Come noto, un’inchiesta della procura di Ravenna ha acceso i riflettori sulla fragilità delle infrastrutture idrauliche del territorio, dopo tre eventi alluvionali in un anno e mezzo culminati con la devastante alluvione di Traversara, nel settembre del 2024, causata dalla rottura dell’argine del fiume Lamone. Secondo la consulenza tecnica di tre luminari del Politecnico di Milano incaricati dalla procura, il cedimento è avvenuto con una portata di 660 metri cubi di acqua al secondo, ben al di sotto dei 1.060 previsti dai progetti per eventi con tempo di ritorno di 200 anni (come andrebbero calibrata ogni opera idraulica). Una soglia che, invece, corrisponde a un tempo di ritorno di meno di 30 anni.
Il dettaglio è riportato in un articolo di Andrea Colombari pubblicato sul Resto del Carlino in edicola oggi, 6 gennaio.
Gli esperti hanno evidenziato gravi carenze strutturali: l’altimetria degli argini non era adeguata, la passerella non era stata rialzata e la tracimazione fu prolungata. Testimonianze raccolte dai carabinieri parlano di 8-9 ore di tracimazione continua, con erosioni e cedimenti su entrambi i lati dell’argine.
Dodici avvisi di garanzia sono stati emessi per disastro colposo e rischio di disastro, con l’accusa di omissioni e interventi inadeguati. Le indagini proseguono per chiarire le responsabilità nella gestione e manutenzione delle opere fluviali.



