lunedì
06 Aprile 2026
ambiente

I costi dell’erosione costiera: i ripascimenti sono sempre più frequenti, ma non bastano più

Il 30% delle spiagge arretra di 10-12 metri all’anno. La Regione interviene ma la sabbia di riserva sta finendo (e il suo prezzo è aumentato del 700% in vent’anni)

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L’erosione costiera non è più un problema eccezionale, bensì una condizione strutturale che riguarda ampi tratti del litorale romagnolo. Si tratta dell’arretramento della spiaggia dovuto a cause in parte naturali e in parte antropiche, che avviene quando c’è un rapporto negativo tra la sabbia portata dai fiumi e quella sottratta dal mare. Attenuare questo fenomeno è sempre più arduo e costoso. Nei giorni scorsi la Regione ha destinato 3,2 milioni di euro ad alcuni interventi straordinari di ripascimento e manutenzione delle opere di difesa del litorale, meno di tre anni dopo avere concluso dei lavori analoghi lungo gli stessi tratti di costa. Le località interessate sono Porto Corsini, Marina Romea, Lido Adriano e Milano Marittima nel ravennate, oltre a Cesenatico Ponente e Riccione Alba. Un capitolo a parte riguarda il litorale di Comacchio, oggetto di altri 19 milioni di euro stanziati a causa della situazione particolarmente critica fra i lidi di Volano, Pomposa e Spina.

I lavori sono stati annunciati dopo l’alta marea anomala registrata in Adriatico tra gennaio e febbraio. Nonostante non siano avvenute burrasche violente e distruttive, il livello del mare è stato molto più alto rispetto alla media, alimentando l’erosione della costa. In particolare, ogni giorno dall’1 al 14 febbraio la marea ha superato i +70 centimetri: non era mai successo per un periodo di tempo così lungo.

Perché avviene l’erosione costiera

Le spiagge non sono mai in equilibrio, ma nell’ultimo mezzo secolo il loro arretramento si è accentuato in tutta Italia, comportando la perdita di 40 milioni di metri quadrati di spiagge secondo Legambiente. In Romagna, il Gruppo nazionale per la ricerca sull’ambiente costiero ha calcolato che ogni anno scompaiono 600mila metri cubi di sabbia e che il 30% della costa è in erosione. I motivi sono molti.

In passato le spiagge della riviera godevano di un ricco apporto di sedimenti dai fiumi. Negli ultimi decenni questo apporto si è ridotto, perché viene bloccato a monte dalle opere antropiche come le dighe e gli argini artificiali. Inoltre molta sabbia viene estratta dagli alvei per farne materiale da costruzione. Al contempo il mare si sta alzando a causa dello scioglimento dei ghiacciai dovuto al riscaldamento globale: uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Progress in Oceanography ha calcolato che il livello dell’Adriatico è aumentato di circa 30 cm nel trentennio 1993-2023, con una repentina accelerazione rispetto al passato.

A infierire sull’erosione ci sono anche dei fattori locali. Nel ravennate l’avanzamento del mare è favorito dalla subsidenza del suolo, che secondo Arpae si abbassa di 3-4 millimetri all’anno per cause naturali. Il fenomeno è più accentuato in prossimità delle aree di estrazione del metano, come per esempio a Lido di Dante dove c’è la piattaforma Angela Angelina di Eni: qui la subsidenza arriva a 7-8 millimetri annui. Infine l’erosione può essere aggravata dai moli dei porti che trattengono la sabbia portata dalle correnti, provocando l’arretramento delle spiagge situate sotto le dighe foranee, e dalla mancanza delle dune naturali che sono state abbattute tra gli anni ’50 e ’80 per fare posto agli stabilimenti balneari e agli altri edifici turistici sul mare. Le dune, coperte dalla vegetazione, erano una solida barriera contro le mareggiate e una ricca riserva di sabbia. La loro assenza favorisce l’avanzamento del mare, che tra Comacchio e Ravenna sta procedendo a una velocità stimata in 10-12 metri all’anno dalla Prefettura.

I ripascimenti sono sempre più costosi

Quando la spiaggia è in forte arretramento si interviene di solito con i ripascimenti, che consistono nel portare nuova sabbia a riva per riallungare la linea di costa. La materia prima può essere recuperata al largo oppure provenire dalle cave nell’entroterra. I ripascimenti vengono effettuati soprattutto nelle spiagge a maggiore vocazione turistica, perché dalla loro esistenza dipende l’attività degli stabilimenti balneari e delle altre attività legate all’economia delle vacanze estive. Non a caso l’Emilia-Romagna è la regione italiana che spende di più per questi lavori, insieme ai singoli Comuni che possono fare ulteriori interventi locali.

Il primo maxi-ripascimento della costa romagnola, chiamato “Progettone”, fu effettuato nel 2002 dalla Regione. Allora era percepito come un evento eccezionale; dopo un quarto di secolo questi lavori sono diventati talmente frequenti da essere considerati quasi normali. Dal momento che le cause dell’erosione sono sempre più accentuate, l’effetto dei ripascimenti dura sempre meno: il mare si rimangia la sabbia nel giro di pochi anni, rendendo necessario intervenire di nuovo. Al contempo i costi di questi lavori aumentano.

Il primo Progettone del 2002 portò quasi 800mila metri cubi di sabbia su 8,8 km di litorale (Lido di Classe, Milano Marittima, Zadina di Cesenatico, Gatteo, San Mauro, Igea Marina, Riccione, Misano Adriatico) per un costo di circa 2 milioni di euro. Il quarto e ultimo Progettone del 2023 ha portato 1,3 milioni di metri cubi di sabbia su 11,6 km di costa (Lido delle Nazioni, Lido di Pomposa, Lido di Volano a Comacchio; Lido di Dante e Punta Marina a Ravenna; Milano Marittima, Cesenatico, Igea Marina, Riccione, Misano Adriatico) per un costo di 23 milioni. Dunque nel giro di vent’anni il prezzo dei lavori di ripristino della spiaggia è passato da 2,5 a 17,70 euro per metro cubo di sabbia, con un aumento del 700 percento (tredici volte più dell’inflazione nello stesso lasso di tempo). In mezzo ci sono stati il Progettone 2 nel 2007 e il Progettone 3 nel 2016. I tratti di costa interessati sono sempre all’incirca gli stessi; quelli più in erosione.

Secondo il monitoraggio Arpae, il Progettone 4 ha determinato un avanzamento medio della linea di riva di 40-50 metri e un innalzamento della quota di spiaggia superiore a un metro. Ma a distanza di appena tre anni, come detto, la Regione ha annunciato un nuovo intervento da 3,2 milioni. Non si tratta di un nuovo Progettone, bensì di lavori emergenziali. Ancora non si conosce la quantità di sabbia da movimentare.

La sabbia sta finendo e le scogliere fanno danni

I ripascimenti della costa romagnola hanno attinto gran parte della sabbia da alcuni giacimenti nei fondali a circa 50 km al largo. «Si tratta di cumuli di sabbia che si sono formati grazie all’apporto dei fiumi Po e Reno», spiega Romeo Farinella, docente di progettazione urbanistica all’Università di Ferrara. Da lì la sabbia è stata portata a riva tramite geotubi e poi spianata con le ruspe. «Quei depositi sono frutto di processi geologici secolari e non sono infiniti. Li abbiamo consumati nel giro di un paio di decenni e stanno già finendo», sottolinea il professore. «Una volta terminati, da dove si prenderà la sabbia?».

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Oltre ai ripascimenti, in passato davanti ai tratti di costa in maggiore sofferenza sono state costruite delle scogliere anti-erosione. In Emilia-Romagna si sviluppano per 69 km su 110 di litorale. A Ravenna si trovano a Lido di Savio, Lido di Classe, Lido di Dante, Lido Adriano, Punta Marina e Casalborsetti. Queste scogliere trattengono la sabbia portata dalle correnti, generando l’immediato allungamento della spiaggia davanti a esse. Il problema è che la sabbia trattenuta viene “rubata” al tratto di costa adiacente e non protetto: per questo le scogliere hanno spesso l’effetto di risolvere l’erosione da una parte ma aggravarla da un’altra. Dopo averle costruite in abbondanza negli scorsi decenni, si è smesso di farlo proprio per questo motivo. Più efficaci sono gli interventi di ripristino delle dune e le opere di ingegneria naturalistica. Ma a prescindere dalla strategia utilizzata, la difesa e il ripristino delle spiagge stanno comportando dei costi sempre più elevati che presto potrebbero diventare insostenibili per le casse pubbliche. Nel 2019 la Banca mondiale ha sottolineato che non sarà possibile mantenere tutti i litorali per sempre nella loro condizione attuale e che entro il 2100 si sarà costretti a decidere quali preservare e quali invece abbandonare, stimando che gli Stati potranno permettersi di difendere solo un terzo delle coste. La questione non riguarda solo le spiagge, ma anche le pinete, le industrie e i centri abitati alle loro spalle.

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