Avvocato Ligas (Miniserie, 6 episodi)
La serie è tratta dai romanzi di Gianluca Ferraris, autore brillante e prematuramente scomparso, e segue le vicende di un avvocato fuori dagli schemi, carismatico e politicamente scorretto, che finisce per incarnare perfettamente la città in cui si muove: Lorenzo Ligas e la sua Milano. Non è mia abitudine scrivere di una serie a stagione non ancora conclusa (l’ultimo episodio è previsto il 3 aprile), ma la qualità delle prime puntate e la voglia di parlarne hanno avuto la meglio. Luca Argentero è praticamente perfetto nel ruolo di Ligas, avvocato quarantenne dal fascino evidente e dal carattere spigoloso: divorziato, appena estromesso dal suo studio, incline agli eccessi, spesso sopra le righe e con una certa tendenza all’autodistruzione. È uno di quei personaggi che funzionano perché non cercano simpatia, ma finiscono comunque per ottenerla. Emblematica, in questo senso, una scena in cui tenta di giustificarsi per aver bevuto troppo sostenendo la qualità del vino: un dettaglio che restituisce bene il tono del personaggio e della stessa serie. Accanto a lui si inserisce la giovane praticante Marta, ben interpretata da Marina Occhionero, che diventa il contrappeso ideale agli eccessi del protagonista, costruendo con lui un equilibrio credibile e ben calibrato. Sul fronte opposto troviamo il Pubblico Ministero Anna Maria Pastori, interpretata con grande empatia da Barbara Chichiarelli, figura che arricchisce il confronto legale e dà spessore agli episodi.
La struttura è quella classica del legal drama, con casi giudiziari autoconclusivi che si intrecciano con lo sviluppo delle vicende personali dei protagonisti. Ed è proprio questo secondo livello a costituire il vero filo conduttore della serie, quello che tiene insieme il racconto e gli dà continuità. Più che chiedersi come considerare Avvocato Ligas a livello di fiction, forse ha senso osservare come si inserisca in un contesto produttivo che negli ultimi anni ha alzato l’asticella qualitativa. La serie mostra una chiara ambizione nel voler raccontare una realtà urbana contemporanea senza filtri, e lo fa attraverso una messa in scena curata e una regia capace di restituire una Milano dinamica, contraddittoria, spesso divisa tra apparenza e degrado. In pochi passaggi si attraversano ambienti molto diversi, dal lusso più patinato agli spazi più marginali, senza mai perdere coerenza visiva. I segnali di internazionalità si vedono proprio nella costruzione del protagonista, che a tratti sfiora il modello dell’eroe solitario: Ligas appare come un personaggio ferito, complesso, e soprattutto consapevole. Sarà proprio la sua evoluzione, anche nel rapporto con la figlia e con la quasi ex moglie, a caratterizzare la serie. Il risultato è più che convincente: una produzione solida, ben scritta e con una chiara identità, che riesce a intrattenere senza rinunciare a costruire personaggi e atmosfera, sperando continui così.



