Centinaia di storioni e anguille liberati nei fiumi di Ravenna

L’Università: «Importante reintroduzione di esemplari estinti da oltre 50 anni»

Ravenna Liberazione Storioni E Anguille (1)Liberati qualche giorno fa a Ravenna centinaia di piccoli di storione “cobice” e anguilla europea lungo i tratti terminali dei fiumi Bevano e Lamone. Un’iniziativa (che consente a specie autoctone a rischio estinzione di sopravvivere e di ristabilire un equilibrio naturale nel corso dei fiumi) realizzata dal Centro di ricerca universitario di Cesenatico in collaborazione con i parchi Costa Edutainment romagnoli – Acquario di Cattolica, Oltremare di Riccione, insieme al Parco Lombardo del Ticino, alle Amministrazioni comunali e provinciali di Ravenna, i Carabinieri per la Tutela Forestale e all’Associazione dei Capannisti (i pescatori sportivi che occupano i tradizionali capanni sul Delta del Po e da anni  “guardiani” dell’area).

«Siamo felici di consolidare il rapporto con il comune di Ravenna – dice Oliviero Mordenti, ricercatore dell’Università di Bologna – nonostante il periodo difficile. La zona del Delta è un’area che molto si adatta alla vita di questi animali. In particolare, gli storioni liberati oggi (300 esemplari di 4 mesi di età e 4 esemplari di 3 anni di età, ndr) sono nati nel Parco Lombardo del Ticino e poi allevati e cresciuti in parte nelle vasche del Centro universitario di Cesenatico e in parte nell’Acquario di Cattolica. Si tratta di un’importante azione di reintroduzione in natura di questo esemplare che ormai è estinto da oltre 50 anni. Per quanto riguarda le giovani anguille (250 animali, ndr), che avrebbero avuto una destinazione commerciale, prima di essere liberate sono state riportate nelle vasche dell’Università ad una alimentazione naturale ed adattate alla vita esterna. Mi auguro che anche per i prossimi anni ci sia nuovamente questa location per la liberazione e che aumentino i posti in Romagna per la ‘semina’ di queste specie ittiche veramente speciali».

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Ravenna Liberazione Storioni E Anguille (3)L’operazione rientra anche nel progetto di salvaguardia e tutela delle specie a rischio estinzione “Salva una specie in pericolo” (nato nel 2010), curato dai parchi Costa Edutainment, per sensibilizzare e educare il pubblico alla conservazione, alla gestione responsabile degli ambienti e alla conoscenza degli animali. Gli storioni più grandi sono stati marcati dal Parco del Ticino con microchip, prima di essere liberati, per monitorarne età provenienza, crescita e spostamenti. Una sorta di carta d’identità degli animali.

La storia della specie
Una volta molti corsi fluviali erano ricchi di storioni che “risalivano” dal mare per la riproduzione. Purtroppo nel corso degli ultimi 50 anni per lo storione a causa dell’inquinamento, della pesca indiscriminata e delle modifiche e sbarramenti dei corsi dei fiumi che ne impediscono la migrazione riproduttiva, le popolazioni hanno vissuto un declino inesorabile.

Lo storione cobice ha uno scheletro in prevalenza cartilagineo, scudi ossei lungo il corpo al posto delle squame, coda eterocerca come quella degli squali e quattro barbigli vicino alla bocca che è rivolta verso il basso. È una specie “anadroma” che vive in mare in prossimità degli estuari e migra risalendo i fiumi per riprodursi. Gli adulti dello storione possono raggiungere due metri di lunghezza e 80 kg di peso; raggiungono la maturità sessuale tra i 5 e i 16 anni (20 e 30 Kg di peso) e, mentre i maschi si possono riprodurre ogni anno, le femmine hanno intervalli di riproduzione di 2 o 3 anni producendo anche oltre un milione di uova.  Di indole placida si nutrono di crostacei ed insetti e da adulti anche di piccoli pesci che riescono a catturare anche nelle acque limacciose dei fiumi.

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