giovedì
22 Ottobre 2026
attivismo

Condivisione e sostenibilità: la proposta di Per il clima – fuori dal fossile per una nuova politica energetica

Pippo Tadolini lancia l’appello per una petizione popolare: riconoscere le comunità di prossimità e favorire la produzione locale di rinnovabili

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Riceviamo e pubblichiamo questo esposto di Pippo Tadolini, (Per Il Clima – Fuori dal Fossile), in vista della campagna per una nuova politica energetica fondata sulle rinnovabili. Al centro, la proposta di una petizione popolare per riconoscere le comunità energetiche di prossimità e promuovere un modello sostenibile e partecipato.

Nella recentissima grande manifestazione sindacale nazionale finalmente il contrasto alla crisi climatica e la necessità della transizione ecologica sono state messe fra i punti essenziali della piattaforma vertenziale. Ciò incoraggia alcune riflessioni di fondo, che sono sempre state patrimonio dell’ambientalismo più genuino.

L’attuale panorama energetico è in continua e drammatica evoluzione, le vicende legate agli scenari bellici dimostrano – se ancora ce ne fosse bisogno – il legame strettissimo e inscindibile fra  le guerre e la lotta senza quartiere per il possesso delle fonti di energia. A fare le spese di questa feroce contesa sono le popolazioni, le persone più deboli, vulnerabili e sfruttate, nonché l’ecosistema nel quale tutte e tutti ci troviamo a vivere. Oggi la speranza in un mondo che non sia destinato al cronico scannarsi fra esseri umani non può assolutamente prescindere da una revisione complessiva e sostanziale del rapporto con l’energia.

La Rete Emergenza Climatica e Ambientale dell’Emilia Romagna e il Centro per le Comunità Solari hanno avviato una riflessione – impostata su solide basi scientifiche – che vuole coinvolgere tutta la società civile, ed aprire un ciclo politico nuovo, in cui la centralità climatico-ambientale venga finalmente assunta come elemento in grado di modificare a cascata tutta la politica sociale. Non è più ammissibile che si consideri la questione ambientale come “uno dei tanti” temi sul tappeto, da subordinare alle emergenze dell’economia, degli equilibri politici, del quadro istituzionale.

È chiara a chiunque la necessità di accelerare la transizione: nel 2024 abbiamo raggiunto 1,5 gradi di innalzamento della temperatura, e si stima che si raggiungeranno i +2,3 entro il 2040. Le politiche in atto si muovono nella direzione sbagliata: il governo punta tutt’ora massicciamente sulle fonti fossili, e intende affiancarvi l’utilizzo dell’energia nucleare. È un modello inaccettabile, fondato sulla preservazione degli interessi di grandi aziende che puntano sul fossile, tutto guidato dal mercato e basato su soluzioni centralizzate e sul primato del profitto.
Con il sostegno di un ragionamento scientifico molto argomentato, occorre ora mettere al centro l’idea di una pianificazione partecipata, fondata su produzione e consumo distribuiti.  Infatti, mentre le fonti fossili sono concentrate in poche mani, le rinnovabili sono distribuite e possono essere prodotte  anche a livello individuale o comunitario: circa il 70% di produzione di energia rinnovabile può essere gestito con queste forme. Per la restante percentuale occorre l’intervento pubblico, che garantisca il funzionamento del sistema a costi accettabili.

Naturalmente va sottolineato che l’orizzonte da perseguire deve comprendere, come vere e proprie fonti di energia, anche la revisione e la moderazione dei consumi, il contrasto all’espansione incontrollata di nuove realtà estremamente energivore (come il proliferare dei data centers), la pianificazione di risparmio ed efficientamento nella vita quotidiana e nella produzione, ed anche la ridiscussione degli stili di vita. Non è accettabile, per esempio, che – senza batter ciglio – si preveda un vertiginoso aumento dei consumi legati all’intelligenza artificiale nei prossimi anni.

Le tecnologie rinnovabili stanno andando incontro ad una rapidissima discesa dei costi. In quindici anni il costo dei pannelli fotovoltaici è diminuito di circa il 90%, e così quello delle batterie di accumulo. Vi è quindi già ora lo spazio per garantire la produzione da energie rinnovabili, e in particolare l’autoproduzione, a prezzi competitivi. Occorre creare gli strumenti normativi e i meccanismi economici. In Spagna il governo ha dichiarato l’energia bene comune e ridotto gli oneri all’energia scambiata fra utenti. In questo modo l’energia dei prosumer costa la metà rispetto a quella derivante dall’alta tensione e dai grandi impianti. Una scelta analoga in Italia potrebbe indurre l’immediato decollo della produzione distribuita.

La nostra proposta vuole tendere al passaggio da una produzione centralizzata ad una decentrata, dove produttore e consumatore si uniscono in un’unica figura, il prosumer.  L’obiettivo è mettere in comune l’energia prodotta, venendo incontro in modo solidale a situazioni di povertà energetica e di emarginazione. Ma si può andare oltre: sotto le cabine secondarie sono collegati tutti gli impianti di produzione di energia fino ad una potenza di 200 KW. Saturati tutti i consumi degli utenti di ogni cabina, l’energia prodotta in più risale verso la rete primaria. Lo scambio di energia fra produttori e consumatori sotto la cabina secondaria è un dato di fatto, il tradizionale “gestore” dell’energia che produce la bolletta ne è estraneo, ma ne ricava un profitto, facendo pagare all’utente quell’energia scambiata.

Per questo il Centro per le Comunità Solari e RECA stanno promuovendo una petizione per chiedere che si riconosca l’energia prodotta e scambiata sotta la cabina secondaria come bene comune, e come “Comunità Energetica di fatto” tutte le utenze che gravitano sotto la stessa cabina secondaria.Ogni giorno, sotto ciascuna delle circa 450.000 cabine secondarie presenti in Italia l’energia immessa dagli impianti fotovoltaici collegati in bassa tensione viene condivisa tra gli utenti connessi alla stessa rete locale. Questo fenomeno riguarda circa 36 milioni di utenti in bassa tensione.

Si chiede di  riconoscere e valorizzare una realtà fisica già esistente: l’autoconsumo collettivo di prossimità, che si realizza naturalmente sotto le cabine secondarie. I risultati attesi sarebbero  riduzione del costo finale dell’energia, valorizzazione dell’energia condivisa localmente, aumento dell’efficienza della rete, riduzione degli oneri impropri. La cabina secondaria viene  riconosciuta come configurazione naturale minima di autoconsumo collettivo di prossimità, e la quota di energia condivisa viene separata dai flussi di mercato e dalle forniture commerciali. La proposta consentirebbe la riduzione del costo finale dell’energia fino al 30-40% per famiglie e piccole e medie imprese, maggiore efficienza del sistema elettrico, riduzione dei flussi energetici sulle reti di media e alta tensione, maggiore resilienza e stabilità della rete,  semplificazione burocratica, maggiore partecipazione dei cittadini. E’ l’evoluzione verso un sistema energetico più decentralizzato, resiliente e sostenibile. Si tratta di una  proposta che naturalmente avrebbe una notevole forza  promozionale per l’installazione di nuovi impianti fotovoltaici da parte di famiglie e imprese, che vi vedrebbero una concreta convenienza economica.

È un percorso che per essere efficace deve svilupparsi a livello nazionale, ma disegna un terreno in cui la presa di posizione chiara da parte delle Regioni e dei Comuni avrebbe un grande peso politico e un notevole valore culturale e di indirizzo. Intendiamo dare a questa proposta la forma di petizione popolare al Parlamento. Massimamente auspicabile è il coinvolgimento di una parte ampia dell’associazionismo e l’assunzione di responsabilità da parte di quella parte del mondo politico che si dice favorevole alla transizione ecologica. La sua realizzazione, infine, consentirebbe di dimensionare con  chiarezza la reale necessità residua dei grandi impianti rinnovabili, altrimenti lasciati alla logica mercatista, aliena dalla considerazione dei bisogni reali e dalle conseguenze per territori e popolazione.

Crediamo che ecologisti, urbanistica, attori del diritto all’abitare, istanze pacifiste, reti per i diritti e la democrazia, comunità scientifica si possano ritrovare in questa lotta comune, al di là delle diverse impostazioni e delle multiple sensibilità, e quindi lanciamo un appello alle persone e alle realtà organizzate per iniziare già entro l’autunno una grande vertenza comune.

                                                                                                                    Pippo Tadolini

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