati alla mitigazione del rischio idrogeologico e delle coste per ripristinare 8 scogliere e realizzare una duna a protezione proprio deiLido delle Nazioni. La progettazione di questi interventi è molto complessa perché prevede la realizzazione di modelli idraulici che tengano conto delle forzanti meteo marine e della stima dei trasporti solidi; devono poi essere valutati i possibili effetti erosivi che tendenzialmente queste opere trasferiscono nei tratti di costa più a nord».
L’innalzamento del mare è un fenomeno sempre più accentuato, che minaccia l’esistenza della spiaggia, ed è sempre più costoso difendersi. L’erosione costiera e le ingressioni marine rappresentano un problema ambientale ed economico significativo. Per quanto tempo sarà sostenibile continuare con i ripascimenti, i cui effetti scompaiono nell’arco di tempi sempre più brevi? E in generale, quali strategie a lungo termine sono possibili per preservare il futuro della costa romagnola?
«Dobbiamo essere tutti consapevoli che siamo di fronte a un problema che nessuna Regione da sola può affrontare in maniera strutturale. Serve una presa di coscienza a livello nazionale e un piano complessivo di investimenti per la difesa del suolo, contro il dissesto e a difesa delle coste e dei litorali. È una priorità di cui questo governo non parla mai, come non parla mai di cambiamenti climatici. Servono più risorse per la prevenzione, così da ridurre, a vantaggio di tutti, le misure in emergenza. In Emilia-Romagna vogliamo discuterne e vogliamo farlo tutti insieme: con i Comuni, le forze politiche di maggioranza e minoranza, le istituzioni e il mondo economico».


