lunedì
06 Aprile 2026
Rubrica Letti per voi

Recuperiamo l’esordio di Dario Ferrari

Condividi

Dario Ferrari è fra i migliori scrittori del panorama nazionale. Dopo l’exploit de La ricreazione è finita (2023) è arrivata la conferma con L’idiota di famiglia (entrambi Sellerio), ritenuto da molti critici «il miglior libro dell’anno». Sono romanzi colti, sinceri, con uno stile strepitoso; letteratura vera e contemporanea. Da leggere e rileggere.

Appunto: chi segue questa rubrica potrebbe (dovrebbe?) recuperare il primo romanzo, La quarta versione di Giuda, del 2020 ma che si trova ancora in libreria (Oscar Gialli Mondadori). Tutto ruota attorno a una parrocchia, in una Viareggio ghiacciata di gennaio. Ci sono un prete obeso e fuori dalle righe, don Antonio Tony; un commissario di polizia che vorrebbe diventare scrittore, Klaus Russo; un ispettore da poliziottesco e quasi coatto, Lorenzo Carini; poi una beghina, mogli, amanti giovani e meno giovani, trafficoni, politici e una vittima, il ginecologo anti-abortista Marcello Ferri, cui qualcuno sfonda la testa. Chi lo ha ucciso e perché? Quindi un’indagine tradizionale, nella più importante collana specializzata d’Italia…

Invece no. Cioè, sì, perché la soluzione è da giallista, che sa gestire il noir; ma no, appunto, perché dentro c’è già tutto Dario Ferrari. Che cita esplicitamente Borges e il suo Le tre versioni di Giuda. Che disquisisce di teologia, amore e sentimenti, mentre smonta e rimonta i meccanismi del giallo, dai classici a Montalbano; dei romanzi familiari, agnizioni comprese; della commedia degli equivoci, dove pochi sono quello che sembrano alla prima entrata in scena. Sovrabbondanza di citazioni, letterarie e religiose, confessioni comprese? No, perché Dario Ferrari scrive con una leggerezza che pochi autori riescono a frequentare. E perché sa dosare ironia, umorismo (toscano?) e indagine psicologica in modo che ogni pagina sia la calamita dell’altra. E non ci si stanca di leggere.

Chiudendo il cerchio, Ferrari rispetta i lettori del “genere” e riserva colpi di scena degni della miglior tradizione, seminando un paio di indizi che potrebbero far arrivare alla soluzione; di quella che una protagonista, la Pia, definisce «una storia da du’ lire», altro che «tragedie greche e Santi Omicidi». Eppure l’epilogo in corsivo dice molto di più e molto d’altro, e richiama il finale del racconto di Borges. Anzi, come annota l’autore, «ho cercato di arrivare al medesimo finale facendo un altro percorso».

Fatevi un regalo quasi pasquale: recuperate La quarta versione di Giuda.

Condividi
CASA PREMIUM

Spazio agli architetti

Metafisica concreta

Sull’intitolazione dell’ex Piazzale Cilla a Piazza Giorgio de Chirico

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi