Il bel cinema di un debuttante (“The Guilty”) e di quello italiano di sempre (del maestro Bertolucci)

Bertolucci Novecento

Un fotogramma da “Novecento” di Bernardo Bertolucci

The Guilty (di Gustav Moller, 2018)
Asger è un poliziotto addetto momentaneamente al centralino per le chiamate di emergenza, ha commesso un reato che verrà svelato col passare della storia, per il quale andrà a processo il giorno successivo. Durante il servizio il poliziotto riceve una telefonata estremamente delicata che darà alla giornata di lavoro una svolta inaspettata.
Di più non si può dire per non rovinare il gusto della scoperta e il numero non indifferente di colpi di scena del film, ma ciò che si può dichiarare con entusiasmo è che l’intero film (85 minuti) è ambientato nell’ufficio del centralino e che a parte il bravissimo protagonista Jakob Cedergren, il resto del cast si sente ma non si vede.
Oltre alla storia, davvero ben congeniata, l’ottimo lavoro del debuttante Moller è proprio incentrato sul suono, sulle voci e sulle tonalità, creando di fatto oltre un’ora di suspense hitchcockiana arricchita dall’uso seppur minimale (telefono e computer) della tecnologia. Non è il primo film con un unico protagonista in scena, si pensi a Locke con Tom Hardy o al leggermente diverso 127 ore con James Franco, ma The Guilty riesce ugualmente a ritagliarsi con orgoglio uno spazio ben preciso nel suo genere grazie all’accuratezza della messa in scena e, come detto, all’attenzione per il suono e alla scrittura, precisa edavvincente.
Il film è stato presentato in questi giorni al Festival di Torino e fortunatamente uscirà tra non troppo in sala perché è stato acquistato per il nostro mercato. Restate sintonizzati per quando tutto ciò avverrà, perché il film merita.

Bernardo Bertolucci (1940-2018)
Novecento è il più bel film italiano della storia, un film che dura 5 ore e che quando finisci sei sorpreso che sia durato così poco. Un film che adesso non si farebbe più così perché verrebbe trasformato in miniserie, con la prima stagione che precederà la seconda, che precederà la terza e poi dopo cinquant’anni si aggancerebbe alla serie 1992 che nel frattempo sarà ambientata nel futuro prossimo.
Un film che ha messo in campo una famiglia con quattro mostri sacri del cinema (in molti dimenticano l’altro nonno, il gigantesco Sterling Hayden), un cattivo memorabile (Donald Sutherland) e un gruppo di donne strepitose come Alida Valli, Stefania Sandrelli, Dominque Sanda, Laura Betti e la mitica Francesca Bertini.
Ma Bertolucci non è soltanto Novecento, il mio film preferito, è talmente tanti film che ognuno può decidere se pescare dal cilindro della nouvelle vague, dei film politici, dei kolossal, o dei film intimisti.
Bertolucci infine, si è comportato molto bene nei miei confronti, perché mi ha presentato due donne bellissime, Liv Tyler ed Eva Green, in due film tanto belli quanto sottovalutati che rispondono al nome di Io ballo da sola e The Dreamers. Ecco, nell’era di giochini e scelte, vi presento la mia triade che tralascia volutamente alcuni punti mitici e mitologici della carriera del Maestro, e che accanto a un film lungo e largo mette due piccoli gioiellini.
Il cinema è cresciuto con te, Bernardo, e continuerà a far sentire la tua voce.

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