Delitto alla cava: dopo 4 anni il killer del vigilante non ha ancora un nome

Nella notte tra il 29 e il 30 dicembre 2015 a Savio una fucilata uccideva il metronotte Salvatore Chianese, 42 anni: il secondo omicidio in pochi mesi tutt’ora senza un colpevole. Negli ultimi cinquant’anni sono 16 i casi irrisolti in provincia. Nei mesi scorsi la svolta per un rapimento finito in tragedia nel 1987

A un certo punto si è pensato fosse stata opera di “Igor il Russo” poi anche quella pista è stata archiviata e così l’omicidio del 42enne metronotte Salvatore Chianese è ancora senza un colpevole a distanza di quattro anni. La guardia giurata fu freddata con una fucilata calibro 12 alla nuca nella notte tra il 29 e il 30 dicembre del 2015 mentre stava aprendo la sbarra per entrare alla cava Manzona di Savio per un controllo nel turno di servizio.

L’omicidio di Chianese arrivò appena tre mesi dopo un altro delitto che allo stesso modo è ancora in cerca di responsabili. Il 12 settembre 2015 sulla spiaggia di Casalborsetti il venditore ambulante senegalese Mor Seye, 46 anni, si prendeva cinque colpi di pistola alla schiena e si accasciava su un pattino dove era seduto mentre mangiava un frutto.

Se si parla di delitti irrisolti, i cosiddetti cold case, va ricordato che nei mesi scorsi è arrivata una svolta per una vicenda del 1987: il ritrovamento del cadavere del 21enne Pier Paolo Minguzzi, sequestrato da dieci giorni. La procura ha riaperto il fascicolo e riesumato la salma e intende processare tre persone, già coinvolte in una vicenda simile.

Allo stato dei fatti restano quindi 16 omicidi irrisolti in provincia di Ravenna dal 1970. Quindici sono stati messi in fila con dovizia di particolari dai cronisti Nevio Galeati e Carlo Raggi nel libro Delitti imperfetti (Pagine edizioni) pubblicato nel 2015, gli ultimi due sono successivi all’uscita del libro.

Luigi Bezzi morì nel 1998 che aveva 70 anni ma chi lo uccise non si è mai saputo: ammazzato con tre colpi di pistola mentre era a pesca sull’argine del canale Destra Reno a Mandriole una mattina di fine agosto. Quello di Ragù, soprannome con cui tutti lo conoscevano a Sant’Alberto dove viveva, è rimasto un mistero e già allora le cronache locali misero in luce alcuni grossolani errori degli investigatori.

Nel 1998 in cui morì Bezzi altri due casi senza soluzione. A settembre a lato della superstrada E45 venne trovato lo scheletro di Mariana Rusu, 19enne moldava che aveva chiuso con la prostituzione per sposare un italiano e i night della riviera erano il suo massimo palcoscenico per esibirsi come ballerina. La giovane era scomparsa da tre mesi e quando ritrovarono i suoi resti nemmeno si riuscì a stabilire la causa di morte.

A febbraio 1998 invece a perdere la vita fu Brigitte Fugger, 31enne albanese con passaporto austriaco venuta a Ravenna per prostituirsi, mettere da parte qualche soldo e tornare a Graz. Il cadavere venne ritrovato in un fosso della cava Manzona, la stessa dove è morto il vigilante a fine dicembre 2015. Massacrata di botte e uccisa da una coltellata: lama da 18 cm ritrovata nel campo adiacente.

Il 1997 fu segnato da tre omicidi in due episodi distinti che però sembrano avere più di un punto in comune. A maggio scena da farwest a Punta Marina: due sicari armati di revolver entrano nel pub Hostaria del Blues e fanno fuoco lasciando a terra due cadaveri, il 26enne piastrellista Arben Kurani e il 27enne muratore Agim Lala. Quattro mesi dopo morì anche Amedeo Rosetti, 38enne ravennate di professione buttafuori che aveva parlato con i due albanesi dieci minuti prima della sparatoria: lo ammazzano a Cannuzzo di Cervia.

In un appartamento di Lido di Savio a maggio 1996 i carabinieri chiamati dalla padrona di casa trovano una scena raccapricciante: la 34enne Iolanda Castillo, prostituta di Santo Domingo che si definisce “Dea dell’amore” negli annunci sulle riviste, è supina sul letto con due coltelli piantati nel petto e un paio di slip da uomo in bocca. Il Dna recuperato da un preservativo non può essere comparato con alcun sospetto.

Manca ancora il nome del killer di Maria Vichi: nel 1995 aveva 70 anni e faceva la tabaccaia a San Marco: colpita alla testa, forse facendola sbattere contro il bancone, per rapinarla di poche centinaia di migliaia di lire.

Nell’omicidio irrisolto di luglio 1990 a perdere la vita fu una guardia giurata. Il colpevole non si è mai trovato: Costantino Frizziero di 27 anni morì davanti a una banca a Pinarella di Cervia ucciso da quattro malviventi intenzionati a rapinare l’istituto di credito. La Beretta calibro 9 abbandonata dall’omicida non aiutò le indagini.

Ancora una prostituta, e ancora giovanissima, la vittima dell’omicidio scoperto a agosto 1987 a Faenza: la 20enne forlivese Antonella Ghetti. Una dozzina di coltellate.

Il corpo senza vita di Angela Crugliano, una 54enne prostituta, viene ritrovato nelle campagne lungo via Guiccioli a dicembre 1985: strangolata.

A maggio del 1985 la vittima è l’egiziano Sadek Hassanin: il marittimo muore a 32 anni in ospedale dopo cinque giorni di agonia per la coltellata presa a Punta Marina.

Aveva invece 78 anni Rosina Gaiani quando perse la vita a settembre 1984 a Faenza. Ferita alla testa sul pianerottolo di casa, morì in ospedale: le indagini ipotizzarono uno scippo finito male.
Nel 1970 nel mese di giugno il 44enne tabaccaio Gino Triossi esce in bicicletta per andare al cinema alla Sala Italia di via Cairoli a vedere il film vietato ai minori di 18 anni “Così dolce, così perversa“. Lo trovarono il pomeriggio seguente nell’aia di una casa colonica abbandonata a San Marco con la testa fracassata a martellate.

 

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