A Ravenna tra il 2021 e il 2024 sono stati denunciati circa 80 furti in abitazioni contraddistinti dalla stessa tecnica: un cric per auto per divaricare le barre delle inferriate alle finestre. A distanza di quasi due anni, gli investigatori sono convinti di aver arrestato il cosiddetto ladro del cric: un 35enne albanese che trascorreva brevi periodi in Italia per compiere furti e poi rientrava in patria. L’uomo è stato fermato il 17 febbraio all’aeroporto di Ciampino, appena atterrato dall’Albania, e ora si trova nel carcere di Regina Coeli.
Un’ordinanza di custodia cautelare lo accusa solo di quattro furti specifici (in via Fiume Montone Abbandonato, via Maggiore, via Ravegnana e via Poggi, qualche migliaio di euro di bottino tra denaro e preziosi), ma una ventina di casi compare nel fascicolo d’indagine. Per gli altri sessanta non è stato possibile riscontrare elementi di prova che riconducano all’indagato.
La ricorrenza del cric, in alcuni casi ritrovati nei pressi delle case ripulite, ha fatto subito ipotizzare alla stessa mano dietro a tutti i casi (in quello stesso periodo nella zona sono stati segnalati casi di furti di cric da auto in sosta). Così l’inchiesta condotta dalla squadra mobile della polizia è partita per raccogliere altri elementi ricorrenti in modo da individuare il profilo di un eventuale autore unico: colpi compiuti tra l’1 e le 4 di notte, rubati sempre denaro e gioielli per la minore rintracciabilità, a volte in azione scalzo per ridurre i rumori, abiti scuri, volto nascosto da cappellini o altri accesso di abbigliamento. E poi l’analisi dei video delle telecamere di videosorveglianza ha evidenziato corporatura e andatura particolari: l’uomo era piuttosto robusto con una camminata che gli inquirenti hanno definito ciondolante.
Nell’estate 2024 la polizia è arrivata a individuare un sospettato. In occasione di uno dei diversi servizi di pattugliamento predisposti alla ricerca del “ladro del cric”, un uomo corrispondente all’identikit veniva notato transitare in auto. È stato convocato in questura per accertamenti e in quell’occasione è stato anche filmato mentre si muoveva per avere un elemento di confronto con i video dei furti. Tre ulteriori elementi hanno aggiunto sostanza ai sospetti: i visti sul passaporto del 35enne mostravano la sua presenza in Italia nei periodi dei furti, i rilevamenti delle telecamere collocavano la sua vettura nelle zone dei furti e dopo la convocazione in questura l’uomo è tornato subito in Albania e non ci sono più stati colpi con l’utilizzo del cric.
A novembre 2025 il sospettato è rientrato in Italia ma all’epoca non era ancora stata emessa l’ordinanza di custodia cautelare. Le cose sono andate diversamente due giorni fa: al controllo passaporti all’arrivo alla frontiera è emersa l’indagine a suo carico e il presunto ladro è stato arrestato.
«Da quello che abbiamo ricostruito – spiega il capo della squadra mobile, Paolo Verdecchia, alla stampa – era sicuramente un professionista. L’ordinanza si basa su quattro casi, ma la fine di quei colpi nel momento in cui si è sentito sospettato ci dice molto sulla possibilità che sia l’autore anche di altri. In Italia non aveva parenti diretti, ma nei periodi che trascorreva nel nostro Paese aveva sicuramente un appoggio da qualcuno perché non risultano permanenze in strutture ricettive. Si tratteneva per periodi brevi, non oltre a quanto consentito dal visto turistico».
Il procuratore capo, Daniele Barberini, ha voluto sottolineare la complessità delle indagini: «Non abbiamo mai sottovalutato la gravità di questi reati, che colpiscono l’intimità delle persone e lasciano anche effetti psicologici oltre a quelli dei danni materiali. Però indagare sul singolo furto è difficile che permetta di avere elementi a sostegno delle accuse. In questo caso c’è un filo conduttore, ma è servito tempo per mettere insieme i pezzi».
Un fotogramma del ladro in azione



