Loretta Bignardi alla guida della questura: «La sicurezza c’è se è anche percepita»

Antimafia, antiterrorismo, criminalità informatica: è ampio il ventagio di competenze maturate in carriera dalla nuova dirigente di viale Berlinguer, originaria di Desenza sul Garda. In arrivo entro fine anno 12 nuovi agenti in provincia

«Se diciamo ai cittadini che il numero dei reati è in calo, come ci dicono le statistiche, non basta perché si sentano soddisfatti. Devono anche percepire di essere sicuri e per questo lavoreremo». Loretta Bignardi è il nuovo questore di Ravenna, in carica dal 2 settembre.

Originaria di Desenzano sul Garda (Brescia), laureata in Giurisprudenza alla Università di Padova, è entrata in polizia nel 1988 e arriva in viale Berlinguer dopo aver ricoperto lo stesso incarico a Forlì-Cesena. Bignardi si è presentata alla stampa con le idee chiare, con disponibilità verso i cittadini ma senza concessioni populiste: «Ogni cittadino vorrebbe vedere una pattuglia davanti al portone di casa ma questo non possiamo farlo, lo diciamo chiaramente. Però possiamo renderci disponibili ad ascoltare le segnalazioni e allora ben vengano gruppi di vicinato e chat di quartiere ma a patto che ci sia un filtro, qualcuno che faccia selezione per evitare che uno strumento utile diventi controproducente».

Entro fine anno sono attesi alla questura di Ravenna dodici nuovi agenti, un numero importante per una provincia che conta poco più di duecento uomini e donne in divisa: «Anche se non vanno dimenticati i pensionamenti e l’invecchiamento degli agenti in servizio». Tra le righe si può leggere che difficilmente i nuovi ingressi potranno pareggiare il conto delle uscite. Ma anche sulla contabilità delle risorse, Bignardi non si nasconde: «È comprensibile che a livello centrale l’amministrazione decida di distribuire le nuove forze in territori con esigenze più incombenti. Faccio un esempio: a Foggia dove ci sono state rapine con gente ammazzata le esigenze sono più stringenti».

Ancora presto per ragionare su cosa concentrerà il suo operato a Ravenna – «Sto incontrando i rappresentanti del territorio per conoscere gli umori della città» – ma sa bene quanto le nuove tecnologie chiedano uno sforza ulteriore a chi spetta il controllo dell’ordine pubblico: «Le notizie viaggiano veloci e anche noi dobbiamo stare al passo. Ma la stessa notizia non ha lo stesso effetto su tutta la popolazione: un anziano la subirà in maniera diversa da un giovane».

Popolazione che raramente nasconde il proprio disappunto per la presenza massiccia di telecamere o autovelox a sorvegliare il territorio. Il massimo dirigente della questura ravennate mette sul tavolo della discussione il concetto di oggettività: «Il ricordo di un testimone di un evento, anche del miglior testimone, non sarà mai certo. Le riprese di una telecamere non si discutono invece».

Il curriculum professionale di Bignardi dice che ha iniziato il proprio percorso a Firenze, alla Sezione Omicidi e Rapine della Squadra Mobile, quindi alla Criminalpol Toscana. Nel 1997 torna a Roma alla Direzione Investigativa Antimafia dove resterà per tre anni per tornare poi nuovamente a Firenze sempre alla Dia. Nel 2004 viene chiamata a dirigere il Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica di Firenze, per poi passare a dirigere il compartimento polizia postale della Toscana. Nel settembre 2006 viene inviata a Torino come capocentro della Direzione investigativa antimafia del Piemonte dove resta sino al novembre 2012 quando torna a Firenze per ricoprire l’incarico di vicario del questore. Resta nel capoluogo toscano sino al 2014 quando il capo della Polizia, dopo la nomina a dirigente superiore, le assegna la direzione della questura di Lodi dove rimane sino al novembre 2016 per poi assumere la direzione della questura di Forli-Cesena.

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